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Recensione Death Relives, l’horror azteco che inquieta ma non convince del tutto

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Death Relives – pubblicato il 26 luglio 2025 su PC (tramite Steam), PlayStation 4, PlayStation 5 e Xbox Series X|S – è il primo titolo del piccolo team di sviluppo turco Nyctophile Studios. Il gioco propone un survival horror in prima persona basato sulla mitologia azteca, incentrato sul dio Xipe Totec (“Nostro Signore lo Scorticato”), dio della morte e della rinascita.


Versione testata: PlayStation 5


Trama e ambientazione

Nei panni di Adrián, un adolescente che indaga sulla misteriosa scomparsa della madre, il giocatore viene trascinato in una dimensione parallela dominata da antichi rituali e sangue sacrificale. Il setting principale è una villa infestata, dove si celano segreti molto più profondi legati alla cultura azteca. La narrazione si dipana in una progressione lineare che mescola flashback storici – persino sulla nave di Cortés – e collezionabili legati alla mitologia. Il ritmo narrativo fatica a decollare nelle prime ore: gran parte dell’esperienza viene percepita come una serie di vignette horror isolate, con la trama che accelera solo verso il finale.

Sentitelo sul collo ad ogni passo che fate. Dovete rimanere nascosti e scappare da esso mentre risolvete enigmi lungo la strada. Non avete superpoteri, solo equipaggiamento limitato.

Gameplay e meccaniche

Il cuore del gameplay è il survival stealth, in stile Amnesia o Alien: Isolation, ma senza possibilità di scontro diretto efficace. Non si possiedono superpoteri, ma solo strumenti antichi. La divinità che vi insegue, è inarrestabile e invulnerabile: non può essere uccisa; è possibile soltanto rallentarla o evitarla (ove possibile). Questa scelta impone un ritmo di gioco lento, basato sull’esplorazione cauta, caratterizzata altresì da enigmi ambientali e da un sistema di combattimento ritualistico, l’osservazione dei pattern del nemico e l’utilizzo dei nascondigli sparsi per l’ambiente di gioco (armadi, tavoli, finte pareti). Tuttavia, l’intelligenza artificiale del dio non è particolarmente raffinata: capita che il nemico si incastri, giri a vuoto o si teletrasporti in modo innaturale, spezzando la tensione e la coerenza del mondo di gioco. Un elemento distintivo è il God Seed, un bracciale vegetale vivente (anch’esso legato alla mitologia azteca) che funge da radar organico: indica sia la posizione del dio e sia quella del giocatore, sottraendo però vitalità ad entrambe le entità. Eliminare gli spiriti vaganti (che rappresentano le anime delle vittime precedenti) per raccogliere sangue ed estendere la vita del Seed diventa essenziale. Permette altresì di usare poteri rituali come proiezioni per distrarre il nemico o lanci rituali per allontanarlo temporaneamente. Questa meccanica crea una tensione costante tra esplorazione e rischio, ma può anche diventare ripetitiva: combattere e dissipare spiriti per raccogliere sangue si rivela monotono, con un pattern praticamente sempre identico. Per quanto riguarda invece gli enigmi ambientali, questi sono ispirati a simbolismi aztechi: Combinazioni basate su glifi e simboli religiosi; puzzle meccanici legati a statue, altari o rituali; codici nascosti in documenti, murales o QR code che interagiscono anche con la companion app. Gli enigmi sono integrati abbastanza bene nell’ambiente, ma talvolta sono caratterizzati da scarsa chiarezza o interfaccia poco reattiva, rendendoli più frustranti che appaganti in certi momenti.

Il gioco non offre un vero game over, ma ogni morte porta a visioni e flashback narrativi: il protagonista vive scene tratte dal passato del dio o da antichi sacrifici umani. Ogni decesso non è quindi solo punizione, ma parte dell’esperienza narrativa, con oltre 15 animazioni di morte differenti, spesso violente e disturbanti. Questo approccio lo abbiamo particolarmente apprezzato in termini di coerenza tematica ma – se si muore troppo spesso – potrebbe risultare tedioso e ripetitivo. Le ambientazioni – invece – sono strutturate in modo semi-lineare. Non c’è un open world, ma diverse sezioni interconnesse in cui il ritorno a vecchie aree è spesso necessario.
Tuttavia, il level design non è sempre leggibile: mancano mappe chiare, i punti di riferimento sono pochi, e l’atmosfera visiva (spesso oscura e uniforme) rende difficile orientarsi. La durata è di circa 6-8 ore, con possibilità di estendere la longevità collezionando tutti gli oggetti e completando gli archivi narrativi. Non ci sono skill tree né vere evoluzioni del personaggio: la progressione è legata alla scoperta di nuove funzioni del God Seed o a zone sbloccabili tramite enigmi.

Companion app

Un’idea ambiziosa viene rappresentata da una companion app che trasforma lo smartphone del giocatore nel dispositivo di Adrián: si possono scansionare QR code, interagire via chat con il padre AI, scorrere gallerie e feed social. Purtroppo, se in teoria il sistema mira al coinvolgimento e all’immersione, in pratica soffre di dialoghi piatti, immagini AI disturbanti (volti deformi, emoji a sproposito) e una dissonanza tonale che lascia la scelta in questione più come un difetto che un valore aggiunto.

Grafica e tecnica

Il punto di forza visivo del gioco sta nella direzione artistica, non nella potenza grafica in senso stretto. L’ambientazione – una villa misteriosa legata a rituali aztechi – è realizzata con una cura evidente per i dettagli simbolici e la costruzione di un’atmosfera opprimente. Lo si capisce dall’uso frequente di tessuti rituali, statue votive, glifi e simboli religiosi, ambientazioni ispirate a templi, caverne, catacombe e sezioni della nave di Cortés, illuminazione fioca e dinamica, con l’effetto torcia che crea zone d’ombra profonde e inquietanti. Molti ambienti sono volutamente claustrofobici e saturi di elementi culturali, il che rafforza l’identità visiva unica del gioco. Su PS5, il gioco utilizza una illuminazione volumetrica discreta che accentua il senso di minaccia. Alcune zone hanno una luce calda e rituale, altre un buio totale dove la torcia è indispensabile. Non si parla di ray tracing, ma piuttosto di una gestione “old-school” della luce, molto efficace per il genere. Tuttavia, in alcune sezioni, l’illuminazione non è ben bilanciata: scene troppo scure o con riflessi mal calcolati possono rendere difficile distinguere dettagli fondamentali per il gameplay (es. indizi, passaggi). I modelli dei personaggi e dei nemici sono discreti ma non all’altezza delle potenzialità PS5: Xipe Totec ha un design inquietante, con pelle squarciata, piume sacre e elementi rituali, ma a livello tecnico il modello risulta rigido e non sempre fluido nei movimenti. Gli spiriti erranti sono meno curati: sembrano ripetitivi e poveri di varianti. L’assenza di espressioni facciali dettagliate, unita a transizioni legnose tra animazioni, può compromettere il coinvolgimento nelle cutscene.

Le texture degli ambienti – invece – sono una combinazione di alta e media qualità. Alcune superfici sembrano “lavate” o piatte, un effetto probabilmente dovuto a un sistema di streaming delle texture non ben ottimizzato. Oggetti importanti e zone centrali (altari, idoli, maschere) hanno buoni livelli di dettaglio. Elementi secondari (muri, mobili, pavimenti) mostrano texture in bassa risoluzione, soprattutto se osservati da vicino.

Dal punto di vista tecnico il gioco gira a 30 FPS stabili ma non offre (al momento) una modalità performance a 60 FPS. Abbiamo riscontrato diversi problemi: IA nemica imprecisa, bug grafici (come pop-in di texture evidente quando si ruota velocemente la visuale, ombre tremolanti o oggetti che fluttuano, alcuni effetti visivi come nebbia, fumo, filtri sangue che appaiono posticci o datati) tempi di caricamento lunghi, prompt incoerenti, clip audio sovrapposte. La sensazione è quella di un titolo con ambizioni elevate, ma soggetto a una realizzazione altalenante e poco rifinita. Le animazioni dei decessi (seppur mostrano talvolta compenetrazioni e problemi di sincronizzazione tra corpo del protagonista e ambiente.) sono particolarmente elaborate, con sequenze brutali che evocano Alien: Isolation. Altre – invece – rovinano l’immersione a causa di dettagli tecnici rivedibili: l’azione del giocatore di entrare nei nascondigli ha dei movimenti innaturali, causando leggeri effetti di nausea o disorientamento. In sintesi, il gioco non sfrutta appieno l’hardware PS5, risultando più simile a un titolo cross-gen leggermente potenziato. Va però sottolineato che la grafica e il comparto audio lavorano bene insieme. L’uso di suoni diegetici (respiro, passi, bisbigli), insieme all’aspetto visivo rituale, crea una tensione immersiva, nonostante i limiti tecnici. In particolare, i momenti in cui si sente il fischiettio della morte (death whistle) e si vede Xipe Totec avvicinarsi sono tra i più forti in termini di “presentazione horror”. Da segnalare che il gioco non è localizzato in italiano.

Commento finale

Death Relives è un titolo che merita per quanto riguarda l’approccio originale alla mitologia azteca e per l’atmosfera ricca di tensione. Le ambizioni creative – dalla voce in nahuatl alla companion app – testimoniano un tentativo di offrire un’esperienza horror immersiva e innovativa. Tuttavia, il gioco è fermamente ancorato a scelte tecniche debilitanti, IA superficiale e meccaniche troppo sbilanciate verso la furtività e la ripetitività. Se cercate un horror insolito e culturalmente curato, può valere la pena dargli una chance (considerando il prezzo budget di €24,99); ma non aspettatevi un capolavoro: è un esperimento ambizioso ma davvero troppo acerbo.

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Recensione Demon Slayer: The Hinokami Chronicles 2, ora ci siamo… o quasi

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Demon Slayer

Demon Slayer può essere considerato un vero e proprio fenomeno poiché in pochissimi anni è riuscito ad imporsi nella pop culture in maniera così netta. Manga, anime, cinema, teatro ed ovviamente videogiochi.

L’opera di Koyoharu Gotōge si è diffusa in maniera veramente capillare in ogni ambito audiovisivo. Dopo il discreto successo del primo e limitato The Hinokami Chronicles, questo sequel diretto mantiene la stessa struttura e finalmente rimpolpa i contenuti. Sinteticamente e realisticamente, è “come avrebbe dovuto essere fin dal principio”. Volete saperne di più? Non vi resta che continuare la lettura!

Demon Slayer: The Hinokami Chronichles 2 è disponibile dal 5 agosto 2025 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Emozioni forti… a intermittenza

Demon Slayer: The Hinokami Chronicles 2 raccoglie il testimone da dove l’aveva lasciato il precedente. Tanjiro e i suoi compagni proseguono la lotta contro i demoni, attraverso gli archi narrativi del Distretto del Piacere, del Villaggio dei Forgiatori di Spade e dell’Addestramento degli Hashira. Una sequenza di eventi che chi ha seguito l’anime ha probabilmente ancora ben impressa nella mente, tanto per l’intensità emotiva quanto per l’eccezionale qualità tecnica. Ben tre archi narrativi contro uno (e mezzo) del primo capitolo, seppure con un’interruzione sul gran finale (ammettiamo, comunque, con un ottimamente orchestrato cliffangher).

Rivedere Tanjiro, Zenitsu, Inosuke e Nezuko affrontare Daki e Gyutaro, o assistere all’introspezione dolorosa di Muichiro e al coraggio di Mitsuri, è un piacere che ci riconnette immediatamente alle emozioni suscitate dalla controparte animata.

Gli scontri chiave sono emozionanti e realizzati con una cura impressionante, purtroppo però, le diverse “variazioni sul tema”, propedeutiche a donare maggior respiro alla produzione, vanno a depauperare il prodotto della carica emotiva che avrebbe potuto suscitare. A maggior ragione se pensiamo che tutto è proposto in maniera dannatamente piatta anche sul versante meramente “giocoso”.

Per i fan… questa volta davvero

Il fulcro ludico della produzione è la modalità Storia e, ricollegandoci a quanto appena detto sopra, tutti i vari escamotage studiati per mitigare l’eccessiva linearità del combat system sono davvero poco riusciti.

Esplorazione lineare, collezionabili sparsi su mappe incredibilmente spartane, minigiochi musicali, tantissime fetch quest. Tutto ciò va a delineare un quadretto irrimediabilmente tedioso. Fortunatamente i combattimenti, al netto della già parafrasata scarsa profondità di meccaniche, riescono ad essere divertenti, pur nella loro semplicità. Anche grazie ad alcune nuove intuizioni.

Demon Slayer
I combattimenti restano la parte migliore del pacchetto ludico

Questi si svolgono ancora in arene tridimensionali, con una formula accessibile ma visivamente d’impatto: attacchi leggeri e pesanti, mosse speciali, schivate e possibilità di alternare due personaggi per combo e assist.

Le nuove funzionalità – come gli attacchi Ultimate combinati e un sistema di potenziamento personalizzabile – aggiungono un minimo di profondità strategica, pur lasciando il titolo nel solco del casual gaming. Parliamo comunque di una produzione che punta ad un’esperienza piacevole, immediata e spettacolare. E su questo fronte, non possiamo recriminare alcunché. Ma è altresì indubbio che la mancanza di qualsiasi tipo di stimolo “post-primo approccio” riduca l’appeal sul lungo termine.

Per quanto riguarda le modalità, troviamo i classici scontri offline e online (che non abbiamo potuto approfondire più di tanto), varie declinazioni della modalità sopravvivenza, una sezione in cui rivivere i combattimenti chiave della prima stagione (e del primo The Hinokami Chronichles). Ma la vera “sostanza” ludica risiede nel maggiore numero di personaggi. Sono finalmente presenti ben più di 40 personaggi giocabili, contro i soli 16 disponibili al lancio per il primo capitolo.

Come c’era da aspettarsi da CyberConnect2, la presentazione audio-visiva e tecnica è il vero fiore all’occhiello della produzione. Demon Slayer: The Hinokami Chronichles 2 è una gioia per la vista e l’udito. I combattimenti sono sublimi, anche grazie ai 60 fps granitici garantiti da PlayStation 5.

Commento finale

Demon Slayer: The Hinokami Chronichles 2 ci ha regalato un’esperienza visivamente splendida, tecnicamente solida e pensata per soddisfare i fan della serie. Le animazioni, le musiche, le cinematiche: tutto è ricreato con passione e rispetto per il materiale di partenza. È praticamente impossibile non apprezzare l’amore per l’opera originale che traspare da ogni scelta stilistica. Ma al tempo stesso, le sezioni esplorative risultano deboli, le interazioni poco profonde, e il gameplay – seppur raffinato – resta ancorato ad una semplicità che nel lungo periodo toglie mordente. È dunque un prodotto che consigliamo caldamente a chi ama Demon Slayer e vuole rivivere quei momenti iconici in prima persona. E finalmente, oseremo dire, perché questa volta c’è tanto contenuto e fanservice. Almeno per il target di riferimento, questa volta, ci siamo.

Recensione NZXT Kraken Plus 360 RGB: coniugare estetica e prestazioni

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NZXT con i suoi dissipatori Kraken ha fatto scuola dal punto di vista estetico. Il Kraken nelle sue diverse varianti, è stato il primo AIO ad offrire una finitura specchiata e un display sulla pompa e tra i primi AIO a sottolineare l’aspetto estetico di un componente funzionale come un cpu cooler. L’NZXT Kraken Plus 360 RGB, nella sua impeccabile finitura bianca, incarna perfettamente questa filosofia. Pur posizionandosi come un’alternativa più accessibile al modello di punta “Elite”, mantiene tutti i capisaldi della gamma: l’attrattiva di uno schermo LCD, la finitura a specchio e un design pulito, il tutto ad un prezzo più contenuto di 229 euro. Questa recensione si propone di analizzare in dettaglio se questo equilibrio sia stato raggiunto con successo, valutando le sue prestazioni termiche e acustiche su una piattaforma di ultima generazione, la sua facilità di installazione e l’impatto del suo ecosistema software. Il Kraken Plus 360 RGB riesce a coniugare forma e funzione per domare una CPU esigente come il Ryzen 9800X3D, o i compromessi necessari per raggiungere il suo target di prezzo ne limitano il valore complessivo?

Unboxing

Il Kraken Plus arriva in una confezione con i classici colori viola e bianco tipici del brand. Il blocco ventole ventole F360 RGB Core (tre ventole da 120mm unite e non separabili) e la pompa sono ben protetti dal blister in cartone sagomato, mentre il blocco Il radiatore in alluminio è contenuto all’interno di un’ulteriore confezione in cartone. Oltre alle istruzioni per il montaggio rapido, nella confezione sono inclusi i bracket per il montaggio su piattaforma AMD AM4 e AM5 e per piattaforma Intel 1851 e 1700. Non è presente alcun tubetto di pasta termica, in quanto questa è pre applicata sulla placca in rame.

Design

L’NZXT Kraken Plus 360 RGB si presenta come un prodotto ingegnerizzato con una chiara enfasi sul design minimalista e sull’integrazione.

Il cuore del sistema è il blocco pompa, caratterizzato da una finitura bianca opaca per la scocca esterna e un design pulito che evita plastiche lucide o economiche. La parte superiore, come da tradiziona ha finitura a specchio e nasconde un display LCD quadrato e più piccolo rispetto alla versione Elite, ma di questo vi parleremo più avanti. Al suo interno opera la pompa “NZXT Turbine“, un’unità progettata per massimizzare portata e pressione, con una velocità variabile tra 1,200 e 2,800 RPM. Questa pompa è basata sulla tecnologia Asetek di ottava generazione, ottimizzata per le moderne CPU ad alta densità termica e dotata di un motore trifase per un funzionamento più efficiente e silenzioso. La base di contatto è una placca in rame da 56×56 mm con un design “split-flow”, che canalizza il refrigerante direttamente sulle aree più calde del die della CPU per ottimizzare il trasferimento di calore.

Il radiatore in alluminio segue dimensioni standard (401 x 120 x 27 mm), una scelta che garantisce un’ampia compatibilità con la maggior parte dei case ATX. I tubi, lunghi 420 mm, sono realizzati in gomma CIIR a bassa permeabilità e rivestiti con una guaina in nylon intrecciato, offrendo un buon compromesso tra durabilità e flessibilità durante l’installazione.

