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Stupid Never Dies arriva in autunno su PS5 e PC

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GPTRACK50 ha confermato che Stupid Never Dies arriverà questo autunno su PlayStation 5 e PC, riportando sotto i riflettori un progetto che fin dal primo trailer aveva attirato l’attenzione per il suo stile bizzarro e sopra le righe. Al centro della storia c’è Davy, uno zombie timido e considerato il più debole della società dei mostri, che si ritrova a provare un sentimento del tutto inusuale per la sua specie: l’amore. La causa è Julia, una ragazza umana trovata congelata, che Davy decide di riportare in vita a ogni costo.

Da qui parte un viaggio che mescola dungeon, creature ostili e un sistema di crescita volutamente rapido, pensato per trasformare un “mezzo morto” impacciato in un combattente capace di ribaltare le sorti dello scontro. Il cuore del gameplay è lo Style Eat, una meccanica che permette a Davy di divorare i nemici per assorbirne abilità e caratteristiche, trasformandosi in una delle dieci forme mostruose disponibili. Ogni trasformazione apre a nuove possibilità, mentre il Body Hack consente di modificare parti del corpo per ottenere armi improvvisate, come un braccio-spada o un arto trasformato in un’arma a distanza.

Il tono del gioco resta volutamente eccentrico, con un cast di personaggi che accompagna Davy lungo l’avventura e contribuisce a definire un mondo popolato da mostri tanto pericolosi quanto stravaganti. Non sorprende, considerando che GPTRACK50 è uno studio formato da veterani che hanno lavorato su serie come Devil May Cry, Resident Evil e Dragon’s Dogma, e che qui sembrano voler sperimentare un mix di humor, azione frenetica e un’estetica fuori dagli schemi.

Stupid Never Dies punta quindi a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama degli action RPG, grazie a un’identità forte e a un gameplay che fa della trasformazione continua il suo marchio di fabbrica. L’appuntamento è fissato per l’autunno, quando il titolo debutterà su PS5 e PC tramite Steam.

Recensione eFootball Kick-Off!, un ritorno alle origini?

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Per chi ha vissuto la propria gioventù parellalemente all’era PlayStation 2, eFootball Kick-Off! assume un sapore agrodolce. A distanza di vent’anni (ebbene si), il ricordo di PES non si è infatti mai del tutto sopito. Gli equilibri del calcio sono cambiati, gli atleti si sono avvicendati per ineluttabile anagrafica ed inevitabilmente anche le generazioni videoludiche hanno voltato pagina. Quello che una volta era un franchise capace di rivaleggiare (e talvolta primeggiare) sul calcio proposto da EA Sports, ha mutato pelle diventando negli anni un free-to-play focalizzata sul gioco online, sulle microtransazioni e sul cross-play. Con buona pace di coloro che, due decadi or sono, si riunivano sul divano di casa in tornei assatanati o passavano ore ed ore nella leggendaria Master League.

Perlomeno, questa era la realtà dei fatti fino ad eFootball Kick-Off!. Con una strategia non poco sorprendente, Konami ha guardato a Nintendo Switch 2 per realizzare una nuova versione del suo calcistico puntando espressamente su tre fattori. Riparametrare l’esperienza per incontrare la filosofia portabile della console, mettere al centro l’esperienza offline e liberarsi della pressione delle microtransazioni. Il risultato, in modo piacevolemente inatteso, si è rivelato una passeggiata lungo il viale dei ricordi… ma anche uno sguardo a quello che potrebbe essere un sorprendente scenario futuro per il calcio secondo Konami.

eFootball Kick-Off! è disponibile per Nintendo Switch 2 dal 3 Giugno 2026 in formato digitale su eShop.


Versione testata: Nintendo Switch 2


Nostalgia canaglia

Non lo nascondiamo: eravamo titubanti riguardo Kick-Off!. Sarà per rimpianto di aver assistito alla scomparsa della magia di PES in favore della controversa reincarnazione eFootball. Sarà per la decisione improvvisa, da parte di Konami, di realizzarne una versione dedicata a Nintendo Switch 2 non più free-to-play bensì venduta ad un prezzo modesto (€ 19,99) che palesava leciti dubbi sulla concretezza dell’offerta. Altrettanto sinceramente possiamo ammetterlo: ci siamo sbagliati.

E’ vero: Kick-Off! eredita molti degli accorgimenti di eFootball, ma (qui è la prima sorpresa) riesce a creare anche un solido trait d’union con la tradizione di PES. Bastano pochissimi minuti sul campo da gioco per capirlo. Konami è riuscita a porsi in misura equidistante tra il realismo e l’arcade, spostando l’ago della bilancia verso un’esperienza genuina in cui il flow del gameplay, le manovre tattiche ed il ritmo degli incontri si amalgamano sapientemente. L’immediatezza dei controlli trova piena aderenza con la decisione, oculata, di aumentare la reattività e di riporre attenzione sulla fisica del pallone. Il risultato, soprattutto per chi è cresciuto durante l’era PS2, ricorda davvero quello che rendeva grande Pro Evolution Soccer pad alla mano.

Al tempo stesso, il calcio Konami sembra aver trovato una dimensione ideale su Switch 2. Pur con un comparto grafico meno rifinito rispetto all’iterazione sorgente (tuttavia discreto, se non addirittura lodevole per i giocatori più famosi), la stabilità dell’esperienza è garantita grazie ad un’ottima fluidità nonché a tutta una serie di accorgimenti che strizzano l’occhio alla natura ibrida della console Nintendo. Le animazioni sono concrete, i controlli sono responsivi, l’IA è ben parametrata (anche se tende ad essere piuttosto accessibile per gli esperti), le opzioni di accessibilità sono numerose. Su tutte, svetta la possibilità di adottare controlli molto semplificati che, se per i veterani rappresentano quasi un insulto ad un virtuosismo scolpito nelle memorie muscolari, per i neofiti può far davvero la differenza per appassionarsi al titolo. E’ possibile altresì impostare partite in sei contro sei, strizzando l’occhio alla fruizione alla portata di tutti.

Sia in modalità docked sia in modalità portatile, Kick-Off! si presenta dunque incredibilmente solido e da subito estremamente divertente. E, soprattutto, finalmente libero dalla necessità di mettere continuamente mano al portafoglio per accedere a nuovi contenuti, senza l’ansia di eventi periodici a scadenza. E, perché no, anche lamentandosi ancora oggi dell’assenza di alcune licenze ufficiali (si: il campionato tedesco è ancora missing in action come un tempo).

Kick-Off! ha molte licenze ufficiali ma non tutte, come da tradizione per la saga.

Scarpini nel borsone, si parte

L’attenzione rivolta alla componente offline traspare dalla cura riposta nell’offerta ludica di Kick-Off!. A scanso di equivoci: no, non c’è la Master League, modalità pioneristica in cui per la prima volta nel genere si intrecciavano romanticamente gestione on ed off field della propria squadra, costruendola pezzo dopo pezzo. Ma non disperate.

Tolto l’immancabile partita rapida, l’allenamento e la Coppa Internazionale, una competizione ispirata ai mondiali, il cuore pulsante di Kick-Off! è il Tour Mondiale. E’ proprio lui ad ereditare lo spirito della Master League, in più di un senso. La modalità mette il giocatore al comando di una squadra di giocatori sconosciuti per affrontare brevi gironi regionali composti da una selezione di cinque club. Vincendo le partite si guadagnano monete colorate, utili ad ingaggiare calciatori reali (sia in attività sia leggende dello sport). Ma la vittoria sul campo permette altresì di “rubare” un giocatore alla squadra appena sconfitta, per migliorare subito la propria rosa.

Anche la presentazione stilistica è pensata per essere essenziale ed affascinante.

Si tratta di una formula che unisce la tradizione del franchise, una perfetta adattabilità all’ecosistema Nintendo Switch 2, le caratteristiche di maggior successo del genere calcistico degli ultimi anni (senza alcun tipo di microtransazione, lo sottolineiamo) ed un pizzico di suggestione da deckbuilder. Una struttura semplice ma clamorosamente efficace, in grado di trascinare i giocatori in quel favoloso loop da “ancora una partita e poi smetto” all’inseguimento di una nuova coppa, un ulteriore traguardo sportivo o quel giocatore da sgrafiniare a quella squadra tanto faticosamente sconfitta.

Forse l’unico difetto di questa modalità è un compromesso comune all’intera offerta di Kick-Off!, legata alla profondità della sua longevità complessiva. Il Tour Mondiale infatti cede il fianco ad una certa ripetitività di fondo, soprattutto dopo aver raggiunto i propri obiettivi nel medio termine. Chiaramente il completismo spingerà i giocatori a vincere tutto il possibile, battere tutte le squadre del gioco (ci sono specifici obiettivi al riguardo) e completare anche le sfide di abilità che corrono parallelamente al gameplay. Manca tuttavia, per precisa scelta di game design, quella stratificazione sulla lunga distanza che altri sportivi riescono a garantire in un modo o nell’altro.

