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Recensione The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Tears of the Kingdom (Nintendo Switch 2)

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The Legend of Zelda: Breath of the Wild è stato lanciato nel 2017 su Wii U (versione da noi testata all’epoca) e su Nintendo Switch. Il gioco – pubblicato dopo sei anni da The Legend of Zelda: Skyward Sword nonché diciottesimo capitolo della saga – ottenne l’ambito riconoscimento di gioco dell’anno (insieme a quello di Miglior game direction e Miglior action/adventure game) 2017. Fu inserito al secondo posto nella classifica dei migliori giochi del decennio 2010-19 di Metacritic (lo score è di 97/100), dietro solamente a Super Mario Galaxy 2. Insomma, Breath of the Wild è indiscutibilmente uno dei videogiochi migliori di tutti i tempi. Tears of the Kingdom – invece – è stato lanciato su Nintendo Switch soltanto nel 2023. Purtroppo – al netto di una qualità altissima – considerando che quell’anno fu caratterizzato da produzioni di livello a dir poco altissimo: Alan Wake 2, Marvel’s Spider-Man 2, Resident Evil 4 Remake, Super Mario Bros. Wonder, non riuscì ad emulare il predecessore. Infatti il GOTY andò a Baldur’s Gate 3 di Larian Studios ma riuscendo comunque a portare a casa il premio di Miglior action-adventure di quell’anno (lo score su Metacritic è di 96/100).

Con il lancio di Nintendo Switch 2, era inevitabile che entrambi i capitoli venissero pubblicati sulla nuova ammiraglia della casa di Kyoto. Sia Breath of the Wild che Tears of the Kingdom sono disponibili nella loro versione originaria (tramite retrocompatibilità), attraverso un aggiornamento a pagamento (9,99€ per ciascun titolo) o come parte di un abbonamento a Switch Online + Pacchetto Espansione (senza costi aggiuntivi). Al termine dell’abbonamento, l’aggiornamento non sarà più disponibile e i giocatori torneranno alle versioni originali dei capitoli per Switch. Potranno quindi abbonarsi nuovamente al servizio o acquistare l’aggiornamento a € 9,99 se desiderano tornare alle versioni per Switch 2. L’ultima opzione disponibile è acquistare direttamente le edizioni Switch 2 di ciascun gioco. Queste versioni costano € 9,99 in più rispetto alle alternative originali per Switch, il che sta a significare che il prezzo è lo stesso indipendentemente dal fatto che si acquistino direttamente le versioni Switch 2 o che si spendano € 9,99 in più per aggiornare le versioni Switch 1.


Versione testata: Nintendo Switch 2


Cosa cambia?

L’upgrade vanta una risoluzione migliorata fino a 4K (1080p in modalità portatile), un frame rate più stabile a 60 fps, tempi di caricamento più rapidi, un file di salvataggio extra e il supporto all’app mobile Zelda Notes.

Breath of the Wild

Grazie all’aumento di risoluzione e di frame rate, la versione per Switch 2 di BOTW è il modo migliore per godersi appieno l’esperienza. Dal momento in cui si esce dal Santuario della Resurrezione e si osserva l’orizzonte, i miglioramenti seppur non evidentissimi, ci sono. Montagne e alberi in lontananza sono più nitidi e con dettagli meravigliosi, e ruotando la telecamera si rivela quanto sia incredibilmente fluida la resa. Non c’è stato un solo momento in cui il frame rate abbia vacillato. Che lanciassimo una bomba in un accampamento di Bokoblin disseminato di barili esplosivi, saltellassimo nel bosco perduto dei Korogu, parassimo un attacco di un Guardiano o qualsiasi altra cosa il gioco ci proponesse, tutto ha girato alla perfezione. Le animazioni appaiono pulite e la maggiore nitidezza visiva dà vita e vivacità al mondo. In termini prettamente prestazionali, il gioco gira su Wii U a 720 p (480p in modalità handheld); 900p docked e 720p in portatile su Switch 1 mentre su Switch 2, in modalità docked il rendering è upscalato con DLSS dal 1440p mentre gira a 1080p in portatile. Supportato l’HDR.

Certo, con i miglioramenti e il naturale passare del tempo (parliamo comunque di otto anni), alcune texture stanno iniziando ad invecchiare – soprattutto per quanto riguarda le rocce (grandi o piccole che siano) e qualche elemento della vegetazione, e considerando che il mondo di gioco ne è letteralmente disseminato, lo noterete parecchio. È un piccolo neo considerando che il gioco in generale ha ancora un aspetto incredibile. Grazie alla potenza extra di Switch 2, le schermate di caricamento sono ora molto più veloci (con caricamenti che all’uscita della versione originale erano addirittura migliori su Wii U rispetto a Switch 1). Certo, siamo lontanissimi dai tempi di caricamento di PS5 e del suo SSD e ci vogliono ancora circa cinque o sei secondi per teletrasportarsi o entrare in un santuario o persino per caricare un salvataggio, quindi non è certo un processo istantaneo, ma è decisamente più veloce rispetto a quanto accadesse in passato. In precedenza, alcuni giocatori evitavano determinati compiti solo per evitare il caricamento. Ora non è più necessario. Questa versione supporta i viaggi frequenti e la possibilità di riprovare a giocare in aree difficili senza frustrazioni di sorta. Le animazioni di caricamento terminano a malapena prima che lo schermo si dissolva, e i suggerimenti spesso non possono essere letti a causa della velocità. Si tratta di un cambiamento che migliora significativamente l’intera avventura. Quindi, dal punto di vista tecnico, BOTW è un balzo in avanti con un aspetto migliore e una fluidità che sinceramente non avremmo immaginato. Se volete sperimentare i miglioramenti fin dall’inizio del gioco senza perdere i vostri progressi originali, potete farlo: la versione Switch 2 introduce un secondo file di salvataggio, che sulla carta potrebbe sembrare un po’ irrilevante, ma è una vera salvezza per chi desidera un nuovo inizio ma esita a sovrascrivere il salvataggio precedente. Il salvataggio creato su Switch 2 non può esser però trasferito su Switch 1.

Nintendo non si è fermata qui, però. Ci sono un sacco di contenuti extra. Il problema, però, è che non sono inclusi direttamente nel gioco ma tramite l’hub Zelda Notes presente nell’app mobile di Nintendo Switch. E, per dirla senza mezzi termini, non sono proprio il massimo. A onor del vero, la possibilità di sincronizzare il gameplay quasi perfettamente con l’app è davvero impressionante. Sa esattamente dove ci si trova nell’ambiente, e questo a sua volta vi permette di utilizzare un paio di funzionalità interessanti. La prima di queste, e forse la più significativa, è “Ricordi Vocali”, per fornire frammenti di storia e aneddoti su una serie di punti di riferimento disseminati in Hyrule. Scoprirli dipende da un segnale acustico (disattivabile se lo desiderate) emesso dall’app che indica che si è vicini a un Ricordo Vocale, un po’ come il sensore Sheikah per i Santuari. Onestamente, i Ricordi Vocali in sé, non sono abbastanza interessanti o fondamentali da giustificare la necessità di sopportare il continuo bip o di guardare in continuazione lo smartphone. Inoltre, la funzione di navigazione permette di individuare personaggi o strutture specifiche nel mondo di gioco, come i Korogu e i Santuari. Se giocate a BOTW dal 2017, probabilmente avrete già trovato tutto ciò che vale la pena cercare. Per tutti gli altri, questo è fondamentalmente un modo alternativo per raggiungere il completamento al 100%. Come per i Ricordi Vocali, potete attivare una voce narrante che vi indichi la giusta direzione (Naviguida), ma avere una voce ripetitiva che sembra quella di un navigatore satellitare in un’ambientazione fantasy tradizionale è alquanto fastidioso. C’è anche una funzione Bonus Giornaliero, che funziona come una roulette e vi garantisce vari vantaggi, come riparazioni di armi, ripristino salute, ripristino vigore e varie tipologie di cibi. Potete anche visualizzare i dati di gioco, modificare gli screenshot importando in “Studio immagini” le immagini scattate in gioco e persino scambiare oggetti con altri giocatori e registrare un amiibo utilizzato nel gioco.

Tears of the Kingdom

Molte delle critiche rivolte a Tears of the Kingdom derivavano dalle sue prestazioni sull’hardware originale, quindi se questa era la vostra lamentela principale, potrebbe finalmente valere la pena dargli una seconda possibilità su Switch 2. Per coloro che stanno tornando al gioco ma non vogliono perdere i progressi, anche Tears of the Kingdom permette di trasferire i dati di salvataggio insieme alla possibilità di avere lo slot aggiuntivo per un secondo file di salvataggio qualora voleste ricominciare l’avventura dall’inizio.

Detto questo, Tears of the Kingdom si è spinto ben oltre rispetto al predecessore. Nonostante il suo splendore visivo, il gameplay creativo e la trama avvincente, il gioco ha sofferto a tratti di problemi di prestazioni piuttosto gravi. Nonostante gli sforzi di Nintendo per risolverli, ha spesso faticato persino a mantenere i 30 FPS prefissati e ha presentato tempi di caricamento estremamente lunghi e frequenti. Questo non ha influito negativamente sulla qualità degli altri elementi del gioco, ma è stato spesso una dimostrazione spiacevole del fatto che girava su un hardware che semplicemente non poteva catturare l’intera portata della sua visione creativa senza compromessi. Per questo motivo, Tears of the Kingdom beneficia probabilmente molto di più della maggiore potenza dell’hardware di Switch 2 rispetto a Breath of the Wild, poiché finalmente consente di vivere il gioco come era stato concepito e come doveva essere.

Se avete giocato a Tears of the Kingdom su Switch alla sua uscita, noterete immediatamente i miglioramenti apportati alle prestazioni generali che punta a 60 FPS fissi per tutta la durata del gioco; il doppio del frame rate previsto su Switch. Questo rende l’esplorazione un piacere così come la manipolazione di oggetti con l’abilità “ultramano” che ora è decisamente un processo più fluido, senza stutter o pause, e il combattimento ci è sembrato ancora più veloce e reattivo. Durante il viaggio rapido, i tempi di caricamento si riducono a pochi secondi (praticamente dimezzandosi), con un aumento appena percettibile quando ci si sposta tra i diversi livelli, dato che il gioco carica la mappa a velocità fulminee.

Costruito sulla straordinaria estetica di Breath of the Wild, Tears of the Kingdom aveva già uno stile visivo sbalorditivo e il livello di dettaglio aumentato raggiunge il suo apice su Switch 2. I migliori risultati possibili si ottengono giocando su una TV 4K (il rendering è upscalato con DLSS dal 1440p), ma anche giocare a 1080p (su Switch 1 la risoluzione è di 900p in modalità docked e di 720p in quella portatile) in modalità portatile è un’esperienza notevolmente migliorata grazie alla risoluzione aggiornata e al supporto HDR. Sebbene questo possa far apparire le cose a volte quasi innaturalmente luminose, permette di assaporare il titolo al massimo del suo splendore. La distanza di visualizzazione è ancora piuttosto limitata, con l’erba che a volte spunta a pochi metri di fronte a Link (e si percepisce anche un leggero aliasing), anche se considerando l’oscurità dell’ambiente circostante questo contribuisce più a migliorare l’atmosfera che a interrompere l’immersione, con aree decisamente meno buie ed esplorabili più comodamente. 

Tears of the Kingdom può sfruttare l’app Zelda Notes con (di base) le stesse funzionalità dell’edizione Switch 2 di Breath of the Wild, portando con sé un nuovo set di Ricordi Vocali così come il piccolo bonus giornaliero tramite il “Giro di ruota del giorno”. Una funzione di Zelda Notes esclusiva e che abbiamo trovato piuttosto utile di Tears of the Kingdom è la condivisione che permette di inviare all’applicazione lo schema di costruzione di un oggetto creato con l’ultramano e trasformandolo in un codice QR (Schematrix QR) da condividere e di acquisire build condivise da altri tramite lo stesso metodo. Questa è una funzionalità interessante, ma ci è sembrata anche un’occasione persa non includere una funzione di ricerca in-app. Invece, dovrete affidarvi ai social per trovare i codici condivisi dai giocatori di tutto il mondo. L’assenza di un modo più semplice per trovarli sembra un po’ incongrua con l’approccio più social adottato dall’app, che condivide interessanti Dati di gioco globali (disponibili anche in BOTW ma con qualche dato mancante) in una sezione dedicata. Queste statistiche includono il numero di nemici uccisi, il numero di morti subite in quell’area e la loro causa più comune, e le preferenze in base alle abilità Zonai utilizzate dal giocatore. Oltre a essere raccolti individualmente e confrontati con altri giocatori in tutto il mondo, questi dati possono essere ulteriormente suddivisi in singoli quadranti della mappa, con una portata piuttosto ampia. 

Commento finale

The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Tears of the Kingdom Nintendo Switch 2 Edition rappresentano – senza alcun dubbio – il modo migliore per giocare a due dei capitoli di The Legend of Zelda più grandi di tutti i tempi. I miglioramenti grafici e prestazionali, seppur non evidentissimi, ci sono e – sotto questo punto di vista – queste edizioni sono praticamente impeccabili. Purtroppo, l’app Zelda Notes non ci ha convinti appieno. Funzionalità utili che avrebbero dovuto essere implementate nel gioco sono state relegate allo smartphone, e il suo utilizzo (al netto di Schematrix QR che permette la condivisione delle build di Tears of the Kingdom) interrompe completamente l’immersione nel mondo di gioco. Detto questo, se avete giocato ad entrambi i capitoli, vale sicuramente la pena ritornare ad Hyrule; se invece non avete mai sperimentato prima i due citati capitoli, con queste edizioni avrete (soprattutto con TOTK finalmente liberato dai vincoli di un hardware obsoleto per mostrare di cosa è veramente capace) la versione definitiva di due classici moderni assolutamente da non perdere.

Amazfit Active 2 Square, da oggi disponibile la nuova versione Sport-Lifestyle

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Amazfit saluta oggi un nuovo ingresso nel portafoglio dei propri indossabili sportivi: arriva infatti Active 2 Square, progettato per offrire prestazioni ottimali.

Prosegue dunque il lancio dei nuovi modelli dell’azienda orientale, dopo aver assistito nelle scorse settimane all’esordio di Amazfit Bip 6 nonché l’Amazfit T-Rex 3.

Di seguito vi proponiamo il comunicato ufficiale che presenta le caratteristiche dello smartwatch.

Amazfit, marchio globale nel mercato degli indossabili sportivi, amplia il suo portafoglio con il nuovo Amazfit Active 2 Square. Il display AMOLED da 1,75″ è allocato in una cassa rettangolare con angoli e bordi delicatamente arrotondati, che conferiscono allo smartwatch un look moderno. È adatto a chi si allena regolarmente e che considera lo sport come un percorso di benessere e una parte essenziale di uno stile di vita sano.

Active 2 Square è stato progettato per offrire prestazioni ottimali sia durante gli allenamenti in palestra che all’aperto. Lo smartwatch supporta oltre 160 modalità sportive, tra cui HYROX, tennis, corsa e padel. Il vetro zaffiro protegge lo schermo dai graffi, mentre l’elevata luminosità dello schermo (2000 nit) garantisce visibilità anche in situazioni con pieno sole. Amazfit Active 2 Square offre anche mappe offline gratuite con navigazione a itinerari di ritorno.

I principali parametri di salute, fitness e recupero sono monitorati dal sensore ottico BioTracker 6.0 PPG. Con il supporto degli algoritmi Wild.AI, questi parametri possono essere adattati alla fisiologia femminile.

Il sensore BioTracker di ultima generazione non solo garantisce misurazioni più precise e stabili, ma contribuisce anche alle prestazioni complessive dell’orologio. Active 2 Square può durare fino a 10 giorni con una sola carica, è molto leggero, pesa poco più di 31 grammi.

I dati dell’allenamento monitorati da Active 2 Square sono disponibili all’interno dell’app Zepp, che offre anche servizi AI come Zepp Aura, Zepp Coach e Food Logging per l’analisi dei valori nutrizionali dei pasti.

Con il consenso dell’utente, i dati di allenamento possono essere condivisi con piattaforme esterne come Apple Health, Google Fit, Health Connect, komoot, Relive, Strava e TrainingPeaks.

Disponibilità e prezzi

Il prezzo di vendita consigliato dell’Amazfit Active 2 Square è di 149,90 euro.

Lo smartwatch è disponibile sui siti europei di Amazfit e presso partner commerciali selezionati.

Donkey Kong Bananza, in arrivo il Direct dedicato alla prossima grande esclusiva Nintendo Switch 2

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Nintendo ha confermato che Donkey Kong Bananza riceverà un Direct dedicato il prossimo 18 Giugno, con circa quindici minuti di nuove informazioni e gameplay.

L’avventura segnerà il ritorno dello scimmione al 3D per la prima volta dopo il lontano Donkey Kong 64 del 1999. Grande l’attesa nei confronti di questo evento in streaming, che andrà in onda alle 15:00 nostrane di mercoledì.

Sarà possibile seguire lo streaming su YouTube (America, Europa e Giappone) nonché sul sito ufficiale di Nintendo (America, Europa e Giappone).

Red Dead Redemption 2 sta per tornare?

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I fan del vecchio West secondo Rockstar potrebbero presto gioire, stando alle parole dell’interprete di John Marston: il ritorno di Red Dead Redemption 2 è imminente?

