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Steve Fox serra i pugni nel nuovo trailer di Tekken 8

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Dopo aver mostrato il ritorno di Leo negli scorsi giorni, Tekken 8 accoglie un altro grande ritorno: il boxer Steve Fox.

Vi proponiamo di seguito il filmato, grazie all’account ufficiale YouTube del publisher.

Aspetto dei personaggi completamente rivisto. Modelli elaborati e dettagliatissimi rifatti da zero e grafica ad alta fedeltà infrangono i limiti dell’hardware di nuova generazione e aggiungono peso e atmosfera nuovi alle iconiche battaglie di TEKKEN. Ambientazioni vivide e livelli che possono essere distrutti si combinano per creare un senso di immersione incredibile e un’esperienza di gioco definitiva.

In TEKKEN 8, “Il pugno incontra il destino”. La serie detiene il record mondiale per la storia più longeva dei videogiochi: il nuovo capitolo di TEKKEN 8 porta avanti la tragica saga dei Mishima e dei Kazama e della vendetta tra padre e figlio, ed è ambientato 6 mesi dopo la fine dell’ultimo match. La storia della crescita e della determinazione di Jin Kazama segna un nuovo capitolo in questa serie senza tempo.

Il nuovo sistema di battaglia, l’Heat, aumenta la natura aggressiva degli scontri, pur mantenendo il feeling e la strategia tipica della serie di TEKKEN. L’intensità delle battaglie è notevolmente aumentata dai livelli che si possono distruggere. Sferrare supermosse come le Rage Art lascerà a bocca aperta sia i giocatori sia il pubblico. Tutte queste meccaniche dal forte impatto rendono TEKKEN 8 il titolo più avvincente della serie!

Nella nuova modalità per giocatore singolo, Quest arcade, crea un avatar e inizia la tua nuova avventura di TEKKEN. Scontrati con tanti rivali in varie sale giochi arcade e porta avanti la storia, il tutto mentre impari a padroneggiare le basi e le abilità utili di TEKKEN 8. Avanzando sbloccherai tanti oggetti di personalizzazioni per i personaggi e gli avatar.

Tekken 8 sarà disponibile dal prossimo 26 Gennaio per PC, PlayStation 5 ed Xbox Series.

Dragon’s Dogma 2, ecco il nuovo trailer, la data ufficiale e tutti i dettagli dello Showcase

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Come preannunciato, Dragon’s Dogma 2 è tornato a mostrarsi nel corso dello Showcase delle scorse ore, condividendo tante novità sull’atteso action RPG.

A cominciare dal main trailer, che mostra non solo il mondo di gioco e la storia ma anche sprazzi di gameplay, come da tradizione Capcom. Ve lo proponiamo di seguito, grazie all’account ufficiale YouTube della produzione.

Nel corso dello Showcase (visionabile previo check dell’età su YouTube) sono state mostrate le interazioni con i mostri ed il mondo di gioco, presentando Talos, un imponente soldato metallico. Per affrontarlo si potrà scegliere come raggiungere i suoi punti deboli. Scalandolo sfruttando la conformazione ambientale, aggrapparsi ad un nemico volante per raggiungerlo o molto altro. Spazio anche per l’editor dei personaggi, che si preannuncia particolarmente ricco sia per il protagonista sia per le Pedine. Tra le nuove classi principali (quindi non per le Pedine), presente altresì il Trickster, un guerriero che si serve del fumo di un incensiere per stordire e confondere gli avversari.

Sul versante della storia, abbiamo visto la contrapposizione tra due nazioni. Vermund, la città degli umani governati dalla regina Disa, e Battahl, il posto dove vivono le creature antropomorfe sotto la guida dell’imperatrice Nadinia. Le due compagini si troveranno ad affrontare le minacce del Drago ed il giocatore (l’Arisen) dovrà scegliere da che parte stare.

Per quanto riguarda le edizioni disponibili, oltre alla Standard Edition (64,99 euro su Steam) che fornirà come extra per il preorder un set di quattro armi scelte, ci sarà anche la Deluxe Edition (74,99 euro su Steam). Per questa, oltre al set previsto per la Standard ed all’Anello della serenità, ci sarà accesso ad un ulteriore pacchetto di contenuti:

  • Set da campeggio per esploratori
  • Accampati all’aperto
  • Musiche e suoni di Dragon’s Dogma
  • Suoni personalizzati
  • Segnale di fumo attira-arpie
  • Attira i mostri alati
  • Pendente dell’affetto
  • Un regalo speciale
  • Incenso dell’ambivalenza
  • Cambia personalità a una pedina
  • Chiave provvisoria di prigione
  • Evadi di galera
  • Arte della metamorfosi
  • Modifica un personaggio
  • Cuore di Drago
  • Riporta in vita i caduti (A)
  • 1500 Cristalli della Faglia
  • Punti da usare oltre la faglia

Infine, come già ampiamente leakato, è stato confermato che Dragon’s Dogma 2 arriverà il prossimo 22 Marzo 2024 su PC, PS5 e Xbox Series X|S.

Recensione Globular Cluster CMP2, l’accessorio indispensabile per PSVR2

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Nella nostra recensione di PSVR2 pubblicata sulle pagine di AlternativeReality.it ci siamo più volte soffermati sul particolare head strap scelto da Sony e sulla scarsa qualità delle plastiche e delle imbottiture. Questi elementi combinati (oltre ad un terribile problema con i controller Sense) hanno influenzato pesantemente la user experience degli early adopters e ancora oggi impediscono a tanti giocatori di godersi a pieno la pulizia dell’immagine di PlayStation VR 2.

Per quanto riguarda l’aspetto qualitativo, basta tenere in mano pochi minuti il visore Sony per accorgersi che le uniche due imbottiture, quella sulla fronte e quella sulla nuca, sono praticamente inesistenti: sotto il rivestimento in silicone infatti, non c’è letteralmente nulla se non il supporto in plastica, e siccome gli unici due punti di contatto sono proprio questi e facile capire che il comfort non è stato propriamente al centro degli obiettivi degli ingegneri giapponesi. Ma questo non è solo un problema di comodità.

Sony ha infatti deciso di utilizzare per il suo visore di seconda generazione le oramai superate lenti Fresnel. Queste lenti, a fronte di alcuni vantaggi innegabili, come un basso costo di produzione, un ottimo FOV e una certa compattezza nelle dimensioni, presentano però importanti controindicazioni. In primo luogo la tendenza a generare god rays – quella sorta di aura visualizzata ai bordi dell’immagine in presenza di contrasti tra elementi luminosi e bui – aberrazioni cromatiche e ottiche e soprattutto, uno sweetspot particolarmente ristretto.

Per sweetspot si intende la parte di lente in cui l’immagine è perfettamente a fuoco e priva di aberrazioni (difetti) visive. Ebbene, con le lenti Fresnel l’immagine risulta perfettamente chiara e priva di difetti soltanto al centro della lente, degradando a mano a mano che ci si sposta verso i bordi. Con queste lenti, quindi, è importante che la pupilla del giocatore si trovi perfettamente al centro dello sweetspot, poiché anche una minima deviazione ne comporterebbe una riduzione della qualità dell’immagine.

La scelta di Sony di utilizzare un head strap che si poggia essenzialmente solo sulla fronte e sul retro della testa, unito al peso considerevole del visore nella parte frontale, poi, rende particolarmente problematico il mantenimento dello sweet spot.

Se utilizzate PlayStation VR 2 sapete già infatti, che basta muovere velocemente la testa, o scostarlo solo leggermente dal viso per far si che l’immagine risulti nuovamente sfocata, costringendovi a riaggiustare la posizione del visore stesso.

L’ottima risoluzione di PlayStation VR 2, inoltre, rende ancora più evidente l’uscita dallo sweet spot, aumentando il distacco tra l’immagine perfettamente nitida all’interno dell’area ottimale della lente e quella sfocata all’esterno dello sweetspot.

Per risolvere questo problema Globular Cluster, una piccola società inglese che produce accessori per la VR, ha prodotto quello che a nostro parere è un assoluto must have per ogni utente PlayStation VR 2, il Globular Cluster CMP2.

Cos’è il Globlular Cluster CMP2  

Il CMP2 di Globular Cluster è sostanzialmente una comfort mod che si compone di tre elementi: una fascia per la parte superiore della testa, un nuovo supporto per la fronte e una piccola cupola per il supporto alla nuca, simile a quella di Quest Pro.

Ciascuno di questi tre elementi ha un ruolo cruciale nel rendere PlayStation VR 2 non soltanto più comodo durante lunghe sessioni di gioco, ma anche decisamente meno incline alla perdita dello sweetspot.

La fascia superiore, infatti, impedisce al visore di scivolare verso il basso a causa del peso concentrato nella parte frontale o durante i movimenti e aiuta a ribilanciare il peso dell’headset stesso scaricando al centro della testa. La cupola sul retro e il nuovo supporto imbottito per la fronte impediscono il movimento sull’asse orizzontale stabilizzando totalmente il visore.

Contenuto della confezione

Il kit Globular Cluster CMP2 comprende diverse varianti dei tre elementi di cui abbiamo detto e che gli utenti possono scegliere e accoppiare in base alle proprie preferenze.

Sia la fascia frontale che il cupolotto posteriore sono disponibili in diverse combinazioni: la fascia frontale è disponibile in Pelle sintetica e imbottitura in Gel+memory foam; tessuto traspirante con imbottitura in Gel +memory foam;e tessuto lavabile + memory foam

Il cupolotto posteriore è disponibile in Pelle sintetica con imbottitura in memory foam; Silicone con imbottitura in gel, oppure in tessuto lavabile + memory foam.

Per quanto riguarda invece la fascia superiore invece sono disponibili due varianti, quella con imbottitura in memory foam e quella senza.

Altri accessori contenuti nella confezione sono lo strumento per la rimozione delle imbottiture originali di PSVR 2, il supporto in plastica per la fascia frontale e quello per il cupolotto posteriore.

Installazione

L’installazione del CMP2 è stata piuttosto semplice grazie alla videoguida presente su youtube e al comodo accessorio per rimuovere le imbottiture originali. L’unica accortenza che bisogna avere è di non esercitare eccessiva pressione sui ganci dei supporti originali frontali e posteriori, per evitare che gli stessi si rompano durante l’estrazione.

Comfort impareggiabile.

Sono oramai diverse settimane che utilizziamo Globular Cluster CMP2 e francamente non sappiamo come abbiamo fatto a vivere senza fino ad ora. Il nostro setup preferito comprende la fascia superiore imbottita, la fascia in tessuto traspirante con imbottitura in gel per la fronte e quella Gel + pad in silicone per la nuca. Particolarmente intelligente è stata la scelta di Globular Cluster di prevedere una versione con ’imbottitura in gel. Il gel infatti consente di tenere più fresca la pelle a contatto con la fascia e riduce drasticamente la sudorazione non solo nelle giornate calde, quando giocare in VR è un vero supplizio, ma anche con quei titoli particolarmente movimentati come Pistol Whip.