Integrare 11 campioni nella propria squadra non sarà una passeggiata.

Basta mettere il musetto davanti

Kick-Off!, ad ogni buon conto, mette sul piatto anche altri contenuti sia dedicati al single player sia al multiplayer.

Da un lato infatti, Kick-Off! abbraccia velleità arcade con i minigiochi Sponda Gol e Percorso Ostacoli. Il primo è essenzialmente calcio tre contro tre in ambiente indoor con pareti in stile padel. Una formula dai ritmi elevatissimi e da grande imprevedibilità, in cui l’istintualità premia i più coraggiosi. Il secondo è una vera e propria sfida di abilità tecnica per mettere alla prova il controllo palla del giocatore attraverso slalom, dribbling, passaggi e quant’altro.

Sponda Gol è divertente e caotico.

Dall’altro lato, Kick-Off! non dimentica il versante del multiplayer. A differenza delle alterne (s)fortune di eFootball sul versante della stabilità generale della propria infrastruttura online, la nuova iterazione del calcio Konami ci ha saputo sorprendere. Il matchmaking è rapido e le partite scorrono quasi senza il minimo lag. Insomma: se volete estendere la longevità del titolo con i vostri amici, potete stare tranquilli. L’esperienza è solida e lo spettacolo è assicurato.

Kick-Off! non punta a rivaleggiare con la diretta concorrenza, questo è lapalissiano. Ciò che tuttavia riesce a realizzare è tuttavia potenzialmente molto più significativo. Magari Konami lo considererà come un esperimento isolato. Oppure fornirà semplicemente un dolceamaro ricordo del fu Pro Evolution Soccer. Tuttavia, noi vogliamo crederci. Vogliamo credere che eFootball possa proseguire su questa strada e, chissà, iniziare un percorso che possa portare Nintendo Switch 2 ad essere la nuova casa di Castolo, Minanda e compagni.

La grafica non sarà il massimo, ma la magia di PES si intravede.

Commento finale

Dall’esigenza di portare il calcio Konami su Nintendo Switch 2 è nato un risultato inatteso anche dal più ottimistico dei pronostici. eFootball Kick-Off! non è una rivoluzione né tantomeno un ritorno in auge del mai dimenticato PES. Ciononostante, mostra una brillante scintilla di quel fascino intramontabile fatto di puro divertimento, gratificazione e passione. L’offline viene rimesso al centro della proposta sfruttando non solo le peculiarità della console ibrida Nintendo, ma anche e soprattutto proponendo ad un prezzo budget un’offerta contenutistica solida, longeva ed in un certo qualmodo anche piuttosto originale. Non sappiamo se la serie ripartirà da qui per scrivere una nuova pagina della propria storia, ma sinceramente ce lo auguriamo di cuore.

Doctor Who verso una lunga pausa: BBC rompe con Russell T Davies, addio allo speciale di Natale!

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Niente TARDIS sotto l’albero, niente rigenerazione a Natale. La BBC ha ufficialmente cancellato il già annunciato speciale festivo di Doctor Who, chiudendo al contempo ogni rapporto con lo showrunner Russell T Davies e la casa di produzione Bad Wolf. Con un comunicato che segna uno spartiacque netto, l’emittente britannica ha spiegato che la produzione della serie “sarà messa a gara competitiva entro l’anno”: in altre parole, si cerca un nuovo team creativo per traghettare il franchise nella prossima era.

La decisione arriva dopo l’addio di Disney come partner di co-finanziamento, un matrimonio industriale naufragato di fronte all’accoglienza tiepida che l’ultima stagione ha ricevuto da pubblico e critica.

Davies rompe il silenzio sui social

Russell T Davies ha commentato la notizia con un post su Instagram, confermando che lo speciale natalizio non ha mai superato la fase embrionale. «Lo avevamo ipotizzato solo per garantirci un futuro quando nessuno sapeva cosa sarebbe successo ma ora che lo sappiamo, non ce n’è più bisogno. ma aspetterete MOLTO più Doctor Who di un episodio unico. Quindi ne vale la pena!».

Davies ha poi voluto mettere un punto fermo sulle speculazioni: «Per la cronaca: non c’era una sceneggiatura, non l’ho mai scritta e nessun attore è stato mai contattato per interpretare il prossimo Dottore. Potete anche dissentire. Sedetevi su quella sedia e aspettate di dimostrare che avevate ragione. Aspetterete un bel po’».

Le sue parole non hanno colto del tutto di sorpresa i fan, che già nelle scorse settimane avevano interpretato alcune sue uscite pubbliche come il preludio a uno strappo definitivo. Resta però un interrogativo inevitabile: perché la BBC non ha scelto di produrre comunque lo speciale, se non altro per tenere acceso l’interesse attorno al marchio?

Trame interrotte e un cliffhanger che resta sospeso

Nel suo comunicato ufficiale, la BBC ha accennato alla volontà di operare una cesura netta, lasciando intendere che il sacrificio dello speciale natalizio servisse proprio a tracciare una linea di separazione inequivocabile con la gestione precedente. Una scelta che, però, lascia sul tavolo più di una ferita narrativa: il cliffhanger con cui Davies aveva chiuso la sua ultima stagione – il ritorno a sorpresa di Billie Piper nei panni di Rose Tyler – rimane irrisolto, insieme ad altri fili lasciati volutamente in sospeso, come la minaccia de “Il Capo” e la misteriosa ricomparsa di Susan, la nipote del Dottore.

Doctor Who è rimasto in produzione quasi ininterrottamente negli ultimi due decenni, da quando Davies ha riportato in vita la serie nel 2005 dopo una lunga pausa. Ora si prevede che la serie si prenderà una lunga pausa mentre si deciderà il suo futuro, e i fan non vedono l’ora di scoprire quanto durerà questa attesa.

Quando potrebbe tornare Doctor Who? Scrivendo la scorsa estate, tra le speculazioni che davano per spacciato l’accordo con la Disney, l’ex direttore di Doctor Who Magazine, Tom Spilsbury, ha ipotizzato che probabilmente ci sarebbero voluti “cinque o sei anni prima di vedere qualcosa di nuovo” , in attesa che venga definita la prossima incarnazione della serie. “A quel punto, saranno i ragazzi del 2005 a riportare in vita lo show, proprio come aveva previsto Russell. Come sempre, solo il tempo ce lo dirà.”

Recensione Final Fantasy VII Rebirth Xbox: la recensione tecnica

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Dopo PS5 e PC, il secondo capitolo della trilogia di Cloud sbarca su Xbox Series X|S e Xbox su PC con Xbox Play Anywhere. Lo abbiamo messo alla prova concentrandoci su ciò che davvero cambia: tenuta tecnica del porting, modalità grafiche e contenuti specifici della versione Microsoft.

Ci sono uscite, e poi ci sono uscite che chiudono un capitolo lungo anni. L’arrivo di Final Fantasy VII Rebirth su Xbox Series X|S, Xbox su PC e Nintendo Switch 2 lo scorso 3 giugno 2026 appartiene alla seconda categoria. Per la prima volta nella sua storia recente, uno dei JRPG più premiati del decennio esce dal recinto dorato dell’esclusiva PlayStation e si rende disponibile praticamente ovunque, segnando l’ennesimo passo di Square Enix verso una strategia pienamente multipiattaforma.

Sul valore del gioco in sé ci siamo già espressi a fondo, e non torneremo qui sui dettagli della trama, del combat system o della direzione artistica: chi volesse approfondire può recuperare la nostra recensione della versione PS5 e quella dedicata al porting PC. Questa volta l’attenzione è tutta sulla nuova edizione: come gira su hardware Microsoft, cosa porta in dote la conversione e se la promessa di Xbox Play Anywhere regge alla prova dei fatti.


Versione testata Xbox e Xbox PC


Oltre le mura del destino: il gioco che già conosciamo

Mettiamo subito i puntini sulle i. Contenutisticamente, Rebirth su Xbox è identico alle altre versioni console: nessun taglio, nessun extra esclusivo, nessuna scena aggiuntiva. Si tratta dello stesso, sterminato e bellissimo viaggio che porta Cloud e compagni fuori da Midgar attraverso le regioni aperte del pianeta, con la sua mole impressionante di attività secondarie, minigiochi e una delle migliori colonne sonore prodotte da Square Enix negli ultimi anni. Chi arriva qui per la prima volta troverà esattamente l’esperienza che ha fatto incetta di riconoscimenti dal 2024 in poi.

La differenza, quindi, non è nel “cosa” ma nel “come”. E sull’hardware di Microsoft il quadro è più sfaccettato di quanto la semplice etichetta “porting riuscito” lasci intendere.