Rob Wiethoff, storico interprete di John Marston nella saga Red Dead Redemption, ha rilasciato nelle scorse un’interessante intervista in livestream all’interno della quale potrebbe essersi lasciato sfuggire qualche indizio sul futuro della saga.

Pur non confermato praticamente nulla, Wiethoff si è detto entusiasta per qualche novità in arrivo a strettissimo giro, verosimilmente entro la fine di questa settimana.

Tra le ipotesi più accreditate, i fan puntano le proprie speranze verso l’agognato update next-gen per Red Dead Redemption 2 o, perché no, una versione per Nintendo Switch 2. Più remote le possibilità di assistere a qualche progetto riguardante l’originale Red Dead Redemption pubblicato nel 2010 mentre appare totale utopia anche solo immaginare qualcosa di riguardante l’antesignano Red Dead Revolver. Staremo a vedere.

EA Sports FC 26, leakata la data di uscita?

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Ad un passo dall’inizio ufficiale dell’estate, gli appasionati di calcio si domandano quando arriverà EA Sports FC 26 e sembra che un leak abbia fatto chiarezza.

Nonostante EA ancora non abbia ufficialmente intrapreso la campagna marketing sul titolo, alcuni bene informati sostengono che il nuovo appuntamento calcistico di Electronic Arts non si farà attendere molto.

EA Sports FC 26 dovrebbe infatti arrivare sul mercato il prossimo 26 Settembre. L’edizione standard sarà preceduta da una Edizione Ultimate con bonus molto simili a quelli dell’anno scorso, tra cui un Accesso Anticipato di 7 giorni (pertanto con la possibilità di giocare a partire dal 19 Settembre).

La prospettiva sembra essere piuttosto attendibile, ponendosi in linea con quanto accaduto con EA Sports 25 anche con riferimento alle tempistiche generali. Stiamo a vedere.

Recensione Cuffie Turtle Beach Airlite Fit, una soluzione incredibilmente leggera!

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Con le cuffie Airlite Fit, il produttore americano Turtle Beach ha dimostrato di avere idee ben chiare in mente. Puntando con decisione al segmento di mercato di primissima fascia, il nuovo headset nato dalla collaborazione ufficiale con Nintendo vuole rappresentare una valida alternativa per tutti coloro che desiderano prendere confidenza con il mondo delle esperienze sonore.

Un prodotto dunque dedicato a quanti muovono i primi passi nel campo delle cuffie da gaming, con una sintesi ideale tra semplicità di utilizzo, buone performance tecniche e prezzo altamente competitivo. Ma anche con un’attenzione speciale al design, perché si sa: anche l’occhio vuole la sua parte.

Versioni disponibili

Specifiche Tecniche Turtle Beach Airlite Fit

ConnettivitàCavo audio3,5 mm
AudioDimensioni driver40 mm con magneti al neodimio
Unità driver2
Frequenza20Hz – 20kHz
Microfono Fisso bidirezionale con funzione “Flip-to- Mute” e cancellazione del rumore
Caratteristiche aggiuntiveSoftwareNo
Cuffie pieghevoliNo
Riduzione rumore di fondoNo
CuffieCancellazione attiva rumoreNo
Pressione di contatto orecchioNormale
Canali output2
Padiglioni girevoliSi
Fascia regolabileSi
Padiglioni rotantiNo
Potenza delle cuffiePassivo
Cuscino ed archettoMaglia in Jersey con imbottitura in schiuma
Dimensioni & PesoPeso unità principale228 g
Peso complessivo228 g
Altezza190 mm
Profondità76 mm
Larghezza177 mm
GamingProgettate per il gamingSi
IlluminazioneLuciNo
ProtezioneWaterproofNo
IP CodeNo
CompatibilitàLicenza ufficialeNintendo
Gaming console compatibiliNintendo Switch
Nintendo Switch Lite
Nintendo Switch OLED
Compatibilità con altri deviceSi (con cavo audio 3,5 mm)
Adatte a Gaming, ascolto musica
ControlliControlli sul padiglioneSi
Indicatori LEDNo
Informazioni extraOggetto numeroTBS-8002-05 (Bianco & Nero)
TBS-8002-45 (Viola Fantasma)
TBS-8002-25 (Blu & Rosso Neon)
Codice EAN0840454400137 (Bianco & Nero)
0840454400144 (Viola Fantasma)
0840454400120 (Blu & Rosso Neon)
Prezzo€ 24,99
Garanzia 2 anni
Requisiti di sistemaConnessione audio 3,5 mm

Confezione di vendita

  • Cuffie da gioco Turtle Beach Airlite Fit
  • Guida rapida

La sicurezza anzitutto

Il packaging delle Airlite Fit conferma ancora una volta l’estrema attenzione di Turtle Beach nel realizzare confezioni resistenti e compatte.

Al netto di dimensioni particolarmente generose (228mm x 228mm x 98mm), la confezione offre una grande sicurezza all’headset pur tuttavia presentando una quantità di plastica superiore rispetto alla concorrenza per prodotti rivolti alla stessa fascia di utenza. Ci riferiamo espressamente al sacchetto di plastica (tecnicamente LDPE4) che custodisce le Airlite Fit. Pur trattandosi di polietilene a bassa densità (riciclabile), in un panorama che tenta di ridurne il più possibile l’utilizzo in nome delle ecosostenibilità, ci auspichiamo che Turtle Beach possa trovare una soluzione alternativa in futuro.

Al di là di questo aspetto, la confezione rivela al suo interno un contenuto prettamente essenziale. Oltre ad un conciso manuale di istruzioni (una quick start guide), le cuffie sono l’unico elemento presente all’interno del robusto vassoio di cartone (PAP22). Non vi sono infatti ulteriori elementi, visto che si tratta di cuffie wired (non rimovibile) con microfono Flip-to-Mute.

Un’offerta decisamente minimalista che sposa l’idea concettuale del prodotto e non rinuncia alla protezione dell’headset.

Pungi come un’ape, vola come una farfalla

Ciò che colpisce da subito delle Airlite Fit è il design studiato dagli ingegneri di Turtle Beach, unito ai rigidi controlli di qualità e sicurezza Nintendo.

Questo headset punta anzitutto ad offrire una struttura ergonimica con una vestibilità sicura, adattabile con la pratica fascia regolabile. Il comfort offerto è massimo, grazie anche ai soffici cuscinetti in maglia Jersey sopra l’orecchio che riescono a filtrare il rumore (pur non essendoci una espressa tecnologia correttiva al riguardo) e fanno risaltare alti nitidi e bassi potenti.

Il merito di un’esperienza sonora è da attribure agli altoparlanti over-ear da 40 mm (con magneti al neodimio). Pur essendo meno potenti di altri prodotti della stessa fascia, l’audio proposto raggiunge un buon compromesso con sia nei bassi che negli alti, assicurando una esperienza di gioco di qualità.

La caratteristica tuttavia più sorprendente delle Airlite Fit è la loro incredibile leggerezza. Parliamo infatti di soli 228 grammi. Una vera e propria piuma, adatta non solo per affrontare lunghe sessioni di gaming ma anche per tutti coloro che non soffrono pesi superiori sulla testa e sul collo per troppo tempo.

Ogni lungo viaggio inizia con il primo passo

L’altra feature che contraddistingue il prodotto Turtle Beach è la presenza di un microfono bidirezionale a cancellazione di rumore con funzione Flip-to-Mute.

Laddove altri headset propongono soluzioni rimuovibili, l’azienda californiana ha optato per una soluzione fissa in grado di fornire una comunicazione vocale di ottima qualità capace di ridurre al minimo i rumori di fondo e ambientali con la cancellazione del rumore. Quando non lo si utilizza, è sufficiente girare il microfono verso l’alto per disattivarlo e far calare il silenzio radio nelle vostre sessioni di gioco online. Un meccanismo pratico e facile da utilizzare, con un’asticella altresì molto regolabile in base alle esigenze. Forse addirittura fin troppo morbida, soprattutto in caso di approcci bruschi.

Una particolare nota di merito va poi alle varianti cromatiche delle Airlite Fit. Dalla elegante colorazione Bianco & Nero passando per la stravagante Viola Fantasma, la corona spetta tuttavia alla stupenda Blu & Rosso Neon. Il rimando ad uno dei layout più famosi di Nintendo Switch la renderà verosimilmente la scelta preferita dal pubblico ed anche dai collezionisti.

La nostra esperienza con le Airlite Fit si è rivelata molto gradevole, una volta accolta pienamente la filosofia alla base del prodotto Turtle Beach. Si tratta infatti di una primissima proposta per tutti coloro che vogliono entrare nel mondo degli headset da gaming, con una particolare attenzione al prezzo ma senza rinunciare ad una buona qualità e soprattutto una comodità significativa. Indubbiamente, il pubblico più smaliziato non sarà granché affascinato da questo articolo, essendo orientato maggiormente verso prodotti più completi ad un budget più corposo. Per tutti coloro che invece desiderano muovere i primi passi nell’universo delle esperienze sonore, la proposta Turtle Beach rientra sicuramente tra le opzioni migliori sul mercato.

Commento finale

Con le Airlite Fit, l’azienda californiana Turtle Beach decide di realizzare un prodotto in grado di rispondere alle esigenze di chi muove i primi passi nel mondo delle cuffie da gaming. Puntando ad un segmento di mercato prettamente entry level, il nuovo headset nato dalla collaborazione con Nintendo (con il pieno supporto alla famiglia Switch) rappresenta un prodotto sincero in cui le caratteristiche accessorie vengono messe in secondo piano per favorire la leggerezza, un suono di buona qualità ed un prezzo concorrenziale. Il microfono direzionale con funzione Flip-to-Mute convince, anche al netto di una delicatezza che richiede un minimo di attenzione nell’uso quotidiano. Ottime le varianti di colorazioni, sulle quali spicca la Blu & Rosso Neon che rievoca uno dei layout più celebri della console ibrida di Kyoto.

Recensione Mythicals, la furia degli elementali

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Mythicals pone una domanda molto semplice al pubblico dei giochi da tavolo competitivi: quanto siete disposti a rischiare? Un quesito che spesso è minimo comun denominatore di tanti prodotti, ma che nella nuova proposta di Repos Production si colora di strategia, mitologia e tantissima personalità.

Ideato da Alexis Allard (Welcome to the Moon) e Joan Dufour (Dream Runners) con la preziosa collaborazione artistica di Marina Coudray (già autrice di alcune espansioni di Dixit), Mythicals è un titolo tattico 1 contro 1 basato su meccaniche set collecting e risk-taking. Riuscirete a dominare gli elementi e sfruttare decisioni ardite a vostro vantaggio per ottenere la vittoria?

Mythicals è disponibile al prezzo di € 16,99 dal 28 Marzo nei negozi fisici e presso i rivenditori online (come Amazon), distribuito nel nostro Paese da Asmodee Italia.


Confezione di vendita

Non è mistero il nostro amore per i packaging compatti e Mythicals riesce ad entrare a pieno titoli in questa categoria.

Abbracciando uno dei formati più diffusi (17 cm di lunghezza per 12,1 cm di altezza, oltre a 3,8 cm di profondità), il competitivo di Asmodee si contraddistingue meritatamente come un titolo perfettamente tascabile. Se le dimensioni sono un ottimo biglietto da visita per i giocatori che amano portarsi dietro i propri titoli preferiti, anche dal punto di vista artistico la confezione lascia il segno.

La copertina stessa anticipa infatti una delle migliori caratteristiche di Mythicals: la sua straordinaria direzione artistica. Abbiamo così un assaggio del tema mitologico del prodotto, con alcune delle creature reinterpretate da Marina Coudray in convergenza verso il logo del titolo, che anticipa altresì il tema dell’alternanza tra giorno e notte.

All’interno della confezione troviamo poi un insieme ordinato di elementi: il manuale di istruzioni, la plancia di gioco (tripartita in tre sezioni), le immancabili fustelle da cui ricavare alcune meeple (20 tessere Maestria), 16 segnalini Bonus, 48 carte Creatura ed una carta Giorno. Tutto di ottima qualità e perfettamente organizzato, con degli spazi idonei per riporre i componenti anche dopo l’utilizzo iniziale. Peccato che lo spazio sia verosimilmente un po’ ridotto per poter ospitare facilmente le bustine protettive per le carte, che meritano davvero di essere preservate nel tempo.

Regole della partita

Ambientato in un mondo di creature che si manifestano attraverso la magia degli elementi naturali, Mythicals persegue una filosofia ben precisa che mette l’accessibilità e la facilità di assimilazione al primo posto.

Esperite le rapide formalità legate alla predisposizione dell’area di gioco secondo le istruzioni del succinto ma esplicativo manuale, i giocatori prenderanno confidenza con le regole del gioco. L’obiettivo è raccogliere carte dello stesso colore, creare set di carte per ottenere tessere Maestria e accumulare punti vittoria. Il tutto sotto l’alea della comparsa della carta Giorno, che segnerà l’imprevedibile fine della partita.

Dal mazzo della carte Creatura, si rimuove la carta Giorno e se distribuiscono due a ciascun giocatore, che le dispongono le scoperte sul tavolo. Ogni giocatore deve avere due carte di diverso colore: se ce ne sono di uguali, una va rimescolata al mazzo. Ottenuto il setup iniziale, si pescano ulteriori otto carte Creatura, si aggiunge la carta Giorno e si mescolano. Queste carte vengono poi collocate al di sotto delle carte rimanenti per formare il mazzo di gioco.

In ciascun turno ogni giocatore, nel suo turno, deve raccogliere delle carte a scelta tra il mazzo o dalla riserva. Nel primo caso, si scoprono tre carte e si prendono quelle dello stesso colore scartando la residua nella riserva. Nel secondo caso, si prendono tutte le carte dello stesso colore dalla stessa riserva. Laddove la mano del giocatore presentasse due carte identiche per colore e valore, deve cederla all’avversario.

Come azione facoltativa, il giocatore può poi scambiare le carte raccolte con le tessere Maestria disposte sul tabellone, suddivise per colore e “costo”. Collezionare tali tessere è un elemento fondamentale verso la vittoria visto che attribuiscono i punti necessari a prevalere sull’avversario. Dopo aver preso una tessera, è possibile rafforzare un’altra tessera Maestria elevandone il punteggio col piazzamento dei segnalini Bonus oppure bloccare una tessera Maestria per impedirne il futuro rafforzamento.

Il gioco prosegue finché non viene pescata dal mazzo la carta Giorno. A quel punto la partita si conclude, si seguono le indicazioni per il calcolo del punteggio e si determina il vincitore della sfida.

L’esperienza di gioco

Mythicals riesce a proporre un’esperienza competitiva avvincente mescolando diverse meccaniche, dal più classico dei push your luck al set collection passando per la gestione della propria mano e la pianificazione strategica.

Nel corso della nostra prova, abbiamo apprezzato sensibilmente il ritmo di gioco e la durata molto contenuta delle partite. Parliamo di un minutaggio che oscilla tra i dieci ed i quindici minuti, che incoraggia la rigiocabilità ed esalta l’anima filler di Mythicals. Allo stesso tempo, la rapidità del gioco permette anche di soprassedere sugli aspetti più casuali del regolamento. Se la componente legata alla fortuna inequivocabilmente c’è, è altrettanto vero che la durata contenuta e le sfumature tattiche dell’esperienza agiscono come un’efficace livella che permette di vivere un’esperienza tendenzialmente più equa. Certamente i colpi di coda possono sempre avvenire, ma nulla che non possa essere lavato via nel giro di una mezz’ora con una sequenza di nuove partite.

Pur non rivoluzionando praticamente nulla nel panorama dei competitivi, Mythicals riesce tuttavia ad essere un’esperienza divertente in grado di inserirsi con gusto nelle serate noiose. La facilità del regolamento permette a chiunque di approcciarsi in pochi minuti e di apprezzarne tutte le accessibili qualità. Se proprio dobbiamo contestare qualcosa, il tabellone non ci ha convinto granché. Non tanto per struttura e design, quanto piuttosto per la sua natura tripartita. Esso va infatti composto mettendo tre segmenti l’uno accanto all’altro: non proprio una scelta comodissima, visto che espone il tabellone ad urti e disallineamento.

Ma l’aspetto sul quale non possiamo assolutamente sorvolare è la direzione artistica delle carte. L’estro di Marina Coudray ci ha regalato degli autentici capolavori, in un tripudio di forme e colori che lasciano ammaliati per dinamicità e composizione. Il formato che rimanda ai tarocchi è un ulteriore tocco di classe che rende Mythicals quasi obbligatorio da possedere in collezione anche solo per godersi la bellezza delle mitologiche bestie rappresentate. A tal riguardo, vi consigliamo caldamente di proteggere con un metodo adeguato l’integrità delle carte. Sebbene non siano granché sollecitate nel corso delle partite, sarebbe davvero un peccato se si deteriorassero.

Commento finale

Proposto da Repos Production ed Asmodee Italia, Mythicals è un avvincente competivivo per due giocatori basato sullo scontro strategico tra creature leggendarie. La fusione tra dinamiche push your luck e set collection, unita alla rapida durata delle partite, rendono l’esperienza divertente e rinfrescante anche al netto di una originalità non così marcata. Le caratteristiche del titolo permettono alla tenacia ed al rischio di danzare anche e soprattutto nei piccoli ritagli di tempo, per vivacizzarli con una sfida sempre fresca ed intrigante. A conquistare senza mezzi termini è poi la straordinaria direzione artistica di Marina Coudray, capace di realizzare delle carte semplicemente meravigliose che valgono da sole il prezzo del biglietto.