La caratteristica più distintiva sul radiatore è il blocco ventole unificato F360 RGB Core. Anziché tre ventole separate, NZXT ha optato per un unico telaio che le integra e che lateralmente presenta una feritoia che lascia intravedere il colore rgb delle ventole. Questa soluzione semplifica il montaggio sul radiatore, riducendo le viti necessarie da dodici a quattro. Le ventole utilizzano cuscinetti fluidodinamici (FDB) e operano in un range da 500 a 2,400 RPM. Ogni ventola è in grado di generare un flusso d’aria di 75.05 CFM e una pressione statica di 3.07 mm-H₂O, valori nominali di tutto rispetto. Tuttavia, questa scelta di design introduce significative controindicazioni. Per alimentare e controllare tre motori e le rispettive zone RGB (8 LED per ventola) attraverso un singolo punto di connessione, è necessario un cavo proprietario complesso e ingombrante, che rappresenta una delle principali criticità del prodotto. Inoltre, in caso di guasto di un singolo motore, l’intero blocco F360 deve essere sostituito, a differenza della manutenzione più semplice e granulare possibile con ventole separate. Questa scelta ingegneristica privilegia chiaramente l’estetica del radiatore ma soprattutto la velocità di installazione, a scapito della praticità di cablaggio e della manutenibilità a lungo termine.

Infine, lo schermo LCD da 1.54 pollici è un pannello TFT trasmissivo di forma quadrata con una risoluzione di 240×240 pixel, una frequenza di aggiornamento di 30 Hz e una luminosità di 300 cd/m². Sebbene sia una delle caratteristiche principali, le sue dimensioni e la risoluzione sono inferiori a quelle dei concorrenti di fascia alta, inclusa la stessa serie Elite di NZXT. Come potete facilmente capire dalle immagini, utilizzando sfondi e gif stock, come appunto le infografiche NZXT l’aspetto è sicuramente molto elegante. Purtroppo quando si prova a caricare una gif o un video, poichè lo spazio occupato dal display è veramente minimo rispetto a quello disponibile sulla pompa, l’effetto non è sicuramente esaltante.

Non possiamo fare a meno di notare poi un’altra piccola “caduta di stile”:come abbiamo detto, il cavo proprietario in colore nero stona un po’ con il resto del design del dissipatore, completamente bianco. Questo largo cavo flat nero, oltre ad essere particolarmente ingombrante (rispetto al cavo USB C delle soluzioni Elite), è difficile da nascondere in quanto, collegandosi alla pompa lateralmente è necessariamente in primo piano. Questa piccola nota stonata, è ancor più evidente se si considera che invece il cavo del monoblocco ventole, molto più facilmente occultabile vista la posizione delle ventole, è invece completamente bianco: in una build tutta dedicata all’estetica, sono aspetti importanti.

Specifiche Tecniche

CaratteristicaSpecifica
Dimensioni Radiatore (L x W x H)401 x 120 x 27 mm
Materiale RadiatoreAlluminio
Lunghezza Tubi420 mm
Materiale TubiGomma CIIR con guaina in nylon
Dimensioni Blocco Pompa (Ø x H)72.95 mm x 55.97 mm
Materiale Cold PlateRame
Velocità Pompa1,200 – 2,800 ± 300 RPM
Modello VentoleF360 RGB Core (EV) Fan
Dimensioni Ventole360 x 120 x 26 mm (blocco unico)
Velocità Ventole500 – 2,400 ± 250 RPM
Flusso d’Aria (per ventola)75.05 CFM
Pressione Statica (per ventola)3.07 mm-H₂O
Livello Rumorosità (dichiarato)31.9 dBA (per ventola)
Tipo di CuscinettoFluid Dynamic Bearing (FDB)
Tipo SchermoTransmissive TFT, 262K colori
Dimensioni Schermo1.54 pollici (diagonale)
Risoluzione Schermo240 x 240 px
Compatibilità Socket IntelLGA 1851, 1700, 1200/115X
Compatibilità Socket AMDAM5, AM4
Garanzia6 anni

Il Cervello del Kraken: Analisi del Software NZXT CAM

Il software NZXT CAM non è un accessorio opzionale per il Kraken Plus 360, ma il suo sistema nervoso centrale, indispensabile per sbloccarne ogni funzionalità. Senza di esso, il dissipatore non può essere controllato adeguatamente, poiché non supporta la gestione PWM tradizionale tramite BIOS della scheda madre. Come vedremo nel capitolo successivo infatti, il sistema utilizza un connettore USB sulla scheda madre, un connettore 3Pin per le ventole, e un connettore Sata di alimentazione. Si tratta di una limitazione che per certi versi ricorda la gabbia d’oro di Apple. Piattaforma chiusa, ma estremamente rifinita, che lega l’utente al software proprietario del produttore: una filosofia opposta a quella di concorrenti come Arctic, i cui prodotti si affidano a standard aperti e al controllo diretto da parte della scheda madre.

L’interfaccia di CAM è infatti moderna, intuitiva e ricca di funzionalità, offrendo un pannello di controllo unificato per il monitoraggio del sistema, la personalizzazione dell’illuminazione RGB e, soprattutto, la gestione delle prestazioni del dissipatore, sicuramente molto più raffinata di quella raffazonata di praticamente tutti i produttori di schede madri. Tramite CAM è possibile visualizzare sullo schermo LCD le temperature in tempo reale, GIF animate o persino integrare informazioni da servizi web come YouTube.

L’aspetto più critico del software risiede nella scelta della modalità di controllo, che definisce radicalmente il comportamento del dissipatore:

  1. Modalità Silenziosa (impostazione predefinita): Le curve di pompa e ventole sono legate alla temperatura del liquido refrigerante. Poiché la temperatura del liquido ha un’inerzia termica molto elevata e varia lentamente, il sistema opera in modo eccezionalmente silenzioso, spesso al di sotto della soglia di misurazione di 36 dBA. Lo svantaggio è una reattività molto bassa ai picchi di carico della CPU, che si traduce in temperature massime più elevate.
  2. Modalità Prestazioni (configurazione manuale): L’utente deve intervenire manualmente in CAM e impostare la sorgente di controllo sulla temperatura della CPU. In questa modalità, il dissipatore diventa estremamente reattivo, aumentando istantaneamente la velocità di ventole e pompa in risposta al carico. Questo permette di raggiungere le massime prestazioni di raffreddamento, ma al costo di una rumorosità molto più elevata.

Questa dipendenza dal software trasforma il Kraken da un semplice componente hardware a una periferica dell’ecosistema CAM. La scelta di NZXT di impostare di default la modalità silenziosa è una chiara decisione di user experience, mirata a soddisfare l’utente medio che privilegia un PC silenzioso nell’uso quotidiano. Tuttavia, per ottenere le prestazioni per cui un AIO da 360 mm viene acquistato, è necessario un intervento attivo dell’utente.

Installazione e Gestione dei Cavi nel Case Hyte Y70

Il processo di installazione del Kraken Plus 360 RGB rivela una dualità: estrema semplicità nel montaggio fisico sulla CPU, contrapposta a una certa complessità nella gestione dei cavi.

Per la nostra piattaforma di test basata su socket AMD AM5 (la trovate nel box più in basso), l’installazione del blocco pompa è risultata estremamente rapida e intuitiva. La procedura richiede la rimozione delle staffe di montaggio Intel installate di serie e la sostituzione con quelle AM5 che avviene letteralmente in due secondi agganciandole al blocco pompa.

Successivamente, si avvitano i distanziali specifici per AM5 al backplate originale AMD e si fissa il blocco pompa tramite quattro viti a testa zigrinata. La pasta termica pre-applicata facilita la prima installazione, anche se l’assenza di un tubetto aggiuntivo nella confezione rende più scomode eventuali reinstallazioni.

Il radiatore, equipaggiato con il blocco ventole F360, è stato montato nella posizione superiore del case Hyte Y70, configurato in espulsione. Questa è una configurazione termicamente efficiente e raccomandata per questo specifico chassis, che offre ampio spazio per radiatori da 360 mm. Inoltre il singolo cavo delle ventole, che va collegato al cavo breakout, può essere facilmemente occultato sulla camera posteriore dell’Hyte Y70.

La vera sfida si presenta con il cablaggio del flat cable di cui vi abbiamo già detto. Dal blocco pompa si dirama un unico e massiccio cavo “breakout” che si divide quasi subito in un cavo a nastro, piatto e largo, per l’alimentazione e il controllo di pompa e ventole, e in un secondo cavo USB 2.0, per la gestione dello schermo LCD. La rigidità e le dimensioni di questi cavi rendono il loro posizionamento estremamente difficoltoso. A differenza dei cavi più sottili di altri AIO, che possono essere facilmente nascosti lungo i moduli RAM e i dissipatori della scheda madre, quelli del Kraken tendono a sporgere in modo visibile, compromettendo l’estetica pulita che il prodotto stesso vorrebbe promuovere.

Tuttavia, il case scelto per il nostro test, l’Hyte Y70, gioca un ruolo fondamentale nel mitigare questo problema. Essendo un case a doppia camera, offre un ampio vano posteriore completamente nascosto, dedicato al cable management. Sebbene il percorso iniziale del cavo dal blocco pompa rimanga visivamente scomodo, la maggior parte della sua lunghezza e le connessioni finali possono essere facilmente occultate nella camera posteriore. Pertanto, il design del case attenua parzialmente quello che è il più grande difetto fisico del Kraken. In un case tradizionale a camera singola, questo problema di cablaggio avrebbe un impatto estetico molto più negativo.

Metodologia e Piattaforma di Test

Per garantire la massima trasparenza e replicabilità dei risultati, tutti i test sono stati condotti seguendo una metodologia rigorosa su una piattaforma hardware di fascia alta.

  • Procedura di Test: L’ambiente di test è stato mantenuto a una temperatura controllata di 21°C. Tutti i risultati termici sono presentati come Delta T, ovvero la differenza tra la temperatura della CPU e quella ambientale (TCPU​−TAmbiente​), per annullare l’effetto di piccole fluttuazioni ambientali. Le misurazioni acustiche sono state effettuate con un fonometro posizionato a 50 cm dal pannello laterale del case.
  • Stress Test (Carico Massimo CPU): Esecuzione di un ciclo di 30 minuti del benchmark multi-core di Cinebench R23 (singolo test ripetuto tre volte di seguito). Questo test spinge la CPU al suo massimo consumo energetico sostenuto, permettendo al sistema di raffreddamento di raggiungere l’equilibrio termico e rivelare la sua massima capacità dissipativa.
  • Simulazione Gaming: Sessione di 30 minuti con un titolo videoludico ad alta intensità grafica (Cyberpunk 2077) e di calcolo. Questo scenario simula un carico combinato realistico, dove il dissipatore della CPU deve gestire non solo il calore del processore (circa 150W), ma anche l’aumento della temperatura interna al case causato dalla GPU (oltre 300W), un fenomeno noto come “heat soak”.
  • Normalizzazione del Rumore: Un test aggiuntivo è stato eseguito impostando manualmente la velocità delle ventole di ogni dissipatore per produrre un livello di rumorosità fisso di 40 dBA. Questo test permette un confronto diretto dell’efficienza di raffreddamento a parità di impatto acustico.

Prestazioni Termiche: Silenzio o Potenza Bruta?

I risultati dei test termici evidenziano la natura a due facce del Kraken Plus 360. Le sue prestazioni non sono un valore assoluto, ma una variabile direttamente dipendente dalla configurazione software scelta dall’utente.

Come illustrato nel grafico, in Modalità Silenziosa (profilo di default basato sulla temperatura del liquido), il Kraken Plus 360 mantiene il Ryzen 9800X3D a temperature operative sicure ma non eccezionali. Sotto il carico massimo di Cinebench R23, si registra un Delta T di 69°C, un valore significativamente più alto rispetto ai concorrenti orientati alle prestazioni. Questo comportamento, sebbene garantisca una quasi totale silenziosità, non sfrutta appieno il potenziale di un radiatore da 360 mm.

La situazione cambia drasticamente attivando la Modalità Prestazioni (profilo manuale basato sulla temperatura della CPU). In questo scenario, il dissipatore diventa molto più reattivo e aggressivo. Il Delta T in Cinebench R23 scende a 61°C, un miglioramento di 8°C che lo porta a competere direttamente con l’Arctic Liquid Freezer III, il quale si attesta a 59°C. Questo dimostra che l’hardware del Kraken è pienamente capace di prestazioni di alto livello, ma queste sono bloccate dietro una scelta software e un conseguente aumento della rumorosità.

Nello scenario di Simulazione Gaming, che rappresenta un carico più realistico per la maggior parte degli utenti, le differenze si assottigliano. L’heat soak generato dalla RTX 5090 aumenta la temperatura interna del case, mettendo alla prova l’efficienza complessiva del sistema. Anche qui, la Modalità Prestazioni del Kraken (Delta T di 51°C) si dimostra efficace, avvicinandosi molto all’Arctic (Delta T di 49°C), mentre la Modalità Silenziosa (Delta T di 58°C) rimane una scelta valida per chi preferisce un’esperienza di gioco più silenziosa a costo di qualche grado in più.

Prestazioni Termiche NZXT Kraken Plus 360

Analisi Acustica

L’analisi acustica è il perfetto contraltare di quella termica e spiega le scelte ingegneristiche e software di NZXT. Il profilo sonoro del Kraken Plus 360 varia in modo estremo a seconda della modalità operativa selezionata.

In Modalità Silenziosa, il Kraken è un campione di discrezione. Con un livello di rumorosità che in idle e durante il gaming non supera i 35 dBA, risulta di fatto inudibile rispetto al rumore di fondo prodotto dalle altre ventole del sistema. Anche sotto il carico massimo di Cinebench, si mantiene su un confortevole valore di 38 dBA. Questa è la vera forza del profilo di default: offrire un’esperienza utente premium dal punto di vista acustico.

Passando alla Modalità Prestazioni, il carattere del dissipatore si trasforma. Per ottenere le temperature competitive viste in precedenza, le ventole F360 RGB Core e la pompa vengono spinte a regimi elevati, generando un livello di rumore che raggiunge i 54 dBA sotto carico massimo. Questo valore, misurato a 50 cm dal case, è molto elevato e può risultare fastidioso durante sessioni di lavoro o gioco prolungate. La qualità del suono è quella di un forte flusso d’aria, senza particolari ronzii o fischi ad alta frequenza, ma il volume è innegabilmente alto.

Per poter comprendere questa differenza, appare necessario effettuare una comparativa con un altro dissipatore a liquido. L’Arctic Liquid Freezer III 360 si posiziona in un eccellente equilibrio. A pieno regime, si attesta intorno ai 42 dBA, un valore chiaramente udibile ma non eccessivamente invasivo, che rappresenta un compromesso ideale tra prestazioni termiche e comfort acustico. Questo dimostra un’efficienza superiore nel rapporto prestazioni/rumore, ottenendo temperature migliori del Kraken (in modalità prestazioni) con 12 dBA in meno.

Prestazioni Acustiche NZXT Kraken Plus 360

L'elefante nella stanza: NZXT Kraken Plus 360 vs Arctic Liquid Freezer III 360

Il confronto tra l'NZXT Kraken Plus 360 e l'Arctic Liquid Freezer III 360 è un perfetto esempio di due filosofie progettuali diametralmente opposte nel mercato degli AIO. L'Arctic Liquid Freezer III 360 si afferma come il campione indiscusso del rapporto prestazioni/prezzo. Ogni sua caratteristica è puramente funzionale: il radiatore più spesso da 38 mm, il sistema di montaggio offset specifico per ottimizzare il contatto con i chiplet delle CPU AMD e la ventola integrata per il raffreddamento dei VRM della scheda madre sono tutte scelte ingegneristiche mirate a massimizzare la dissipazione termica. Non a caso, domina le classifiche di prestazioni a parità di rumore, offrendo un raffreddamento superiore a un costo significativamente inferiore. La sua principale debolezza, tuttavia, risiede in un processo di installazione su socket AM5 notoriamente complesso, che utilizza un meccanismo a "molla a balestra" che richiede una forza considerevole e può intimidire anche gli assemblatori più esperti. Inoltre pur avendo puntato molto sull'estetica, il prodotto di Arctic è ancora un po' indietro rispetto alle soluzioni più stylish dei concorrenti come appunto NZXT.

NZXT Kraken Plus 360 RGB è il manifesto dell'integrazione estetica e dell'esperienza utente guidata dal software. Il suo valore risiede nel design pulito, disponibile in un'elegante colorazione bianca, nello schermo LCD personalizzabile e nel controllo centralizzato tramite il software CAM. Sebbene il suo potenziale di raffreddamento sia elevato, è accessibile solo a scapito di un'alta rumorosità e richiede una configurazione manuale. L'installazione fisica sulla CPU è più semplice, ma la gestione del suo ingombrante cablaggio rappresenta una sfida notevole. In definitiva, la scelta non è tra un prodotto "migliore" e uno "peggiore" in assoluto, ma tra quale delle due filosofie si allinea meglio con le priorità dell'utente: prestazioni pure, efficienti e convenienti (Arctic) o un'esperienza premium, incentrata sull'estetica e controllata via software (NZXT).

Il prezzo dei due prodotti poi è espressione delle due filosofie concettuali, con il Liquid Freezer III 360 A-RGB venduto a 133 euro, e il Kraken Plus a 210 euro.

Confronto Termico: Kraken vs Arctic Liquid Freezer III

Confronto Acustico: Kraken vs Arctic Liquid Freezer III

Commento Finale

L'NZXT Kraken Plus 360 RGB non è un dissipatore universale. Non è destinato all'utente che cerca le massime prestazioni termiche al minor costo, né al builder attento al budget. Per queste categorie di utenti ci sono sicuramente prodotti con un rapporto prezzo prestazioni più adeguato.

Il cliente ideale per il Kraken Plus 360 RGB è l'assemblatore con un forte focus sull'estetica. È l'utente che sta costruendo un PC da esibire a tutti, che magari ha scelto un case estramemente panoramico e suggestivo come l'Hyte Y70. Questo utente apprezza il valore aggiunto di uno schermo LCD per la personalizzazione e il monitoraggio, ed è disposto a pagare un sovrapprezzo per il design e l'integrazione software. È anche preparato ad affrontare la sfida del cable management per ottenere il risultato estetico desiderato e accetta di affidarsi all'ecosistema NZXT CAM per la gestione dei componenti. Insomma un user case specifico ma che accomuna tantissimi pc gamer come il sottoscritto che desiderano coniugare potenza ed estetica, perchè si sa, anche l'occhio vuole la sua parte (anche se a volte, come nel nostro caso, bisogna "accontentarsi" di una 5090 tutta nera)

La capacità del Kraken di operare in modo estremamente silenzioso con le impostazioni di fabbrica è un vantaggio innegabile per chi desidera un sistema discreto nell'uso quotidiano, pur mantenendo un margine di raffreddamento adeguato per carichi di lavoro più intensi, a patto di accettare il compromesso acustico. È un prodotto che vende un'esperienza tanto quanto delle prestazioni, un equilibrio che piacerà a una specifica nicchia del mercato enthusiast.

