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Annunciati PS5 e DualSense di Ghost of Yotei in edizione limitata: tutti i dettagli sulle versioni

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Nel corso dello State of Play interamente dedicato a Ghost of Yotei, oltre al lungo gameplay che ha finalmente mostrato in azione la nuova esclusiva firmata Sucker Punch, Sony ha svelato a sorpresa anche due edizioni limitate di PlayStation 5 e DualSense ispirate al gioco. Il lancio è previsto per il 2 ottobre 2025, in contemporanea con l’uscita del titolo.

Si tratta della Gold Edition e della Black Edition, due versioni dallo stile raffinato e profondamente legate all’estetica giapponese, pensate per celebrare il mondo di Ghost of Yotei e offrire ai fan un modo esclusivo per vivere l’esperienza anche dal punto di vista del design.

Due anime, un solo stile

Entrambe le versioni presentano lo stesso design di base, ma differiscono completamente nella scelta cromatica e nella filosofia artistica di riferimento. La Gold Edition si ispira al kintsugi, l’antica arte giapponese di riparare la ceramica con polvere d’oro, trasformando le fratture in un simbolo di bellezza e resilienza. La Black Edition, invece, richiama lo stile Sumi-e, la pittura a inchiostro nero tipica dell’arte giapponese tradizionale, nota per la sua eleganza minimalista.

Console, controller e accessori dedicati

pacchetti PS5 Ghost of Yotei Limited Edition includono una console PS5 con lettore disco, un DualSense coordinatoe una copia digitale del gioco in edizione standard, comprensiva dei contenuti bonus previsti per il preordine.

Oltre al bundle completo, Sony metterà in vendita anche i controller separati, disponibili in entrambe le versioni, e le cover dedicate per PS5 Slim e PS5 Pro, esclusivamente nella colorazione Gold. La Black Edition sarà disponibile in esclusiva su PlayStation Direct, mentre la Gold Edition arriverà anche presso i principali rivenditori selezionati.

Per quanto riguarda i dettagli più precisi sui pre-order, Sony ha confermato che verranno annunciati prossimamente.

Dove trovare ogni versione

Di seguito, la panoramica dei prodotti e delle modalità di acquisto:

  • Pacchetto console PS5 – Ghost of Yōtei Gold Limited Edition: disponibile su direct.playstation.com e presso rivenditori selezionati a livello globale.
  • Coperture PS5 Slim e Pro – Gold Limited Edition: acquistabili su PlayStation Direct e in altri Paesi presso negozi selezionati.
  • Controller DualSense – Gold Limited Edition: disponibile ovunque, sia su PlayStation Direct che presso rivenditori selezionati.
  • Pacchetto console PS5 – Black Limited Edition: esclusiva assoluta PlayStation Direct.
  • Controller DualSense – Black Limited Edition: disponibile su Direct e presso rivenditori selezionati in Giappone.

Appuntamento al 2 ottobre

L’uscita dei nuovi modelli è fissata per il 2 ottobre 2025, in concomitanza con Ghost of Yotei. Un’occasione speciale non solo per mettere le mani sull’attesa esclusiva PS5, ma anche per farlo in grande stile. L’atmosfera, la tradizione giapponese e l’estetica raffinata del gioco si riflettono ora anche nell’hardware. Restiamo in attesa di sapere quando apriranno i preordini.

Ghost of Yotei: gameplay, storia e uscita svelati nello State of Play

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Come promesso da Sony, Ghost of Yotei è stato il grande protagonista dell’ultimo State of Play con un lungo video di presentazione che ha finalmente fatto luce sul nuovo progetto di Sucker Punch, uno degli studi più apprezzati del panorama PlayStation. Dopo il breve teaser mostrato a giugno, questa volta il gioco si è rivelato in modo completo, con sequenze di gameplay, panoramiche narrative e dettagli sulle meccaniche.

La storia ruota attorno ad Atsu, un Onryō, spirito vendicatore che torna in vita dopo sedici anni per compiere la propria missione: eliminare uno a uno i Yotei Six, sei nemici legati al suo passato e alla distruzione della sua famiglia. Un viaggio guidato dai ricordi, alimentato dalla rabbia, che attraversa un Giappone ancora più aperto e dinamico rispetto al passato.

Un open world più vasto e libero che mai

Secondo quanto dichiarato, Ghost of Yotei offre l’open world più ampio e con la maggiore libertà di movimento mai realizzato da Sucker Punch. L’esplorazione si sviluppa nella regione di Ezo, l’odierna Hokkaido, nel 1603, tra villaggi isolati, foreste, alture innevate e zone contaminate. Il sistema di quest introduce una meccanica investigativa, dove indizi e prove raccolte nel mondo di gioco indirizzano Atsu verso nuovi obiettivi.

La protagonista non è solo una preda: anche lei può mettersi sulle tracce di altri pericolosi nemici, attivando missioni di caccia alle taglie che portano a duelli intensi e remunerativi. In parallelo, l’esplorazione viene arricchita dalla presenza di altari nascosti: trovarli consente di sbloccare nuove abilità, con un sistema ad albero che plasma la crescita del personaggio.

Combattimento evoluto e strategico: più armi, più libertà

Il sistema di combattimento di Ghost of Yotei mantiene le basi del free-flow già sperimentate in Ghost of Tsushima, ma introduce maggior varietà e strategia, con una forte attenzione all’arma impugnata. Katane, lance, spade gemelle e altre armi bianche possono essere cambiate in tempo reale, modificando ritmo e approccio del combattimento. Accanto a queste, troviamo anche armi a distanza, come archi e perfino armi da fuoco.

Ogni arma può essere approfondita e padroneggiata, sbloccando tecniche specifiche e abilità dedicate. In battaglia, quindi, il giocatore è spinto a sperimentare, alternando stili e strumenti per affrontare le diverse minacce.

Un viaggio condiviso: il branco del lupo

Nel corso dell’avventura, Atsu non sarà sola. A partire da un misterioso lupo che la accompagnerà nelle missioni, fino a una serie di personaggi che comporranno il suo Wolf Pack, un clan di alleati il cui legame potrà essere rafforzato negli accampamenti notturni. Anche questo aspetto contribuisce a rendere l’esperienza più profonda, sia a livello narrativo che gestionale.

Atmosfera unica e colonna sonora autentica

Uno degli elementi più curati da Sucker Punch è la colonna sonora, realizzata utilizzando strumenti tradizionali giapponesi per esaltare l’atmosfera storica e spirituale del gioco. Ogni composizione è pensata per rafforzare l’immedesimazione, creando una fusione perfetta tra suono, ambientazione e narrativa.

Non mancano inoltre le classiche modalità extra, pensate per arricchire l’esperienza visiva e creativa: la modalità fotografica, una vasta selezione di filtri ispirati a grandi registi giapponesi (come Akira Kurosawa, Takashi Miike e Shinichirō Watanabe), e opzioni estetiche che permettono di personalizzare il tono visivo dell’avventura.

Uscita e bundle PS5: tutto confermato

Come già annunciato, Ghost of Yotei uscirà il 2 ottobre 2025 in esclusiva PS5. Insieme al lancio, Sony ha confermato anche due bundle speciali: una PlayStation 5 in edizione a tema Ghost of Yotei e un DualSense dedicato al gioco. Tutti elementi pensati per accompagnare in grande stile quello che si preannuncia come uno dei titoli di punta dell’autunno PlayStation.

Recensione Dune: Awakening, la visione di un’altra Arrakis

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L’universo sci-fi dal respiro epico di Dune, ideato tra le pagine dei racconti scritti da Frank Herbert negli anni ’60, ha visto già nel 1984 una prima trasposizione filmica per mano del visionario David Lynch. Questo primo adattamento non è mai riuscito a saziare le voglie dei fan, i quali dovettero attendere quasi 37 anni prima di vedere l’epopea intergalattica della famiglia Atreides ricevere il trattamento transmediale che ci si aspetterebbe dalla sua complessa e singolare narrativa.

Se l’attuale duologia di pellicole, diretta da Denis Villeneuve e con prove attoriali incisive tra cui Timothée Chalamet e Zendaya, è riuscita a incarnare visivamente strutture, mezzi e suggestioni del mondo di Dune, offrendo un colpo d’occhio forse più penetrante di quanto abbia fatto l’ultima trilogia di Star Wars, il mondo videoludico racconta una storia leggermente diversa.

Il primo gioco di Dune, realizzato dai francesi di Cryo Interactive per PC nel 1992, è stato acclamato a lungo come uno dei migliori videogiochi capaci di trasmettere il cosmo fatto di aridi paesaggi e Spezia. Il successo fu anche dovuto all’uso intensivo dell’art-design e alle sembianze degli attori apparsi nella pellicola del ’84. Quell’anno, la software house americana Westwood Studios rilanciò il franchise con Dune II, gioco che ha fondato molti archetipi del genere RTS tuttora riconosciuti.

Dopo qualche tentativo sparso nei primi anni 2000—tra progetti cancellati e titoli incapaci di lasciare il segno rispetto alla saga originale—l’uscita della nuova trasposizione cinematografica di Villeneuve ha finalmente dato al mondo videoludico la linfa necessaria. Dopo l’ottima prova offerta dal team francese Shiro Games con Dune: Spice Wars, la vera sorpresa nel panorama ludico è apparsa nell’agosto 2022 con il primo trailer di Dune: Awakening, sviluppato dai norvegesi di Funcom Oslo, già noti per Conan Exiles. Gli sviluppatori hanno scelto di ancorarsi all’immaginario visivo delle nuove pellicole piuttosto che reinterpretare nuovamente stile e toni dell’opera letteraria originale. Il risultato? Un survival-MMO apertamente retrò nelle intenzioni, ma moderno nell’esecuzione, che trasporta il giocatore nel cuore dell’Arrakis contemporanea.

Ma cosa significa davvero sopravvivere su Arrakis quando il deserto stesso è una minaccia e ogni granello di sabbia nasconde un segreto? Immergiamoci tra le dune per scoprirlo.


Versione testata: PC (tramite Steam)


L’Eco di Arrakis

A differenza dei predecessori videoludici incentrati su politica e guerra nel medesimo universo, con Dune: Awakening il team di Funcom ha osato focalizzarsi sulla sopravvivenza nel deserto, intrecciando meccaniche MMO con una narrativa ricca e coinvolgente. Dopo un periodo di scetticismo iniziale – visti i trascorsi non esaltanti dei primi anni con Conan Exiles – l’ambizioso survival MMO si è rivelato una sorpresa, offrendo un’interpretazione fedele ma innovativa dell’iconica epopea di Frank Herbert, raccontando una linea temporale parallela alle vicende canoniche della dinastia Atreides.

In Dune: Awakening vivremo un mondo possibile dove Paul Atreides non è mai nato, dove dunque il Mahdi – messia chiamato a liberare la stirpe dei Fremen sul pianeta Arrakis – non è mai giunto, lasciando quindi ai giochi di poteri e sotterfugi delle varie casate e gruppi ostili il controllo del pianeta, facendo apparentemente estinguere la cultura degli autoctoni del pianeta della Spezia.

Nei panni di un personaggio completamente personalizzabile, grazie a un approfondito sistema di costruzione si riesce fin da subito a comprendere il pilastro più importante dell’intera produzione: l’immersione è quasi totale. Nulla viene lasciato al caso, in Dune: Awakening riusciremo finalmente a vivere Arrakis, nelle sue difficoltà, i suoi misteri, e le sue bellezze tanto desolate quanto selvagge tra le gigantesche dune e costruzioni tra gli agglomerati rocciosi della sua superfice.

Spediti sul pianeta dalle Bene Gesserit con il compito di rintracciare, e sé ancora in vita, incontrare la stirpe Fremen, ci viene dato fin da subito anche la libertà di scegliere il nostro allineamento di classe, oltre che un background che ci offre delle scelte di dialogo uniche con alcuni personaggi. Svolgendo in maniera organica le missioni della trama principale – chiamate Il Viaggio – potremo comunque sbloccare tutti i ranghi e i perks annessi – oltre 200 abilità, tra passive, attive e peculiarità – a qualsiasi categoria. Tenete solo a mente che alcune classi, come quella delle Bene Gesserit, verranno sbloccate nelle fasi finali della profonda e intricata storia, quindi valutate con attenzione come volete trascorrere le vostre prime ore su Arrakis.

Ed è proprio la generosa porzione del pianeta di sabbia che colpisce e corrobora l’idea del pilastro immersivo. L’ apparente mancanza dei Fremen a controllare il pianeta guidati da Paul Atreides, giustifica il caos e la presenza di fazioni ostili su Arrakis, permettendo al gioco di esplorare angoli meno noti dell’universo di Dune. La lore è infusa nell’ambiente, nelle missioni, nei personaggi, e persino nei suoi oggetti, invitando all’esplorazione e alla scoperta, approfondendo la comprensione del giocatore del suo complesso universo grazie a narrativa ambientale, piuttosto che registrazioni audio, o testi che immergono ancora di più nei miti e le leggende del pianeta.

La mappa di gioco diventa un personaggio a sé stante, ricco di dettagli che potrebbero apparire quasi impossibili per un titolo ambientato interamente su una distesa desolata e avversa all’uomo. Ma Arrakis non è avversa alla vita. Persino cose come le tempeste di sabbia possono inghiottire interi accampamenti e soffocarci se privati di un rifugio. Anche il calore irradiato dal sole Canopus diviene un attuante nel corso delle nostre gesta; bisognerà sempre stare attenti ai valori della sete, cercando anche qua ripari improvvisati tra le rocce o le ombre degli appostamenti abbandonati – o meno – durante gli spostamenti. Grazie a un ciclo giorno notte divengono tattiche anche le decisioni di quando muoverci, per sfruttare la quiete e le temperature notturne, ma col rischio di venire scoperti e aggrediti dalle navi fluttuanti dei predoni.

Dune: Awakening ci spinge a esplorare ogni anfratto di Arrakis. Scalare gli ammassi più ripidi, entrare in giacimenti minerari pullulanti di nemici, o in centri scientifici dove esperimenti falliti con la Spezia hanno portato interi plotoni a divenire dipendenti da essa. E nel vasto deserto si nascondono i veri dominatori di questo mondo, i Vermi delle Sabbie. Giganti creature con fauci quasi chilometriche sempre in ascolto ad ogni nostro passo, pronti ad apparire tra le sabbie per divorare gli esploratori più incauti, privandoli – oltre che di ogni possedimento – della vita.

Le prime ore su Arrakis potrebbero risultare molto ostiche per chi non apprezza il genere dei survival games, ma il tutto viene sapientemente introdotto guidando il giocatore attraverso un buon numero di sequenze narrative di stampo cinematico e dialoghi con il misterioso Zantara. Le quest portano presto a comprendere il loop offerto da Dune: Awakening, e tra le prime costruzioni che ci verranno richieste ci sarà anche la nostra prima abitazione.

La paura uccide la mente

La raccolta di risorse per la costruzione delle nostre attrezzature, oggetti, e i materiali che ci serviranno per sopravvivere fa parte di una formula ben rodata e conosciuta da tutti gli appassionati del genere. Se l’esplorazione è tipicamente uno dei cardini dell’esperienza dei survival games, in questo gioco saremo chiamati a scoprire e ripulire quanti più avamposti possibili per sbloccare Punti Ricerca. L’unico modo per poter avere accesso a nuovi oggetti in Dune: Awakening, è quello di esplorare in lungo e in largo ogni luogo d’interesse offerto. Per facilitare questo processo, inizialmente ci viene offerto un binocolo per scrutare l’orizzonte, ma già dopo alcune decine di ore avremo accesso a una sonda capace d’analizzare l’intero territorio all’interno di una vasta aria d’azione, segnando sulla mappa tutti i punti d’interesse.

Se durante le prime battute la collezione di materie prime potrebbe sembrare fine a sé stessa, una volta costruita la nostra prima base grazie al sistema Sub-Feudo, entreremo nel vero cuore del suo gameplay. Gestire la nostra abitazione – sia essa su due o più piani o più realisticamente fatta solo di quattro mura e un tetto – diventarà la nostra attività principale, dopo il completamento delle missioni. La nostra abitazione sarà un luogo di ritorno in caso di morte, oltre che postazione dove nascondere tutte le nostre risorse faticosamente ritrovate nel corse delle nostre peripezie; ma vi sconsigliamo caldamente d’affezionarvi troppo alle vostre prime costruzioni. Dune: Awakening consente d’avere fino a cinque case sotto il nostro controllo, di cui dovremo tenere sempre gli scudi in buone condizioni per evitare raid di altri giocatori, oltre che tenere sempre in regola i pagamenti per le tasse all’impero.

Fuori dalle mura, il micro management attivo delle risorse d’idratazione e calore trova, proprio come la propulsione verso la scoperta, feroci scontri tra le sabbie con predoni, gruppi di ribelli, e membri avversari delle casate. Una pecca abbastanza palese dell’intera produzione – e intrinseca nel mondo dello scrittore americano – viene dall’omogenia degli avversari; sempre umani, a volte con un armamentario differente, ma sostanzialmente divisibili in alcune categorie molto chiare e legate al gameplay di combattimento offerto.

In Dune: Awakening generalmente gli scontri avvengono sulla lunga distanza grazie alle varie bocche da fuoco – si spazia dalle pistole, i fucili automatici, le armi da cecchino, e altri soliti noti – alternandosi occasionalmente a scontri ravvicinati con le lame dove gli scudi personali Holtzman trasformano gli scambi di fendenti in scontri elettrizzanti e sempre letali. Se avremo con noi una sacca di sangue e un estrattore, potremo anche recuperare i preziosi liquidi dai corpi dei nostri avversari, per essere poi riportati alla base e processati per ottenere acqua purissima, oppure per essere bevuti sul momento per sopperire alla sete, ma con l’applicazione di un malus.

Come accennato in precedenza, la grande libertà offerta dal titolo viene controbilanciata in maniera egregia da un sistema di missioni narrative e un folto agglomerato di quest secondarie, che si possono ritrovare sotto il menu chiamato Il Viaggio. Proprio come accaduto nella storia originale a Paul Atredis, anche noi ci troveremo a forgiare il nostro destino mentre ne seguiremo le sue orme. Oltre agli avamposti da esplorare, incontreremo molti personaggi in cerca di soccorso, o pronti a offrirci un affare che non potremo rifiutare. Sia questo andare a caccia di vecchie fiale contenenti un’antica cura, terminare con l’esistenza di un capo dei predoni, o individuare dei relitti nel deserto, tutto ciò che faremo non risulterà mai fine a se stesso.

Durante le nostre avventure potremo trovare anche schemi per costruire oggetti unici, il più delle volte da forgiare con una macchina fabbricatrice, e che richiedono materiali infusi con la Spezia – un materiale ricavato dalla sabbia dove abitano i vermi giganti -, ricca fonte di potenza, con il quale entreremo in contatto durante il completamento di alcune prove assegnateci dalle Bene Gesserit. Spezia che inizialmente sarà difficile da recuperare, se non impossibile da raccogliere, lentamente diverrà più accessibile grazie alla fabbricazione di strumenti appositi per la sua raccolta e l’utilizzo.