Si ringrazia Asmodee Italia per il gioco

Recensione Mario Kart World, la rivoluzione arriva su Nintendo Switch 2

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C’è sempre qualcosa di emozionante nel provare per la prima volta la principale esclusiva di lancio di una nuova console Nintendo e Mario Kart World non fa eccezione. Sarà perché il gigante di Kyoto è cuore ed anima del nostro passatempo preferito. Sarà perché solo la grande N è in grado di far tornare bambini anche i più grandicelli, facendo appello a quel senso di meraviglia e stupore che gli anni a volte rischiano di adombrare nella sensibilità degli adulti. Sarà perché Mario Kart è una saga leggendaria nel mondo del gaming, capace di inventare un genere ed alimentarlo incessantemente nel corso degli ultimi trent’anni.

Inaugurare Nintendo Switch 2 diventa dunque uno spartiacque storico per il gaming, che assiste all’avvento della nuova generazione dell’azienda giapponese ed anche al ritorno di un brand assente dalle scene da oltre dieci anni. Perché effettivamente quel Mario Kart 8 tanto glorificato e supportato nel corso degli anni, esordiva a ben vedere nel lontanissimo Maggio del 2014 sulla sfortunata WiiU. Rinato in versione Deluxe sulla prima Nintendo Switch circa tre anni dopo ed al netto di un rigoglioso fiorire di DLC, l’ironia della sorte ha visto proprio una delle saghe più fortunate della grande N priva di un nuovo capitolo per oltre una decade.

Consci di questo lungo hiatus, Mario Kart World si presenta ai nastri di partenza con un carico esponenziale di novità che segnano al contempo un punto di rottura e di svolta nella serie. Tuttavia si sa: quando si cambia molto, si rischia sempre di scontentare qualcuno. Scopriamo insieme perché Mario Kart World è probabilmente il capitolo più rivoluzionario del franchise Nintendo.

Il titolo è disponibile dal 5 Giugno in esclusiva per Nintendo Switch 2 in edizione digitale e fisica.


Versione testata: Nintendo Switch 2


Un mondo di possibilità

La principale caratteristica presentata fin dall’annuncio del titolo è la nuova dimensione fortemente inseguita e voluta da Mario Kart World.

Proprio il “mondo” che da il nome al nuovo capitolo del franchise è la lente attraverso cui guardare tutte le scelte poste in essere dal team di sviluppo. Per la prima volta, Mario Kart viene ambientato in una vasta area esplorabile all’interno della quale si trovano la bellezza di trentadue piste e ben centodiciassette (!) strade di congiunzione. Una mappa aperta che non vuole tuttavia essere solo una gimmick tecnica, bensì una consapevole decisione di game design con reali e concrete ripercussioni.

Il maggior numero di corridori in pista è stato reso possibile proprio dalla diversa prospettiva di World.

Aumentando a dismisura le dimensioni del mondo di gioco, Mario Kart World ricontestualizza il proprio gameplay espandendo non solo il numero di corridori (ventiquattro) ma ripensando a dovere il track design. Da questo punto di vista, le piste del titolo sono con molta probabilità tra le migliori dell’intera serie. Ispirate, ricche di dettagli ed immensamente stratificate (ci torneremo…), si tratta di un vero e proprio picco raggiunto da Nintendo sia nella rielaborazione di vecchie glorie sia nella creazione di brillanti novità. Tutto è stato pensato e plasmato per trovare un senso ed uno scopo all’interno di un disegno più grande, con evidenti risultati che non possono che entusiasmare i fan della serie.

Vogliamo tuttavia affrontare subito un tasto dolente. La modalità Corsa Libera (la possibilità di girare liberamente in questo vasto mondo) si è rivelata molto meno curata di quanto avremo sperato. Se l’assenza di una coesa modalità Storia continua ad essere un peccato ricorrente nella saga, alcune scelte legate all’esplorazione ci hanno lasciati interdetti. Ci riferiamo espressamente all’inspiegabile mancanza di un elenco delle missioni presenti (le famigerate trial con i pulsantoni P) e dei collezionabili da scovare, che rendono l’approccio alla Corsa Libera confusionario e dispersivo. Perché chiariamoci: la mappa in realtà è ben lungi dall’essere vuota, i contenuti sono parecchi (tra costumi, sticker e kart da sbloccare) e di ottima qualità. Abbiamo ad esempio complessivamente 394 (!) missioni di difficoltà variabile (alcune davvero infami e che spingono al limite le abilità individuali). Peccato che non ci sia attualmente nessun modo di sapere quali abbiamo fatto e quante ne mancano. Capirete bene che non si tratta di un semplice capriccio da completisti, bensì una palpabile mancanza che rischia di far venire meno l’engagement e persino la voglia di dedicarsi alle attività extra. In quanti si attrezzeranno di carta e penna per annotarsi quasi quattrocento missioni?

Esteticamente, Mario Kart non è mai stato così bello.

C’è del Tony Hawk nel mio Mario Kart!

Se molto di quello che vi abbiamo raccontato sulla nuova prospettiva di Mario Kart World emergeva già piuttosto chiaramente al momento dell’annuncio, non altrettanto evidente è stato l’enorme cambiamento posto in essere da alcune delle introduzioni di gameplay.

Ci riferiamo alle nuove abilità legate al grinding ed al wall running (con annesso bouncing sugli ostacoli). Quelle che sembravano simpatiche feature nel primo trailer di aprile si sono rivelate, all’atto pratico, una rivoluzione copernicana sull’esperienza ludica. I giocatori possono infatti adesso saltare e sfruttare ringhiere e muri per scovare nuove ed imprevedibili scorciatoie, ancor più deliranti rispetto al passato. Mario Kart non è stato mai avaro di chicche dal punto di vista delle tecniche di guida, ma con World la sensazione è che anche i giocatori più abili saranno portati ad imparare da zero nuovi trucchi e segreti. Le piste, già eccelse a prima vista, diventano così degli autentici tesori da scoprire gara dopo gara mettendo a frutto le possibilità offerte dal nuovo gameplay di World, con una ancora maggiore importanza riservata alle acrobazie. Il risultato è un modello di guida mai così ricco, stratificato e profondo. Se pensavate che bastasse saper derapare per vincere, beh vi sbagliate di grosso.

Anche i tracciati della tradizione adesso sono molto diversi anche all’atto pratico.

Archiviate poi le sezioni antigravità del precedente capitolo, World propone un focus sulle planate aeree nonché sulle sessioni in acqua. Queste ultime permettono al titolo di mostrare in maniera particolare i muscoli di Nintendo Switch 2 con una gestione dell’acqua dinamica e che risponde attivamente alle sollecitazioni dei giocatori. Quando farete deflagrare qualche colpo creando increspature nelle onde, capirete di cosa stiamo parlando. Si tratta di uno dei frangenti in cui Mario Kart World mostra maggiormente i benefici dall’upgrade tecnico della nuova console, con 60 fps solidi tanto in modalità portatile (1080p) quanto docked (1440p) al netto di qualche piccolo compromesso col multiplayer locale.

Visivamente, World è splendido grazie ad una direzione artistica colorata e sgargiante, che omaggia in qualche modo l’estetica delle strade più famose del mondo (come la Route 66). Tutto è semplicemente perfetto nel contesto della tradizione più squisitamente mariesca grazie anche ad animazioni fatte da zero e che mostrano evidenti miglioramenti rispetto al passato. E se parliamo di arte, sappiate che dal punto di vista della colonna sonora ci troviamo di fronte ad uno sforzo letteralmente monumentale. La quantità di musiche è talmente alto da essere imbarazzante e si spazia da remix di brani celebri a nuove memorabili sinfonie. Se ne potrebbe parlare davvero per ore.

Le sessioni in acqua sono tra i momenti più gustosi di Mario Kart World.

Mucchio selvaggio!

Anche le modalità mostrano tutti i segni della differente prospettiva abbracciata in Mario Kart World.

La novità principale è rappresentata da Sopravvivenza. Si tratta di una sorta di battle royale, in cui occorre affrontare un percorso tra piste differenti con l’obbligo di classificarsi in posizioni specifiche per poter proseguire senza essere eliminati. Semplice ma galvanizzante, una modalità in cui si apprezza particolarmente la scelta di aumentare il numero di corridori su pista. Le Sfide a Tempo sono addirittura deliziose. Non tanto perché offrono una reale novità in sé e per sé (è un classicone al pari delle Battaglie), bensì perché è il vero banco di prova per comprendere quanto le nuove skill cambiano la lettura del profondissimo level design delle gare.

Tornano i Gran Premi, la cui struttura tradizionale viene tuttavia modificata. Infatti, solo la gara iniziale e quella finale propongono il formato a “giri”, mentre le gare centrali sono dei percorsi lineari (in stile rally) in cui guidare da punto A a punto B. Forse non una scelta felicissima per i puristi, soprattutto perché ci è sembrata una forzatura per “giustificare” forzosamente l’obbligo dei ventiquattro corridori (sinceramente troppi per i Gran Premi).

Il maggior numero di corridori è apprezzabile in alcune modalità, mentre in altre può causare dei paradossi.

Proprio l’eccesso di corridori si è rivelata un’arma a doppio taglio. Non solo nell’ottica dei Gran Premi, ma anche e soprattutto per l’online. Mario Kart non è mai stato estraneo a caos e delirio nelle modalità multigiocatore, ma l’impressione è che l’innalzamento del numero dei giocatori punti in direzione di un’esperienza generale ancor più caciarona. I puristi della guida “pulita” o strategica potrebbero così storcere il naso di fronte al bilanciamento di World. Non aiuta inoltre che la modalità online non offra sostanzialmente nessuna novità sul fronte della progressione, replicando in buona sostanza l’essenzialità di Mario Kart 8. Fa sicuramente piacere sfruttare la GameChat di Switch 2 e il supporto alla telecamera, soprattutto con un bel gruppetto di amici a spasso nel mondo di gioco. Ma dal lato della profondità dell’esperienza online è un po’ pochino nel panorama del 2025, a nostro avviso.

Da ultimo parliamo del cast di Mario Kart World. Salutati (almeno per il momento) le guest star di altri franchise, troviamo la bellezza di cinquanta personaggi utilizzabili tra eroi e cattivi, che diventano oltre centocinquanta contando le varianti legate ai costumi da sbloccare nel mondo di gioco. Un numero imponente nonché una vera celebrazione dell’universo di Mario. Un peccato che la selezione dei personaggi passi attraverso schermate poco intuitive che trattano anche le varianti come personaggi a sé (anziché come alternative da poter selezionare a parte). Anche le statistiche sono state semplificate e ridotte, sebbene continuino ad esistere parametri occulti come da tradizione. Idem per i kart, presenti in un vasto numero ma la cui personalizzazione è un po’ diminuita rispetto al passato. Non avrete molto tempo per farci caso, ad ogni modo, viste le considerevoli quantità di cui stiamo parlando.

Wario è Wario.

Commento finale

Mario Kart World è destinato ad essere un titolo storico. Non solo ha l’onore di accompagnare il lancio della nuova generazione Nintendo, ma ha altresì l’onere di evolvere la solida formula di Mario Kart 8 Deluxe. Il risultato finale riesce tuttavia ad andare oltre il semplice miglioramento, finendo con il rappresentare un vera rivoluzione per lo storico franchise. Le nuove introduzioni di gameplay (il grinding ed il wall running) sono talmente impattanti sul modo di leggere ed approcciare le gare che rendono World un’autentica novità anche per i giocatori più esperti. In quest’ottica, a non convincere pienamente è tuttavia la struttura open world (che poteva e probabilmente doveva essere migliore) così come una componente multigiocatore che, quantomeno in questo momento, fatica a trovare un equilibrio tra il numero incrementato di giocatori ed il marasma caotico di armi. Ancora più profondo rispetto al passato e con una quantità enciclopedica di contenuti, il ritorno di Mario sulle piste è l’archetipo del perfetto titolo di lancio.

Silent Hill Remake è realtà: Konami riporta in vita l’orrore da cui tutto è iniziato

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Dopo anni di silenzio, mezze conferme e rumor avvolti nella nebbia, Konami ha finalmente dato forma all’annuncio che milioni di fan aspettavano da tempo: il remake del primo Silent Hill è ufficialmente in sviluppo. A confermarlo è stato l’evento speciale Konami Press Start, interamente dedicato al futuro dei franchise storici della casa giapponese.

Il primo capitolo della saga, originariamente pubblicato su PlayStation nel 1999, tornerà dunque in una nuova veste tecnica e artistica, mantenendo però intatto il cuore dell’esperienza originale. Bloober Team, già al lavoro sul rifacimento di Silent Hill 2 e autore di giochi come The Medium e Layers of Fear, è stato incaricato di ricostruire da zero un’opera che ha definito un genere.

Harry Mason, la nebbia e un incubo che non è mai passato

A tornare sarà la storia di Harry Mason, un padre alla disperata ricerca della figlia scomparsa nella cittadina avvolta da una coltre di nebbia inquietante. Un luogo che, come gli appassionati ben ricordano, si trasforma presto in un incubo fatto di mostri, colpa, dolore e simbolismi religiosi disturbanti.

Ma Silent Hill non è solo mostri e nebbia. È una discesa nell’inconscio, nella parte più fragile e corrotta dell’essere umano. Un viaggio psicologico in cui il male prende forma tangibile, contaminando strade, ospedali, scuole, e persino la musica. Ed è proprio quella miscela tra orrore viscerale e inquietudine mentale a rendere questo remake tanto delicato quanto atteso.

I fan più affezionati potranno ritrovare creature iconiche come i Groaner e le infermiere deformi, ripensate con tecnologie moderne ma, si spera, con lo stesso impatto disturbante dell’originale. L’obiettivo dichiarato è rispettare lo spirito del gioco del ’99, ma renderlo fruibile per un pubblico contemporaneo.

Non solo nostalgia: un nuovo inizio per la saga

Konami non ha voluto limitarsi a un’operazione nostalgia. Al contrario, il remake è il punto di partenza per un rilancio più ampio della saga. L’evento Press Start ha infatti messo in evidenza la volontà dell’azienda di restituire dignità a uno dei suoi marchi più riconoscibili, attraverso una serie di progetti ambiziosi.

Accanto al remake del primo capitolo, segue di pari passo l’interesse per il misterioso Silent Hill f, un nuovo progetto narrativo ambientato in Giappone e con un’estetica completamente diversa. Insomma, Silent Hill sta per tornare, in più forme e direzioni.

Ma proprio per questo, il remake del capostipite assume un valore simbolico enorme: è un ritorno alle origini, un gesto che richiama non solo i fan di lunga data, ma anche chi non ha mai messo piede nella cittadina maledetta. E quale modo migliore per scoprire Silent Hill, se non dal suo inizio?

Uscita ancora lontana, ma la strada è tracciata

Per il momento, non è stata fornita una data di uscita, né dettagli precisi su piattaforme, gameplay o modifiche rispetto all’originale. Tuttavia, l’annuncio stesso rappresenta una svolta storica: è la prima volta in oltre vent’anni che Konami torna ufficialmente sul luogo dell’incubo con la promessa di ricostruirlo da cima a fondo.

Il lavoro di Bloober Team sarà messo sotto la lente da tutti: dai puristi che vogliono una trasposizione fedele, a chi si aspetta una reinterpretazione più moderna e cinematografica. L’equilibrio sarà difficile, ma la possibilità di rivivere (o vivere per la prima volta) il terrore di Silent Hill in chiave attuale è un’occasione unica.

Konami lo sa. E lo sa anche il pubblico.

Un battito di nostalgia in mezzo alla nebbia

L’annuncio del remake di Silent Hill è un colpo al cuore per chi conosce ogni scricchiolio di quella cittadina deserta. Ma è anche un’apertura verso il futuro, un modo per ricominciare proprio da dove tutto era iniziato: una scuola abbandonata, una torcia fioca, e una sirena che squarcia il silenzio.

Ora che la nebbia si sta diradando, la paura vera può tornare. Più viva che mai.

Recensione Warhammer 40.000: Darktide: Arbites, giustizia cieca nel cuore dell’alveare

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Nel mondo soffocante e brutale di Warhammer 40.000, dove ogni respiro è una lotta per la sopravvivenza, l’entrata in scena degli Arbites non è solo una novità meccanica: è un colpo di martello sulla narrazione stessa. Fatshark porta nella mischia una figura che è insieme giudice, giuria ed esecutore. Chi ha giocato a Darktide sa bene quanto l’universo di Tertium sia spietato, ma incarnare un Arbites significa assorbirne tutta la dottrina: nessuna pietà, nessuna ambiguità morale, solo il codice Imperiale applicato con violenza metodica.

Rispetto alle precedenti classi, l’Arbites è meno fluido e più strutturato, e richiede una gestione oculata delle risorse e delle situazioni. Il giocatore viene incoraggiato a dominare l’arena, non a sopravvivere. La forza della classe sta nel controllo: sia del nemico, che del proprio ruolo nel team. E la cosa sorprendente è che Fatshark ha saputo dare a questo archetipo un’identità fortissima, anche a livello visivo e sonoro. Non si entra semplicemente in battaglia: si emette una sentenza.

Questa scelta narrativa si riflette anche nell’introduzione in gioco, con un intermezzo cinematografico che ci mostra l’Arbites non come un nuovo “eroe”, ma come un’autorità antica, risvegliata per necessità. Una figura cupa, priva di sfumature, che si muove con l’inflessibilità di una legge che non ha bisogno di spiegazioni. E nel caos di Tertium, questo è un messaggio forte.


