CESA ha annunciato un’importante novità per il Tokyo Game Show: a partire dal 2026 la fiera di riferimento per l’industria videoludica in Giappone si allungherà di un giorno, passando da quattro a cinque giornate. La prossima edizione si terrà infatti dal 17 al 21 settembre 2026 al Makuhari Messe, lo stesso centro congressi che da anni ospita la manifestazione.
La notizia è arrivata insieme ai numeri ufficiali del TGS 2025, che ha registrato 263.101 visitatori, una cifra di tutto rispetto ma inferiore al record assoluto del 2024, quando furono superati i 274.000 ingressi. In particolare, i giorni dedicati al business hanno fatto segnare un incremento, mentre quelli aperti al grande pubblico hanno mostrato un leggero calo.
Numeri e temi del TGS 2025
L’edizione appena conclusa, organizzata attorno al tema “Unlimited, Neverending Playground”, ha visto la partecipazione di 1.136 espositori provenienti da 47 paesi e regioni, superando il precedente record e confermando la crescita costante della manifestazione.
All’interno degli spazi del Makuhari Messe sono stati presentati numerosi nuovi titoli per console, PC, dispositivi smart e realtà virtuale. Non sono mancati stand dedicati a prodotti correlati, soluzioni tecnologiche e merchandising, a dimostrazione di un settore sempre più variegato.
Il programma di quest’anno ha incluso eventi di rilievo come lo State of Play di Sony, che ha svelato molte novità per PlayStation 5, oltre alla cerimonia dei Japan Game Awards: il titolo dell’anno è stato assegnato a Metaphor: ReFantazio, mentre Nintendo Switch 2 è stata premiata per il successo commerciale ottenuto al lancio.
Borderlands 4 ci ha ricordato che, nel panorama videoludico, le certezze sono importanti. La serie lanciata da Gearbox Software nel lontano 2009 può essere considerata, a ragion veduta, come uno dei franchise più solidi delle ultime decadi. Questo soprattutto grazie ad un gran numero di iterazioni di qualità ed una fanbase particolarmente affezionata.
Se infatti Borderlands 3 dista quasi sei anni, la serie pubblicata da 2K ha assistito comunque ad un fiorente via vai di produzioni. Tra capitoli principali, spin-off e deviazioni sul tema, i Cacciatori di Cripte sono diventati un’apprezzabile costante per i giocatori che tornano sempre con gusto a riempirsi le tasche di armi e loot. Ma una serie che ha visto in quindici anni ben otto titoli, una miriade di espansioni e addirittura un film per il grande schermo, si pone davanti un quesito inevitabile. Come tentare di introdurre elementi di novità per rendere ancora fresca l’esperienza? E come farlo preservando le caratteristiche che hanno decretato il successo dell’IP? Borderlands 4 da una sua risposta a questi quesiti con il titolo più grande e coraggioso della serie. Ma sarà riuscito in ogni sua premessa?
Borderlands 4 è disponibile su PC (via Steam ed Epic Games Store), Xbox Series e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Oh voi intrusi, guai a voi…
Le vicende di Borderlands 4 hanno luogo sul misterioso pianeta Kairos. Un posto remoto da molti considerato addirittura una leggenda, di quei luoghi che si possono trovare solo per caso… e dal quale non vi è più ritorno. Il tiranno immortale noto come Cronocustode regna infatti con il pugno di ferro, piegando ogni resistenza al proprio volere. Presunta fonte del suo potere? Una Cripta, che potrebbe contenere tesori incredibili e forse il segreto stesso dell’immortalità. Dove ci sono Cripte però, ci sono i Cacciatori della Cripta. Un team composto da Amon (il Cavaleriere della Forgia), Vex (la Sirena), Rafa (l’Eso-Soldato) e Harlowe (la Gravitar) giungono su Kairos… per essere subito fatti prigionieri. Dopo una fuga rocambolesca (propiziata da un seguace di una vecchia conoscenza), un mondo nuovo attenderà solo di essere messo a ferro e fuoco.
Kairos è un posto affascinante ma molto pericoloso.
La sceneggiatura, al netto di un villain convincente (ma ancora lontanissimo dai fasti di Jack il Bello), riesce a far dimenticare il passo falso di Borderlands 3, visto da molti come il capitolo più debole della saga sotto il profilo della trama. Attraverso un piglio più strutturato e serio, ma non per questo meno scanzonato, la storia di Borderlands 4 si è rivelata molto gradevole e particolarmente efficace nell’accompagnare i giocatori alle principali novità del titolo.
Proprio la sceneggiatura infatti ha permesso agli sviluppatori di introdurre un vasto open world alla formula della serie. Abbandonate dunque le macro aree interconnesse, Borderlands 4 apre le porte alla libera esplorazione di Kairos, con le sue regioni specifiche, caratterizzate non solo da una direzione artistica variegata ma anche da un level design prezioso (e da un approccio alla progressione in stile Far Cry 5). Tra collezionabili, missioni secondarie, veicoli ed easter egg, i giocatori avranno davvero di che perdersi nelle attività da completare.
Il nuovo team di Cacciatori è eterogeneo e ci sono alcune piacevoli novità a livello ludico.
Si salta, si spara, allegri si sta
L’altra grande novità di Borderlands 4 è nelle sparatorie stesse del titolo, specificamente dal punto di vista della mobilità.
Con questo capitolo finalmente lo shooting raggiunge una piena maturità. Al punto di non poter essere più considerato un action RPG con elementi shooter. Bensì un vero e proprio sparatutto RPG. L’insieme delle nuove mosse a disposizione dei Cacciatori delle Cripta (tra salti, schivate, rampini e molto altro) rende le battaglie decisamente più dinamiche e frenetiche rispetto al passato. Merito anche di un level design che ha abbandonato la perpetua orizzontalità in favore di un gusto più verticale. Non ci troviamo di fronte agli sfarzi schifozfrenici di un Doom Eternal, sia chiaro. Ma finalmente gli amanti degli FPS più movimentati avranno di che gioire per stanare gli avversari ed inscenare furiose danze tra piogge di proiettili.
Lo shooting ha fatto ulteriori passi avanti.
E arriviamo al tema delle armi. “Tante armi” diceva un noto predestinato. E proprio l’arsenale continua ad essere uno dei selling point della saga, con la solita carrellata infinita alimentata da un sistema procedurale praticamente inesauribile. Una selezione ulteriormente arricchita da tre nuovi produttori (Daedalus, Order e Ripper) ciascuno con caratteristiche specifiche. Passare febbrilmente e spasmodicamente da un giocattolino all’altro scovando loot incredibili è e resta una delle meccaniche più avvincenti e spericolate del franchise. In un certo senso, Borderlands 4 osa pure con il cast dei personaggi giocabili con alcune delle proposte più ispirate degli ultimi capitoli.
Amon è un tank solido e quasi inamovibile, capace di colpire duro fisicamente e contare su uno scudo davvero utile nelle partite cooperative. Vex è la Sirena di turno, che può ricorrere alle evocazioni per seminare il panico negli scontri. Rafa è forse la proposta esteticamente più anonima, ma è un vero portento nell’uso più disparato delle bocche da fuoco con addirittura delle influenze in stile Predator (si notino le armi automatiche sulle spalle). E poi c’è Harlowe, una ventata di freschezza con le sue particolari abilità cinetiche, in grado di immobilizzare gli avversari e di infliggere danni su vasta scala (alcune sue potenziali build sono pazzesche). Mentre i primi due son consigliati nell’ottica del multiplayer in considerazione delle potenziali sinergie, Rafa ed Harlowe ci sono apparse le opzioni più favorevoli per il single player.
Col giusto equipaggiamento, anche i mostri più temibili si possono letteralmente sciogliere.
È il GIUNTO!
Quello finora descritto potrebbe sembrare a tutti gli effetti come il capitolo più ricco, denso e divertente di tutta la saga. Ed efffettivamente è proprio così. Borderlands 4 corona nel modo più completo una serie che, da tre lustri, è diventata un punto di riferimento per il pubblico. Al tempo stesso però, non possiamo non sottolinearne alcuni limiti che ci sono sembrati sempre più palesi con il passare delle ore sul pianeta Kairos.
Anzitutto, il comparto tecnico. Storicamente, Borderlands non si è mai fregiato di una grafica particolarmente complessa o di virtuosismi all’avanguardia. La sua forza è sempre stata in una caratteristica direzione artistica, che ne ha fatto le fortune fin dal 2009. Una circostanza davvero curiosa se si pensa che adottare il cell shading fu un’esigenza di forza maggiore per non scontrarsi con l’estetica dei titoli dell’epoca. Se Borderlands 4 è comunque estremamente piacevole per gli occhi (grazie anche ad un gran numero di dettagli ed un uso vivido della palette cromatica), a livello prestazionale è piuttosto deludente.
Harlowe è stata la nostra scelta primaria, ma ciascun personaggio è valido e molto divertente.
Su PlayStation 5, a prescindere dalla modalità scelta, abbiamo riscontrato spesso rallentamenti e glitch grafici. Non sarebbe nulla di clamoroso se fossero occasionali, considerando pure la complessità di realizzare un open world con l’Unreal Engine 5. Il problema tuttavia è che il titolo tende a peggiorare le proprie performance nel tempo a causa di uno stress eccessivo della cache. Le conseguenze sono un framerate che arranca in maniera davvero vistosa nelle situazioni più concitate, rendendo l’esperienza altalenante. Dopo aver vissuto problematiche simili nel 2008 con la versione PS3 di Fallout 3, non ci aspettavamo di trovarci di fronte ad un caso analogo nel 2025 su PS5. E constatando che le problematiche sono anche superiori su altre piattaforme, comprendiamo la scelta di aver rinviato a tempo indefinito la versione Switch 2 a pochi giorni dal lancio (previsto inizialmente per il 3 Ottobre).
Al di là di queste difficoltà tecniche (per adesso risolvibili con banali riavvii, in attesa di patch che possano sistemare il tutto), la formula ludica di Borderlands 4 è rimasta praticamente la stessa. Per tornare proprio alla domanda di apertura della nostra recensione, la nuova fatica di Gearbox Software preserva la propria identità introducendo novità significative. Al tempo stesso tuttavia, l’esperienza è rimasta uguale a sé stessa.
Dopo oltre 16 anni di sparatorie e loot senza stravolgimenti strutturali e di game design (soprattutto nelle stanche missioni secondarie), la formula potrebbe iniziare a far sentire il peso dell’età. Chiariamoci, il titolo è estremamente godibile e straripante di cose da fare. Ma per chi c’è sempre stato dal 2009, Borderlands 4 potrebbe risultare l’ennesimo more of the same, indubbiamente migliore ma fin troppo autoreferenziale. Auspichiamo dunque che gli sviluppatori possano migliorare in futuro taluni aspetti (come la struttura delle side quest o l’interattività dell’impianto narrativo) per dare una nuova vita ad una serie che, forse, iniziare ad avere un pò di fiatone.
Mad Moxxi è tra i volti storici del franchise che fanno la propria comparsa in Borderlands 4.
Commento finale
Borderlands 4 segna l’apice assoluto per il franchise di Gearbox Software. Un titolo enorme, che sfrutta l’open world ed uno shooting rinnovato per ergersi a nuovo punto di riferimento per tutti i fan della serie. Al tempo stesso, il nuovo capitolo della serie riconferma pregi e difetti della formula ludica, che inizia a sentire qualche segnale di stanchezza pur continuando a navigare col vento in poppa con un gameplay loop ancora tremendamente assuefacente. Il comparto tecnico inoltre, allo stato attuale, accusa più di un’incertezza a causa di un Unreal Engine 5 non sfruttato al suo miglior potenziale. La nuova avventura sul pianeta Kairos è esaltazione pura e farà felici tantissimi giocatori. Tuttavia alcuni potrebbe cominciare ad accusare la noia di assaltare l’ennesima Cripta ad armi spianate.