Recensione Wild Hearts S, caccia grossa ma con qualche compromesso

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Capcom ha di fatto creato – in particolar modo con la sesta generazione – un nuovo genere con la sua celebre serie Monster Hunter, la cui ultima iterazione – Monster Hunter Wilds – è stata pubblicata proprio quest’anno. Sebbene molti concorrenti nel corso degli anni (come Dauntless, Toukiden e God Eater) abbiano cercato di accaparrarsene una fetta, nessuno è riuscito a ricrearne la stessa magia distintiva. Omega Force di Koei Tecmo (famosa per la serie Dynasty Warriors con l’ultima voce risalente all’inizio dell’anno: Dynasty Warriors: Origins) ha deciso di cimentarsi nel 2023 nel genere action RPG pubblicando Wild Hearts per PS5 (versione da noi testata all’epoca), Xbox Series X|S e PC, ma il gioco – nonostante l’accoglienza positiva sia dei fan che da parte della critica specializzata – non è riuscito ad ottenere il giusto riconoscimento.

Con il recente lancio di Nintendo Switch 2, lo sviluppatore ci riprova con Wild Hearts S; disponibile in digitale su eShop al prezzo consigliato di 49,99 €, portando il gioco originario sull’hardware ibrido della casa di Kyoto. Sebbene non cambi particolarmente le carte in tavola si dimostra comunque un gioco action di caccia ai mostri divertente e coinvolgente che potrebbe colmare – ad eccezione di due esclusive di peso come Mario Kart World e Donkey Kong Bananza – la penuria di titoli sull’attuale ammiraglia della grande N.


Versione testata: Nintendo Switch 2


Nessuno ricorda perché i Kemono abbiano scatenato la loro furia su Azuma,
che un tempo prosperava. Spinti dalla disperazione,
sfruttano al massimo della sua distruttività il potere primordiale della natura.
Per un po’, è sembrato che nessuno potesse opporsi alla loro forza soverchiante.
Ma la speranza è arrivata sotto forma di una persona formidabile,
dotata di armi letali e di un’antica tecnologia chiamata Karakuri che potrebbe ribaltare le sorti della battaglia.

Storia

La narrazione di Wild Hearts vi pone nei panni di un cacciatore itinerante che giunge nella terra di Azuma in cerca di lavoro e di un significato, dopo aver sperimentato una diminuzione della domanda per i suoi servizi in patria. I vostri servizi, ovviamente, consistono nel cacciare e uccidere i Kemono, giganteschi mostri che incarnano l’essenza stessa della natura in tutta la sua bellezza e ferocia e che minacciano i villaggi e l’ambiente circostante. Dopo essere stato completamente travolto da un rasetsu, anche noto come scure d’inverno (in pratica un enorme lupo di ghiaccio), il cacciatore incontra una figura misteriosa che gli conferisce il potere Karakuri, che gli consente di utilizzare i fili di energia spirituale presenti nella terra per creare potenti costrutti. Armato di questa abilità, dovrà dirigersi alla vicina città di Minato per aiutarli con il loro continuo problema con i Kemono. Non è una storia particolarmente avvincente (è un mezzo per guidarvi da un mostro all’altro e da un luogo all’altro), ma da il giusto incipit che vi terrà abbastanza concentrati sul proteggere il mondo dalle minacce endemiche al suo ecosistema.

Gameplay e sistema Karakuri

Dopo un breve tutorial, che vi introdurrà ad alcuni combattimenti di base contro mostri più piccoli e al fantastico sistema Karakuri (ne parleremo più avanti), avrete la possibilità di creare il vostro personaggio. Se avete già creato il tuo personaggio in altri giochi Koei Tecmo, come Nioh 2 o Wo Long: Fallen Dynasty, qui la procedura è molto simile, con numerose opzioni per personalizzare aspetto, acconciatura e cosmetici. Sicuramente uno di quei giochi in cui ci si può letteralmente passare ore a perfezionare il proprio distintivo look.

Passando al gameplay di Wild Hearts S – invece – questo aderisce piuttosto fedelmente ai sistemi resi popolari da Monster Hunter, concentrando gran parte dell’esperienza sul semplice e impegnativo ciclo di combattimenti contro i giganteschi mostri Kemono. Attraverso quattro biomi a tema stagionale, ci sono oltre 20 specie di Kemono a grandezza naturale da affrontare, e ognuna porta con sé una vasta gamma di attacchi elementali e trucchi per tenervi sulle spine mentre imparate il suo set di mosse unico. La battaglia iniziale contro un Kemono può essere un po’ ostica, poiché si viene ripetutamente colpiti e sconfitti dai suoi poderosi colpi, ma l’esperienza e uno studio attento insegnano presto quando infliggere un attacco e quando correre al riparo e/o schivare. Dopo averne ucciso uno, lascerà cadere un assortimento di oggetti unici che è possibile utilizzare per potenziare armi e armature esistenti o costruirne di nuovi che renderanno più facile abbattere i mostri ancora più forti che incontrerete sul vostro cammino.

Capcom ha indovinato – nel corso degli anni – il sistema di progressione con Monster Hunter e Omega Force ha fatto bene a non provare a reinventarlo con Wild Hearts S: è altrettanto avvincente qui come lo è in Monster Hunter. Non solo c’è un chiaro senso di potenziamento che deriva dall’ottenere veri e propri upgrade alle statistiche ottenendo un equipaggiamento migliore, ma si migliora anche con la pratica, imparando i segnali di ogni Kemono e diventando più efficienti nello schivare i suoi attacchi e sfruttarne i punti deboli. Inoltre, data la natura in gran parte casuale delle ricompense ottenute abbattendo un nemico, c’è un forte elemento di “ancora una volta” quando si rimane un po’ a corto di materiali necessari per il prossimo potenziamento dell’equipaggiamento che si stava cercando di sbloccare.

Fin qui tutto molto simile alla creatura Capcom, ma la vera innovazione di Wild Hearts S arriva attraverso il sistema Karakuri, una meccanica unica che consente al giocatore di costruire costrutti e strumenti di legno in tempo reale (che è possibile generare all’istante da un menu di selezione rapida) durante il combattimento o l’esplorazione il che aggiunge alcuni strumenti dinamici all’arsenale del cacciatore. A differenza delle semplici trappole piazzabili viste in altri giochi del genere, i Karakuri sono veri e propri dispositivi dinamici: Si va da pedane a molla a torrette, passando per semplici casse impilabili, catapulte, enormi martelli rotanti (frantumatore) o persino piattaforme mobili, fino ad arrivare a scudi e trappole. Questi meccanismi trasformano il combattimento in una sorta di “campo di gioco” improvvisato, soprattutto quando vengono combinati con le armi come katane, nodachi o archi, il che rende gli scontri più creativi rispetto alla concorrenza nel genere. Questo sistema è essenziale per affrontare i Kemono più avanzati. Alcuni Karakuri servono per interrompere attacchi, lanciare combo aeree o persino per evitare di essere colpiti da onde d’urto. Si tratta di una meccanica ricorrente nella maggior parte dei dispositivi Karakuri i quasi – quasi sempre – hanno più di un utilizzo. Il gioco non sempre spiega chiaramente quali sono gli usi, quindi c’è ampio spazio per la sperimentazione. Inoltre, alcuni Karakuri possono essere combinati per creare dispositivi più grandi e potenti. Ad esempio, impilando sei casse si crea un baluardo (una solida barriera difensiva) che può impedire alle bestie di caricarvi. Ancora, tre torce impilate insieme creano un fuoco in grado di atterrare le bestie volanti. Oltre alla chiara indole offensiva, l’aspetto che abbiamo apprezzato di più dei Karakuri è che è possibile posizionarli letteralmente ovunque sulla mappa di gioco. Avete difficoltà a localizzare un mostro? Piazzate una torre radar per scandagliare i dintorni. Dovete attraversare una vasta area? La liana volante può trasportarvi lì in un lampo. E se aveste bisogno di un punto di viaggio rapido extra? Potete allestire un campo base e vari servizi ovunque vogliate. È un sistema incredibilmente fluido e dinamico, che può aiutarvi a plasmare qualsiasi terreno di caccia a vostro favore.

A questi si aggiunge un buon arsenale composto da 8 tipi di armi, ognuna con il suo moveset, combo e sinergie con i Karakuri che vale assolutamente la pena esplorare. Tra le più interessanti:

  • Katana (Nodachi) – bilanciata e versatile, adatta a principianti grazie alla sua maestosa potenza;
  • Mazza – potente ma lenta, perfetta se combinata con Karakuri che immobilizzano;
  • Arco – ideale per attacchi a distanza, ma richiede precisione;
  • Wagasa – un robusto parasole armato, con un sistema di parata che premia il tempismo;
  • Artiglio – una piccola arma da taglio molto apprezzata dai cacciatori del nord che permette di lanciarsi letteralmente addosso al nemico.

Ogni arma ha una progressione ramificata con materiali specifici ottenibili abbattendo Kemono. Non basta semplicemente raccogliere risorse: bisogna conoscere i pattern di ogni nemico per ottimizzare l’equipaggiamento. I combattimenti sono veloci, brutali e tecnici: sebbene Wild Hearts sia meno “pesante” e più accessibile rispetto a Monster Hunter, premia comunque la pianificazione, la coordinazione e l’adattamento sul campo. Oltre a potenziare l’equipaggiamento, il giocatore può:

  • Sbloccare abilità passive e perk per ogni arma.
  • Ampliare la propria rete di accampamenti e fortificazioni.
  • Creare costruzioni difensive e offensive personalizzate.
  • Affrontare missioni secondarie, sfide cooperative e cacce rare.

La varietà e libertà d’approccio garantiscono una progressione sempre diversa e adattabile.

Gli avversari principali del gioco – come anticipato – sono i Kemono, bestie colossali ispirate alla fauna reale ma fuse con elementi naturali. Non sono semplici “boss con tanti HP”; ogni Kemono ha comportamenti, punti deboli e fasi di battaglia diversi; alcuni usano attacchi ambientali (creano eruzioni, inondazioni o modificano il terreno) mentre altri possono “fondersi” con l’ambiente, potenziandosi se non vengono abbattuti rapidamente. La varietà è ampia: si va da cinghiali di lava a lupi elettrici, scimmie di ghiaccio e draghi floreali. Le battaglie durano anche 10-15 minuti e richiedono concentrazione e uso intelligente dei Karakuri.

Esplorazione e mondo di gioco

Il mondo è diviso in macroregioni semi‑aperte, con l’ambientazione in stile giapponese di Wild Hearts S che ricorda molto Monster Hunter Rise, esplorandone la mitologia e il potenziale, pur giocando con le meccaniche di caccia fondamentali e con un tocco più verticale. Wild Hearts S è meno roboante e riesce a rendere i suoi personaggi un po’ più avvincenti, un tocco più umani, rispetto a quelli di Capcom, sebbene manchi della solidità e della sicurezza del consolidato roster di mostri e della mitologia di Rise.

  • Le mappe sono ricche di segreti, materiali, sfide e risorse energetiche per i Karakuri.
  • Esistono eventi dinamici: piccoli boss, mini-missioni secondarie, NPC da salvare.
  • L’esplorazione è incentivata da Karakuri permanenti: si può creare un proprio percorso con zipline, molle e torri radar che cambiano radicalmente il modo di muoversi sulla mappa.

Nel tempo, il giocatore può personalizzare il mondo, rendendolo più efficiente per le proprie cacce.

Grafica e prestazioni su Switch 2

Essendo un gioco uscito da un paio d’anni e che ha ricevuto un flusso costante di aggiornamenti, ci aspettavamo un’esperienza impeccabile su Switch 2. Tuttavia, non è stato così. Il frame rate scende anche al di sotto dei 30 fps, con scatti nelle aree più ampie e ricche di dettagli, mentre si nota un evidente pop-in durante lo streaming degli asset. In modalità docked si punta ai 60 fps ma spesso si resta tra 40 e 50 fps, con cali frequenti in scene più complesse o caotiche. In modalità portatile, il frame rate si stabilizza sui 40–45 fps e la risoluzione varia tra 900p e 1080p. A questo si aggiungono effetti neve poco brillanti, texture piatte e/o semplificate con scarsa definizione degli elementi ambienti (alberi, rocce, sfondi) riducono l’impatto visivo, nonostante i modelli dei Kemono appaiano ben animati e dettagliati. In generale, la grafica appare decisamente inferiore rispetto alle versioni PS5/Xbox/PC. Per fortuna, il gioco non raggiunge mai un punto che potremmo definire critico e ingiocabile. Se riuscite ad abituarvi ai degradi prestazionali e di presentazione, risulterà comunque fruibile e altrettanto godibile.

Multiplayer e contenuti aggiuntivi

Wild Hearts S supporta fino a quattro giocatori in cooperativa sia online (richiede abbonamento al servizio a pagamento Nintendo Switch Online) che in locale, rispetto ai tre giocatori delle versioni precedenti. Il ruolo dei Karakuri cambia drasticamente in gruppo con i giocatori che possono combinare Karakuri per creare strutture ancora più complesse; la sinergia tra le armi è fondamentale: chi attira l’attenzione, chi cura, chi interrompe attacchi, chi infligge danno massivo mentre la coordinazione nei momenti critici – come quando il Kemono cambia forma o potenzia il proprio attacco – è essenziale.

La comunicazione è affidata a segnali visivi e gesture, ma manca il supporto alla chat vocale integrata quindi dovrete affidarvi a GameChat o a un’app come Discord quando giocate con gli amici. I contenuti post‑lancio come Kemono aggiuntivi e l’equipaggiamento della “Karakuri Edition” sono inclusi fin dal day one. Purtroppo non è presente il cross‑play, il che rende le sessioni multiplayer limitate alla sola utenza Nintendo Switch 2.

Commento finale

Wild Hearts S su Nintendo Switch 2 è una prova coraggiosa di porting: non è tecnicamente perfetto, anzi (con prestazioni incostanti di un titolo che comunque risale a due anni fa), ma riesce comunque a riportare sotto i riflettori una IP – a nostro giudizio – troppo sottovalutata offrendo meccaniche uniche, personalizzazione e modalità di gioco cooperativo fino a quattro giocatori che reggono piuttosto bene. In particolare il sistema Karakuri, una meccanica unica che consente al giocatore di costruire costrutti e strumenti di legno in tempo reale, sorretto da un buonissimo combat system e un buon armamentario, vi delizierà. Se apprezzate titoli come Monster Hunter, Toukiden o Dauntless, ma volete un tocco di innovazione strutturale e meno “grind” con tanto di portabilità, Wild Hearts S è una scelta fresca e stimolante nel panorama dei “monster hunter“. Se avete già dedicato il vostro tempo a Wild Hearts su altre piattaforme da quando è uscito nel 2023 e vi state chiedendo se valga o meno la pena ritornare in azione, non c’è alcunché della versione Switch 2, a parte la possibilità di giocarci in mobilità, che valga una nuova run.

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Shadow Labyrinth – Guida: come completare tutti i labirinti al 100%

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Shadow Labyrinth

Come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione di Shadow Labyrinth, nell’ultimo titolo dedicato alla palla gialla più famosa del mondo sono presenti 17 livelli “bonus” che si distaccano dal filone dei metroidvania e si rifanno ai classici stilemi arcade, in particolare alla formula di Pac-Man Championship Edition DX.

Il primo, che funge da tutorial, è obbligatorio. Altri 12 sono totalmente opzionali (ed affrontabili in ordine sparso), ma al tempo stesso sono indispensabili per ottenere i 12 materiali “Nuovo Ordine Spaziale”, fondamentali per sbloccare l’ultimo “Vantaggio” — e quindi anche il trofeo oro “Maestria”, necessario per ottenere il tanto ambito trofeo di platino.

Per ottenere i materiali (uno per ciascuno dei 12 livelli) è necessario completare i labirinti al 100%. L’impresa è piuttosto impegnativa, ed è proprio per questo che abbiamo preparato una video-guida che vi mostra le strategie migliori per riuscirci. Come vedrete, c’è comunque un certo margine di errore.

Per completezza, nel video trovate anche gli ultimi 4 livelli, che consistono di fatto in vere e proprie boss fight, obbligatorie per accedere allo scontro finale. Dopo aver affrontato i 12 precedenti, questi ultimi dovrebbero essere una pura formalità.

Prima di passare al video con la strategia, ecco le 17 location:

Ed ora finalmente si comincia:

Non ci resta che augurarvi buona caccia in compagnia del… predatore supremo!

AVM Rilascia FRITZ!OS 8.20: Connessione a Prova di Guasto e Tante Novità per la Rete Domestica

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AVM ha avviato la distribuzione del nuovo FRITZ!OS 8.20, un aggiornamento software chiave che introduce oltre 40 novità focalizzate su stabilità, efficienza e controllo. Il roll-out parte oggi dall’apprezzato FRITZ!Box 7590 e arriverà a breve sugli altri modelli.

La funzione più significativa è senza dubbio FRITZ! Failsafe, una tecnologia che protegge da interruzioni di linea attivando automaticamente una connessione di backup (tramite rete mobile, tethering o altro router). Una feature di livello professionale che rende la rete domestica e quella dei piccoli uffici ancora più affidabile.

L’aggiornamento potenzia anche il Monitor Online con statistiche più dettagliate, migliora l’efficienza energetica con un controllo granulare sulle porte LAN/WAN e semplifica la vita in famiglia con un’interfaccia del Parental Control più intuitiva e una nuova e comoda funzione di condivisione upload su FRITZ!NAS.

Chiudono il pacchetto diversi affinamenti al sistema Wi-Fi Mesh, che rendono l’integrazione dei repeater più immediata, e nuove opzioni per la Smart Home, che potenziano il controllo tramite l’interruttore FRITZ!Smart Control 440.

Come sempre, l’update può essere installato automaticamente o tramite l’interfaccia fritz.box, confermando l’impegno di AVM nel supportare e valorizzare i propri prodotti nel tempo.