Versione testata : PC (Steam)


Una classe unica nel panorama Darktide

La nuova classe Arbites Exactor rivoluziona il sistema di gioco con un approccio inedito alla mobilità, alla sopravvivenza e al crowd control. Il suo tratto distintivo è la “Suppression Fire”, una forma di fuoco soppressivo che non punta tanto al danno quanto al controllo: riduce la precisione dei nemici, li costringe a ripiegare, spezza le avanzate e blocca le imboscate. In un gioco dove l’horde management è tutto, avere tra le mani un Exactor ben gestito può fare la differenza tra un wipe e una vittoria.

L’Arbites non si limita a sparare: detta il ritmo. La Combat Shotgun, con proiettili a dispersione e forte impatto, è letale a corto raggio e utilissima contro i bersagli corazzati. L’Assault Shield, invece, permette di resistere agli assalti più pesanti e bloccare corridoi interi, aprendo nuove dinamiche di tanking cooperativo. È la prima volta che un equipaggiamento simile viene integrato in Darktide, e il risultato è un gameplay che assomiglia quasi a una danza tattica, in cui la posizione è tutto.

Va anche detto che la build dell’Arbites si presta a una notevole personalizzazione. Le abilità si intersecano con i perk delle armi in modo naturale, e la nuova Skill Tree dedicata consente sia build difensive che aggressive. Nella nostra prova, una delle combinazioni più efficaci è risultata essere l’uso del Flash Grenade per accecare i nemici prima dell’ingaggio corpo a corpo con scudo attivo: puro controllo dell’arena, con l’estetica imperiale che lo rende ancora più appagante.

Coop e teamplay: l’Arbites come cardine del gruppo

Se Darktide ha sempre messo al centro la collaborazione tra i giocatori, con l’introduzione dell’Arbites il gioco di squadra raggiunge nuove vette strategiche. Questa classe non è pensata per brillare in solitaria, ma per guidare e proteggere il team con disciplina assoluta. Il suo scudo non è solo un’arma difensiva, ma un mezzo per creare corridoi sicuri, bloccare le orde e permettere a Psyker o Sharpshooter di colpire con precisione. Lo stesso vale per il fuoco soppressivo: più che fare danno, serve a ridurre la pressione sui compagni, disorientando gli avversari e rallentando gli assalti.

Durante le nostre partite in cooperativa, la presenza dell’Arbites ha reso alcune situazioni caotiche molto più gestibili. Un esempio concreto? Le sezioni con ondate continue in spazi ristretti, dove uno scudo ben piazzato ha trasformato una potenziale disfatta in una difesa stabile. E proprio questa capacità di “gestione del caos” lo rende un perno fondamentale per le squadre ben coordinate.

Naturalmente, l’efficacia dell’Arbites cresce esponenzialmente quando i compagni comprendono il suo ruolo. In gruppi casuali può essere meno incisivo, ma in team affiatati si trasforma nel punto di equilibrio perfetto tra offensiva e controllo. È un personaggio che premia la comunicazione e la visione tattica, ideale per chi ama dare ordine al disordine.

Una narrativa implicita, ma potentissima

Darktide non ha mai brillato per una narrazione classica: non ci sono missioni secondarie elaborate o plot twist cinematografici. Ma c’è ambient storytelling, e l’introduzione dell’Arbites ne è la massima espressione. La sola presenza di questo personaggio, con le sue frasi lapidarie e i suoi gesti meccanici, comunica qualcosa di profondo sull’Imperium: non si tratta più solo di sopravvivere al caos, ma di ristabilire un ordine perduto.

Anche i dialoghi contestuali sono stati arricchiti. L’Arbites commenta ogni situazione con un tono distaccato e assolutista, offrendo una nuova dimensione al party. Nei nostri test, le interazioni con altri personaggi – soprattutto il Veteran e il Psyker – hanno dato vita a scambi che aggiungono spessore e atmosfera. L’universo di Warhammer è sempre stato violento e cupo, ma raramente così compatto anche nel tono e nel mood.

Un elemento particolarmente apprezzato è come Fatshark abbia voluto rappresentare l’Arbites senza renderlo una caricatura. Non è un fascista in armatura: è il prodotto coerente di un mondo dove la giustizia è cieca, e la punizione è automatica. L’equilibrio tra distopia e realismo funziona. E lo percepisci in ogni dettaglio: dai movimenti animati con rigidità marziale, ai suoni metallici che accompagnano ogni passo, fino alle interfacce HUD aggiornate per integrare il nuovo stile di gioco.

Comparto tecnico e progressione

Dal punto di vista tecnico, questo aggiornamento ha portato anche alcune migliorie generali. Su PC con RTX 4070 abbiamo riscontrato una performance stabile, anche con le opzioni grafiche settate su “High” e il DLSS attivo. L’introduzione della nuova classe è stata ben integrata nel matchmaking e non ha portato bug o crash evidenti. Anzi, pare che il team di sviluppo abbia colto l’occasione per rifinire certi aspetti minori come la hitbox delle armi corpo a corpo o i tempi di risposta dell’IA.

Inoltre, l’Arbites arriva già con un proprio percorso di progressione, missioni uniche e cosmetici sbloccabili. Ciò incentiva a portare avanti questa classe per sbloccare nuove armature, pattern cromatici e perfino voice lines aggiuntive. Alcuni elementi, come il mantello cerimoniale o l’elmo integrale, non sono solo estetici, ma veri e propri simboli di ruolo che rafforzano la fantasia del personaggio. E in un titolo live service come Darktide, questo tipo di cura fa la differenza.

Va anche detto che non tutto è perfetto. Le mappe rimangono sempre le stesse, e benché la nuova classe aggiunga profondità, il rischio di ripetitività inizia a sentirsi. Tuttavia, l’Arbites è un’aggiunta così strutturata da meritare pienamente il proprio spazio. È un contenuto che non solo arricchisce l’endgame, ma spinge anche i veterani a rientrare con un nuovo approccio.

Una risposta strutturata alle esigenze della community

L’introduzione dell’Arbites in Darktide non è solo un’aggiunta stilistica o un nuovo personaggio da provare: è una risposta chiara alle richieste di una community che, nel tempo, ha spinto per una maggiore varietà nei ruoli di squadra e una più forte componente tattica. Fin dai primi aggiornamenti del 2024, Fatshark ha intrapreso un percorso di recupero del rapporto con i giocatori, promettendo contenuti più strutturati e pensati per arricchire l’endgame con esperienze che premiassero il gioco di squadra.

L’Arbites incarna esattamente questa visione: è una classe pensata per colmare un vuoto strategico, offrendo controllo sull’arena, solidità difensiva e un’identità netta, senza compromessi. In un gioco dove la sinergia tra i ruoli fa la differenza, il suo arrivo rappresenta un cambio di passo significativo nella gestione delle classi. Non si tratta di una mossa estemporanea, ma di un tassello coerente con la direzione intrapresa da tempo dallo studio svedese.

Commento finale

Warhammer 40.000: Darktide – Arbites è molto più di un aggiornamento di classe. È una dichiarazione d’intenti. Fatshark ha dimostrato di saper evolvere il proprio gioco non solo aggiungendo contenuti, ma dando loro un peso tematico e ludico. L’Arbites è un esempio perfetto di sinergia tra lore, gameplay e atmosfera. Non è per tutti: richiede controllo, pianificazione, e un certo gusto per il dominio strategico. Ma chi saprà padroneggiarlo, scoprirà una nuova dimensione di Darktide. Il gioco, già solido nella sua struttura cooperativa, guadagna in personalità e varietà. E sebbene restino alcune zone d’ombra nella varietà delle missioni, l’integrazione dell’Arbites rappresenta un passo avanti deciso. È ora di tornare a Tertium, stavolta non per salvarlo. Ma per giudicarlo.

KONAMI PRESS START, tutte le novità dell’evento da Metal Gear Solid Delta al remake di Silent Hill

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Si è concluso poco fa il KONAMI PRESS START, evento streaming nel corso del quale l’azienda giapponese ha condiviso nuove interessanti informazioni sui propri titoli in uscita.

Tra i principali highlight del broadcast troviamo Metal Gear Solid Delta: Snake Eater, con un approfondimento dedicato alla modalità multiplayer online FOX HUNT, Silent Hill f nonché la presentazione del remake del primo Silent Hill, affidato a Bloober Studio.

Durante lo showcase completo, che vi proponiamo di seguito, c’è stato altresì spazio anche per altri titoli come eFootball, MLB PRO SPIRIT, Yu-Gi-Oh! GCC, Deliver At All Costs, GRADIUS ORIGINS, Suikoden Star Leap, EDENS ZERO, Darwin’s Paradox! e Survival Kids.

METAL GEAR SOLID Δ: SNAKE EATER – I producer Noriaki Okamura e Yuji Korekado hanno svelato nuove informazioni legate a Snake Vs. Monkey e Snake Vs. Bomberman, entrambe in arrivo in METAL GEAR SOLID Δ: SNAKE EATER. Quest’ultima, esclusivo delle versione Xbox Series X|S, porta con sé una nuova collaborazione interna con il franchise KONAMI, offrendo un’esperienza ancora più esplosiva grazie alle meccaniche della serie Bomberman. Il direttore di FOX HUNT, Yu Sahara, ha presentato agli spettatori il concept della nuovissima modalità multiplayer online, rendering dei personaggi e primi filmati in-game. FOX HUNT, modalità completamente originale, amplia l’elemento stealth del franchise, i giocatori dovranno sfruttare l’ambiente circostante per mimetizzarsi ed eludere gli avversari. Ulteriori dettagli saranno annunciati in seguito.

SILENT HILL – Un diario degli sviluppatori con il producer di SILENT HILL Motoi Okamoto, lo sceneggiatore Ryukishi07 e i membri di NeoBards Entertainment, ha offerto ai giocatori uno sguardo approfondito sulla produzione di SILENT HILL f, nuovo agghiacciante capitolo del franchise horror psicologico. SILENT HILL f avvicina la serie a uno dei suoi pilastri fondamentali, concentrandosi su elementi horror giapponesi. Inoltre, durante lo showcase KONAMI PRESS START, è stata mostrata un’anticipazione del progetto remake di SILENT HILL, attualmente in fase di sviluppo.

SUIKODEN STAR LEAP – STAR LEAP sarà disponibile in tutto il mondo per PC via Steam e per dispositivi mobile iOS e Android. Nuova role-playing adventure ambientata nel mondo di Suikoden, STAR LEAP si svolge alcuni anni prima degli eventi narrati in Suikoden I, e un paio di anni dopo Suikoden V. Lo stile artistico del gioco si ispira alle opere caratterizzate da personaggi in pixel 2D e ambienti 3D. Aggiungete ora STAR LEAP alla vostra wishlist su Steam.

EDENS ZERO – Pubblicata al termine del broadcast KONAMI PRESS START, la demo di EDENS ZERO è disponibile ora per PlayStation 5, Xbox Series X|S, Windows PC e Steam. Scatenate tutta la potenza dell’Ether Gear prima dell’uscita completa del gioco il 15 luglio. I dati salvati dalla demo saranno trasferiti al gioco completo.

DARWIN’S PARADOX! – Darwin’s Paradox!, nuovo platform action-adventure, è in lavorazione presso lo studio parigino ZDT. Gli sviluppatori Mikael Tanguy, Gilles Aujard e Romuald Capron hanno presentata trama e meccaniche principali del gioco. I giocatori assumeranno il ruolo di un astuto polpo di nome Darwin, strappato dalla sua casa oceanica e scaraventato in un minaccioso mondo alieno. Tutti i poteri sovrannaturali posseduti dal polpo sono al centro di Darwin’s Paradox! – dalle ventose all’inchiostro.

Aggiornamenti Nintendo Switch 2 (Survival Kids & Suikoden I&II HD Remaster) – Survival Kids, nuova multiplayer co-op survival adventure, ha accompagnato il lancio della console Nintendo Switch 2. Il titolo sfrutta appieno le funzioni GameShare e GameChat della piattaforma. Inoltre, anche Suikoden I&II HD Remasters arriva su Nintendo Switch 2, con migliorie grafiche che ne impreziosiscono l’esperienza di gioco.

Recensione Stellar Blade PC, le gesta di EVE verso il futuro del gaming

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Per i poco attenti, e con buona pace dei fanatici delle console, negli ultimi anni il mondo videoludico sta passando per una delle più importanti rivisitazioni del suo mercato, sia in termini di fruizione dell’utente finale, che dello sviluppo delle sue opere. Se questa non è la sede per disquisire su come la vita delle home consoles, le esclusive, e i supporti fisici, vedranno molto presto una rivalutazione del loro essere nelle vite di chi ha il medium videoludico nel cuore – vi rimandiamo alla recente presentazione della collaborazione tra Xbox e ROG Ally – uno degli aspetti più positivi che sta comportando la lenta ma costante detronizzazione del giogo fatto di brand e “macchine generazionali” sono i prodotti così chiamati multipiattaforme.

Il punto d’approdo sempre più atteso per la conversione dei giochi, furbescamente dichiarati come “esclusive temporanee” durante il loro periodo di degenza sulle rispettive console, resta sempre e soltanto il PC. L’universo del mercato PC, seppur ancora indietro una magnitudine considerevole di volte a paragone con quello mobile, da quasi 5 anni supera per profitto i guadagni di tutte le console presenti sul mercato.

Tra i vari The Last of Us, Horizon, e God of War Ragnarok, arrivati su PC grazie allo sforzo congiunto dei corrispettivi teams originali e teams esterni per le conversioni, ora tocca ai sud coreani Shift Up – sempre sotto l’occhio vigile del brand Playstation – far vedere al mondo la bellezza del suo esplosivo Stellar Blade. Ora senza limiti, e senza filtri!

Il gioco è disponibile su Steam ed Epic Games Store al prezzo di 69.99 euro.


Versione testata: PC (Steam)


Bellissima e letale

Stellar Blade è un perfetto mix tra hack&slash e souls like – e fan service – approdato su PS5 nell’aprile del 2024. Nelle succinte vesti di una macchina da guerra chiamata EVE, spetterà a noi aiutarla a scoprire i segreti del collasso dell’umanità, del suo pianeta, e guidarla nel suo percorso per eradicare una volta per tutte la razza dei malefici Naytiba, che sono stati capaci di cacciare i suoi abitanti dalla Terra costringendoli a vivere in una colonia orbitante nello spazio.

Nella nostra disanima del titolo potrete approfondire meglio quanto di buono ha da offrire l’opera in termini ludici, mentre nelle prossime righe analizzeremo in maniera coincisa il lavoro svolto per quanto concerne l’aspetto tecnico di trasposizione del gioco su PC. Iniziamo quindi vedendo i requisiti minimi necessari, e quelli consigliati, per poter godere della compagnia di EVE e dei suoi amici.


RequisitiMinimiConsigliati
Sistema OperativoWindows 10/11 64-bitWindows 10/11 64-bit
Processore Intel Core i5-7600k Processor, AMD Ryzen 5 1600XIntel Core i5-8400 Processor, AMD Ryzen™ 5 3600X Processor
Memoria RAM16 GB16 GB
Scheda VideoNVIDIA GeForce GTX 1060 6GB, AMD Radeon RX 580 8GBNVIDIA GeForce RTX 2060 SUPER, AMD Radeon RX 5700 XT
Spazio di archiviazione75 GB75 GB
Note AggiuntivePer qualità 1080p, preset “Basso” con target 60FPS.
SSD raccomandato.
Per qualità 1440p, preset “Medio” con target 60FPS.
SSD necessario.

Guardando i requisiti del gioco è ben chiaro fin da subito che la scelta del team coreano di utilizzare l’Unreal Engine 4, invece che la sua quinta edizione, ha ben ripagato. Sfruttare un engine considerato “datato” è stata un decisione tecnica per sfruttare al meglio le conoscenze acquisite nel corso degli anni sul motore, potendone così adoperare tutte le sue caratteristiche, esaltandone i suoi punti di forza lato rendering, e le implementazioni d’ottimizzazione lungo una vasta gamma di hardware, arrivando a toccare persino schede video di quasi 10 anni fa.

Per i nostri test abbiamo potuto usare diverse macchine, ma principalmente la maggior parte delle ore di giocato sulle quali ci siamo divertiti a modificare le diverse impostazioni grafiche sono avvenute su un PC così composto.

ComponenteModello
ProcessoreAMD Ryzen 7 5700X
Scheda MadreGIGABYTE AB350N
RAM32GB DDR4 3200 MHz
SSDWD BLACK SN770 2TB
GPUNVIDIA GeForce RTX 4060 MSI Ventus
Risoluzione1080p
ImpostazioniElevato/Molto Elevato (DLSS 4, senza Generazione dei Frames)
Performance90FPS medi

Stellar Blade al primo avvio si presenta come una gioco dall’alto livello di qualità e polishing. Fin dai menu iniziali si riesce a cogliere l’attenzione al dettaglio che Shift Up è riuscita a dare alla sua opera. Il porting PC non si è fatto mancare di nulla lato configurazione, non solo visiva, ma anche d’opzioni per il giocato e l’esperienza complessiva. Siano queste per l’accessibilità o per le periferiche che decideremo di utilizzare per comandare la leggiadra e letale EVE, trovare i settaggi migliori per immergerci in questo mondo non sarà un problema.