Il trimestre conclusivo dell’anno porta con sé una ricca selezione di film e serie TV: ecco l’Ottobre 2025 di Netflix, all’insegna delle emozioni forti.
In attesa di poter assistere, tra qualche settimana, all’evento seriale dell’anno (la stagione finale del fenomeno Stranger Things), Netflix regala ai proprio abbonati un Ottobre 2025 denso di appuntamenti. Come da tradizione, il mese coincide con un gusto particolare per il brivido e la suspense. Il prodotto più intrigante sarà Monster: La storia di Ed Gein, nuovo capitolo della serie antologica dedicata ai più famosi serial killer della storia. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sarà altresì Il Mostro, crime drama che ripercorre il caso del Mostro di Firenze. Ma sarà un mese per tutti i gusti. Gli appassionati di animazione potranno gustarsi la seconda stagione di Ranma ½ nonché Splinter Cell: Deathwatch. Gli amanti delle serie TV non perderanno poi l’appuntamento con The Diplomat 3 e The Witcher 4. Sul fronte dei film, segnaliamo prodotti come La donna della cabina numero 10, A House of Dynamite e La ballata di un piccolo giocatore.
Netflix sta per condividere il catalogo delle nuove uscite per Ottobre 2025sulla propria pagina ufficiale, tuttavia sulla piattaforma arriveranno altri prodotti che troverete nell’elenco sottostante.
Troverete inoltre qualche piccolo consiglio sui titoli da tenere in considerazione in grassetto per l’Ottobre proposto da Netflix, oppure per le novità del mese di Settembre laddove vogliate più suggerimenti.
1° Ottobre
Love is Blind 9 (Reality)
Lo straordinario Natale di Zoey (Film)
Lo straordinario mondo di Zoey (Serie TV)
Young Sheldon 7 (Serie TV)
RIV4LI (Serie TV)
2 Ottobre
Dudes (Serie TV)
Duki: dall’Argentina al mondo (Documentario)
3 Ottobre
Steve (Film)
Delirium (Film)
Animal (Serie TV)
The New Force (Serie TV)
I desideri del genio (Serie TV)
Rhythm + Flox Francia: La reunion (Documentario)
Monster: La storia di Ed Gein (Serie antologica)
4 Ottobre
Ranma ½ 2 (Serie di animazione)
6 Ottobre
Le avventure di Ortone (Serie TV)
7 Ottobre
Aquaman e il regno perduto (Film)
True Haunting (Docuserie)
8 Ottobre
Is It Cake? – Dolci impossibili: Halloween (Reality)
Caramelo (Film)
Nero (Serie TV)
9 Ottobre
Victoria Beckham (Docuserie)
Boots (Serie TV)
The Resurrected (Serie TV)
10 Ottobre
Old Money – Mondi opposti (Serie TV)
Limpia (Film)
La donna della cabina numero 10 (Film)
14 Ottobre
Everybody Loves Me When I’m Dead (Film)
Splinter Cell: Deathwatch (Serie di animazione)
15 Ottobre
30 notti con il mio ex (Film)
Nessuno ci ha visti partire (Serie TV)
16 Ottobre
Starting 5: il quintetto iniziale 2 (Docuserie)
Romantics Anonymous (Serie TV)
The Diplomat 3 (Serie TV)
17 Ottobre
27 notti (Film)
Fantasma in guerra (Film)
Good News (Film)
Neve alle Azzorre 2 (Serie TV)
The Perfect Neighbour: la vicina perfetta (Documentario)
20th Century Studios ha condiviso il nuovo trailer italiano per Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo del franchise creato da James Cameron.
Con Avatar: Fuoco e Cenere, il regista James Cameron riporta il pubblico a Pandora in una nuova e coinvolgente avventura con il marine diventato leader Na’vi Jake Sully (Sam Worthington), la guerriera Na’vi Neytiri (Zoe Saldaña) e la famiglia Sully. Il film, che ha una sceneggiatura di James Cameron & Rick Jaffa & Amanda Silver e una storia di James Cameron & Rick Jaffa & Amanda Silver & Josh Friedman & Shane Salerno, è interpretato anche da Sigourney Weaver, Stephen Lang, Oona Chaplin, Cliff Curtis, Joel David Moore, CCH Pounder, Edie Falco, David Thewlis, Jemaine Clement, Giovanni Ribisi, Britain Dalton, Jamie Flatters, Trinity Jo-Li Bliss, Jack Champion, Brendan Cowell, Bailey Bass, Filip Geljo, Duane Evans, Jr. e Kate Winslet.
Oltre al trailer, che vi proponiamo di seguito grazie alla pagina ufficiale YouTube di 20th Century Studios Italia, è stato annunciato che sono altresì aperte le prevendite per Avatar: La Via dell’Acqua, il fenomeno cinematografico mondiale vincitore di un Oscar per i migliori effetti visivi, uscito nel 2022 e che ha incassato oltre 2,3 miliardi di dollari in tutto il mondo, che tornerà nelle sale cinematografiche italiane in 3D, dal 2 all’8 Ottobre.
Il terzo film del saga di Avatar arriverà nelle sale cinematografiche nostrane il 17 Dicembre 2025.
Conclusosi da poche ore, l’evento in streaming Xbox Tokyo Game Show 2025 Broadcast è stato l’occasione per condividere tanti nuovi trailer ed informazioni sui prossimi giochi in uscita.
Xbox ha messo il Giappone al centro della scena globale del gaming, presentando un’ampia selezione di titoli e aggiornamenti che celebrano la cultura, i paesaggi e le storie del Paese. Con 25 giochi mostrati, nuove partnership con publisher internazionali e un’ulteriore espansione di Game Pass, l’evento ha ribadito l’impegno di Xbox nel creare un ecosistema di gioco accessibile, innovativo e di alta qualità su console, PC e dispositivi portatili.
Di seguito vi proponiamo il trailer riassuntivo dell’evento, nonché il dettaglio dei singoli annunci direttamente da Xbox Wire.
Da Xbox Game Studios, Forza Horizon 6 arriverà nel 2026 con il Giappone come ambientazione, abbiamo offerto un approfondimento sulle impostazioni di difficoltà in arrivo su Ninja Gaiden 4 (sviluppato da Team Ninja e PlatinumGames), annunciato che oggi arriverà un aggiornamento mondiale sul Giappone in Microsoft Flight Simulator e Microsoft Flight Simulator 2024 e rivelato il nuovo gameplay dell’espansione Heavenly Spear di Age of Mythology, ispirata al Giappone, che sarà lanciata la prossima settimana. Activision ha svelato le mappe ambientate in Giappone per Call of Duty: Black Ops 7, mentre Bethesda ha mostrato alcuni dei migliori C.A.M.P. creati in Giappone per Fallout 76 in seguito ai recenti aggiornamenti.
I nostri partner in Asia e nel resto del mondo hanno portato ancora di più. Abbiamo assistito alla prima mondiale di Gungrave Gore: Blood Heat, Square Enix ha rilasciato a sorpresa il gioco di ruolo Romancing Saga 2: Revenge of the Seven per Xbox e Capcom ha mostrato altre immagini di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, insieme alla notizia che i primi due giochi della serie stanno per arrivare su Xbox. IO Interactive ha portato il suo star power, con la rivelazione del personaggio principale di 007 First Light e una missione a tema Bruce Lee in Hitman: World of Assassination. E questa è solo la punta dell’iceberg, con 25 giochi diversi inclusi nello show.
Diversi giochi presentati nella trasmissione saranno disponibili per gli abbonati a Game Pass, tra cui Terminull Brigade, Winter Burrow e Forza Horizon 6, che ha chiuso lo show. Game Pass continua a offrire una qualità senza pari, con molte nuove uscite che compongono i giochi più apprezzati da Metacritic nel 2025 fino ad ora, tra cui tre dei primi cinque attuali: Blue Prince, Clair Obscur: Expedition 33 e Hollow Knight: Silksong. E lo slancio non accenna a rallentare. Quest’anno gli abbonati a Game Pass potranno ancora giocare a: Keeper, Ninja Gaiden 4, The Outer Worlds 2, Call of Duty: Black Ops 7 e molti altri titoli, in ordine di uscita.
La maggior parte dei titoli presentati allo show supporta anche Xbox Play Anywhere, consentendo agli utenti di giocare ai giochi che desiderano, ovunque si trovino e con qualsiasi dispositivo stiano utilizzando. Ciò include anche i dispositivi portatili, con i handheld ROG Xbox Ally in arrivo il 16 ottobre e giocabili allo showfloor del Tokyo Game Show.
Forza Horizon 6 – Ambientato in un Giappone autentico e spettacolare, in arrivo nel 2026 su Xbox Series X|S e PC, incluso in Game Pass al lancio.
Ninja Gaiden 4 – Nuove opzioni di difficoltà e accessibilità per tutti i giocatori; uscita il 21 ottobre su Xbox, PC e PlayStation 5, disponibile day one su Game Pass.
Age of Mythology: Heavenly Spear – Espansione ambientata in Giappone con nuova campagna, divinità e creature mitologiche; lancio il 30 settembre.
Microsoft Flight Simulator 2024 – World Update XX: Japan – Aggiornamento gratuito che arricchisce paesaggi e città giapponesi con dettagli visivi e punti di interesse.
Call of Duty: Black Ops 7 – Due nuove mappe multiplayer ambientate in Giappone; Open Beta dal 5 all’8 ottobre, Early Access dal 2 ottobre per preordini e Game Pass.
Fallout 76 – Celebrazione della community giapponese con le creazioni C.A.M.P. più innovative e aggiornamenti recenti come “The Ghoul Within” e “Gone Fission”.
Square Enix – Lancio a sorpresa di Romancing Saga 2: Revenge of the Seven.
IO Interactive – Annuncio di Gemma Chan come protagonista in 007 First Light.
Capcom – Nuovo gameplay di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection e arrivo dei primi due capitoli su Xbox.
Supporto a ROG Ally e Ally X – Square Enix, Pocketpair e Arc System Works portano i loro titoli su Game Pass e dispositivi portatili Xbox.
Nuovi trailer per Aniimo, Double Dragon Revive, Dragon Quest I & II 2D-HD Remake, Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake, Gungrave Gore Blood Heat, Hotel Barcelona, Mistfall Hunter, Monster Hunter Stories, Project Evilbane, Rhythm Doctor, Starsand Island, Sudden Strike 5, Terminull Brigade e Winter Burrow.
L’arrivo di Ghost of Yōteisu PlayStation 5 segna una nuova tappa nel percorso di crescita di Sucker PunchProductions (Sly Cooper e Infamous), capace ancora una volta di fondere storia, mito e innovazione tecnologica in un’unica visione autoriale. Dopo lo straordinario successo di Ghost of Tsushima del 2020, lo studio ha scelto di spostare l’attenzione verso nord, nell’isola selvaggia e misteriosa di Hokkaidō, dominata dalla sagoma imponente del Monte Yōtei. È qui che prende vita un racconto che ripercorre esclusivamente episodi storici, ma esplora le zone liminali dell’immaginario giapponese, dove la cultura Ainu, le tradizioni animiste e le tensioni con il Giappone feudale si intrecciano dando forma a una nuova epopea interattiva.
Fin dai primi istanti, Ghost of Yōtei si distingue per un’introduzione dal respiro ampio, che immerge il giocatore non solo in un contesto geografico, storico e culturale meno conosciuto e battuto, distante dalla familiarità che il cinema e altri media hanno spesso dato del Giappone. Non è solo la storia di una guerriera che diventa leggenda: è un viaggio dove la natura stessa si fa protagonista vivo e centrale, in cui la neve, il vento e l’imponenza del vulcano, modellano ambienti, atmosfera e persino il ritmo del combattimento, trasformando l’esplorazione in qualcosa di emozionante e carico di emozione e tensione.