Il roll-out è iniziato: FRITZ! OS 8.20 rende la rete domestica più smart, veloce ed efficiente

  • Nuovo Monitor Online e maggiore efficienza energetica nella rete domestica
  • Parental control ottimizzato
  • FRITZ! Failsafe : la nuova protezione di fallback per per una connessione stabile
  • La nuova condivisione degli upload semplifica la condivisione dei file
  • Smart home: più opzioni per la gestione dell’energia e l’automazione

Milano, 1 agosto 2025 | AVM avvia il roll-out del FRITZ! Aggiornamento OS 8.20 con oltre 40 nuove funzioni e miglioramenti per i dispositivi FRITZ!. Il roll-out inizia oggi con un aggiornamento per il FRITZ!Box 7590. L’update offre nuove opzioni di controllo per la smart home – come la lettura dei dati forniti, una protezione di fallback migliorata per la connessione internet e ottimizzazioni pratiche dell’interfaccia utente. Inoltre, l’aggiornamento introduce nuove funzioni per la rete Wi-Fi Mesh e nuove opzioni di consumo energetico. L’integrazione dei repeater nella rete Mesh diventa molto più semplice, mentre il consumo energetico del FRITZ!Box può ora essere gestito in modo ancora più accurato grazie alla funzione Energy Efficient Ethernet. Nei prossimi giorni, l’aggiornamento sarà disponibile anche per altri modelli FRITZ!. FRITZ!OS 8.20 migliora continuamente sicurezza e stabilità di tutti i dispositivi FRITZ!, garantendone una lunga durata. Gli utenti possono installare l’update automaticamente (se è attiva la funzione di aggiornamento automatico) oppure manualmente tramite l’interfaccia utente “fritz.box”. Tutte le novità sono disponibili su https://it.fritz.com/prodotti/fritzos/

Monitor Online più chiaro e maggiore efficienza energetica nella rete domestica

Anche il Monitor Online è stato migliorato. FRITZ! OS 8.20 aggiunge un nuovo intervallo di tempo in modo che gli utenti possano analizzare l’utilizzo della rete in modo più preciso: le categorie “In totale”, “Dispositivi con maggior consumo” e “Dispositivi individuali” possono ora mostrare l’utilizzo dell’ultimo mese. Questo mostra quali dispositivi di rete utilizzano maggiormente Internet. Anche la selezione dei dispositivi di rete per i quali devono essere registrati e visualizzati i dati di utilizzo è stata notevolmente semplificata. Ora il Monitor Online può essere utilizzato per l’intera configurazione, per un funzionamento ancora più intuitivo e una migliore panoramica della rete domestica.

Grazie a Energy Efficient Ethernet, il FRITZ! Box può ora ridurre il consumo di energia in modo ancora più efficace. La funzione può ora essere configurata separatamente per la presa WAN e le singole prese LAN, perfetta per gestire in modo efficiente le interfacce inutilizzate senza sacrificare le prestazioni.

Parental Control ottimizzato

Il nuovo FRITZ!OS 8.20 porta diversi miglioramenti anche all’interfaccia utente del FRITZ!Box. Il Parental Control, molto apprezzato dagli utenti, ora mostra in modo più chiaro i profili di accesso e i relativi dispositivi, tutti su un’unica schermata. I ticket di navigazione sono più facili da trovare grazie a una scheda dedicata, e il loro numero massimo è passato da 10 a 12. Tutto ciò rende ancora più semplice e intuitiva la gestione della connessione in famiglia.

Sempre online con il nuovo FRITZ! Failsafe

Con il FRITZ! Failsafe, la nuova protezione di fallback dei FRITZ!Box, gli utenti rimangono sempre online. Se la connessione in fibra, DSL o via cavo si interrompe o diventa instabile, Failsafe garantisce la continuità sfruttando una connessione alternativa. FRITZ! Failsafe lo fa utilizzando una connessione sostitutiva tramite un dispositivo di fallback collegato a monte del FRITZ!Box come riserva tramite presa WAN, LAN o USB. Questo dispositivo può essere un altro FRITZ!Box, un dongle di rete mobile USB o uno smartphone in modalità tethering USB. Un dispositivo di ripiego particolarmente adatto sarebbe un FRITZ!Box per una rete mobile, ad esempio un FRITZ!Box 6860 5G o 6850 LTE. Questa funzione è ideale per chiunque dipenda da una connessione Internet affidabile, sia in un ufficio domestico che in un negozio,

Maggiore stabilità nel Wi-Fi Mesh e integrazione semplificata dei repeater

In aggiunta, FRITZ!OS 8.20 presenta notevoli miglioramenti al Wi-Fi Mesh: ora è ancora più facile per il Mesh Master accedere ai FRITZ!Repeater – non è più necessario reinserire la password. È inoltre possibile attivare contemporaneamente più repeater per il funzionamento Mesh, senza dover premere il pulsante di connessione sul FRITZ!Box. Molte altre ottimizzazioni Mesh migliorano anche le prestazioni e la stabilità di tutte le connessioni Wi-Fi.

La nuova condivisione degli upload semplifica la condivisione dei file

Con la nuova condivisione degli upload tramite FRITZ!NAS, la condivisione di file non è mai stata così facile: gli utenti possono rendere disponibile una cartella tramite un link di condivisione, consentendo di caricare e scaricare direttamente i contenuti, l’ideale per raccogliere foto o documenti condivisi. Grazie alla nuova funzione, non è più necessario creare un utente FRITZ!Box con permessi speciali: tutto ciò che serve per consentire ad amici e familiari di caricare file in modo sicuro è un singolo link.

Ulteriori miglioramenti per la smart home

L’aggiornamento introduce anche funzioni di controllo aggiuntive per l’interruttore smart FRITZ!Smart Control 440. Ora tutte le funzioni che possono essere configurate direttamente sulla valvola termostatica FRITZ!Smart Thermo 302 possono essere controllate anche con l’interruttore intelligente. Offre anche opzioni più complete per il controllo dell’illuminazione. Oltre all’accensione, allo spegnimento e alla regolazione dell’intensità luminosa, ora può essere utilizzato per modificare il colore e la temperatura del colore. Inoltre, le routine possono ora essere attivate e disattivate direttamente con il FRITZ!Smart Control 440. Le routine possono essere attivate anche da una chiamata, dal raggiungimento di una temperatura target, dall’attivazione della funzione boost o antigelo, nonché da eventi importanti sul FRITZBox. Per rendere la gestione del Wi-Fi ancora più semplice, il FRITZ!Smart Control 440 può essere utilizzato per spegnere la rete Wi-Fi principale oltre al Wi-Fi ospite.

EA Sports FC 26: la Carriera torna al centro dell’esperienza calcistica

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Dimenticatevi la solita routine da allenatore o giocatore, stagione dopo stagione. Con EA Sports FC 26, la modalità Carriera cambia pelle, e lo fa in modo profondo, puntando tutto su coinvolgimento, varietà e realismo. Per la prima volta, le modalità Carriera Allenatore e Giocatore vengono ripensate in chiave narrativa e strutturale, mentre il gameplay si emancipa definitivamente dalle influenze di Ultimate Team. È il ritorno della Carriera come cuore pulsante dell’esperienza offline, con una promessa precisa: offrire un calcio più autentico, coerente e imprevedibile.

La nuova Carriera Allenatore: Manager Live, sfide settimanali e mercato tecnico

Il primo cambiamento concreto riguarda proprio l’esperienza da allenatore, trasformata grazie al nuovo Manager Live. Si tratta di un sistema narrativo che abbandona il classico modello sandbox per offrire una Carriera in movimento continuo, dove ogni settimana porta con sé nuove sfide e obiettivi contestuali. Non si tratta solo di vincere partite o alzare trofei, ma di affrontare eventi realistici ispirati alla stagione calcistica globale: evitare retrocessioni, ottenere tot milioni dal mercato, superare momenti di crisi. Se l’Ajax crolla in Eredivisie, anche la tua squadra potrebbe dover reagire a situazioni simili.

A rendere tutto ancora più interessante c’è l’aspetto competitivo e condiviso: gli obiettivi settimanali non sono solo individuali, ma confrontabili con gli amici. Chi ottiene i risultati migliori, potrà guadagnare ricompense esclusive, come divise vintage (tra cui la Juve retrò o la Germania dell’Ovest) e addirittura icone storiche nel ruolo di allenatori, da Kluivert a Verón, fino a Marinette Pichon.

Un altro tassello importante è l’introduzione del Mercato degli Allenatori, un sistema che simula in modo più realistico licenziamenti, ritiri e cambi di panchina. Ogni tecnico è definito da parametri specifici – stile di gioco, credibilità, risultati – che ne influenzano l’attrattiva presso altri club. Il tiki-taka di Guardiola o l’approccio prudente alla Allegri diventano così elementi chiave per capire quanto sei al sicuro sulla tua panchina… e chi potrebbe essere pronto a soffiartela.

Questo sistema permette anche di seguire le offerte di altri club, monitorare le classifiche di sei campionati contemporaneamente e scoprire nuove opportunità lavorative. In definitiva, un passo avanti notevole verso un realismo più credibile e variegato, in grado di raccontare una carriera unica per ogni giocatore.

Carriera Giocatore e modalità Club: archetipi, personalità e crescita reale

Anche la Carriera Giocatore cambia drasticamente. Il vecchio sistema di crescita viene abbandonato a favore degli archetipi: modelli ispirati a leggende del calcio che plasmano la traiettoria del nostro alter ego digitale. Vuoi diventare un Finisher come Ibra o un Magician alla Ronaldinho? Ogni scelta influisce su statistiche, potenziale e caratteristiche fisiche. Un portiere alto sarà più bravo in uscita ma meno agile, un Engine alla Kanté avrà resistenza e dinamismo, ma meno fiuto del gol.

Il ritorno del sistema delle tre personalità – influenzate da risposte in conferenza stampa e comportamenti in campo – determina infine lo sblocco dei PlayStyle, andando a definire in modo ancora più sfumato lo sviluppo del calciatore.

Le stesse logiche vengono introdotte anche nella modalità Club, che abbandona la progressione ad albero per un sistema più diretto, che consente di sbloccare attributi precisi e progredire stagione dopo stagione fino a raggiungere il livello di un’icona. Si parte con una specializzazione, si guadagnano Perks Signature e abilità uniche, e si cresce costantemente fino al capitolo 4, punto di massimo sviluppo del proprio avatar.

A impreziosire il tutto tornano i Live Events, con nuove coppe a tempo, regole speciali, tre club giocabili contemporaneamente, IA gestibile con il budget guadagnato e una Quick Chat rinnovata con 16 messaggi rapidi tra cui scegliere.

Imprevedibilità e gameplay autentico: la Carriera torna a splendere

Il cambiamento più importante, però, riguarda il gameplay. Per la prima volta, EA separa nettamente il ritmo di gioco competitivo da quello offline. Le patch di Ultimate Team non avranno più effetto sulla Carriera, che potrà mantenere un ritmo più lento, punteggi realistici e difese intelligenti. L’obiettivo è offrire un’esperienza calcistica immersiva, che non costringa i giocatori a modificare le impostazioni manualmente, come accadeva in passato.

Non solo: in EA FC 26 saranno finalmente simulabili cinque campionati contemporaneamente, permettendo a ogni allenatore di tenere d’occhio classifiche, statistiche e osservatori anche nei tornei secondari. Una funzione perfetta per chi vuole fare scouting mirato o seguire avversarie europee.

A completare il quadro arriva il sistema degli Unexpected Events, eventi casuali e realistici – infortuni improvvisi, fallimenti societari, crisi economiche – che costringeranno il giocatore a reagire con lucidità e flessibilità, rendendo ogni stagione diversa dalla precedente. E per chi teme colpi di sfortuna troppo invadenti, sarà possibile regolare anche il grado di imprevedibilità.

EA Sports FC 26 promette di riportare la Carriera al centro dell’esperienza sportiva single player, con novità strutturali che trasformano una semplice modalità in un viaggio dinamico, imprevedibile e profondamente calcistico. Un ritorno alla narrativa, ma soprattutto un ritorno al piacere del calcio giocato per davvero.

Battlefield 6, svelati nuovi dettagli del multigiocatore, della campagna in singolo e altro ancora

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Nella giornata di ieri, durante un evento di presentazione globale del multigiocatore, Electronic Arts e Battlefield Studios hanno svelato Battlefield 6, l’esperienza suprema di guerra totale. In arrivo il 10 ottobre, Battlefield 6 è disponibile su console PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (Steam, EA app, Epic Games Store).

Durante questo evento imperdibile, Battlefield Studios ha fornito un’anteprima delle modalità multigiocatore nuove e di ritorno, nonché un allettante primo sguardo all’esaltante campagna in singolo e all’evoluzione di Battlefield Portal.

L’anno è il 2027. Il mondo è sull’orlo del caos. Dopo lo scioccante assassinio di una personalità di spicco, i principali paesi europei hanno lasciato la NATO, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati fanno i conti con le conseguenze. Un’enorme compagnia militare privata che non teme di superare il limite, ricca di fondi e tecnologie all’avanguardia, cerca di riempire il vuoto di potere. Questo esercito è PAX ARMATA. Ciò che resta della NATO è allo sbaraglio, ferito e malconcio. Questo è il mondo di Battlefield 6.

Battlefield 6 offre una serie di nuove funzionalità, tra cui il nuovo sistema di combattimento Kinesthetic, che migliora i movimenti e gli scontri a fuoco. Questo conferisce ai giocatori un livello di mobilità senza precedenti, offrendo nuove opzioni tattiche, come Trascina e rianima, per salvare i compagni di team dopo averli allontanati dai pericoli, e appoggiare le armi ai muri per ridurre il rinculo. 

L’iconico sistema delle classi torna ancora più in forma che mai, con Assalto, Ricognitore, Supporto e Geniere che consentono ai giocatori di definire il proprio ruolo sul campo di battaglia. I quattro ruoli sono stati migliorati e progettati per contribuire alla vittoria del proprio team, ognuno con gadget, armi distintive e addestramento dedicato. Torna anche la distruzione, migliorata per offrire un livello di libertà senza precedenti permettendo ai giocatori di trasformare la zona di combattimento per creare nuovi percorsi, accerchiare i nemici e dominare la battaglia.

Battlefield 6 uscirà con un solido pacchetto di modalità e mappe multigiocatore che porteranno il conflitto in giro per il mondo, dall’Egitto a Gibilterra fino alle strade di New York. Ogni mappa offre diverse zone di combattimento, realizzate a mano e pensate appositamente per adattarsi a specifiche modalità, per garantire che ogni battaglia sia progettata per soddisfare l’esperienza del giocatore e offrire una varietà di opzioni di gioco. Le modalità più apprezzate dalla community fanno il proprio ritorno in Battlefield 6, inclusi alcuni grandi classici come Conquista, Sfondamento e Corsa. I giocatori troveranno anche una serie di modalità intense e adrenaliniche che rappresentano le colonne portanti degli sparatutto in prima persona, come Deathmatch a team, Deathmatch a squadre, Dominio e Dominio della collina. Inoltre, ci sarà anche una modalità tutta nuova chiamata Escalation, in cui due team si contenderanno dei punti di controllo strategici. 

“Quando abbiamo iniziato a creare il futuro di Battlefield, sapevamo che dovevamo centrare l’obiettivo di rispettare i pilastri fondamentali, tanto apprezzati dalla community, su cui si fondava la serie da oltre 20 anni”, commenta Byron Beede, Senior Vice President e General Manager di Battlefield. “Siamo tornati al nostro parco dei divertimenti a tema guerra totale con quattro team di sviluppo di prim’ordine al lavoro sul gioco sotto un’unica bandiera, quella di Battlefield Studios. Criterion, DICE, Motive e Ripple Effect si sono impegnati anima e corpo in questo nuovo capitolo di Battlefield, e siamo emozionati di aver mostrato oggi un’anteprima del gioco. Non vediamo l’ora che possiate giocare all’Open Beta il prossimo weekend.”

Battlefield 6 è in arrivo anche con una versione tutta nuova e migliorata di Portal, il set di strumenti creativi che permettono di ridefinire le regole della guerra. La modalità Portal non è mai stata così potente e semplice da usare, e fornisce ai giocatori nuovi strumenti per creare contenuti completamente unici che prendono il nome di “esperienze community”. Dopo l’uscita, continueremo nella nostra iniziativa ambiziosa di aggiungere nuove modalità, mappe, armi e altre caratteristiche al gioco su base regolare.

“Ho lavorato su molti titoli nel corso degli anni, e posso dire con certezza che Battlefield 6 è qualcosa di speciale”, ha dichiarato Vince Zampella, Executive Vice President. “Non vediamo l’ora di mostrare gli altri intensi combattimenti tattici e le battaglie epiche di Battlefield 6 nei mesi a venire, in vista della sua uscita prevista per il 10 ottobre.”

L’Open Beta di Battlefield più grande di sempre si terrà per due weekend, quello del 9-10 agosto e quello del 14-17 agosto. Gli appassionati avranno la possibilità di partecipare all’Open Beta in anticipo di due giorni, il 7 agosto, guardando alcuni dei loro streamer preferiti giocare al gioco. La Beta permette ai giocatori di provare diverse modalità e mappe del multigiocatore, disponibili su tutte le piattaforme interessate. Per saperne di più, visitate questo link.  

Guardate tutti i contenuti video pubblicati durante l’evento di presentazione di oggi all’indirizzo ea.com/news.

Borderlands 4 arriverà anche su Nintendo Switch 2

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2K e Gearbox Software hanno annunciato che la versione Nintendo Switch 2 di Borderlands 4 è disponibile per il pre-ordine. Il gioco uscirà il 3 ottobre 2025. 

Borderlands 4 è il nuovo capitolo dell’acclamata serie di successo e la versione per Nintendo Switch 2  permetterà ai giocatori di vivere il caos del celebre looter-shooter ovunque si trovino. 

A nome dell’incredibile team di Gearbox, posso dire che sono entusiasta di portare Borderlands 4 su  Nintendo Switch 2 così rapidamente“, ha dichiarato Randy Pitchford, fondatore e presidente di Gearbox.  “Le nuove caratteristiche della console Nintendo Switch 2 sono straordinarie per vivere il capitolo di  Borderlands più grande e ambizioso, pensato e realizzato per permettere a fan e amici di divertirsi  saccheggiando e sparando.” 

I giocatori potranno contare su un’ampia gamma di funzionalità supportate dalla console Nintendo Switch  2, tra cui il multiplayer online cooperativo completo, il gioco in locale e la GameChat per connettersi con  amici e familiari con la semplice pressione di un pulsante. Inoltre, i giocatori potranno mostrare una nuova incredibile arma conquistata o chiedere consigli su un boss del Vault difficile da affrontare  condividendo lo schermo di gioco durante la chat, collegandosi tramite una videocamera USB-C®  compatibile per vedere i volti degli amici mentre esplorano Kairos. 

Borderlands 4 rende più semplice che mai unirsi al multiplayer cooperativo con gli amici, grazie a un  nuovo sistema che permette ai giocatori di creare gruppi online* e restare insieme anche quando si  cambia modalità di gioco. 

Progettato fin dall’inizio per il gioco cooperativo, Borderlands 4 include un bottino individuale per ogni  giocatore, un sistema di livellamento dinamico e difficoltà personalizzabile, per garantire che il gruppo  resti unito e si diverta durante tutta l’avventura. 

La funzionalità mouse dei Joy-Con 2 della console Nintendo Switch 2 consente ai giocatori di sconfiggere i nemici grazie a movimenti dinamici e di gestire letteralmente miliardi di armi con una mira  letale. Inoltre, le carte da gioco virtuali offrono maggiore flessibilità alle biblioteche digitali, permettendo  agli utenti di generare il caos di Borderlands 4 su più sistemi collegati allo stesso Nintendo Account e  persino di prestarlo ai membri del gruppo famiglia. 