Avendo un numero finito di slot – sia da poter portare con noi che nei vari bauli che potremo costruire nelle nostre basi – dovremo quindi calcolare bene quali oggetti prelevare con noi dopo le nostre missioni. Progredendo nell’avventura avremo accesso a veicoli come i buggy delle sabbie e gli Ornitotteri, veicoli a metà tra un elicottero e un aereo, che semplificheranno gli spostamenti prima considerati letali attraverso la mappa. L’aggiunta dei veicoli porta con se anche un cambio quasi radicale nell’approccio al gioco, espandendo il concetto di sopravvivenza e portandolo a un livello di controllo territoriale e di risorse, che trivializzano in parte le fasi più avanzate nella componente PvE.

Sotto il Sole Gemello

L’avventura e la mappa di Dune: Awakening gestisce e alterna la sua componente PvE di stampo narrativo – completamente giocabile in solitaria – con i feroci scontri PvP – giocatore contro giocatore – suddividendo alcune zone del deserto all’interno dei servers, e offrendo degli occasionali punti d’interesse generati dalla caduta di navi, dove la raccolta di preziose risorse può vedere un conflitto momentaneo tra giocatori per il loro possedimento.

Una volta scelto un allineamento, potremo creare la nostra propria Gilda, e affrontare altre fazioni in quello che viene chiamato il Deserto Profondo; una porzione della mappa che si espande per diversi riquadri, dove è possibile trovare materiali, oggetti e risorse di alta qualità, ma anche scontri dove i giocatori più esperti possono privarci di tutti i nostri averi con un colpo balistico ben assestato.

L’intera struttura del PvP trova però la sua natura nel sistema di Landsraad. Se facciamo parte di una gilda, e abbiamo raggiunto un determinato punto nella storia, settimanalmente potremo prendere parte a sfide, quest, e lotte territoriali, per accumulare punti. La gilda con il maggior punteggio a fine settimana può votare per l’attuazione di decreti che possono impattare costi di commercio, allineamenti politici, persino apparizioni di drop all’interno delle aree del Deserto Profondo.

Affrontare questa zona è la via più semplice per ottenere risorse come il titano, la spezia, e schemi per oggetti unici, presenti anche in stazioni di NPC nemici, ma si dimostra quasi impossibile da giocare per chi vuole vivere come un lupo solitario, agevolando le vittorie delle gilde più numerose, portando anche alla nascita di modelle di meta del gameplay che possono appiattire in maniera considerevole l’esperienza nell’endgame – ornitottero da ricognizione equipaggiato con lanciarazzi è divenuto presto lo strumento più utilizzato per terrorizzare i giocatori più deboli -.

Funcom Oslo è attivamente al lavoro per bilanciare, rimodellare, e ampliare l’offerta nel Deserto Profondo, ascoltando e chiedendo feedback alla community, per cercare di comprendere come limare e stratificare in maniera meno aggressiva l’esperienza, cercando di mantenere un bilanciamento adeguato tra sfida e fattibilità anche per giocatori con gilde non numerose, o singleplayers.

Le visioni della Spezia

A muovere le sabbie di Dune:Awakening ci pensa l’Unreal Engine, qui nella sua versione 5.2, riuscendo a sfruttare al meglio le ultime soluzioni in ambito visivo, e di ricostruzione dell’immagine. L’implementazione dell’engine è solida e performante, con un’ottimizzazione lodevole, dove i pochi singhiozzi tecnici vengono ereditati dalla struttura del suo motore di gioco più che da problemi di sviluppo. Salvo il solito pop-up di textures, i problemi di stutter, e qualche calo di framerate di troppo, la vastità della mappa e del suo streaming di dati è testimonianza dell’esperienza decennale di Funcom nello sviluppo di giochi open world.

La pulizia tecnica è un chiaro passo avanti rispetto ad altri titoli che sfruttano la quinta iterazione dell’Unreal Engine, presentando un gioco significativamente più stabile, con meno crash e bug, rispetto al lancio del precedente Conan: Exiles. Restano alcune problematiche legate al lag tra le animazioni e la risposta del server, creando anche situazioni a volte bizzarre dove i nemici non registrano i colpi assegnati, scomparendo senza preavviso sotto i nostri occhi.

La direzione artistica cattura perfettamente l’essenza aliena ed epica di Dune. Come detto in apertura, le scelte stilistiche riprendono le nuove pellicole di Denis Villeneuve, riuscendo a trasporre fedelmente l’immaginario cinematografico nel mondo videoludico. La cura con cui tutto viene narrato anche attraverso le scelte dei colori, le composizioni delle strutture naturali e quelle delle civiltà che popolano Arrakis, sono di prim’ordine. Il design delle architetture brutaliste, ricche di luci che filtrano attraverso spiragli tra le sue mura, vengono arricchite dalle soluzioni software di raytracing offerte dal Lumen. Mentre i colori del mondo, dei costumi dei personaggi non giocanti, e lo spazio che circonda il pianeta, sono ben bilanciati e aiutano in maniera intradiegetica anche a riconoscere risorse e pericoli nel deserto.

Il sound design è altrettanto impressionante e merita una menzione speciale. Ogni elemento sonoro contribuisce a costruire l’atmosfera di Arrakis: dal sibilo del vento che trasporta la spezia e modella le dune, ai ruggiti profondi e inquietanti dei vermi della sabbia che preannunciano la loro presenza, fino al caratteristico crepitio dello scudo personale trafitto da un coltello. Ogni suono è curato nei minimi dettagli, offrendo un feedback appagante e aumentando il coinvolgimento del giocatore. Le musiche, pur non essendo sempre in primo piano, accompagnano l’esplorazione e i momenti di tensione con tracce evocative che richiamano le sonorità epiche e misteriose dell’universo di Dune, senza mai diventare ripetitive o intrusive. La combinazione di un sound design di alta qualità e una direzione artistica fedele all’IP crea un’esperienza sensoriale completa e profondamente immersiva, e di una qualità che raramente si vede in opere di questo tipo.

Commento Finale

La nuova fatica di Funcom Oslo è la miglior trasposizione dell’universo di Dune che si sarebbe mai potuti volere da fan – o meno – dell’opera letteraria o, meglio, delle recenti pellicole a esso ispirate. Dietro un titolo survival di stampo MMO, si nasconde un’esperienza brutale e avvincente, quanto unica e appagante; specialmente se riusciremo a trovare un affiatato gruppo d’amici con cui vivere l’intera avventura in PvE, e prepararci alla controparte PvP in continua evoluzione offerta dal gioco.

Nonostante pecchi in alcuni aspetti riguardanti il QoL quality of life -, specialmente per i neofiti del genere, e una ripetitività intrinseca nel suo genere, siamo di fronte a una trasposizione quanto più fedele possibile del mondo e la vita sul pianeta di Arrakis. Le sue lotte per la sopravvivenza, tra politica, guerra, e continua ricerca e costruzione del nostro personalissimo paradiso, tra l’inferno del calore delle lande aride del suo pianeta. Se siete anche solo vagamente incuriositi da Dune: Awakening, il nostro consiglio è quello di sfruttare questi mesi di caldo estivo per provare a immergevi completamente nel titolo, scrivere la vostra storia, e forse, diventare i nuovi Mahdi delle leggende Fremen.

Recensione Mobvoi TicNote, il registratore vocale intelligente che cambia il modo di lavorare e non solo

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Se avete letto i nostri articoli sugli smartwatch (TicWatch Pro 3 Ultra GPS, TicWatch Pro 5, TicWatch Pro 5 Enduro), probabilmente avrete familiarità con il marchio Mobvoi – società tecnologica con sede a Pechino, in Cina – e con la linea TicWatch. Mobvoi però è impegnata anche in altri ambiti differenti rispetto ai “wearable” come ad esempio “Palestra in Casa” e “Smart Life”; proprio con riferimento a quest’ultima categoria, l’azienda ha lanciato recentemente un prodotto completamente nuovo, distaccandosi completamente dal mercato degli smartwatch: Mobvoi TicNote, un potente e performante registratore vocale basato sull’intelligenza artificiale che si collega allo smartphone e utilizza un software basato sull’intelligenza artificiale per generare contenuti basati sulle note vocali. Il prezzo è di 169,99 € ma al momento in cui scriviamo può essere portato a casa rispettivamente a €127,49 sul sito ufficiale e a € 115,49 su Amazon.it.

Mobvoi TicNote Specifiche

ColoreGrigio
Dimensioni e peso86*55*3 millimetri; 29g
Capacità della batteria470 mAh; durata della batteria di 25 ore
Tempo di ricarica1,5 ore
Tempo di standby20+ giorni
Capacità di archiviazione (GB)64 GB
Capacità di stoccaggio (ore)Registrazioni di 434 ore
Registrazione continua25 ore
MaterialeCustodia in alluminio
Porta USBPorta USB-A
CollegareBLE/Wi-Fi
Gamma di registrazione10 mesi
Formati supportatiAudio: WAV; Riepilogo: Markdown, DOCX*, PDF*; Trascrizione: TXT; Mappa mentale: PNG, Xmind* (Nota: *disponibile a breve)
Microfono3 MEMS; qualità di registrazione a 1536 kbps; prestazioni di riduzione del rumore (MOS): * 3,5–4,2 (Nota: *testato in ambienti con rumore tipico, che varia in base al rapporto segnale-rumore.)
App complementare e modelli AIApp TicNote; basata su ChatGPT 4o, GPT-4o-mini e DeepSeek-R1
CompatibilitàCompatibile con iOS e Android

Confezione di vendita

Nella confezione di vendita del TicNote troviamo:

  • Mobvoi TicNote
  • Custodia nera
  • Anello magnetico
  • Cavo di ricarica magnetico

Connessione

Dopo aver aperto la scatola, abbiamo provato a connettere il dispositivo all’app TicNote… purtroppo senza successo. Dopo svariati tentativi, anche piuttosto arzigogolati, nulla da fare. Abbiamo segnalato la questione e Mobvoi si è prontamente scusata inviandoci un altro sample review. Fortunatamente, il nuovo dispositivo, aperta l’app TicNote è stato immediatamente riconosciuto connettendosi immediatamente al nostro S25 Ultra. Non sappiamo se la problematica del primo device sia capitata ad altri o comunque sia qualcosa di frequente ma – nel nostro caso – pur cambiando dispositivo Bluetooth, comunque non veniva riconosciuto. Ad eccezione di questo inconveniente, la connessione è stabile, senza perdite di alcun tipo.

Design e portabilità

Il TicNote sorprende per le sue dimensioni estremamente compatte: simile a una carta di credito, è stato realizzato in alluminio spesso soli 3 mm e con un peso variabile tra i 71g (senza cover) e circa 89g con custodia. Il colore? Un elegante e discreto antracite. La cover in simil pelle con aggancio MagSafe (per iPhone) o magnetico universale (per Android) lo rende facile da attaccare e portare sempre con sé. Il piccolo display OLED è intuitivo: visualizza lo stato, la connessione e la modalità, anche se le icone non sono sempre chiaramente leggibili. All’interno del TicNote troviamo tre microfoni MEMS che promettono una qualità di registrazione di 1536 kbps e ottime prestazioni di riduzione del rumore (MOS di 3,5-4,2), memoria interna da 64 GB (circa 430–434 h di registrazioni), batteria da 470 mAh con autonomia di 20–25 h di registrazione continua (oltre 20 giorni in standby), e la ricarica avviene in circa 1,5 h. C’è un singolo interruttore che consente di scegliere tra varie modalità, nello specifico per avviare e interrompere le sessioni di registrazione e per passare dalla registrazione vocale alla registrazione delle chiamate telefoniche dal ricevitore, quindi le chiamate Bluetooth non sono supportate.

AI – Shadow e funzionamento

Il vero punto di forza è l’agente intelligente “Shadow”, che sfrutta GPT‑4o, GPT‑4o‑mini e DeepSeek‑R1 per compiti come:

  • Trascrizioni automatizzate;
  • Riassunti intelligenti;
  • Traduzioni in oltre 100 lingue;
  • Mappe mentali (“Mind‑map”);
  • Risposte rapide (“Flash Chat”), approfondimenti (“Deep Think”), ricerche elaborate (“Deep Research”) e suggerimenti creativi (“Aha Moments”). 

Chattando con Shadow è possibile ottenere rapide risposte o con Deep Think, utilizzare la ricerca online per informazioni in tempo reale o per catturare pensieri casuali, sia come promemoria vocali che come note scritte. Per attività complesse, Deep Research aiuta ad analizzare i file del proprio progetto e le riunioni passate, tutto in un unico posto.

I tre microfoni MEMS integrati del TicNote hanno una portata di registrazione di 10 metri, ed è stato davvero sorprendente sentire le registrazioni nitide da una tale distanza. Attraverso il sensore a conduzione aerea è in grado di catturare suoni ambientali di alta qualità, necessari per riunioni e presentazioni, mentre attraverso il sensore a conduzione di vibrazione è in grado di catturare i suoni interni del telefono per garantire una registrazione chiara delle chiamate.

Switchando la levetta “mode” verso il basso si va ad attivare la modalità altoparlante che va sostanzialmente a catturare l’audio ambientale. In questo caso, il dispositivo è in grado di captare qualsiasi tipologia di parlato, dalle conversazioni in tempo reale, passando per eventuali altri suoni, provenienti dalla TV o addirittura è stato in grado di adattare perfettamente un audio di WhatsApp, trascrivendolo – parola per parola – con una precisione assolutamente incredibile, pronta all’utilizzo (nel nostro caso, l’audio trascritto ci è servito per una mail). Un qualcosa assolutamente da non sottovalutare, considerando non soltanto la precisione ma anche i tempi che potrebbero aumentare notevolmente la produttività dell’utilizzatore. Switchando la levetta “mode” verso l’alto – invece – il device passa alla modalità auricolare permettendo di registrare le chiamate in corso. E lo fa in modo discreto, senza interruzioni e con cancellazione del rumore.

Per quanto impeccabile sia stata l’esperienza, la vera magia avviene dopo aver sincronizzato le registrazioni con il telefono e aver aperto l’applicazione TicNote. È anche possibile avviare e interrompere le registrazioni direttamente dall’applicazione TicNote e, se il registratore AI di TicNote è spento, toccando “Registra” sul telefono si accenderà TicNote e inizierà la registrazione. Cliccando su una delle registrazioni mostrate nell’elenco è possibile visualizzare un riepilogo della registrazione, la trascrizione (che mostra anche diversi relatori), una ricerca approfondita e una mappa mentale della registrazione. I riepiloghi approfonditi includono panoramiche, dettagli e persino una lista di cose da fare; tutti questi elementi si sono rivelati incredibilmente accurati e utili. Altresì è possibile esportare audio, trascrizioni, riepiloghi, riassunti e la mappa mentale. L’applicazione TicNote include numerose altre funzioni, tra cui la gestione dei file in cartelle di progetto, la ricerca delle registrazioni, l’utilizzo dell’agente Shadow AI e altro ancora. All’interno di ogni cartella di progetto, è possibile aggiungere registrazioni, file locali (PDF, testo e documenti Word), riflessioni casuali e report di ricerca approfonditi. Insomma, avere l’intera conversazione senza dover distogliere l’attenzione per prendere appunti è un plus non da sottovalutare e che si adatta non soltanto in termini produttivi (lavoro, nel corso di riunioni e conferenze e studio, acquisendo memo audio o le relative lezioni) ma anche in ambiti come servizi legali (con ad esempio documentazione accurata dei casi) e assistenza sanitaria (strutturazione dei dati medici).

Precisione e limiti della IA

Nel complesso – come anticipato – le trascrizioni sono risultate davvero accurate, con un’ottima distinzione fra gli interlocutori. Tuttavia, con l’italiano la qualità talvolta diminuisce soprattutto in contesti più complessi. Le sintesi vanno bene per riassunti professionali (verbali, appunti, brainstorming), ma per citazioni letterali potrebbero non bastare. Ad ogni modo è possibile modificare il riepilogo in caso di eventuali inesattezze, tradurre in un’altra lingua e ritrascrivere dopo aver apportato le eventuali modifiche. Tutti i dati  acquisiti da TicNote vengono archiviati sull’infrastruttura cloud (che offre inoltre spazio di archiviazione cloud illimitato) di Mobvoi, con sede negli Stati Uniti. In termini di privacy, i dati locali sono crittografati, i file nel cloud sono di esclusiva proprietà dell’utente e l’elaborazione viene eseguita solo previa autorizzazione.

Accesso alle funzioni IA e costi

Il dispositivo include un piano gratuito con circa 300–4500 minuti al mese per IA. Superato il limite, serve un abbonamento “Pro” a €14,99 – 1500 crediti/mese o €89/anno. Se si decidesse di non abbonarsi al piano Pro, sarà comunque possibile ottenere 300 crediti gratuiti al mese.

Pacchetti di crediti:

  • €2,99 = 150 crediti
  • €9,90 = 750 crediti
  • €49,00 = 3750 crediti
  • €89,00 = 7500 crediti

Cosa sblocca un credito

  • Trascrizione & Riepilogo – 1 credito/minuto
  • Flash Chat – 1 credito/sessione
  • Deep Think – 2 crediti/sessione
  • Pensiero Casuale – 1 credito/sessione
  • Report di Ricerca Approfondita – 10 crediti/report
  • Momento Aha – Gratuito per un periodo limitato

Vale la pena acquistare il piano Pro? Se si necessita di prendere un bel quantitativo di appunti, la risposta è sì, ma le esigenze potrebbero essere diverse da utente a utente. Potreste prima provare le funzionalità non Pro e passare a quelle Pro in seguito, in modo tale da capire al meglio se possa fare o meno al caso vostro! Gli acquisti effettuati dal 15 aprile al 15 luglio 2025 includono 3 mesi gratuiti di abbonamento Pro (1500 crediti al mese).

Commento finale

Il Mobvoi TicNote è un dispositivo innovativo che fonde hardware minimale con intelligenza artificiale avanzata, offrendo un’esperienza unica nel panorama dei registratori vocali. È ideale per chi desidera trasformare semplici appunti in contenuti organizzati, riassunti o progetti strutturati, il tutto in modo rapido e automatico. Il design tascabile e l’autonomia lo rendono perfetto per l’uso quotidiano, anche in mobilità. Tuttavia, per sfruttarne davvero il potenziale – soprattutto in ambito professionale o accademico – è quasi indispensabile accedere al piano Pro e accettare qualche limite nella trascrizione in italiano. Nel complesso, il Movboi TicNote è un registratore vocale e un ottimo strumento per prendere appunti, che permette di essere davvero presenti durante incontri con altre persone o nel corso di telefonate senza dover sacrificare l’attenzione. Magari ce l’avessimo avuto durante i nostri studi universitari, sicuramente ci avrebbe aiutato e non poco!