Anche dal punto di vista estetico, come potete giudicare voi stessi dalle immagini qui sotto, soprattutto con l’abbinamento di pad posteriore e fascia in tessuto e memory foam, PlayStation VR 2 ha acquistato un look premium, un plus da non sottovalutare.

Commento finale

Con Globular Cluster CMP2 la nostra esperienza di gioco con PlayStation VR 2 è totalmente cambiata: i movimenti veloci del capo durante le sessioni di Pavlov o di Resident Evil Village non sono più un problema, e il visore resta perfettamente centrato sullo sweet spot. La fascia in gel e tessuto traspirante, inoltre, ha reso le nostre sessioni estremamente più confortevoli e, anche dopo diverse ore di gioco, non si avverte più la necessità di togliere il visore e rifiatare. Ad un prezzo di 49euro su Amazon, in definitiva, questo accessorio è un must have assoluto per tutti gli utenti PlayStation VR 2

Se vi interessa sapere quali sono, secondo noi, i migliori accessori per PSVR 2, qui trovate il nostro articolo su AlternativeReality.i

Beyond Good and Evil 20th Anniversary Edition non è ancora stato annunciato ufficialmente ma è già giocabile su Xbox!

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Beyond Good and Evil

Nelle scorse ore sullo store di Microsoft è apparsa per pochi minuti la pagina ufficiale di Beyond Good and Evil 20th Anniversary Edition, nonché la lista di tutti gli achievements (che potete visualizzare alla seguente pagina: CLICK!)

Ma la cosa più sconcertante è che il gioco, ancora non annunciato ufficialmente, è giocabile dall’abbonamento Ubisoft+ su Xbox:

Pensate che l’annuncio verrà fatto in giornata? Pensate che possa essere una manovra preparatoria ad un re-reveal di Beyond Good and Evil 2, annunciato ormai ben 6 anni fa?

Batman: Arkham Trilogy, ecco il trailer di lancio

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Batman: Arkham Trilogy

Warner Bros. Games e DC hanno svelato oggi il gameplay trailer ufficiale di lancio di Batman: Arkham Trilogy per Nintendo Switch, la raccolta presto in arrivo che riunisce i pluripremiati videogiochi realizzati da Rocksteady Studios Batman: Arkham Asylum, Batman: Arkham City e Batman: Arkham Knight, che sbarcheranno per la prima volta su Nintendo Switch l’1 dicembre.

Il trailer mette in evidenza il gameplay dei tre titoli su Nintendo Switch e consente di dare una prima occhiata al nuovo costume ispirato al film Warner Bros. Pictures The Batman, che sarà disponibile solo in Batman: Arkham Knight per Nintendo Switch al lancio dell’1 dicembre e in Batman: Arkham Knight per PlayStation 4, Xbox One e PC dal 15 dicembre.

Sviluppato da Rocksteady Studios e pubblicato nel 2009, Batman: Arkham Asylum è il punto di partenza su cui poggiano le basi per l’Arkhamverse della DC che oggi i fan conoscono e amano, e introduce i giocatori in un’avventura unica, oscura e suggestiva che porta i giocatori nelle profondità del famigerato Arkham Asylum. Caratterizzato da una storia originale, i giocatori si muovono nell’ombra nei panni di Batman per instillare paura tra i nemici e affrontare i cattivi più famosi di Gotham City tra cui Joker, Harley Quinn, Bane, Killer Croc, Poison Ivy e Spaventapasseri, che hanno preso il controllo del manicomio.

Batman: Arkham City è il seguito realizzato da Rocksteady Studios nel 2011. Basato sulle fondamenta intense e suggestive di Batman: Arkham Asylum, il gioco fa volare i giocatori attraverso l’estesa Arkham City, la “casa” di massima sicurezza per tutti i teppisti, i gangster e le folli menti criminali di Gotham City. Con un’incredibile cast dei criminali più pericolosi di Gotham City, tra cui Catwoman, Joker, l’Enigmista, Due Facce, Harley Quinn, Il Pinguino, Mr. Freeze e molti altri, il gioco consente ai giocatori di essere Il Cavaliere Oscuro e assicurare alla giustizia coloro che sono confinati ad Arkham City.

Batman: Arkham Knight alza la posta in gioco per Il Cavaliere Oscuro nel finale della trilogia di Rocksteady Studios. In questa epica conclusione dell’arco narrativo dell’Arkhamverse, il destino di Gotham City è in bilico mentre allo Spaventapasseri si unisce l’Arkham Knight, che fa il suo malvagio debutto nell’universo di Batman della DC, così come un elenco di famigerati supercriminali DC tra cui Harley Quinn, Il Pinguino, Due Facce, Firefly e l’Enigmista. Insieme al più grande detective del mondo ci sono i suoi più stretti alleati, il commissario Gordon, Oracle, Alfred, Lucius Fox, Catwoman, Robin e Nightwing. Il gioco culmina nello scontro finale a Gotham City e introduce i giocatori all’esperienza completa di Batman, con una Batmobile guidabile in tutto il gioco open world e capace di trasformarsi dalla modalità Inseguimento ad alta velocità alla modalità Battaglia di livello militare.

Recensione Turtle Beach Stealth Pro

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Turtle Beach è un marchio piuttosto noto tra i gamers; le sue cuffie sono infatti apprezzate da milioni di giocatori per l’ottimo rapporto qualità prezzo e per l’ampia varietà di combinazioni di colori e specifiche che ben si adattano ai gusti e al portafoglio di ogni giocatore. Le Turtle Beach Stealth Pro oggetto di questa prova, però, rappresentano forse il primo tentativo della compagnia di lanciarsi nel pericoloso terreno delle cuffie high-end da gaming, sino ad ora dominato dai soliti noti (Logitech e SteelSeries).

Tentativo riuscito? Decisamente si.

Specifiche tecniche e contenuto della confezione

Turtle Beach Stealth Pro
Connessioni Trasmettitore wirelessconsole Xbox, console PlayStation®, PC, Mac® e Nintendo Switch™
Connessioni Bluetooth®iOS, Android, PC e Mac®, Nintendo Switch™ e altri dispositivi dotati di Bluetooth®
Cuffie Driverdriver Nanoclear™ da 50 mm con magneti al neodimio
Eliminazione del rumoreriduzione attiva del rumore variabile, Riduzione del rumore >25 dB a 100 Hz
Risposta in frequenza10 Hz – 22 kHz
Microfono Tipoeliminazione del rumore unidirezionale
Microfono Riduzione del rumore>30 dB a 3 kHz
Microfono Risposta in frequenza100 Hz – 8 kHz
Microfono Sensibilità: boom: -22 dBFS/Pa/predefinito: -26 dBFS/Pa
WirelessDoppia connessione: connettività simultanea a 2,4 GHz e Bluetooth
Connettività wireless per il gamingconnessione wireless da 2,4 GHz
Portatafino a 15 m
Cuscinetti Auricolari Design padiglioneOver-Ear (chiuso)
Materiale dei padiglionimemory foam rivestito in similpelle

La confezione delle Turtle Beach Stealth Pro rende immediatamente chiara l’ambizione “premium” del prodotto al suo interno. La scatola cartonata rigida con apertura a libro, contiene infatti, oltre alle cuffie  e al microfono removibile, il dock trasmettitore che funge anche da stazione da ricarica per le due batterie da 850MhA incluse, un cavo USB-C da 90cm (solo per la ricarica) e un secondo cavo più lungo da 2M per il dock. E’ inoltre incluso un comodo sacchetto felpato per il trasporto delle cuffie, la manualistica, compresa quella di sicurezza e un adesivo Turtle Beach

Le Turtle Beach Stealth Pro sono disponibili sia in versione PlayStation 5 che in versione certificata Xbox. In realtà, le cuffie sono identiche per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, ma il modello da preferire a nostro parere è quello Xbox poiché nonostante la dicitura, risulta compatibile sia con Xbox series X|S e PC che con PlayStation 5, tramite il dock receiver.   

Design e Caratteristiche

Le Turtle Beach Stealth Pro presentano un design completamente rinnovato rispetto ai precedenti modelli della serie Stealth. Il design minimalista scelto da Turtle Beach per le sue cuffie flagship, è dominato infatti da una combinazione di nero opaco e dettagli in metallo canna di fucile che non lascia spazio a nessuna divagazione RGB.

Rispetto ad altri headset da gioco, quindi, Stealth Pro ha un aspetto più sofisticato e meno da “gaming” il che è sicuramente un Pro ai nostri occhi. La struttura di base è un mix di alluminio e plastiche gommate di ottima fattura estremamente ben accoppiate che rendono questo headset totalmente privo di scricchiolii anche se maltrattato. I due grandi driver da 50mm possono essere ruotati in senso antiorario (verso l’interno) e sono protetti, cosi’ come l’archetto superiore, da un abbondante strato di memory foam (2 CM sui padiglioni e 1 Cm sull’archetto) rivestito in una ecopelle di buona qualità

I comandi sono tutti posizionati sul padiglione destro. In particolare la cover esterna del padiglione funge da manopola “analogica” per la regolazione del volume, mentre sul basso sono presenti tre pulsanti fisici, uno per l’attivazione/disattivazione del “SuperHuman Hearing” , un pulsante centrale per l’accensione (con relativo led spia) e uno per l’attivazione del bluetooth e il pairing. Al centro del padiglione destro, inoltre, un altro pulsante fisico può essere personalizzato tramite l’app, ad esempio per attivare o disattivare il monitor del microfono, disattivare l’ANC ecc. Tutti i pulsanti sono estremamente semplici da raggiungere e da memorizzare, anche perché il pulsante del Superhuman hearing (una funzionalità di cui vi diremo nei prossimi paragrafi) è caratterizzato da una texture più ruvida rispetto agli altri due e questo ne rende più facile l’individuazione. Dall’app, inoltre, come vedremo, è possibile personalizzare il comportamento dei pulsanti differenziandoli sulla base del dispositivo collegato.

Sul lato sinistro trova posto l’archetto del microfono (removibile) e il vano batteria con il suo sportellino magnetico, a cui è possibile accedere solo rimuovendo il microfono. 

L’archetto del microfono è del tipo Flip to mute, ciò significa che puo’ essere ruotato in basso verso la bocca dell’utilizzatore per attivarlo e in alto per mutarlo, lo stato di disattivazione o attivazione sarà comunque segnalato da un bip direttamente in cuffia.

Una delle caratteristiche più interessanti delle Turtle Beach Stealth Pro è la presenza delle batterie removibili, in precedenza un marchio di fabbrica di Steelseries e della sua linea di cuffie flagship.  