I giocatori vestiranno i panni di uno dei quattro nuovi Cacciatori della Cripta: Vex, Rafa, Harlowe e Amon. Questi micidiali guerrieri possiedono abilità uniche che offrono ancora più modi per annientare, colpire e  distruggere i nemici. 

Borderlands 4 presenta un mondo variegato e senza interruzioni, e le nuove meccaniche di movimento  aiutano i giocatori a esplorare l’enorme pianeta Kairos per affrontare il tirannico Cronocustode e il suo  Ordine. 

Borderlands 4 sarà disponibile in tre edizioni: Standard Edition, Deluxe Edition e Super Deluxe  Edition.

Tutte le edizioni sono già disponibili per il pre-ordine e usciranno in tutto il mondo per Nintendo Switch 2 il  3 ottobre 2025. I giocatori che effettueranno il pre-ordine di una di queste edizioni riceveranno il Gilded  Glory Pack, che include una skin Cacciatore della Cripta, una skin Arma, e una skin Drone ECHO-4. 

  • La Standard Edition include il gioco base e sarà disponibile su Nintendo Switch 2. 
  • La Deluxe Edition includerà una serie di contenuti bonus e sarà disponibile su Nintendo Switch 2. 
    • Questa edizione comprende il Bounty Pack Bundle, con quattro DLC post-lancio,  ciascuno con aree esclusive, nuove missioni e boss unici; quattro Carte della Cripta  (Vault Cards) con sfide e ricompense esclusive; nuovi equipaggiamenti e armi; elementi  cosmetici per i Cacciatori della Cripta e la skin Arma “Furia del Falco di Fuoco” (Firehawk’s Fury Weapon Skin). 
  • La Super Deluxe Edition includerà tutti i contenuti digitali bonus della Deluxe Edition e sarà  disponibile su Nintendo Switch 2. 
    • Questa edizione comprende anche il Vault Hunter Pack, che include due nuovi  Pacchetti Storia, ciascuno con un nuovo Cacciatore della Cripta, una nuova trama e  missioni secondarie; due nuove regioni della mappa; nuovi equipaggiamenti e armi;  ulteriori elementi cosmetici per i Cacciatori della Cripta e nuove skin per il dispositivo  ECHO-4. 
    • Include inoltre il Pacchetto Ornate Order, che offre quattro skin per Cacciatore della  Cripta, quattro teste e quattro corpi per la personalizzazione dei personaggi. 

Inoltre, i giocatori potranno aspettarsi una ricca roadmap di contenuti post-lancio, sia gratuiti che a  pagamento, che verranno distribuiti dopo l’uscita di Borderlands 4. Tutti i dettagli saranno svelati in un  secondo momento. 

Cronos: The New Dawn arriva a settembre su tutte le piattaforme, incluso Switch 2 

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Con un trailer carico di tensione, inquietudine e fantascienza distopica, Cronos: The New Dawn si prepara a entrare ufficialmente nella lista dei titoli più attesi del 2025. Bloober Team, già acclamato per il remake di Silent Hill 2, ha annunciato che il suo nuovo progetto survival horror sarà disponibile dal 5 settembre 2025 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e, a sorpresa, anche su Nintendo Switch 2.

Chi effettuerà il pre-order potrà accedere al gioco con 48 ore di anticipo su Steam, Epic Games Store, PS5 e Xbox, grazie alla Deluxe Edition. Disponibile anche una Standard Edition su tutte le piattaforme, inclusa la nuova console ibrida di Nintendo, che avrà però solo la versione digitale base in fase di lancio.

Il reveal, avvenuto a margine del Nintendo Direct del 31 luglio, rappresenta una delle prime conferme ufficiali della presenza di un titolo third-party di rilievo su Switch 2, rafforzando l’interesse attorno all’ecosistema next-gen della grande N. L’inclusione della console nel day one è già un segnale importante: Cronos sarà una delle prime esperienze horror multipiattaforma dell’autunno.

Soul Harvesting e atmosfere disturbanti: il trailer svela l’anima del gioco

Assieme all’annuncio della data, Bloober ha rilasciato il primo vero Story Trailer, che accompagna lo spettatore in un viaggio psicologico tra passato e futuro, dove il tema della raccolta delle anime (Soul Harvesting) diventa il fulcro della narrazione. Le atmosfere sono dense, disturbanti, e accompagnate da un comparto audio che amplifica ogni respiro e ogni tensione. “La razza umana – un’anomalia, eppure perfetta…”: la frase che chiude il trailer dà la misura del tono inquietante che permeerà tutta l’esperienza.

Nel video vengono presentati anche i primi personaggi che incontreremo in gioco, immersi in un mondo dove il confine tra corpo e coscienza, tra memoria e realtà, si fa sempre più labile. Cronos: The New Dawn punta chiaramente a mescolare orrore e riflessione esistenziale, ereditando la tradizione narrativa di Observer e Layers of Fear, ma spingendosi ancora oltre, verso territori sci-fi densi di simbolismi e minacce latenti.

NBA 2K26 punta al realismo totale: tutte le novità del gameplay next-gen

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Con NBA 2K26, Visual Concepts e 2K Sports riscrivono ancora una volta le regole del realismo sportivo. Il cuore della rivoluzione è un motore di movimento completamente riscritto, progettato per adattarsi in tempo reale alla posizione del corpo, alla velocità e alla direzione. Il risultato è un flusso di gioco che restituisce finalmente la fisicità e la spontaneità dell’NBA vera.

Non si tratta solo di animazioni più fluide: ogni scatto, arresto o cambio di direzione riflette l’intenzione del giocatore, mentre l’IA offensiva e difensiva reagisce con maggiore lucidità e dinamismo. Tutto si muove, tutto risponde, e ogni azione diventa parte di un sistema che impara e si adatta. Non c’è più spazio per movimenti rigidi o difese casuali: ora è tutto più sensato, più credibile, più coinvolgente.

Controlli, IA e shooting system: una nuova sfida per i veterani

Il nuovo sistema di tiro, chiamato Rhythm Shooting, abbandona le animazioni preconfezionate e rimette l’intero gesto tecnico nelle mani del giocatore. Una scelta che impone maggiore abilità ma regala anche una libertà totale. Chi sa leggere il ritmo, potrà dominarlo. Chi si affida al caso, resterà indietro.

Allo stesso tempo, NBA 2K26 introduce nuove mosse offensive, difensive e di post-game, oltre a una serie di miglioramenti nei comandi. Alley-oop, schiacciate e triple dal palleggio diventano più immediati, ma anche più difficili da padroneggiare nei livelli alti, dove il margine d’errore si azzera.

Un’attenzione particolare è stata riservata anche ai contenuti formativi, con l’introduzione di Learn 2K, una nuova sezione interattiva che aiuta il giocatore a passare dai fondamentali alla strategia, costruendo una curva di apprendimento più solida e coinvolgente.

NBA 2K26 sarà disponibile il 6 settembre 2025 su PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC, con tutte le novità esclusive per le versioni next-gen. Il parquet aspetta. E questa volta, bisognerà davvero sudarselo.

Recensione Luto, questa è una storia sulla morte!

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Luto (“lutto” in spagnolo), titolo di debutto di Broken Bird Games (studio indipendente con radici sull’isola Gran Canaria, Spagna) offre un’esperienza horror psicologica in prima persona incentrata sull’elaborazione del dolore, dell’ansia e del senso di colpa. Ambientato quasi interamente all’interno della casa del protagonista, il gioco trascina il giocatore in un viaggio disturbante in cui la realtà si deforma e si ripete in cicli angoscianti. È un’opera narrativa prima ancora che videoludica.

Il gioco è disponibile dal 22 luglio 2025 su PC (Steam), Epic Store, PS5 e Xbox Series X|S.


Versione testata: PlayStation 5


Il lutto come non lo avete mai visto

Al centro c’è Sam, intrappolato nella sua casa e nei suoi ricordi; assume il ruolo di colui che non può lasciare la propria casa. Ogni tentativo di fuga lo trascinerà sempre più in profondità nell’ignoto, dove nulla è come sembra e tutto metterà alla prova i suoi sensi. Il gioco esplora temi delicati come depressione, colpa, ansia e trauma, senza semplificazioni: il lutto qui non è metaforico, ma palpabile e angosciante. L’esperienza è breve (circa 3–5 ore), ma intensamente meditativa e costruita più per essere vissuta che per essere giocata: l’obiettivo non è completare, ma assorbire l’esperienza. Alcuni passaggi finali possono risultare emotivamente pesanti anche per i giocatori più avvezzi al genere.  

L’ambiente domestico, inizialmente rassicurante, muta gradualmente in un labirinto surreale: corridoi che si allungano, stanze che si ripetono con leggere variazioni e oggetti simbolici sparsi ovunque. Le porte che prima erano aperte ora sono bloccate, nuove vie si aprono dietro le spalle, e ogni passo è imprevedibile. Spesso non ci sono indicazioni chiare: il giocatore deve prestare attenzione ai dettagli visivi e sonori per capire cosa sta cambiando o dove andare. Questa struttura ciclica e labirintica contribuisce al senso di disorientamento e ansia crescente. Il design visivo sfrutta luci e ombre in modo magistrale, generando inquietudine anche in scene illuminate. Insomma, il linguaggio visivo racconta più di mille parole.

Gameplay

Luto è quasi interamente un walking simulator: nessun combattimento, inventario o fallimento tradizionale. Il gameplay ruota attorno alla risoluzione di enigmi ambientali. Nello specifico, gli enigmi, non sempre lineari, servono a far progredire la trama o a sbloccare nuove aree. I puzzle di memoria e osservazione richiedono al giocatore di notare cambiamenti sottili tra due ambienti apparentemente identici; gli enigmi simbolici di inserire oggetti in determinati punti per evocare ricordi o attivare una trasformazione dell’ambiente; infine, nelle sequenze surreali, il giocatore può trovarsi in uno spazio nero con una singola luce o oggetti fluttuanti, e deve interpretare visivamente il da farsi. Alcuni puzzle – seppur nella loro semplicità simbolica – sono a dir poco brillanti e riflessivi, altri invece troppo criptici – per mancanza di indizi chiari o logica convenzionale – e finiscono per rallentare il ritmo di gioco.

Oltre agli enigmi, un’altra meccanica piuttosto originale di Luto risiede nel fatto che l’ambiente reagisce allo stato emotivo del protagonista. Non ci sono barre della salute o indicatori HUD: la narrazione e i cambiamenti visivi sono gli unici segnali del “progresso”. Alcuni corridoi cambiano a seconda di quello che si sta guardando o ignorando; l’audio ambientale si intensifica o si attenua in base alle scelte del giocatore e – in certi momenti – elementi di trauma personale (come fotografie, lettere, rumori familiari) invadono lo spazio, costringendovi ad affrontarli. In questo senso, il gameplay diventa un viaggio attraverso la mente del protagonista, dove l’azione è rappresentata dal proprio coinvolgimento emotivo più che da interazioni classiche.

Non ci sono HUD, menu complessi o dialoghi a scelta multipla. Le uniche interazioni sono: Aprire porte o cassetti, attivare registratori vocali o leggere messaggi e documenti, osservare attentamente oggetti per innescare eventi, camminare e orientarsi nel mondo in continua trasformazione. Il gioco non ha veri e propri bivi narrativi o finali multipli: la storia è lineare, ma presentata in modo frammentato, lasciando spazio all’interpretazione.

Grafica e tecnica

Il gioco è stato realizzato in Unreal Engine 5 e presenta ambienti fotorealistici con texture curate. L’effetto visivo è spesso di stampo quasi “cinematografico”: cornici letterbox, filtri di grana e illuminazioni contrastanti che trasmettono claustrofobia e instabilità. Texture ad alta risoluzione, materiali realistici (legno, metallo, tessuti) e illuminazione accurata (Luto sfrutta molto bene le luci soffuse e i contrasti tra ombra e luce. La casa non è mai completamente buia, ma è spesso oscurata da zone grigie o giallastre, che creano un costante senso di disagio senza dover abusare dell’oscurità totale) rendono l’ambientazione incredibilmente credibile e opprimente. Alcune scelte stilistiche (come l’effetto blur durante i movimenti o la mancanza di opzioni come il FOV) possono risultare limitanti. Inoltre il gioco è disponibile in praticamente tutte le lingue principali, fra cui inglese, spagnolo e tedesco ma manca della localizzazione in italiano (non sono disponibili neanche i sottotitoli).

In termini squisitamente tecnici: Il frame rate è stabile a 60 fps quasi costanti su PS5, grazie all’ottimo lavoro di ottimizzazione. Non ci sono cali evidenti nemmeno durante le sequenze più visivamente complesse o nei cambi repentini di ambientazione. I tempi di caricamento rapidissimi: grazie all’SSD della PS5, il passaggio tra ambienti (anche quelli surreali e generati dinamicamente) è praticamente istantaneo, contribuendo al senso di immersione continua. Zero crash riscontrati: la build PS5 è molto stabile; durante l’intera esperienza non sono emersi bug gravi o glitch visivi. Peccato invece che non si sia osato maggiormente in termini di supporto al DualSense; è si presente ma è molto limitato. Il feedback aptico viene usato in modo leggero, principalmente per rumori ambientali o lievi vibrazioni quando si attivano certi eventi. Invece per quanto riguarda i trigger adattivi questi non sono stati sfruttati in modo significativo.

Passando al comparto audio, il design sonoro è straordinariamente calibrato (complice anche Il Tempest 3D AudioTech sfruttato bene, anche se non in modo rivoluzionario): ogni rumore – da un rubinetto che gocciola passando per i fruscii provenienti da un televisore e fino ad arrivare ai rumori elettrici – contribuisce a costruire tensione, spesso più invasiva della musica stessa. A impreziosire l’esperienza è la presenza di una voce narrante, inizialmente distaccata, che col passare del tempo diventa manipolatrice e carica di significato. La recitazione è notevole e trasforma il narratore in un personaggio centrale. In definitiva, Luto su PS5 è tecnicamente solido, visivamente molto curato e fluido. Sfrutta il motore Unreal Engine 5 per restituire un’atmosfera disturbante, realistica e coinvolgente, anche con risorse limitate. L’assenza di opzioni tecniche avanzate è un piccolo limite per chi cerca ancora più personalizzazione, ma per il resto, si tratta di una presentazione grafica di alta qualità, soprattutto per un titolo indie.

Differenze rispetto ad altri titoli

1. Luto vs P.T. (Playable Teaser – Kojima Productions)

Somiglianze:

  • Spazio limitato e ciclico: entrambi sono ambientati in ambienti chiusi (casa/corridoio) che si trasformano gradualmente.
  • Loop psicologici: il senso di disorientamento e la perdita della linearità spaziale è centrale in entrambi.
  • Orrore simbolico: gli eventi disturbanti non sono spiegati, ma evocano traumi o significati più profondi.
  • Minimalismo interattivo: cammini, osservi, ascolti.

Differenze:

  • P.T. gioca con l’imprevedibilità e il jumpscare improvviso;
    Luto è più riflessivo, lento e privo di shock visivi gratuiti.
  • Luto è narrativamente più esplicito: il dolore, il lutto e l’ansia sono il tema centrale.
    P.T. lascia tutto nell’ambiguità.

Conclusione: Luto è il discendente spirituale “emotivo” di P.T., ma meno spaventoso e più doloroso.


2. Luto vs Layers of Fear (Bloober Team)

Somiglianze:

  • Narrativa frammentata e ambienti che mutano in tempo reale per rappresentare lo stato mentale del protagonista.
  • Assenza di nemici o combattimenti: tutto ruota intorno all’atmosfera.
  • Puzzle ambientali simbolici.

Differenze:

  • Layers of Fear è più barocco e teatrale, con un uso più aggressivo della distorsione visiva e dei jumpscare.
  • Luto è più sottile, realistico e contenuto, con un tono più tragico che spaventoso.
  • Layers ha più libertà visiva e gioca spesso con l’arte e la follia artistica;
    Luto è ancorato alla realtà domestica e psicologica.

Conclusione: Luto è più intimo e meno teatrale di Layers of Fear, ma con un’introspezione più autentica.


3. Luto vs The Medium (Bloober Team)

Somiglianze:

  • Temi psicologici e ambientazioni legate al trauma.
  • Forte narrazione con voci fuori campo e sequenze simboliche.
  • Un approccio lento e riflessivo al gioco horror.

Differenze:

  • The Medium presenta un gameplay più strutturato, con fasi in terza persona, enigmi complessi e un mondo parallelo.
  • Luto resta un’esperienza in prima persona e minimalista.
  • The Medium è più orientato al thriller soprannaturale;
    Luto è radicato nel dolore umano reale (lutto, depressione).

Conclusione: The Medium è un horror narrativo con puzzle e mondo duale; Luto è un’esperienza psicologica più pura, immersa nel dolore.


4. Luto vs Observer (Bloober Team)

Somiglianze:

  • Entrambi i giochi trattano la mente come ambiente di esplorazione.
  • Uso intenso di effetti visivi per trasmettere ansia e confusione.
  • Puzzle psicologici e ambienti che collassano su sé stessi.

Differenze:

  • Observer è un cyber-thriller distopico con dialoghi, tecnologia e ambientazione futuristica.
  • Luto è quasi privo di interazioni sociali, tutto è filtrato attraverso il trauma personale.
  • Observer è più ricco di gameplay investigativo;
    Luto si concentra sull’atmosfera.

Conclusione: Observer è un horror cerebrale e cyberpunk, Luto è emotivo e intimista.


Tabella riassuntiva

GiocoGameplayTema principalePresenza di jumpscareNarrativaDurataTono generale
LutoEsplorativo, enigmiLutto, ansia, depressioneNoLineare ma profonda3–6hTriste, emotivo
P.T.EsplorativoAmbiguità, traumaSì (improvvisi)Criptica~1hInquietante, disturbante
Layers of FearEsplorativoFollia artisticaSì (frequenti)Simbolica4–5hTeatrale, paranoico
The MediumNarrativo + puzzleColpa, trauma infantilePochiDuale6–8hSoprannaturale, triste
ObserverInvestigativoIdentità, memoria, tecnologiaNoComplessa7–10hCyber-psicologico

In sintesi

Se vi è piaciuto…

  • P.T.: troverete in Luto lo stesso senso di smarrimento ciclico, ma con meno horror immediato.
  • Layers of Fear: apprezzerete la narrativa simbolica e l’ambiente che si deforma, ma in Luto tutto è più contenuto e realistico.
  • The Medium o Observer: Luto è più minimalista e psicologico, ma con pari intensità emotiva.