Questa nuova avventura non si limita a replicare la formula vincente del predecessore. Sin da subito mostra la volontà di ampliarne il linguaggio estetico e narrativo: il fantasma evocato dal titolo non è soltanto colui (o meglio, colei) che agisce ai margini del codice dei samurai, ma anche la presenza ancestrale che lega l’essere umano al paesaggio e agli spiriti che lo abitano. Ciò segna un passo deciso verso un’esperienza che coniuga racconto storico e introspezione spirituale, mantenendo intatta la capacità di emozionare grazie a una regia attenta, a un comparto tecnico che sfrutta le potenzialità di PS5 (per dare vita a un’esperienza ancora più immersiva e visivamente sorprendente) e a un sound design che immerge il giocatore in una dimensione sospesa tra realtà e leggenda sottolineando come Ghost of Yōtei non sia solamente un sequel ideale, ma una nuova dichiarazione poetica da parte di Sucker Punch: un’opera che rinnova la tradizione, esplora una pagina poco raccontata del Giappone e arricchisce il videogioco contemporaneo di un nuovo potente capitolo.
Versione testata: PlayStation 5
La bambina che è sopravvissuta
Sedici anni fa, nella terra selvaggia di Ezo, ai piedi del Monte Yōtei, la vita della giovane Atsu fu spezzata in una sola notte. Un gruppo di fuorilegge, conosciuti come gli i sei di Yōtei, calò sul suo villaggio come un branco di lupi. Le case arsero, le grida coprirono il canto degli uccelli, e i membri della famiglia di Atsu caddero uno dopo l’altro. Alla fine, lei fu legata a un albero in fiamme, lasciata a morire.
Ma la montagna non volle la sua morte. Con una forza che nemmeno lei sapeva di avere, Atsu riuscì a liberarsi e a sopravvivere. Quella notte, una parte di lei morì comunque: la ragazza che fu non esisteva più. Negli anni che seguirono, visse tra le foreste e le steppe gelide, imparando a cacciare, combattere, muoversi come un’ombra. Ogni ferita, ogni inverno sopportato, ogni notte solitaria l’ha temprata. Il suo cuore batte per un solo scopo: vendicarsi.
Ora Atsu è tornata a Ezo. Non è più la bambina che piangeva davanti alle fiamme: è un fantasma, un mercenario solitario tormentato, silenzioso e implacabile che ha adottato la personalità dell’onryō, uno spirito di vendetta molto diffuso nel folklore giapponese. Uno a uno, i sei di Yōtei – il Serpente, l’Oni, la Kitsune, il Ragno, il Drago e il loro capo, Lord Saitō – sentiranno l’acciaio della sua lama.
Ma la vendetta (come ci ha insegnato Kill Bill di Quentin Tarantino il capolavoro cinematografico che ricorda – seppur in chiave moderna – le vicende di Atsu) non è mai semplice. E mentre Atsu attraversa le terre selvagge del nord, tra nebbie, foreste innevate e villaggi isolati, scoprirà che il passato non è mai sepolto del tutto… e che diventare un “fantasma” significa anche rinunciare a una parte di sé per sempre.
All’estremo nord del Giappone, sorge un nuovo fantasma
“Sedici anni fa… ai piedi del Monte Yōtei… il fuoco divorò un villaggio intero.”
“Una bambina fu lasciata a morire… …ma la montagna la restituì al mondo.”
“Sedici inverni l’hanno forgiata. Ha imparato a cacciare. A colpire nell’ombra. A diventare il terrore dei suoi nemici.”
“Ora è tornata. Non per chiedere giustizia. Ma per reclamare vendetta.”
“Uno a uno, i Sei cadranno. Il serpente sarà decapitato. Il ragno schiacciato. L’Oni, il drago, la kitsune — nessuno sfuggirà. E quando il sangue avrà bagnato la neve, resterà solo Lord Saitō”
“Lei non è più la bambina che era. Non è più in vita… È il Fantasma di Yōtei.”
Un gameplay evocativo
Il gameplay di Ghost of Yōtei si sviluppa come un’evoluzione naturale rispetto alla formula dell’originale Ghost of Tsushima, mantenendo un equilibrio tra esplorazione libera, combattimenti dinamici e un forte legame con l’ambiente circostante. La scelta dell’Hokkaidō come ambientazione influenza profondamente le meccaniche, introducendo nuove dinamiche legate al clima e al terreno che incidono direttamente sull’esperienza di gioco.
L’esplorazione – che trae ispirazione dai classici film sui samurai con un’enfasi sull’“erranza” – riveste un ruolo cardine: paesaggi sconfinati, boschi innevati e villaggi remoti offrono al giocatore una varietà di percorsi e approcci. Non si tratta soltanto di muoversi da un punto all’altro sulla mappa, ma di confrontarsi con un ambiente vivo e che reagisce. La neve rallenta la progressione, il vento guida verso obiettivi nascosti o zone di interesse, e gli animali (fra cui ad esempio gli uccelli) si trasformano in indicatori naturali, mantenendo la scelta stilistica già sperimentata in Tsushima di ridurre al minimo le interfacce a schermo. Un sistema di indizi vi porterà verso nuove avventure e aree di gioco; scegliendo di interrogare un nemico riguardo l’Oni potreste scoprire un paesaggio deturpato dal fuoco con altri nemici audaci da sfidare e nuove abilità per Atsu. Oppure fare domande sulla Kitsune potrebbe portarvi in un’area ricoperta di neve e piena di insidie con nemici che tendono imboscate e adottano nuove tattiche ninja da studiare e interpretare. Atsu fa dei disegni di ogni indizio per tenere traccia di tutte le missioni disponibili. Per velocizzare ulteriormente il processo, è possibile acquistare le mappe del viandante dal cartografo. E ogni passo avanti di Atsu nella ricerca dei Sei di Yōtei accresce la sua leggenda dell’Onryō incrementandone la taglia sulla testa e ingolosendo avversari via via più temibili.
Il combattimento alterna duelli ravvicinati a meccaniche stealth, riprendendo le basi del free-flow già consolidate ma arricchendole di nuove possibilità. L’introduzione di armi e tecniche ispirate sia ai samurai che alla tradizione Ainu (Atsu può infatti utilizzare ōdachi, yari, doppie katana e addirittura kusarigama così come armi a distanza) cambia sensibilmente il ritmo degli scontri, in cui ogni arma è particolarmente efficace contro un nemico specifico e tenendo a mente che l’approccio frontale non è sempre l’opzione migliore. Ogni scontro mette in risalto la necessità di adattarsi non solo al contesto naturale: combattere nella neve profonda o sfruttare l’ambiente come copertura diventa parte integrante della strategia ma anche in base all’avversario che si ha dinanzi. Ad esempio, la katana (singola) è ideale per affrontare gli “spadaccini” mentre le doppie katana per chi si avvale di armi lunghe (come la lancia) mentre lo yari per chi è armato di scudo e l’ōdachi per combattere i nemici imponenti. Il passaggio fra un’arma e l’altra (eseguibile semplicemente tenendo premuto il tasto R2 e il conseguente tasto quadrato – cerchio – croce) è fondamentale per facilitare l’esito della battaglia. Utilizzare un’arma non idonea – rende il tutto decisamente più complicato e tedioso da portare a termine – soprattutto quando ci si ritrova ad affrontare in contemporanea nemici diversificati (e soprattutto le boss fight che richiedono cambi costanti e repentini di strategia e attacchi). Se Atsu sta per subire un duro colpo (indicato a schermo dal colore giallo), può perdere la propria arma. Deve essere quindi più veloce del nemico. Ed ecco che vi ritroverete a cambiare arma istantaneamente, passare a quella precedente o ad eludere le difese nemiche – giocando anche un po’ sporco – attraverso la polvere accecante (i kunai e le bombe) che vi aprirà un breve spiraglio per contrattaccare. Alleandosi con diversi sensei è inoltre possibile padroneggiare ogni arma al meglio e sviluppare nuove interessanti abilità.
Una delle innovazioni più significative riguarda la componente spirituale. In determinati momenti, il gameplay integra sequenze legate a visioni, rituali o contatti con gli spiriti, dove azione e narrazione si fondono. Queste sezioni non interrompono il flusso del gioco, ma lo ampliano, offrendo un cambio di registro che arricchisce di significati la progressione e la storia. Nel corso dell’avventura, Atsu non sarà sola. A partire da un misterioso lupo che la accompagna nelle missioni, fino a una serie di personaggi che compongono il suo Branco di Lupi(che sostituisce il classico diario di viaggio), un clan di alleati il cui legame può essere rafforzato negli accampamenti. Questi, oltre a permettervi di riposare e recuperare le forze, potrebbero attirare importanti personaggi (dandovi accesso a potenziamenti e risorse). Come detto – il sistema sostituisce quello classico del diario optando per un approccio orientato sui personaggi. e consentendo di gestire gli alleati e i mercanti incontrati ad Ezo. E con il tempo, Atsu arriverà a formare il suo branco. Potrete tenere traccia di nuove abilità proposte dai sensei o di articoli unici venduti dai mercanti e/o gestendo potenziamenti, risorse e acquisti. Anche questo aspetto contribuisce a rendere l’esperienza più profonda, sia a livello narrativo che gestionale.
Il ritmo lo scandite voi!
Il ritmo di Ghost of Yōtei riflette l’impronta meditativa e contemplativa che Sucker Punch ha voluto dare all’opera. Diversamente dal carattere più marziale e serrato di Ghost of Tsushima, qui l’esperienza si articola con maggiore gradualità, alternando momenti di calma esplorativa a fasi di tensione narrativa e combattimenti intensi. Questa scelta produce un andamento narrativo che non punta alla continua accelerazione, ma a una progressione scandita, in cui i tempi lenti ed evocativi servono a far respirare la storia e permettono al giocatore di immergersi a fondo nel paesaggio naturale e spirituale. Insomma, siete liberi di fare quello che vi motiva maggiormente.
Le missioni principali dettano una struttura lineare e coesa, capace di condurre il giocatore attraverso snodi storici e drammatici di grande impatto. Attorno a esse si costruisce un tessuto di attività collaterali che non hanno solo funzione ludica, ma anche culturale: esplorare un villaggio, partecipare a un rituale Ainu, seguire gli animali, aiutare gli NPC casuali lungo il tragitto, prendendo parte anche ad incarichi particolari (alcuni decisamente riflessivi, altri a dir poco esilaranti) e alla caccia di taglie per raccogliere risorse lungo la strada, ottenere denaro, potenziamenti e cosmetici (come amuleti in grado di migliorare determinate capacità e maschere), non sono riempitivi, ma tasselli narrativi che restituiscono spessore all’esperienza complessiva. Il design si rivela così funzionale non soltanto all’avanzamento, ma anche alla coerenza tematica. Gli NPC sono caratterizzati in maniera certosina; spesso una banalissima missione secondaria (almeno all’apparenza) si rivela essere più di quanto effettivamente non fosse. Anche quelle più “ripetitive”, come la ricerca di altari della riflessione (inchinandosi davanti a essi è possibile ottenere un punto abilità da spendere in uno degli alberi disponibili), delle sorgenti termali (che permettono di incrementare i livelli di salute), seguire il lupo per aiutare a salvare un membro del suo branco catturato dai predoni dell’Oni e via discorrendo, sono state inserite e ragionate per risultare sempre variegate e immersive. Non abbiamo mai percepito di star facendo una quest “tanto per farla”. Anche i minigiochi nelle locande nascondono sorprese e tanta profondità. Tutti elementi che – al netto di evidenze importanti – abbiamo ritrovato soltanto in produzioni targate Rockstar Games come GTA V, Red Dead Redemption (2010) e Red Dead Redemption (2018). Il punto non è fare tutto o esplorare tutta la mappa ma trovare quello che vi entusiasma di più.