Le Stealth Pro sono fornite con due batterie da 850mAh che garantiscono circa 12 ore di autonomia ciascuna e possono essere ricaricate tramite il dock-trasmettitore wireless che funge anche da caricabatterie. Questo permette di caricare una batteria mentre si utilizza l’altra e di non rimanere mai a secco anche nelle sessioni di gioco più lunghe, o se ci si dimentica di ricaricare l’headset.

Il Turtle Beach Stealth Pro supporta sia la connettività wireless a 2,4 GHz che Bluetooth 5.1, permettendo così di collegare il headset a due dispositivi contemporaneamente. Questo è particolarmente utile per i giocatori che vogliono rimanere connessi sia alla console che allo smartphone durante le sessioni di gioco.

Ci sarebbe piaciuto vedere anche un connettore da 3,5 mm anche considerando il fatto che le cuffie non possono essere collegate al PC via cavo nemmeno attraverso il cavo USB fornito, utile solo per la ricarica, o almeno un dongle secondario più piccolo in modo da poter trasportare le cuffie con un notebook, senza dover per forza collegare il tutto via bluetooth o via dock.

Qualità costruttiva

Come vi abbiamo accennato nel precedente paragrafo, la qualità costruttiva di queste cuffie è davvero molto alta. Ciò è chiaramente visibile dai materiali utilizzati per l’archetto e per il microfono, e dall’abbondante strato di memory foam che garantisce una presa decisa, ma mai affaticante sulle tempie anche per chi utilizza gli occhiali.  Perfino il cavo di collegamento dei due driver dx e sx, visibile sul padiglione sinistro è rivestito in tela: un dettaglio all’apparenza insignificante, che però può darvi un’idea della cura riposta da Turtle Beach nella costruzione di questo headset.  Sotto questo punto di vista, l’unica pecca è il sistema di regolazione del volume. La manopola sul padiglione destro, infatti, sembra un po’ troppo “leggera” anche a causa di un piccolo giogo tra il padiglione la manopola stessa e la sua rotazione inoltre è chiaramente avvertibile in cuffia. Una soluzione a scatti sarebbe stata sicuramente più in linea con la qualità del prodotto.  

Audio e Qualità del Suono

Turtle Beach Stealth Pro offre un’esperienza audio di altissimo livello per i gamers.  I driver dinamici da 50mm forniscono un suono potente e preciso, offrendo un’ampia risposta in frequenza che va dai 10 Hz ai 22.000 Hz. L’impostazione di base è piuttosto bass and high oriented, come si addice ad un headset essenzialmente pensato per i videogiocatori e in cui l’elemento “immersività” è sicuramente prevalente su quello dell’analiticità.

Tuttavia, Turtle Beach Stealth Pro,  grazie ad una app interamente rinnovata per l’occasione  la “Turtle Beach Audio Hub V2”, offre anche una serie completissima di opzioni di personalizzazione ( di alcune di queste parleremo più avanti nel paragrafo dedicato all’app).  Grazie all’applicazione è possibile regolare l’equalizzazione su di un grafico a 10 bande per adattarlo alle proprie preferenze personali, oppure utilizzare i preset EQ: “Suono caratteristico” “Potenziamento Bassi”, “Potenziamento Alti e Bassi” e infine “Potenziamento voci”.

Ma come suonano davvero?

Abbiamo avuto modo di provare le Turtle Beach Stealth Pro per alcuni mesi soprattutto con giochi come Modern Warfare III e Starfield, e le abbiamo apprezzate soprattutto per il loro imaging, ovvero la capacità di “disegnare” l’immagine sonora di un oggetto all’interno di uno spazio 3D.

Si tratta di una caratteristica fondamentale per il gaming poiché permette di posizionare accuratamente gli oggetti nello spazio, e nel caso specifico, colpi di arma da fuoco, passi ecc. Questo aspetto inoltre può essere ulteriormente amplificato grazie all’opzione “Superhuman Hearing” attivabile nell’app, che aumenta la risposta proprio sulle frequenze che più interessano i videogiocatori come i rumori dei passi di un nemico che si avvicina, la ricarica dell’arma, il rumore dei veicoli, e garantendovi un piccolo vantaggio competivo.

Le cuffie, hanno ricevuto ad agosto e settembre un paio di aggiornamenti firmware che hanno risolto alcuni problemini che avevamo riscontrato anche noi, in particolare su PlayStation 5, dove il volume risultava eccessivamente basso e sembra aver migliorato anche la latenza in modalità wireless 2,4Ghz dove avevamo rilevato qualche ritardo nell’uso su PC. Per la verità qualche inspiegabile ritardo in questa modalità su PC sussiste ancora, ma sembra essersi leggermente ridotto. Nessun problema invece in modalità BT.

Dal punto di vista musicale, le cuffie si comportano piuttosto bene, anche se il soundstage è un po’ carente e l’enfasi eccessiva sugli alti, le rende talvolta imprecise e un po’ troppo analitiche per i nostri gusti (la audio signature, se ci permettete il paragone piuttosto azzardato, ricorda quella delle Sennheiser HD600). Con queste caratteristiche risultano quindi adatte a musica EDM ed elettronica, un po’ meno con musica dove è richiesta una buona presenza dei midrange, come quelle con con una linea vocale chiara e prominente o con molte armonie vocali.

Molto buona invece la resa con i film, grazie come abbiamo detto all’ottimo imaging e agli ottimi bassi sempre precisi e controllati.

Cancellazione del Rumore

Uno degli aspetti sicuramente più interessanti di Turtle Beach Stealth Pro è il suo sistema di cancellazione del rumore attivo (ANC) che utilizza i due microfoni integrati (uno per ciascun lato) per rilevare il rumore ambientale e produrre un suono opposto per “cancellare” quel rumore. L’ ANC funziona piuttosto bene e può essere regolata attraverso l’app, dove è possibile anche scegliere di utilizzarle in modalità Ambiente (trasparenza per chi è abituato a questa dicitura), che riproduce in cuffia i rumori esterni. Sulle Stealth Pro si tratta di una aggiunta fondamentale perché nonostante la notevole imbottitura e la presa decisa di queste cuffie, l’isolamento passivo non è eccezionale rispetto ad altri headset che ci è capitato di provare.

Microfono

Il microfono removibile delle Turtle Beach Stealth Pro offre una qualità di registrazione molto buona, forse solo leggermente nasale, ma soprattutto un’eccellente cancellazione attiva dei rumori. Come potete notare nelle nostre tradizionali registrazioni caricate su Soundcloud, il suono della voce è piuttosto naturale (per avere un metro di paragone comparatele con le registrazioni effettuate con altri microfoni e in particolare con il ProCaster di Rhode che rappresenta il nostro punto di riferimento) e resta pienamente udibile anche attivando la funzionalità ANC nonostante si noti il taglio di certe frequenze per far fronte ai forti rumori della stazione di Milano, o del ventilatore che abbiamo posizionato alla massima velocità proprio di fianco alla nostra postazione (circa 40cm). Abbiamo apprezzato particolarmente, inoltre, la funzione di monitoraggio del microfono, con la quale è possibile ascoltare la propria voce attraverso l’headset: gli streamers ringraziano. (Per ascoltare le traccie scorrete nella playlist qui sotto le diverse registrazioni)

Autonomia

Le Turtle Beach Stealth Pro come abbiamo detto sono dotate di due batteria ricaricabile agli ioni di litio da 850mAh che garantiscono al volume di gioco massimo,  circa 12 ore di autonomia ciascuna. Non sono tantissime, ma considerando la presenza di due batterie, non possiamo di certo lamentarci.

Software

Turtle Beach Stealth Pro è fornito con un’ottima companion app “Turtle Beach Audio Hub V2”, utile non solo per regolare alcune funzionalità su PC ma anche su console e altri dispositivi collegati in BT. Una volta regolate le varie impostazioni, ad esempio di equalizzazione, tramite l’app è infatti possibile inviarle alle cuffie e memorizzarle sulla stessa, in modo da poterle utilizzare anche una volta che si è chiuso il programma oppure si è collegato l’headset ad un dispositivo diverso dal PC. Oltre alle già menzionate capacità di equalizzazione dell’audio, l’app consente di effettuare una serie di regolazioni per il chat mix (un recente aggiornamento ha migliorato decisamente le cose sotto questo aspetto), regolare l’ANC, la sensibilità del microfono e la cancellazione del rumore. Abbiamo inoltre apprezzato enormemente la possibilità di personalizzare il funzionamento di tutti i pulsanti fisici presenti sulle cuffie, prevedendo anche un funzionamento diverso degli stessi se collegate a console o a PC. Si può così ad esempio utilizzare la manopola di regolazione del volume per regolare l’ANC quando si è collegati in BT allo smartphone, oppure utilizzarla per modificare le impostazioni della chat ingame.

L’app inoltre consente di attivare una serie ulteriore di shortcut (solo su PC) per attivare o disattivare alcune funzionalità con una combinazione di tasti dalla tastiera.

Commento finale

Come abbiamo detto in apertura, Turtle Beach Stealth Pro rappresenta il primo vero tentativo di Turtle Beach di insidiare il settore delle cuffie da gaming high end, fino ad ora dominato da Logitech con le G PRO X 2 e SteelSeries con le sue ARCTIS NOVA PRO. L’esperimento è pienamente riuscito: le Stealth Pro infatti sono ottime cuffie da gioco con una resa dei bassi e degli alti davvero ottima e un imaging ideale per quei titoli che richiedono una fedele rappresentazione spaziale. Dal punto di vista musicale si comportano meglio con alcuni generi come l’EDM, meno con altri, dove forse mancano di un po’ di corposità, che è possibile comunque recuperare grazie all’ottimo equalizzatore grafico fornito dall’app, uno dei veri punti di forza dell’offerta Turtle Beach. La compatibilità con praticamente tutte le console e PC e la presenza di una doppia batteria ricaricabile, le rendono in definitiva un acquisto consigliato per chi è alla ricerca di un headset da gaming dal design sobrio ed elegante e può mettere in conto di spendere i 279 euro necessari per portarselo a casa.

Che guaio per Dragon’s Dogma 2: Steam rivela in anticipo la data di uscita!

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Dragon's Dogma 2

A poche ore dallo showcase dedicato a Dragon’s Dogma 2, stavolta è Steam a fare una brutta sorpresa a Capcom rivelando anzitempo la data di uscita dell’atteso RPG dark fantasy.

Il leak era stato già anticipato, qualche giorno fa, da una segnalazione su Reddit. Adesso tuttavia sembra esserci di fatto una conferma, in attesa dell’evento presenziato dal director Hideaki Itsuno.

Secondo la piattaforma di Valve, il gioco arriverà il 22 Marzo 2024 su PC, PS5 e Xbox Series X|S.