Commento finale

Luto rappresenta uno dei debutti indie più ambiziosi del 2025. È un titolo che non si propone come un horror convenzionale, ma come un’esplorazione silenziosa e opprimente della mente sofferente. Se siete alla ricerca di brividi immediati o di un gameplay dinamico, probabilmente non fa per voi: Luto non è pensato per chi cerca interazione classica o adrenalinica, ma per chi vuole vivere un’esperienza densa e intimista. Il gioco vi chiede (quasi vi impone) di rallentare, osservare, interpretare e, soprattutto, sentire. Potrebbe non soddisfare i giocatori che amano sistemi complessi o azione costante, ma è estremamente efficace nel coinvolgere il giocatore a livello emotivo e sensoriale. Se siete disposti ad immergervi in un’esperienza riflessiva, disturbante e profondamente umana, Luto è un viaggio che vi lascerà – senza alcuna ombra di dubbio – il segno.

Recensione Fortnite Sticker Mania PowerA Enhanced Wireless Controller per Nintendo Switch, solo estetica o c’è di più?

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Il Fortnite Sticker Mania è una delle ultime aggiunte al nutrito parco di pad Enhanced Wireless Controller di PowerA. Si tratta di una linea progettata da artisti di fama mondiale, caratterizzata da colorazioni insolite e sgargianti delle migliori IP Nintendo e non solo, in netto contrasto con il Pro Controller ufficiale disponibile in pochi colori, con un look decisamente più professionale ed essenziale. Sebbene manchi di alcune caratteristiche, come il lettore NFC e il supporto alla vibrazione HD, l’Enhanced Wireless Controller di PowerA, grazie ai pulsanti programmabili, ad una buona qualità costruttiva, un’estrema leggerezza e alle incredibili colorazioni, aggiungeteci anche un buon rapporto qualità-prezzo, si è dimostrato affidabile rappresentando una buona opzione nel ricchissimo calderone di offerte terze parti di controller disponibili per la console ibrida della casa di Kyoto.

Specifiche tecniche

  • Piattaforma: Nintendo Switch 2, Nintendo Switch/OLED/Lite
  • Stile: Fortnite Sticker Mania
  • Marca: Fortnite
  • Connettività: Senza fili
  • Tipo: Controller
  • Capacità della batteria: 900 mAh
  • Tipo di batteria: Batteria ricaricabile
  • Dimensioni: 15.3cm L x 11.2cm W x 6.3cm H
  • Peso: 0,309 kg

Confezione di vendita

La confezione di vendita include: Il controller, il cavo di ricarica USB-A a USB-C e il manuale utente. È compatibile con tutte le versioni di Nintendo Switch (Standard, OLED e Lite nonché la recente Nintendo Switch 2).

Design e qualità costruttiva

Il PowerA Enhanced Wireless Controller presenta un design ispirato al layout del controller Pro di Nintendo Switch, ma con alcune variazioni interessanti. Esteticamente gradevole, è disponibile in numerose colorazioni e versioni tematiche (Zelda, Mario, Pokémon, ecc.), che lo rendono una scelta molto apprezzata dai collezionisti e dai fan Nintendo. Il corpo in plastica ha una buona finitura, anche se non raggiunge – in termini di materiali – i livelli premium dei controller ufficiali. È comunque ben assemblato, ma si percepisce una qualità inferiore al tatto. La presa è comoda, anche durante sessioni di gioco prolungate (considerando anche il peso ridotto), con impugnature testurizzate che migliorano la maneggevolezza. Non ha lo stesso livello di grip del Pro Controller di Nintendo, ma non è assolutamente un difetto. È un’offerta più leggera in confronto che la rende un’opzione interessante e ideale soprattutto per i giocatori più giovani che vogliono cimentarsi a una partita di Mario Party, Splatoon o Super Smash Bros. Ultimate.

Funzionalità e connettività

Una delle caratteristiche principali del PowerA Enhanced è la connettività wireless via Bluetooth, che garantisce una buona stabilità e latenza ridotta nella maggior parte dei giochi. È completamente compatibile con Nintendo Switch, Switch OLED e la recente Nintendo Switch 2. A differenza del controller Pro ufficiale, questo modello non include un lettore NFC per gli Amiibo né tantomeno il rumble HD (limitandone l’utilizzo in quei giochi che supportano tali feature), ma compensa con altre funzionalità: due pulsanti mappabili posteriori e un tasto per la mappatura rapida. Sono disponibili anche i comandi di movimento che consentono di inclinare il controller a sinistra o a destra e che abbiamo trovato davvero reattivi. Per quanto riguarda la configurazione, è stata semplice. Siamo andati nel menu controller su Nintendo Switch 2, abbiamo premuto il pulsante corrispondente sul nostro PowerA Enhanced Wireless Controller e in pochi secondi eravamo pronti per giocare. Non c’è bisogno di preoccuparsi di scaricare app particolari o di provare ad attivare una complicata modalità di abbinamento.

Prestazioni in game

Il controller offre prestazioni solide (lo abbiamo testato sia con Mario Kart World e sia con Donkey Kong Bananza): i pulsanti – un po’ più sporgenti – sono reattivi, il D-pad è comodo per giochi 2D o platform, e gli stick analogici rispondono in modo fluido, il che ci ha permesso di vivere un’esperienza non dissimile dal controller ufficiale. Nei giochi che richiedono vibrazione, l’assenza del rumble HD può far sentire il giocatore un po’ meno “partecipe”. Se desiderate personalizzare l’esperienza in qualche modo, come detto più su, i pulsanti sul fondo del controller sono mappabili e per chi è abituato ad acquistare costosi controller professionali per questo scopo, con il Fortnite Sticker Mania PowerA Enhanced Wireless Controller troverete un’ottima alternativa ma decisamente più economica.

Autonomia

Il PowerA Enhanced Wireless Controller funziona con una batteria integrata da 900 mAh. L’autonomia è molto buona, con una durata che può superare le 30 ore di gioco (non andando lontano dalle circa 35/40 ore – con una singola carica – del Pro Controller ufficiale Nintendo). Considerando che il DualSense di PlayStation 5 offre solo dalle 6 alle 12 ore, la durata del PowerA Enhanced Wireless Controller è ottima. Quando è necessario ricaricare il controller, il generoso cavo da tre metri consente di ricaricarlo agevolmente senza dover interrompere la sessione di gioco o cambiare controller.

Rapporto qualità-prezzo

Il principale punto di forza del PowerA Enhanced è il suo ottimo rapporto qualità-prezzo. Costa significativamente meno del controller Pro ufficiale di Nintendo (potete portarvelo a casa a poco più di 60 $, con alcune varianti disponibili anche a 40$), pur offrendo un’esperienza wireless affidabile e funzionalità extra come i pulsanti mappabili. È un’ottima alternativa per chi cerca un secondo controller per il multiplayer o un controller principale più economico senza rinunciare troppo alle prestazioni.

Commento finale

Il PowerA Enhanced Wireless Controller rappresenta una scelta solida per i giocatori Nintendo Switch e Nintendo Switch 2 che vogliono risparmiare senza compromettere assolutamente la qualità e l’esperienza di gioco. Pur con alcune limitazioni (mancanza di NFC e rumble HD), il controller si difende bene grazie alla sua ergonomia, alla elevata reattività (sia dei pulsanti, sia delle levette e sia del giroscopio), alle funzioni extra, al suo incredibile look accattivante e sgargiante e al buon prezzo. Ideale per giocatori casual, famiglie e chi vuole una varietà estetica differente; in definitiva, rappresenta un’alternativa valida e accessibile al controller Pro ufficiale di Nintendo.

Recensione Eriksholm: The Stolen Dream, una serie di (s)fortunati eventi

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Eriksholm: The Stolen Dream è l’eccezione che conferma una regola divenuta inevitabile verità: oggigiorno è particolarmente difficile “scoprire” un videogioco. Pur nel marasma di release che affollano gli scaffali (fisici e virtuali) mese dopo mese, trovarsi di fronte ad una produzione di alta qualità passata sotto silenzio è diventata un’impresa quasi impossibile. Sarà anche a causa della sovraesposizione del nostro media preferito (ma forse e soprattutto per bulimiche esigenze informative), è davvero difficile incappare in un titolo senza che qualcun altro lo abbia opportunamente portato all’attenzione del pubblico. Un aspetto fondamentale per le potenziali vendite di un prodotto, ma anche l’inevitabile tramonto del genuino senso di meraviglia che sa rendere così diversa questa forma di intrattenimento rispetto ad altre.

In questo scenario in cui le sorprese (soprattutto per appassionati ed addetti ai lavori) sono un concetto sempre più etereo, ci ha pensato la svedese River End Games per riportare in scena un po’ di sano stupore. Un giovane team composto da veterani dell’industria che ha deciso di raccontare uno stealth game dalla potete identità narrativa con eccellenti valori produttivi… e sorprendentemente arrivato al lancio con ben poco clamore mediatico. Scopriamo insieme perché l’avventura di Hanna è entrata di diritto tra le proposte più avvincenti dell’estate del 2025.

Eriksholm: The Stolen Dream è disponibile dal 15 Luglio per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Sogno scandinavo

The Stolen Dream è ambientato nella fittizia città di Eriksholm, una vibrante città nordica ispirata alle geometrie eleganti della Scandinavia degli inizi del Novecento.

In un contesto sociale complesso con venature steampunk a far da corredo a tematiche fin troppo contemporanee, un bel giorno il fratello della giovane Hanna sparisce nel nulla. Quando l’autoritaria polizia si troverà ad indagare spasmodicamente sulla sua apparentemente insensata scomparsa, Hanna deciderà di lanciarsi in una solitaria ricerca del proprio familiare Herman. Sarà l’inizio di una imprevedibile caterna di catastrofici eventi che metteranno a rischio il destino di tutta la città, dei suoi giochi di potere e dei propri abitanti.

Durante i filmati c’è solo da applaudire alla bravura degli sviluppatori.

Tutto della presentazione di Eriksholm: The Stolen Dream è realizzato a regola d’arte per stupire e coinvolgere. A partire da un uso impeccabile della CGI, passando per una recitazione sempre convincente ed una attenta messa in scena, fino ad una evidente cura per i dettagli delle ambientazioni (così deliziosamente in stile Dishonored), River End Games ha creato un titolo che su questo versante nulla ha da invidiare a moltissime produzioni AAA. Il merito passa dalla grande capacità, da parte degli sviluppatori, di plasmare efficacemente il complesso Unreal Engine 5 anche attraverso alcune scelte particolarmente brillanti, come la decisione della visuale isometrica. Una decisione curiosamente vista anche in un’altra produzione svedese di qualche mese fa (il divertente Deliver At All Costs) ma che ha permesso di realizzare un titolo solido e colmo di attenzioni.

Un titolo orgogliosamente story driven (come anche la saga di A Plague Tale, che ha molti punti di contatto con Eriksholm), capace di fregiarsi di una scrittura di altissimo livello di tutti i personaggi (persino dell’antagonista) e di una narrativa capace di toccare tematiche complesse di grande risonanza emotiva e sociale. Ma anche una produzione che non si limita a raccontare le vicende di Hanna e di un cast sfaccettato. Perché The Stolen Dream è oltretutto un grande stealth game.

Forse la sceneggiatura non è sempre impeccabile, ma resta un grande viaggio raccontato con passione.

Un passo alla volta, in silenzio

La missione che Hanna decide di intraprendere la porterà a dover svolgere le proprie indagini per comprendere le sorti del fratello Herman, muovendosi con la dovuta circospezione.

In questo senso, Eriksholm segue il solco di produzioni di stampo stealth e visuale isometrica come riportati alla ribalta dalla tristemente compianta Mimimi Games (la tripletta Shadow Tactics, Desperados III e Shadow Gambit: The Cursed Crew è francamente imperdibile). Seguendo le vivaci pieghe della storia, Hanna si ritroverà così a sgattaiolare per gli scenari senza farsi vedere e sfruttando ombre e distrazioni. Le meccaniche sono le classiche del genere, tra sguardi da evitare (non ci sono veri e propri coni visivi bensì un approccio più naturale) e rumori da sfruttare a proprio vantaggio, senza dimenticare le abilità individuali dei personaggi giocabili. Si perché Hanna non sarà l’unico alter ergo del giocatore nel corso dell’avventura.

Alcuni personaggi possono sfruttare determinati percorsi, anche se di base non c’è una grande libertà di approccio.

Se la giovane ragazza potrà contare sulla fida cerbottana narcotica nonché sul fisico esile per sfruttare i passaggi più angusti, Alva proporrà un approccio più dinamico. Grazie alla sua superiore agilità potrà infatti esplorare verticalmente le ambientazioni (ad esempio scalando le tubature). Ma anche ricorrere alla propria fionda potrà distruggere le luci dei lampioni, distrarre le guardie e creare nuove zone d’ombra. Sebastian infine sarà l’opzione per i frangenti di maggiore fisicità, essendo l’unico personaggio in grado di approcciare offensivamente le vittime strangolandole.

I livelli si susseguono con un mirabile intreccio tra level design ispirato e cooperazione tra le specifiche abilità dei personaggi. Ciò che resta impresso è la volontà, da parte degli sviluppatori, di spaziare con eleganza tra premesse differenti ed obiettivi sempre diversi. Una sezione può richiedere di destreggiarsi all’interno di un giardino labirintico, mentre un’altra potrebbe porre l’accento sulla risoluzione di enigmi ambientali e così via. In questo senso la varietà è assicurata. Così come il certosino flow che coadiuva soluzioni semplici e mai banali. Si tratta di piccole cose, come la necessità di sfruttare un rumore di uno specifico elemento dello scenario anziché ricorrere al classico ciottolo da lanciare in fondo ad un corridoio. Qualcosa che la serie Sniper Elite, ad esempio, fa da anni, ma che in pochi hanno effettivamente inseguito.

L’assenza dei coni visivi rende il gioco più complesso, premiando maggiormente l’attenta osservazione.

Relazione causa-effetto

Eriksholm: The Stolen Dream non è tuttavia un titolo perfetto, sebbene sia assolutamente mirabile sotto molti punti di vista.

Il problema più evidente, ludicamente parlando, è nella struttura fin troppo trial & error dell’incedere. Hanna e gli altri protagonisti, infatti, dovranno affrontare molte sezioni in cui i margini di manovra saranno davvero risicati. Ogni minimo sbaglio comporterà pertanto il fallimento immediato della missione. Un po’ un controsenso per il genere, che dovrebbe puntare alla varietà di approcci ed alla dinamicità delle situazioni. In questo senso, anche il level design presta il fianco ad alcuni inevitabili limiti della produzione, presentadosi sicuramente ispirato ma anche decisamente lineare.

Non tutte le sezioni sono poi ispirate allo stesso modo, alternando fasi indimenticabili ad altre molto più di “routine”, se così vogliam dire. Si tratta di un ulteriore elemento che va minare la rigiocabilità di The Stolen Dream. Una volta raggiunti i titoli di coda (in circa otto ore, andando di corsa), l’unico mordente per ripercorrere l’avventura è nel recupero dei soliti collezionabili. Peccato però che il gameplay non riesca a sopperire granché nel corso di una seconda run ravvicinata. A causa soprattutto dei molti paletti che ci si ritrova ad affrontare.

Si tratta, ad ogni buon conto, di compromessi che non ci sentiamo di far pesare più di troppo sulla nostra opinione del titolo. Invero, sono piccoli limiti che nascono giocoforza dalla portata della produzione. Eriksholm compie autentiche meraviglie che molti altri prodotti più blasonati non riescono a raggiungere. Se siete amanti degli stealth e vi piace essere presi per mano in una bella narrativa, The Stolen Dream può essere il vostro titolo dell’estate.

Commento finale

Eriksholm: The Stolen Dream è una delle produzioni più inaspettate dell’estate del 2025. Uno stealth game incredibilmente solido, costruito attorno ad un’ossatura orgogliosamente story driven raramente così a fuoco in termini artistici e narrativi. River End Games firma così un piccolo miracolo di qualità e passione. Sia chiaro: la rigiocabilità resta piuttosto scarsa anche a causa di alcuni passaggi meno riusciti di altri, sullo sfondo di una linearità a tratti eccessiva. Ma si tratta di piccoli compromessi che non intaccano l’esperienza immaginata dal team svedese.

Nintendo Direct Partner Showcase: arrivano novità per Switch e Switch 2

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Nintendo si prepara a tornare sotto i riflettori con un nuovo Partner Showcase, in programma mercoledì 31 luglio alle ore 15:00 italiane. L’evento durerà 25 minuti e si concentrerà esclusivamente sui titoli in arrivo dai partner editoriali, lasciando fuori dalla scena i giochi sviluppati internamente da Nintendo. Ma il dettaglio che ha acceso immediatamente l’attenzione della community è uno in particolare: Switch 2 sarà protagonista, almeno in parte.

Nel comunicato ufficiale, Nintendo ha infatti fatto esplicito riferimento alla nuova console, suggerendo che lo showcase non si limiterà ai titoli per l’attuale Switch, ma offrirà anche una finestra sul futuro. È la prima volta che la compagnia parla così chiaramente del passaggio alla nuova generazione durante un Direct, ed è già bastato a generare entusiasmo e speculazioni ovunque, dai forum Reddit ai principali siti internazionali.

Lo showcase sarà trasmesso in diretta su YouTube, e l’orario scelto – decisamente favorevole al pubblico nordamericano – lascia intendere che i contenuti potrebbero avere un forte respiro internazionale. Magari è proprio il momento scelto per annunciare partnership importanti con studi occidentali?

Switch 2, publisher terze parti e un futuro in costruzione

Con la dicitura “Partner Showcase”, Nintendo chiarisce fin da subito il tono dell’evento: non ci saranno sorprese da parte degli studi interni come Monolith Soft, Retro Studios o Nintendo EPD. Ma proprio per questo l’attenzione sarà tutta rivolta alle strategie di transizione verso Switch 2 da parte delle terze parti. Un passaggio fondamentale per una console che punta a essere retrocompatibile e più performante, ma che dovrà contare sin dal day one sul supporto di nomi forti.

Secondo quanto trapelato, alcuni sviluppatori avrebbero già ricevuto i kit di sviluppo, e questo Showcase potrebbe offrire i primi esempi concreti di progetti pensati per sfruttare le potenzialità della nuova console, pur mantenendo compatibilità con Switch. È una strategia che ricorda da vicino quella già vista con PS4 e PS5, o Xbox One e Series X|S, in cui per mesi le due generazioni hanno coesistito sul mercato.

FromSoftware, Duskbloods e i sogni della community

Tra i titoli più chiacchierati per lo showcase del 31 luglio spicca The Duskbloods, il nuovo progetto in collaborazione con FromSoftware destinato proprio alle console Nintendo. Si tratta ancora di un nome attorno a cui aleggia il mistero, ma molti sperano che il Direct possa finalmente offrire una sessione di gameplay estesa, mostrando le ambizioni di un titolo pensato per sfruttare al massimo l’hardware di Switch 2, o quantomeno per segnare una nuova via nel panorama third-party Nintendo.