A quanto detto si aggiunge il bilanciamento tra libertà e direzione è che rappresenta uno degli elementi più riusciti. Il giocatore gode di ampie aree esplorabili senza perdere mai il senso di una traiettoria narrativa definita. In questo compromesso risiede l’identità del gioco: non un mondo totalmente aperto, dispersivo, ma un ambiente vasto, ricco e accuratamente guidato. L’attenzione è rivolta all’esperienza qualitativa piuttosto che alla quantità di contenuti.
Il design complessivo valorizza inoltre l’interazione ambientale. I tempi di percorrenza (con tanto di viaggio rapido a dir poco utilissimo e che consente il passaggio istantaneo da un’area all’altra della mappa di gioco), la necessità di adattarsi al clima e alle dinamiche legate alla natura, così come riposarsi quando è necessario accampandosi sotto le stelle e suonando lo shamisen (che permette altresì – dopo aver imparato la relativa canzone – di seguire agevolmente i venti e raggiungere le sorgenti termali, gli altari della riflessione e altro), introducono un ritmo che invita alla riflessione più che alla frenesia. In questo senso, Ghost of Yōtei si propone come un’opera dal respiro ampio e cadenzato, che privilegia la coerenza artistica e narrativa rispetto alla semplice varietà d’azione.
Il ritmo e il design del titolo non mirano a ripetere gli schemi tradizionali degli open world dominati da attività incessanti, ma propongono un approccio più essenziale e intimo. Questa filosofia si traduce in un’esperienza che non tutti vivranno allo stesso modo: chi ricerca velocità e azione costante potrebbe percepire lentezza, mentre chi si lascia coinvolgere dal registro contemplativo troverà un equilibrio unico e raro tra gioco e racconto. Nel complesso, Ghost of Yōtei non stravolge la formula collaudata di Sucker Punch, ma la espande in direzioni coerenti con la nuova ambientazione e con i temi narrativi. L’obiettivo non è solo offrire sfide tecniche al giocatore, ma immergerlo in un mondo in cui ogni scelta e ogni movimento risuonano con il paesaggio e con l’eredità culturale che esso rappresenta costruendo la propria esperienza di gioco: Soddisfando la curiosità dell’esplorazione, la fame del combattimento, o l’ardente desiderio di concentrarsi sulla storia.
Il Giappone così non lo avete mai visto!
Dal punto di vista artistico, Ghost of Yōtei si distingue per una rappresentazione fortemente evocativa dell’Hokkaidō, che riesce a bilanciare fedeltà storica e sensibilità poetica. L’ambientazione naturale emerge come elemento centrale: foreste di betulle, altipiani innevati, fiumi cristallizzati dal gelo, campi di fiori selvatici colorati, le onde del mare frastagliato che si abbattono sulla costa e il profilo austero del Monte Yōtei compongono un mosaico visivo che non funge semplicemente da sfondo, ma dialoga costantemente con la narrazione. Sucker Punch prosegue così la filosofia inaugurata in Ghost of Tsushima: trasformare lo scenario in un vero protagonista narrativo, capace di imprimere un’identità unica all’esperienza.
L’uso dei colori e della luce gioca un ruolo determinante. Le palette cromatiche cambia a seconda delle stagioni e delle condizioni climatiche, con forti contrasti tra il bianco abbacinante delle distese innevate e le tinte calde dei villaggi o degli interni illuminati da fuochi. Questo approccio restituisce un senso di varietà e realismo, ma al tempo stesso di suggestione quasi pittorica, evocando antiche stampe e paesaggi giapponesi rielaborati in chiave contemporanea.
A livello tecnico, il gioco sfrutta appieno le potenzialità di PlayStation 5. Il dettaglio degli ambienti è notevole: superfici innevate e floreali che rispondono in tempo reale ai movimenti, particellari atmosferici realistici e animazioni fluide che plasmano una sensazione di continuità fra giocatore e mondo di gioco. Il lavoro sul sonoro accompagna e amplifica questa immersione: il fruscio della neve e dei fiori sotto i passi, i richiami degli animali e il vento che muta di intensità creano un paesaggio sonoro ricco e coerente. La scelta di mantenere una colonna sonora (curata da Toma Otowa) sobria ed evocativa, ispirata a strumenti tradizionali giapponesi e Ainu, contribuisce a rafforzare la fusione fra autenticità culturale e atmosfera emotiva. Così come la possibilità di godere di un doppiaggio italiano davvero di alto livello insieme a quello giapponese con sincronizzazione labiale.
Ghost of Yōteipresenta tre diversi set su PS5 (su PS5 Pro ne è stato aggiunto uno ulteriore chiamato Ray Tracing Pro); nel dettaglio: Qualità che punta a 30 fps e ad una risoluzione più elevata; Prestazioni che invece mica ai 60 fps e ad una risoluzione leggermente inferiore ma comunque di grandissimo impatto (i filmati in questo caso sono a 30 fps) e infine Ray Tracing che abilita l’illuminazione di qualità superiore e mira a 30 fotogrammi al secondo a risoluzione intermedia fra i due precedenti set.
Sempre sul piano tecnico abbiamo riscontrato anche una particolare attenzione all’assenza quasi totale di barriere visive: caricamenti ridotti al minimo, transizioni fluide e un’interfaccia discreta permettono al giocatore di rimanere immerso nel flusso emotivo e visivo del racconto. La regia delle sequenze narrative, infine, adotta un approccio cinematografico che alterna campi lunghi contemplativi a primi piani intensi, valorizzando l’impatto dei dialoghi e delle scene d’azione. E di bug, nemmeno l’ombra, il che fa capire quanto lavoro abbia impiegato lo sviluppatore nel titolo.
Yōtei presenta anche una modalità fotografica espansa e include ancora una volta la “modalità Kurosawa”, che rende il gioco in bianco e nero come un classico film di Akira Kurosawa. A questa si aggiungono due altre modalità di spicco finalizzate a offrire nuove vesti estetiche di gioco. C’è una “modalità Miike” (ispirata a Takashi Miike) per un’azione più viscerale, ravvicinata e sanguinosa, insieme a una “modalità Watanabe” lo-fi con ritmi rilassati ispirati a Shinichirō Watanabe.
In sintesi, la direzione artistica e tecnica di Ghost of Yōtei si impone come uno dei pilastri dell’opera: un lavoro che non si limita a mostrare la potenza hardware di PS5, ma la piega a una precisa visione estetica e culturale, capace di fondere realismo e suggestione in un mondo vivido e credibile.
Commento finale
Ghost of Yōtei si presenta come un’opera che conferma la maturità raggiunta da Sucker Punch nel campo del videogioco narrativo. Non si tratta di un semplice seguito ideale di Ghost of Tsushima, ma di un progetto con una personalità propria, radicata in un contesto storico e culturale meno battuto e esplorato e resa unica da una forte componente spirituale e naturale. Il Monte Yōtei e l’Hokkaidō diventano non solo ambientazioni suggestive, ma veri protagonisti attivi della vicenda, fondendo geografia, mito e introspezione in un tessuto narrativo originale. Dal punto di vista del gameplay, il titolo raffina la formula già sperimentata, arricchendola con dinamiche ambientali, nuove armi e approcci legati alla cultura Ainu, e introducendo sequenze che coniugano azione e spiritualità. La direzione artistica e tecnica si conferma di altissimo livello, sfruttando le potenzialità di PlayStation 5 non come mero sfoggio di potenza, ma come strumento per trasmettere atmosfera, coerenza e suggestione. Il ritmo di gioco, più meditativo e cadenzato, rappresenta una scelta stilistica precisa che distingue Ghost of Yōtei dalla frenesia di molti open world contemporanei: un approccio che può dividere il pubblico, ma che rafforza la coerenza con il tono narrativo e l’estetica dell’opera. Nel complesso, Ghost of Yōtei si afferma come un capitolo che amplia lo sguardo della serie, proponendo un’esperienza dinamica e che potrete decidere voi stessi come affrontarla, capace di unire intrattenimento e riflessione culturale. È un videogioco che chiede tempo e attenzione, ma che ripaga con un mondo credibile, un racconto denso di significati e un’identità forte.
Nella cornice dello State of Play delle scorse ore, Sony ha condiviso il catalogo dei titoli in arrivo per il proprio servizio di abbonamento PS Plus non senza sorprese.
Come noto, il servizio di abbonamento PS Plus proposto da Sony è strutturato su più livelli. L’Essential offre, tra gli altri servizi, i tradizionali videogiochi gratuiti mensili, il mulplayer online e il supporto ai salvataggi in cloud. Viceversa, i livelli Extra e Premium consentono l’accesso ad un catalogo di giochi più ampio, spesso arricchito anche dai classici delle generazioni videoludiche del passato.
In questa prospettiva, Sony ha dunque ufficializzato la line-up di giochi Essential di Ottobre, oltre ad offrire delle anticipazioni sulle novità riservate ad Extra e Premium.
PS Plus Essential
Il colpo grosso del mese è la presenza di Alan Wake II (PS5). Il capolavoro di Remedy Entertainment da lustro ad un Ottobre che completare la sua proposta, per gli abbonati Essential, con l’irriverente Goat Simulator 3 (PS4 e PS5) e la perla indie COCOON (PS4 e PS5). Analizziamoli in dettaglio.
Vincitore del premio Gioco dell’Anno per il Time ed il Washington Post, nonché insignito di ulteriori riconoscimenti ai Game Awards ed ai Golden Joystick Awards, Alan Wake II è un survival horror ambientato sviluppato da Remedy Entertainment sequel dell’omonimo primo capitolo. Una scia di omicidi rituali minaccia la comunità di Bright Falls, una cittadina circondata dalla natura del nordovest del Pacifico. Saga Anderson, un’affermata agente dell’FBI, ed Alan Wake, uno scrittore intrappolato in un incubo al di fuori del nostro mondo, affronteranno due viaggi separati ma connessi per sopravvivere ad un incubo disperato.
La folle capra Pilgor è tornata in una nuova avventura mozzafiato sull’isola di San Angora. Goat Simulator 3 è un dissacrante action adventure in terza persona (o meglio, ovino) in cui seminare il caos all’interno di un open world ricco di missioni assurde e divertentissime. Invitate fino a tre amici in co-op locale o online, spaccate tutto in squadra o sfidatevi in minigiochi che distruggeranno per sempre la vostra amicizia. Qui trovate la nostra recensione.
Da Jeppe Carlsen, il game designer dietro LIMBO e INSIDE, COCOON conduce i giocatori in un’avventura attraverso mondi dentro mondi. Un puzzle game fresco e sognante, in cui padroneggiare meccanismi e risolvi intricati enigmi grazie ad una sfera vi porterà a svelare un mistero cosmico.
PS Plus Extra
Sebbene non sia ancora chiara la reale entità della proposta Extra di Ottobre, Sony ha colto la palla al balzo offerta dallo State of Play per fare una sorpresa ai propri fan.
Per celebrare infatti il The Last of Us Day, che ricorre il 26 settembre, a partire da venerdì tutti gli abbonati al servizio Extra riceveranno senza costi aggiuntivi anche a The Last of Us Part II. Mentre i giocatori PS4 avranno accesso al titolo originario, gli utenti PlayStation 5 potranno ottenere direttamente The Last of Us Part II Remastered, la versione migliorata del classico Naughty Dog.
PS Plus Premium
Anche gli abbonati a PlayStation Plus Premium hanno potuto avere una anticipazione delle proposte in arrivo per loro nelle prossime settimane (pur non assicurandone tuttavia l’arrivo entro la fine di Ottobre).
Sony ha così confermato Tekken 3 (PS1), SoulCalibur III (PS2) e Tomb Raider Anniversary (PS3). Riscopriamoli nel dettaglio.