Dragon’s Dogma è una serie di GDR per giocatore singolo ricca di azione e narrazione che offre ai giocatori la possibilità di scrivere la propria storia, dall’aspetto del loro Arisen, la sua classe, la sua squadra, l’approccio alle varie situazioni e molto altro. Ora, in questo attesissimo sequel, il vasto ed esplorabile mondo fantasy di Dragon’s Dogma 2 ti attende.

Lungo il tuo viaggio si uniranno a te dei misteriosi esseri ultraterreni noti come pedine, in un’avventura così unica che ti sembrerà di avere al tuo fianco altri giocatori.

Tutti questi elementi vengono impreziositi ancor di più dalla tecnologia della fisica, l’intelligenza artificiale (IA) e una grafica ultra moderna per creare in Dragon’s Dogma 2 un mondo fantasy incredibilmente immersivo.

Restiamo in attesa dello showcase, curiosi di vedere cosa verrà mostrato su questo attesissimo nuovo capitolo a lungo desiderato dai fan.

Fallout, ecco le prime immagini della serie in arrivo su Prime Video

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Vanity Fair ha appena condiviso le prime immagini ed informazioni su Fallout, la serie PrimeVideo ambientato nell’universo del celebre RPG di Bethesda.

La serie è ambientata 219 anni dopo lo scoppio delle testate nucleari avvenuto durante il conflitto che ha portato la razza umana vicina all’estinzione. Lucy (interpretata da Ella Purnell), dopo aver vissuto una vita all’interno del proprio Vault (i rifugi ideati per salvare alcuni cittadini dalla catastrofe), è costretta ad uscire nel mondo esterno per una missione di salvataggio.

In superficie, la ragazza si scontrerà con una realtà ostile, fatta di mutazioni e pericoli. Il suo cammino la porterà ad incontrare Maximus (Aaron Moten), aspirante soldato della Confraternita d’Acciaio, ed il Ghoul (Waltong Goggins), un cacciatore di taglie mutante sopravvissuto al disastro nucleare.

Fallout vanta nel cast anche Moisés Arias (The King of Staten Island), Kyle MacLachlan (Twin Peaks), Sarita Choudhury (Homeland), Michael Emerson (Person of Interest), Leslie Uggams (Deadpool), Frances Turner (The Boys), Dave Register (Heightened), Zach Cherry (Severance), Johnny Pemberton (Ant-Man) e Rodrigo Luzzi.

Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner figurano come produttori esecutivi, sceneggiatori e co-showrunner. Athena Wickham di Kilter Films è anche produttrice esecutiva insieme a Todd Howard per Bethesda Game Studios e James Altman per Bethesda Softworks.

Tra i dettagli più succulenti rivelati da Vanity Fair, apprendiamo che la serie live action sarà canonica all’interno della lore della serie Bethesda. Il diretto coinvolgimento di Todd Howard ha assicurato, in questo senso, la continuity con gli eventi dei videogiochi.

Fallout sarà disponibile per tutti gli abbonati Amazon Prime Video dal 12 Aprile 2024.

Dicembre 2023, ecco tutti i principali giochi in uscita

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Ladies and gentlemen, congratulazioni: siete sopravvissuti a questo 2023 fuori di testa, ma Dicembre potrebbe ancora regalare qualche titolo interessante.

Arrivati a questo punto, siamo tutti perfettamente consapevoli che l’anno oramai quasi concluso passerà alla storia come uno dei più ricchi della storia del media. Basti pensare a titoli dello scorso mese come Star Ocean: The Second Story R, Super Mario RPG, Like a Dragon Gaiden ma anche il (quasi) sempreverde Call of Duty Modern Warfare 3, The Talos Principle 2 e The Last Faith. Dicembre, per forza di cose, non propone tantissime release (e da un certo punto di vista, economico in primis, meno male!) ma occhio alla penna perché potrebbero regalare qualche brivido di fine anno: su tutti, Avatar: Frontiers of Pandora.

Ecco di seguito una lista (con i trailer completi) dei titoli di Dicembre 2023: troverete anche un comodo link per Amazon, per assicurarvi il prezzo più basso disponibile!

1° Dicembre

  • SteamWorld Build (PC, Xbox One, Xbox Series, PS4, PS5, NSW)
  • Batman: Arkham Trilogy (NSW)
  • Dragon Quest Monsters: Il Principe Oscuro (NSW)

5 Dicembre

  • The Lord of the Rings: Return to Moria (PS5)
  • Disney Dreamlight Valley (PC, Xbox One, Xbox Series, PS4, PS5, NSW)
  • Skater XL (NSW)

7 Dicembre

  • Warhammer 40.000: Rogue Trader (PC, Xbox One, Xbox Series, PS4, PS5)
  • Arizona Sunshine 2 (PC, PSVR2, Meta Quest)
  • The Day Before (PC)
  • Evil Nun: The Broken Mask (PC, Xbox One, Xbox Series, PS4, PS5, NSW)
  • The Outer Wild Archaeologist Edition (NSW)

14 Dicembre

  • House Flipper 2 (PC)
  • Granblue Fantasy Versus: Rising (PC, PS4, PS5)

Recensione NARUTO X BORUTO Ultimate Ninja STORM CONNECTIONS, un prodotto enciclopedico per l’opera di Kishimoto?

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Con uno dei titoli più ampollosi dell’anno, NARUTO X BORUTO Ultimate Ninja STORM CONNECTIONS si presenta all’appuntamento con il grande pubblico con un altrettanto generoso obiettivo. Il team di CyberConnect2 decide infatti di festeggiare il diciassettesimo titolo in venti anni della serie Ultimate Ninja (nonché il ventennale dell’esordio della serie animata) tentando di regalare ai fan il roster più onnicomprensivo legato all’opera di Kishimoto.

Uno sforzo quasi enciclopedico, che vuole probabilmente segnare una definitiva linea tra il passato ed il futuro dello studio, che aspira a dare precedenza ad IP originali mettendo in secondo piano le licenze anime. In attesa di capire di capire cosa riserverà il futuro per CyberConnect 2 e per gli adattamenti di Naruto, STORM CONNECTIONS sarà riuscito a scrollarsi di dosso le contestazioni mosse al quarto capitolo o avrà ereditato gli stessi problemi? Scopriamolo.

NARUTO X BORUTO Ultimate Ninja STORM CONNECTIONS è disponibile dal 17 Novembre per PC (via Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series e Nintendo Switch.


Versione testata: Xbox Series X


The road so far

Il cuore pulsante di ogni capitolo di questa longeva serie è sempre stata la modalità storia. Ed altresì, ha assunto spesso e volentieri un vero e proprio test per valutare ambizioni ed aspirazioni di ogni nuova iterazione. Già con Ultimate Ninja Storm 4 le cose non erano andate esattamente benissimo a causa di diverse rinunce rispetto al passato: CONNECTIONS segue tristemente la stessa via.

L’intento celebrativo alla base della produzione ha portato all’obiettivo di voler raccontare, con un semplice pretesto narrativo, l’intera storia di Naruto, dai primi passi mossi nel corso degli addestramenti della squadra 7 col maestro Kakashi, fino allo scontro finale con Sasuke. Un intento lodevole, visto la volontà di raccontare l’intero cammino del ninja più famoso di sempre e non una mera porzione, come invece accadeva in passato. Il tutto, preservando la struttura classica degli STORM, con un susseguirsi di battaglie (con diversi obiettivi interni da soddisfare in via opzionale) ed intermezzi arricchiti da fotogrammi della serie animata.

La prima serie viene ripercorsa in breve, perlopiù con pochi scontri significativi.

Sfortunatamente, un così audace proposito è stato disatteso con una realizzazione troppo altalenante, pigra e, in definitiva, lacunosa.

La modalità storia soffre di evidenti omissioni e leggerezze, presentando appena una quarantina di scontri complessivi (di cui solo una decina dedicati alla prima serie) lasciando da parte anche alcuni momenti memorabili. Non solo. La maggior parte degli incontri sono stati presi di peso dagli altri capitoli della serie, senza alcun tipo di attenzione o modifica per integrare quelle poche novità introdotte negli anni (come il cambio leader). Una scelta che non solo mortifica i contenuti più datati, ma che palesa la frettolosità del progetto. Se l’obiettivo dichiarato era realizzare una raccolta definitiva della serie STORM, allora perché non cogliere l’occasione per riproporre quantomeno tutti gli scontri, anziché fare un lavoro risicato? O quantomeno, perché non dedicare più cura nel recupero di fotogrammi ad alta qualità dell’anime, sostituendo alcune rappresentazioni decisamente invecchiate in malo modo? Domanda retorica? Forse.

La regia è sempre quella di un anime interattivo.

Boruto… o Bohruto?

La novità più pubblicizzata di CONNECTIONS è invece legata alla presenza di una storia completamente inedita, con protagonista il figlio del Settimo Hokage.

Dopo aver messo le mani su un videogioco in realtà virtuale, Boruto si ritroverà suo malgrado coinvolto in una serie di eventi che paleseranno un inquietante pericolo. Si tratta di una modalità completabile in circa sei ore, che non brilla particolarmente per scrittura, pur essendo tutto sommato piacevole. Tuttavia, ancora oggi non ne capiamo benissimo la scelta.

Il fascino di una storia nuova di zecca può avere un senso laddove sia anche pretesto per introdurre novità o meccaniche sperimentali. Cosa che purtroppo non accade, limitandosi ad essere un semplice filler (a quanto pare, un destino scritto per il povero Boruto). Comprendiamo l’idea di fare di CONNECTIONS un ideale “ponte” tra Naruto e suo figlio, ma probabilmente sarebbe stato meglio fare uno sforzo extra e ripercorrere gli eventi principali del primo arco narrativo di quest’ultimo… anche per giustificare la pigrizia della modalità principale. Oppure dedicarsi mente e corpo al solo Naruto per realizzare una vera e propria edizione definitiva degli STORM.

La strada per Boruto è sempre in salita.

Una sensazione di perplessità che si estende, un pò a sorpresa, anche sull’altro grande selling point di CONNECTIONS: il suo interminabile roster.

Con quasi 160 personaggi giocabili, CyberConnect2 vorrebbe ammantarsi delle proverbiali penne del pavone ma ad un esame più attento emergono alcune sbavature. Sorvolando sul fatto che sono presenti un gran numero di reskin e doppioni, il problema principe di cast così enormi è legato al bilanciamento… che anche stavolta, come in STORM 4, lascia molto a desiderare. Non ci aspettavamo di certo che venissero risolte o rivoluzionate le gerarchie di potere, ma un po’ di attenzione extra nell’intelligenza artificiale degli avversari avrebbe sicuramente giovato e reso gli scontri meno ripetitivi.

Anche la selezione complessiva lascia qualche perplessità, alla luce di alcune assenze pesanti (relative sia alla storia di Naruto, sia a quella di Boruto). Un problema forse risolvibile tramite il supporto DLC… ma non ci sembra molto saggio demandare ad ulteriori esborsi economici la possibilità di avere il cast definitivo prospettato da CONNECTIONS.