Ma al di là dei singoli titoli, l’evento si preannuncia come un importante snodo strategico. Dopo mesi di rumor, silenzi e teaser più o meno velati, il Direct del 31 luglio potrebbe essere il primo vero passo pubblico verso la nuova generazione Nintendo, offrendo uno sguardo concreto sul lavoro dei partner editoriali e sul modo in cui si stanno preparando al futuro.

GTA 6: possibile rinvio, trapelano anche i prezzi delle edizioni e l’accesso anticipato

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La data del 26 maggio 2026 non è più così sicura. A riaccendere le incertezze sul lancio di GTA 6 è l’insider Millie A, fonte considerata attendibile per diverse anticipazioni passate su titoli come Spider-Man 2 e Hogwarts Legacy. Secondo le sue ultime dichiarazioni, all’interno di Rockstar Games ci sarebbe forte preoccupazione per lo stato dell’ultimo atto della campagna, ancora in pieno sviluppo. Questo dettaglio, unito ai tempi stretti, avrebbe spinto il team a considerare uno slittamento del gioco a settembre 2026, quattro mesi dopo la finestra comunicata ufficialmente da Take-Two nel suo ultimo report finanziario.

Non si tratterebbe di una rivoluzione nei piani, ma di un aggiustamento mirato a evitare un lancio incompleto o compromesso, soprattutto per un titolo che, secondo lo stesso insider, è in lavorazione da almeno il 2018. Una tempistica lunga, ma giustificata dalla portata del progetto: GTA 6 è destinato a diventare uno dei videogiochi più costosi, ambiziosi e chiacchierati di sempre.

Prezzi, edizioni e accesso anticipato: ecco cosa potrebbe cambiare

Insieme all’ipotesi di rinvio, Millie A ha diffuso anche dettagli inediti su prezzi e contenuti delle tre edizioni previste al lancio. La versione Standard dovrebbe costare 69,99 sterline (circa 80 euro), mentre per l’edizione Deluxe si parlerebbe di 89,99 sterline. In cima alla proposta, la Premium Edition da 109,99 sterline, che includerebbe l’accesso anticipato a GTA Online, la modalità multiplayer che accompagnerà il lancio del nuovo episodio.

Questa strategia commerciale sembrerebbe in linea con altri blockbuster recenti, smentendo le voci su un possibile aumento ulteriore dei prezzi. Ma non solo: secondo l’insider, Rockstar starebbe progettando una campagna marketing incentrata quasi esclusivamente su PlayStation 5, con bundle dedicati in arrivo sia per il modello base sia per la futura PS5 Pro. Nessuna informazione al momento sulla versione Xbox Series X|S, e ancor meno sulla versione PC, che potrebbe arrivare non prima della fine del 2027 o della primavera 2028.

Tante voci, zero conferme: Rockstar resta in silenzio

Come sempre accade con leak e rumor non confermati, è fondamentale mantenere un certo distacco. Tutte le informazioni riportate da Millie A non hanno trovato conferme ufficiali, e potrebbero essere smentite o modificate nei prossimi mesi. Tuttavia, il quadro che emerge sembra coerente con quanto già ipotizzato in passato da altre fonti: GTA 6 è un progetto mastodontico, e Rockstar non può permettersi passi falsi.

La speranza, per i milioni di fan in attesa, è che il prossimo aggiornamento ufficiale possa fare chiarezza sulla roadmap del gioco, confermando o smentendo le ultime indiscrezioni. Intanto, cresce la sensazione che — per mettere le mani su GTA 6 — dovremo attendere un po’ più a lungo del previsto.

Recensione SteelSeries Arctis Nova Pro Wireless: un nuovo benchmark per gli headset gaming?

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Le cuffie Steelseries della serie Nova Pro hanno da sempre rappresentato uno dei punti di riferimento per le cuffie “gaming”. A partire dalle storiche H Wireless, Steelseries ha puntato dritto su alcuni elementi specifici: Qualità audio di alto livello, un dock wireless come hub di controllo multipiattaforma e mixer audio/chat, un sistema di batterie intercambiabili per non rimanere mai a secco nel corso di una partita. Questi elementi sono poi ripresi da altri competitor.

Nel mercato altamente competitivo di oggi però, la concorrenza è agguerritissima e con prodotti come le Audeze Maxwell (recentemente acquisita da Sony) e le Astro A50X (del gruppo Logitech) queste Arctis Nova Pro Wireless hanno un obiettivo difficile e ambizioso, ristabilire il proprio primato per il gaming professionale e l’ascolto quotidiano. Ci saranno riuscite? e soprattutto valgono l’astronomico street price di 379 euro necessario per portarsele a casa? Vediamolo nella nostra recensione.

Unboxing experience

L’esperienza di unboxing delle Arctis Nova Pro Wireless riflette immediatamente l’attenzione ai dettagli che caratterizza questo prodotto premium. La confezione, realizzata in cartone robusto con finitura opaca nera e arancio presenta una grafica sobria ed elegante che anticipa la qualità del contenuto. L’apertura rivela una disposizione studiata degli elementi, con le cuffie posizionate all’interno di un sacchetto in un alloggiamento sagomato che ne protegge la struttura durante il trasporto.

Il contenuto della confezione risulta completo e ben organizzato: oltre alle cuffie troviamo la base station OLED, due batterie agli ioni di litio intercambiabili, due cavi USB-A/USB-C di diversa lunghezza per massimizzare la versatilità di connessione, un cavo audio analogico TRRRS da 3.5mm per connessioni cablate, una protezione antivento per il microfono, e una custodia in tessuto morbido. La documentazione include un manuale multilingue dettagliato e le informazioni di garanzia. A questo prezzo tuttavia al posto del sacchetto ci saremmo aspettati una bella custodia protettiva.

La qualità dei materiali emerge immediatamente al primo contatto: ogni componente trasmette una sensazione di solidità e durata che giustifica il posizionamento premium. La base station, in particolare, colpisce per il display OLED luminoso e contrastato, mentre le cuffie mostrano finiture impeccabili che combinano funzionalità e estetica. L’impressione generale è quella di un prodotto progettato per durare nel tempo, dove ogni dettaglio è stato curato per offrire un’esperienza utente di alto livello.

Design e Qualità Costruttiva

Il design delle Arctis Nova Pro Wireless rappresenta un’evoluzione matura della filosofia estetica SteelSeries, combinando l’iconico sistema ski-goggle (l’head band in tessuto intercambiabile) con materiali premium e finiture raffinate. La struttura principale utilizza un telaio in acciaio spazzolato che garantisce robustezza strutturale senza compromettere l’eleganza visiva. Il metallo, caratterizzato da una finitura grigia opaca, si integra perfettamente con i componenti in plastica ABS di alta qualità color nero opaco, creando un contrasto visivo sofisticato.

Il sistema di regolazione presenta un meccanismo semplificato rispetto ai modelli precedenti, con tre posizioni predefinite per la fascia elastica che si adatta automaticamente alla forma del cranio. Questa scelta progettuale, pur riducendo la granularità della regolazione, migliora significativamente la praticità d’uso quotidiano. I padiglioni auricolari utilizzano un’imbottitura in memory foam premium rivestita in similpelle perforata che favorisce la traspirazione durante sessioni prolungate.

La distribuzione dei controlli segue una logica ergonomica studiata per l’accessibilità immediata. Sul padiglione sinistro troviamo il pulsante di accensione/ANC con feedback tattile distintivo, il pulsante mute microfono che quando attivo mostra una parte in rosso (senza utilizzo di led), e la ghiera del volume con scatti precisi e corsa fluida. Il padiglione destro ospita il pulsante Bluetooth per la gestione della connettività wireless secondaria.

microfoni per l’ANC sono posizionati strategicamente sulla superficie esterna di ciascun padiglione, protetti da griglie discrete con colore a contrasto grigio, che non compromettono l’estetica complessiva. Il microfono boom retrattile si integra perfettamente nella scocca quando non utilizzato, con un meccanismo di scorrimento fluido e preciso. La costruzione modulare permette la rimozione delle placche magnetiche laterali per accedere alla batteria e alla porta USB-C di ricarica alternativa. La batteria, infatti, oltre a poter essere caricata all’interno del dock, può essere caricata collegando il cavo USB C direttamente al pc e alle cuffie.

La qualità costruttiva raggiunge standard eccellenti in ogni dettaglio: le giunture mostrano tolleranze minime, le plastiche presentano finiture uniformi senza imperfezioni, e i componenti metallici mantengono la loro finitura anche dopo uso intensivo. Il peso di 340g si distribuisce uniformemente, mentre la flessibilità controllata del telaio in acciaio garantisce adattamento ottimale senza rischi di rottura.

Specifiche Tecniche

Al cuore delle Arctis Nova Pro Wireless troviamo il Nova Pro Acoustic System, caratterizzato da driver dinamici al neodimio da 40mm ottimizzati per la certificazione Hi-Res Audio. La risposta in frequenza dichiarata si estende da 10Hz a 40kHz, numeri che sulla carta, manco a dirlo visto il prezzo, posizionano queste cuffie nel segmento premium del mercato. I driver da 40mm utilizzano magneti al neodimio per garantire una risposta dinamica e precisa, mentre l’impedenza di 38 ohm li rende facilmente pilotabili da qualsiasi sorgente.

Il sistema supporta codifica audio PCM a 24-bit/48kHz tramite connessione wireless proprietaria, garantendo una qualità significativamente superiore rispetto ai codec Bluetooth standard. La connettività dual-mode combina una connessione wireless proprietaria a 2.4GHz con Bluetooth 5.0, permettendo l’uso simultaneo di due sorgenti audio diverse, come ad esempio la propria console o pc e il cellulare.

Tecnologia di Cancellazione del Rumore

Seguendo una moda recente, le Steelseries implementano un sistema di ANC, Active Noise Cancellation standard. Il sistema utilizza microfoni feed-forward posizionati strategicamente per ridurre le frequenze basse e medie, con particolare efficacia nel range 20Hz-1kHz. Durante i test, ho riscontrato una riduzione del rumore di circa 15-20 dB nelle frequenze problematiche come il ronzio della ventola del PC e il rumore del traffico.

La modalità Transparency permette di modulare l’isolamento acustico senza rimuovere le cuffie, caratteristica particolarmente utile durante sessioni gaming prolungate quando è necessario mantenere la consapevolezza dell’ambiente circostante. L’attivazione avviene tramite doppio tap del pulsante power, rendendo la funzione immediatamente accessibile.

Base Station e Sistema Multi-Sistema: Il Cuore della Versatilità

La base station OLED rappresenta il vero punto di forza e il marchio di fabbrica delle Arctis Nova Pro Wireless, offrendo una versatilità di connessione senza precedenti nel settore gaming. Il sistema Multi-System Connect utilizza due porte USB-C dedicate, etichettate chiaramente sulla parte posteriore della base, per collegare simultaneamente due dispositivi diversi.

Il funzionamento è elegante nella sua semplicità: la porta USB 1 è dedicata alla connessione primaria (tipicamente PC), mentre la porta USB 2 serve per la connessione secondaria (console o secondo PC). Un pulsante fisico sulla base station permette di commutare istantaneamente tra le due sorgenti, mantenendo entrambe le connessioni attive.

Compatibilità Multi-Piattaforma: scegliere la versione giusta

Le Steelseries Arctis Nova Pro Wireless sono offerte in due varianti come quasi tutte le cuffie gaming di alta gamma: la versione PlayStation / PC e la versione Xbox. A differenza delle Turtle Beach Stealth Pro, scegliere l’una o l’altra versione non è affatto indifferente. La versione PlayStation non è infatti compatibile con le console Xbox Series, nè utilizzando il Bluetooth nè utilizzando il dock: Quando collegato alla console di Microsoft, semplicemente il device non viene riconosciuto. L’unico modo per utilizzarle diventa quindi il collegamento via cavo al controller.

La versione Xbox delle Arctis Nova Pro Wireless, invece, rappresenta l’opzione più versatile per chi possiede più piattaforme. Questa variante supporta nativamente Xbox Series X/S e Xbox One con connettività wireless completa e mantiene compatibilità con PlayStation 4/5 e PC tramite tramite il dock. Basterà collegare l’uscita USB 1 a Xbox e l’uscita USB 2 al secondo device, che sia una console PlayStation o il PC. In pratica, il funzionamento tecnico della versione PlayStation rimane identico alla versione Xbox, con la stessa interfaccia utente e le stesse modalità di commutazione e la differenza risiede esclusivamente nel firmware della base station, che non riconosce protocolli audio Xbox.

Il supporto per Nintendo Switch tramite connettività wireless e analogica completa il quadro di compatibilità universale, rendendo questa versione adatta a qualsiasi configurazione gaming.

Il prezzo identico tra le versioni rende la scelta ancora più semplice: la versione Xbox garantisce massima compatibilità attuale e futura, proteggendo l’investimento indipendentemente dall’evoluzione del proprio setup gaming. C’è da precisare che la scelta di differenziare le due versioni anzichè proporre un’unica versione, è principalmente dettata da esigenze di branding. Sia Microsoft che Sony richiedono che le cuffie “certificate” abbiano un unico brand indicato sulla confezione.

Modalità di Utilizzo Avanzate

Il sistema Multi-System Connect supporta diverse modalità operative avanzate. La modalità simultanea permette di ricevere audio da entrambe le sorgenti contemporaneamente, con bilanciamento regolabile tramite software o controlli fisici. Questa funzionalità risulta particolarmente utile per streamer che necessitano di monitorare game audio e chat contemporaneamente.

La modalità priorità intelligente gestisce automaticamente le transizioni audio quando si ricevono notifiche o chiamate sulla seconda sorgente. Il sistema può temporaneamente attenuare l’audio principale per dare priorità a comunicazioni importanti.

Analisi della Qualità Audio

Le Arctis Nova Pro Wireless presentano una firma sonora leggermente calda con un’enfasi controllata sui bassi di circa 2dB nel range 80-200Hz e una risposta equilibrata nei medi. Questa scelta di tuning, analizzata attraverso misurazioni oggettive, risulta particolarmente efficace per il gaming competitivo dove la percezione spaziale e il dettaglio nelle frequenze medie sono cruciali.

La risposta in frequenza mostra bassi con presenza controllata che aggiunge corpo ai suoni d’impatto senza compromettere la definizione, medi con risposta lineare e una lieve enfasi intorno ai 3kHz che favorisce l’intelligibilità vocale, mentre gli acuti presentano un rolloff graduale oltre i 10kHz con picchi controllati che evitano la fatica d’ascolto durante sessioni prolungate.

Prestazioni in Gaming

Nel gaming competitivo, le caratteristiche più rilevanti emergono nella separazione strumentale e nella precisione direzionale. I driver da 40mm offrono una buona risoluzione dei dettagli, permettendo di distinguere chiaramente i passi nemici in titoli come Valorant o CS2. La spatializzazione, supportata dal software Sonar, si rivela efficace nel posizionamento verticale, spesso problematico nelle cuffie gaming.

In Valorant e CS2, le cuffie eccellono nel rilevamento dei passi nemici grazie alla risposta ottimizzata nei medi-acuti. La bassa latenza di 38ms elimina qualsiasi ritardo percettibile tra azione e feedback audio, vantaggio cruciale nel gaming competitivo dove ogni millisecondo conta.

Per titoli come Call of Duty e Battlefield, la firma sonora leggermente calda valorizza gli effetti esplosivi mantenendo la chiarezza necessaria per distinguere i diversi tipi di proiettili e la direzione degli spari. L’ampia soundstage aiuta nella localizzazione degli eventi audio in mappe complesse.

Nei giochi single-player cinematografici come The Last of Us o God of War, la risposta estesa e la buona dinamica restituiscono un’esperienza coinvolgente, anche se non raggiungono i livelli di dettaglio delle Audeze Maxwell. La gestione delle colonne sonore orchestrali risulta convincente, con una buona separazione tra dialoghi ed effetti ambientali.

Latenza e Codec Audio

La connessione wireless proprietaria a 2.4GHz garantisce una latenza estremamente bassa di 38ms in modalità Speed, praticamente impercettibile durante il gaming. Questa prestazione le posiziona tra le migliori del settore, superando la maggior parte delle alternative wireless. La modalità Range aumenta la latenza a circa 45ms ma estende significativamente la portata operativa fino a 12 metri con ostacoli.

Il supporto Bluetooth 5.0 utilizza esclusivamente il codec SBC, con latenza di circa 236ms che le rende inadatte per gaming ma perfette per l’ascolto musicale e le chiamate. La possibilità di utilizzare simultaneamente connessione wireless e Bluetooth permette di ricevere chiamate o ascoltare musica senza interrompere la sessione di gioco, funzionalità particolarmente apprezzata dagli streamer.

Il codec PCM 24-bit/48kHz via wireless garantisce qualità audio superiore rispetto al Bluetooth, mantenendo la fedeltà necessaria per il gaming competitivo. La larghezza di banda maggiore permette di preservare i dettagli audio cruciali per l’identificazione degli eventi di gioco.

Qualità Musicale

Le Arctis Nova Pro Wireless si comportano sorprendentemente bene con la musica, specialmente considerando la loro natura gaming-oriented. Come abbiamo detto l’equalizzazione è leggermente più calda rispetto alle altre cuffie gaming che abbiamo avuto modo di provare e questo le rende sicuramente più piacevoli durante l’ascolto di musica e meno affaticanti.

La risposta nei medi risulta naturale e coinvolgente, rendendo le voci ben posizionate e definite. I bassi controllati aggiungono corpo senza mai risultare invadenti, caratteristica apprezzabile in generi come il rock alternativo e l’elettronica.

Nel rock e metal, la risposta nei medi-acuti valorizza chitarre e voci, mentre i bassi controllati mantengono ritmo senza sovrapporsi agli altri elementi. La dinamica sufficiente permette di apprezzare i contrasti tra passaggi quieti e esplosivi.

Per elettronica e EDM, il boost nei bassi aggiunge impatto agli elementi percussivi mantenendo chiarezza negli elementi sintetici. La risposta estesa negli acuti valorizza le texture digitali senza risultare faticosa.

Nel pop e indie, emerge l’ottima intelligibilità vocale e la buona separazione strumentale. Le voci risultano sempre ben definite e posizionate, anche in arrangiamenti complessi.

Limitazioni nell’Ascolto Audiofilo

Rispetto a cuffie dedicate all’ascolto musicale, le Arctis Nova Pro mostrano alcuni limiti nella risoluzione delle micro-dinamiche e nella estensione estrema degli acuti. La soundstage, pur ampia per una cuffia gaming, non raggiunge l’apertura di soluzioni open-back dedicate o di altre cuffie magneto planari come le Audeze o le Hifiman HE400SE che abbiamo provato qui, che però risultano decisamente più scariche nei bassi.