Con oltre sei milioni di copie vendute nel mondo, Tekken 3 è stata una delle più fulgide killer application dell’era PS1. Distribuito da Namco nelle sale giochi nel Marzo 1997 e per PlayStation l’anno successivo, il titolo ha rappresentato uno dei titoli migliori della prima console Sony non solo dal punto di vista tecnico ma anche come qualità. Al punto da essere considerato universalmente come uno dei migliori picchiaduro 3D di tutti i tempi.
Capitolo esclusivo per PS2 (oltre alla platea dei cabinati), SoulCalibur III ha rappresentato uno dei capitoli più apprezzati della saga di picchiaduro Namco all’arma bianca. Grazie a modalità coinvolgenti ed un cast esteso, viene ancora oggi ricordato come uno dei picchiaduro più validi dell’era PlayStation 2.
Rilasciato nel 2007 su PlayStation 2, Xbox 360, Wii, PC e console portatili (successivamente anche PS3), Tomb Raider: Anniversary è una remake del primo capitolo della serie del lontano 1996. Il titolo si è posto in continuità meccanica e stilistica con Tomb Raider: Legend, il capitolo sviluppato da Crystal Dynamics responsabile di un vero e proprio risorgimento della saga.
Oggi, durante il Tokyo Game Show 2025 Broadcast, Capcom ha annunciato che Monster Hunter Stories e Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin arriveranno per la prima volta su Xbox One e Xbox Series X|S! I giocatori Xbox potranno stringere legami con i Monsties mentre si avventurano nel mondo di Monster Hunter a partire dal 14 novembre 2025.
Vesti i panni di un Monster Rider nell’amato GDR Monster Hunter Stories. Fai amicizia con i Monsties, combatti in battaglie a turni ed esplora il vasto universo di Monster Hunter. L’acclamato sequel, Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, amplia l’avventura con un sistema di combattimento perfezionato e una trama più profonda che accompagna i giocatori in una missione ad alto rischio per guidare il destino del leggendario Rathalos e fermare una profezia che cambierà il mondo.
Provare questi giochi di ruolo amati dai fan è un ottimo modo per i giocatori di iniziare il loro viaggio prima del lancio mondiale dell’attesissimo Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, previsto per il 13 marzo 2026 su Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PlayStation 5 e PC tramite Steam.
Monster Hunter Stories e Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin sono attualmente disponibili per Nintendo Switch, PlayStation 4 e PC tramite Steam, con uno sconto del 50% per un periodo limitato
Come svelato durante la conferenza State of Play di PlayStation, Halloween – il gioco horror stealth asimmetrico con modalità single player e multiplayer sviluppato e pubblicato da IllFonic, co-pubblicato da Gun Interactive e realizzato in collaborazione con Compass International Pictures e Further Front – arriverà su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam ed Epic Games Store martedì 8 settembre 2026.
Il terrore torna a Haddonfield con Halloween, un tributo al film cult di John Carpenter. Sopravvivi o mieti le tue vittime tra le strade e gli angoli oscuri di Haddonfield in questo sandbox horror asimmetrico. Assumi il ruolo di un civile disperato o del famigerato Michael Myers in persona. In ogni partita ogni decisione presa potrà determinare chi vive… e chi muore.
Nei panni di un civile, il tuo compito sarà proteggere gli abitanti guidandoli verso la salvezza, cercando armi e rifornimenti, e trovando un telefono per chiamare la polizia prima che sia troppo tardi. Il pericolo si nasconde dietro ogni angolo e la sopravvivenza dipende da strategia, lavoro di squadra e prontezza di riflessi. Nel frattempo, Michael Myers si muoverà nell’ombra, usando abilità terrificanti come lo Shape Jump per spostarsi inosservato sulla mappa e colpire di soppiatto, offrendo un’esperienza di gioco da cardiopalma.
“Il nostro obiettivo è portare l’esperienza horror a un nuovo livello, con modalità singolo e multigiocatore che permettano di vivere il gioco al massimo”, ha dichiarato Jared Gerritzen, Chief Creative Officer di IllFonic. “Che si decida di impersonare il malvagio o di lottare per salvare le vittime di Michael Myers, Halloween promette una battaglia indimenticabile tra paura e sopravvivenza”.
Halloween arriverà su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam ed Epic Games Store martedì 8 settembre 2026.
In anticipo rispetto allo showcase Xbox atteso al Tokyo Game Show 2025, Microsoft ha rivelato ufficialmente Forza Horizon 6, confermando così le voci che da settimane indicavano il Giappone come nuova ambientazione del gioco.
Il teaser diffuso nelle ultime ore non lascia dubbi: dopo una breve sequenza all’interno di un’officina, il dettaglio del tradizionale portafortuna Maneki-neko introduce lo scenario che i fan attendevano da tempo, con l’imponente Monte Fuji sullo sfondo. Un’immagine iconica, scelta non a caso per annunciare l’arrivo della saga automobilistica nel cuore del Sol Levante.
L’attesa ambientazione diventa realtà
Dopo i viaggi tra Messico, Gran Bretagna e altre mete spettacolari, Playground Games porta il suo open world più famoso in un contesto che i fan chiedevano da anni. Le strade tortuose ai piedi delle montagne, le metropoli illuminate dai neon e i paesaggi rurali giapponesi promettono di diventare il nuovo palcoscenico per gare, esplorazioni e sfide tra i giocatori di tutto il mondo.
Per il momento Microsoft si è limitata a confermare l’arrivo nel 2026, senza specificare le piattaforme di lancio. È scontata la presenza su Xbox Series X|S e PC, mentre resta da capire se questa volta il franchise automobilistico farà il grande passo anche su PlayStation 5, in linea con la nuova strategia multipiattaforma della casa di Redmond.
Un annuncio in pieno stile Tokyo Game Show
Che il reveal sia avvenuto proprio in occasione del Tokyo Game Show non sorprende. La cornice giapponese non solo rappresenta un forte richiamo per il pubblico locale, ma segna anche un punto di svolta per l’intera serie: Forza Horizon 6 si prepara a sfruttare una delle ambientazioni più richieste di sempre, capace di coniugare cultura, tradizione e modernità in un’unica esperienza videoludica.
Il resto dei dettagli sarà svelato nel corso della presentazione Xbox prevista nelle prossime ore, quando con ogni probabilità vedremo i primi scorci di gameplay e scopriremo come Playground Games intende sfruttare il fascino del Giappone per scrivere il prossimo capitolo della saga.
Il produttore cinese PXN amplia il suo portfolio aggiungendo i nuovi volanti a trazione diretta della serie VD: PXN VD4, VD6 e VD10 fino a 10 Newtonmetri. Abbiamo avuto la possibilità di testare il più piccolo della famiglia, il bundle PXN VD4 f; soluzione entry-level per il sim racing da 4 Nm che mira a offrire un’esperienza completa ma ad un prezzo accessibile (369 €), comprendendo base direct drive, volante, pedali e software dedicato. Questo bundle è pensato per chi proviene, ad esempio da una base G29 o T300, per gli utenti PC ma – con nostra grande sorpresa – abbiamo scoperto che funziona senza alcun tipo di problema anche con Xbox Series X.
Volanti ad ingranaggi e a trasmissione a cinghia VS volanti a trazione diretta
Le basi a ruote dentate utilizzano, come dice il nome, ruote dentate per far girare l’albero, proprio come una macchina tradizionale. Questo sistema rappresenta solitamente un investimento a basso costo e la manutenzione, sebbene regolare, è comunque abbastanza accessibile. Lo svantaggio principale è che questi sistemi sono molto più deboli e di solito non funzionano bene durante sessioni più lunghe o intense. È anche molto semplice da usare e non richiede quasi nessuna conoscenza delle diverse impostazioni. Le basi con trasmissione a cinghia funzionano allo stesso modo, ma invece di ruote dentate che girano l’una sull’altra, l’albero utilizza una cinghia di tensione per distribuire le forze. Ciò consente di applicare una coppiamaggiore, poiché in genere i sistemi a cinghia consentono forze maggiori rispetto ai sistemi a ingranaggi e offrono anche una precisione leggermente maggiore rispetto ai sistemi a ingranaggi. Tuttavia, non sono ancora ideali per un uso prolungato. Proprio come i sistemi ad ingranaggi, anche questa tipologia richiede una certa manutenzione perché le cinghie potrebbero perdere tensione o usurarsi, e in questo caso, i dettagli del feedback si affievoliranno gradualmente. Anche le sessioni più lunghe non sono l’ideale per questo tipo di sistemi. Anche se è necessario conoscere le diverse impostazioni da applicare, in genere è molto facile regolarle su un sistema di questo tipo. Infine, le basi a trazione diretta (Direct Drive) rappresentano il massimo dei sistemi. Un sistema a trasmissione diretta richiede meno componenti perché l’energia viene fornita direttamente all’albero, il che consente di applicare forze più elevate e di guidare per periodi più lunghi . La manutenzione tende a essere più costosa, ma molto meno frequente rispetto ad altri sistemi. Offrono un feedback eccellente con il massimo dettaglio, consentendo anche sessioni più lunghe senza comprometterne la qualità, rendendole la scelta ideale per i simulatori di guida più seri. Con un volante Direct Drive, è necessario conoscere bene tutte le impostazioni, poiché una regolazione errata può rovinare la propria esperienza e avrete difficoltà a individuare dove avete sbagliato.
Pacchetti
PXN ha adottato un approccio multiforme per la vendita della sua nuova linea. Oltre alla vendita tramite il proprio negozio con magazzini localizzati in diversi paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Europa e Cina), i prodotti sono offerti anche tramite Amazon.it. I tempi di consegna variano da tre a sette giorni per la maggior parte dei prodotti e attualmente non addebita costi di spedizione aggiuntivi.
Bundle
Pacchetto PXN VD4 + W AS: 369 €
Pacchetto PXN VD6 + W AS 469 €
Pacchetto PXN VD6 + W DS R2 499 €
Pacchetto PXN VD10 + W DS R2: 499 €
Pacchetto PXN VD10 + W CS R2: 559,00 €
Basi
PXN VD6 Wheel Base: 339 €
PXN VD10 Wheel Base: 399 €
Volanti
Volante PXN W AS: 139 €
Volante PXN W DS R2 199 €
Volante PXN W CS R2: 279 €
Pedali
Pedali PXN PD HM: 99 €
Il prodotto qui testato è stato fornito dal produttore
Specifiche
Nome del marchio
PXN
Numero del modello
VD4BF
Connessione
Cablato
Coppia costante
4 Nm
Funzionalità dell’app
Supportato
Aggiornamento del firmware
Supportato
Piattaforma compatibile
PC (Windows)
Modalità su PC
D-input
Contenuto della confezione di vendita
All’interno della confezione troviamo la base PXN VD4 (4Nm direct drive), il volante W AS dal diametro di 28 cm e 19 pulsanti, oltre ai pedali PD HM (freno e acceleratore a due pedali), cavi di collegamento e l’accessorio di fissaggio. I pedali sono forniti anche con una molla aggiuntiva per una maggiore resistenza. L’imballaggio è piuttosto standard, con tutti gli elementi ben separati e protetti da inserti in cartone sagomato. Il peso complessivo è di 7.5 kg.
Costruzione e caratteristiche
Con un diametro di 280 mm, il volante del VD4 è compatto ma funzionale (pesa solo circa 1.065 grammi incluso il QR – quick release). È rivestito in similpelle con fori laterali, pannelli lisci nella parte superiore e inferiore e rifinito con cuciture rosse e una striscia centrale. L’attacco a sgancio rapido consente la sostituzione del volante in pochi secondi. Le superfici delle impugnature sono ben realizzate per questa fascia di prezzo, offrono una buona presa e convincono anche in termini di rigidità torsionale.