All’approdo su PC il gioco è stato lanciato con un gran numero di contenuti aggiuntivi, che sono disponibili acquistando la Complete Edition. Oltre a nuovi costumi per la nostra protagonista, qualche bonus per agevolare la progressione del giocato, troveremo incluso in questa versione anche la collaborazione NieR: Automata, e a gran sorpresa anche il DLC che ci vedrà mettere piede nell’universo di Goddess of Victory: Nikke; fenomeno del mondo mobile, e opera anch’essa dello studio Shift Up.

In quest’ultimo Dlc l’intero comparto di gioco vede nuove sezioni, con un gameplay ripreso di forza dal gioco mobile, e integrato in maniera convincente con nuove arene di combattimento, incontri con figure iconiche dell’universo di Goddess of Victory: Nikke, e tanto fan service. I giocatori PS5 possono ugualmente recuperare questa nuova espansione, oltre che godere delle tante piccole migliorie e aggiunte che la rivisitazione PC porta con se – tranne l’infinita possibilità di fruizione del titolo -.

Libertà di fruizione è il mantra di questo porting. Grazie alle basse richieste in termini hardware giocare a Stellar Blade non è mai stato più semplice e personalizzabile. Come accennato in precedenza, il gioco supporta un vasto numero di risoluzioni e rapporti d’aspetto per i nostri monitor, oltre che un framerate completamente sbloccabile.

Con una configurazione che vede un Core i7-12700K, 32GB di RAM DDR4, e una MSI GeForce RTX 2060 GAMING Z 6G, siamo riusciti a giocare in maniera quasi granitica a 60FPS in rapporto 21:9 a 2560×1080 pixels con preset medio e textures di ambienti e personaggi a setting elevato.

Mentre su una configurazione piú performante composta da una CPU 9900K overclockata a 5GHz, 32 GB di RAM DDR4 con una 5070 da 12GB di VRAM, con tutti i settaggi grafici impostati al massimo, abbiamo giocato senza troppi problemi a risoluzione 4K; aiutandoci con il DLSS a raggiungere una media di 90FPS, ma ottenendo anche una rispettabilissima media intorno ai 70FPS senza il supporto di ricostruttori/generatori d’immagini.

Come il buon vino

Chiaramente il maggior vantaggio nell’utilizzare l’Unreal Engine 4 – engine per la creazione di videogiochi che ha visto la sua prima edizione nel marzo del 2014 – oltre all’apparente leggerezza del software nelle configurazioni PC più o meno recenti, risiede nel vastissimo know-how che i professionisti del settore hanno potuto sviluppare nel corso degli anni. Se da una parte gli automatismi e semplificazioni del più recente Unreal Engine 5, unite alla sua impressionante resa visiva, possono fare gola anche agli studios indipendenti, la scelta di Shift Up dimostra come il processo d’ottimizzazione di un gioco parte dalla profonda conoscenza del suo motore e i suoi sistemi.

Il bilanciamento ottenuto in termini di prestazioni e resa visiva è, non solamente eccellente, ma con realmente poche sbavature se paragonati anche a titoli più recenti, che sfoggiano gli ultimi ritrovati nella simulazioni delle luci in Path Tracing. Stellar Blade non si fa sfuggire un sistema di HDR, la già citata possibilità di selezionare tra un vasto numero di aspect-ratio, e persino le ultime soluzioni in termini di ricostruzione dell’immagine.

Il DLSS4 mostra tutta la sua potenza in congiunzione con gli spettacolari combattimenti di EVE, dove il tipico effetto morbido delle mesh enfatizza la vasta chioma della protagonista, e lima le scalettature dovute dall’attivazione del ricostruttore. Il ghosting, seppur presente, risulta poco aggressivo, e termina per rendere più credibili anche gli effetti particellari. Se non possediamo una scheda Nvidia, nessuna paura, perché il gioco offre anche gli ultimi ritrovati di upscaling di AMD con il suo FSR, e il XeSS di Intel.

Nel corso delle nostre prove, anche con una rispettabile RTX 4060 da 8GB di VRAM siamo riusciti a ottenere sempre un framerate stabile con impostazioni al massimo a una risoluzione di 1080p. Il fenomeno di microstutter, seepur presente in special modo durante il passaggio da un area a un altra, non ha mai colpito sensibilmente il giocato, facendo risultare l’intera esperienza di gioco incredibilmente fluida. Lockare il framerate a 60fps ha generato un timing grafico di tutto rispetto per la nomia dei giochi costruiti in ambiente Unreal Engine.

Grazie ai già citati sistemi di ricostruzione e interpolazione dei frames, il gioco riesce a raggiungere comodamente valori sopra i 150FPS, più che sufficienti per accontentare anche i più fanatici della reattività. Per ovvi motivi di saturazione della VRAM non abbiamo però avuto fortuna usando le texture 4K, risultando in sezioni di giocato troppe ballerine, con anche presenza di qualche crash di troppo; per usare questa impostazione è consigliato una GPU con almeno 16GB di VRAM.

Giocando con il topo

La conversione di Stellar Blade ha visto un passaggio a dir poco naturale dall’utilizzo di un controller, alla possibilità di fruire di tutta l’esperienza usando solo la nostra fidata combo fatta di mouse e tastiera. L’intera produzione presenta un ottima struttura di navigazione dell’UI tramite il puntatore, o lo scorrere delle frecce sulla tastiera, fatta di eleganti cursori contestuali, completamente integrati nel mondo di gioco.

Non scontata è la completa implementazione dei tasti a schermo per indicare ogni singola azione attivabile in ogni momento dell’avventura, non lasciando mai al caso la pressione da parte del giocatore anche nei momenti più concitati e pericolosi, vista anche l’apparizione di qualche sporadico quick-time event.

Le impostazioni di default dei tasti è molto intuitiva, e forse canonica se avrete giocato altri giochi in terza persona su PC negli ultimi anni. Ciò che colpisce è la reattività con la quale gli input da noi inseriti si trasformano in precisi movimenti anche se in mancanza di una levetta analogica per muovere EVE contro i vari avversari. L’ottimo sistema di hitbox di Stellar Blade viene così ulteriormente esaltato, risultando tanto naturale quanto intuitivo.

Ancora una volta è presente l’associazione con un profilo Playstation Network – seppur non mandatorio – e alla sua esecuzione riceveremo un vestito da poter usare durante la campagna. Ed è proprio il vestiario di EVE, e le sue forme, che fin dalla release della Demo, hanno soggiogato le menti dei più maliziosi. Siamo certi che nei prossimi giorni vedremo un quantitativo di mod molto spinte, che grazie alla completa modalità fotografica offerta dal gioco, non faranno altro che far battere i cuori di moltissimi giocatori.

Se anche voi volete un assaggio di Stellar Blade – e delle movenze di EVE e il suo cast – il nostro consiglio è quello di provare la Demo, che rappresenta non solo l’introduzione alle vicende, ma illustra in maniera abbastanza chiara la struttura tecnica del gioco e funge da Benchmark per saggiare la bontà di questo porting.

Commento finale

I ragazzi di Shift Up non sono certo di primo pelo. Stellar Blade è il loro primo tentativo – centrato in pieno – di portare le ammiccanti guerriere soldato di Goddess of Victory: Nikke in un contesto ludico più complesso, nel tentativo d’offrire qualcosa di fresco seppur familiare e originale. Il lavoro fatto con questo porting è risultato ottimo, e difficilmente criticabile, sia in termini contenutistici che di qualità e stabilità tecnica. Merito di una produzione fatta in maniera intelligente, che ha saputo sfruttare al meglio i limiti di un engine erroneamente pensato vetusto e antiquato. Stellar Blade presenta l’ennesimo passo verso una nuova generazione per la fruizione del mondo videoludico, fatto solamente di offerte concrete, e possibilità di plasmare il gioco alle nostre necessità e voglie, siano esse d’immagine o di fluidità. Detrattori del mondo console, ora non avete più scuse; si va a caccia del Naytiba Alpha!

Recensione The Elder Scrolls Online: Seasons of the Worm Cult – Part 1 segna un nuovo inizio

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Dopo oltre dieci anni di avventure a Tamriel, The Elder Scrolls Online entra in una nuova era. Non si parla più di capitoli annuali, ma di stagioni, aggiornamenti distribuiti nel tempo e contenuti live service più agili. Seasons of the Worm Cult – Part 1 è la prima grande prova di questo nuovo corso, un’espansione che si presenta come seguito diretto della trama del gioco base e che rilancia il Culto del Verme in una forma tanto familiare quanto più minacciosa.

L’isola di Solstice, nuova ambientazione esotica della stagione, ospita una storia densa di misteri, ambientazioni suggestive e scelte di design pensate per arricchire tanto l’esperienza narrativa quanto quella ludica. E se l’abbandono della classica formula dei “capitoli” poteva generare dubbi, questa prima parte li dissolve con decisione.


Versione testata : PC


Gameplay: tra continuità e trasformazione

Il gameplay di Seasons of the Worm Cult – Part 1 si inserisce perfettamente nel solco tracciato da oltre dieci anni di avventure a Tamriel, ma lo fa con una leggerezza inedita per un contenuto così denso. L’esplorazione di Western Solstice alterna fasi contemplative a combattimenti sempre ben ritmati, in cui la nuova meccanica delle sottoclassi si rivela una vera rivoluzione per il meta di gioco. I nemici del Culto del Verme non sono semplici bersagli da abbattere, ma puzzle da risolvere con build sempre più ibride, mentre le nuove World Boss e Delve costringono a ripensare tattiche e ruoli anche per i giocatori veterani. Il Trial “Ossein Cage” infine si conferma il cuore PvE dell’espansione, sia per la qualità della sfida che per il design ispiratissimo, un misto tra horror corporeo e misticismo da culto antico.

Solstice, il ritorno del culto e la Writhing Wall

Il cuore dell’espansione è la parte occidentale di Solstice, un’isola tropicale dove i membri del Culto del Verme hanno eretto la Writhing Wall: una barriera magica alimentata da anime imprigionate che divide la zona e, per ora, impedisce l’accesso a Est. Un muro letterale e simbolico che pone un chiaro spartiacque tra ciò che è già disponibile e ciò che verrà nella seconda parte della stagione, prevista per fine anno.

Il racconto è ben scritto, oscuro al punto giusto e ricco di riferimenti al passato, ma anche accessibile per chi decide di approcciare ESO da qui, grazie a una gestione intelligente delle missioni principali. Le novità non si fermano però al lato narrativo: Part 1 introduce anche una nuova trial da 12 giocatori (Ossein Cage), boss mondiali, una public dungeon, delves e una quantità imponente di collezionabili, tra antiquities, pet, mount, stili di crafting e set armatura esclusivi.

Longevità e contenuti endgame

Una delle sorprese più piacevoli di Seasons of the Worm Cult – Part 1 è l’equilibrio tra accessibilità iniziale e profondità endgame. Western Solstice offre decine di ore di contenuti anche per i giocatori più avanzati, grazie a sfide ad alto tasso tecnico come l’Ossein Cage, ai nuovi set perfetti per ottimizzare le build e alla qualità dei boss del mondo, che mettono alla prova anche i gruppi più organizzati. La curva di difficoltà è ben calibrata e premia l’approccio tattico, spingendo i giocatori a esplorare le nuove sinergie introdotte con le sottoclassi.

Sottoclassi e Hero’s Return: due novità che fanno la differenza

Il cambiamento più significativo dal punto di vista del gameplay arriva con l’Update 46, incluso per tutti i giocatori e rilasciato in parallelo alla nuova stagione. Questo aggiornamento introduce il sistema delle sottoclassi, che consente di sostituire fino a due delle tre linee di abilità del proprio personaggio con quelle di altre classi. Un’aggiunta rivoluzionaria per chi cerca build originali, ibridazioni mai viste prima e un grado di personalizzazione che avvicina ESO a giochi come Destiny 2.

Ogni build può ora essere progettata con una libertà senza precedenti, e la comunità ha già cominciato a sperimentare combinazioni che sembravano impensabili solo pochi mesi fa. La possibilità di fondere abilità di classi diverse genera una profondità strategica degna dei migliori RPG occidentali, dando nuova linfa anche ai contenuti legacy come i dungeon storici e le arene.

Il secondo elemento chiave è il sistema Hero’s Return, pensato per riportare in gioco gli utenti assenti da tempo. Funziona con una missione di reintroduzione, premi giornalieri e tutorial rinnovati, ed è sorprendentemente efficace nel ricollegare i fili dell’esperienza anche dopo anni di pausa.

Esperienza utente e ritorno dei veterani

Una delle mosse più intelligenti di questa prima parte della stagione è l’aver pensato anche a chi non accede a Tamriel da tempo. Il sistema Hero’s Return, infatti, accompagna i veterani in un percorso di reintroduzione soft, privo di frustrazione, con ricompense concrete fin dai primi login. L’aggiornamento ha migliorato in modo netto la qualità dell’interfaccia e della mappa, rendendo più facile anche per un neofita comprendere dove andare, cosa fare e come personalizzare la propria avventura. Il supporto agli add-on su console (in arrivo a fine giugno) è la ciliegina su una torta pensata davvero per tutti.

Ricompense, oggetti e nuove armature

A livello contenutistico, Part 1 è una miniera d’oro. Oltre alle 213 nuove decorazioni per la casa, i giocatori troveranno tre nuovi oggetti mitici, una lunga lista di set trial, set overland e set craftabili, tutti pensati per stimolare build creative e strategie inedite. Spiccano i set Kazpian’s Cruel Signet e Harmony in Chaos, ideali per i danni ad area e il gioco di squadra, o ancora Recovery Convergence, pensato per chi gioca da healer e cerca nuove sinergie nei dungeon.

Interessante anche l’introduzione del Furnishing Vault per gli abbonati ESO Plus, che permette di immagazzinare fino a 500 pezzi di arredamento unici, riducendo lo stress da inventario e aumentando la personalizzazione degli spazi abitativi.

Un’espansione solida, con lo sguardo rivolto al futuro

Più che una semplice nuova zona, Seasons of the Worm Cult – Part 1 è una dichiarazione d’intenti. Segna l’inizio di una nuova era per The Elder Scrolls Online, con un approccio stagionale che – se proseguirà con questa qualità – potrebbe garantire nuova linfa vitale all’MMO di ZeniMax. La suddivisione in due parti non limita l’esperienza: la porzione già disponibile è ampia, ben costruita e densa di contenuti, con la promessa di ulteriori evoluzioni nei prossimi mesi.

A rendere tutto più fluido ci sono anche le migliorie generali all’esperienza utente, dai tutorial dei Wayshrine rinnovati alla mappa più leggibile, passando per una gestione più pratica delle Master Writs.

Un’economia del gioco finalmente più leggibile

Con l’introduzione del Furnishing Vault per gli utenti ESO Plus e la nuova gestione delle Master Writs, Seasons of the Worm Cult migliora sensibilmente anche uno degli aspetti più tecnici e spesso criticati del gioco: la gestione delle risorse e dell’inventario. Finalmente non è più necessario passare ore a liberare spazio o a fare micromanagement di oggetti ripetitivi: tutto è stato razionalizzato. Il gioco restituisce tempo prezioso al giocatore, che può tornare a concentrarsi sull’avventura invece che sullo zaino.

Commento finale

The Elder Scrolls Online: Seasons of the Worm Cult – Part 1 è un’espansione che riesce a essere accessibile, profonda e appagante. Più che una semplice aggiunta, rappresenta un punto di svolta. E se il futuro di ESO seguirà questa direzione, c’è davvero motivo di essere ottimisti. Questa è la prima volta che ZeniMax rompe con il modello “capitolo annuale” e abbraccia una vera serialità episodica. Il risultato è una narrazione più snella, ma anche più incisiva, che può permettersi colpi di scena e approfondimenti senza doverli concentrare tutti in un solo pacchetto narrativo.

Recensione The Operator, benvenuti all’FDI

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Dopo l’inatteso successo raccolto con critica e pubblico PC circa un anno fa, The Operator si espande verso una platea ancor più numerosa con l’approdo su Nintendo Switch. Una produzione, quella del singolo sviluppatore Bureau81 di Le Havre, capace di raccogliere altresì riconoscimenti importanti, culminati con il premio al miglior design in campo narrativo assegnato ai Pégases 2025 (l’equivalente francese degli Italian Video Game Awards).

Se non conoscete il ricco sottobosco del panorama indie e magari siete rimasti incuriositi dal titolo di questa recensione (non c’è un errore, è davvero FDI e non FBI), vi starete domandando cos’è The Operator e cosa lo rende speciale. Presto detto: nei panni di un operatore di un’agenzia investigativa di polizia federale, dovrete assistere gli agenti sul campo dal vostro terminale utilizzando ogni strumento tecnologico a vostra disposizione. Un concept fresco ed intrigante, ma al tempo stesso ci domandiamo: è un titolo adatto a tutti?

The Operator è disponibile dal 22 Maggio su Nintendo Switch (via eShop), nonché già dallo scorso 22 Luglio 2024 per PC (via Steam).


Versione testata: Nintendo Switch


Lo senti quello, signor Tanner?