Recensione Wilmot’s Warehouse, ordine nel caos

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Wilmot’s Warehouse ha una storia curiosa alle spalle, che non inizia sui tavoli da gioco bensì nel mondo videoludico. Nel 2019 infatti Richard Hogg e Ricky Haggett (formalmente Hollow Ponds) lanciavano per macOS, Nintendo Switch e piattaforme Windows l’omonimo videogioco rompicapo in cui l’obiettivo era gestire un magazzino. Al netto di un riscontro nettamente positivo da parte degli amanti del panorama indipendente, pochi anni dopo CMYK ne annunciava un adattamento sotto forma di boardgame.

Attingendo dallo spirito originario della produzione, Wilmot’s Warehouse esordiva sul suolo statunitense l’anno scorso con il supporto degli sviluppatori originali (e David King (II)). Il risultato fu acclamato da pubblico e critica, con diverse illustri nomination nell’ambito dei Golden Geek e degli Origins Award. A distanza di qualche mese, il cooperativo a base di memoria ed immaginazione è arrivato in Italia per conquistare anche il pubblico nostrano con una proposta originale e fuori dagli schemi.

Il gioco è disponibile al prezzo di € 34,99 dal 24 Aprile nei negozi fisici e presso i rivenditori online (come Amazon), distribuito nel nostro Paese da Asmodee Italia. Se invece siete incuriositi dalla versione videoludica di Wilmot’s Warehouse, disponibile su Steam e Nintendo eShop, di seguito ne trovate lo stuzzicante trailer di lancio.

Confezione di vendita

Fin dal proprio packaging, Wilmot’s Warehouse da sfoggio di stile mettendo in primo piano la propria peculiare direzione artistica. Un po’ pop art, un po’ astratto postmoderno, il prodotto colpisce da subito sfoggiando alcune delle iconiche illustrazioni che i giocatori troveranno nel corso delle proprie partite. Lo sforzo artistico di Richard Hogg riprende di peso quanto realizzato nell’incarnazione videoludica, acquistando tuttavia una nuova dimensione attraverso rielaborazioni e novità.

Al tempo stesso, un altro aspetto non passa inosservato: le dimensioni della confezione. Le sue proporzioni non si possono certo definire modeste, con una scatola 27 cm x 27 cm e 7 cm di profondità. Anche il peso risulta piuttosto sostenuto, anticipando un contenuto piuttosto generoso.

Al momento dell’unboxing, infatti, Wilmot’s Warehouse ci accoglie con un elegante Manuale del Dipendente (ovvero, il regolamento) che introduce carismaticamente il resto della componentistica. Il packaging rivela così un piccolo box di cartoncino contentente 150 carte Cliente e 30 carte Idea Obbligatoria, un sacchetto contenente 150 tessere Prodotto ed un tabellone Magazzino. Ogni elemento appare in linea con il design del gioco, colpendo in particolar modo per cura realizzativa e resa generale (anche se il box di cartoncino è davvero delicato, così come le carte).

Quello che tuttavia ci ha convinto meno pur nell’estrema cura di tutte le componenti, è nelle proporzioni generali. L’apertura della confezione rivela infatti molto spazio libero, che poteva essere razionalizzato variando di poco le proporzioni generali di tessere e tabellone. Trattandosi di dimensioni corpose, una piccola variazione non avrebbe influito granché (anzi, in alcuni casi le edizioni ridotte son molto più pratiche di quelle originali). Al tempo stesso, sarebbe stata una scelta in grado di contenere volume e peso della confezione.

Regole della partita

Wilmot’s Warehouse si struttura in due macrofasi distinte, precedute dalla rituale preparazione del tabellone di gioco.

Predisposto il Magazzino, si pescano casualmente 35 tessere Prodotto dal sacchetto e si compongono cinque pile di sette tessere a faccia in giù ognuna. Ciascuna dovrà essere posta in corrispondenza di ogni giorno della settimana. Successivamente si pone una carta Idea Obbligatoria sopra la pila di tessere di ogni giorno (tranne quella del lunedì). Disposte dunque le carte Cliente a faccia in giù accanto al tabellone, si inizia la partita.

Nella prima macrofase, si inizierà la settimana lavorativa dei giocatori. Giorno per giorno, tutti i componenti dovranno pescare a turno una tessera Prodotto, discuterne con il resto del gruppo e deciderne una collocazione a faccia coperta nel Magazzino. Ai giocatori verrà promosso l’intuito creativo, andando a creare collegamenti mentali tra le varie tessere attraverso la creazione di brevi storielle a seconda dell’interpretazione delle singole raffigurazioni. Dal martedì in poi, a questa dinamica si aggiungerà la carta Idea Obbligatoria, che imporrà qualche variabile per ciascun turno lavorativo.

Al termine del venerdì, inizierà la seconda macrofase. In quest’ultima, partirà un timer da 5 minuti (munitevi di cronometro): una folla di clienti arriverà richiedendo dei prodotti. La vostra squadrà dovrà cercare contemporaneamente tra le carte Cliente e collocarle sulle loro tessere Prodotto a faccia in giù corrispondenti. Al termine del tempo a disposizione, in base al numero di associazioni a buon fine saranno attribuite dei valori. Questi verranno poi inseriti all’interno di una valutazione delle prestazioni della squadra.

L’esperienza di gioco

Wilmot’s Warehouse si è rivelata, nel corso della nostra prova, una delle esperienze più fresche e stuzzicanti dell’anno.

Tutto ruota attorno alla capacità, da parte dei giocatori, di trovare una sinergia comune all’interno di un ritmo incalzante fatto di immaginazione, associazione di idee e memoria. Grazie ad un regolamento molto chiaro e lineare, Wilmot’s Warehouse riesce a regalare partite sempre diverse. L’elemento di variabilità risiede proprio nella fantasia dei partecipanti, che possono dar vita a scenari avvincenti di narrazione condivisa. Un elemento, quest’ultimo, che quasi avvicina la proposta CMYK al mondo della ruolistica cartacea dei grandi giochi di ruolo. Insomma: se avete amato i concept di fondo di classici come Dixit, Wilmot’s Warehouse potrebbe essere l’evoluzione cooperativa che stavate aspettando.

Le meccaniche principali ruotano attorno al concept di storytelling, veicolati dal piazzamento tessere, fino alla fase finale dove esplode la frenesia del memory. Lungo il percorso, a vivacizzare e porre vincoli alla cooperazioni ci pensano le carte Idea Obbligatoria, in grado di infondere quel tocco di sano e ludico imprevisto. Il ritmo complessivo è apparso in ogni momento solido ed incalzante, seppur l’esplosione con countodown finale potrebbe esser percepito un po’ sui generis per alcuni (soprattutto in contrasto con la prima macrofase molto più pacata).

Proprio le peculiarità che rendono Wilmot’s Warehouse una piccola gemma nel panorama del 2025 costituiscono i potenziali limiti che potrebbero frenare parte del pubblico. Proprio l’estremo affidamento sull’iniziativa dei giocatori potrebbe infatti allontanare chi non è particolarmente incline ad attingere dalla propria fantasia. Al tempo stesso, come già anticipato, non ci hanno convinto granché le dimensioni della confezione. Probabilmente si poteva ridurre di qualche centimetro il tutto, rendendo la proposta molto più trasportabile (una feature che tanti amanti dei giochi da tavolo reputano sempre più fondamentale).

Commento finale

Cosa succede quando la creatività incontra la memoria, sullo sfondo di una immaginazione lasciata a briglie sciolte? Wilmot’s Warehouse risponde a questa domanda con originalità e stile, adattando un piccolo cult della scena videoludica indipendente in un gioco da tavolo collaborativo vibrante di carisma. Organizzare un magazzino attraverso buffe storielle è un’esperienza in grado di regalare tante ore di genuino divertimento tra risate ed ironia. Una proposta dalla grande personalità, impreziosita da materiali intriganti e da un design davvero ispirato: un must buy del 2025, a patto di lasciarsi trasportare sulle ali della fantasia.

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

Metal Gear Solid Delta: Snake Eater si mostra in azione: nuovo trailer gameplay

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Con un’uscita ormai alle porte, Metal Gear Solid Delta: Snake Eater torna a far parlare di sé con un nuovo trailer pubblicato da Konami, breve ma piuttosto intenso, dedicato interamente al gameplay e alle sequenze di combattimento. È un assaggio concreto di come il remake dell’amatissimo prequel stia evolvendo rispetto all’originale, pur mantenendone intatta l’identità.

Nel video vediamo Snake abbandonare la copertura per affrontare un gruppo di nemici, con una dinamica che alterna movimenti stealth e attacchi diretti. Dopo una manovra evasiva, il protagonista imbraccia un fucile a pompa e si lancia in uno scontro a fuoco ravvicinato, eliminando uno ad uno gli avversari. Il gameplay mostra anche il passaggio dalla visuale in terza persona alla mira precisa in prima persona, a dimostrazione della volontà di Konami di modernizzare l’esperienza, mantenendola però fedele alle radici della serie.

Un gameplay modernizzato ma fedele all’originale

Quel che emerge con chiarezza è che Metal Gear Solid Delta non punta a stravolgere l’esperienza originale, ma piuttosto a rifinirla sotto il profilo tecnico e dei controlli, sfruttando le possibilità offerte da hardware attuale. Il sistema di telecamera più fluido, l’interfaccia rivisitata e la risposta dei comandi sembrano pensati per avvicinare il gioco alle aspettative odierne, senza però snaturarne la struttura stealth e l’approccio tattico.

Una scelta che molti fan apprezzeranno: toccare un’opera così iconica come Snake Eater può essere rischioso, e Konami sembra esserne pienamente consapevole. Gli sviluppatori hanno infatti preferito un remake rispettoso, che aggiorna ma non altera, e il risultato – per ora – appare promettente.

L’attesa si accorcia: Snake è pronto a tornare

La data di uscita di Metal Gear Solid Delta: Snake Eater si avvicina a grandi passi, e mancano ormai poche settimane al debutto del remake su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Lo dimostrano anche gli ultimi movimenti promozionali da parte di Konami, che negli ultimi giorni ha rilasciato clip dedicate e video gameplay incentrati sulle nuove modalità e sulla rinnovata gestione dei controlli.

Il ritorno di Snake Eater è stato accolto con entusiasmo sin dal primo annuncio, e il coinvolgimento della fanbase è rimasto costante anche durante lo sviluppo. Per milioni di giocatori, si tratta di un ritorno iconico, che punta a ricreare un classico senza tempo con un tocco di modernità, senza tradirne lo spirito originale.

Dove seguire lo State of Play dedicato a Ghost of Yotei: orario e link ufficiali

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Ci siamo: l’attesa per Ghost of Yotei entra nel vivo. Sony ha annunciato uno State of Play interamente dedicato al sequel di Ghost of Tsushima, in arrivo il prossimo 2 ottobre su PlayStation 5. L’evento sarà trasmesso oggi, 10 luglio, alle ore 23:00 italiane sui canali ufficiali YouTube e Twitch di PlayStation, con una durata complessiva di circa 20 minuti.

Si tratterà di uno speciale monografico, privo di sorprese legate ad altri titoli: l’intero show sarà focalizzato esclusivamente sulla nuova avventura samurai firmata Sucker Punch, una delle esclusive più attese dell’anno.

Gameplay inedito e nuovi dettagli su Atsu

Lo State of Play verrà presentato dai direttori creativi Jason Connell e Nate Fox, che guideranno gli spettatori in un approfondimento dettagliato sulle meccaniche di gameplay, le nuove armi e le modalità speciali di Ghost of Yotei. Al centro della scena ci sarà Atsu, la nuova protagonista, impegnata in una missione di vendetta che promette di essere tanto personale quanto brutale.

Durante la diretta verranno svelate anche funzionalità inedite legate alla personalizzazione del viaggio, con uno sguardo a tutto ciò che contribuirà a rendere questa esperienza ancora più immersiva rispetto al capitolo precedente. Chi ha amato Ghost of Tsushima saprà bene cosa aspettarsi: una cura maniacale per l’atmosfera, un sistema di combattimento raffinato e un’estetica ispirata al Giappone feudale, rivista in chiave epica.

Come vedere lo State of Play in diretta

Per seguire l’evento live, sarà sufficiente collegarsi ai canali Twitch o YouTube di PlayStation alle 23:00 italiane. In alternativa, molte testate – inclusa SpazioGames – trasmetteranno il video in embed all’interno dei propri articoli, permettendovi di seguirlo direttamente dal browser.

Al momento non è prevista alcuna replica immediata in italiano, ma i contenuti principali saranno riassunti nei minuti successivi alla diretta, con aggiornamenti dedicati sulle principali novità mostrate.

STALKER 2 arriva su PS5 entro la fine del 2025: confermata la versione per la console Sony

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Dopo anni di attesa, tra rinvii e ostacoli legati a uno sviluppo segnato dalla guerra in Ucraina, STALKER 2: Heart of Chornobyl si prepara finalmente ad approdare anche su PlayStation 5, verso la fine del 2025. Una notizia che circolava da tempo sotto forma di rumor e che ora trova conferma grazie a fonti vicine a GSC Game World, il team ucraino che ha dato vita a questa esperienza unica a metà tra sparatutto, horror e survival.

L’accordo di esclusività temporale con Microsoft, inizialmente previsto per tre mesi, sta infatti per concludersi, aprendo così le porte all’arrivo su nuove piattaforme. La versione PS5 dovrebbe includere tutti gli aggiornamenti pubblicati dal lancio, comprese le patch correttive e ottimizzazioni tecniche, oltre a possibili miglioramenti esclusivi per il DualSense, come feedback aptico, grilletti adattivi e audio 3D.

STALKER 2 su PS5: cosa aspettarsi dalla Zona

L’arrivo del gioco su PS5 non è solo una questione di tempistiche, ma anche di potenziale tecnico. Se da una parte la versione Xbox ha già mostrato muscoli e atmosfere opprimenti in linea con la tradizione della serie, su PlayStation 5 ci si aspetta qualcosa in più: supporto nativo per l’hardware Sony, tempi di caricamento ridotti e una resa audio-visiva ulteriormente immersiva.

Tutto questo senza intaccare la natura profonda del gioco: STALKER 2 è ambientato in una Zona contaminata attorno alla centrale nucleare di Černobyl, un’area mutata e imprevedibile dove ogni passo può essere fatale. Il sistema di fazioni dinamiche, la sopravvivenza basata sulle scelte morali del giocatore e una narrativa ramificata rendono l’esperienza altamente coinvolgente. Non a caso, il titolo ha ricevuto ottimi riscontri sin dal lancio, come vi abbiamo raccontato anche nella nostra recensione di STALKER 2.

Un traguardo importante per GSC Game World

Portare STALKER 2 su PS5 rappresenta anche un passaggio simbolico per il team di GSC, che ha continuato lo sviluppo nonostante le condizioni durissime imposte dal conflitto in corso in Ucraina. Una resilienza che ha trovato riscontro nella qualità del lavoro: dalla direzione artistica alle meccaniche survival, passando per un comparto tecnico che, pur con qualche difficoltà iniziale, è stato costantemente migliorato.

Per ora, non ci sono dettagli su una possibile edizione fisica, contenuti esclusivi o data esatta di uscita. Ma tutto lascia pensare che queste informazioni arriveranno a breve, forse già nelle prossime settimane.

Anche su PlayStation, il cuore di Černobyl tornerà a battere

Con l’arrivo su PS5, STALKER 2: Heart of Chornobyl si prepara a raggiungere un pubblico ancora più vasto, chiudendo simbolicamente il cerchio iniziato con l’annuncio del progetto anni fa. Sarà l’occasione per i fan della saga di ritrovare quelle atmosfere sospese tra reale e surreale, tra fango, radiazioni e scelte morali mai scontate.

Dopo l’uscita su Xbox e PC, ora anche i giocatori PlayStation potranno esplorare la Zona, affrontare i suoi mostri e i suoi misteri, e scoprire perché STALKER 2 non è solo uno sparatutto, ma un viaggio esistenziale in un mondo che ci somiglia più di quanto vorremmo ammettere.

Recensione Duck & Cover, voglio restare tutto il giorno in una vasca

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Ventincinque anni fa (!) Alex Britti ci cantava quanto fosse bello restare in una vasca di acqua calda: con le temperature attuali sarebbe preferibile qualcosa di più rinfrescante, magari in compagnia delle paperelle di Duck & Cover. Da classica icona della cultura pop occidentale a fenomeno trendy di mercato (chi non ha visto le mille interpretazioni dei Duck Store?), i simpatici animali in gomma sono protagonisti assoluti dell’agile filler immaginato da Oussama Khelifati (Pengo Jump).

Arricchito dalle vivaci e coloratissime illustrazioni di Adrien Journel (accreditato anche per Path of Civilization), Duck & Cover è un allegro competitivo da due a sette giocatori fondato su strategia, probabilità… e stravaganti paperelle.

Il gioco è disponibile al prezzo di € 14,99 dal 30 Aprile nei negozi fisici e presso i rivenditori online (come Amazon), distribuito nel nostro Paese da Asmodee Italia.

Confezione di vendita

Da buon titolo rivolto al grande pubblico, il packaging di Duck & Cover punta alla semplicità ed alla tascabilità. Senza dimenticare di proporre uno stile accattivante e subito riconoscibile.

La confezione si presenta così con proporzioni contenute (10 cm di lunghezza per 19,3 cm di altezza, oltre a 3,4 cm di profondità), per un formato che si presta piuttosto bene al trasporto, complice anche un peso davvero modesto. Forse si tratta di una scatola appena un filo ingombrante (dal punto di vista della superficie), ma nulla che un amante dei giochi da tavolo non riesca a gestire in scioltezza.

Il tratto artistico di Adrien Journel la fa da padrone, anticipando con sgargianti colori accesi il ricchissimo roster di paperelle di gomma di Duck & Cover. Dal canto suo, la confezione strizza anche l’occhio (in maniera un pochino maliziosa) al font del memorabile DuckTales, per destare da subito un affettuoso amarcord in ogni millennial. Coincidenze?

All’interno della confezione sono presenti un mazzo di pesca da 26 carte, 84 carte Paperella, un blocchetto segnapunti ed un regolamento. Un set piuttosto essenziale, senza particolari chicche dal punto di vista dei materiali impiegati. Non essendo presente una matita o una penna per annotare l’andamento delle partite (e non essendoci neanche dello spazio extra all’interno della confezione), dovrete immaginare di attrezzarvi adeguatamente soprattutto se vorrete portarlo sempre con voi.

Regole della partita

Strutturata in tre round, in Duck & Cover l’obiettivo della partita è avere il punteggio totale più
basso.

La fase di preparazione richiede ad ogni giocatore di scegliere una delle sette famiglie di Paperelle, mescolarne le rispettive dodici carte per poi collocarle casualmente a faccia in su in una griglia 4×3. Si predispone dunque il mazzo di pesca disponendolo a faccia in giù al centro del tavolo.