Le opzioni di controllo sono valide per questo prezzo. Due manopole rotanti (encoder dotati di cappucci in plastica) con funzioni a pressione si trovano alla base, insieme a un D-pad e a 15 pulsanti frontali. Le manopole rotanti sono precise e solide, mentre i pulsanti frontali tendono a essere più morbidi. Una piastra frontale in alluminio spazzolato, l’indicatore LED RPM personalizzabile sulla parte superiore e un sistema di sgancio rapido (come anticipato) in stile NRG sul retro completano il design. Questa soluzione consente di azionare i volanti del produttore in modalità wireless, con dati e alimentazione forniti tramite i pin QR. La connessione ha funzionato regolarmente durante il test.
Le leve del cambio sono magnetiche e realizzate in lega di alluminio, aggiungendo quel tocco di classe che non guasta mai. Le leve/paddle analogici della frizione sono posizionate sul retro del volante, una caratteristica rara a questo prezzo. Il cambio è scattante, ma risulta leggermente smorzato a causa dei magneti più deboli, mentre le palette della frizione sono stabili, con una corsa sufficiente per un controllo preciso della partenza. Sul retro della base si trovano le seguenti porte, che consentono il collegamento degli accessori attuali e futuri di PXN:
Presa di corrente
Porta PC/Console
Porta del cambio
Porta pedale
Altri accessori (USB-A + USB-C)
Porta di commutazione di emergenza
Pulsante di accensione + indicatore
Montaggio
Il montaggio in sé non è stato particolarmente complesso. La base presenta quattro filettature sul lato inferiore, con una distanza laterale di 78,4 millimetri (distanza verticale: 43,5 millimetri) l’una dall’altra. Ciò che a prima vista sembra del tutto arbitrario si è rivelato essere lo schema di foratura standard di Fanatec. Tuttavia, tale scelta comporta alcune difficoltà nell’anclaggio della base su postazioni più rigide, complice l’assenza di fori universali per il fissaggio. Nel nostro caso con il Cockpit di Subsonic siamo riusciti ad ovviare al problema agganciando la base con soltanto due fori (nello specifico quelli anteriori) in quanto quelli posteriori della base del volante, per pochi millimetri, non ci hanno permesso l’aggancio con la base del Cockpit. Anche i Pedali ci hanno dato qualche grattacapo. Abbiamo provato soltanto ad appoggiarli sulla piastra ma nei momenti concitati perdevamo sistematicamente contatto e controllo. Alla fine siamo riusciti ad avvitare la base alla piastra (tutte le viti e i dadi sono presenti nella confezione di vendita, così come le chiavi a brugola), seppur risulta essere lievemente pendente verso un lato. Ci tenevamo a condividere la nostra esperienza in quanto – sebbene la base possa essere montata su quasi tutti i rig attualmente disponibili – potreste ritrovarvi a dover fare delle modifiche o a dover comprare un rig dedicato. Il volante, invece, si fissa alla base tramite un sistema a sgancio rapido, mentre la pedaliera può essere appoggiata a terra o montata su supporti dedicati (soluzione decisamente più congeniale se si vuole avere la massima stabilità). Dopodiché basta collegare il modulo freno e il modulo acceleratore mediante il cavo dati RJ11 in dotazione e poi l’intera pedaliera con il cavo USB-C alla base direttamente nella porta PEDAL. L’ulteriore collegamento da fare richiede di collegare la porta PC con il cavo USB-C-USB-A al proprio PC. Se si volesse utilizzare Xbox, invece, nella sezione EXTRA va collegato il controller Xbox. Infine, l’alimentatore nella relativa porta DC IN e pigiare il pulsante di accensione. Il gioco è fatto. Il volante si calibra automaticamente dopo l’accensione; durante la calibrazione il motore ruota a sinistra e a destra prima di fermarsi in posizione centrale. Anche i pedali vengono calibrati automaticamente premendo gli stessi al massimo dopo la connessione. La connessione, in generale, risulta riuscita quando il LED di stato è fisso.
Compatibilità
Il bundle è compatibile con PC (Windows 7/8/10/11) ma anche con Xbox Series X e (parzialmente) con PlayStation 5. In quest’ultimo caso abbiamo usato appositamente il termine parzialmente in quanto il volante viene riconosciuto dalla console ma senza poter essere utilizzato. In buona sostanza non permette di premere alcun tasto e – nelle poche occasioni in cui ci siamo riusciti – ci riportava indietro o in avanti rispetto alla selezione effettuata, senza alcun motivo. Pertanto abbiamo desistito optando per un’esperienza esclusivamente PC e Xbox Series X. La compatibilità multipiattaforma è soggetta all’uso di specifici controller ufficiali collegati alla postazione (non dissimilmente da un altro volante PXN che abbiamo recensito, il PXN V9 Gen 2). Da segnalare che la piena funzionalità dei pulsanti potrebbe variare tra le piattaforme e in certi giochi è richiesta una rimappatura.
Force Feedback
Il sistema direct drive da 4Nm offre un force feedback relativamente fluido per la fascia di prezzo di riferimento, con precisione più che adeguata per la simulazione amatoriale. Non abbiamo registrati fenomeni marcati di notchiness (granulosità gergalmente), ma l’intensità della coppia è inferiore rispetto ai modelli di fascia superiore. Gli algoritmi del motore permettono la personalizzazione del profilo di risposta tramite il software dedicato.
Pedali
La pedaliera inclusa è a due pedali (acceleratore/freno). Il feedback è meccanico, piuttosto basilare ma robusto per l’utilizzo da parte di neofiti e utenti casual. I materiali sono nella media della categoria, con la struttura e le superfici calpestabili in metallo. La pedaliera utilizza sensori ad effetto Hall e offre una leggera regolazione. PXN ha fatto un passo avanti in questo senso, rendendoli paragonabili ai modelli Fanatec CSL e Moza SRP in termini di qualità costruttiva. Il bundle non include alcun morsetto da tavolo, ma fori di montaggio rigidi mediante avvitamento che ne consentono l’installazione nel cockpit.
Specifiche
Nome del marchio
PXN
Numero del modello
Pedali PD HM
Connessione
USB-C/RJ45/RJ11 cablato
Base compatibile
Serie V10, V99, V12Lite, V12, VD
Sensore del pedale
Induzione magnetica ad effetto Hall
Materiale
Carbonio
Angolo di inclinazione iniziale del pedale
60°
Regolazione dell’angolo del pedale
Supportato
forza della molla
Il peso massimo dell’acceleratore e della frizione è di 8 kg, mentre il peso massimo del freno è di 10 kg.
Antivibranti
Sostituibile, la forza frenante può essere aumentata fino a un massimo di 20 kg
Regolazione della spaziatura dei pedali
Supportato
Controllo APP
Supportato
Regolazione della curva del pedale
Supportato
Volante
Il volante fornito ha un diametro di 28 cm, impugnatura rivestita in similpelle e 19 pulsanti, oltre alle palette per il cambio. Il feedback dei tasti e delle palette è buono seppur i tasti – come anticipato – sono un po’ morbidi, ma senza eccellenze rilevanti in termini di tattilità o solidità percepita. Insomma, i materiali sono coerenti (un pochino superiori sotto certi aspetti) con la gamma entry-level. Buona invece la maneggevolezza e l’ergonomia complessiva così come la gestione dei vari tasti grazie al buon posizionamento.
Specifiche
Volante PXN W AS
Nome del marchio
PXN
Numero del modello
W AS
Metodo di connessione
Sgancio rapido
Materia del cerchione
Pelle Ultra-fiber
Diametro della ruota
11 pollici (280 mm)
Materiale delle leve del cambio
Effetto Hall in lega di alluminio
Volante RGB
Supportato
Software per PC
Supportato
Piattaforma compatibile
PC (Windows)
Modalità su PC
D-input
Software
Il software PXN SimRacing app consente la gestione avanzata dei parametri del force feedback (base, avanzate, profili personalizzati), la calibrazione dei pedali, la verifica della temperatura del motore e la selezione rapida dei giochi installati. L’interfaccia è intuitiva, anche se meno approfondita rispetto ad altri rivali come Fanatec o Thrustmaster. Questa soluzione è già all’avanguardia in alcuni ambiti e offre una gamma di preset, oltre alla possibilità di esportare e gestire i profili creati. Sono disponibili anche le impostazioni standard.
Esperienza di guida
La wheelbase in metallo ospita il servomotore a trasmissione diretta in grado di erogare una coppia costante di 4 Nm, con un picco di 5 Nm. Un encoder di precisione a 24 bit cattura con precisione gli input dello sterzo. In pista, le texture stradali, il passaggio sui cordoli, le vibrazioni del tracciato e i cambiamenti di peso si percepiscono (seppur mediamente filtrate) piuttosto chiaramente attraverso il sistema a trasmissione diretta entry-level. Pur non raggiungendo la nitidezza delle opzioni con coppia più elevata, offre comunque un dettaglio sufficiente per rimanere competitivi in gara. Rispetto ad altre soluzioni (il Fanatec CSL DD e il Moza R5 solo per citarne alcuni), offre un leggero vantaggio di coppia, che gli conferisce una sensazione di maggiore sicurezza in curva e nel recupero dalle derapate. Si colloca comunque appena sotto in termini di potenza rispetto ai modelli citati, un qualcosa di prevedibile a questo prezzo. L’esperienza di guida generale è risultata davvero fluida e ben si adatta all’utenza che desidera quel tocco aggiuntivo rispetto a soluzioni puramente entry-level basate su gear (ad ingranaggi) o belt drive (trasmissione a cinghia). I limiti principali risiedono nella forza generata dal direct drive (solo 4Nm) e nella semplicità della pedaliera. Per chi predilige il realismo spinto o gare competitive, potrebbero emergere alcune carenze in termini di tempestività del feedback e robustezza generale. Un punto a favore è la stabilità termica: il VD4 è risultato si caldo ma senza mai surriscaldarsi o perdere prestazioni. Il sistema di sgancio rapido si è dimostrato affidabile e l’hub USB integrato sul retro è un’utile soluzione per collegare gli accessori senza l’ingombro di ulteriori cavi aggiuntivi.
Commento finale
Il bundle PXN VD4 f risulta complessivamente competitivo offrendo una soluzione tutto-in-uno per chi desidera avvicinarsi al direct drive senza grossissime pretese, in particolar modo attraverso la combinazione della base a trasmissione diretta compatta con il volante estremamente leggero, ma dotato di numerose funzioni che offre un buon force feedback e che rappresenta attualmente una delle offerte più interessanti con materiali e performance in linea con il segmento di riferimento. A 369 € il PXN VD4 si distingue come uno dei bundle entry-level a trasmissione diretta per PC con il miglior rapporto qualità-prezzo in commercio. Non è perfetto: alcuni materiali sono decisamente migliorabili, il software è intuitivo ma migliorabile ulteriormente e l’ecosistema di accessori – seppur in crescita rispetto al passato – è ancora limitato. Ma se giudicato esclusivamente in base alla sensazione di guida, alla qualità del design e all’hardware incluso, offre un’esperienza sorprendentemente valida. Per i sim racer in erba, rappresenta un modo per avvicinarsi alla trazione diretta senza i costi o la coppia esorbitante delle opzioni di fascia media. Per gli appassionati attenti al budget, può fungere da backup affidabile o da solida configurazione secondaria.
In un’epoca caratterizzata da saghe AAA (e qualche volta anche AAA+A, si GTA 6 sto parlando di te) in espansione e con budget da blockbuster, è facile dimenticare da dove hanno origine alcune delle esperienze di gioco più amate. I giochi indie, titoli a basso budget spesso realizzati da team di dieci o meno persone, si sono progressivamente ritagliati una nicchia fondamentale nell’ecosistema dei videogiochi. Gli esempi più lampanti sono naturalmente Hollow Knight Silksong, o Hades 2, due giochi indie che hanno sfidato i grandi blockbuster tripla A, vincendo la loro battaglia sia dal punto di vista commerciale che di critica. Ma tante altre perle si nascondono in pieno giorno, da SIFUa Dredge, passando per Darkest Dungeon 1 e 2 e Citizen Sleeper.