Mako e potenza bruta: come gira su Series X|S

Partiamo da dove il gioco dà il meglio di sé. In modalità grafica a 30 fps, Rebirth su Xbox Series X è esattamente ciò che ci si aspetta da una conversione fatta con criterio: una presentazione in 4K nativo pulitissima, con una stabilità del frame rate che ho trovato granitica nelle decine di ore passate sul mio pannello OLED LG C1. Questo è, a tutti gli effetti, il modo migliore di godersi il gioco su console base, con un’immagine nitida e priva di quegli artefatti di ricostruzione che affliggono altre soluzioni. La Series S, dal canto suo, regge la stessa modalità in modo sorprendentemente solido pur con i compromessi attesi sulla risoluzione interna, ma conserva texture e qualità degli asset sostanzialmente allineate alla sorella maggiore.

Il problema, come spesso accade con i titoli costruiti su Unreal Engine 4, comincia quando si insegue la fluidità dei 60fps.

60 fps, ancora non ci siamo

La modalità prestazioni è la nota dolente di questa edizione, ed è bene dirlo senza giri di parole. Sulla carta promette i canonici 60 fps; nella pratica, il frame rate scivola con regolarità nella fascia dei 50 e, nelle aree open world più affollate o durante gli scontri con i boss più imponenti, arriva a toccare circa 40fps. Non è solo una questione di numeri: a infastidire è soprattutto un fastidioso judder della telecamera, un problema noto su diversi titoli in UE4, che aggiorna il movimento di camera a intervalli irregolari e genera la percezione di scatti anche quando il contatore sta reggendo i 60. Su un OLED con risposta istantanea come quello che uso per i test, l’effetto è ancora più evidente.

A peggiorare le cose, il supporto al Variable Refresh Rate non sembra agganciarsi correttamente, vanificando uno degli strumenti che avrebbero potuto mascherare i cali. Forzare il sistema a 120 Hz per sbloccare il frame rate non risolve granché: il gioco resta a ridosso della soglia dei 60 e il judder persiste. La conseguenza pratica è una sola: a meno di patch future, su Xbox conviene giocare a 30 fps, dove l’esperienza è davvero appagante. È un peccato, perché il salto di reattività di una modalità prestazioni ben fatta avrebbe valorizzato il combat system action di Rebirth. Su PlayStation 5 e 5 Pro lo stesso identico difetto di pacing del motore c’è a monte, ma il VRR funziona (con una finestra di circa 48-60 Hz), e anche quando il frame rate scende un po’ la modalità prestazioni rimane priva di judder. In pratica il VRR maschera il problema che su Xbox è scoperto.

Va aggiunto, per onestà, che anche la modalità a 30 fps conserva un po’ di ghosting durante i movimenti di camera in alcune location, esattamente come sulla PS5 base (che però scompare su PS5 Pro grazie a PSSR2). Non è un difetto introdotto dalla conversione, ma un limite ereditato dalle soluzioni di anti-aliasing del gioco.

Series S contro Series X: questa non ce l’aspettavamo

C’è un dettaglio quasi paradossale che emerge quando si confrontano le versioni Series X e Series S. Negli stress test più severi, la Series S riesce a tenere un frame rate più alto della Series X nella modalità prestazioni: parliamo di scenari in cui la piccola di casa Microsoft sfiora i 58 fps mentre la X si assesta sui 50. La spiegazione è meno misteriosa di quanto sembri: la Series X spinge risoluzioni interne e qualità degli asset più elevate, oltre a una maggiore densità di vegetazione, e sono proprio questi elementi a pesare di più nelle aree critiche. È la dimostrazione plastica di come, in un porting non perfettamente ottimizzato, la potenza bruta non basti se il carico di lavoro non viene bilanciato a dovere.

Per dare un riferimento concreto, sulla X la modalità prestazioni raggiunge un picco di risoluzione interna intorno ai 1368p, superiori anche ai circa 1260p della PS5 base. Più pixel, dunque, ma pagati con un frame rate meno stabile: un compromesso che non convince fino in fondo.

VersioneModalità graficaModalità prestazioniNote tecniche
Xbox Series X4K nativo / 30 fps, molto stabilePicco ~1368p, cali nei 40-50, judder cameraVRR non si aggancia correttamente
Xbox Series S30 fps stabile, asset allineati alla XSorprendentemente più alta della X negli stress testMinore densità vegetazione
PS5 base30 fps stabile, 4K nativo~1260p, più costante della X nei 60 fpsRiferimento per la modalità a 60
PS5 ProVersatility Mode con PSSR 2Nettamente superiore alle console baseMigliore esperienza su TV

Play Anywhere, Quick Resume e Streamlined Progression: la vera sostanza di questa versione Xbox

Se sul fronte prestazioni la versione Microsoft non convince del tutto, è sui contenuti e sulle funzionalità di sistema che recupera terreno e trova la sua ragione d’essere. Rebirth è un titolo Xbox Play Anywhere: un solo acquisto digitale dà accesso sia alla versione Series X|S sia a quella per PC tramite l’app Xbox, con salvataggi condivisi tra console e computer. Per un’avventura che può facilmente superare le cento ore tra storia principale e contenuti opzionali, poter passare dal salotto al PC senza riacquistare nulla è un vantaggio tutt’altro che trascurabile. Si aggiunge il supporto a Xbox Cloud Gaming, che apre la porta anche a chi non possiede hardware sufficiente per farlo girare in locale.

Sulle console c’è poi il Quick Resume, che permette di riprendere il gioco esattamente dove lo si era lasciato, e naturalmente il pieno supporto agli achievement. Una nota meno rosea riguarda la vibrazione: l’implementazione su Xbox è di tipo “basico” rispetto al feedback aptico ben più ricco di PS5 e Switch 2. Funziona, reagisce alle cutscene e agli eventi di gioco, ma non aspettatevi le sottigliezze del DualSense.

La novità più discussa, però, è la Streamlined Progression, qui presente fin dal day one (mentre su PS5 e Steam è arrivata via patch in concomitanza con questo lancio). Si tratta di un set di opzioni di assistenza che, una volta attivato, regala HP e MP illimitati, barre Limit e ATB sempre cariche, danni fissati a 9999, materia ai livelli massimi e moltiplicatori per esperienza e AP, con la possibilità di partire addirittura al livello 65. Il direttore Naoki Hamaguchi l’ha descritta come una risposta alla crescente mole della trilogia, pensata per chi vuole concentrarsi sulla storia o affrontare una rigiocata snella; la community l’ha ribattezzata senza tanti complimenti “modalità Dio”. Personalmente la trovo una scelta sensata e, soprattutto, totalmente opzionale: chi cerca la sfida può semplicemente ignorarla. Un’avvertenza per i cacciatori di obiettivi: l’opzione che porta istantaneamente la materia al livello massimo può precludere uno specifico achievement legato al potenziamento, quindi conviene usarla con un minimo di attenzione.

Xbox su PC o Steam: gemelli quasi identici

Veniamo ad un punto sempre molto dibattuto e su cui i PCisti della prima ora hanno le idee piuttosto chiare: dove acquistare la copia PC? Su Steam dove peraltro il gioco era già disponibile da molto oppure su Microsoft/Xbox Store?

Partiamo subito con un chiarimento, differenze sostanziali, tra la versione Xbox PC (Microsoft Store / Play Anywhere) e quella Steam, non ce ne sono. Si tratta in pratica dello stesso porting, con gli stessi pregi – opzioni grafiche più ricche, supporto DLSS (una versione vecchia purtroppo modello CNN, profilo J) , e ora anche FSR aggiunto di recente ma in versione 3.1 – e gli stessi, persistenti difetti che avevamo segnalato anche nella recensione della versione PC: primo fra tutti uno stuttering durante il gameplay che affligge anche le configurazioni di fascia alta (come quella con 5090 dove abbiamo provato questa versione) e che resta il vero tallone d’Achille della conversione PC. Si tratta di stuttering/hitching durante il gameplay e traversal — il classico micro-scatto da compilazione shader / streaming dell’UE4, che è un problema connesso al motore del gioco e non alla configurazione.

Inoltre, entrambe le edizioni sono limitate a 120 fps senza supporto al 144 Hz e prive di un vero supporto ultrawide.

L’unica distinzione concreta che ho riscontrato riguarda i tempi di avvio, l’ecosistema ed una funzionalità che per chi gioca in mobilità può fare la diffferenza.

La versione Xbox su PC porta con sé, oltre alla Streamlined Progression integrata sin dal lancio, ovvero le opzioni di accessibilità che permettono di giocare al gioco senza preoccuparsi più di tanto di statistiche e abilità, anche la sincronizzazione cloud dei salvataggi del Play Anywhere, che però allunga sensibilmente il primo caricamento dal desktop al menu rispetto a Steam.