La musica classica evidenzia la mancanza di risoluzione necessaria per apprezzare i dettagli orchestrali più sottili. Gli archi perdono parte della loro naturalezza, mentre le dinamiche estreme risultano leggermente compresse.

Nel jazz, la compressione nelle dinamiche riduce l’impatto degli strumenti acustici, particolarmente evidente in registrazioni dal vivo dove la spazialità è fondamentale.

La musica ambient soffre dell’estensione limitata negli acuti, che penalizza le texture più eteree e i dettagli atmosferici che caratterizzano il genere.

Qualità Microfonica: Comunicazione Professionale

Come da tradizione, Steelseries ha sempre prestato molta attenzione alla qualità dei microfoni, ed anche in questo caso, il microfono boom retrattile rappresenta uno dei punti di forza del prodotto. La risposta in frequenza ottimizzata per la voce umana si estende da 80Hz a 8kHz, garantendo intelligibilità eccellente per comunicazioni gaming e streaming. La sensibilità di -38dB risulta ottimale per la maggior parte delle configurazioni, mentre la direzionalità cardioide riduce efficacemente il pickup di rumori ambientali.

Il rapporto segnale/rumore di 37dB si dimostra sufficiente per streaming e comunicazione professionale, posizionando il microfono tra i migliori integrati in cuffie gaming. La costruzione robusta e il meccanismo di retrazione fluido garantiscono durabilità nel tempo.

Di seguito potete trovare alcuni esempi di registrazioni effettuate con il microfono delle Steelseries. Nel primo test, il classico monologo è letto in studio dove l’unico suono udibile è quello delle ventole del PC posizionate a circa 50 cm dalla zona di registrazione. Nel secondo test, invece, il dialogo è letto con il sottofondo della stazione di Milano in orario di punta. Come potete ascoltare, l’audio registrato è limpidissimo, non si avverte alcun disturbo di fondo nè alterazione nella voce registrata.

Il sistema ClearCast AI integrato nel software Sonar trasforma significativamente la qualità vocale. Il Noise Gate elimina automaticamente il rumore di fondo con soglie personalizzabili, mentre la Noise Suppression riduce intelligentemente i disturbi ambientali mantenendo la naturalezza della voce.

La funzione Voice Clarity applica un’equalizzazione ottimizzata per la voce umana, enfatizzando le frequenze cruciali per l’intelligibilità. Durante i test in condizioni di rumore moderato, inclusi ventola PC e traffico esterno, la qualità vocale rimane eccellente, posizionando queste cuffie tra le migliori per streaming e comunicazione professionale.

Confronto con la Concorrenza Gaming

Vs Turtle Beach Stealth Pro

Le Turtle Beach Stealth Pro condividono l’approccio delle batterie sostituibili ma differiscono significativamente nell’implementazione. Le Arctis Nova Pro offrono maggiore comfort durante sessioni prolungate grazie al design ski-goggle ottimizzato e materiali premium. Il software Sonar risulta più raffinato e intuitivo rispetto alla suite Turtle Beach, con maggiori opzioni di personalizzazione.

Le Stealth Pro eccellono nella potenza di amplificazione, risultando più efficaci con cuffie ad alta impedenza, e nella personalizzazione dei profili audio specifici per singoli giochi. Tuttavia, la costruzione generale e la qualità dei materiali favoriscono nettamente le SteelSeries.

Vs Audeze Maxwell

Le Maxwell mantengono un chiaro vantaggio nella qualità audio pura grazie ai driver planari magnetici, che offrono risoluzione superiore e risposta in frequenza più estesa. La dinamica e il dettaglio nelle registrazioni di alta qualità risultano superiori.

Le Arctis Nova Pro compensano con praticità d’uso superiore, batterie sostituibili che eliminano completamente l’ansia da autonomia, e un ecosistema software più maturo per il gaming multipiattaforma. Il comfort durante sessioni prolungate favorisce le SteelSeries, mentre la compatibilità universale rappresenta un vantaggio significativo.

Vs Astro A50X

Le A50X offrono una base station più intuitiva con controlli fisici immediati e compatibilità console più diretta, particolarmente apprezzata dai gamer console-centric. La tradizione Astro nel gaming competitivo si riflette in un tuning audio specificamente ottimizzato per FPS.

Le Arctis Nova Pro vincono in autonomia grazie al sistema dual-battery, qualità costruttiva superiore con materiali premium, e versatilità d’uso quotidiano che le rende adatte anche per musica e chiamate. L’ANC rappresenta un vantaggio esclusivo rispetto alle A50X.

Ergonomia e Comfort: Eccellenza nell’Uso Prolungato

Durante test estensivi di oltre 8 ore consecutive con Musica, Film, Lavoro e Gaming il comfort ci è apparso superiore alla media delle cuffie gaming in questa fascia di prezzo che abbiamo testato. La pressione di clamping è calibrata perfettamente e almeno per quanto riguarda la nostra l’abbiamo trovata superiore a tutte le altre cuffie (tante) che abbiamo sotto mano negli ultimi anni. La combinazione di padiglioni molto ben imbottiti e forza di clamping, mantiene la stabilità durante movimenti della testa senza causare affaticamento alle orecchie o alle tempie.

L’isolamento passivo eccellente si combina efficacemente con l’ANC per creare un ambiente di ascolto ottimale (anzi è quasi superfluo ricorrere all’ANC) riducendo la necessità di alzare il volume in ambienti rumorosi. La distribuzione del peso e la qualità dei materiali permettono di utilizzare le cuffie per intere giornate lavorative senza disagio.

Ecosistema Software: SteelSeries GG e Sonar

Il software SteelSeries GG funge da hub centralizzato per la gestione delle periferiche, offrendo un’interfaccia moderna e intuitiva. La gestione profili permette di creare configurazioni personalizzate per giochi specifici, salvando automaticamente EQ, impostazioni microfono e preferenze di connettività. Gli aggiornamenti firmware avvengono automaticamente e in modo trasparente, mantenendo sempre aggiornate le funzionalità.

L’integrazione con l’ecosistema SteelSeries permette di sincronizzare impostazioni tra diverse periferiche, creando un ambiente gaming coerente e personalizzato. La stabilità del software è migliorata significativamente rispetto alle versioni precedenti, con crash e disconnessioni ridotte al minimo.

Il modulo Sonar rappresenta il cuore dell’esperienza audio avanzata. L’equalizzatore parametrico a 10 bande offre controllo completo sulla risposta in frequenza, con preset ottimizzati per generi musicali specifici e tipologie di gioco. La visualizzazione della curva di risposta in tempo reale aiuta nella comprensione degli effetti delle modifiche.

La gestione delle sorgenti audio separate rappresenta una funzionalità professionale: game audio, chat voice e media audio possono essere gestiti indipendentemente con routing avanzato e controllo granulare dei livelli. Il mixing intelligente bilancia automaticamente le sorgenti in base al contesto, riducendo la musica durante comunicazioni vocali.

Il sistema di spatial audio simula ambienti surround virtuali 7.1 con ottimizzazioni specifiche per gaming. La personalizzazione HRTF si adatta alla morfologia individuale dell’orecchio, migliorando la precisione della localizzazione spaziale. I preset specifici per giochi popolari come Valorant, CS2 e Call of Duty ottimizzano la risposta per massimizzare il vantaggio competitivo.

L’elaborazione microfonica integrata include noise gate con soglia personalizzabile per eliminare rumori di fondo, compressore per il livellamento automatico del volume vocale, ed equalizzatore vocale per l’ottimizzazione della risposta in frequenza. La combinazione di questi strumenti trasforma qualsiasi ambiente in uno studio di registrazione professionale.

Active Noise Cancellation: Prestazioni nel Contesto Gaming

L’Active Noise Cancellation delle Arctis Nova Pro si posiziona competitivamente nel segmento gaming. Confrontando con altre cuffie gaming dotate di ANC nella stessa fascia di prezzo, le prestazioni risultano nella media superiori, con efficacia particolare nel ridurre ronzii costanti e rumori di fondo tipici degli ambienti gaming. A dirla tutta però l’isolamento dei padiglioni auricolari è così ben fatto che nella maggior parte dei setup, attivare l’ANC quando si è a casa, sarà del tutto superfluo.

Il confronto con le Razer Barracuda Pro mostra un ANC leggermente superiore in queste ultime, ma il comfort inferiore e la qualità costruttiva minore bilanciano l’equazione. Le Corsair Virtuoso RGB offrono prestazioni ANC simili ma con costruzione meno robusta e software meno raffinato.

Le Turtle Beach Stealth Pro implementano un approccio diverso all’ANC, con risultati paragonabili ma metodologie tecniche differenti. La scelta tra questi modelli dipende più dalle preferenze personali che da differenze prestazionali significative.

Dual-Battery System e HotSwap per autonomia infinita

Il sistema dual-battery rappresenta la caratteristica più innovativa e pratica del prodotto. Con circa 22 ore di autonomia per singola batteria da 670 mHA con ANC attivo, il sistema permette un utilizzo virtualmente illimitato. La hot-swap funziona perfettamente con un buffer di 8 secondi che mantiene l’audio attivo durante la sostituzione.

Il vantaggio pratico è immediato: una batteria rimane sempre in carica nella base mentre l’altra alimenta le cuffie e quando questa si scarica si può sostituire al volo quella scarica senza perdere la connessione. Questo elimina completamente l’ansia da autonomia che affligge tutte le altre cuffie wireless, rendendo possibili sessioni di gaming o lavoro di qualsiasi durata.

I consumi variano significativamente in base alle funzionalità attive. L’utilizzo solo wireless raggiunge 22-24 ore di autonomia, mentre l’aggiunta dell’ANC riduce a 18-20 ore. Con l’uso simultaneo di wireless, ANC e Bluetooth si scende a 15-17 ore, comunque superiore alla maggior parte delle alternative.

La carica rapida offre 15 minuti per 3 ore di utilizzo, sufficiente per sessioni di emergenza quando entrambe le batterie sono scariche. La ricarica completa richiede circa 1.8 ore, tempo facilmente gestibile con il sistema a doppia batteria.

Il Problema del Burn-in: Una Criticità Persistente

La base station utilizza un display OLED che, mancando di funzionalità di standby automatico, rimane vulnerabile al fenomeno del burn-in. Questo rappresenta l’unico vero difetto significativo di un prodotto altrimenti eccellente. La tecnologia OLED, infatti, pur offrendo contrasto e luminosità superiori, soffre di degradazione permanente quando esposta a immagini statiche per periodi prolungati. Perr la

La mancanza di screen saver, spegnimento automatico o altre protezioni software rappresenta una svista incomprensibile per un prodotto premium. SteelSeries ha ignorato i feedback degli utenti delle precedenti Arctis Pro Wireless, dove il problema era già emerso chiaramente.

Come nelle mie precedenti Arctis Pro Wireless, questa limitazione ha causato problemi di burn-in dopo circa 18 mesi di utilizzo normale, rendendo inutilizzabile il display. Per un prodotto che costa oltre 350 euro, questa mancanza risulta inaccettabile e rappresenta l’unico elemento che impedisce un punteggio perfetto.

Valgono davvero il prezzo di 400 euro?

A prezzi di 350-400 euro, la scelta di una cuffia gaming potrebbe non essere ottimale se non si sfruttano pienamente le caratteristiche specifiche. La bassa latenza per gaming competitivo, la multi-compatibilità console, il sistema batterie sostituibili e il software di elaborazione vocale rappresentano vantaggi esclusivi del segmento gaming.

Per utilizzo prevalentemente musicale o per ANC superiore, cuffie consumer come le Sony WH-1000XM5 o Bose QuietComfort Ultra potrebbero rappresentare scelte più razionali, offrendo prestazioni superiori negli aspetti non gaming-specifici. Quindi se dovessimo consigliarvi queste cuffie (o qualsiasi altra cuffia gaming) a prezzo pieno, ci sentiremmo davvero un po’ in difficoltà. D’altro canto però basta effettuare una ricerca su internet o attendere periodi di promozione, come quello Amazon Prime Day appena trascorso, per accorgersi che il prezzo “reale” di queste cuffie si aggira ora intorno ai 270 euro. A questo prezzo sono decisamente un prodotto consigliabile se rientra nel vostro budget di spesa e sicuramente superiore a qualsiasi altra cosa disponibile a questo prezzo.

Le Audeze Maxwell ad esempio a circa 300 euro offrono qualità audio superiore per ascolto musicale e gaming audiofilo, ma mancano di praticità d’uso e versatilità e soprattutto il software (fondamentale per l’utilizzo gaming avanzato) è ancora un gran bel casino.

Le Turtle Beach Stealth Pro nella stessa fascia di prezzo presentano caratteristiche comparabili con implementazioni diverse, ma peso e costruzioni delle Steelseries sono ancora avanti. Le stesse Astro A50X a circa 300 euro risultano però inferiori per autonomia e versatilità anche se superiori per semplicità d’uso console.

Commento finale: Eccellenza Tecnica a caro prezzo

Le SteelSeries Arctis Nova Pro Wireless rappresentano probabilmente le migliori cuffie gaming wireless attualmente disponibili per chi cerca un prodotto completo e versatile. L’equilibrio tra prestazioni audio, comfort, autonomia e funzionalità avanzate le posiziona come riferimento nel settore, con un livello di raffinatezza che trascende la categoria gaming tradizionale.

Il comfort eccellente durante sessioni prolungate, combinato con il sistema batterie innovativo e pratico, elimina le principali limitazioni delle cuffie wireless. La qualità audio risulta convincente sia per gaming che per musica, mentre il software avanzato offre controlli di livello professionale.

La costruzione robusta e il design raffinato suggeriscono durabilità nel tempo, mentre la compatibilità universale della versione Xbox protegge l’investimento futuro. La qualità microfonica e le funzionalità di elaborazione vocale le rendono ideali per streaming e comunicazione professionale.

Il sistema Multi-System Connect con doppia connessione USB-C rappresenta un’innovazione significativa, permettendo utilizzi avanzati impossibili con altre cuffie gaming. La possibilità di commutare istantaneamente tra due sorgenti audio mantenendo entrambe attive apre scenari d’uso completamente nuovi.

L’unica criticità significativa rimane la mancanza di protezione burn-in del display OLED, problema che a nostro parere SteelSeries dovrebbe risolvere con aggiornamenti firmware urgenti.

Ma insomma, queste cuffie valgono il prezzo di acquisto? Il prezzo di listino elevato in effetti si giustifica solo se si sfruttano pienamente le caratteristiche gaming-specifiche: per gamer multipiattaforma che necessitano di massima versatilità, comfort prolungato e autonomia illimitata, le Arctis Nova Pro Wireless rappresentano sicuramente la scelta più azzeccata e l’eccellenza assoluta da questo punto di vista. Tuttavia, se si riesce (senza neanche troppo sforzo) a portarsele a casa in sconto rispetto al prezzo di listino (su Amazon sono in offerta a 300 euro) allora diventano un acquisto super consigliato per tutti.

Gli Imperdibili di Agosto 2025 – I migliori film e serie in arrivo al cinema ed in TV

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Dopo le grandi scorpacciate degli scorsi mesi, l’estate lancia i suoi ultimi grandi colpi ad Agosto 2025: ecco “Gli Imperdibili”, con i nostri consigli sui migliori film e sulle migliori serie TV!

L’obiettivo della collana “Gli Imperdibili”, si badi bene, non è quello di consigliarvi necessariamente tutto ciò che di meritevole uscirà nel mese (qualcosa ci può sfuggire e possiamo sempre prendere dei piccoli granchi… siamo umani!). Tuttavia, l’obiettivo è indicarvi quelli che potrebbero essere i must watch, le produzioni più attese ed interessanti! Troverete appuntamenti direttamente nelle sale cinematografiche, così come produzioni Netflix, Disney+, Prime Video, Apple TV+, Paramount+ e chi più ne ha più ne metta!

Come se Giugno e Luglio non fossero stati mesi ricchi di appuntamenti al cinema e sulle maggiori piattaforme streaming, anche Agosto 2025 sarà protagonista con alcuni dei prodotti più attesi ed intriganti dell’anno. I riflettori saranno infatti per la seconda stagione di Mercoledì (Netflix) nonché per l’esordio sul piccolo schermo di Alien: Pianeta Terra (Disney+). Al cinema continueranno a farla da padrone i grandi blockbuster di Luglio ai quali si aggiungeranno pellicole intriganti come Weapons, Io Sono Nessuno 2 e Dangerous Animals. Tra le serie più attese, segnaliamo poi la terza stagione di Invasion (Apple TV+), la seconda di The Walking Dead: Dead City (SKY / Now) e The Terminal List: Dark Wolf (Prime Video).

Vi ricordiamo che potete tenere sotto controllo tutte le uscite principali del mese per Netflix dalla nostra rubrica. E adesso, largo ai nostri consigli!

1° Agosto

  • Il mio anno a Oxford (Film – Netflix)

2 Agosto

  • Beyond the Bar (Serie TV – Netflix)

4 Agosto

  • The Walking Dead: Dead City 2 (Serie TV – SKY / Now)

6 Agosto

  • Hellboy – L’uomo deforme (Film – Cinema)
  • Quel Pazzo Venerdì, Sempre Più Pazzo (Film – Cinema)
  • Weapons (Film – Cinema)
  • The Pickup – Il blindato dell’amore (Film – Prime Video)
  • Platonic 2 (Serie TV – Apple TV+)
  • Mercoledì 2 – Prima parte (Serie TV – Netflix)

13 Agosto

  • Butterfly (Serie TV – Prime Video)
  • Sausage Party: Cibopolis 2 (Serie di animazione – Prime Video)
  • Alien: Pianeta Terra (Serie TV – Disney+)

14 Agosto

  • Io Sono Nessuno 2 (Film – Cinema)

15 Agosto

  • Fascino fatale 2 (Serie TV – Netflix)
  • La notte arriva sempre (Film – Netflix)

20 Agosto

  • Dangerous Animals (Film – Cinema)
  • Locked – In Trappola (Film – Cinema)
  • L’Ultimo Turno (Film – Cinema)
  • Troppo Cattivi 2 (Film – Cinema)
  • La mappa che mi porta da te (Film – Prime Video)

21 Agosto

  • Warfare – Tempo di Guerra (Film – Cinema)
  • Hostage (Serie TV – Netflix)

22 Agosto

  • Invasion 3 (Serie TV – Apple TV+)

27 Agosto

  • The Terminal List: Dark Wolf (Serie TV – Prime Video)
  • Eyes of Wakanda (Serie di animazione – Disney+)
  • I Puffi – Il Film (Film di animazione – Cinema)
  • I Roses (Film – Cinema)
  • Ogni maledetto fantacalcio (Film – Netflix)

28 Agosto

  • Come Closer (Film – Cinema)
  • Tutta Colpa del Rock (Film – Cinema)
  • Il club dei delitti del giovedì (Film – Netflix)
  • Uno splendido errore 2 (Serie TV – Netflix)