Siamo nel 1992. Nella sede centrale di Washington D.C. del Federal Department of Intelligence, i giocatori interpretano i panni di Evan Tanner al suo primo giorno da operatore. Incoraggiato dal direttore Trench e già preso di mira dal severo supervisore Skinner, il protagonista si trova da subito a dover fornire assistenza informatica ed analitica agli agenti sul campo alle prese con omicidi e scomparse. Tuttavia, molto presto accade qualcosa di imprevedibile. Un hacker di nome HAL riesce a penetrare nella rete dell’FDI direttamente nel computer di Tanner. Poco prima di segnalare la breccia nella sicurezza, HAL fornisce tuttavia degli indizi inequivocabili per la risoluzione di un caso impossibile ma al contempo mette in guarda l’operatore nei confronti del resto dell’FDI. Inizierà una complessa partita a scacchi per svelare una cospirazione segreta.

Accedete al vostro terminale ed iniziate l’avventura.

The Operator legittima pienamente i riconoscimenti ricevuti in patria dallo sviluppatore francese Bureau81. L’impianto narrativo si rivela da subito avvincente ed intrigante, trascinando il giocatore in una vicenda imprevedibile ricca di pathos e colpi di scena. Il merito è di un incedere saggiamente ponderato, di personaggi ottimamente caratterizzati (soprattutto HAL) e di una sceneggiatura che sa rivelarsi a tratti davvero sorprendente. Soprattutto nel finale. Ma su questo punto, ci torneremo più avanti…

Al contempo, lo stile grafico sposato da Bureau81 è altrettanto originale ed ispirato. L’intera avventura viene infatti vissuta attraverso lo schermo di un terminale, tra strumenti informatici da destreggiare su un affollato desktop, telefonate di zelanti agenti e clandestine chat con un hacker misterioso. Anche se alcune soluzioni grafiche stridono con l’ambientazione di inizio anno ’90 (talune tecnologie non erano nella realtà dipinte come in The Operator), il risultato finale è assolutamente affascinante nella sua semplicità.

Le schermate di The Operator fanno tanto mix tra MS-DOS e Windows 3.1.

Ho sempre sognato farlo

La suggestione principale attorno alla quale ruota l’intera esperienza ludica di The Operator è quella di potersi calare nei panni di un operatore di un’agenzia investigativa governativa.

Evan Tanner può così ricorrere a tutti gli strumenti visti in centinaia di thriller e serie TV crime, dal sofisticato riconoscimento facciale all’analisi dei video di sorveglianza, passando per il recupero di documentazioni ed indizi. All’atto pratico, The Operator interseca così un flow narrativo costante con una serie di casi da risolvere attraverso l’ingegno e l’intuito.

La traduzione in italiano è di ottima qualità.

Al netto di un’esperienza molto contenuta sul versante della longevità (circa tre ore per raggiungere i titoli di coda), The Operator può tuttavia vantare una invidiabile varietà di situazioni. Se all’inizio ci si limiterà ad identificare i sospetti di casi di omicidio, proseguendo nell’avventura vi troverete ad indagare su un misterioso caso di sparizione nel deserto, su un cold case e addirittura gestire situazioni di elevato pericolo con i minuti contati (non vogliamo spoilerare, ma si tratta della sequenza migliore di tutto il titolo).

Dovendolo descrivere accostandolo a qualcosa, possiamo affermare che il titolo sfrutta una propria interpretazione delle avventure grafiche ad enigmi per veicolare un omogeneo mix tra gameplay e storia. In questo senso, chi cerca un prodotto con una preponderante attenzione ai grattacapi potrebbe restare deluso: il focus di The Operator è su un’amalgama vincente in cui la difficoltà non è mai eccessiva e l’infrastruttura ludica è al servizio dell’immersività.

Risolvere i casi dopo un attento ragionamento da una grande soddisfazione.

Quale è la verità?

The Operator ci è piaciuto davvero tanto, anche se non possiamo sorvolare su alcuni punti. Iniziamo direttamente da qualcosa che vi abbiamo già anticipato, ovvero il finale di The Operator.

No, non siamo impazziti. Non abbiamo alcuna intenzione di rivelarvelo. Nè tantomeno farvi intuire quali rivelazioni conducono ai titoli di coda. Quello che viceversa possiamo dire è che si tratta di una conclusione al contempo coraggiosa ed avventata. Se da un lato, guardando alla chiave di lettura complessiva dell’opera, ne comprendiamo coerenza ed ambizione, dall’altro lato non nascondiamo di essere rimasti comunque interdetti dalla scelta di Bureau81. Il finale lascia il segno, in un modo o nell’altro… ma è più probabile restarne sconcertati.

A volte userete anche terminali diversi dal vostro.

Non aiuta ad indorare l’amara pillola del finale la longevità del titolo. Anche questo si tratta di un aspetto che vi abbiamo anticipato e, sebbene in sé e per sé non gli abbiamo attribuito un gran peso, va anche detto che The Operator sceglie di ingannare un pochino il proprio pubblico. Il motivo è presto detto. Sebbene il titolo lasci immaginare che possano esserci rilevanti biforcazioni negli eventi a seconda delle scelte effettuate (e quindi una potenziale corposa rigiocabilità), la verità è che la vicenda ha un solo ed unico punto di arrivo. Ci possono magari essere dialoghi diversi e qualche missione da poter fallire con le scelte sbagliate, ma questo è tutto.

Si tratta di sbavature che non pregiudicano tutte le qualità di The Operator, ma che al contempo ci hanno lasciato un po’ delusi visto il grande potenziale del concept. Chissà se Bureau81 vorrà deliziarci in futuro con una nuova avventura nei panni di un operatore. C’è margine per qualcosa di davvero unico.

Ci sono casi gestiti in maniera insolita dall’FDI… ma perché?

Commento finale

The Operator è un piccolo indie davvero gustoso, in grado di sfruttare un concept intrigante in maniera brillante. Calarsi nei panni di un operatore di un’agenzia investigativa governativa è un’esperienza divertente e molto soddisfacente, resa ancor più magnetica da una invidiabile padronanza della narrativa da parte di Bureau81. Tutti gli amanti delle avventure grafiche lo ameranno, anche se la scarsa longevità ed un finale sconfortante potrebbero lasciare un po’ di amaro in bocca.

The Midnight Walk diventa una serie TV e un film: Story Kitchen adatterà il gioco dark fantasy di MoonHood Studios

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Dopo Sonic the Hedgehog, Tomb Raider e It Takes Two, Story Kitchen ha scelto un nuovo progetto da portare sullo schermo: si tratta di The Midnight Walk, l’indie dark fantasy firmato MoonHood Studios, che sarà adattato in formato cinematografico e televisivo.

L’annuncio è arrivato oggi, 11 giugno 2025, e segna l’inizio di una collaborazione ancora in fase embrionale, ma già carica di entusiasmo.

Un mondo fatto a mano, tra ombre e dolore

Uscito lo scorso mese su PlayStation 5, PS VR2 e PC via Steam, The Midnight Walk ha rapidamente conquistato la critica con una media voto altissima: 9.5 su DualShockers, 9 su IGN, 4/5 su The Gamer e ComicBook.com.

Ambientato in un universo gotico interamente realizzato in claymation artigianale, il gioco racconta la storia di The Burnt One, un’entità misteriosa che attraversa cinque racconti oscuri legati al fuoco e alla perdita, guidato dalla tenue luce di una lanterna vivente chiamata Potboy.

Un’avventura cupa, toccante e visivamente inconfondibile, che ha attirato l’attenzione di Dmitri M. Johnson e Mike Goldberg, co-fondatori di Story Kitchen:

“Dal primo momento in cui abbiamo visto The Midnight Walk, abbiamo capito che era qualcosa di speciale. Il suo mondo è meravigliosamente inquietante, la storia cruda ed emotiva, e il livello di cura nella realizzazione è fuori scala. Siamo entusiasti di aiutare MoonHood a portare questa visione a un pubblico ancora più vasto.”

Un sogno che diventa realtà per MoonHood

MoonHood Studios, fondata a Göteborg da Klaus Lyngeled e Olov Redmalm, ha costruito la propria identità combinando design narrativo profondo con una straordinaria lavorazione visiva artigianale.

“Abbiamo messo anima e cuore in The Midnight Walk,” hanno dichiarato Lyngeled e Redmalm. “Vedere quella storia varcare i confini del videogioco per arrivare su grande e piccolo schermo, e farlo con un partner come Story Kitchen, è un sogno che si realizza.”

Al momento sono in corso incontri con diversi sceneggiatori e il progetto è ancora nelle fasi iniziali di sviluppo.

L’estetica di Nightmare Before Christmas, la tecnica dell’Unreal Engine

Interpellati sul perché abbiano scelto di puntare su un gioco relativamente di nicchia, Goldberg e Johnson non hanno avuto dubbi.
Goldberg ha sottolineato:

“Ha un’estetica gotica e incredibilmente affascinante che non vedevamo dai tempi di Nightmare Before Christmas, e il gioco stesso prevede un’espansione narrativa continua. Vogliamo portarlo su schermo con un approccio alla Tim Burton o Guillermo del Toro.”

Johnson, invece, ha evidenziato anche il lato produttivo del progetto:

“È affascinante anche dal punto di vista tecnico: il team ha realizzato a mano oltre 700 modelli fisici, poi scansionati in Unreal Engine, dando già un vantaggio enorme al processo produttivo.”

Non è da trascurare neanche il contesto industriale: Story Kitchen ha un accordo first-look per le serie TV con Amazon MGM Studios, e uno analogo per i film d’animazione con DreamWorks Animation. Le possibilità per The Midnight Walk di evolversi in un prodotto di fascia alta sono dunque concrete.

Un nuovo esempio di narrazione che attraversa i media

Il caso The Midnight Walk è un esempio perfetto di come l’interazione tra videogiochi e cinema/TV stia cambiando volto. Non si tratta solo di adattare brand noti, ma di portare in nuovi formati esperienze artistiche e narrative intense, anche quando nascono da studi indipendenti.

In questo senso, l’opera di MoonHood e Story Kitchen potrebbe diventare una pietra miliare nell’evoluzione transmediale dei videogiochi indie, aprendo la strada a nuovi modi di raccontare storie fatte di sogni, incubi, creta e luce tremolante.

Nintendo Switch 2 è da record: oltre 3,5 milioni di unità vendute

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Lanciata ufficialmente il 5 giugno 2025, Nintendo Switch 2 ha già conquistato un primato storico per la casa di Kyoto: oltre 3,5 milioni di console vendute in tutto il mondo nei primi quattro giorni, segnando così il miglior debutto hardware mai registrato da Nintendo.

A confermarlo è la stessa azienda, che sottolinea come Switch 2 abbia superato ogni aspettativa grazie a un mix di innovazioni tecniche, funzioni sociali evolute e una line-up di lancio pensata per massimizzare l’esperienza fin dal primo giorno.

Evoluzione naturale della console ibrida

Nintendo Switch 2 si presenta come un’evoluzione completa del modello originale, mantenendone la filosofia ibrida ma potenziandola sotto ogni aspetto. Lo schermo è più grande e più luminoso, con una risoluzione Full HD 1080p in modalità portatile e 4K in modalità dock, supportata da un nuovo processore ad alte prestazioni che garantisce un miglioramento evidente della grafica e della fluidità generale.

I nuovi Joy-Con 2 magnetici, riprogettati per offrire maggiore precisione e una nuova modalità d’uso in stile mouse, aggiungono versatilità e comfort al sistema.

GameChat e connessioni più vicine

Tra le funzioni inedite più apprezzate c’è GameChat, il sistema di comunicazione integrato che consente chat vocali, videochiamate e condivisione di schermate in tempo reale con i propri amici online. Pensata per dare l’illusione di giocare “nella stessa stanza” anche a distanza, questa funzione segna un cambio di passo nella socialità secondo Nintendo.

Per i primi mesi, GameChat sarà utilizzabile gratuitamente, ma dal 31 marzo 2026 sarà necessario un abbonamento Nintendo Switch Online. È inoltre richiesta una videocamera USB-C compatibile (venduta separatamente), come la nuova Nintendo Camera.

Il debutto di Mario Kart World

A spingere le vendite della console ci ha pensato anche Mario Kart World, nuovo capitolo della storica serie di corse arcade, che debutta proprio con Switch 2. Per la prima volta, l’universo di Mario Kart diventa un mondo interconnessoda esplorare liberamente, con 24 piloti in gara, condizioni meteo dinamiche e tracciati che attraversano città, deserti, oceani e pianure.

Una rivoluzione per la saga, che secondo Nintendo rappresenta il miglior esempio di ciò che la nuova console è in grado di offrire.

Donkey Kong pronto a tornare

E non è finita qui: il 17 luglio arriverà in esclusiva su Nintendo Switch 2 anche Donkey Kong Bananza, un platform 3D ad alta energia che riporta in scena l’iconico Kong in una nuova avventura piena di azione, ambienti distruttibili e caos giocoso. Un altro pezzo da novanta per una line-up che non vuole perdere tempo.

Il futuro è già adesso

Luciano Pereña, CEO e Presidente di Nintendo of Europe, ha commentato così l’accoglienza straordinaria riservata alla console:

“Nintendo Switch 2 rappresenta la prossima evoluzione di Nintendo Switch, e siamo molto felici e grati di vederla già accolta da così tanti giocatori in tutta Europa. Non vediamo l’ora che le persone possano connettersi tra loro attraverso giochi come Mario Kart World, condividendo l’esperienza con amici e familiari, vicini o lontani.”

Con numeri da record e una base installata che promette di crescere ancora rapidamente nei prossimi mesi, Nintendo Switch 2 sembra destinata a segnare una nuova era per la grande N, fra tecnologia accessibile, esperienze condivise e l’immancabile tocco di magia che da sempre accompagna ogni generazione della casa di Kyoto.

Recensione MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI: potenza e compromessi nella nuova era Intel

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La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI rappresenta una eccellente porta di ingresso nella nuova generazione di motherboard Intel con socket LGA 1851. Abbinata al processore Core Ultra 9 285K e componenti di fascia alta, offre prestazioni eccellenti ma con alcuni compromessi, dovuti più alla piattaforma che non al prodotto MSI in sé. L’articolo analizza in dettaglio qualità costruttiva, potenziale di overclock, temperature, rumorosità e il rapporto qualità-prezzo di questa configurazione, valutando anche la longevità del socket in un mercato in rapida evoluzione.

Un Nuovo Capitolo per Intel

Il panorama hardware del 2025 ha visto Intel impegnata in una transizione significativa. Con l’introduzione della serie Core Ultra (Arrow Lake) e del nuovo socket LGA 1851, l’azienda di Santa Clara cerca di recuperare terreno rispetto ad AMD, che negli ultimi anni ha guadagnato quote di mercato significative grazie allo straordinario successo dei suoi processori Ryzen e soprattutto della versione X3D degli stessi, pensata per i gamers.

A nostro avviso tuttavia, il grande vantaggio accumulato da AMD in questi ultimi mesi è dovuto anche ad alcune scelte commerciali che hanno premiato la compagnia agli occhi degli utenti: in primis l’ampio supporto alla piattaforma/socket AM4 prima e AM5 poi, che consente agli utenti di aggiornare il proprio processore anche a distanza di diversi anni.

La politica di Intel è sempre stata diametralmente opposta: aggiornamenti del socket ogni 2 generazioni in genere (con poche eccezioni) e almeno negli ultimi anni, pochi, pochissimi incrementi prestazionali tra una generazione e l’altra.

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI si posiziona come una motherboard di fascia medio alta in questo nuovo ecosistema, promettendo il giusto equilibrio tra prestazioni, funzionalità e prezzo.

In questo contesto, abbiamo analizzato una configurazione completa basata su questa motherboard, abbinata al processore flagship Intel Core Ultra 9 285K, raffreddamento a liquido Arctic Liquid Freezer III 360mm RGB, memoria DDR5 PowerX 6000 CL30, scheda grafica RTX 5090 e storage Samsung 990 Pro. Una build che rappresenta l’apice delle possibilità attuali per un sistema Intel, ma che solleva interrogativi sulla direzione futura della piattaforma.

Novità del chipset Z890 e del socket LGA 1851

Il chipset Intel Z890 rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alla precedente generazione Z790, introducendo diverse innovazioni architetturali e funzionali. Tra le principali novità troviamo:

  • Supporto nativo per PCIe 5.0: Il chipset Z890 offre un totale di 20 linee PCIe 5.0 direttamente dalla CPU, di cui 16 dedicate alla scheda grafica principale e 4 per storage NVMe ad altissima velocità. Questo rappresenta un miglioramento rispetto al Z790 che limitava il PCIe 5.0 principalmente alla GPU.
  • Architettura di connessione migliorata: La connessione tra CPU e chipset avviene tramite un’interfaccia DMI 4.0 x8, che offre una larghezza di banda fino a 64 GB/s, doppia rispetto alla generazione precedente.
  • Supporto esclusivo per DDR5: A differenza del Z790 che supportava sia DDR4 che DDR5, il Z890 abbraccia completamente lo standard DDR5, eliminando la retrocompatibilità ma ottimizzando le prestazioni per le memorie di nuova generazione.
  • Supporto per CUDIMM: Una delle innovazioni più significative è il supporto per i moduli di memoria CUDIMM (Clocked Unbuffered DIMM), che integrano un Client Clock Driver (CKD) direttamente sul modulo per migliorare l’integrità del segnale e consentire frequenze operative più elevate, fino a 8000+ MT/s.
  • Controller USB4/Thunderbolt 4 integrato: Il chipset integra nativamente il supporto per USB4 e Thunderbolt 4, eliminando la necessità di controller esterni.