I salvataggi condivisi, permettono di ottenere una continuità perfetta (il Play Anywhere) qualunque sia la piattaforma su cui si gioca, un PC, una Xbox, uno smartphone con XCloud.

Come dicevamo, poter giocare con la console in salotto, e poi spostarsi sul PC in studio è un vantaggio non da poco. L’altro vantaggio della versione Xbox Play Anywhere è che Rebirth è uno di quei giochi che può essere giocato sfruttando il cloud. Se possedete un abbonamento Game Pass potete in pratica giocare alla vostra copia sfruttando la potenza delle macchine del cloud di Microsoft, anche ad esempio da cellulare o dalla vostra TV.

La scelta, dunque, è più ecosistemica che tecnica: se possedete anche una console Xbox e volete i salvataggi condivisi, o volete giocare da un dispositivo mobile o dalla TV Smart con l’applicazione Xbox, l’edizione Play Anywhere ha senso; altrimenti Steam resta perfettamente equivalente dal punto di vista tecnico.

Fate spazio

Due note pratiche prima di tirare le somme. La prima è lo spazio occupato: su Xbox Series X il gioco pretende all’incirca 170 GB, una cifra considerevole che vale la pena verificare prima del download. La seconda riguarda i caricamenti, che su Series X si attestano su una manciata di secondi per caricare un salvataggio e una decina abbondante per arrivare dalla dashboard alla schermata del titolo: tempi onesti, leggermente più lunghi di quelli della PS5 a causa della sincronizzazione iniziale dei salvataggi cloud, ma nulla di cui lamentarsi.

Sul fronte commerciale, l’edizione Standard viaggia intorno ai 49,99€ (con una Digital Deluxe più costosa che aggiunge contenuti digitali e bonus), e al lancio è stato disponibile uno sconto del 20%. Da segnalare, per chi conta sull’abbonamento, che il gioco non è incluso in Game Pass: l’acquisto è necessario, fatta salva la possibilità di farlo girare in streaming via Cloud Gaming.

Commento finale

Final Fantasy VII Rebirth su Xbox (e su Switch 2) è, prima di tutto, un’ottima notizia: significa che uno dei JRPG più ambiziosi della generazione è ora alla portata di un pubblico enormemente più ampio, con il valore aggiunto concreto di Play Anywhere e del Cloud Gaming. Il capolavoro resta tale, intatto in ogni sua virtù narrativa e ludica. La conversione, però, è un’operazione a due velocità: solidissima e consigliatissima a 30 fps, dove la Series X regala forse la migliore immagine tra le console base; leggermente più complessa a 60 fps, dove un mix di cali, judder e VRR malfunzionante tradisce un’ottimizzazione ancora acerba che speriamo Square Enix sistemi con una patch. Chi gioca su TV e accetta i 30 fps porterà a casa un’esperienza eccellente; chi insegue la fluidità farà bene a tenere d’occhio gli aggiornamenti, o a guardare verso PS5 Pro per il meglio assoluto su grande schermo. Resta il fatto che, difetti tecnici a parte, il viaggio di Cloud merita di essere vissuto, e averlo finalmente anche nel mondo verde è un traguardo che pesa più di qualche frame perso per strada.

Onimusha: Way of the Sword, la demo è troppo facile? Capcom spiega il perché!

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Bastano pochi minuti con la demo di Onimusha: Way of the Sword per accorgersi che Musashi colpisce più duro del previsto. A pochi mesi dal lancio, la versione di prova (qui potete trovare l’articolo dedicato al provato del nostro Simone) ha già superato il milione di download, ma ha anche acceso un dibattito sulla difficoltà: in tanti l’hanno trovata quasi priva di mordente, lontana dallo spirito punitivo che ci si aspetta da un action della serie. Capcom ha deciso di rispondere subito, e lo ha fatto con un messaggio che più che scusarsi spiega una scelta progettuale ben precisa.

Una demo “boostata” con skill di fine gioco

A parlare è Akihito Kadowaki, producer del titolo, in un video diffuso sui canali ufficiali della saga. Il succo è chiaro: chi si è sentito troppo potente non ha avuto un’impressione sbagliata, perché la demo è stata intenzionalmente tarata al rialzo.

“Grazie mille per aver giocato alla demo di Onimusha: Way of the Sword”, esordisce Kadowaki. “Abbiamo ascoltato chi l’ha trovata troppo facile per i propri gusti”. La spiegazione arriva subito dopo, in due punti precisi: la demo copre solo una fetta iniziale della storia e, soprattutto, il protagonista è stato equipaggiato con abilità che normalmente si sbloccano molto più avanti nella campagna. “Volevamo farvi provare da subito l’intera varietà delle azioni di Musashi”, aggiunge il producer. “Proprio per questo, qualcuno potrebbe aver percepito una mancanza di sfida”.

La nota finale è una promessa secca: “Nel gioco completo, sia i boss sia i comuni Genma opporranno una resistenza decisamente più ostica. Preparatevi a fare sul serio”.

L’Uscita tra Silent Hill, Ace Combat e la scia di GTA VI

L’appuntamento con la versione definitiva è fissato al 25 settembre 2026. Non esattamente una data tranquilla: nello stesso mese arriveranno Silent Hill: Townfall e Ace Combat 8, mentre l’intero calendario editoriale degli ultimi mesi del 2026 sta slittando (fra anticipi e postici) per schivare l’orbita gravitazionale di Grand Theft Auto VI in uscita a metà novembre.

Annunciato per la prima volta durante i The Game Awards 2024, Onimusha: Way of the Sword segna il primo vero sequel della serie dai tempi di PlayStation 2. Proprio oggi, nel corso dell’ultimo Nintendo Direct, è stata confermata anche una versione per Nintendo Switch 2, allargando ulteriormente il pubblico di una serie che torna dopo un silenzio lungo un’era tecnologica.

La demo, nel frattempo, resta disponibile su PC e console: un assaggio volutamente più accessibile, che lascia intravedere il potenziale del sistema di combattimento senza mostrare davvero le carte.

Vi ricordiamo che il gioco completo sarà disponibile dal 24 settembre 2026 per PlayStation 5, Xbox Series X/S, Microsoft Windows.

Splatoon Raiders: trailer, dettagli ed un Direct dedicato il 30 Giugno

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Non è un semplice spin-off, ma la prima avventura single-player della serie, pensata per accogliere tanto i veterani quanto chi non ha mai imbracciato uno splatting: Nintendo ha pubblicato un nuovo trailer ed una serie di dettagli su Splatoon Raiders, fissando al 30 Giugno un Direct interamente dedicato al gioco. L’approdo su Switch 2 è atteso per il 23 Luglio.

A caccia di tesori

In Splatoon Raiders si esplorano le misteriose Isole Spirhalite a fianco del trio musicale Deep Cut, tre pirati fuori dagli schemi che mescolano musica e scorribande. L’intero equipaggiamento è modellabile attorno allo stile di chi gioca: si sceglie il look, si selezionano armi e si potenziano gadget nel corso dell’avventura, salendo di livello mentre si affrontano i nemici Salmonid. Ogni incursione si svolge con un membro di Deep Cut al proprio fianco, a bordo di un Exploration Bot che assiste durante i combattimenti. Un’esperienza inchiostrata e ritmata, calibrata per divertire senza richiedere per forza ore di pratica competitiva.

Un prequel a fumetti su Nintendo today!

Dal 23 giugno, l’app Nintendo Today! per dispositivi smart ospiterà una serie di fumetti giornalieri ufficiali. Le strisce faranno da ponte narrativo verso gli eventi di Splatoon Raiders, offrendo ai lettori un assaggio della storia prima del lancio.

Splatoon 3 scalda i motori tra playoff e Splatfest

Il weekend del 20 e 21 giugno andranno in scena i playoff del North American League 2026 di Splatoon 3, con dirette a partire dalle 12:00 PT su entrambe le giornate. Subito dopo, dal 10 al 12 luglio, arriva uno Splatfest a tema ispirato proprio a Splatoon Raiders, un crossover interno che unisce la community competitiva alla nuova avventura.

Nuovi joy-con 2 con i colori di Deep Cut

Il giorno dell’uscita del gioco debutteranno anche nuove varianti cromatiche per i Joy-Con 2. La palette è un omaggio diretto a Deep Cut, pensato per chi vuole portare un pezzo delle Isole Spirhalite anche fuori dallo schermo.

L’appuntamento con il Direct del 30 giugno promette di mostrare più a fondo il gameplay e le dinamiche di questa nuova incursione single-player. L’arrivo sugli scaffali digitali e fisici di Switch 2 è fissato per il 23 luglio.

Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen è nato ascoltando i feedback dei giocatori

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Nelle ultimissime ore, Capcom è tornata a parlare di Dragon’s Dogma 2, svelando Dark Arisen, la prima espansione del gioco, che è stata sviluppata tenendo conto di un ampio ventaglio di feedback raccolti dopo il lancio del titolo originale. Una dichiarazione che è risuonata come un’ammissione: il team ha ascoltato con attenzione le critiche arrivate dalla community.

Presentato durante il Nintendo Direct, l’add-on arriverà il 9 ottobre su PS5, Xbox Series X|S, PC e, per la prima volta, anche su Nintendo Switch 2, segnando il debutto del gioco sulla nuova console della casa di Kyoto.

Secondo Capcom, Dark Arisen non sarà un semplice contenuto aggiuntivo, dato che introdurrà una nuova linea narrativa, nuove aree e un approccio più accessibile, pensato per chi ha già divorato il gioco base ma anche per chi si avvicina alla serie per la prima volta. La compagnia ha sottolineato che molte delle scelte fatte derivano direttamente dai commenti dei giocatori, che dopo l’uscita di marzo 2024 avevano evidenziato diversi aspetti migliorabili.

Il gioco, infatti, aveva convinto la critica (86 su Metacritic, in linea con la nostra recensione) ma aveva diviso il pubblico, fermo a un 6.5 nella valutazione utenti. Una discrepanza che Capcom non ha ignorato.

Il director Hideaki Itsuno, già in passato, aveva commentato la ricezione del titolo con una certa franchezza. «Non l’ho progettato come un gioco Nintendo che deve piacere a tutti, ma per un certo tipo di pubblico», ha confermato in un’intervista, mettendo in luce una filosofia che ha premiato parte dei giocatori, ma che ha lasciato altri perplessi.

Nel frattempo, Itsuno ha già voltato pagina: ora è impegnato in un nuovo gioco d’azione tripla A presso Lightspeed Japan, studio che continua a espandersi a Osaka e che ha reclutato diversi veterani di Devil May Cry e Street Fighter. Un progetto che potrebbe segnare una nuova direzione creativa per il celebre game designer.

Atelier Karia: The Night Kingdom & the Guide of Memories, il nuovo capitolo della saga alchemica arriva nel 2027

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Un mondo sotterraneo, un’atmosfera più oscura del solito e una nuova protagonista: Koei Tecmo e Gust hanno annunciato ufficialmente Atelier Karia: The Night Kingdom & the Guide of Memories, il prossimo episodio principale della serie Atelier. Il gioco uscirà in contemporanea mondiale all’inizio del 2027 su PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch 2 e PC (Steam).

L’annuncio rompe subito gli schemi cromatici a cui la saga ci ha abituati. Il teaser di presentazione è accompagnato da una frase che imposta il tono dell’avventura: “Un mondo avvolto nel mistero, situato nelle profondità di Aladiss. Quali scoperte e rivelazioni attendono Karia laggiù?”. Poche parole che bastano a delineare uno scenario ricco di segreti, lontano dai laboratori assolati dei capitoli recenti.

Il 12 Giugno arriva il primo approfondimento

Per conoscere meglio la direzione del progetto bisognerà aspettare il 12 Giugno, quando Koei Tecmo trasmetterà un livestream dedicato. L’orario da segnare è le 4:00 del mattino ora del Pacifico, le 7:00 sulla costa orientale americana, le 20:00 in Giappone. La diretta sarà visibile su YouTube e sarà l’occasione per vedere il gioco in movimento, con ogni probabilità le prime sequenze di gameplay e i commenti del team di sviluppo.

Atmosfera inedita e primi scatti

Insieme all’annuncio sono state diffuse una galleria di screenshot e un trailer che mostrano la protagonista Karia, alcuni scorci degli ambienti sotterranei e i primi dettagli dell’interfaccia. Le immagini confermano un’estetica più raccolta e misteriosa, pur mantenendo l’inconfondibile tratto visivo dello studio Gust. Sul fronte delle meccaniche non è ancora stato rivelato nulla di ufficiale, ma la tradizione della serie fa pensare a un impianto che mescoli esplorazione, alchimia e combattimento a turni.

La presenza di Switch 2 tra le piattaforme di destinazione rende Atelier Karia uno dei primi grandi nomi third-party confermati per la nuova console Nintendo. Un dettaglio che, insieme al cambio di registro atmosferico, rende questo capitolo uno dei più osservati nella lunga storia del franchise.

Dragon Quest Monsters: Il Regno Sfiorito ha una data e c’è l’accesso anticipato

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Square Enix, insieme allo studio TOSE, ha messo nero su bianco la data di uscita di Dragon Quest Monsters: Il Regno Sfiorito nel corso del recente Nintendo Direct. L’RPG che unisce cattura, allevamento e sintesi di mostri arriverà il 3 Dicembre su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC (via Steam e Microsoft Store).

L’annuncio scioglie ogni dubbio sulla finestra di lancio e si porta dietro un nuovo trailer, insieme all’apertura dei preordini per due edizioni distinte, pensate per accontentare sia chi vuole l’avventura base sia chi punta a mettere le mani su ogni possibile vantaggio tattico.

Edizioni e bonus di lancio

I preordini digitali sono già attivi e si dividono in due opzioni. La prima è l’Edizione Standard, proposta a 59,99 € (o l’equivalente in sterline e yen), che include il gioco completo e, per chi acquista in digitale, un corredo di oggetti pensati per le fasi iniziali. Si chiama Adventure Starter Set e contiene Monster Munchies (×10), Bonus Balls (×3) e Seeds of Skill (×5). A completare il pacchetto c’è l’Hearty Meat Set, un tris di carni – Monster Munchies, Smoked Sirloins e Meaty Treats, cinque unità ciascuna – utile per ammorbidire le creature durante le fasi di reclutamento.

Per chi vuole qualcosa in più c’è l’Edizione Digital Deluxe, fissata a 94,99 €. Dentro si trovano quattro DLC aggiuntivi: The Mega Mole Hole, Monster Marathons, Metallic Ring e Scout Run VIP Card. A questi si sommano i bonus per il preordino: Necklace of Animation (×1), Beastie Bites (×10) e Seeds of Skill (×10). Il vero asso nella manica, però, sono le 48 ore di accesso anticipato, che consentiranno agli acquirenti di questa edizione di avviare l’avventura con due giorni di vantaggio. Restano ovviamente inclusi tutti i contenuti bonus già previsti per la Standard Edition.

Allevamento, sintesi e battaglie strategiche

La formula resta fedele alla tradizione della serie spin-off nata negli anni Novanta: si esplora, si reclutano mostri e li si fa crescere per poi combinarli tra loro e ottenere ibridi sempre più potenti. Square Enix descrive il gioco come un’esperienza in cui “affiancherai mostri della serie Dragon Quest, li alleverai, li sintetizzerai per crearne di nuovi e li farai combattere contro altre creature”, seguendo le giovani domatrici Bianca e Nera in quella che viene definita l’avventura di una vita.

Il nuovo trailer diffuso insieme all’annuncio offre un assaggio concreto degli ambienti di gioco, di alcune creature già note ai fan del franchise e delle battaglie più spettacolari che scandiranno il cammino. Con un rilascio piazzato strategicamente all’inizio di dicembre, Dragon Quest Monsters: Il Regno Sfiorito si prepara a occupare un posto di rilievo nella lista dei desideri natalizi di chi ama i JRPG e il collezionismo di mostri, su qualsiasi piattaforma decida di giocare.

Final Fantasy Resonance è il primo HD-2D della serie: data, piattaforme e contenuti delle edizioni

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Square Enix ha scelto la strada della nostalgia evoluta: nel corso del recente Nintendo Direct, l’azienda giapponese ha annunciato Final Fantasy Resonance, sviluppato dallo studio Lancarse come il primo gioco della saga principale a sposare lo stile visivo HD-2D, quello che ha già fatto la fortuna di Octopath Traveler e Triangle Strategy.

L’uscita è fissata per il 22 ottobre su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC (Steam e Microsoft Store). I pre-ordini sono già attivi su tutte le piattaforme.

La base narrativa viene dalla prima stagione dello storico – e ormai chiuso – Final Fantasy: Brave Exvius, ma Resonance non è né un porting né un remake. La storia del titolo mobile è stata utilizzata come punto di partenza, arricchita con elementi di aggiornamenti successivi e contenuti narrativi inediti, per un’esperienza che si presenta come qualcosa di completamente nuovo.

Due edizioni al lancio, pre-ordini già aperti

Final Fantasy Resonance arriverà in due versioni, entrambe con bonus immediati per chi prenota.