All’inizio di ogni turno il primo giocatore (il Capitano) legge a voce alta la carta in cima al mazzo di pesca. Tutti i giocatori devono muovere contemporaneamente la propria carta corrispondente alla carta letta dal Capitano in uno tra due modi. La carta può essere mossa orizzontalmente o verticalmente sopra ad un’altra carta direttamente adiacente a essa. La carta copre (Cover) così la carta su cui viene collocata. In alternativa, la carta viene mossa (Duck) in un qualsiasi spazio vuoto adiacente (anche al di fuori della griglia 4×3 originale), senza tuttavia coprire nessun’altra carta. Se non è possibile effettuare alcuna delle due azioni, il giocatore dice Qua Qua. Se nessun giocatore è nelle condizioni di effettuare azioni, la corrispondente carta pescata dal mazzo di pesca va ad alimentare la pila degli scarti.

Sussistono altresì alcune carte speciali nel mazzo di pesca, che attivano effetti particolari. Max impone ad ogni giocatore di giocare la propria carta visibile con il valore più elevato. Ripeti invece costringe ogni giocatore a giocare nuovamente una carta uguale all’ultima carta appena pescata.

Un round termina quando uno o più giocatori sono riusciti a impilare tutte le loro carte in un’unica pila oppure un determinato numero di carte è stato collocato nell’area degli scarti. Vince la partita chi, al termine dei tre round, ha rimosso il maggior numero di carte.

L’esperienza di gioco

Duck & Cover certifica ancora una volta l’intuito di Asmodee nel portare nel nostro paese esperienze molti divertenti.

Nel caso specifico, la proposta di Oussama Khelifati si è rivelato un solido competitivo, adatto a tutto il pubblico grazie soprattutto a regole molto semplici ed un’immediatezza travolgente. Gran parte del merito, ovviamente, è anche da attribuire alle carismatiche paperelle di gomma raffigurate da Adrien Journel. Dalle citazioni a pellicole horror a leggende della musica, passando per figure storiche e creature mitologiche, tutti si lasceranno andare ad un sorriso nel vedere le variopinte carte di Duck & Cover.

Scendendo nel dettaglio delle partite, fondalmentalmente il titolo si presta ad una doppia chiave di lettura. Da un lato c’è l’eterna alea che può spostare l’andamento delle partite in ogni istante. Dall’altro lato tuttavia ci sarebbe anche un profilo maggiormente strategico, fondato sui calcoli probabilistici che il regolamento permetterebbe. Posto che è dunque possibile giocare sfruttando alcuni ragionamenti matematici, la nostra prova ha messo in chiara evidenza che il maggior divertimento si ottiene semplicemente lasciandosi trasportare dalla leggerezza di Duck & Cover. Che poi è esattamente il tipo di esperienza che vuol veicolare, specialmente nel chiudere in bellezza una serata tra risate e buon’umore.

A ben vedere, forse proprio la poca profondità di Duck & Cover potrebbe essere un deterrente per parte del pubblico. Per essere un competitivo, abbiamo infatti constatato che l’interazione tra i giocatori è piuttosto blanda. Al tempo stesso, le carte speciali forniscono un po’ di vivacità extra ma resta la sensazione che si potesse osare di più. Magari prevedendo varianti maggiormente punitive per seminare della sana zizzania tra i giocatori più smaliziati.

Commento finale

Duck & Cover è esattamente come un refrigerante bagno in compagnia della propria inseparabile paperella di gomma. Il titolo competitivo di Oussama Khelifati è un’esperienza rilassante e ritemprante, particolarmente adatto per tutto il pubblico soprattutto per chiudere in spensieratezza una serata di giochi. Un prodotto senza grandi pretese, in bilico tra imprevedibilità e probabilità, che magari non sarà il blockbuster dell’anno ma che può essere una valida proposta per rinfrescare la lunga estate caldissima.

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

FC 26, tutto quello che sappiamo: Data di uscita, bonus pre-order, nuove carte, icone e licenze

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FC 26 avrà presto l’attenzione di tutti i giocatori, poiché il ciclo del suo predecessore, FC 25 (qui la nostra recensione completa), sta per entrare nelle sue fasi finali. Sebbene EA FC 26 sia sicuramente in arrivo, non ci sono notizie ufficiali particolari a riguardo. Fortunatamente, grazie a fughe di notizie e alle pubblicazioni delle iterazioni precedenti, abbiamo già diversi dettagli su ciò che ci aspetta. Ecco cosa sappiamo realmente del prossimo capitolo di EA Sports che si andrà ad aggiungere al franchise di FC!

Data di uscita di EA Sports FC 26

Secondo @futlatestinfo, autorevole leaker di EA FC , FC 26 uscirà in tutto il mondo il 26 settembre 2025. I possessori della Ultimate Edition, invece, avranno accesso al gioco il 
19 settembre, con una settimana di anticipo rispetto alla standard edition.

La data di uscita di EA FC 26 non è ancora stata ufficialmente confermata, ma considerando che EA tende a pubblicare un nuovo capitolo di FC alla fine di settembre, il rumor potrebbe essere corretto.

A ulteriore conferma di questa fuga di notizie, EA ha recentemente pubblicato i risultati finanziari del quarto trimestre e dell’anno fiscale 2025, condividendo anche le finestre di lancio per il trimestre successivo. È stato annunciato che EA FC 26 verrà lanciato nel secondo trimestre dell’anno fiscale dell’editore, il che significa che uscirà tra il 1° luglio 2025 e il 30 settembre 2025.

La data di uscita è stata anticipata da alcune indiscrezioni che avevano suggerito che EA FC 26 Ultimate Edition sarebbe stato pubblicato il 23 agosto, un mese prima del lancio di FC 25. Tuttavia, questa data sembra estremamente improbabile.

[AGGIORNAMENTO]

EA ha confermato che FC 26 sarà pubblicato il 26 settembre 2025 mentre l’accesso per i possessori della Ultimate Edition sarà possibile a partire dal 19 settembre 2025.

Il logo FC 26 è trapelato da @SizePlaystation ad aprile anticipando una nuovissima combinazione di colori per il gioco.

Caratterizzato da colori come il blu navy, l’azzurro, il viola, il verde e il giallo, riesce sicuramente a distinguersi.

A giudicare dalle tendenze precedenti, i colori del logo di solito compaiono nel gioco stesso, inclusi menu e interfaccia utente. Quindi, è probabile che vedremo questi colori quando caricheremo Ultimate Team e la modalità Carriera in FC 26.

Stella di copertina di EA FC 26

Un’altra fuga di notizie @madfut.apps e @FutSheriff vede che non Jude Bellingham sarà ancora una volta la star di copertina di EA FC 26, ma non sarà da solo. Infatti, sarà accompagnato da Jamal Musiala del Bayern Monaco.

Il centrocampista del Real Madrid e della nazionale inglese ha fatto il suo debutto come stella di copertina per FC 25, ma alcune indiscrezioni lasciano intendere che continuerà a essere il volto del franchise dopo aver firmato un accordo pluriennale con EA SPORTS.

L’ultimo giocatore ad apparire per due volte consecutive sulla copertina dell’EA FC è stato il compagno di squadra di Bellingham nel Real Madrid, Kylian Mbappé.

Per Musiala, l’annuncio sarebbe storico: diventerebbe il secondo giocatore tedesco ad apparire sulla copertina del franchise dopo Marco Reus apparso su quella di FIFA 17.

Infine, sulla Ultimate Edition è stato confermato direttamente da EA che ci sarà nientedimeno che Zlatan Ibrahimović.

La copertina della Ultimate Edition presenta molteplici riferimenti nella riproduzione dell’iconica foto scattata da Ibrahimović quando era agli inizi della sua scintillante carriera calcistica:

  • Riferimenti ai precedenti club di Ibrahimović: Ajax, Paris Saint-Germain, LA Galaxy, Malmo FF e la nazionale svedese;
  • Il Milan non è presente in quanto EA Sports non detiene i diritti ufficiali di partnership con il club;
  • Una foto incorniciata della foto originale di Ibrahimović;
  • Un’anteprima dei menu di FC 26 sullo schermo del computer, incluso un potenziale cenno all’aggiunta di Alex Morgan come icona FC;
  • Una foto incorniciata della leggendaria rovesciata di Ibrahimović indossando la maglia della nazionale svedese contro l’Inghilterra il 14 novembre 2012;
  • Molteplici riferimenti a Ronaldo Nazário, l’idolo d’infanzia dello svedese.

Nuove icone in EA Sports FC 26

Se siete nuovi nella serie di giochi FC, vi starete sicuramente chiedendo chi sono i giocatori icona? Le icone sono i giocatori che non sono più in attività. Sono le leggende del passato. I giocatori che un tempo dominavano il campo e si sono ritirati tornano in gioco (in formato virtuale) come icone o leggende. E allora, che dire di FC 26 e dei giocatori icona della nuova versione? Le indiscrezioni suggeriscono che i seguenti giocatori arriveranno nel gioco come nuove icone:

  • Andrés Iniesta – Spagna
  • Zlatan Ibrahimović – Svezia
  • Toni Kroos – Germania
  • Marcelo – Brasile
  • Giorgio Chiellini – Italia
  • Alex Morgan – Stati Uniti
  • Francesco Totti – Italia
  • Oliver Kahn – Germania
  • Sara Thunebro – Svezia
  • Cha Bum-Kun – Corea del Sud
  • Steffi Jones – Germania
  • Sissi – Brasile

Nuovi eroi in EA Sports FC 26

Non soltanto nuove icone ma anche ben 8 nuovi eroi dovrebbero aggiungersi ad FC 26: Quaresma, De Rossi, Aimar, Zamorano, Salgado, Scott, Nécib, Laudehr.

Un possibile nuovo design per le carte in EA FC 26?

Le indiscrezioni suggeriscono che il design delle carte sarà completamente nuovo e diverso rispetto a quello in FC 25. In particolar modo pare che le carte rare e Squadra della Settimana (TOTW) saranno rivisitate.

Licenze

Uno dei maggiori punti di forza di EA FC è l’ineguagliabile numero di campionati e club su licenza: EA FC 25 ne include 38 da tutto il mondo. Non ci sono ancora notizie di nuove aggiunte, ma è possibile aspettarsi la presenza di tutti i più grandi nomi, tra cui Premier League, Bundesliga e LaLiga.

Tuttavia, due grandi club che non riceveranno la licenza sono il Milan e l’Inter. I due colossi italiani hanno un accordo esclusivo con Konami per apparire in eFootball, quindi saranno inclusi come Milano FC e Lombardia FC, con divise e stadi generici.

Ci sono però delle buone per i tifosi di calcio tedeschi: l’Allianz Arena del Bayern Monaco fa il suo grande ritorno nel gioco.

Integrazione Spotify

La serie EA FC o FIFA è nota per le sue colonne sonore, ma gli sviluppatori stanno testando il supporto completo di Spotify, che permetterà di ascoltare le proprie canzoni durante la partita. È già stato testato in alcune regioni con EA FC 25, ma è previsto un lancio mondiale, e le indiscrezioni lasciano intendere che il lancio avverrà con FC 26. Una volta attivate, le playlist personalizzate potranno essere selezionate tramite una scheda integrata o tramite il telefono.

Bonus pre-ordine

I preordini non sono ancora attivi, ma dopo le recenti indiscrezioni, è stato confermato cosa includerà il pre-order:

  • 1 di 15 Icona al lancio non scambiabile
  • 6.000 FC points (distribuiti su più mesi)
  • Pass Premium Stagione 1
  • Sette giorni di accesso anticipato
  • Pick icon 93+ OVR e evoluzione giocatore in FC 25

Per ottenere l’Icona inclusa nei bonus pre-ordine, è necessario pre-ordinare FC 26 entro 
il 26 agosto 2025.

I pre-order per EA SPORTS FC 26 sono già disponibili su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, PC, Amazon Luna, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Il gioco – come anticipato – sarà disponibile in tutto il mondo dal 26 settembre 2025 mentre l’accesso anticipato alla Ultimate Edition avverrà a partire dal 19 settembre 2025.

Per i membri di EA Play: il Club è Vostro in EA SPORTS FC 26, con la prova di accesso anticipato di 10 ore di EA Play, a partire dal 19 settembre 2025. I membri ottengono anche ricompense esclusive tra cui gettoni Draft mensili per Ultimate Team e ricompense stagionali per il club, oltre a ricevere il 10% di sconto sui contenuti digitali EA, inclusi pre-order, download di giochi, FC Points e DLC. Per maggiori informazioni su EA Play visitate ea.com/ea-play.

Piattaforme

Stiamo entrando in un’epoca in cui alcuni titoli vengono lanciati esclusivamente su PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC, lasciandosi alle spalle i sistemi di vecchia generazione. Purtroppo, EA sembra destinata a seguire questa tendenza, come ha fatto recentemente con F1 25 pubblicato esclusivamente su console di ultima generazione. Ma anche qui, per quanto riguarda FC 26, non abbiamo certezze. Infatti, @madfut.apps in accordo con il noto leaker @FutSheriff su Instagram ha “confermato” che il gioco sarà disponibile sia sulle console di vecchia (che contano ancora un bel gruppo nutrito di giocatori) che di nuova generazione.

[AGGIORNAMENTO]

FC 26 sarà disponibile per PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, PC, Amazon Luna, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.

Quando verrà pubblicato il trailer di presentazione di EA Sports FC 26?

Il trailer di presentazione di EA Sports FC 26 è stato presentato il 16 luglio 2025; potete guardarlo qui in calce:

Quali sono le novità di gameplay?

Le migliorie al gameplay di FC 26 sono molteplici; potete scoprirle al seguente link:

FC 26, tutte le novità di gameplay: Nuove meccaniche di tiro e di passaggio, PlayStyles, Ruoli Giocatore, FUT rivisitato e altro ancora

Per ora, questo è tutto ciò che sappiamo su EA Sports FC 26, ma continueremo a tenere aggiornata questa pagina con tutti gli ultimi annunci non appena ci saranno.

NBA 2K26 annunciato ufficialmente: Shai Gilgeous-Alexander è l’atleta di copertina

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Non è passato molto tempo tra le indiscrezioni e l’annuncio ufficiale: NBA 2K26 è stato confermato da Visual Concepts e 2K Games con un reveal mirato e puntuale, che ha tolto ogni dubbio sull’identità del nuovo volto scelto per la copertina. Sarà Shai Gilgeous-Alexander a rappresentare la Standard Edition del gioco, proprio come era trapelato poco prima della presentazione.

Classe 1998, canadese e attualmente in forza agli Oklahoma City Thunder, Shai è una delle stelle più brillanti e in crescita della NBA. Dotato di un repertorio offensivo estremamente completo e di una visione di gioco fuori dal comune, il suo nome è ormai una certezza tra gli appassionati, e la scelta di affidargli la copertina del nuovo capitolo segna un passaggio di testimone simbolico nel mondo del basket digitale.

Uscita in autunno e apertura delle prenotazioni

Con l’annuncio è arrivata anche la finestra di lancio: NBA 2K26 arriverà questo autunno, anche se la data esatta sarà svelata a brevissimo, probabilmente già domani con l’apertura delle prenotazioni ufficiali. I rumor di billbil-kun parlano del 5 settembre 2025, e tutto lascia intendere che l’informazione verrà confermata a stretto giro.

Nel frattempo, l’entusiasmo per l’annuncio si mescola con la curiosità su eventuali novità di gameplay, modalità inedite o miglioramenti tecnici, che però restano per ora sotto traccia in attesa di ulteriori dettagli da parte di 2K.

La conferma di Nintendo Switch 2 e il cambio di rotta sulle piattaforme

Un altro aspetto che ha fatto discutere è la conferma ufficiale della versione Nintendo Switch 2, che affiancherà le edizioni per le console di ultima generazione. Diversamente da quanto accadeva in passato, infatti, pare che NBA 2K26 non arriverà su PS4 e Xbox One, segnando un deciso taglio con la old-gen.

È un cambio di rotta importante per un franchise sportivo così diffuso, che fino a ieri cercava di coprire il maggior numero possibile di piattaforme. Ma l’attenzione crescente verso le prestazioni, le animazioni realistiche e un comparto tecnico sempre più evoluto rende ormai inevitabile il passaggio completo verso le nuove console.

Anche per questo sarà interessante verificare come si comporterà la versione per Switch 2, in grado sulla carta di offrire un’esperienza più vicina alle edizioni maggiori, lasciandosi alle spalle i limiti delle versioni legacy.

Un nuovo capitolo che vuole segnare un salto generazionale

Tutto, da questo primo annuncio, fa pensare che NBA 2K26 non voglia essere solo un aggiornamento stagionale, ma un vero e proprio punto di svolta per la serie. La scelta di una nuova stella come Shai Gilgeous-Alexander, la conferma della versione per Nintendo Switch 2 e l’abbandono delle console old-gen sembrano segnare l’inizio di un’era diversa, più concentrata sulla qualità e sulla coerenza tecnica tra le varie piattaforme.

Ora resta da capire quanto sarà profonda l’evoluzione sul campo, tra meccaniche di gioco, modalità online e supporto live service. Ma una cosa è certa: il countdown verso il rilascio è già iniziato, e NBA 2K26 ha tutte le carte in regola per diventare uno dei titoli sportivi più attesi dell’autunno.

LaserPecker al centro del Prime Day: offerte imperdibili e sconti sui bundle!

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Con l’arrivo dell’attesissimo Prime Day di Amazon, in Italia dall’ 8 all’11 Luglio, il mondo della tecnologia è in fermento, e LaserPecker non è da meno. Il noto brand di incisori laser che da pochissimo ha lanciato lo straordinario LP5 (trovate la nostra recensione qui) si prepara a scuotere il mercato con una serie di offerte esclusive e sconti che promettono di rendere l’incisione laser di alta qualità più accessibile che mai. La campagna, divisa in due fasi – un “Warmup” dal 1° al 3 luglio e una fase di “Initiation” dal 4 al 14 luglio – è un’occasione d’oro per professionisti, hobbisti e creativi di mettere le mani sui dispositivi di punta di LaserPecker a prezzi eccezionali.

Le ammiraglie in offerta: LP2, LP4 e LP5

Al centro di questa campagna ci sono i prodotti di punta di LaserPecker, noti per la loro precisione, versatilità e facilità d’uso.

  • LP2 Basic Bundle: L’incisore laser portatile a diodi, l’LP2 Basic, raggiunge il suo prezzo più basso di sempre a soli $599. Un’opportunità unica per chi desidera entrare nel mondo dell’incisione laser con un dispositivo affidabile e performante. Noi lo abbiamo recensito qui e se vi state avvicinando al mondo dell’incisione, secondo noi è praticamente perfetto.
  • LP4 Deluxe Bundle: Per chi cerca una maggiore potenza e flessibilità, il bundle LP4 Deluxe si presenta come una soluzione ideale.
  • LP5 Ultimate Bundle: Al vertice dell’offerta, il bundle LP5 Ultimate promette prestazioni e funzionalità senza compromessi, per gli utenti più esigenti.