Gli Uchiha continuano ad essere uno dei gruppi più sgravi della serie.

Tradizione e… retaggio

Ciò che oramai è chiaro è che CONNECTIONS incarna al contempo la volontà di fare una summa dell’eredità degli STORM ma anche la voglia di restare fedeli alla tradizione.

Il sistema di combattimento ricalca in tutto e per tutto la rodata struttura della serie, con la sua estrema velocità, le sue combo interminabili nonché le spettacolari tecniche segrete. Una gioia per gli occhi che ha il merito di essersi sempre avvicinata, capitolo dopo capitolo, alle migliori coreografie dell’opera di Kishimoto. In CONNECTIONS sono state introdotte delle piccole novità, capaci di rendere il gameplay ancora più dinamico ma, per certi versi, anche più semplice.

Anzitutto, il gioco vanta la possibilità, sulle console di attuale generazione (PS5 ed Xbox Series X), di viaggiare a 4K e 60 fps, con una nostra prova piuttosto stabile sull’ammiraglia Microsoft. Rispetto al passato la barra del chakra adesso si può ricaricare anche in autonomia. Inoltre, il suo consumo per le mosse speciali è stato leggermente ridotto, aprendo ad un uso più intensivo delle tecniche segrete. Particolarmente apprezzabile è stata poi la scelta di pensionare gli shuriken al chakra in favore di abilità ninjitsu specifiche per ogni personaggio. Si tratta di una piccola grande idea che non solo da maggior lustro all’imponente cast, ma che permette di diversificare il gameplay pad alla mano. Fanno il loro gradito ritorno altresì le tecniche segrete di gruppo, devastanti mosse combinate tra personaggi che condividono un particolare legame.

A volte essere troppo conservatori paga, altre volte no.

CyberConnect2 ha inoltre pensato di introdurre un nuovo sistema di controllo semplificato, per tendere una mano nei confronti dei giocatori meno abili. Si tratta di una opzione totalmente facoltativa, che tende ad automatizzare gran parte delle azioni. Una scelta facilmente comprensibile, ma ci chiediamo se CONNECTIONS ne avesse davvero un reale bisogno. In fin dei conti, parliamo di una serie risalente e decisamente intuitiva, tale da non richiedere ulteriori facilitazioni. Semmai, appare sempre più evidente che il combattimento inizia ad accusare il peso degli anni.

Sul fronte dei restanti contenuti, oltre all’immancabile modalità online con cui sfidarsi con amici da tutto il mondo, fa il suo ritorno anche la personalizzazione dei personaggi. Completando le sfide opzionali della modalità storia o maxando l’esperienza con ciascun combattente, potrete avere accesso ad una quantità generosa di collezionabili estetici coi quali rendere unico il vostro ninja preferito. E se pensate che ci siano poche cose da sbloccare, vi rassicuriamo: con quasi 6.000 (!) oggetti tra maschere, costumi, memorabilia e voci dell’enciclopedia, CONNECTIONS vi potrà fare compagnia a lungo.

La personalizzazione mancava da molti anni e rappresenta un simpatico ritorno.

Commento finale

NARUTO X BORUTO Ultimate Ninja STORM CONNECTIONS è un titolo complesso da analizzare. In sé e per sé, rappresenta una produzione enciclopedica dell’opera di Kishimoto, con uno dei roster più ampi visti nel genere picchiaduro, contenuti numerosi ed un’attenzione evidente verso i fan. Se tuttavia viene paragonato ai capitoli precedenti, eredita purtroppo le stesse criticità del predecessore con una storia ancor più risicata e scialba, un gameplay ulteriormente semplificato ed un’atavica assenza di novità. Chi non ha mai approcciato la serie, potrebbe vedere nell’ultima fatica CyberConnect2 un pacchetto interessante. Paradossalmente invece, proprio gli appassionati del ninja della foglia potrebbero restare con un po’ di amaro in bocca.

Netflix Dicembre 2023: il catalogo con tutte le nuove uscite di film e serie TV

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Il Natale sta arrivando e Netflix, per l’occasione, decide di fare tantissimi regali ai propri abbonati con uno straripante catalogo di nuovi film e serie TV per il mese di Dicembre 2023.

L’annata della piattaforma streaming è infatti destinata ad essere uno dei mesi migliori dell’anno, degno coronamento di un quarto trimestre ricco di produzioni interessanti. Ce ne sarà davvero per tutti i gusti. Si inizia fortissimo con l’attesissimo ritorno (a distanza di ben tre anni) di Sweet Home, serie horror sudcoreana basata sull’omonimo webtoon di Kim Kan-bi e Hwang Young-chan, che spianerà la strada ad altre due produzioni orientali: la serie di Yu Yu Hakusho e La creatura di Gyeonseong. L’avvicinamento al Natale vedrà poi l’arrivo di pellicole interessantissime: da blockbuster come The Batman e Top Gun: Maverick, passando per produzioni originali come Il mondo dietro di te, la prima parte di Rebel Moon e Galline in fuga: L’alba dei nugget. Senza dimenticare le due serie più attese del mese: la seconda parte di The Crown 6 e, per festeggiare il Capodanno, il ritorno de La casa di carta con lo spin-off Berlino.

Netflix è in procinto di condividere il catalogo delle nuove uscite per Dicembre 2023 sulla propria pagina ufficiale. Oltre ai titoli che verranno annunciati da Netflix, sulla piattaforma arriveranno altri prodotti, che troverete nell’elenco sottostante.

Troverete inoltre qualche piccolo consiglio sui titoli da tenere in considerazione in grassetto per il Novembre proposto da Netflix.

Se invece siete rimasti un po’ indietro e volete recuperare il meglio di Ottobre, eccovi la nostra guida: Netflix Novembre 2023: il catalogo con tutte le nuove uscite di film e serie TV

1° Dicembre

  • La tavola di Natale (film)
  • La figlia oscura (film)
  • American Assassin (film)
  • Wikelike (film)
  • Dangerous Game: The Legacy Murders (film)
  • Il musical di Natale (film)
  • Chronicle (film)
  • Appuntamento con l’@more (film)
  • Disquiet (film)
  • I colori del Natale (film)
  • Di ritorno per Natale (film)
  • Natale tutto incluso (film)
  • Il Natale più dolce di sempre (film)
  • Parenti serpenti (film)
  • Margaux (film)
  • Natale al drive-in (film)
  • Super Benny (serie di animazione)
  • Sweet Home 2 (serie TV)

4 Dicembre

  • I Peggiori Giorni (film)

6 Dicembre

  • Come sempre a Natale (film)
  • Nine Days (film)
  • Pax Missilia (serie TV)

7 Dicembre

  • La Seconda Guerra Mondiale: voci dal fronte (docuserie)
  • Uno splendido errore (serie TV)
  • Odio il Natale 2 (serie TV)
  • Analog Squad (serie TV)
  • Knokke Off (serie TV)
  • Hilda 3 (serie di animazione)
  • NAGA (film)

8 Dicembre

  • Intreccio di destini (film)
  • Blood Vessel (film)
  • Il mondo dietro di te (film)

10 Dicembre

  • Settembre (film)

11 Dicembre

  • The Batman (film)

12 Dicembre

  • Under Pressure: verso i mondiali di calcio femminile (miniserie)
  • Kevin Hart & Chris Rock: Headliners Only (intrattenimento)

13 Dicembre

  • 1670 (serie TV)

14 Dicembre

  • The Crown 6 – Parte 2 (serie TV)
  • Yu Yu Hakusho (serie TV)

15 Dicembre

  • Yoh! Christmas (serie TV)
  • Faccia a faccia con l’ETA: conversazioni con un terrorista (docufilm)
  • In fuga con Babbo Natale (film)
  • Galline in fuga: L’alba dei nugget (film d’animazione)

20 Dicembre

  • V for Vengeance (film)
  • Umma (film)
  • Crawlspace (film)
  • Maestro (film)

22 Dicembre

  • Top Gun: Maverick (film)
  • Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco (film)
  • La creatura di Gyeonseong (serie TV)

29 Dicembre

  • Berlino (serie TV)

Recensione The Last Faith, derivativo ma bellissimo

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The Last Faith

Negli ultimi anni i soulslike sono diventati senza dubbio tra le produzioni più apprezzate. Un po’ per la loro profondità, un po’ per la sensazione di appagamento e soddisfazione che restituiscono. Sembrano lontanissimi i tempi in cui questo sotto-genere degli action-rpg era indirizzato ad una ristretta nicchia.

E se ci pensate, tale prospettiva non deve sorprenderci. Di fatto, possiamo considerarli dei metroidvania, ma in tre dimensioni. E il genere nato dai grandi classici Metroid e Castlevania è sempre stato uno dei più amati dal pubblico.

Ma cosa succede se si prende questa struttura “leggendaria” ed un’ispirazione, prevalentemente artistica, da uno dei soulslike più osannati di sempre? Nasce The Last Faith, il perfetto mix tra Bloodborne e i Classicvania.

Già da questa introduzione (e dal sottotitolo della recensione, coff coff…) avrete capito che il titolo degli italianissimi sviluppatori di Kumi Souls Games è uno dei più derivativi che abbiamo mai giocato, ma vi assicuriamo che è altresì uno di quelli più precisi, puntuali, solidi… per farla breve, The Last Faith è bellissimo e ci ha stregato. Volete sapere più nel dettaglio perché? Non vi resta che continuare la lettura!

The Last Faith è disponibile dallo scorso 15 novembre 2023 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Mythringal come Yharnam

In The Last Faith vestiremo i panni di Eryk, il classico protagonista che si risveglia senza avere memoria del suo passato. Ben presto gli eventi prenderanno il sopravvento e la sua mente e la sua coscienza inizieranno a sgretolarsi.

Ma la vera protagonista del comparto narrativo è la sfarzosa ma ormai decadente Mythringal, o meglio, il suo background narrativo. Il suo glorioso passato, testimoniato dai collezionabili sparsi nelle varie location, è solo un lontano ricordo. Una malattia mortale ha corrotto la maggior parte della popolazione. Molti sono stati trasformati in bestie, i più fortunati sono morti. In tutto ciò, una cospirazione ancestrale sembra essere alla base di tutto.

La lore, insomma, come avviene sovente in questo genere di opere, è sempre molto affascinante, anche grazie alla ricercatezza del linguaggio utilizzato. C’è però da dire che al tempo stesso, come abbiamo già evidenziato nella nostra recensione di Blasphemous 2, la narrativa silente viene sempre più spesso utilizzata in maniera pretestuosa per svincolarsi da una messa in scena più “dinamica” e diretta, e The Last Faith non fa eccezione.

Un’oscura e riuscita fusione

Come avrete già intuito, Kumi Souls Games ha deciso di ibridare due strutture ludiche similari, proponendo un prodotto omogeneo e tradizionale.