La Standard Edition costa 49,99 dollari (59,99 euro) e include il gioco completo. Il pre-ordine sblocca il Pacchetto iniziale Nave Magitek e Scudiero, pensato per dare una spinta nelle prime ore di gioco. Al suo interno troviamo:

  • Chiave della Nave Magitek (x1) – cambia l’aspetto dell’aeronave
  • Spadone del Cavaliere (x1)
  • Corazza della Preparazione (x1) – aumenta i PE ottenuti in battaglia
  • Frammento di Magizite (x1)
  • Tenda (x3)
  • Pozione della Nebbia (x3)

Chi acquista subito dopo il lancio potrà contare anche sul Pacchetto d’avvio Scudiero come bonus di acquisto anticipato, che comprende la Corazza Benedetta (incrementa i gil guadagnati) e un Etere della Nebbia.

La Digital Deluxe Edition si spinge oltre al prezzo di 59,99 dollari (69,99 euro). Dentro c’è il gioco base e il Pacchetto deluxe Magitek e Grimorio, che aggiunge:

  • Chiave dell’Armatura Magitek (x1) – trasforma il Chocobo in armatura magitek
  • Grimorio dell’Arci-Strega (x1) – sblocca il Limit Burst “Fel Meteor” per un personaggio specifico
  • Anello della Maestria (x1)
  • Tenda (x5), Pozione della Nebbia (x5), Etere della Nebbia (x5)
  • Piuma di Fenice (x5) e Rimedio (x3)

La Digital Deluxe Edition include anche il Pacchetto iniziale Nave Magitek e Scudiero e il Pacchetto d’avvio Scudiero, esattamente come la Standard Edition.

Un classico Final Fantasy con lo sguardo al futuro

Dietro l’estetica HD-2D, Final Fantasy Resonance promette un ritorno deciso alle radici della serie. Il protagonista guida un party legato dal destino, può evocare le Visioni per supportare il gruppo in battaglia e si muove in una trama che ruota attorno a una forza misteriosa capace di annientare ogni cosa.

Con l’arrivo fissato a ottobre, il gioco si candida a essere uno dei JRPG più attesi dell’autunno, forte di un look che celebra il passato senza rinunciare alla modernità.

Xenoblade Genesis si mostra in un trailer fiabesco: uscirà su Switch 2 nel 2027

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Quello mostrato da Nintendo durante il Direct di Giugno non è un semplice assaggio, ma un’immersione prolungata in un angolo inedito di un universo amatissimo: è stato annunciato e mostrato Xenoblade Genesis, in arrivo su Nintendo Switch 2 con una finestra di uscita indicativa per il 2027.

Il trailer alterna sequenze cinematografiche e momenti di gameplay con un ritmo che lascia intravedere qualcosa di familiare e al tempo stesso di diverso. La scala epica, le silhouette dei personaggi e la regia dei combattimenti restano fedeli al DNA della serie. Poi però lo sguardo si posa su certe ambientazioni, e l’impressione cambia.

Un fantasy dalle tinte inedite

Alcune aree ricordano più le atmosfere sospese di un Fire Emblem che le distese viste nei capitoli precedenti. La direzione artistica sembra abbracciare un registro più fiabesco, quasi giocoso, mantenendo però quella tensione visiva che ha reso riconoscibile il lavoro di Monolith Soft anche fuori dalla sua nicchia.

Non è una rivoluzione, ma un’evoluzione misurata: un nuovo inizio che non rinnega quanto costruito finora, pur spingendo la serie in un territorio fantasy più leggero e stratificato.

Un nuovo inizio (anche nelle parole di Nintendo)

Nonostante la mole di immagini, la descrizione ufficiale diffusa da Nintendo è rimasta volutamente scarna. Poche parole che confermano l’intenzione di voltare pagina senza ancora svelare i dettagli:

“Un nuovo inizio per la serie Xenoblade arriverà su Nintendo Switch 2 nel 2027. Maggiori dettagli verranno condivisi in futuro.”

Nessuna data precisa all’interno dell’anno, nessun accenno a trama o meccaniche di combattimento. Restano i fotogrammi del primo trailer a suggerire la rotta: nuovi personaggi, una direzione artistica più ariosa e un mondo che sembra già avere molto da raccontare.

Per ora è tutto. Nei prossimi mesi toccherà a Nintendo sciogliere i primi nodi su struttura di gioco, protagonista e universo narrativo.

Observer: System Redux arriva anche su Nintendo Switch 2, tutti i dettagli!

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Mancano pochissimi giorni al primo grande tuffo cyberpunk su Switch 2. Bloober Team ha scelto la console Nintendo per riportare in vita uno dei suoi horror psicologici più applauditi.

La versione Switch 2 di Observer: System Redux (titolo che il nostro Riccardo ha recensito in versione PS5 nel 2020) sarà disponibile a partire dal 18 giugno. I preordini sono già aperti sul Nintendo eShop con un taglio del 25% sul prezzo di listino: 29,99 € fino al 7 luglio, dopodiché il costo salirà a 39,99 €.

Un’offerta di lancio che guarda all’estate

La strategia è chiara: spingere gli acquisti nella finestra pre-lancio e nelle prime due settimane di disponibilità, sfruttando un prezzo che rende il titolo particolarmente competitivo nel panorama dei primi giochi per Switch 2. Il rialzo a partire dal 7 luglio riporterà il costo in linea con le altre piattaforme, ma chi vuole risparmiare ha tempo fino a quella data per approfittare dello sconto.

Observer: System Redux ha debuttato il 10 novembre 2020 su Xbox Series e PC (Steam, Epic Games Store e GOG), per poi arrivare su PlayStation 5 il 12 novembre dello stesso anno. Le versioni per PlayStation 4 e Xbox One hanno chiuso il cerchio il 16 luglio 2021. L’edizione Redux, lo ricordiamo, rappresenta una rilettura tecnica e contenutistica dell’Observer originale, con miglioramenti grafici, nuovi casi secondari e un comparto sonoro potenziato.

Il mondo di Observer: System Redux

La descrizione ufficiale firmata Bloober Team restituisce bene le coordinate di questa storia. Siamo nel 2084, in un futuro molto più cupo di quanto chiunque avesse immaginato. La Nanofagia, una piaga digitale, ha sterminato le persone che avevano scelto di potenziare mente e corpo con innesti tecnologici. Poi è arrivata la Guerra, che ha devastato tanto l’Occidente quanto l’Oriente. Nel vuoto di potere che ne è seguito, le corporazioni si sono impadronite del pianeta, costruendo imperi corrotti.

In questo scenario, il giocatore veste i panni di un Observer, strumento di oppressione aziendale temuto e disprezzato. Il suo compito è hackerare le menti dei sospettati, scavare nei loro sogni, smascherarne le paure ed estrarre ogni informazione utile alle indagini. Un impianto narrativo che mescola detection, horror e fantascienza, spingendo il giocatore a confrontarsi con una domanda scomoda: in un mondo dove tutto è merce, compreso l’inconscio, cosa resta di autenticamente umano?

Un classico moderno dell’horror psicologico

Con l’arrivo su Switch 2, Bloober Team allunga la coda di un titolo che nel tempo si è ritagliato uno status di culto. L’ibridazione tra esplorazione ambientale, sequenze oniriche e tensione costante ha fatto scuola, e la possibilità di giocarlo ovunque aggiunge un livello di fruizione inedito. La console ibrida di Nintendo potrebbe regalare a Observer un visione claustrofobica del futuro nelle mani di un pubblico nuovo, magari meno abituato a frequentare incubi digitali così densi e opprimenti.

The Duskbloods, test di rete a numero chiuso in arrivo nel corso dell’estate

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L’ultimo Nintendo Direct di Giugno ha riportato sotto i riflettori un nome che molti attendevano: FromSoftware ha rotto il silenzio su The Duskbloods, l’esclusiva multiplayer per Switch 2 che mescola sangue, abilità e scontri fino a otto giocatori.

La novità concreta è l’annuncio di un closed network test durante l’estate, un’occasione per provare con mano un progetto rimasto a lungo dietro le quinte.

Il filmato mostrato, purtroppo di durata esigua, ha confermato la doppia anima del titolo: da una parte l’inconfondibile impronta dello studio di Bloodborne, dall’altra un mondo completamente inedito, pensato per combattere, collaborare e morire in compagnia. Un equilibrio che incuriosisce e spiazza, come solo FromSoftware sa fare.

Il gameplay e la promessa del First Blood

Il trailer ha dato ai fan un primo assaggio concreto di ciò a cui lo studio sta lavorando, nell’attesa di un test che promette di alzare ulteriormente il sipario. La descrizione ufficiale del gioco chiarisce la direzione: «In questo nuovo action game multigiocatore vestirete i panni dei Bloodsworn e combatterete contro – e insieme a – un massimo di altri sette giocatori, ciascuno con armi e abilità uniche. Andate oltre i limiti umani grazie a poteri legati al sangue, che trasformano il vostro personaggio e lo stile di combattimento mentre lottate per ottenere l’ambito First Blood».