Questi e altri prodotti saranno disponibili con sconti significativi sia sul sito ufficiale LaserPecker (laserpecker.net) che sulla piattaforma Amazon nella vetrina LaserPecker.

ProdottoPrezzo RegolarePrezzo Sito WebPrezzo AmazonLink Amazon
LP2 Basic949599599Amazon LP2
LP4 Basic159913991399Amazon LP4 Basic
LP4 Deluxe Bundle253921692169Amazon LP4 Ultimate
LP5 Ultimate Bundle369932993359Amazon LP5 Ultimate

Sconti a livelli e vantaggi esclusivi per i membri LDS

Ma le sorprese non finiscono qui. LaserPecker ha introdotto un interessante sistema di sconti a livelli per acquisti multipli:

  • 100 euro di sconto per ordini superiori a 1500
  • 200 euro di sconto per ordini superiori a 3000
  • 400 euro di sconto per ordini superiori a 5000

Questi sconti rendono ancora più conveniente l’acquisto di bundle o di più unità per chi ha esigenze professionali o desidera ampliare il proprio setup.

Inoltre, i possessori della membership LDS (LaserPecker Design Store) godranno di vantaggi aggiuntivi:

  • Sconto del 30% sui materiali da incisione in flash sale (rispetto al 10% per i non membri).
  • Doppi “semi” (seeds) per gli ordini effettuati durante il periodo della campagna, che possono essere utilizzati per futuri acquisti o benefici all’interno dell’ecosistema LaserPecker.

Il Prime Day di Amazon è il palcoscenico perfetto per LaserPecker per mostrare la sua tecnologia all’avanguardia a un pubblico più ampio. Con queste offerte aggressive, l’azienda mira a democratizzare l’accesso all’incisione laser, rendendola una realtà per un numero sempre maggiore di appassionati e professionisti.

Non perdete l’occasione di visitare i siti di LaserPecker su Amazon e sul loro e-commerce ufficiale per scoprire tutte le offerte e iniziare a dare forma alle vostre idee!

Recensione LaserPecker LP5, ancora più potente, ancora più facile da usare

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Se dovessimo paragonare LaserPecker ad un brand, potremmo definirla come la Apple degli incisori laser e questo LaserPecker 5, quinta interazione del suo incisore laser galvanico, il suo iPhone.

LaserPecker LP5 è un vero e proprio punto di svolta tecnologico che unisce potenza industriale e portabilità domestica. Questo incisore laser a doppia sorgente rappresenta un vero salto generazionale nel settore, offrendo capacità che fino a poco tempo fa erano prerogativa esclusiva di macchinari ben più ingombranti e costosi. Ma quali sono le reali innovazioni dietro questo dispositivo e, soprattutto, merita l’investimento (ingente) richiesto? Analizziamo nei dettagli questo strumento che promette di rivoluzionare il mondo dell’incisione laser personale e professionale.

Qui sopra la nostra recensione del LaserPecker 2, un dispositivo ancora oggi validissimo per hobbisti e professionisti e ora ancora più conveniente grazie al prezzo ribassato di 599 euro in occasione dei Prime Days di Amazon

Tecnologia Dual-Laser: La vera rivoluzione

LaserPecker è specializzata in una particolare tecnologia di incisori laser, i cosiddetti “laser galvo”, incisori che utilizzano un sistema di specchi galvanometrici (da cui “Galvo”) per dirigere il raggio laser. A differenza degli incisori classici, chiamati anche incisori Plotter, perchè si muovono sugli assi x e y, “disegnando” letteralmente l’incisione, nel caso dei Galvo è un movimento di specchi che ruotano su due assi permettendo al laser di incidere il materiale.

In poche parole, il laser, così come l’oggetto da incidere, è fisso al centro e il suo punto focale è indirizzato da un movimento di specchi che in questo modo “disegna” l’oggetto.

Pur non essendo stata la prima a utilizzare questo tipo di tecnologia, LaserPecker, in particolare con il LaserPecker 2 è stata la prima a sdoganarla al grande pubblico che ne ha ben presto apprezzato i vantaggi: le dimensioni della macchina, infinitamente più piccole rispetto a quelle di un laser a plotter, maggiore velocità e maggiore precisione e affidabilità non essendoci parti meccaniche in movimento.

D’altro canto però gli svantaggi di questa tecnologia sono noti, a partire dalle ridotte dimensioni di incisione (che possono però essere ampliate con gli accessori giusti) e soprattutto la limitata “potenza di fuoco”, che nel caso di LP2 è di 5w.

Ebbene con LP5 anche quest’ultimo problema è stato risolto.

Il LaserPecker LP5 si distingue dai concorrenti infatti per la sua architettura a doppio laser: un sistema che combina un laser a diodo blu da 20W (con lunghezza d’onda di 450nm) e un laser a fibra da 20W (1064nm). Questa configurazione ibrida non è una semplice evoluzione incrementale, ma rappresenta un ripensamento radicale delle possibilità di un incisore portatile perchè la fusione delle due tecnologie permette una versatilità senza pari.

Il laser a diodo blu è infatti ottimizzato per materiali tradizionali come legno, pelle, sughero e acrilico scuro, permettendo incisioni precise e tagli netti. Il laser a fibra, invece, è specializzato per metalli come acciaio inossidabile, ottone e alluminio, oltre che per materiali come l’ardesia e altri tipi di pietra. Questo secondo laser è in grado non solo di marcare i metalli, ma anche di inciderli profondamente e persino di tagliare lastre metalliche sottili.

La tecnologia a due laser, quindi, elimina la necessità di compromessi: mentre i dispositivi concorrenti eccellono in un’area specifica (o nei materiali organici o nei metalli), l’LP5 offre prestazioni di alto livello su praticamente qualsiasi materiale rappresentando una soluzione elegante al problema della diversa interazione delle lunghezze d’onda con i materiali, che permette di selezionare sempre lo spettro elettromagnetico ottimale per ogni applicazione. Ma non solo. LaserPecker è infatti riuscita ad inserire un laser da 20w a diodo più uno da 20w in fibra e tanto altro, in una struttura che sebbene molto più grande rispetto al precedente modello da noi recensito, resta comunque compatta.

Specifiche Tecniche che impressionano

Il cuore però dell’LP5 non è solo la potenza dei laser, ma la precisione e la velocità con cui opera. Le specifiche tecniche principali includono:

  • Velocità di incisione: fino a 10.000mm/s, circa 10 volte più veloce di molti incisori della stessa categoria
  • Precisione: 0,0027mm, che permette dettagli estremamente fini
  • Area di lavoro: 120 x 160 mm standard, espandibile fino a 160 x 300 mm con l’estensione Slide
  • Risoluzione: fino a 4K per incisioni ad alta definizione
  • Potenza totale: 40W combinati (20W laser a diodo + 20W laser a fibra)
  • Peso: 6,02 kg in totale, incluso il supporto elettrico, decisamente portatile per le capacità offerte
  • Connettività: Wi-Fi, USB, supporto per chiavetta USB da 32GB inclusa
  • Software: compatibile con LaserPecker Design Space (LDS) e LightBurn

Come potete vedere nella tabella qui sotto, rispetto ai modelli precedenti, come l’LP4 e LP2, l’LP5 non è solo più potente ma anche più veloce, con una capacità di elaborazione che riduce drasticamente i tempi di incisione per progetti complessi. Il salto di prestazioni è particolarmente evidente nei lavori su metallo e nelle incisioni 3D in scala di grigi, come vedremo più avanti nelle prove sul campo, perchè è in queste circostanze che la potenza aggiuntiva permette effetti di profondità impensabili con i modelli precedenti.

Tabella di Confronto: LP2 vs LP4 vs LP5

CaratteristicaLaserPecker LP2LaserPecker LP4LaserPecker LP5Evoluzione
Potenza laser5W diodo blu10W diodo blu + 2W fibra20W diodo blu + 20W fibraCrescita costante
Velocità max600 mm/s4.000 mm/s10.000 mm/s+1566% dal LP2
Precisione0,05 mm0,01 mm0,0027 mm+1750% dal LP2
Area di lavoro base100 x 100 mm100 x 100 mm120 x 160 mm+92% nell’LP5
Area espandibile100 x 2000 mm (roller)100 x 2000 mm (roller)160 x 300 mm (slide)Cambio filosofia
Risoluzione max2K4K4KStabilizzata su 4K
Peso2,2 kg3,36 kg (solo laser)6,02 kg (totale)Aumento progressivo
Alimentazione12V + powerbankSolo rete elettricaSolo rete elettricaVerso professionalità
Materiali supportatiOrganici + metalli trattatiOrganici + alcuni metalliTutti i materialiUniversalità LP5
Taglio metalloNon possibileMarcatura superficialeFino a 1mmVera capacità LP5
Taglio legnoMax 2mmMax 10mmMax 20mmProgressivo
Incisione 3DLimitataDiscretaProfonda (8mm)Eccellenza LP5
SoftwareApp + desktop baseLDS avanzatoLDS + LightBurnMaturità software
Accessori principaliRoller baseSlide, rotary, enclosureSafety enclosure, slide, rotaryEcosistema completo
Prezzo base~€800~€1.800~€2.800Crescita del 250%
Anno di lancio202220232024Evoluzione annuale
Target utentiHobbysti + portabilitàHobbysti evoluti + semi-proProfessionisti + hobbysti seriShift progressivo
ConnettivitàBluetooth + USBWiFi + USB + chiavettaWiFi + USB + chiavettaStabilità da LP4
SicurezzaCupolotto baseEnclosure opzionaleSistema Classe 1 completoFocus crescente
Velocità incisione reale10 min per logo medio4 min per logo medio1 min per logo medioProduttività 10x
Capacità produttivaHobby/piccoli lavoriPiccole serieProduzione semi-industrialeSalto qualitativo
Curva apprendimentoImmediataRapidaModerata per funzioni baseComplessità crescente
Rapporto qualità/prezzoOttimo per principiantiBuono per evolutiEccellente per professionaliSegmentazione chiara

Design Rinnovato

Il LaserPecker LP5 ha un design, se possibile, ancora più elegante e funzionale rispetto all’LP2. Il corpo principale, realizzato interamente in alluminio con la classica finitura anodizzata grigio antracite che vira quasi nel blu in alcune condizioni di luce, misura complessivamente 290mm in altezza quando assemblato, con una base di 135 x 135mm che garantisce stabilità durante il funzionamento. La presenza della maniglia integrata superiore, marchio di fabbrica del prodotto, testimonia l’attenzione alla portabilità nonostante la potenza del dispositivo.

La testa laser che ospita il rivoluzionario sistema dual-laser con architettura galvanometrica, cuore pulsante del sistema, è visibile nella parte inferiore con la sua grossa lente protetta da un comodo tappo simile a quello degli obiettivi delle vostre DSLR.

Così come da tradizione, il sistema di messa a fuoco è completamente motorizzato e controllabile attraverso i pulsanti a sfioramento posizionati lateralmente sulla colonna di supporto. Due frecce intuitive permettono di alzare o abbassare la testa laser con precisione millimetrica, mentre il sistema di auto-focus con sensori a infrarossi garantisce la distanza ottimale di 110mm dal materiale da lavorare.

La base di lavoro, caratterizzata da una superficie satinata antiriflesso con fori filettati M6, offre infinite possibilità di fissaggio per jig personalizzati e guide di posizionamento. I due fermi a L inclusi si avvitano facilmente nella base per garantire posizionamenti ripetibili e precisi, essenziali per produzioni in serie.

Sul pannello posteriore, un’organizzazione razionale delle connessioni include: porta di alimentazione DC, tre porte USB-A per accessori, porta USB-C per connessione PC, e l’essenziale slot per la chiave di sicurezza USB. Quest’ultima rappresenta un sistema di protezione hardware che impedisce l’attivazione accidentale del laser.

Il pannello superiore integra tre pulsanti: Preview (per la visualizzazione del percorso laser), Play/Pause per il controllo delle operazioni, e un prominente pulsante Emergency Stop rosso per l’arresto immediato in situazioni di emergenza.

Una caratteristica distintiva è la possibilità di orientare la testa laser fino a 90 gradi attraverso una ghiera di regolazione manuale, permettendo incisioni su superfici verticali o inclinate senza dover riposizionare l’oggetto da lavorare.

LaserPecker LP5 Deluxe Edition: Contenuto della Confezione

La Deluxe Edition del LaserPecker LP5 rappresenta la soluzione completa per chi desidera sfruttare immediatamente tutte le potenzialità del sistema. La confezione, curata nei minimi dettagli e pensata per l’unboxing experience, include:

Unità principale, base di supporto regolabile in altezza con sistema motorizzato, colonna telescopica in alluminio con comandi di controllo integrati, base di lavoro traforata con superficie antiriflesso

Sistema di protezione avanzato:

  • Cupola di protezione trasparente con sistema di ventilazione integrato
  • Ventola da 50mm con controllo di velocità variabile
  • Tubo di scarico estensibile da 2 metri per evacuazione fumi
  • Occhiali di protezione certificati con filtri specifici per 450nm e 1064nm

Accessori per espansione capacità:

  • Slide Extension: sistema motorizzato per espandere l’area di lavoro fino a 160 x 300mm
  • Rotary Extension: dispositivo rotativo per oggetti cilindrici da 3mm a 200mm di diametro
  • Set completo di supporti e guide di centraggio per l’accessorio rotativo

Materiali e strumenti:

  • Kit di materiali di prova diversificato (legno, metallo, ardesia, acrilico, pelle sintetica)
  • Set di chiavi Allen e strumenti per assemblaggio e manutenzione
  • Due fermi a L filettati per posizionamento preciso
  • Righello di calibrazione laser in alluminio anodizzato
  • Piastra protettiva per la base di lavoro

Alimentazione e connettività:

  • Alimentatore switching 100-240V con uscita stabilizzata
  • Cavo USB-C ad alta velocità per connessione PC (3 metri)
  • Chiavetta USB da 32GB con software, driver e libreria di progetti precaricati
  • Chiave di sicurezza hardware USB

Documentazione e software:

  • Manuale utente multilingue con guida passo-passo
  • Schede di riferimento rapido per impostazioni materiali
  • Licenza completa LaserPecker Design Space (LDS) Pro
  • Accesso premium alla library online con oltre 10.000 design

La Deluxe Edition si distingue per l’inclusione degli accessori Slide e Rotary Extension, che da soli valgono oltre €600, rendendo il bundle particolarmente vantaggioso per chi prevede di utilizzare tutte le capacità del sistema. La presenza del materiale di prova diversificato permette di testare immediatamente le diverse capacità del dual-laser su svariati substrati.

Installazione e Calibrazione: Semplicità Immediata

L’installazione del LaserPecker LP5 è stata progettata per essere completata in meno di 10 minuti, anche da utenti alle prime armi. Basta infatti avvitare la colonna telescopica alla base tramite quattro viti contenute nella comoda scatolina di accompagnamento, fissare la testa laser alla colonna attraverso una ghiera di bloccaggio e il gioco è fatto. A questo punto non vi resta che fissare la protezione alla testa del laser con i due fermi interni e siete pronti ad incidere. Non sono necessari attrezzi specifici oltre alla chiave Allen fornita, e ogni connessione è progettata per essere reversibile senza danneggiamenti.

Il cablaggio è completamente plug-and-play con connettori ben segnalati che impediscono inserimenti errati.

La fase di calibrazione rappresenta il punto di forza del sistema LP5. Una volta acceso, il dispositivo esegue automaticamente una routine di self-test che include:

  • Verifica dell’allineamento dei galvanometri
  • Test di potenza laser su entrambe le sorgenti
  • Controllo della messa a fuoco motorizzata
  • Sincronizzazione con il software LDS

La calibrazione della distanza di lavoro avviene attraverso il sistema brevettato di auto-focus: posizionando la cupola protettiva sul materiale e premendo il pulsante di discesa, il sistema rileva automaticamente il contatto e posiziona la testa alla distanza ottimale di 110mm. Un doppio beep conferma il completamento dell’operazione. La messa a fuoco può essere effettuata anche manualmente, attraverso un sistema ingegnoso che mostra due punti laser rossi, quando questi coincidono il sistema è a fuoco.

Connessione software

L’accoppiamento con l’app mobile avviene tramite scansione delle periferiche a portata di BT, una volta fatto, viene richiesto di configurare la connessione WiFi del dispositivo. In questo modo, anche se si è distanti è possibile monitorare LaserPecker 5 o controllarlo. Nel nostro caso, una volta configurato correttamente con l’App LaserPecker Designer su iOS, abbiamo ritrovato immediatamente il nostro dispositivo nell’app Windows, e una volta scaricati i driver, è stato immediatamente possibile collegarsi e cominciare a incidere.

Performance sui Materiali: Test Approfonditi e Risultati Reali

Per valutare le reali capacità dell’LP5, abbiamo condotto test estensivi su una varietà di materiali utilizzando sia il laser a diodo da 20W che quello a fibra da 20W. I risultati confermano le promesse del produttore, spesso superandole in termini di qualità e velocità.

Analisi Comparativa delle Prestazioni

Velocità di Lavorazione (area 50x50mm):

  • Incisione semplice legno: 30 secondi
  • Incisione dettagliata metallo: 2-4 minuti
  • Incisione 3D ardesia: 45-90 minuti
  • Taglio compensato 3mm: 2 minuti
  • Taglio metallo 0.5mm: 8-12 minuti

Precisione Raggiunta:

  • Testo leggibile fino a 0.5mm di altezza
  • Dettagli fotografici riconoscibili fino a 0.1mm
  • Bordi di taglio con tolleranza ±0.05mm

Limiti Identificati nei Test

Durante i nostri test abbiamo riscontrato alcune limitazioni che è giusto evidenziare. Innanzitutto, il dispositivo fatica a lavorare con certi materiali specifici. Il rame lucido e l’alluminio speculare, per via della loro natura altamente riflettente, hanno rappresentato una sfida significativa quando non trattati preventivamente. Anche le plastiche trasparenti come il PET o il policarbonato non hanno dato i risultati sperati. Un’attenzione particolare va poi riservata ai materiali contenenti PVC, che durante la lavorazione possono rilasciare cloro, una sostanza potenzialmente pericolosa per la salute.

Sul fronte operativo abbiamo notato che i materiali più spessi di 25mm richiedono diversi passaggi per ottenere risultati soddisfacenti. Particolarmente impegnative sono risultate le incisioni tridimensionali su metalli duri, che possono richiedere dalle 2 alle 5 ore di lavorazione, o anche di più a seconda del numero di passaggi necessari. Non possiamo inoltre trascurare il fatto che, anche utilizzando l’estensione, l’area di lavoro rimane comunque limitata a 160x300mm.