La progressione, in primis, è strettamente legata all’ottenimento di potenziamenti alla mobilità di Eryk utili per raggiungere aree prima inaccessibili. Pur non aggiungendo praticamente nulla alla rodata formula, il level design di The Last Faith è impeccabile. Scorciatoie, tante aree opzionali, nessuna indicazione esplicita su dove andare e tantissimi segreti. Ogni micro-elemento è implementato a regola d’arte.

The Last Faith
Mythringal è piena di segreti

Il sense of wonder, di mistero, di cripticità, fiore all’occhiello dei metroidvania e dei soulslike, rende l’incedere dell’avventura sempre appagante e affascinante. Dopotutto ve lo abbiamo detto, le due strutture hanno tanti elementi in comune e se non fosse per la terza dimensione sarebbero quasi sovrapponibili. Ottime anche le varie sezioni platform e i piccoli enigmi ambientali che fungono da collante e da riuscitissimo divertissement.

In secondo luogo, il sistema di combattimento è preciso, puntuale e abbastanza diversificato. Avremo a disposizione una vasta gamma di armi corpo a corpo, pistole, fucili, magie e via discorrendo, tutte ben differenziate, che ci permetteranno, insieme al building delle statistiche del personaggio, di scegliere il nostro stile di gioco preferito.

Un buon sistema di combattimento non è nulla senza dei buoni nemici e anche in questo caso The Last Faith fa pienamente centro. La varietà di encounters, sia come tipologia dei nemici che come pattern di attacco degli stessi, è eccellente. Forse avremmo preferito una minore efficacia delle manovre difensive evasive, dash e rotolata, in modo da invogliare il videogiocatore a sperimentare anche parate e soprattutto parry. Quanto di buono fatto su questo versante raggiunge l’apice nelle meravigliose boss fight.

The Last Faith
Le boss fight sono stupende

Sono presenti comunque delle criticità. Mancano alcune possibilità basilari, “standard” oseremo dire, come ad esempio l’attacco da accovacciati. Inoltre, è palese sin dai primi minuti, una quasi totale assenza di features legate alla Quality of Life. La gestione della mappa, ad esempio, è davvero pessima, con la conseguenza che l’interpretazione della stessa risulta sempre aleatoria… e in un gioco del genere è abbastanza grave.

Ad ogni modo, sul piano meramente ludico, The Last Faith è un titolo veramente riuscito. Al netto di qualche inspiegabile mancanza e di una sensazione di dejà-vu “strutturale”, il gioco realizzato da Kumi Souls Games riesce ad essere dannatamente divertente ed appagante.

Bloodborne “demake”

Sicuramente vi sarete imbattuti in video che mostrano versioni “demake” dei giochi moderni. Ecco, The Last Faith sembra proprio il “demake” di Bloodborne. E badate bene, non lo diciamo in senso dispregiativo, anzi. La conduzione artistica del capolavoro di From Software è magistrale, e The Last Faith riesce a ricreare la stessa atmosfera, senza risultare un insipido plagio.

Il dark-gothic centroeuropeo, le carrozze distrutte, le ispirazioni chtuliane, gli sviluppatori hanno preso gli elementi cardini di Bloodborne, riadattandoli al 2D e alla pixel art in maniera sublime. Anche il comparto sonoro è davvero riuscito, con una soundtrack sempre sul pezzo e soprattutto effetti ambientali (e silenzi!) sempre azzeccati.

Commento finale

The Last Faith, riprendendo il sottotitolo di questa recensione, è un gioco derivativo, estremamente derivativo, ma bellissimo. Bellissimo da giocare e bellissimo da vedere. In un genere così ultimamente inflazionato non era certamente facile farsi notare, a maggior ragione pescando a piene mani da uno dei titoli più idolatrati degli ultimi anni. Eppure Kumi Souls Games ci è riuscita con un titolo quadrato, impeccabile negli elementi core del nostro media preferito. Un titolo che riesce a restare a fuoco per tutte e 25 le ore richieste per il suo completamento al 100%. Consigliatissimo.

Recensione dissipatore ad aria DeepCool AK620 Digital

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DeepCool – azienda cinese con sede a Pechino – da oltre un decennio propone interessanti (quanto innovativi) componenti hardware per PC ad alte prestazioni e soluzioni termiche: case, tastiere, alimentatori, dissipatori ad aria e a liquido. Proprio nel settore dei dissipatori ad aria ed AIO, che rappresenta il core business dell’azienda, DeepCool si è sempre fatta apprezzare per soluzioni innovative e allo stesso tempo efficienti, basti pensare ai dissipatori della serie serie Assassin IV e GAMMAXX. L’ultimo nato tra i dispositivi di raffreddamento dell’azienda è il DeepCool AK620 Digital. Questo dissipatore ad aria presenta lo stesso design premium dell’AK620 Zero Dark di DeepCool, ma con un’aggiunta innovativa: un display digitale incorporato nella parte superiore che mostra sia la temperatura della CPU che le statistiche di utilizzo e che, in aggiunta, incorpora lateralmente l’illuminazione aRGB. Insomma è, se volete, la risposta ai tanti dissipatori AIO con schermo sulla pompa, che ora vanno tanto di moda.

Specifiche tecniche

  • Compatibilità:
    • Intel: LGA2066/2011-v3/2011/1700/1200/1151/1150/1155
    • AMD: AM5/AM4
  • Dimensioni del prodotto: 129×138×162 mm (L×W×H)
  • Dimensioni dissipatore di calore: 127×110×157 mm (L×W×H)
  • Peso netto: 1486 g
  • Heatpipe: Ø6 mm×6 pcs
  • Dimensioni ventola: 120 ×120×25 mm (L×P×A)
  • Velocità della ventola: 500~1850 RPM±10%
  • Flusso d’aria della ventola: 68,99 CFM
  • Pressione dell’aria della ventola: 2,19 mmAq
  • Rumore della ventola: ≤28 dB(A)
  • Connettore della ventola: PWM a 4 pin
  • Tipo di cuscinetto: Cuscinetto fluidodinamico
  • Tensione nominale ventola: 12 V CC
  • Corrente nominale ventola: 0,12 A
  • Consumo energetico ventola: 1,44 W
  • Tipo LED: LED RGB indirizzabile
  • Connettore LED: 3-spillo(+5V-D-G) and 9-spillo USB 2.0 
  • Tensione nominale: 5 VCC
  • Consumo energetico del LED: 4,75 W

Confezione di vendita

L’AK620 Digital (che potete acquistare direttamente su Amazon.it) viene fornito in una scatola di cartone marrone inserita all’interno di un blister bianco sul cui fronte è mostrato il prodotto che troveremo all’interno mentre sul retro della stessa, le specifiche complete. Aperta la scatola, troviamo il DeepCool AK620 Digital posizionato su due protezioni in polistirolo, che proteggono il dissipatore da eventuali urti durante il trasporto. A chiudere la confezione di vendita, una scatola contenente tutti gli accessori; ciò include le istruzioni per l’installazione, tutto l’hardware di montaggio per CPU Intel e AMD (Intel LGA2066/2011-v3/2011/1700/1200/1151/1150/1155 e AMD AM5/AM4). Sono inoltre presenti un tubetto di pasta termica DeepCool, un connettore PWM a Y e un cacciavite ad L per il montaggio. Non sono incluse informazioni sulla garanzia, ma DeepCool dichiara che i dissipatori di calore della serie AK sono coperti per ben tre anni.

Design e qualità costruttiva

Il DeepCool AK620 Digital presenta un design a doppia torre. Sulla parte superiore dei radiatori spicca l’ampio pannello rifinito a specchio di colore nero riflettente che dà all’AK620 Digital un aspetto tanto spigoloso quanto pulito e simmetrico. Rimuovendo il pannello digitale e le due ventole laterali, è possibile vedere il design della torre dual-stack (disposizione cosiddetta a matrice o scacchiera) che ha un profilo in altezza simile ad altri dissipatori da 120 mm e che rendono il prodotto del produttore cinese compatibile con la maggior parte dei case ATX mid-tower. Nello specifico le dimensioni sono: 162 mm in altezza, 129 mm in larghezza e 138 mm di profondità (con le due ventole collegate nel centro e anteriormente). Ogni griglia è composta da 49 alette distanziate fra loro di circa 2,0 mm. L’aspetto più interessante lo troviamo sulla parte anteriore, dove i supporti laterali permettono di installare la ventola a distanza di sicurezza dalle memorie RAM e di regolarla a proprio piacimento; questo consentirà l’installazione anche su motherboard compatte equipaggiate con RAM tra i 43/44 mm di altezza, ma in caso di RAM con dissipatore più alto è possibile spostare la ventola più in alto, a scapito però dell’altezza complessiva del dissipatore. 

Il peso totale con ventole equipaggiate è di ben 1486g.

Sulla base in metallo (con la superficie a specchio) che va direttamente a contatto con il processore troviamo sei heatpipe continue a forma di U per lato (per un totale di 12). I tubi di calore sono allineati in modo da distribuire il calore alle due griglie dei radiatori che combinati con le due ventole DeepCool da 120mm, dovrebbero essere in grado di fornire ottime prestazioni di dissipazione del calore.

Le due ventole collocate su ciascun lato del DeepCool AK620 Digital sono montate con clip/supporti metallici che si agganciano al lato delle rispettive griglie. Ciò sta a significare che è possibile sostituire le ventole con qualsiasi altro modello da 120 mm. Il sistema a clip è quello che preferiamo, poiché se si utilizzano clip di buona qualità, come in questo caso, è possibile non soltanto avere una ventola saldamente ancorata al radiatore, ma anche, come abbiamo detto, una certa flessibilità nell’altezza di montaggio.

Per quanto riguarda le ventole, abbiamo in dotazione due ventole DeepCool FK120 da 120 mm. Internamente sono dotate di cuscinetti fluidodinamici per una maggiore durata e per garantire un funzionamento silenzioso (sebbene udibili chiaramente a regimi più elevati). Queste ventole da 120 mm hanno una velocità di rotazione specifica compresa tra 500 e 1850 giri/min, un flusso d’aria massimo di 68,99 CFM e una pressione dell’aria massima di 2,19 mm H2O. Il rumore nominale della ventola è di circa 28 dbA. La durata nominale di queste ventole è di circa 50.000 ore, che si traduce in circa 6 anni se utilizzate 24 ore su 24, 7 giorni su 7 alla massima velocità. Detto questo, le ventole sono – al pari del resto – di colore nero ed hanno un design del telaio spigoloso che ben si addice al look futuristico di questo dissipatore; gli angoli hanno un’imbottitura in gomma atta a ridurre le vibrazioni tra la ventola e il dissipatore stesso. 