La loro presenza negli ultimi anni tuttavia è aumentata, sicuramente grazie al successo dei menzionati titoli ma soprattutto grazie al continuo supporto di colossi come Valve del suo store Steam, una piattaforma che, nonostante le sue dimensioni, continua a rappresentare un terreno fertile per l’innovazione indipendente.
Steam: non solo un negozio, ma un palcoscenico
Per gli sviluppatori indie, la visibilità è tutto. Gli strumenti di scoperta, le funzionalità della community e il programma Early Access di Steam offrono molto più della semplice distribuzione: offrono ai giochi indie un palcoscenico. I nuovi arrivati possono interagire direttamente con i giocatori, raccogliere feedback e aggiornare i propri giochi in tempo reale, trasformando idee grezze in classici cult. Da Hollow Knight a Stardew Valley, molti titoli ormai iconici hanno mosso i primi passi qui e hanno avuto grande successo.
Certo navigare nel mare magnum del mondo dei videogiochi indie è abbastanza difficile, anche perchè spesso ci si perde in recensioni farlocche (il sistema di punteggio di Steam in questo non aiuta) e in titoli veramente oscuri che è difficile farsi veramente piacere. Alcune volte, però, come quando si naviga per mercatini alla ricerca dell’affare, lasciarsi cullare da questo mare è piuttosto piacevole perche gli incontri possono essere davvero fortunati: è il caso di Terraria o di Vampire Survivors, piccolissimi voxel games il cui successo è nato con il passaparola. Un utente lo acquista per puro caso, lo consiglia ad un amico, l’amico ad un altro amico e così via generando un vero e proprio effetto valanga.
Naturalmente non si può acquistare tutto, sperando di fare jackpot, per questo il consiglio per i più intraprendenti, per gli amanti dell’inaspettato, è darsi un piccolo budget da dedicare alla scoperta.
I giocatori curiosi possono dare un’occhiata ai mercati digitali come Eneba, dove troveranno offerte sulle Steam gift card di vari venditori. In questo modo, potranno immergersi più facilmente nella scena indie, o in qualsiasi altra esperienza su Steam.
Anziché collegare una carta di credito o sottoscriversi a pagamenti a lungo termine, una gift card ti dà la possibilità di esplorare al tuo ritmo. È un modo senza pressioni per sostenere gli studi più piccoli e scoprire gemme nascoste, particolarmente utile in aree in cui le opzioni di pagamento tradizionali non sono così affidabili.
Perché gli studi indie sono più importanti che mai
I grandi editori giocano sul sicuro, e chi può biasimarli? Sviluppare un videogioco costa milioni, e la maggior parte degli studi non può permettersi di scommettere su design sperimentali o temi di nicchia. È qui che brillano i creatori indie. Non sono vincolati alle aspettative dei consigli di amministrazione, il che permette loro di affrontare storie, meccaniche e stili artistici che gli sviluppatori mainstream non sfiorerebbero nemmeno.
Giochi come Papers, Please, Celeste o Hades dimostrano che i piccoli team sono in grado di creare esperienze ricche di emozioni e meccanicamente perfette, che non solo competono con i titoli più importanti, ma spesso li superano in termini di raffinatezza. La diversità dei temi e delle voci nel mondo indie è esattamente ciò che mantiene il gaming fresco.
Creato per i giocatori, sostenuto dalla community
Le recensioni generate dagli utenti, i tag e le funzionalità della lista dei desideri di Steam aiutano i titoli indie a crescere in modo organico. In combinazione con eventi di vendita come Steam Fest, dove sono protagoniste le demo indie, si crea un canale diretto tra sviluppatore e giocatore. Non è necessaria alcuna agenzia di marketing.
Infatti, molti sviluppatori affermano che la trazione iniziale su Steam, spesso potenziata da un trailer virale o dal passaparola positivo, può fare la differenza tra rimanere indie o fallire. È una piattaforma rara in cui è possibile ottenere un successo clamoroso dall’oggi al domani, soprattutto se gli utenti sono incoraggiati a esplorare titoli minori attraverso la selezione della community.
L’accessibilità è tutto
Altrettanto importante è l’accessibilità. La possibilità di supportare il proprio creatore indie preferito non dovrebbe essere ostacolata da barriere bancarie o limitazioni regionali. Ecco perché le soluzioni prepagate sono sempre più popolari, soprattutto tra gli utenti più giovani o quelli al di fuori dei sistemi finanziari tradizionali. La possibilità di ricaricare il proprio portafoglio Steam tramite carte regalo ha aperto le porte ai giocatori di tutto il mondo, rendendo più facile che mai acquistare, regalare e godersi i contenuti indipendenti.
Sostieni il futuro, un piccolo gioco alla volta
Mentre il panorama dei videogiochi continua ad evolversi, gli studi indipendenti rimarranno i più audaci nel correre rischi. La struttura aperta e gli strumenti di Steam forniscono loro il quadro necessario per prosperare, mentre il supporto della community, sia attraverso recensioni, condivisioni sui social o regali, fa il resto.
Se sei curioso ma esitante, piattaforme come Eneba possono aiutarti. Con una carta regalo Steam, potrai immergerti nel mondo dei videogiochi indie senza iscriverti ad abbonamenti a lungo termine: basta scegliere un titolo, giocare e vedere come va. Alla fine, alcune delle storie di gioco più indimenticabili provengono proprio dagli studi più piccoli e, grazie ai mercati digitali come Eneba, scoprirle ora è più facile che mai.
Konami ha finalmente svelato la data di uscita di “FOX HUNT”, la nuova esperienza multiplayer online sarà disponibile dal 30 ottobre come free update per METAL GEAR SOLID Δ: SNAKE EATER (PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam). La data di uscita di FOX HUNT è stata annunciata durante l’evento “METAL GEAR – PRODUCTION HOTLINE” al KONAMI Tokyo Game Show 2025.
Inedita modalità multiplayer online, “FOX HUNT” catapulta i giocatori nell’iconico scenario stealth della serie. Affrontate incontri ad alto rischio, combinando tattiche di sopravvivenza alle caratteristiche meccaniche che da sempre contraddistinguono l’esperienza Metal Gear.
Sopravvivete fino alla fine
Unitevi all’unità “FOX” come candidato e partecipate a missioni di addestramento in stile survival. Sopravvivete procurandovi armi e attrezzature sul campo.
Saranno disponibili due modalità di gioco con un massimo di 12 giocatori.
Sopravvivenza acquisizione
Una missione intensa, articolata in più fasi, in cui la vittoria dipenderà dalla cattura delle elusive rane Kerotan. Il loro numero diminuirà con il procedere del tempo, costringendo i giocatori a scontri intensi con l’obiettivo di assicurarsi ogni rana e sopravvivere agli avversari.
Sopravvivenza incursione
Una missione adrenalinica in cui i giocatori dovranno superare varie fasi mantenendo la propria posizione all’interno di zone prestabilite. Con l’avanzare del tempo, il numero di zone si ridurrà, rendendo ancora più cruciali furtività e posizionamento.
Sperimentate le autentiche tattiche stealth con “AT-CAMO” e “Naked Sense”. Ogni giocatore sarà dotato di una tuta AT-CAMO come equipaggiamento standard, una tuta integrale che cambierà i modelli di mimetizzazione per adattarsi a diversi scenari, indispensabile per fuggire, sorprendere gli avversari o infiltrarsi tra le linee nemiche.
Rilevate nemici e oggetti utilizzando Naked Sense, azione che vi permetterà di individuarne presenza e posizione.
Pearl Abyss ha finalmente svelato la data di uscita di Crimson Desert, uno dei giochi più attesi degli ultimi anni. L’annuncio è arrivato durante lo State of Play del 24 settembre, accompagnato da un nuovo trailer di gameplay che ha mostrato ancora una volta l’ambizione del progetto. L’action RPG open world arriverà su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC il 19 marzo 2026, portando con sé una produzione che si prospetta imponente sotto ogni punto di vista.
Il filmato presentato ha evidenziato la spettacolarità dei combattimenti, la varietà delle attività e persino alcune sorprese inattese, come la possibilità di pilotare un mech volante, un’aggiunta che va a espandere ulteriormente la già ampia gamma di possibilità offerte dal titolo.
Un mondo vivo e in continua evoluzione
Ambientato nel vasto continente di Pywel, Crimson Desert mette al centro della scena Kliff, un mercenario tormentato dal suo passato e trascinato in una guerra che coinvolge regni, fazioni e bande rivali. Il gioco non si limita a proporre un semplice open world, ma promette un ambiente ricco, variegato e dinamico, dove ogni area rappresenta un’esperienza diversa.
Dalle montagne innevate alle città brulicanti, dai deserti battuti dal vento fino a laghi e pianure rigogliose, ogni scenario è pensato per dare respiro al gameplay e stimolare l’esplorazione. Kliff potrà contare non solo sulle proprie abilità fisiche, ma anche su magie, creature cavalcabili e un’interazione con l’ambiente che rende ogni scoperta potenzialmente imprevedibile.
Combattimenti spettacolari e libertà assoluta
Uno dei punti di forza di Crimson Desert resta il sistema di combattimento, che fonde azione acrobatica, armi da mischia, magie e persino mosse di lotta libera in un mix tanto spettacolare quanto dinamico. Il tutto è supportato da un gameplay fluido e reattivo, studiato per dare al giocatore la sensazione di avere sempre il controllo, anche nelle situazioni più caotiche.
La varietà, come dimostrato dal nuovo trailer, è al centro dell’esperienza: tra planate, esplorazioni a cavallo, combattimenti contro creature magiche e la possibilità di utilizzare tecnologie sorprendenti come i mech, Crimson Desertvuole offrire un’avventura in grado di sorprendere a ogni passo.
Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: il 19 marzo 2026 segnerà il debutto di un progetto che Pearl Abyss ha più volte definito come il suo titolo più ambizioso. Dopo anni di attesa e rinvii, Crimson Desert è pronto a diventare uno degli appuntamenti più importanti del prossimo anno per gli amanti degli action RPG open world.
Bandai Namco ha scelto lo State of Play del 24 settembre per riportare sotto i riflettori Code Vein 2, atteso sequel dell’action RPG vampiresco che ha conquistato una solida community con il primo capitolo. L’occasione è servita per mostrare un nuovo trailer, capace di offrire una panoramica sul mondo post-apocalittico in cui si muoveranno i giocatori, sulle creature oscure da affrontare e su alcune sequenze narrative che intrecciano azione e dramma.
La notizia più attesa riguarda però la data di uscita, fissata per il 30 gennaio 2026: il titolo sarà disponibile su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, portando così la sua esperienza dark fantasy su tutte le principali piattaforme.
Un mondo spezzato tra sangue e destino
Come il suo predecessore, Code Vein 2 intreccia una narrazione a tinte fosche con un universo dominato da creature inquietanti. Al centro della storia troviamo un Cacciatore di Revenant, guidato da Lou, una misteriosa ragazza capace di viaggiare nel passato per riscrivere il destino dell’umanità. Questa nuova dinamica narrativa introduce un intreccio temporale che porterà i giocatori a muoversi tra due epoche differenti, con scelte che avranno conseguenze dirette sul futuro del mondo.
Lo scenario, devastato dalla minaccia della Luna Rapacis, vede i Revenant caduti nella follia trasformarsi in orrori mostruosi. In questo contesto, la sopravvivenza passa attraverso il sangue, simbolo e risorsa essenziale per sbloccare abilità speciali e affrontare battaglie sempre più ardue.