Nonostante queste limitazioni, la versatilità dell’LP5 è emersa chiaramente durante le nostre prove. Non si tratta affatto di un dispositivo “tuttofare ma maestro in nulla”, come si potrebbe temere. Al contrario, offre prestazioni davvero notevoli su una vasta gamma di materiali, con risultati che spesso superano quelli di macchine specializzate appartenenti a fasce di prezzo superiori. È proprio questa sua capacità di adattarsi efficacemente a contesti diversi che lo rende uno strumento così interessante.ente qualsiasi materiale, con risultati spesso superiori a macchine specializzate di fascia più alta.

Accessori Essenziali: Oltre l’Incisore Base

Un aspetto fondamentale del LaserPecker LP5 è il suo ecosistema di accessori, che ne espande significativamente le capacità. I tre principali sono:

Safety Enclosure (Cupola di Protezione)

Questo accessorio trasforma l’LP5 da dispositivo aperto a sistema chiuso di Classe 1, rendendolo sicuro anche in ambienti domestici o professionali con bambini o animali. La cupola di protezione include:

  • Filtrazione della luce: blocca il 99,99% delle radiazioni nocive
  • Sistema di ventilazione integrato: con doppio scarico per l’estrazione dei fumi
  • Fotocamera intelligente: permette incisioni in batch con riconoscimento automatico della posizione
  • Piastra regolabile in altezza: per adattarsi a materiali di diverso spessore
  • Sensore porta: blocca automaticamente il funzionamento del laser quando la porta è aperta

La Safety Enclosure non è solo una questione di sicurezza, ma diventa uno strumento produttivo essenziale per chi lavora professionalmente, permettendo incisioni multiple e standardizzate attraverso la fotocamera integrata.

Questo accessorio non è incluso nella Deluxe Edition, ma può essere acquistato separatamente ad un prezzo di 559 euro in offerta in questi giorni sul sito ufficiale

Slide Extension (Estensione a Slitta)

Questo accessorio motorizzato amplia l’area di lavoro dell’LP5 fino a 160 x 300 mm, un incremento i oltre il 58% rispetto all’area standard. Particolarmente utile per incisioni su superfici più ampie, andando in qualche modo a superare il principale limite di Laser Galvo come questo. Inoltre, può essere utilizzato per progetti con immagini dettagliate che richiedono maggiore area o per produzioni in serie su materiali di grandi dimensioni

Rotary Extension (Estensione Rotativa)

Questo sistema permette di incidere su superfici cilindriche con diametri da 3 a 200 mm, aprendo possibilità per personalizzazione di bicchieri e bottiglie, incisione su anelli e bracciali, o per la decorazione di penne e oggetti cilindrici. Nella confezione deluxe insieme al Rotary Extension sono inclusi tutti i riduttori per adattare il modulo al diametro del vostro oggetto.

Durante la nostra installazione sebbene leggermente più impegnativo rispetto alla configurazione dello slide extension, per il quale abbiamo impiegato 5 minuti di orologio (il tempo di avvitare 6 viti) sono bastati 15 minuti per installarlo. Una volta fatto, è facilmente adattabile alle diverse esigenze in pochissimi secondi. L’accessorio comprende anche un secondo supporto che aiuta a sorreggere gli oggetti più lunghi.

Software LDS: Potente ma con Margini di Miglioramento

Fino ad ora abbiamo soltanto elogiato il LaserPecker LP5, ora è venuto il momento di citare qualche (poche per la verità ) nota dolente. Il LaserPecker Design Space (LDS) è l’aspetto che sinceramente ci è piaciuto meno di questo incisore soprattutto lato App mobile. L’applicazione è infatti proprietaria e sebbene sia disponibile ovunque, sia come software desktop che come app mobile, per Windows, Mac, Linux, iOS e Android la configurazione ci ha creato discreti grattacapi.

Innanzitutto una prima cosa che abbiamo rilevato è che rispetto all’LP2 la vecchia app LaserPecker non è più funzionante con LP5: è necessario installare quindi la nuova LaserPecker Designer. In secondo luogo la configurazione, che un tempo era praticamente istantanea, qui ha richiesto più e più tentativi, a causa di diversi problemi di connessione tra il nostro dispositivo e il device che continuava a scollegarsi senza apparente motivo.

Quando si avvia l’app il sistema cerca di rilevare il dispositivo e una volta individuato, prova ad instaurare la connessione WiFI sulla macchina. Proprio a questo punto le disconnessioni si fanno sempre più frequenti. Su internet purtroppo abbiamo rilevato non essere gli unici ad aver incontrato questo problema, e probabilmente LaserPecker è al corrente delle difficoltà visto che una intera sezione di supporto della pagina prodotto è dedicata ai problemi di connessione.

Detto ciò dopo alcuni riavvi del cellulare e del dispositivo, siamo riusciti a connettere l’app. Superata questa prima fase problematica con l’app Mobile, è possibile aggiungere il proprio dispositivo anche all’app desktop.

LaserPecker Designer desktop presenta discreti punti di forza a partire da una interfaccia intuitiva accessibile anche ai principianti persino nelle funzionalità più avanzate come supporto per incisioni 3D, riempimento intelligente, batch processing. Inoltre supporta incisioni in serie con testi o QR code variabili.

Confronto con la Concorrenza: LP5 vs xTool F1 Ultra

Nell’ecosistema degli incisori laser portatili dual-source, il principale concorrente dell’LP5 è l’xTool F1 Ultra. Confrontando i due dispositivi emergono alcune differenze chiave:

CaratteristicaLaserPecker LP5xTool F1 Ultra
Potenza laser20W diodo + 20W fibra20W diodo + 20W fibra
Velocità max10.000 mm/s8.000 mm/s
Area di lavoro standard120 x 160 mm115 x 115 mm
Area espandibile160 x 300 mm100 x 420 mm (con nastro)
Precisione0,0027 mm0,01 mm
FotocameraSolo nell’enclosureIntegrata nell’unità principale
Nastro trasportatoreNon disponibileDisponibile
Prezzo (base)$2.999$3.399
Portabilità6,02 kg9 kg

Come si può facilmente capire da questa tabella, L’LP5 si distingue per la maggiore velocità, precisione e portabilità, mentre l’unico vantaggio dell’F1 Ultra è il nastro trasportatore per lavorazioni in serie. Il prezzo poi è assolutamente a vantaggio di LaserPecker.

Casi d’Uso Ideali: Chi Dovrebbe Considerarlo?

Il LaserPecker LP5 rappresenta una soluzione che potrebbe tornare utile a diverse categorie di utenti Le piccole imprese di personalizzazione, come gioiellerie, negozi di regali o produttori di targhe e trofei, sono sicuramente i principali interessati ad un prodotto del genere, visto anche il costo considerevole (Il prodotto è per i Prime Days in offerta a 2499 euro). Anche i maker e gli artigiani professionisti che necessitano di versatilità nel lavorare materiali differenti potrebbero apprezzarne particolarmente le caratteristiche.

Nei FabLab e negli spazi creativi condivisi, dove portabilità e flessibilità sono requisiti fondamentali, l’LP5 si inserisce perfettamente nel flusso di lavoro collaborativo. Gli hobbisti con esperienza che dispongono di un budget adeguato e desiderano esplorare diverse possibilità creative con vari materiali vedrebbero in questo strumento un investimento valido. Non da ultimo, i professionisti itineranti che offrono servizi di personalizzazione durante fiere o eventi beneficerebbero della sua natura portatile e versatile.

Naturalmente chi non ha necessità di portabilità sicuramente potrebbe optare per macchine diverse, che però viste le dimensioni offrirebbero sicuramente una versatilità minore. Pensate soltanto a questo caso: vi chiedono di personalizzare i tavoli in legno di un locale all’aperto. Spostare 10-15 tavoli ? Con LaserPecker LP5 vi portate dietro il vostro laboratorio e incidete direttamente sul posto.

LaserPecker LP5

Commento finale

Il LaserPecker LP5 rappresenta indubbiamente un punto di svolta nel settore degli incisori laser portatili. La combinazione di potenza dual-laser, velocità industriale e precisione micrometrica offre possibilità creative e produttive senza precedenti in un formato relativamente compatto.

Il prezzo, pur significativo, è giustificato dalla versatilità e dalle prestazioni offerte: di fatto, sostituisce potenzialmente due macchine separate (un incisore per materiali organici e uno per metalli) con un unico dispositivo più compatto e performante.

Per professionisti e piccole imprese che lavorano con diversi materiali, LaserPecker LP5 rappresenta un investimento che può rapidamente ripagare se stesso attraverso la maggiore produttività e la gamma espansa di servizi offribili ai clienti. Per gli hobbisti seri, rappresenta un’opportunità di crescita senza la necessità di acquistare multiple macchine specializzate. Non manca qualche problema, come quelli segnalati al software in fase di connesione e di stabilità, ma in generale LP5 è probabilmente la cosa più simile ad una “Ferrari” degli incisori portatili.

In definitiva, se il budget lo permette, Il LaserPecker LP5 offre un rapporto qualità-prezzo eccezionale per chi necessita di versatilità e prestazioni di alto livello in un formato accessibile. Più che un semplice strumento, rappresenta un vero amplificatore di possibilità creative che prima erano riservate a laboratori industriali ben più costosi e ingombranti.

Recensione Controller MSI FORCE GC300 Wireless, tra precisione e comfort

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I controller sono forse le periferiche più importanti per fruire appieno del divertentissimo – e a volte competitivo – mondo dei videogiochi, ma vengono spesso minimizzate e usate solo quando in abbinamento con una console. Non mancano sul mercato dispositivi ufficiali che cercano di smuovere questa tendenza, ma spesso il layout offerto non piace o mal si adatta ad alcuni stili e tipologie di giochi, oppure il costo è troppo esorbitante per le feature presenti. Che sia questo un problema costruttivo – un saluto ai nostri amici che giocano ai picchiaduro con un singolo controller di Nintendo Switch 2 – o di gusti ed esigenze, esistono però delle alternative, che a volte purtroppo non sempre approdano sulle sopra citate console. Il team di MSI torna a far parlare di se nel panorama del gaming PC e Android, questa volta offrendo il FORCE GC300 WIRELESS. Un controller con layout Xbox pensato per il gruppo di giocatori PC e Mobile che promette – ad un prezzo inferiore ai 50 € – di elevare le nostre sessioni ludiche, presentando un dispositivo dall’equilibrio tra prestazioni e accessibilità di prezzo per le sue caratteristiche.

Specifiche Tecniche

  • Connessioni: Wireless in 2.4 GHz / Bluetooth / USB-C
  • Ingresso/uscita audio: Entrata jack 3,5 mm per headset
  • Peso: 230g
  • Dimensioni: 148 x 111 x 68 mm
  • Tasti configurabili: 2 x Tasti Rapidi posteriori, 2 x Lock per i grilletti dorsali
  • Batteria: Ioni di Litio da 600 mAh
  • Layout: Xbox Series X/S
  • Compatibilità: Windows 10 e successivi, Android 8 e successivi

Confezione di vendita

  • Controller MSI FORCE GC300 WIRELESS
  • Dongle USB Wireless 2.4GHz
  • Cavo USB-C ad A da 2m per ricarica e uso cablato
  • Manualistica varia

Design e qualità costruttiva

Il primo impatto con l’MSI FORCE GC300 WIRELESS risiede nella sua ergonomia. Modellato per enfatizzare le curve naturali ideate dal team Xbox, questo controller è risultato essere estremamente comodo da utilizzare per ore e ore nelle nostre sessioni di prova. Le protuberanze – i grip – dove appoggiamo le dita e i palmi per tenere il device sono in una posizione neutrale e ben congeniata; risalta al tocco anche la qualità delle plastiche utilizzate, di ottima fattura, e rifinite proprio nei grip con una rifinitura anti scivolo – che forse inizialmente potrebbe dare fastidio ad alcuni-.

Dal peso contenuto di meno di 250 grammi, e delle misure che possono accomodare sia mani particolarmente piccole che grandi, la scelta d’optare per un design così elegante quanto conosciuto, ci ricorda che molte volte non serve re-inventare la ruota, ma affinarla e renderla impeccabile per le funzioni che deve svolgere.

Sono rivestiti con una gomma anti-scivolo anche gli analogici del controller, mentre si sono adoperate finiture lucide per i tasti e la croce frontale. I bumpers e i triggers dorsali, così come i 2 tasti programmabili posteriori, hanno ricevuto ulteriore cura nella costruzione, con un materiale leggermente più poroso, per agevolare i momenti a riposo delle nostre falangi durante giochi di corse e dove è richiesto di premere in maniera fulminea queste leve.

Nella parte inferiore troviamo un led per lo stato di connessione e di batteria del controller, oltre che un jack 3,5 per un headset – con comodo tasto muto per il microfono -, mentre nella parte posteriore alta troviamo dei limitatori di corsa per i grilletti, e nel basso uno switch per passare da connessioni Wireless a Bluetooth. Chiude la struttura del controller l’onnipresente tasto frontale MSI, con il suo drago, e il logo in lettere che racchiudono l’attacco per la ricarica e il funzionamento con cavo USB C fornito in dotazione.

Pad alla mano

L’MSI FORCE GC300 WIRELESS si è rivelato un controller estremamente convincente in ogni scenario di gioco in cui lo abbiamo testato, grazie a un set di funzionalità che vanno ben oltre la sua fascia di prezzo – come anticipato – inferiore ai 50 € nella nostra versione nera (nel momento in cui vi scriviamo, il prezzo è di 42,99 € grazie alle offerte Prime Day; mentre la versione di colorazione bianca del controller è disponibile – sempre grazie alle offerte del Prime Day – a 44,99 €).

Visto il periodo, il controller è stato testato con alcune demo di giochi presentati durante lo Steam Fest di quest’anno, di cui alcuni potete leggere le nostre prime impressioni. Abbiamo provato degli scenari dove la precisione deve essere assoluta con Ninja Gaiden: Ragebound, un titolo dove la frenesia e l’uso completo del pad possono portare a grandi successi o brucianti sconfitte in Absolum – alzando persino l’asticella competitiva con Rematch -. Ci siamo addentrati anche negli scenari degli FPS con Abyssus, oltre che testare il nostro tempismo e l’input lag del FORCE GC300 WIRELESS con il promettente Dead as Disco, per poi sfrecciare a suon di derapate in Project TurboBlast, e concludere tra le velocissime e precise corse a sospensione in BallisticNG.

Il tasto più dolente dell’intero controller risiede purtroppo nella sua croce direzionale. Amanti dei platformers pixel perfect e dei picchiaduro più tecnici, forse questo non è il pad per voi. La costruzione della croce, con un meccanismo a membrana è ottima, il problema risiede nella smussatura liscia scelta per terminare le quattro assi. Il pollice tende sempre a slittare, dovendo essere costantemente ricollocato in posizione centrale – o neutrale rispetto al D-pad – o premuto con grande forza per attuare gli spostamenti richiesti. Dopo diverse ore d’uso siamo riusciti ad aggiustare la nostra memoria muscolare, ma dobbiamo riconoscere che si tratta di un neo molto scomodo per questa prova di MSI.

Storia ben diversa per quanto riguarda l’esperienza complessiva con titoli che sfruttano appieno tutti i tasti del controller. Come già accennato, il layout asimmetrico tipico dei controller Xbox è eccellente, e il FORCE GC300 WIRELESS non fa altro che esaltarne la composizione e mappatura. Nel beat’em up Absolum ci siamo sentiti sempre d’avere la situazione sotto controllo, riuscendo a richiamare le brevi combo, e tutto il nostro arsenale, con grande facilità, riuscendo sempre a posizionarci esattamente dove volevamo durante gli scontri. Alla prova con il meno permissivo Rematch – letteralmente un Rocket League senza le macchine; ma non chiamatelo simulativo di calcio – anche qui il gamepad ci ha aiutato nelle varie sfide, accompagnandoci tra vittorie e sconfitte, riuscendo a semplificare di non poco il gameplay rispetto al giocare solamente con mouse e tastiera.

Ancora più importanti sono risultate però le prove con l’ibrido rythm game action Dead as Disco e i due titoli di corsa. Una volta impostato il nostro schermo, il lag percepito nel primo gioco è stato quasi nullo, sia nelle due modalità senza fili che quando cablato. Se saltellare tra i nemici a ritmo di musica mentre gli calciamo dove non batte il sole è stato tanto divertente quanto assuefacente, il momento più atteso è risultato essere i test con i titoli di guida.

Grazie ai suoi triggers con Hall Effect a 2 livelli, siamo riusciti a ottenere il meglio in entrambe le situazioni di gameplay offerte. Siamo riusciti sempre a mantenere le curve più strette nelle derapate infinite offerte da Project TurboBlast e le sue velocità fuori di testa, mentre abbiamo sfruttato appieno la precisione offerta dalle leve per gestire i propulsori dei nostri mezzi durante le elevazioni e gli spostamenti chirurgici richiesti da BallisticNG, riuscendo sempre a dosare in maniera conscia l’accelerazione e la frenata, grazie anche all’immersivo feedback aptico offerto dai due motori rumble posti all’interno del controller.

La mezza corsa impostabile alle levette è poi tornata in nostro soccorso nell’FPS roguelite Abyssus, dove mirare e sparare ai nemici deve avvenire in maniere quasi istantanea se si vuole sopravvivere. E in questa prova abbiamo anche usato in maniera intelligente i due pulsanti posteriori, estremamente ergonomici nel loro posizionamento e completamente rimappabili a qualsiasi tasto abbiamo bisogno – in questo particolare caso, le fialette di vita e le nostre abilità speciali da palombaro -.

Connettività e Autonomia

L’ MSI FORCE GC300 WIRELESS offre un’interfaccia tri-modale altamente flessibile che sfrutta sia la comodità del supporto senza fili, che la sicurezza data da un sistema cablato. In Wireless 2.4 GHz, grazie al dongle USB incluso, garantisce una connessione a bassa latenza con alte prestazioni, come appurato in precedenza. Con il cavo USB-C da 2 metri incluso – che presenta una connessione tipo USB A nell’altra estremità – è anche possibile giocare eliminando del tutto qualsiasi tipo di latenza percepita, oltre che poter giocare mentre il controller è in fase di carica.

Con una buona batteria agli ioni di litio da 600 mAh , il FORCE GC300 WIRELESS vanta un’impressionante autonomia di circa 20 ore, ma solo con la vibrazione disabilitata. Il led di connessione aiuterà a capire quando sarà necessario collegare il controller per la carica, e fa capire che tipo di connessione è abilitata. Purtroppo bisogna far notare che abbiamo avuto qualche problema con la connessione di tipo Bluetooth, che ha visto fin troppe disconnessioni sia su PC fisso, un laptop, e alcuni smartphone compatibili.