Quanto al socket LGA 1851, si tratta di una rottura netta con il passato innanzitutto per il nuovo design fisico: Con 1851 pin (rispetto ai 1700 del socket precedente), è incompatibile con qualsiasi CPU delle generazioni precedenti. Possiede inoltre alcune ottimizzazione per i nuovi Core Ultra Arrow Lake, con un layout ripensato per supportare la nuova architettura ibrida e migliorare la distribuzione dell’alimentazione e anche un Miglioramento della gestione termica integrando un IHS (Integrated Heat Spreader) riprogettato e una distribuzione più efficiente dei pin di alimentazione.

Prospettive di longevità

Storicamente, Intel tende a cambiare socket ogni due max tre generazioni di processori (come accaduto per il socket 1700). Questa mossa ufficialmente serve a garantire un costante utilizzo delle ultime innovazioni senza essere limitati dal design del socket. Tuttavia, negli anni in cui Intel dominava incontrastata questa “tradizione” è stata spesso utilizzata per costringere gli utenti all’upgrade senza innovazioni significative.

LGA 1851 che è stato introdotto a fine 2024 con i processori Arrow Lake-S della gamma Core Ultra 200S, potrebbe supportare solo un “upgrade minore”, con il refresh di Arrow Lake, in arrivo quest’anno, e che punterà essenzialmente solo ad un aggiornamento della NPU, ovvero i neural processing unit utilizzati per le funzionalità IA.

Il socket quindi verrà abbandonato nel 2026, con l’arrivo dei processori Nova Lake che introdurranno i nuovi processori a marchio Core Ultra Series 4, o Core Ultra 400S con fino a 16 P-core “Coyote Cove”, 32 E-core “Arctic Wolf” e 4 LP E-core “Arctic Wolf”, con altre configurazioni a 28 core (8P + 16E + 4LPE) a 16 core (4P + 8E + 4LPE), che dovrebbero costituire la base delle proposte HX e H per il settore mobile. Questi nuovi processori con tutta probabilità passeranno al nuovo socket LGA 1954.

Gestione RAM su Intel: i vantaggi rispetto ad AMD

Stando così le cose in termini di longevità, la domanda legittima che vi starete ponendo è: ma chi me lo fare di pensare a Intel piuttosto che AMD?

La risposta è in alcune specificità di questa piattaforma molto adatte soprattutto in tema di produttività. La piattaforma Intel Z890 con socket LGA 1851, infatti, introduce significativi miglioramenti nella gestione della memoria rispetto alle generazioni precedenti e offre alcuni vantaggi distintivi rispetto alle soluzioni AMD. La più importante di queste è il supportare i moduli CUDIMM.

Supporto CUDIMM: l’innovazione chiave

La piattaforma Intel Core Ultra è la prima a supportare nativamente i moduli CUDIMM, che integrano un driver di clock dedicato direttamente sul modulo di memoria, il cosiddetto Client Clock Driver (CKD). Questa tecnologia migliora significativamente l’integrità del segnale, permettendo di raggiungere frequenze operative fino a 8000+ MT/s con stabilità superiore rispetto a quanto visto fino ad ora. Un vantaggio enorme se si pensa che proprio la gestione della memoria su AMD è particolarmente deficitaria, in primis nelle configurazioni a quattro DIMM popolati ed in secondo luogo quando si prova ad utilizzare memorie con frequenze superiori ai 6000mhz.

A differenza di soluzioni software, il CKD interviene direttamente sul segnale elettrico, riducendo jitter e rumore, problemi che tipicamente limitano le frequenze massime raggiungibili, inoltre, i moduli CUDIMM funzionano anche su piattaforme che non supportano il CKD, ma in modalità bypass, limitando le frequenze massime raggiungibili.

Il memory controller dei processori Intel Core Ultra inoltre è stato completamente riprogettato, con miglioramenti significativi nella gestione dei timing e nella stabilità ad alte frequenze. Questo significa che anche non volendo arrivare a frequenze limite come 8000mhz, a parità di frequenza, i processori Intel tendono a offrire latenze di memoria leggermente inferiori rispetto alle controparti AMD, un vantaggio particolarmente rilevante in applicazioni sensibili alla latenza come il gaming. Senza considerare una maggiora compatibilità con i profili XMP e un controllo migliore dei subtimings garantito da questi profili rispetto a quelli EXPO di AMD.

Cosa significa tutto questo?

La piattaforma Intel Z890 dimostra una stabilità superiore con memorie ad alte frequenze (7000+ MT/s) rispetto alle piattaforme AMD X870, che tendono a mostrare instabilità oltre i 6400 MT/s e uno sweetspot intorno ai 6000mhz. Questo significa che è possibile che a seconda dell’applicazione è possibile ottenere prestazioni generalmente migliori con applicazioni sensibili alle velocità della ram. Se in gaming, ad esempio, la differenza è spesso contenuta entro il 3-5%, in applicazioni come il graphic design, o il video editing, le differenze possono arrivare a sfiorare anche il 10-15% a parita di componenti.

MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI: Tecnologie all’avanguardia per connettività e networking

La Tomahawk di MSI è una serie di Motherboard che appartiene alla fascia medio alta del produttore. Oltre all’implementazione di tutte le caratteristiche che abbiamo visto del chipset Intel, la serie integra robuste soluzioni termiche ed elettriche.

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI mantiene l’estetica militare caratteristica della serie TOMAHAWK, con un PCB nero e dissipatori in metallo scuro con accenti rossi. La scheda presenta un robusto sistema di alimentazione Duet Rail con fasi di potenza da 16+1+1, ciascuna capace di gestire fino a 80A, garantendo stabilità anche con processori esigenti come il Core Ultra 9 285K.

Il layout è ben studiato, con quattro slot DIMM per DDR5 che supportano fino a 256GB di RAM con frequenze che possono superare i 9200 MT/s in overclock. La dotazione di slot di espansione include un PCIe 5.0 x16 (dalla CPU), un PCIe 4.0 x4 e un PCIe 4.0 x1 (dal chipset), mentre lo storage è servito da quattro connettori M.2, di cui due PCIe 5.0 x4 (dalla CPU) e due PCIe 4.0 x4 (dal chipset), oltre a quattro porte SATA 6Gbps.

La connettività è un punto di forza, con Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, LAN Intel 5Gbps, due porte Thunderbolt 4 (USB4) e una generosa dotazione di USB, incluse porte USB 20Gbps Type-C con supporto per ricarica rapida.

Networking

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI come dicevamo, eccelle nelle capacità di networking, offrendo soluzioni all’avanguardia per connettività cablata e wireless. La scheda integra il controller Intel Killer E5000, che supporta velocità fino a 5 Gbps, un significativo miglioramento rispetto ai tradizionali controller 2.5G o 1G. Il controller integra un sistema che analizza automaticamente il traffico di rete, assegnando priorità alle applicazioni che richiedono bassa latenza (come gaming online e streaming).

Rispetto ai controller 2.5G, la soluzione 5G offre non solo maggiore larghezza di banda ma anche latenze inferiori, con tempi di risposta ridotti fino al 30%. Nonostante supporti velocità fino a 5 Gbps, inoltre il controller mantiene piena compatibilità con le reti 2.5G/1G/100Mbps esistenti.

Thunderbolt 4

  • Porte dedicate: La motherboard è dotata di 2 porte Thunderbolt 4 sul pannello posteriore, ciascuna capace di:
    • Trasferimento dati fino a 40 Gbps
    • Supporto per daisy-chaining fino a 6 dispositivi (3 Thunderbolt 4 o 5 Thunderbolt 3)
    • Alimentazione fino a 15W (5V/3A) per ricarica dispositivi
    • Supporto per display 8K o doppi display 4K@60Hz
  • Versatilità di connessione: Le porte Thunderbolt 4 supportano anche USB4, USB 3.2 e DisplayPort 1.4, offrendo massima compatibilità con dispositivi di diverse generazioni.
  • Implementazione nativa: A differenza delle generazioni precedenti che richiedevano controller aggiuntivi, il supporto Thunderbolt 4 è integrato direttamente nel chipset Z890, garantendo migliori prestazioni e minore latenza.

Wi-Fi 7

  • Standard di ultima generazione: La scheda integra il modulo Intel Killer BE Wi-Fi 7, che supporta lo standard IEEE 802.11be.
  • Prestazioni superiori: Offre velocità teoriche fino a 5.8 Gbps, latenza ultra-bassa (2ms) e supporto per la banda 320MHz.
  • Multi-Link Operation (MLO): Questa tecnologia permette di utilizzare simultaneamente più bande di frequenza (2.4GHz, 5GHz e 6GHz), ottimizzando automaticamente il traffico.
  • Riduzione delle interferenze: Grazie all’implementazione avanzata di tecnologie MIMO e beamforming, il modulo Wi-Fi 7 offre prestazioni superiori anche in ambienti con elevate interferenze.

L’integrazione di queste tecnologie di networking avanzate rende la MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI particolarmente adatta per applicazioni che richiedono elevata larghezza di banda e bassa latenza, come gaming competitivo, streaming 4K/8K, editing video collaborativo e trasferimento di file di grandi dimensioni.

Qualità dei dissipatori MOSFET e NVMe

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI implementa soluzioni di raffreddamento avanzate sia per i MOSFET del VRM che per gli SSD NVMe, elementi cruciali per garantire stabilità e prestazioni durature.

Dissipatori MOSFET

La motherboard utilizza un sistema di dissipazione denominato “FROZR Design” con heatsink estesi che aumentano significativamente la superficie di dissipazione. I dissipatori sono realizzati in lega di alluminio ad alta densità con finitura anodizzata nera, che garantisce eccellente conduttività termica e resistenza all’ossidazione. Una heat-pipe in rame da 8mm attraversa i dissipatori VRM, distribuendo efficacemente il calore su tutta la superficie e migliorando la dissipazione passiva.

L’interfaccia tra MOSFET e dissipatori utilizza thermal pad da 7W/mK, significativamente migliori rispetto ai 3-5W/mK delle soluzioni entry-level. Le alette dei dissipatori sono progettate per massimizzare il flusso d’aria, con un pattern che riduce la resistenza e migliora la convezione naturale.

Questa soluzione di raffreddamento permette di mantenere temperature operative ottimali anche con processori ad alto TDP come il Core Ultra 9 285K, garantendo stabilità anche in condizioni di overclock spinto.

Dissipatori M.2 Shield Frozr

Particolarmente apprezzabile l’attenzione rivolta al raffreddamento delle unità NVME. Tutti e quattro gli slot M.2 sono dotati di dissipatori dedicati “M.2 Shield Frozr”, che coprono sia il lato superiore che quello inferiore degli SSD NVMe.

Il sistema utilizza un dissipatore principale in alluminio e una backplate in acciaio, creando un “sandwich termico” che dissipa il calore da entrambi i lati dell’SSD. MSI utilizza thermal pad con diverse conducibilità termiche per controller (7W/mK) e NAND (5W/mK), ottimizzando il trasferimento di calore in base alle esigenze specifiche dei componenti.

Integrazione con il flusso d’aria del sistema: I dissipatori M.2 sono posizionati strategicamente per beneficiare del flusso d’aria generato dalle ventole della CPU e della GPU, massimizzando l’efficienza di raffreddamento, questo unito alle loro dimensioni, consentono di gestire efficacemente anche gli nvme PCIe 5.0 di ultima generazione, che possono raggiungere temperature operative significativamente più elevate rispetto ai modelli PCIe 4.0.

 NVME M.2 Shield Frozr  MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI

Nei test pratici, questa soluzione permette di ridurre le temperature degli SSD NVMe fino a 20°C sotto carico intenso, prevenendo il thermal throttling e mantenendo prestazioni costanti anche durante operazioni prolungate di lettura/scrittura ad alta intensità.

Rispetto alla concorrenza, i dissipatori della MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI si posizionano nella fascia alta del mercato, con prestazioni termiche paragonabili a quelle offerte da motherboard di categoria superiore come la MEG Z890 GODLIKE o la ASUS ROG MAXIMUS Z890 HERO.

Presenza del display di errore

Il sistema di diagnostica della MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI rappresenta un punto di forza notevole, combinando LED EZ Debug con un display esadecimale a due cifre. Un dettaglio che ci piacerebber vedere in tutte le motherboard, a partire da quelle di fascia media. Mentre i quattro LED colorati offrono un’immediata identificazione del componente problematico (CPU, RAM, scheda video o boot), il display numerico fornisce una diagnostica più dettagliata con oltre 100 codici di errore e, in condizioni normali, mostra la temperatura della CPU. Questa soluzione dual-layer mantiene l’ultimo codice anche dopo lo spegnimento, facilitando l’analisi di crash improvvisi. Una caratteristica solitamente riservata a schede madri premium, particolarmente apprezzabile per overclocking, aggiornamenti hardware e configurazioni sperimentali, che dimostra l’attenzione di MSI verso gli utenti enthusiast anche in questa fascia di prezzo.

Numero e tipologia di connettori per ventole

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI offre un’ampia dotazione di connettori per ventole e sistemi di raffreddamento, pensata per soddisfare anche le configurazioni più esigenti in termini di gestione termica.

Connettori ventole standard

  • 1x CPU_FAN: Connettore a 4 pin dedicato alla ventola principale della CPU, con supporto PWM e monitoraggio RPM.
  • 1x PUMP_FAN: Connettore a 4 pin ad alta potenza (3A) dedicato alle pompe dei sistemi di raffreddamento a liquido AIO o custom loop.
  • 6x SYS_FAN: Sei connettori a 4 pin per ventole di sistema, distribuiti strategicamente sulla scheda per facilitare il cable management.

Tutti i connettori supportano la tecnologia MSI Smart Fan, che permette di creare curve di velocità personalizzate basate su diverse sorgenti di temperatura (CPU, GPU, scheda madre, sensori esterni).

La Possibilità di raggruppare più ventole sotto un unico controllo o di gestirle individualmente e la modalità semi-passive per l’arresto completo delle ventole sotto una certa soglia di temperatura, Ogni header è protetto da sovracorrente, prevenendo danni in caso di cortocircuiti o ventole difettose. La scheda include sensori di temperatura multipli che possono essere utilizzati come riferimento per il controllo delle ventole.

Connettori RGB/ARGB

  • 2x JRGB: Connettori a 4 pin per strisce LED RGB tradizionali (12V).
  • 3x JRAINBOW: Connettori a 3 pin per strisce LED ARGB (5V), compatibili con il nuovo standard ARGB 2.0 che supporta fino a 1000 LED per canale.

Questa dotazione di connettori per ventole posiziona la MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI nella fascia alta del mercato, offrendo possibilità di configurazione paragonabili a quelle di motherboard più costose. La presenza di sei connettori SYS_FAN, in particolare, è un valore aggiunto significativo rispetto alla media di 3-4 connettori tipicamente presenti su motherboard di fascia media.

Configurazione di prova

Configurazione di Prova
ProcessoreIntel Core Ultra 285K
Scheda MadreMSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI
Memoria RAM64GB DDR5 600MHz CL PowerX
AlimentatoreFSP Hydro G ATX 3.0 1000W
DissipatoreArctic Liquid Freezer III 360mm
Scheda VideoNVIDIA Gainward Phantom RTX 5090
Storage2x Samsung 990 PRO NVMe 2TB
CaseHYTE Y70
Ventole3x Phanteks T30-D30 140mm (2 intake, 1 exhaust)
2x Noctua NF-A14 PWM (intake inferiore)

Analisi Tecnica: La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI sotto la lente

La configurazione testata mostra un’ottima sinergia tra i componenti. Il dissipatore Arctic Liquid Freezer III 360mm RGB si dimostra più che adeguato per gestire il TDP di 250W del Core Ultra 9 285K, mantenendo temperature operative accettabili anche sotto carico intenso. Le memorie DDR5 6000MHz CL30 rappresentano un buon compromesso tra prestazioni e stabilità, sebbene il controller di memoria del processore supporti frequenze ben superiori.

La RTX 5090 trova nella Z890 TOMAHAWK un partner all’altezza, con lo slot PCIe 5.0 x16 che fornisce tutta la banda necessaria, mentre i due SSD Samsung 990 Pro da 2TB possono sfruttare appieno le linee PCIe 5.0 dirette dalla CPU, garantendo prestazioni di storage ai vertici della categoria.

Potenziale di overclock

Il BIOS della Z890 TOMAHAWK WIFI offre un’interfaccia completa per l’overclocking, con controlli granulari su tensioni, frequenze e timing. Il processore Core Ultra 9 285K mostra un discreto margine di overclock, raggiungendo stabilmente i 5.8-5.9 GHz sui P-core e 4.7-4.8 GHz sugli E-core con un adeguato sistema di raffreddamento.

Le memorie DDR5 PowerX 6000 CL30 possono essere spinte fino a 7200-7400 MT/s mantenendo latenze ragionevoli, grazie anche al supporto della motherboard per il profilo Intel XMP 3.0 e alla qualità del PCB a 8 strati che garantisce integrità del segnale anche ad alte frequenze.

Va notato che l’overclock del Core Ultra 9 285K comporta un aumento significativo del consumo energetico, superando facilmente i 300W sotto carico, con conseguente aumento delle temperature. Il sistema di alimentazione della motherboard gestisce bene questi carichi, ma è fondamentale un raffreddamento adeguato.