Un soulslike dalle tinte anime
Dal punto di vista del gameplay, Code Vein 2 rimane fedele alla formula action RPG con influenze soulslike, arricchendola però con nuove possibilità tattiche. I giocatori potranno utilizzare il sangue sottratto ai nemici per attivare abilità devastanti, costruire build personalizzate attraverso i Codici del Sangue e sfruttare armi e equipaggiamenti unici, i cosiddetti Jails, per affrontare avversari sempre più impegnativi.
Un aspetto centrale sarà anche la possibilità di stringere alleanze con vari compagni, elemento che favorisce un approccio strategico e cooperativo alle missioni, mantenendo al tempo stesso lo stile anime che contraddistingue la serie.
Verso il Tokyo Game Show 2025
Bandai Namco ha già confermato che Code Vein 2 sarà presente anche al Tokyo Game Show 2025, dove sarà possibile scoprire ulteriori dettagli e contenuti inediti. In attesa della fiera giapponese, il trailer dello State of Play ha già acceso l’entusiasmo della community, mostrando come questo sequel punti a espandere e raffinare la formula originale senza tradirne l’identità.
Il conto alla rovescia è quindi ufficialmente iniziato: Code Vein 2 uscirà il 30 gennaio 2026, pronto a riportare i giocatori in un mondo dove sangue, destino e oscurità si intrecciano in una danza pericolosa e affascinante.
Durante lo State of Play del 24 settembre, Sony ha svelato un nuovo DualSense per PlayStation 5 dedicato a God of War. Si tratta di un’edizione speciale che celebra il ventennale della saga, un traguardo importante per uno dei franchise più iconici nella storia di PlayStation.
Il controller riprende fedelmente i colori del protagonista: una base bianca attraversata da una striscia rossa centrale, chiaro richiamo alla pelle color cenere di Kratos e alle cicatrici che hanno segnato il suo cammino. Un design sobrio ma evocativo, che unisce l’estetica classica dei primi capitoli alla nuova identità della saga norrena firmata Santa Monica Studio.
Un tributo ai 20 anni di Kratos
La scelta di lanciare questo DualSense non è casuale: il 2025 segna infatti i 20 anni dal debutto del primo God of Warsu PlayStation 2. Da allora, la saga ha saputo reinventarsi più volte, passando dalla mitologia greca a quella norrena, mantenendo intatto il carisma di Kratos e consolidandosi come una delle esperienze narrative e action più amate di sempre.
Il controller celebrativo rappresenta quindi un omaggio non soltanto al personaggio, ma anche all’evoluzione di un brand che ha accompagnato più generazioni di giocatori.
Prezzo e disponibilità
La commercializzazione del DualSense God of War 20th Anniversary Limited Edition seguirà una strategia di distribuzione limitata. Il prezzo è fissato a 84,99 euro in Europa, 84,99 dollari negli Stati Uniti e 74,99 sterline nel Regno Unito.
I pre-ordini inizieranno il 3 ottobre 2025 alle 10:00 ora locale tramite il sito direct.playstation.com e presso i rivenditori autorizzati a livello globale. Sony ha confermato inoltre che gli ordini idonei effettuati direttamente dal portale ufficiale riceveranno la consegna gratuita nel giorno di lancio.
La disponibilità sarà estesa a diversi mercati europei – inclusi Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo – oltre che a Stati Uniti e Regno Unito. Tuttavia, la compagnia ha precisato che le date di lancio e le quantità potrebbero variare a seconda delle regioni, una scelta ormai tipica per i prodotti in edizione limitata.
Tra le sorprese dello State of Play di settembre, spicca l’annuncio di Dynasty Warriors 3: Complete Edition Remastered, nuova edizione del celebre action ispirato all’epoca dei Tre Regni che fece la storia su PlayStation 2. Koei Tecmo e Omega Force riportano così in vita uno dei capitoli più amati della saga, aggiornandolo con l’Unreal Engine 5 per offrirgli una veste grafica completamente rinnovata e al passo con i giochi contemporanei. L’uscita è fissata per il 19 marzo 2026.
Un ritorno dalle origini
Pubblicato originariamente nel 2001, Dynasty Warriors 3 è stato un titolo fondamentale per la diffusione del genere musou, capace di mettere i giocatori al centro di immense battaglie campali. Più di 40 ufficiali giocabili permettevano di rivivere lo scenario dei Tre Regni, affrontando orde di nemici in scontri che, per l’epoca, rappresentavano un traguardo tecnico e stilistico notevole. Questa nuova edizione mira a conservare intatto quello spirito originale, restituendo la stessa sensazione di potenza e spettacolarità che i fan ricordano, ma arricchita da un comparto visivo completamente aggiornato.
Grafica e contenuti migliorati
Il trailer mostrato durante l’evento ha messo a confronto la storica versione PS2 con la nuova remaster, sottolineando il lavoro svolto con Unreal Engine 5: texture, modelli e illuminazione sono stati rivisti per garantire un impatto grafico moderno senza tradire l’estetica classica della serie.
Non solo: Dynasty Warriors 3: Complete Edition Remastered includerà al lancio anche l’espansione Xtreme Legends, che andava ad ampliare l’esperienza con ulteriori scenari, armi e ufficiali. Le meccaniche di gioco e l’interfaccia sono state perfezionate con piccoli accorgimenti pensati per i giocatori di oggi, mantenendo però la fedeltà assoluta all’originale.
Con questo annuncio, Koei Tecmo conferma la volontà di celebrare la sua saga più longeva riportando in vita i capitoli storici. Il ritorno di Dynasty Warriors 3 non è soltanto un omaggio alla nostalgia, ma anche un’occasione per nuove generazioni di scoprire uno dei titoli che hanno definito il genere musou.
Durante lo State of Play di settembre è arrivato un annuncio che ha fatto vibrare la corda nostalgica di molti giocatori: Deus Ex Remastered è realtà. Aspyr ed Eidos Montreal hanno confermato la rimasterizzazione del grande classico uscito nel 2000, padre spirituale di quel genere ibrido che sarebbe poi stato battezzato come immersive sim. Un’opera capace di fondere elementi RPG, azione e stealth in una struttura che all’epoca sembrava avveniristica e che, ancora oggi, mantiene intatta tutta la sua forza innovativa.
La nuova versione, in arrivo il 5 febbraio 2026 su PlayStation 5, promette di restituire al pubblico moderno un’esperienza fedele ma visivamente aggiornata, senza stravolgere le caratteristiche che hanno reso immortale il titolo originario.
Un capolavoro senza tempo
Deus Ex ci porta nel 2052, in una visione futuristica che oggi può apparire retrofuturista ma ancora affascinante. Al centro della scena c’è JC Denton, agente UNATCO dotato di potenziamenti cibernetici, impegnato in una trama fatta di intrighi e cospirazioni globali. Dal cuore di New York alle luci di Hong Kong, passando per Parigi e persino l’Area 51, il giocatore affronta missioni che mescolano diplomazia, investigazione, azione e furtività, con una libertà di approccio che ha segnato un’epoca.
L’aspetto più sorprendente è come, a venticinque anni di distanza, la sua formula resti estremamente attuale: l’idea di poter plasmare il proprio stile di gioco, scegliendo se agire nell’ombra o affrontare i nemici a viso aperto, continua a risultare fresca e moderna. Non a caso, molte produzioni contemporanee guardano ancora a Deus Ex come modello.
Le novità della rimasterizzazione
Aspyr ha scelto di non rivoluzionare l’opera originale, ma di ripulirla e valorizzarla grazie a una serie di migliorie tecniche. La remaster porterà con sé un incremento di risoluzione, texture e modelli 3D rielaborati, un sistema di illuminazione più avanzato, effetti particellari rivisti e una compatibilità totale con le piattaforme attuali.
Un lavoro di rifinitura che mira a restituire la stessa atmosfera cyberpunk di inizio millennio, ma con una veste grafica all’altezza degli standard moderni. L’obiettivo è chiaro: offrire ai veterani la possibilità di rivivere un mito senza sentirlo invecchiato, e allo stesso tempo permettere alle nuove generazioni di scoprire un tassello fondamentale della storia videoludica.
Con l’uscita fissata al 5 febbraio 2026, al momento confermata su PS5, restiamo in attesa di conoscere se il progetto raggiungerà anche altre piattaforme. In ogni caso, il ritorno di Deus Ex segna un appuntamento imperdibile per chiunque ami i giochi di ruolo, gli stealth e le esperienze immersive che hanno scritto la storia.
Lo State of Play di settembre ha portato una notizia che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile: Microsoft Flight Simulator 2024 atterrerà su PlayStation 5. Dopo settimane di indiscrezioni, Microsoft ha scelto la vetrina dell’evento Sony per annunciare ufficialmente l’arrivo del suo simulatore di volo anche sulla console rivale, in una mossa che conferma la nuova strategia multipiattaforma dell’azienda di Redmond.
L’uscita è fissata per l’8 dicembre 2025, con i preordini già disponibili sul PlayStation Store. L’annuncio è stato accompagnato da un trailer che mostra alcune delle possibilità offerte dal titolo, dalle operazioni di salvataggio ai voli passeggeri su rotte intercontinentali.
Un simulatore senza confini
Già disponibile su Xbox Series X|S e PC dal 19 novembre 2024, il nuovo capitolo sviluppato da Asobo Studiorappresenta un’evoluzione importante della serie. Grazie a un motore grafico avanzato e all’integrazione di tecnologie basate su cloud e machine learning, Microsoft Flight Simulator 2024 offre un livello di realismo senza precedenti sia dal punto di vista visivo che fisico.
Il gioco consente di intraprendere una vera e propria carriera nel settore dell’aviazione: dalle missioni di soccorso nelle aree più impervie alle operazioni cargo, fino al trasporto passeggeri su rotte internazionali. Ogni scenario è reso dinamico dalle condizioni meteo in tempo reale e da ambienti capaci di reagire in maniera credibile alle manovre di volo.
Una flotta da scoprire
L’esperienza è arricchita da una vasta gamma di velivoli: jet commerciali, aerei da turismo, elicotteri e mezzi specialipermettono di esplorare ogni angolo del pianeta con libertà assoluta. La varietà non si limita ai mezzi disponibili, ma si estende anche alle attività e alle missioni, rendendo ogni sessione diversa dalla precedente.
Nonostante un lancio segnato da qualche problema tecnico, Asobo Studio ha continuato a supportare il titolo con aggiornamenti gratuiti che hanno migliorato la stabilità e aggiunto nuovi contenuti, consolidando la reputazione del simulatore come punto di riferimento assoluto per gli appassionati di aviazione virtuale.
Con il debutto su PS5, Microsoft Flight Simulator 2024 amplia ulteriormente il suo pubblico e si prepara a diventare un’esperienza globale, capace di unire appassionati di volo e nuovi giocatori. L’appuntamento è per l’8 dicembre, data in cui anche gli utenti PlayStation potranno finalmente solcare i cieli con il simulatore più visionario mai realizzato.
Dopo un lungo silenzio, Marvel’s Wolverine è finalmente tornato a mostrarsi in occasione dello State of Play di questa sera, con un nuovo trailer che segna il re-reveal ufficiale del titolo, con anche una finestra di lancio: autunno 2026!
Annunciato per la prima volta nel 2021, il progetto targato Insomniac Games era sparito dai radar, alimentando curiosità e speculazioni, anche tra gli addetti al settore.
Il nuovo video ha finalmente riportato l’attenzione su uno dei progetti più attesi dell’universo Marvel in ambito videoludico. L’atmosfera è cruda, più matura rispetto ai precedenti titoli Marvel targati PlayStation, e promette un’esperienza più violenta e personale.
Nessuna conferma ancora sulla finestra di lancio, ma l’attesa per Wolverine è ufficialmente ripartita. Che ne pensate del ritorno di Logan? Fatecelo sapere nei commenti!