Seppur non ci sentiamo d’imputare interamente la causa alla nostra unità per review – consideriamo anche che le connessioni Bluetooth sono sì dirette tra devices ma prone a contaminazioni nel suo canale di trasmissione – chi vi scrive si riserva l’invito di non fare troppo affidamento a questa modalità di connessione durante le sessioni di gioco più importanti.

Molto gradita la presenza di un jack audio analogico da 3.5mm, sebbene la sua funzionalità sia limitata alla connessione Wireless a 2.4GHz e cablata, la presenza del tasto muto è un ulteriore agevolazione per gestire la nostra privacy con un semplice gesto.

Software

Per sbloccare appieno il potenziale di questo controller dovremo anche considerare l’utilizzo del software MSI Center, che ci permette d’avere assoluto controllo non solo sulle impostazioni dei 2 tasti programmabili, ma di creare macro complesse, agire sui valori come la percentuale di spinta ottenuta quando i grilletti sono premuti, oppure la percentuale di forza con il quale i motori all’interno del dispositivo vibrano, per rendere meno brusco il loro utilizzo.

Riportiamo anche delle segnalazioni di alcuni utenti che hanno dichiarato che il software MSI purtroppo sembra non poter gestire più di 1 controller per macchina, lasciando quindi uno – o uno dei più – giocatori senza l’ausilio delle complesse impostazioni imponibili al device.

Commento Finale

Il controller MSI FORCE GC300 WIRELESS è un ottimo contendente nella fascia media dei dispositivi per il gaming. La presenza di levette ad effetto Hall, i pulsanti posteriori rimappabili e una connettività versatile lo rendono una proposta che compete con modelli dal costo sensibilmente più elevato. Dall’aspetto solido, e reattivo, con una forma estremamente confortevole, anche al prezzo di listino si presenta come un controller degno di essere consigliato. Restano però alcune incertezze, principalmente nella croce direzionale, la mancanza di joystick Hall, e un MSI Center non pronto ad accogliere multi dispositivi dello stessa linea, che sommate finiscono per togliere i podi più alti alla periferica. Se siete alla ricerca di un buon controller con layout Xbox, e in special modo siete fan dei titoli di corse o gli sparatutto, date una possibilità a questo gamepad; rimarrete parecchio colpiti dall’esperienza offerta.

Mario resta imprendibile: Mario Kart World domina ancora la classifica eShop di Nintendo Switch

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Non c’è nulla da fare: Mario Kart World è ancora al comando. Il nuovo capitolo della saga Nintendo, pensato per sfruttare al massimo le potenzialità di Switch 2, si conferma il gioco più scaricato sull’eShop per la seconda settimana di fila. Un risultato che non stupisce chi lo ha già provato, perché parliamo di un titolo capace di rinnovarsi senza mai tradire la sua identità.

Lo abbiamo raccontato anche nella nostra recensione di Mario Kart World: l’esperienza di guida è più fluida, i tracciati offrono un mix eccellente tra creatività e fan service, e le nuove modalità – dal multiplayer potenziato alle personalizzazioni estetiche – danno nuova linfa a una formula già perfetta. Il risultato è che Mario Kart World continua a vendere copie su copie, superando il milione solo in Giappone, e difendendo la vetta della classifica con disarmante naturalezza.

Zelda, Cyberpunk e Fantasy Life: la top 10 si agita

Se Mario Kart corre da solo in prima posizione, alle sue spalle la situazione è meno statica di quanto sembri. La nuova settimana ha infatti portato qualche interessante rimescolamento nella top 10: Fantasy Life i: La Ragazza che Ruba il Tempo e Cyberpunk 2077: Ultimate Edition si scambiano di posto, mentre anche Split Fiction e l’upgrade pack di Tears of the Kingdom fanno lo stesso.

Segno che l’interesse verso esperienze più strutturate, tra fantasy e distopia urbana, non si è affatto spento. In particolare, il pacchetto aggiuntivo dedicato a Zelda continua a far parlare di sé, alimentando l’attesa per ulteriori contenuti legati all’universo di Hyrule anche sulla nuova console Nintendo.

A chiudere la top 10, troviamo Street Fighter 6, saldo in sesta posizione, seguito da ben tre edizioni di Zelda e dal ritorno di una leggenda degli skate: Tony Hawk’s Pro Skater 3 + 4, che debutta questa settimana grazie al suo carico di nostalgia e trick mozzafiato.

Digitale puro: Deltarune e Fast Fusion in testa

La classifica dedicata esclusivamente ai giochi in formato digitale riserva qualche sorpresa in più. A guidare la top troviamo ancora una volta Deltarune, l’affascinante progetto di Toby Fox che continua a raccogliere consensi grazie alla sua scrittura fuori dagli schemi e al gameplay ispirato.

A seguire c’è Fast Fusion, che si sta lentamente ritagliando uno spazio tra i racing arcade più interessanti della scena indipendente, mentre Nintendo Switch 2 Welcome Tour si mantiene in terza posizione. Bene anche Kunitsu-Gami: Path of the Goddess, in crescita grazie al passaparola positivo, e Survival Kids, che resiste in top 5.

Più in basso, da segnalare l’ingresso di Arcade Archives 2 Air Combat 22 e Ridge Racer, due titoli dal sapore retrò che riportano in auge la magia delle sale giochi anni ’90, oltre al sempreverde Suikoden 1 & 2 HD Remaster e al sorprendente Drag x Drive.

Mario Kart World: quando la velocità incontra la perfezione

Il dato più interessante, però, resta quello con cui avevamo aperto: Mario Kart World non è semplicemente in testa alla classifica. È in un’altra categoria. Nintendo è riuscita nell’impresa di rilanciare il suo racing game simbolo con una versione che convince per profondità, contenuto e accessibilità, e che ora domina l’eShop quasi senza rivali.

Sarà interessante vedere se l’arrivo dei prossimi grandi titoli – magari durante il previsto Nintendo Direct di metà luglio – riuscirà a mettere in discussione questa supremazia. Ma per ora, il podio è tutto suo. E nessuno sembra in grado di togliergli il casco.

Una nuova ricerca svela che l’IA potrebbe renderci più felici sul luogo di lavoro

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L’intelligenza artificiale (IA) è ormai un pilastro del dibattito contemporaneo, spesso associata a termini come efficienza, produttività o, talvolta, alla minaccia di sostituzione del lavoro umano. Tuttavia, un nuovo studio condotto da Jabra, brand leader nell’audio professionale, in collaborazione con l’Happiness Research Institute, rovescia la prospettiva, suggerendo che la vera opportunità dell’IA potrebbe risiedere in un ambito ben più “umano”: la felicità professionale e personale.

Il rapporto, intitolato “Work and Wellbeing in the Age of AI”, ha coinvolto oltre 3.700 professionisti in 11 nazioni, inclusa l’Italia, e getta nuova luce su come l’uso quotidiano di strumenti IA stia plasmando la soddisfazione lavorativa, i livelli di stress e il benessere generale. I risultati sono sorprendenti: chi utilizza l’IA regolarmente non solo si dichiara più soddisfatto del proprio lavoro del 34%, ma è anche più ottimista riguardo al futuro professionale.

E non è tutto: la ricerca evidenzia una forte correlazione tra la felicità al lavoro e la qualità della vita privata. I dipendenti contenti professionalmente hanno una probabilità ben 4,5 volte maggiore di sentirsi appagati anche nella sfera personale. Un dato che sottolinea l’importanza cruciale del benessere in ufficio per la nostra vita a 360 gradi.

Ma lo studio rivela anche un paradosso interessante: gli utilizzatori abituali dell’IA, pur più felici e soddisfatti, riportano livelli di stress superiori del 20% rispetto a chi ne fa un uso sporadico. Un dettaglio che Jabra e l’Happiness Research Institute invitano a esplorare, suggerendo che questo “stress positivo” possa essere un indicatore di maggiore coinvolgimento e stimolo.

Questo studio non è solo un’analisi, ma un vero e proprio campanello d’allarme per le aziende: l’IA non è solo una questione di efficienza tecnica, ma di ingegneria emozionale del lavoro. È il momento di progettare ambienti lavorativi in cui tecnologia e benessere si intrecciano, per costruire un futuro in cui la produttività vada di pari passo con la felicità.

Per maggiori informazioni, vi rimandiamo al comunicato stampa Jabra, che ha commissionato la ricerca, che trovate qui sotto.

Intelligenza Artificiale e lavoro: un nuovo studio di Jabra collega l’IA a una maggiore felicità

I professionisti che utilizzano l’IA quotidianamente sono per il 34% più soddisfatti del proprio lavoro e si sentono più ottimisti riguardo al futuro.

  • La soddisfazione professionale influenza fortemente la qualità della vita: i dipendenti felici hanno una probabilità 4,5 volte maggiore di sentirsi contenti nel privato.
  • Chi utilizza l’IA per il proprio lavoro, riporta una maggiore soddisfazione. Due terzi di coloro che hanno un’alta soddisfazione professionale riferiscono la medesima condizione nella vita privata.
  • Paradossalmente, gli utilizzatori abituali dell’IA riportano livelli di stress superiori del 20% rispetto a quelli sporadici, e sono più preoccupati per la sicurezza del proprio lavoro.

Milano 4 luglio, 2025 – Jabra, il marchio leader dell’audio professionale, ha realizzato, insieme all’Happiness Research Institute, una ricerca a livello globale (Italia compresa) per esplorare la relazione dell’IA generativa con il benessere sul lavoro e nella vita quotidiana. Mentre gran parte del dibattito sull’IA si è concentrato sull’efficienza, la vera opportunità potrebbe risiedere in qualcosa di molto più umano: la felicità.

Lo studio ha preso in esame oltre 3.700 professionisti in 11 nazioni[1] (Italia compresa), e fornisce uno sguardo inedito su come l’uso crescente di strumenti dell’IA stia influenzando la soddisfazione sul lavoro, i livelli di stress e la felicità della vita. Di questi 3700 knowledge worker, 363 erano italiani e hanno riferito un uso frequente dell’IA nella loro vita quotidiana. Infatti, il 54% utilizza l’IA mensilmente nella propria vita personale e il 48% nella propria vita lavorativa. In generale, le tendenze osservate nel campione di dati italiani riflettono la media dello studio.

Il legame tra IA e benessere

La ricerca di Jabra, denominata “Work and Wellbeing in the Age of AI”, rivela una chiara correlazione tra l’uso frequente dell’IA e una maggiore soddisfazione sul lavoro. I professionisti che utilizzano l’IA quotidianamente dichiarano di essere più soddisfatti del proprio ruolo del 34% rispetto a quelli che non lo fanno. Riferiscono di aver raggiunto più facilmente gli obiettivi (78% degli utilizzatori frequenti di IA contro il 63% degli utilizzatori sporadici) e di avere maggiori opportunità di avanzamento (70% degli utilizzatori frequenti di IA contro il 38% degli utilizzatori sporadici) rispetto a coloro che utilizzano l’IA solo una volta alla settimana o meno.

Allo stesso modo, rispetto ai lavoratori che non si rivolgono regolarmente all’IA, gli utilizzatori frequenti sono più ottimisti riguardo alla loro futura soddisfazione lavorativa (47% contro 27%) e più fiduciosi che il loro lavoro rimarrà piacevole (44% contro 23%) e soddisfacente (45% contro 24%). In conclusione, le persone che utilizzano frequentemente l’IA hanno una probabilità significativamente maggiore di provare un senso di scopo più forte e di sentirsi ottimisti sul futuro generale del lavoro.

Meik Wiking, CEO di The Happiness Research Institute e autore di The Little Book of Hygge, spiega: “È facile parlare di IA in termini di produttività. Ma dobbiamo iniziare a parlarne in termini di psicologia. Come influisce sull’identità, sulla motivazione e su come le persone credono che essa rappresenti il loro futuro. Il futuro del lavoro non è solo tecnologico, ma anche emotivo”.

Perché il benessere sul posto di lavoro è importante

I risultati indicano che il benessere sul posto di lavoro è strettamente legato alla più ampia soddisfazione nel privato. I dipendenti che sono felici sul lavoro hanno una probabilità 4/5 volte maggiore di dichiararsi soddisfatti della propria vita in generale. Due terzi di coloro che dichiarano un’elevata soddisfazione sul lavoro si descrivono come felici anche nella vita privata.

Paul Sephton, Global Head of Brand Communications di Jabra, ha commentato: “Dobbiamo capire come tecnologia e benessere si intersecano. Quando progettiamo i prodotti, innoviamo per un futuro in cui le persone collaborano non solo con altri soggetti umani, ma anche con l’Intelligenza Artificiale. Questo cambiamento significa far evolvere le nostre soluzioni per supportare non solo l’interazione umana, ma anche per consentire ai sistemi di IA di ricevere gli input audio e video di cui hanno bisogno per essere più utili e più emotivamente intelligenti”.

Il modo in cui utilizziamo l’IA è legato anche allo stress

Sebbene il sentimento generale nei confronti dell’IA sia positivo, lo studio rileva, paradossalmente, che gli utilizzatori abituali riportano livelli di stress superiori del 20% rispetto a quelli sporadici. Ciò potrebbe essere dovuto alla pressione di dover padroneggiare nuovi strumenti, creare i suggerimenti “giusti” e adattarsi continuamente ai sistemi in evoluzione. Una parte di questo stress potrebbe anche derivare dal carico mentale aggiuntivo che comporta la revisione e l’interpretazione dei risultati generati dall’IA. I lavoratori non devono solo utilizzare questi strumenti, ma anche rimanere vigili, ricontrollando i risultati ed esprimendo giudizi con maggiore frequenza.

Tuttavia, non tutto lo stress è uguale. I lavoratori che riferiscono livelli di stress leggermente elevati (quelli che si sentono sotto pressione ma non sopraffatti) riferiscono di obiettivi più alti, una maggiore felicità e una maggiore soddisfazione sul lavoro rispetto a quelli con livelli di stress moderati o neutri. In questi casi, lo stress può essere un indicatore dell’impegno: un segno che i lavoratori sono investiti, motivati e messi alla prova in modo significativo.

Grandi opportunità nella diffusione dell’IA

Nonostante il clamore suscitato dall’IA, la maggior parte dei lavoratori non la utilizza ancora regolarmente. Infatti, quasi un terzo dei professionisti altamente qualificati non ha mai utilizzato l’IA sul lavoro. Tra coloro che la utilizzano, la flessibilità sembra essere un fattore determinante. I lavoratori utilizzano l’IA con un’ampia varietà di input, dalla digitazione all’uso di messaggi vocali, e la usano per compiti diversi in ambienti diversi. Questo suggerisce un momento critico per le aziende: l’IA ha il potenziale sia per sostenere, che per ridurre il benessere. Ciò che le imprese scelgono di fare ora determinerà il successo della loro forza lavoro nell’adattarsi e prosperare in futuro.

Questo studio segnala una nuova frontiera per le aziende che si confrontano con l’integrazione dell’IA. Invece di concentrarsi esclusivamente sull’efficienza, Jabra e l’Happiness Research Institute suggeriscono che l’esperienza emotiva del lavoro deve diventare una priorità di progettazione. Mano mano che l’IA diventa parte integrante del luogo di lavoro, cresce il potenziale per costruire ambienti che favoriscano sia la produttività, che il benessere.

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Per scaricare il report integrale www.jabra.com/happinessresearch

Per saperne di più su AI, leadership e cultura del lavoro, ascolta la nostra nuova serie di podcast: Great Expectations Podcast | AI at Work, Leadership Insights, and Human-Centric Innovation

Recensione Karma: The Dark World, una storia cinematografica distopica che lascia più domande che risposte

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Karma: The Dark World è un videogioco che ha catturato l’attenzione di molti per la sua ambientazione cupa e la sua trama intrigante. Sviluppato da una piccola ma talentuosa software house con sede a Shanghai in Cina, Pollard Studio, il gioco si presenta come un’esperienza unica che mescola un gameplay deliberatamente compassato con una narrativa profonda, incentrata su temi morali complessi e scelte difficili mirando ad offrire un’esperienza horror psicologica/sci-fi distopica. Sebbene non ci riesca del tutto, vale la pena provarla, soprattutto se siete fan delle opere del compianto, grande David Lynch (ecco le opere essenziali da guardare del regista visionario scomparso qualche mese fa) a cui lo sviluppatore ha dedicato un omaggio all’interno del gioco. Le ulteriori influenze per la realizzazione sono derivate da scrittori come George Orwell, Franz Kafka, Isaac Asimov e Philip K. Dick e anche da artisti contemporanei come Christopher Nolan e Hideo Kojima (tornato sotto i riflettori con Death Stranding 2: On the Beach). Insomma, personalità di un certo livello!

Karma: The Dark World è attualmente disponibile su Steam, Xbox Series X/S e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Storia interattiva cinematografica

Ambientato negli anni ’80 in una versione alternativa dove la Germania dell’Est del dopoguerra è caduta in uno stato distopico, Karma: The Dark World porta i giocatori in un mondo strettamente controllato dalla Leviathan Corporation, dove i dipendenti sono monitorati senza sosta e costretti a fare affidamento su una droga psicoattiva chiamata Bluebottle per mantenere la massima efficienza. I giocatori assumono il ruolo di Daniel McGovern, un agente incaricato di indagare sui crimini contro la corporazione che potrebbero minacciare l’egemonia e il potere della stessa, sebbene adotti un approccio piuttosto insolito per svolgere il suo lavoro investigativo: attraverso la tecnologia Mind Dives può immergersi direttamente nella mente dei sospettati per estorcerne la verità. Quello che inizia come un caso di routine si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più sinistro e, man mano che Daniel inizia a scavare un po’ più a fondo, si rende conto che il caso è molto più personale di quanto inizialmente avesse pensato. Il protagonista si ritrova intrappolato in un mondo che sembra appartenere a una dimensione oscura, dove le leggi morali e il destino umano sono in continuo conflitto. La storia ruota attorno al concetto di karma, con il gioco che sfida continuamente il concetto di bene e male, costringendo il giocatore a confrontarsi con scelte morali difficili che pongono interrogativi profondi su giustizia, vendetta, redenzione, inganno, amore, della perdita e del controllo.

Il titolo tiene deliberatamente i giocatori all’oscuro, spesso catapultandoli in situazioni surreali senza un contesto chiaro, e sebbene questo si adatti al tono dei thriller psicologici (così come allo stile di regia lynchiano che ha chiaramente ispirato il gioco), a volte risulta sconnesso piuttosto che intrigante. L’apertura in particolare è travolgente, con poche spiegazioni su ciò che sta accadendo, con scene che passano bruscamente da un’ambientazione bizzarra all’altra… ci ha lasciato un po’ troppo confusi per capire chiaramente cosa stesse succedendo esattamente. È qualcosa a cui ci si abitua avanzando nel corso dell’avventura (e si inizia a mettere qualche tassello a posto e a ricostruire qualcosa), ma raramente abbiamo avuto la sensazione di sapere esattamente cosa stesse succedendo.