L’esperienza si preannuncia intensamente PvPvE, con un’attenzione marcata all’identità di ogni Bloodsworn e a un sistema di progressione che modifica aspetto e approccio al combattimento in corsa. L’uscita è fissata in esclusiva su Nintendo Switch 2 nel corso del 2026.

Un’estate di prova su switch 2

Prima del lancio, FromSoftware ha scelto di aprire i server a una fase di test pubblica. Il closed network test dell’estate 2026 sarà il primo vero banco di prova per le dinamiche competitive e cooperative del gioco, e servirà a raccogliere dati e feedback in vista della pubblicazione definitiva. Al momento non sono state comunicate date precise né è chiaro se il test includerà più fasi, ma l’appuntamento è ormai tracciato.

Per chi segue lo studio da anni, l’annuncio ha riacceso l’interesse attorno a un titolo che sembra voler fondere l’anima autoriale di FromSoftware con una formula multiplayer inedita. Fra combattimenti trasformativi e la caccia al First Blood, l’estate 2026 si preannuncia rovente per i possessori della nuova console Nintendo.

Tales of Eternia Remastered, il classico JRPG torna in edizione restaurata

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Bandai Namco e TOSE hanno ufficialmente svelato Tales of Eternia Remastered, una versione restaurata dell’amato capitolo della serie JRPG. Il titolo arriverà su PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch 2, PlayStation 4, Nintendo Switch e PC (via Steam), con debutto previsto per il 15 Ottobre in Giappone ed il 16 Ottobre nel resto del mondo.

Prevista anche una Digital Deluxe Edition, che includerà un art book digitale, la colonna sonora originale e contenuti DLC aggiuntivi.

Un classico che torna a nuova vita

La remastered offre l’opportunità di rivivere per la prima volta l’avventura di Tales of Eternia con una veste migliorata. La storia si svolge su Eternia, un mondo diviso in due regni isolati: Inferia e Celestia. Nel remoto villaggio inferiano di Rasheans, il giovane Reid Hershel e la sua amica d’infanzia Farah Oersted incontrano una misteriosa ragazza di nome Meredy. Nel tentativo di scoprire le sue origini, il gruppo si imbatte in una minaccia imminente: il cosiddetto “Grande Crollo”, un cataclisma destinato a distruggere entrambi i regni. Per salvare i due mondi, Reid e i suoi compagni dovranno risvegliare il potere degli spiriti elementali noti come Greater Craymels.

Il sistema di combattimento adotta l’Aggressive Linear Motion Battle System (A-LMBS), che consente l’uso di diverse Arti, combo concatenate e una sincronia tattica tra i membri del party. Gli scontri sono dinamici e frenetici, con un’azione 2D veloce che richiede tempismo e coordinazione per avere la meglio sui nemici.

Qualità della vita e opzioni di personalizzazione

La remastered introduce una serie di migliorie pensate per rendere l’esperienza più fluida e accessibile. Tra le nuove funzionalità spiccano gli indicatori a schermo che segnalano la destinazione successiva, la possibilità di disattivare gli incontri casuali con i nemici e una modalità ad alta velocità attivabile durante il combattimento automatico.

Inoltre, i giocatori potranno alternare tra le versioni rimasterizzate e quelle originali sia per la grafica che per gli effetti sonori, permettendo di vivere l’avventura con l’atmosfera nostalgica del titolo originale oppure con una resa più moderna.

Il trailer di annuncio, già disponibile, mostra le prime sequenze del gioco e anticipa la cura messa nel restauro di questo capitolo storico della saga.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time – il remake è ufficiale: ecco cosa sappiamo sul ritorno a Hyrule

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Nintendo ha finalmente sciolto ogni riserva. Il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time – uno dei pilastri portanti dell’intera saga – è realtà e arriverà su Nintendo Switch 2 entro quest’anno. Se non avete seguito le voci di corridoio sul progetto, la notizia può suonare improvvisa; ma anche chi era aggiornato fatica a credere a ciò che è stato mostrato durante il Nintendo Direct del giugno 2026. Il comparto visivo e l’approccio stilistico hanno superato ogni aspettativa.

Chi considera la versione per Nintendo 64 come uno dei migliori capitoli mai pubblicati della serie, ora ha un motivo in più per guardare con attenzione a questo remake in arrivo su Switch 2. E sebbene Nintendo abbia condiviso pochissimi dettagli sul nostro ritorno nella Foresta di Kokiri, il fatto che l’uscita sia prevista entro l’anno fa pensare che a breve arriveranno ulteriori informazioni forse anche attraverso un evento dedicato come un ipotetico Zelda Direct.

Fino ad allora, abbiamo raccolto tutto ciò che si sa finora sul remake di Ocarina of Time per Switch 2.

Finestra di lancio

Per ora è stata indicata una finestra di lancio nel 2026. Ciò significa che il gioco dovrebbe arrivare sugli scaffali entro la fine dell’anno, ma Nintendo non ha ancora fornito una data precisa.

La casa di Kyoto – con ogni probabilità – terrà un altro Direct più avanti nel corso dell’anno (magari a settembre) per definire le uscite del periodo natalizio.

Trailer

Il filmato di annuncio, della durata di circa un minuto e mezzo, ha mostrato brevi sequenze realizzate con una tecnica che richiama l’estetica degli arazzi. La veste grafica – completamente rinnovata – si presenta – per quel poco che si può vedere – con uno stile pittorico che fonde elementi cel-shading e dettagli realistici (che non hanno convinto proprio tutti).

Storia e gameplay

Ocarina of Time racconta quella che probabilmente è la storia fondante dell’intera serie. Quando Link, l’unico bambino della Foresta di Kokiri senza una fata compagna, incontra il Grande Albero Deku, viene subito inviato in una missione per salvare Hyrule dai piani malvagi di Ganondorf. Non si tratta solo dell’introduzione del principale antagonista della saga: quasi ogni Zelda successivo può essere ricondotto a questo capitolo, che con il suo finale paradossale ha suddiviso la cronologia della serie in tre linee temporali distinte.

Per quanto riguarda il gameplay su Switch 2, resta da vedere se Nintendo abbia applicato ritocchi leggeri o optato per un restyling più radicale. L’originale si giocava in modo simile ai successivi Wind Waker e Twilight Princess: Link si muove liberamente in un’area centrale (in questo caso a Piana di Hyrule), da cui può esplorare il regno, affrontare minigiochi opzionali e completare dungeon per fermare Ganondorf. Considerando però che Ocarina of Time è già stato ripubblicato in passato, è possibile che gli sviluppatori abbiano deciso di spingersi oltre, sulla falsariga del remake per Switch di The Legend of Zelda: Link’s Awakening.

Piattaforme

Il remake di Ocarina of Time sarà esclusiva Nintendo Switch 2. Purtroppo non sarà possibile giocarci sulla console base Nintendo Switch.

Il futuro delle esclusive Xbox dipenderà dalla salute del business, parola di Asha Sharma!

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Quando il capo di Xbox parla senza filtri, conviene ascoltare con attenzione. Asha Sharma, che ha da poco tagliato il traguardo dei primi cento giorni alla guida della divisione gaming di Microsoft, ha scelto le colonne di Fortune per tracciare un bilancio sincero. Il tema caldo, come prevedibile, è quello dell’esclusività. E la risposta è stata tutt’altro che scontata.

Sharma ha rivendicato con orgoglio il ruolo di Xbox e quanto sia strategico portare i propri giochi su ogni piattaforma possibile. Al tempo stesso, però, ha riconosciuto che costruire una piattaforma senza contenuti e servizi esclusivi è un’impresa quasi senza precedenti. Il punto di svolta è arrivato quando ha ammesso apertamente che il business Xbox non gode di particolare salute e che proprio da lì bisogna ripartire per immaginare il futuro delle esclusive.

«Sei più forte quando il mondo gioca con te», ha spiegato Sharma. «Allo stesso tempo, stiamo diventando sempre più una piattaforma, ed è difficile trovare esempi di piattaforme senza servizi e contenuti esclusivi. Quindi questo per noi è un percorso. Il nostro business non è particolarmente sano, come avete notato, e stiamo iniziando introducendo una o due esclusive di punta. Quando il business sarà in salute, cercheremo di fare di più».

Due esclusive vere, non a tempo

Le esclusive di punta citate da Sharma hanno già un nome e una data. La prima è Gears of War: E-Day, atteso per ottobre, mentre la seconda è Clockwork Revolution, il cui lancio è fissato per il 2027. La dirigenza Xbox è stata chiarissima su un punto: non si tratta di esclusive temporanee. Al momento non esistono piani per portare questi due giochi su PlayStation.