Temperature e Rumorosità: Dati Oggettivi

I test condotti sulla configurazione completa hanno evidenziato un comportamento termico e acustico generalmente buono, con alcune considerazioni importanti:

CPU Intel Core Ultra 9 285K

  • Temperatura idle: 35-40°C
  • Temperatura gaming: 65-70°C
  • Temperatura full load (stress test): 75-80°C
  • Consumo energetico: 125W base, fino a 250W sotto carico massimo

Rispetto alla generazione precedente (14900K), si nota un miglioramento significativo nell’efficienza energetica, con temperature inferiori a parità di prestazioni. Questo è dovuto principalmente alla nuova architettura e al passaggio al nodo produttivo TSMC N3B.

Dissipatore Arctic Liquid Freezer III 360mm RGB

  • Rumorosità a 600 RPM: <30.2 dBA (quasi impercettibile)
  • Rumorosità a 1200 RPM: 31.0 dBA (appena udibile)
  • Rumorosità a pieno regime (3000 RPM): 58.6 dBA (decisamente rumoroso)

Il dissipatore si dimostra eccellente nel bilanciare prestazioni e rumorosità, mantenendo la CPU a temperature ottimali anche con ventole a regime ridotto. Solo in condizioni di stress test prolungato è necessario aumentare la velocità delle ventole oltre i 1500 RPM, con conseguente aumento della rumorosità.

GPU RTX 5090

  • Temperatura idle: 50°C (fan stop attivo)
  • Temperatura gaming: 77°C
  • Temperatura memoria: 94°C
  • Rumorosità sotto carico: 40.1 dBA
  • Velocità ventole: 1673 RPM

La scheda grafica rappresenta il componente più caldo e rumoroso del sistema, ma i valori rientrano nella norma per una GPU di questa potenza. Il design della Z890 TOMAHAWK, con ampio spazio tra lo slot PCIe primario e gli slot M.2, favorisce un buon flusso d’aria attorno alla scheda video.

Sistema complessivo

  • Rumorosità idle: 30-32 dBA (con ventole chassis a bassa velocità)
  • Rumorosità gaming: 38-42 dBA
  • Rumorosità full load: 45-50 dBA

L’utilizzo di ventole Phanteks D30 140mm e Arctic P140 contribuisce a mantenere un profilo acustico contenuto anche sotto carico, con un flusso d’aria ottimizzato che previene hotspot all’interno del case.

Il senso di una configurazione Intel nel 2025

La scelta di una piattaforma Intel con socket LGA 1851 nel 2025 presenta vantaggi e svantaggi significativi. Da un lato, offre accesso alle più recenti tecnologie di connettività e storage, con un’architettura CPU rinnovata che migliora l’efficienza energetica. Dall’altro, rappresenta un investimento in una piattaforma potenzialmente a fine vita, considerando la tendenza di Intel a cambiare socket frequentemente come abbiamo visto poco più sopra.

La strategia di Intel di abbandonare l’Hyper-Threading nei P-core a favore di un maggior numero di E-core rappresenta una scommessa interessante, che mostra risultati contrastanti: migliore efficienza energetica ma prestazioni gaming non sempre all’altezza delle aspettative per un processore flagship.

La scelta di assemblare una macchina Intel oggi con questo tipo di motherboard deve quindi partire da una domanda chiave: quanto tempo ho intenzione di mantenere la mia macchina? Sono interessato ad effettuare aggiornamenti nei prossimi anni? Che utilizzo farò di questa macchina?

Se il computer che state assemblando oggi è destinato ad applicazioni che traggono vantaggio da un alto quantitativo di ram ad alta velocità, e se questo pc è destinato a rimanere con voi a lungo, magari aggiornando esclusivamente tra qualche anno, la GPU, allora la scelta di Intel ha i suoi vantaggi: memorie veloci e generalmente meglio sfruttate rispetto ad AMD, ottima efficienza energetica. La scelta di una motherboard come questa allora rappresenta una scelta ideale perchè dotata di tecnologie che vi accompagneranno a lungo come appunto Thunderbolt 4, WiFi 7 e PCIE 5.0.

Commento finale

La MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI è una motherboard eccellente sia per l’alta qualità dei componenti che dei dissipatori utilizzati e per la fascia di prezzo in cui si colloca, circa 290 euro su Amazon, una delle migliori proposte con chipset Intel Z890. Purtroppo la scheda subisce suo malgrado “l’influenza negativa” delle politiche di Intel che, se fino a qualche anno fa – quando dominava incontrastata il mercato delle CPU – dovevano essere subite passivamente, oggi con AMD che propone una politica diametralmente opposta di supporto plurigenerazionale ai suoi socket e chipset, è diventata francamente insopportabile.

Certo, queste negatività vanno calate nella realtà personale dell’utente: se la macchina che intendete assemblare è destinata a durare a lungo sulla vostra scrivania e il prossimo aggiornamento arriverà soltanto tra diversi anni, allora scegliere Intel ha senso e scegliere questa MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI ne ha ancora di più, grazie alla presenza delle ultime tecnologie in fatto di networking e connettività, l’ampia disponibilità di porte e l’ottimo design termico ed elettrico, che la rendono una scelta eccellente per build di alto livello.

In definitiva, la MSI MAG Z890 TOMAHAWK WIFI è una motherboard ben progettata che offre tutto ciò che ci si aspetta da una scheda di fascia medio alta, ma la decisione di investire nell’ecosistema LGA 1851 dovrebbe essere ponderata attentamente, considerando le alternative disponibili e le proprie esigenze specifiche a lungo termine.

Lies of P: Overture – Guida ai trofei

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Lies of P Overture

Avete platinato Lies of P e volete ottenere il 100% di Overture? Siete nel posto giusto!


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Questo DLC è un prequel del gioco base che racconta una storia autonoma e risponde ad alcune domande rimaste irrisolte. A differenza del gioco base, Overture ha un solo finale, quindi vi basterà completarlo una sola volta per vivere tutta la storia. Tuttavia, ci sono alcuni oggetti e missioni che potreste perdere, quindi dovrete rimanere attenti durante la vostra partita. Fortunatamente, il gioco vi avvisa prima della sezione finale, permettendovi di completare eventuali missioni rimaste aperte prima di concludere il DLC e “perdere” tutti gli NPC.

C’è però una cosa importante di cui tener conto. Se non siete nel New Game+ nel gioco base potreste dover giocare due volte il DLC. O comunque giocarlo una volta ma in New Game+ perché si può completare al 100% solo così poiché alcuni dischi d’oro sono esclusivi e non compaiono nella prima partita. Per iniziare il DLC dovrete aver sconfitto il boss Maestro della sfilata corrotto nel Capitolo 9 del gioco base.

Tenete presente che, se sconfiggete il boss finale nel gioco base e iniziate una nuova partita, dovrete rifare tutto fino al Capitolo 9 per poter accedere (o ri-accedere) al DLC.

Informazioni preliminari

  • Difficoltà stimata per il platino: 5/10 se giocate alla nuova difficoltà facile, altrimenti 7/10
  • Tempo stimato per il platino: 5-15 ore a seconda della difficoltà a cui giocate
  • Trofei offline: 11
  • Trofei online: 0
  • Trofei missabili: 4 (Collezionista di vere armi da combattimento, Melodia della memoria, Essere umano, Segugio di segreti oscuri)
  • Trofei glitchati: 0
  • La difficoltà influisce sui trofei? No, potete giocare all’ultima difficoltà. Per ottenere i dischi d’oro per Melodia della memoria dovete essere nel New Game+ del gioco base.
  • Run minime: 1 se la fate direttamente in New Game+, altrimenti 2
  • Free-roam/selezione livelli dopo aver finito il gioco: Potete ancora visitare tutte le location del DLC dopo aver completato la storia, ma tutti gli NPC spariranno non appena avrete finito la trama dello stesso.

Road-map

  • Step 1: In New Game+ giocate fino al punto di non ritorno del DLC (Rose Garden Entrance nel Capitolo 5). Collezionate tutte la armi, le braccia, i gesti, i dischi e gli oggetti legati a missioni. I dischi d’oro appaiono solo in New Game+, il che significa che non potete completare al 100% il DLC se siete alla prima partita. Alcune scelte devono essere prese rapidamente, ed è facile scegliere l’opzione sbagliata se non seguite la guida. Inoltre, NON consumate né scambiate gli Ergos dei Boss per amuleti! Il DLC introduce due nuovi Ergos dei Boss e, se volete ottenere il trofeo legato alle armi, dovrete scambiarli con le loro armi uniche, non gli amuleti. Se perdete qualcosa, dovrete rifare il gioco principale fino al capitolo 9 in un’altra partita New Game+ per poter riavviare il DLC, e poi completare di nuovo tutto il DLC! Non potete rigiocare il DLC da solo senza rifare prima il gioco principale. Come precauzione, fate un backup della vostra partita prima di iniziare il DLC (cloud PS+ per PS5 o USB per PS4). Se qualcosa va storto, potrete ripristinare il salvataggio e rigiocare il DLC senza dover rifare il gioco principale.
  • Step 2: Non sconfiggete il boss del punto di non ritorno di cui sopra! Dedichiamoci al clean-up. A questo punto, se avete fatto tutto, dovreste avere attiva solo la sidequest The Tracker’s Quest. Per prima cosa, andate da Klaus e acquistate le due armi che richiedono i due nuovi Ergos dei Boss introdotti dal DLC. Poi, completate la sidequest. Dovrete risolvere tre piccoli indovinelli. Alla fine della missione, assicuratevi di scegliere questo dialogo per ottenere un collezionabile che si può perdere: “Lo saranno, e Krat sarà salvata”. Prima di passare allo step 3, assicuratevi di aver completato quanto segue: trovate 9 armi su 10 (l’ultima si ottiene durante il finale), ottenuti tutte 8 gli gesti d ottenute 7 dischi su 8 (l’ultimo si ottiene durante il finale). Potete sempre controllare i vostri dischi dal registratore dell’Hotel Krat per verificare di aver solo l’ultimo mancante. Se tutto il resto è completo, siete pronti per il punto successivo.
  • Step 3: Non vi resta che sconfiggere l’ultimo boss. Se avete raccolto tutto fino a questo punto, vincere l’ultimo scontro sbloccherà i trofei rimanenti. Una volta battuto il boss, e con l’ultimo disco e l’ultima arma in vostro possesso, avrete completato al 100% i trofei del DLC!

Guida ai trofei

The Rose’s Memory
Raggiungi il finale [The Rose’s Memory]

Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo otterrete dopo aver sconfitto il boss finale del DLC.

In questo video (non propriamente una video-guida) utilizziamo una build “generica” non ottimizzata sfruttando le strategie più forti (Spettro, Oggetti lanciabili e Filo del Burattino) in modo che possa essere di “ispirazione” potenzialmente per tutti.


Risolutezza costante
Senti l’ultima registrazione della Leggenda

Sbloccherete questo trofeo dopo aver sconfitto il boss finale. Riceverete la Chiave della Stanza Segreta. Tuttavia, una volta terminato il DLC, tornerete al vostro mondo normale. Per tornare indietro, seguite le farfalle fino allo Stargazer e usate il teletrasporto per tornare all’Hotel Krat del DLC. Poi continuate a seguire le farfalle, che vi condurranno al giardino. Qui potrete usare la chiave dietro l’albero. Dopo aver raccolto la registrazione vocale all’interno, ascoltatela nel menu dei collezionabili sotto la voce Lettere e sbloccherete il trofeo.

Collezionista di vere armi da combattimento
Raccogli tutte le armi e le braccia a Legione nel Tempo dimenticato

MISSABILE

Per sbloccare il trofeo legato alle armi e a Legione, dovete collezionare tutte e 10 le armi e creare i due nuovi Bracci presenti nel DLC.

Seguite questo video di Game Guides Channel:


Oltre le potenzialità illimitate
Potenzia ulteriormente le abilità dell’Organo-P

Per prima cosa dovete raggiungere l’Eventide Hotel Krat nel DLC. Poi andate al tavolo degli Strumenti di Manutenzione, dove troverete una sedia per potenziare il vostro Organo-P. Ma prima di poterlo potenziare, dovete prendere il Nucleo di Potenziamento dalla scatola sulla destra. Questo nucleo vi permetterà di migliorare le vostre abilità. Aprite l’albero dei potenziamenti e premete R1 per passare alla nuova scheda Potenziamento Organo-P. Qui potrete usare il Quarzo per rafforzarvi. Assicuratevi di avere almeno 1 Quarzo, altrimenti non potrete effettuare il potenziamento. Potete usare qualsiasi potenziamento e il trofeo si sbloccherà appena lo applicherete.


Melodia della memoria
Raccogli e ascolta tutti i dischi del Tempo dimenticato

MISSABILE E LEGATO AL NEW GAME+

Per sbloccare il trofeo legato ai dischi dovrete ottenere ed ascoltare tutte e 8 i dischi, appunto, del DLC.

Seguite questo video di Game Guides Channel:


Essere umano
Impara tutti i gesti del Tempo dimenticato

MISSABILE

Per sbloccare il trofeo legato ai gesti dovrete ottenere ed ascoltare tutte e 8 i gesti, appunto, del DLC.

Seguite questo video di Game Guides Channel:


Segugio di segreti oscuri
Decifra tutti gli indizi nascosti nelle macchine cifranti e reclama i premi

MISSABILE

Per sbloccare il trofeo dovrete decifrare tutti gli indizi. Fate però attenzione: se sconfiggete l’ultimo boss nel Giardino delle Rose prima di completare la missione e ottenere il trofeo, questo diventerà missabile. Inoltre, alla fine della missione, assicuratevi di scegliere l’opzione di dialogo: “Lo saranno, e Krat sarà salvata“. Questa scelta è fondamentale per ottenere la registrazione molto facile da perdere chiamata “Sopravvissuto”, necessaria per il trofeo Melodia della memoria.


Burattinaia della morte
Uccidi Markiona, la Burattinaia della morte

Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo otterrete dopo aver sconfitto Markiona.

In questo video (non propriamente una video-guida) utilizziamo una build “generica” non ottimizzata sfruttando le strategie più forti (Spettro, Oggetti lanciabili e Filo del Burattino) in modo che possa essere di “ispirazione” potenzialmente per tutti.


Guardiano angustiato
Uccidi il Guardiano delle rovine angustiato

Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo otterrete dopo aver sconfitto il guardiano.

In questo video (non propriamente una video-guida) utilizziamo una build “generica” non ottimizzata sfruttando le strategie più forti (Spettro, Oggetti lanciabili e Filo del Burattino) in modo che possa essere di “ispirazione” potenzialmente per tutti.


L’Artista sanguinario
Uccidi l’Artista sanguinario

Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo otterrete dopo aver sconfitto l’Artista sanguinario.

In questo video (non propriamente una video-guida) utilizziamo una build “generica” non ottimizzata sfruttando le strategie più forti (Spettro, Oggetti lanciabili e Filo del Burattino) in modo che possa essere di “ispirazione” potenzialmente per tutti.


Onore e Vendetta
Uccidi il capo dei Bastardi e il capo degli Spazzini

Legato alla storia, impossibile da mancare. Lo otterrete dopo aver sconfitto Lumacchio.

In questo video (non propriamente una video-guida) utilizziamo una build “generica” non ottimizzata sfruttando le strategie più forti (Spettro, Oggetti lanciabili e Filo del Burattino) in modo che possa essere di “ispirazione” potenzialmente per tutti.

Nintendo annuncia a sorpresa Splatoon Raiders, spin-off della serie per Switch 2

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Nintendo ha annunciato oggi Splatoon Raiders, il primissimo spin-off della serie in arrivo in esclusiva su Switch 2, oltre ad un nuovo aggiornamento per il terzo capitolo.

Nel ruolo di un personaggio chiamato Macchinista, i giocatori partiranno per un’avventura attraverso le misteriose Isole Spirhalite insieme allo splattacolare Trio Triglio. Il titolo sembrerebbe essere orientato maggiormente verso un’esperienza single player, a differenza della serie regolare che ha raccolto un grande successo nel multiplayer.

Di seguito trovate il trailer ufficiale di Splatoon Raiders che anticipa inoltre un nuovo aggiornamento in arrivo per Splatoon 3, di cui trovate i dettagli del relativo comunicato stampa.

In arrivo gratuitamente il 12 Giugno per Nintendo Switch e Nintendo Switch 2, l’aggiornamento include la collezione di Splattonia, formata da nuove armi dei marchi BaraS e Car-bon. Ispirate ad armi già presenti nel gioco, queste nuove aggiunte hanno un look tutto nuovo con armi secondarie e speciali differenti. In totale, la collezione include 30 nuovi set di armi. Inoltre, uno degli scenari dello Splatoon originale per Wii U, Periferia urbana, verrà aggiunto alla selezione dei livelli.

E non è tutto, perché verranno anche alzati i limiti di competenza delle armi e i giocatori potranno ottenere nuove spille. Verrà aggiunta l’Energia arma (Serie), una nuova statistica, in Partita anarchica (Serie). Questa statistica terrà traccia dell’efficacia dei giocatori con le varie armi in base al loro rapporto vittorie/sconfitte in battaglia, abbinandoli poi a giocatori con un’energia simile. Questo rende possibile provare nuove armi senza essere svantaggiati, nonché spingersi al limite con le proprie armi preferite.

Inoltre, con questo nuovo aggiornamento chi gioca a Splatoon 3 su Nintendo Switch 2 potrà godersi una grafica più dettagliata e una maggiore fluidità in luoghi come Splatville e la sede del Grand Festival. Il trailer di oggi ha anche confermato che i giocatori di Splatoon 3 potranno divertirsi insieme, sia che utilizzino Nintendo Switch o Nintendo Switch 2.