La mente umana è un luogo pericoloso dove emozioni, volontà e desiderio detengono il potere

The Dark World, tuttavia, fa un buon lavoro nell’esplorare temi complessi, mettendo in discussione la natura del controllo, il libero arbitrio e il costo della cieca lealtà aziendale. Non lo fa in modo sottile (cosa che emerge quasi immediatamente dalla natura autoritaria della Leviathan Corporation), ma offre un senso di direzione più chiaro per alcuni dei momenti più confusi della storia. La narrazione è solida, con colpi di scena e momenti emotivamente intensi che mantengono alta l’attenzione e la curiosità.

A proposito, la Leviathan Corporation si colloca sicuramente tra le forze antagoniste più nefaste del mondo del gaming. Oltre a gestire la sua dittatura per alimentare ulteriori profitti, gli indizi su come l’azienda tende a trattare i cittadini comuni possono spesso sembrare agghiaccianti. Un primo esempio di ciò si trova quando si rinviene una lettera in cui una persona è stata punita per aver raccolto qualcosa che non avrebbe dovuto, costringendola infine a vivere il resto della sua vita svolgendo lavori decisamente poco lusinghieri, perdendo anche quello che viene definito “credito sociale”, ovvero di poter ambire a posizioni decisamente superiori (ma anche con un maggiore quantitativo di responsabilità e possibili errori).

Gameplay

Sul fronte del gameplay, Karma: The Dark World è essenzialmente un walking simulator atmosferico in prima persona – il gameplay principale ruota attorno all’esplorazione lenta e metodica delle scene del crimine per trovare la strada da seguire – con enigmi ed elementi horror psicologici (oltre a parecchi documenti di varia natura) sparsi qua e là. I giocatori esplorano paesaggi onirici surreali e ambienti contorti, risolvono enigmi e raccolgono indizi e, sebbene ci sia poca azione o interazione profonda (non c’è un vero e proprio combattimento, e al massimo vi ritroverete a correre quando affronterete una creatura terrificante mentre attraversate la mente di un sospettato, e a volte persino a nascondervi), vi sentirete sempre coinvolti nel processo narrativo. Alcuni degli enigmi del gioco sono in realtà davvero ingegnosi in termini di design, si inseriscono bene nelle tematiche del gioco e richiedono di pensare fuori dagli schemi per risolverli, anche se chi si aspetta un’esperienza più impegnativa potrebbe rimanere deluso. Karma: The Dark World tiene i giocatori per mano dall’inizio alla fine e, nonostante ci siano ostacoli sul cammino del protagonista, vi sentirete sempre come se foste condotti verso la successiva svolta audace della storia.

L’idea di poter esplorare le menti delle persone è il punto in cui il gioco riesce a mettere alla prova la sua vena horror. Mentre le parti del “mondo reale” di Karma: The Dark World tendono a essere generalmente inquietanti, con un senso di terrore che vi opprime costantemente, le menti delle varie persone che esplorerete sono il punto in cui la maggior parte degli aspetti horror del gioco si intensifica, diventando tese e spesso spaventose. Le parti del gioco in cui si è chiamati ad esplorare le menti dei sospettati sono spesso le più interessanti, sia visivamente che tematicamente; ci hanno ricordato Observer l’horror psicologico sviluppato da Bloober Team e pubblicato da Aspyr nel 2017 (che ha ricevuto una versione aggiornata nel 2020: Observer: System Redux). La prima volta che ci siamo immersi nei ricordi di un sospettato è stato più o meno quando abbiamo notato quanta ispirazione Karma: The Dark World tragga dalla classica serie TV di David Lynch, Twin Peaks (ma anche da Fire Walk With Me e Eraserhead). Sebbene il gioco non abbia l’aspetto kitsch della serie cult degli anni ’90, presenta comunque immagini surreali simili, tra cui una stanza drappeggiata di rosso dove possiamo vivere alcuni dei più profondi rimpianti del nostro sospettato.

Man mano che si procede nella storia, si passerà costantemente da un arco temporale all’altro e alla fine sarà necessario decifrare da soli l’ordine effettivo degli eventi. Il gioco, tuttavia, fornisce numerosi indizi nella sua trama attraverso indizi ambientali. Inoltre, la sottigliezza sembra non essere stata la priorità nella storia di Karma: The Dark World. I riferimenti a classici della narrativa distopica come 1984 sono onnipresenti, soprattutto considerando il ruolo che la Leviathan Corporation gioca nella vita quotidiana dei cittadini del gioco.

Grafica e design

Dal punto di vista visivo, Karma: The Dark World si distingue per la sua splendida presentazione, in particolare per il suo stile artistico gotico, oscuro e dal tono surreale al quale si contrappongono scene caratterizzate da palette di colori forti. Le ambientazioni – grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 5 e di tecnologie come Lumen e Nanite – sono ricche di dettagli, con paesaggi cupi e architetture che riflettono la decadenza del mondo in cui il protagonista è intrappolato fondendo ambienti iperrealistici con sequenze astratte e oniriche in continua evoluzione, giocando con la mente del giocatore. L’uso della luce e delle ombre è particolarmente efficace, creando un’atmosfera inquietante e visionario. I modelli dei personaggi e le animazioni sono ben realizzati (sebbene non manchino delle sbavatura evidenti), ma alcune aree del gioco avrebbero beneficiato di una maggiore varietà visiva. Nonostante ciò, il design complessivo del mondo di gioco riesce a immergere il giocatore in un’esperienza visivamente interessante. È inquietante, ma in quel modo efficace tipico dell’horror psicologico in cui non si sa mai cosa succederà. Il design audio completa perfettamente la presentazione, con una colonna sonora tesa e diegetica che esalta il tono angosciante e costruisce l’atmosfera cupa e misteriosa che permea l’intero gioco. Le tracce musicali, composte da temi orchestrali e sonorità elettroniche, si sposano perfettamente con le ambientazioni, accentuando la sensazione di tensione perenne. I suoni ambientali, come il rumore del vento che soffia tra le rovine o il crepitio di un fuoco lontano, contribuiscono ulteriormente a rendere il mondo di gioco ancora più vivo e intenso per tutta la sua durata (fra le 5 e le 6 ore).

Commento finale

Karma: The Dark World non è un gioco per chi cerca un’azione frenetica o un horror convenzionale. È un’esperienza lenta e cerebrale – tanto emozionante quanto stimolante – che si basa molto sull’atmosfera e sul simbolismo, lasciando al giocatore libera interpretazione su quello che sta accadendo. La trama, ricca di temi morali e filosofici, unita a un gameplay compassato ma funzionale e una grafica curata (seppur una maggiore varietà negli ambienti di gioco non avrebbe guastato), lo rende un titolo consigliato per chi cerca qualcosa di più profondo e riflessivo nel panorama dei videogiochi odierni. Se siete alla ricerca di un’avventura oscura, inquietante, unica e ricca di scelte significative, Karma: The Dark World merita sicuramente la vostra attenzione: Preparatevi a una narrazione che lascia più domande che risposte!

Tuffatevi nell’estate con Amazfit Balance 2: tecnologia pronta a immergersi

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RETOUCHING AND POST PRODUCTION BY CAMPFIRE LLC https://www.campfirecreative.studio

l mercato globale degli sport acquatici è in forte crescita: dagli attuali 43 miliardi di dollari, si stima possa raggiungere gli 83 miliardi entro il 2035. Attività come surf, snorkeling e immersioni attirano sempre più appassionati pronti a vivere l’estate in modo attivo, dinamico e immersivo.

Per affrontare ogni sfida – sopra o sotto la superficie – serve il compagno giusto al polso! Ed è qui che entra in gioco Amazfit Balance 2, lo smartwatch progettato per accompagnarvi nelle avventure marine più intense.

Con una resistenza all’acqua certificata 10 ATM e disponibile nelle colorazioni nero classico e arancione brillante, Balance 2 unisce tecnologia avanzata e stile deciso, per chi vuole il massimo da ogni tuffo.

Ma cosa bisogna considerare davvero quando si sceglie uno smartwatch per gli sport acquatici?

1. Resistenza all’acqua: non basta un numero

Per attività come lo snorkeling – dove si resta in superficie con maschera e boccaglio – può bastare una classificazione 5 ATM. Ma se hai in programma anche solo leggere immersioni, serve una resistenza superiore. Balance 2 rispetta lo standard 10 ATM ed è progettato per resistere fino a 45 metri di profondità.

2. Prestazioni certificate in immersione

Anche se 10 ATM equivale alla pressione a 100 metri, ciò non garantisce il funzionamento a quella profondità. Balance 2, invece, è realmente certificato per operare in sicurezza fino a 45 metri, offrendovi massima tranquillità anche sott’acqua.

3. Metriche subacquee evolute

Durante un’immersione non bastano tempo e distanza: serve un quadro più completo. Amazfit Balance 2 monitora parametri avanzati come:

  • Limite di non decompressione: il tempo massimo per immergersi in sicurezza senza soste obbligate durante la risalita.
  • PPO2 (Pressione Parziale dell’Ossigeno): un parametro cruciale per prevenire la tossicità dell’ossigeno a profondità elevate.

Bussola, profondimetro e molto altro

Balance 2 funziona anche come bussola subacquea, misura in tempo reale profondità e durata dell’immersione e, grazie all’app Zepp, puoi potenziarne ulteriormente le capacità. Tra le mini-app disponibili, ce n’è una che misura la distanza in linea retta tra due punti – ideale per calcolare il tragitto da nuotare o pianificare l’uscita perfetta.

Quest’estate, scegliete il partner giusto per esplorare il mondo sommerso: Amazfit Balance 2, il perfetto alleato per chi cerca stile, prestazioni e sicurezza – anche a qualche metro sotto la superficie!

Recensione Garden Rush, sfida al miglior pollice verde

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Non sappiamo se l’erba del vicino sia effettivamente sempre più verde, ma una cosa è certa: Garden Rush ci ha ricordato quanto può essere divertente darsi battaglia tra orti e vegetali.

Ideato dall’esordiente neozelandese Ki Mansell con il supporto artistico del veterano Paul Mafayon (King of Tokyo), il titolo Space Cowboys si presenta come un competitivo per due giocatori in cui il successo sarà determinato dal raccolto più veloce ed abbondante. Un compito non così semplice, tra screzi reciproci, gnomi dispettosi e talpe affamate.

Garden Rush è disponibile al prezzo di € 22,99 dal 18 Aprile nei negozi fisici e presso i rivenditori online (come Amazon), distribuito nel nostro Paese da Asmodee Italia.

Confezione di vendita

Ci sono prodotti che riescono a sorprendere genuinamente fin dalla presentazione e Garden Rush rientra a pieno titolo tra di essi. Nello specifico, non tanto per un’estetica folgorante (sebbene il contributo di Mafayon sia evidente) quando soprattutto per materiali e design costruttivo.

La confezione di Garden Rush si presenta con proporzioni simmetriche (18 cm di lunghezza per 18 cm di altezza, oltre a 4,2 cm di profondità) ed un peso contenuto, che la rende piuttosto adatta alla portabilità (ma anche ad occupare uno spazio modesto in libreria). Lo stupore tuttavia inizia al momento dell’unboxing.

L’apertura magnetica della confezione rivela infatti un coperchio separabile, che diventa la plancia stessa del gioco. Il corpo della scatola, una volta rovesciato, integra il setup iniziale svolgendo il ruolo di tabellone segna punti. La natura “trasformabile” del packaging assume ancor più lustro e personalità grazie alla ricca dotazione interna.

A colpire immediatamente è la presenza di un sacchetto (in juta), brandizzato Garden Rush, che contiene sessanta segnalini Verdura (in legno). Fa poi capolino una carismatica busta di carta (che mette in guardia i meno esperti) contenente otto segnalini Attrezzo/Talpa (che integrano la modalità per esperti). Infine troviamo il regolamento, una piccola plancia Trampolino (che va annessa al tabellone di gioco), due pedine Gnomo (che rappresenteranno i giocatori sul tabellone segna punti) ed una pedina primo giocatore (in cartoncino componibile).

Si tratta di una dotazione ricca e molto variegata, che spazia nella proposta di materiali di qualità e con una particolarissima attenzione al design generale. Si tratta di un gusto che non troviamo così tanto spesso anche nei prodotti di maggior fascia di prezzo, il che rende ancor più apprezzabile nel modesto esordio di Ki Mansell.

Regole della partita

Le regole di Garden Rush risultano molto intuitive e particolarmente adatte ad ogni categoria di giocatore.

Il setup è estremamente rapido: basta rovesciare i due componenti della confezione per predisporre la plancia di gioco. Essa si completa disponendo l’elemento Trampolino accanto alla riga centrale, la Siepe. Fatto questo, si dovrano pescare casualmente dal sacchetto cinque segnalini Verdura e porli lungo le caselle centrali con il lato Verdura Doppia verso l’alto. Una sesta Verdura andrà collocata sul Trampolino. Il gioco si svolge a turni alterni tra due giocatori. Ad ogni turno, si deve effettuare una di due azioni.

Si può collocare un segnalino nel proprio Orto, scegliendolo a piacere dalla Siepe. Se si sceglie di collocare il segnalino su una casella che si trova nella stessa colonna in cui si trovava quando è stato preso dalla Siepe, deve essere lasciato con il lato Verdura Doppia a faccia in su. Se si sceglie di collocarlo su una casella che si trova in una colonna diversa, occorre girarlo sul suo lato Verdura Singola. Scelto il segnalino, si fa fanno scorrere i segnalin rimanenti fino ad occupare lo spazio lasciato vuoto, attingendo dal Trampolino (rimpiazzandolo a sua volta pescando dal sacchetto).

Se non si vuol collocore un segnalino, è necessario raccogliere un Lotto Verdura. A seconda della disposizione delle Verdure nel vostro Orto, esse possono essere scambiate per un Lotto Verdura (al tasso di cambio indicato in plancia). A seconda del numero di segnalini raccolti nell’ambito del Lotto Verdura, il giocatore guadagna punti che gli permettono di avanzare nella plancia nel tabellone segna punti.

Il primo giocatore che completa il percorso, vince. Dopo aver preso pratica con le regole base, è possibile introdurre la meccanica degli Attrezzi, i quali permettono di giostrare bonus e malus in grado di ribaltare le sorti delle partite.

L’esperienza di gioco

Garden Rush si è rivelato, pur nella sua grande semplicità, un’esperienza amabilmente tattica.

Le regole di base sono, in linea generale, molto lineari dando vita ad un ritmo simile a quello di tanti altri prodotti a base di piazzamento tessere senza troppe interazioni con l’avversario. La musica cambia decisamente nel momento in cui si introducono Talpe ed Attrezzi. Questi segnalini speciali riescono ad attribuire a Garden Rush una maggiore stratificazione strategica, permettendo di mitigare la percentuale di alea. Ricorrere ad un Attrezzo nel momento giusto o ritrovarsi con una Talpa fastidiosa nella propria scacchiera sono elementi che inalzano la competività delle partite, con piacevoli e divertenti screzi tra i giocatori (che sono il sale della vita, diciamocelo).

Anche introducendo le regole avanzate, inoltre, non abbiamo riscontrato una particolare complessità di approccio. Il risultato è che Garden Rush può essere agevolmente consigliato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo dei giochi da tavolo per due giocatori, senza andare incontro ad esperienze troppo complesse (soprattutto per i più piccoli). La durata moderata delle partite (anche i duelli più tirati non vanno oltre la mezz’ora) costituisce un ulteriore punto a favore per il tipo di esperienza che la proposta Space Cowboys vuole presentare.

Non possiamo poi non sottolineare, nuovamente, la cura riposta nella varietà e qualità dei materiali. Un aspetto, quest’ultimo, che da un sapore premium al boardgame pubblicato da Asmodee Italia anche al netto di un prezzo di cartellino davvero economico ed accomodante. Chi ama i giochi ben presentati e che si spingono al di là delle classiche fustelle, Garden Rush può essere anche visto come una piccola sfiziosità collezionistica.

Commento finale

Garden Rush si è rivelato un competitivo delizioso, grazie ad un avvincente remix di meccaniche tradizionali. L’opera di esordio di Ki Mansell mescola piazzamento tessere, hot potato e pattern building dando vita ad un’esperienza sempre accessibile ed al contempo deliziosamente strategica. Il boardgame Asmodee rappresenta una scelta consigliata soprattutto per chi cerca una proposta con regole semplici, adatte a tutto il pubblico. Una nota di particolare merito va poi alla confezione nonché ai materiali usati, graziati da una cura qualitativa a volte assente perfino in produzioni di maggior blasone.

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

Neil Druckmann lascia la produzione della serie The Last of Us di HBO

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Mentre nel mondo post-apocalittico di The Last of Us continua a diffondersi il panico per le mutazioni del fungo Cordyceps, fuori dallo schermo è arrivata una notizia ancora più dirompente per i fan della serie: Neil Druckmann ha deciso di lasciare il suo ruolo di co-showrunner della produzione HBO, basata sul celebre videogioco da lui creato nel 2013. Dopo due stagioni condivise con Craig Mazin, regista e autore di Chernobyl, Druckmann ha comunicato che non sarà più coinvolto nella scrittura e nella direzione della terza stagione, confermata ad aprile e attualmente in fase preparatoria.

Da The Last of Us a Intergalactic: il nuovo futuro di Druckmann

Druckmann, mente creativa dietro The Last of Us e The Last of Us Part II, ha affidato a Instagram il suo messaggio di congedo: “Con i lavori finiti sulla stagione 2 e prima che ne inizino di significativi sulla stagione 3, questo è il momento giusto per passare a concentrarmi completamente su Naughty Dog e i suoi progetti futuri”. Una dichiarazione che segna non un addio alla serie, ma un passo indietro per tornare a tempo pieno nella sua casa madre, lo studio californiano che lo ha visto crescere, dal 2003 a oggi, da semplice stagista a presidente e direttore creativo.

La sua nuova missione è ambiziosa: guidare lo sviluppo di Intergalactic: The Heretic Prophet, il prossimo progetto firmato Naughty Dog, di cui Druckmann curerà sia la scrittura che la regia. Un titolo ancora avvolto nel mistero, ma che rappresenta il primo grande progetto originale dello studio dopo la saga di The Last of Us e Uncharted. Nel frattempo, nella produzione HBO, manterrà comunque il ruolo di produttore esecutivo, garantendo continuità e supervisione, anche se non più direttamente coinvolto nella narrazione.

La notizia rappresenta una svolta importante per la serie che, dopo l’enorme successo della prima stagione e le riprese già completate per la seconda, dovrà ora affrontare una nuova fase con Craig Mazin unico showrunner al comando. Resta da vedere come cambieranno i toni, le scelte narrative e il peso dell’adattamento ora che la guida sarà affidata completamente a una sola penna. Una cosa è certa: l’eredità di Druckmann, tra visione creativa e intensità narrativa, continuerà a vivere tanto nella serie quanto nel futuro del videogioco.