La strategia, però, non è uniforme. Xbox ha infatti confermato che altri titoli first-party come State of Decay 3 e l’atteso seguito di Senua arriveranno su PS5 il giorno stesso del lancio, previsto per il prossimo anno. Parliamo di giochi per cui non era mai stata annunciata ufficialmente una versione PlayStation, a differenza di quanto già comunicato in passato per Halo: Campaign Evolved e Fable.

Un logo, un giallo e tanta confusione

L’annuncio ha generato più di qualche perplessità tra i fan, e un episodio recente ha ulteriormente infiammato la discussione. Durante l’Xbox Podcast ufficiale, su una grafica promozionale di Gears of War: E-Day è comparso il logo PlayStation 5. L’immagine è stata rimossa in tutta fretta dai canali ufficiali, ma l’incidente ha alimentato il sospetto che il gioco fosse inizialmente destinato ad approdare anche su console Sony, salvo poi un repentino cambio di strategia.

Resta poco chiaro il criterio con cui Xbox stia decidendo quali giochi rendere multipiattaforma e quali blindare. Tra le ipotesi più accreditate tra i fan c’è la solidità della base utenti: Hellblade gode di una community affezionata anche su PlayStation, mentre State of Decay è una serie cooperativa che beneficerebbe di un bacino di giocatori molto più ampio.

Al momento, la strada scelta da Xbox sembra quella della sperimentazione. Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution faranno da banco di prova: se funzioneranno, Sharma e il suo team spingeranno sull’esclusività. Se invece i risultati non arriveranno, lo scenario resta tutto da scrivere. Xbox potrebbe abbracciare definitivamente un modello multipiattaforma oppure scegliere una via selettiva, mantenendo l’esclusività per franchise storici come Halo e aprendo le nuove proprietà intellettuali a tutti gli ecosistemi. Come ha ricordato la stessa Sharma, «il piano è il piano finché non smette di esserlo».

Destiny 2 saluta i fan col botto: numeri da record dopo l’ultimo aggiornamento che polverizzano il picco di Marathon

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L’ultimo aggiornamento di contenuti per Destiny 2 era atteso come un commiato. È diventato un raduno oceanico. I Guardiani hanno risposto in massa, facendo registrare allo sparatutto sci-fi di Bungie i numeri più alti degli ultimi due anni e mandando in tilt i server.

Un picco che fa rumore (e manda in crisi i server)

A poche ore dal rilascio dell’update finale, la concomitanza su Steam ha toccato quota 167.000 giocatori nelle 24 ore. Un’affluenza che Destiny 2 non vedeva dal lancio di The Final Shape, l’espansione a pagamento del 2024 che aveva raggiunto un picco di 314.000 utenti contemporanei. I server resteranno attivi, ma lo sviluppo di nuove avventure si è chiuso qui, e la community ha deciso di farsi sentire con numeri difficili da ignorare.

L’ondata è stata così improvvisa da rendere instabile l’accesso al gioco: in tanti hanno segnalato problemi di login. Dietro l’afflusso c’è anche una campagna mirata dei fan, partita con l’obiettivo dichiarato di superare il record assoluto di Marathon (fermo a 77.000 giocatori) e mettere sotto stress l’infrastruttura, per mandare un messaggio forte a Bungie e Sony: la saga merita di continuare. Il picco di Marathon è stato doppiato con ampio margine, con la compagnia che ha creato disservizi reali proprio nelle ore lavorative americane. Se il trend si consoliderà in serata o nel weekend, le cifre potrebbero salire ancora.

La fine del supporto e l’incognita Destiny 3

A giugno Bungie ha annunciato la chiusura del supporto a Destiny 2, spiazzando buona parte della fanbase che si aspettava nuove espansioni. La scelta è strategica: concentrare le risorse su Marathon, il nuovo titolo dello studio che finora non ha costruito una base solida di giocatori abituali e ha generato perdite pesanti per Sony, casa madre di Bungie.

La notizia ha scatenato malumori e proteste. Durante il Summer Game Fest sono partite richieste esplicite per un Destiny 3, ma n sarebbe in sviluppo attivo. Lo studio sta affrontando una fase di licenziamenti “significativi”, pur portando avanti prototipi e concept legati all’universo di Destiny. I costi di produzione di un tripla A restano proibitivi nelle attuali condizioni finanziarie, e un eventuale lancio non arriverebbe prima dei primi anni 2030. Nel mondo dei videogiochi, però, le cose possono sempre cambiare.

Star Fox su Switch 2, la demo è disponibile sul Nintendo eShop

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I possessori di Switch 2 possono scaricare una demo giocabile di Star Fox dal Nintendo eShop. Nintendo ha pubblicato l’assaggio senza preavviso, permettendo a tutti di testare con mano la nuova veste del classico sparatutto spaziale prima del debutto ufficiale.

Un remake con ambizioni cinematografiche

Il progetto rilegge in chiave cinematografica la campagna di Star Fox 64. Personaggi ed elicotteri – anzi, Arwing – sono stati ridisegnati da zero, ogni stage ha ricevuto una cura visiva inedita e l’intera avventura è scandita da cutscene dettagliate, dialoghi interamente doppiati e una colonna sonora orchestrale. Il risultato è un’operazione nostalgia che punta a coinvolgere anche chi non ha mai messo piede nel sistema Lylat.

Gameplay rinnovato, tra mouse e GameChat

Oltre all’azione classica, il nuovo Star Fox introduce modalità multigiocatore online, un’aggiunta attesa da tempo dalla community. La novità più interessante sul fronte dei controlli è il sistema di mira opzionale via mouse, sfruttando i sensori dei Joy-Con 2 per un puntamento più preciso. Debutta anche la funzione GameChat, che mette il giocatore direttamente nell’abitacolo con l’aspetto dei volti più amati della serie, trasformando le sessioni in un’esperienza visivamente condivisa.

Demo, data di uscita e nuovi filmati

La demo è già disponibile su Nintendo eShop per Switch 2. La versione completa arriverà il 25 giugno, accompagnata da un trailer di lancio e da un lungo spezzone di gameplay catturato durante la presentazione Nintendo Treehouse: Live! – Giugno 2026, che mostrano nel dettaglio le migliorie tecniche e le nuove dinamiche di volo.

Lara Croft torna in azione su Nintendo Switch 2 con Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration

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A quasi un decennio dal debutto originale, una delle avventure più intense di Lara Croft si prepara a conquistare anche Nintendo Switch 2. Aspyr e Crystal Dynamics hanno infatti pubblicato su Nintendo eShop la versione completa di Rise of the Tomb Raider: 20 Year Celebration, rendendo disponibile il capitolo della serie reboot sulla nuova console della casa di Kyoto.

Per accompagnare l’uscita, Aspyr ha diffuso anche un trailer di lancio dedicato alla versione Switch 2, che mostra il titolo in azione sulla nuova piattaforma Nintendo e offre un assaggio delle meccaniche di esplorazione, combattimento e sopravvivenza che hanno definito Rise of the Tomb Raider.

Il gioco è attualmente proposto a 26,99 € con uno sconto di lancio del 10 percento, valido fino al 23 giugno. Terminata la finestra promozionale, il prezzo salirà a 29,99 €.

Un ritorno alle origini della nuova Lara

Rise of the Tomb Raider ha segnato un momento chiave nella trilogia reboot avviata da Crystal Dynamics. Il titolo arrivò per la prima volta su Xbox One e Xbox 360 il 10 novembre 2015, per poi approdare su PC il 28 gennaio 2016 e su PlayStation 4 l’11 ottobre dello stesso anno. Con l’edizione 20 Year Celebration, pubblicata in occasione del ventesimo anniversario del franchise, vennero integrati tutti i contenuti aggiuntivi usciti fino a quel momento, oltre a materiale esclusivo pensato per l’evento.

Ora quella stessa versione arriva su Switch 2, portando con sé l’intero pacchetto di espansioni e bonus in un’unica soluzione pensata tanto per i nuovi giocatori quanto per chi vuole riscoprire la storia con tutti i contenuti extra.

Cosa include la 20 Year Celebration

Aspyr descrive così l’esperienza su Switch 2: “Non si può tornare indietro… Scopri i segreti di Kitezh e sopravvivi alle forze di Trinity nella prima spedizione archeologica di Lara. La nostra impavida esploratrice torna ad affrontare l’ignoto. Intraprendi il viaggio più pericoloso di Lara attraverso la Siberia fino alla città perduta di Kitezh e svela i misteri del passato. La spedizione continua! Tutti i contenuti scaricabili e i contenuti esclusivi sono inclusi in questa edizione completa.”

In concreto, chi acquisterà questa versione troverà tutti i DLC della campagna principale, le modalità aggiuntive, gli abiti extra e i contenuti celebrativi pensati per il ventennale della serie. Un pacchetto corposo, che non lascia fuori nulla di quanto pubblicato nel corso degli anni.