Il dissipatore di calore è composto da materiali diversi. La base e i tubi di calore sono costituiti da rame con nichelatura galvanizzata all’esterno. Sebbene il nichel abbia una conduttività notevolmente inferiore rispetto al rame, si tratta di uno strato molto sottile e non dovrebbe influire negativamente sulle prestazioni in modo significativo. Ha però un vantaggio, infatti, resiste bene alla corrosione e alle alte temperature, per questo motivo l’AK 620 Digital sarà meno incline a perdere le sue prestazioni di raffreddamento nel tempo. Detto questo, il rame viene utilizzato perché ha una delle migliori capacità di trasferimento/dissipazione di calore. Le alette dei radiatori sono in alluminio, il che riduce il peso del dissipatore e lo stress sulla scheda madre. Si tratta di un materiale che ha una conduttività inferiore al rame, ma il compromesso è più che comprensibile.

Pannello digitale

La “chicca” del DeepCool AK620 Digital (seppur già disponibile – seppur in “formato ridotto” – su AK 400 e AK 500) è il pannello LCD. Sotto questo pannello lucido c’è un display digitale per mostrare le informazioni in tempo reale che possono spaziare dalle temperature di esercizio, all’utilizzo della CPU grazie al software collegato, di cui parleremo più avanti. 

Sui lati ci sono anche due strisce LED che emettono una piacevole illuminazione RGB (regolabile dall’utente, noi abbiamo preferito una colorazione fissa). Il pannello si fissa al dissipatore di calore con quattro magneti piuttosto potenti che eviteranno che il display possa staccarsi accidentalmente. Il tutto può essere controllato tramite MB mediante USB 2.0 direttamente sulla motherboard, mentre le strisce luminose a LED sono alimentate dal connettore a 3 pin (che abbiamo dovuto collegare tramite un adattatore SATA non avendo sulla scheda madre il connettore dedicato alla illuminazione aRGB). 

Per ottenere le informazioni sul sistema, è obbligatorio scaricare l’app utility digitale di DeepCool (altrimenti lo schermo non darà segni di vita). Si tratta dello stesso software per tutti i prodotti digitali di DeepCool ed è disponibile sul sito Web dell’azienda. Una volta installata e avviata, l’app appare come un’icona di sistema nella barra delle applicazioni. Per l’AK620 Digital, possiamo visualizzare la temperatura del processore, la sua percentuale di carico o alternare la visualizzazione delle due informazioni. La temperatura può essere visualizzata in gradi Celsius o Fahrenheit. E’ inoltre possibile, impostare un allarme, il controllo degli aggiornamenti e l’avvio dell’applicazione all’avvio di Windows.

Lo schermo del DeepCool AK620 è poco luminoso, ma è sufficiente per leggere chiaramente le informazioni che mostra. Se il case ha una finestra del pannello laterale molto scura, potrebbe essere difficile vedere i dati, ma – nel nostro caso – avendo un case aperto non abbiamo avuto problemi di sorta. 

Installazione del dissipatore

L’installazione del DeepCool AK620 Digital è semplice e non dissimile da altri dissipatori concorrenti. Il dissipatore è compatibile sia con sistemi Intel (Socket LGA2066/2011-v3/2011/1700/1200/1151/1150/1155) sia con CPU AMD (su Socket AM5/AM4).

Con i sistemi Intel è necessario installare la relativa piastra posteriore in metallo inclusa e dotata dei relativi bulloni di assemblaggio. Per i sistemi AMD, è possibile utilizzare la piastra posteriore integrata con la scheda madre e avvitare i quattro bulloni frontali per fissare saldamente la piastra posteriore. Una volta montata la piastra posteriore, è possibile utilizzare due barre di montaggio da fissare su ogni lato della CPU (nel nostro caso superiore ed inferiore). Successivamente e dopo aver rimosso le ventole sganciando i relativi supporti, è necessario posizionare l’AK620 (dopo aver applicato la pasta termica e aver rimosso la pellicola protettiva della base!) e avvitare (alternando fra le due viti finché non sarà stretta a dovere) l’unità alle barre di montaggio. 

E’ possibile utilizzare la chiave ad L o un cacciavite abbastanza lungo che permetta di raggiungere i punti/viti di fissaggio caricate a molla. Fatto ciò, è possibile installare le ventole con i relativi supporti/clip in metallo, regolando – qualora necessario – quella frontale in prossimità delle RAM e collegando i rispettivi cavi a 4 pin alla motherboard (se avete due connettori liberi) o direttamente al connettore a Y e poi alla scheda madre. Infine, va applicato il pannello digitale superiore, instradando il cavo (non lunghissimo ma sufficiente, a patto di non avere un case gigantesco) nelle scanalature sulla parte anteriore del dissipatore di calore fino al connettore USB 2.0 a 9 pin. 

Configurazione di prova e test

CPU: AMD Ryzen 5800x
Scheda madre: MSI B450M-A PRO MAX
RAM: 16GB DDR4 Crucial Ballistix
GPU: NVIDIA GeForce RTX 3080 Ti
Case: Thermaltake Core P3 open frame
Storage: Kingston NVMe 500GB + 2 HDD da 2TB
Alimentazione: Corsair RM750
OS: Microsoft Windows 11 Pro

Le moderne CPU di fascia alta, siano esse Intel o AMD, sono difficili da raffreddare con carichi di lavoro intensivi. L’alta frequenza raggiunta e l’elevato numero di core, infatti, costituiscono un vero e proprio problema per tantissimi dissipatori. Con dissipatori di serie, ma non solo, infatti, non è raro che le moderne CPU di Intel e AMD viaggino a pieno carico con temperature che oscillano tra i 90/95 gradi Celsius, ad un passo quindi dal thermal throttling. Sebbene queste temperature non debbano preoccupare proprio per la capacità dei moderni processori di tagliare le frequenze di carico in prossimità dei limiti termici, è evidente che tenere sotto controllo le stesse, può risultare in boost del processore più alti e più duraturi, e quindi in prestazioni complessive migliori.  

Il DeepCool AK620 Digital nasce proprio tenendo a mente le ingenti richieste dei processori moderni multicore e può supportare processori con TDP fino a 260w. Nelle nostre prove abbiamo testato il dissipatore in un ambiente caratterizzato da una temperatura di circa 23° centigradi e ottenuto risultati davvero interessanti.

Abbiamo effettuato lo stress test con OCCT per esattamente un’ora (ad una frequenza di clock stock) e selezionando il pacchetto dati small, quello più impegnativo per il processore. Avendo anche sostituito il processore, abbiamo deciso di utilizzare non la pasta termica stock offerta da DeepCool ma quella ARCTIC MX-4. La temperatura minima è stata di 24.5°, mentre quella media di 45,9° e quella massima non ha superato gli 83°.

Si tratta sicuramente di risultati di tutto rispetto. In game, la situazione non cambia, confermando le ottime prestazioni del dissipatore: dopo circa 2 ore di Ratchet & Clank Rift Apart e 3 ore di Cyberpunk 2077 su schermo 1080p 144hz, con dettagli maxati e Raytracing attivo, il processore segnava rispettivamente 57° e 60°.

Poter poi controllare questi valori, direttamente mentre si gioca, voltando lo sguardo verso il PC, è sicuramente un plus non da poco.

Commento finale

Il DeepCool AK620 Digital – diretta evoluzione dell’AK620 Zero Dark – sa davvero il fatto suo. Il cambiamento principale è l’introduzione di un grande pannello digitale di colore nero che copre l’intera parte superiore del dispositivo e che permette – in un batter d’occhio – di tenere traccia dello stato della CPU e nello specifico della temperatura del processore e della sua percentuale di carico; il tutto impreziosito da due strisce a LED RGB sopra e sotto e da un elegante design a doppia torre. Niente male neppure le due ventole FK120 da 120 mm dotate di cuscinetti fluidodinamici per una maggiore durata e capaci di garantire un buon flusso d’aria e una buona pressione statica, senza incidere più di tanto sulla rumorosità, che comunque resta più alta rispetto ad altre soluzioni. In ultimo ma non meno importante, il DeepCool AK620 Digital è facilissimo da montare – grazie alla dotazione generosa di accessori, sia su CPU Intel e sia su AMD. Quando abbiamo messo alla prova il DeepCool AK620 Digital, le sue prestazioni sono state egregie tenendo adeguatamente a bada il nostro AMD Ryzen 5800x. Tuttavia c’è una cosa che potrebbe essere migliorata in futuro e stiamo parlando del pannello limitato alla sola visualizzazione della temperatura o del carico della CPU, ci sarebbe ad esempio piaciuto poter verificare la velocità di rotazione delle ventole o magari visualizzare il core più caldo. Detto questo, considerate le prestazioni, la grande affidabilità del marchio e il prezzo di poco più di 80 euro su Amazon (METTI qui il link), il DeepCool AK620 Digital è sicuramente un dissipatore che ci sentiamo di consigliare a tutti.

Recensione Teardown, I came in like a wrecking ball

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A distanza di quasi tre anni dal primo esordio giocabile, Teardown ha finalmente raggiunto le console di attuale generazione. Un titolo diventato negli anni un piccolo cult, grazie alle sue particolari caratteristiche, che concedono al giocatore la possibilità di interagire in un ambiente altamente distruggibile. Perché di questo, in fin dei conti, si tratta: fare appello al primordiale desiderio di sfasciare e demolire, ammirando gli esiti delle proprie gesta.

Dopo un Accesso Anticipato lanciato nell’ottobre del 2020, gli sviluppatori svedesi di Tuxedo Labs hanno lavorato duramente sulla propria creatura, ascoltando i feedback dei fan ed arricchendo un titolo nato con l’intento di sviluppare una nuova tecnologia fisica basata sul voxel. Dennis Gustafsson ed una manciata di altri collaboratori hanno così dato vita ad uno dei fenomeni più sensazionali del media, con oltre 74.000 valutazioni estremamente positive su Steam. Ma la domanda che ci poniamo, ora che la visione del team di sviluppo ha raggiunto una maturità, è la seguente: oltre alla mera distruzione… c’è dell’altro?

Teardown è disponibile su PlayStation 5 ed Xbox Series dal 15 Novembre. Inoltre è presente nel catalogo Extra e Premium di PlayStation Plus nel mese di Novembre.


Versione testata: PlayStation 5


Fratello martello

La Löckelle Teardown Services è una ditta di demolizioni destinata ironicamente al collasso. Il provvidenziale (quanto misterioso) ritorno a casa del figliol prodigo spinge sua madre, nonché direttore commerciale, Tracy ad affidargli un compito preciso. Fare qualsiasi cosa, pur di salvare l’azienda di famiglia dal tracollo economico. Di fronte ad alcune ambigue richieste da parte di strani e loschi clienti, inizierà presto un vortice di eventi tra vendette, tradimenti e frodi assicurative.

La campagna principale di Teardown non si pone particolari obiettivi di sceneggiatura o di caratterizzazione dei personaggi. Di fatto, costituisce un semplice susseguirsi di eventi per fornire un pretesto al giocatore per realizzare obiettivi man mano più complessi ed articolati. Chi cerca dunque necessariamente una grande trama in un videogioco, potrebbe restare piuttosto deluso dal lavoro di Tuxedo Labs.

La Teardown Services non se la passa benissimo, se poi vi ci mettete anche voi con gli esperimenti…

Ciò che invece merita di essere sottolineato è l’intero comparto tecnico della produzione.

Grazie ad un uso estremamente intelligente della tecnologia voxel (una sorta di pixel, ma in tre dimensioni), gli sviluppatori hanno creato un mondo di indubbio fascino e, soprattutto, di grandissima interattività. Ogni cosa, nelle location di Teardown, può essere sbriciolata in virtù di sollecitazioni realistiche. La fisica stessa, sebbene non sempre impeccabile, si coniuga con i voxel, i quali possono cadere in frantumi in base alla forza esercitata, allo strumento utilizzato, alla velocità dell’impatto nonché ai materiali coinvolti. Quello che ne nasce è non solo un colpo d’occhio magnetico, ma soprattutto un traguardo tecnico per lunghi tratti sconosciuto anche alle produzioni più blasonate.

Il tutto, sia chiaro, senza tentennamenti o incertezze del motore grafico. Le performance su PlayStation 5 risultano infatti solide per ciascun contenuto direttamente previsto dagli sviluppatori. Le cose cambiano un po’ nell’area riservata alle mod create dall’utenza in cui, per ovvi motivi, la community ha calcato la mano con le possibilità concesse dal modello fisico. Qualcosa che, insomma, fa inevitabilmente parte dell’esperienza ludica di Teardown.

L’estintore sarà utile per domare le fiamme, visto che a volte il fuoco non sarà un alleato bensì un problema da risolvere.

Appetite for Destruction

Ma in che senso l’elevata interattività di Teardown entra in gioco nella campagna principale?

Come vi abbiamo anticipato, dovrete svolgere incarichi più o meno leciti per determinati committenti. Si va dall’abbattimento di un immobile che ostacola la realizzazione di un fabbricato edilizio passando per il “recupero” (o meglio, sottrazione non concessa…) di oggetti. La storia insomma si delinea come un vero e proprio simulatore di lestofante, impegnando il player in attività decisamente poco legali. Con un’ovvia conseguenza: non avrete tutto il tempo del mondo per eseguire le vostre nefandezze. Delineato un piano, avrete pochissimi istanti per portarlo a termine e mettervi in salvo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Teardown diventa dunque un vero e proprio puzzle game in cui pianificare attentamente ogni vostra mossa per sottrarre il bottino di turno. Non solo in un ambito di micro management o nel banale ordine da seguire per completare ogni obiettivo. Ma avrete occasione e necessità di pensare molto, molto più in grande.

Alcuni piani potrebbero essere talmente elaborati e fuori di testa da farvi sentire membri dell’A-Team.

La distruttibilità assoluta prevista dalla produzione permette infatti di potersi letteralmente sbizzarrire. Ciascuno dei vostri strumenti iniziali avrà uno scopo preciso: il martello potrà abbattere muri fragili, la fiamma ossidrica scalfire il metallo ed appiccare il fuoco, l’estintore combattere le fiamme fuori controllo, la bomboletta spray vi aiuterà a marchiare il territorio. A questi se ne aggiungeranno altri ancora più impattanti (grazie ai vostri guadagni), oltre ad una serie di veicoli e strumenti che vi permetteranno di elaborare piani via via più complessi.

Con una costante attenzione nei confronti degli esiti delle vostre azioni. Perché non lanciare una bombola di propano per aprire uno squarcio in una parete, tenendo pronto l’estintore per non far scattare l’allarme antincendio? Oppure, meglio sfruttare un mezzo pesante per non correre il rischio delle fiamme, ma avendo l’accortezza di non abbattere strutture portanti? Ciascuna scelta ha una conseguenza ed ogni piano può essere portato a termine con un sufficiente ragionamento sugli step più funzionali da seguire.

Proprio la grande libertà concessa ci ha ricordato, in qualche modo, la sensazione di creatività vista in The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Tuttavia, con una grande differenza.

Laddove il capolavoro Nintendo è finemente concepito per non dare mai la sensazione di essere un trial & error ma anzi, permette sempre di apprendere da ogni sbaglio, in Teardown non è esattamente così. Spesso e volentieri infatti le idee comporteranno fallimenti quasi inevitabili, a causa di poca chiarezza di alcune reazioni del motore fisico, di banali errori di posizionamento e molto altro. Non a caso il gioco stesso invita a creare punti di salvataggio manuali, per non dover ogni volta ricominciare da capo il livello. Lo sappiamo: è ingeneroso ed ingiusto paragonare un progetto indipendente sviluppato da una manciata di persone ad un capolavoro AAA realizzato da alcune delle menti più brillanti dell’industria. Ma in un certo senso, può essere visto come un motivo di orgoglio aver risvegliato un così illustre termine di confronto.

Andando avanti ci saranno anche delle ronde robot da attenzionare.

Sandbox? Voxelbox!

Teardown tuttavia non è solo rapine e demolizioni su commissione. L’offerta ludica prevede infatti anche molto altro.

Particolarmente famosa nella community è infatti la modalità sandbox, in cui non ci saranno limiti. Solo voi, la mappa e gli strumenti: potrete abbattere tutto senza cognizione di causa, senza costrizioni e senza vincoli. Avete sempre sognato di avere un ambiente virtuale che potesse replicare, in senso inverso, l’esperienza dei celebri mattoncini danesi? In questa modalità avrete risorse illimitate con un’abbondanza di veicoli: adesso sapete dove recarvi. Se invece il vostro spirito artistico vorrà prendere il sopravvento, ecco la Modalità creativa con la quale potrete divertirvi con la duttilità della voxel art. E magari, chissà, poi sfasciare tutto ugualmente.

Non vi basta ancora? Che ne dite allora delle sfide a tempo o delle mod sviluppate dalla community, alcune davvero fuori di testa ed imprevedibili?

Ci sono anche armi nel vostro arsenale.

Insomma, di carne al fuoco in Teardown ce n’è ed è indiscutibile. Tuttavia è giunto il momento di venire al nostro più grande quesito. Oltre alla distruzione, cos’altro offre il titolo?

La domanda è semplice, la risposta invece piuttosto complessa. Dovendo essere sintetici, la produzione offre molto a chi avrà voglia e pazienza di dedicarsi alle sue regole. Se la campagna offre un piacevolissimo twist sui rompicapi ambientali, lo stesso non possiamo dire sulla sua immediatezza. Calarsi nelle logiche di Teardown può sembrare facile, ma diventa velocemente impegnativo, se non addirittura a tratti frustrante. Se poi invece non vi interesserà molto dedicarvi ai colpi funambolici, avrete le altre modalità votate alla distruzione pura e semplice… ma siamo sicuri che spaccare tutto non diventi un’operazione noiosa, a lungo andare? Probabilmente Teardown da il meglio di sé proprio a coloro i quali sapranno adottare la giusta forma mentis e, chissà, goderselo a piccole dosi.

Commento finale

Teardown, inutile negarlo, è una produzione decisamente affascinante. La possibilità di plasmare integralmente con le proprie azioni il mondo di gioco è un concetto appannaggio di pochissimi altri titoli. Tuxedo Labs segna dunque, in questo senso, un grande traguardo per le produzioni indipendenti regalando una sperimentazione gratificante e stratificata. Al tempo stesso, le componenti più squisitamente ludiche non sono altrettanto ammalianti anche a causa di una immediatezza non sempre ideale. Il risultato è un titolo tanto divertente quanto suscettibile di diventare velocemente noioso a seconda della vostra risposta alla domanda: quanto vi piace la distruzione?

Recensione Jusant, scalate e rompicapi nel nuovo titolo Don’t Nod

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Jusant è un termine nautico francese che indica il reflusso della acque, in occasione di una marea. Ignoravamo il suo significato fino alla schermata iniziale della nuova produzione Don’t Nod, capace di regalarci la prima suggestione con poche, semplici righe. D’altronde l’azienda francese non è nuova ad utilizzare i sentimenti per veicolare messaggi e tematiche importanti. Lo ha fatto fin dal titolo di esordio, quel Remember Me di dieci anni fa ingiustamente dimenticato da molti. Ha dunque proseguito col franchise di Life is Strange, passando per il sanguinoso Vampyr. In attesa del loro prossimo grande progetto Banishers: Ghosts of New Eden, che auspichiamo possa essere la definitiva consacrazione dello studio, aggiungono adesso al loro palmares questa piccola e coraggiosa produzione.

Dimenticate infatti quello che sapete sugli adventure esplorativi e lasciate da parte i risvolti action che sembrano essere quasi un diktat ineludibile. Jusant vi metterà infatti nei panni di un misterioso nomade con un obiettivo: scalare una torre immensamente alta, in compagnia di una enigmatica creatura. Roccia, sudore e gravità saranno i vostri avversari, in un titolo a metà tra contemplazione esplorativa e rompicapo platform. Possiamo dirvelo: Jusant ci ha decisamente convinto anche se ammettiamo di essere rimasti con un po’ di amaro in bocca. Scoprite perché nella nostra recensione.

Jusant è disponibile dal 31 Ottobre per PC (via Steam), PlayStation 5 ed Xbox Series. Il titolo è altresì presente sull’Xbox Game Pass per tutti gli abbonati.


Versione testata: PlayStation 5


Qui la roccia è tutta franabile

I primi fotogrammi del mondo di Jusant ci dipingono una terra arida, sconvolta da chissà quale disastro ambientale. Decadenti relitti emergono dalle sabbie assieme a resti di formazioni marine, in uno spoglio paesaggio che cela fugaci forme di vita adattatesi alla siccità. Un giovane ragazzo senza nome si approccia ad una torre immensa, che giganteggia sullo scenario e sale in cielo fin oltre le nuvole. Il suo obiettivo è scalarla a mani nude. Non sappiamo le sue ragioni, ma probabilmente hanno a che fare con una strana creaturina che trasportiamo in spalla.

Lo storytelling della nuova produzione Don’t Nod si affida ad una narrazione prettamente indiretta. Se le gesta del ragazzo innominato risulteranno più chiare con l’avanzare dell’avventura, la storia della torre e del mondo di Jusant è celata dietro a criptici documenti e graffiti lasciati da una civiltà forse scomparsa. Uno stile che non è certo una novità nel panorama videoludico e che tendenzialmente apprezziamo, anche se abbiamo riscontrato un ermetismo marcato che lascia alla libera interpretazione fin troppi aspetti. Non che sia un male in senso assoluto, anche perché le tematiche generali sono cristalline nella loro importanza ed inquietante attualità. Ma in un titolo relativamente breve, la sensazione è che la storia non abbia sufficiente tempo e spazio per essere decantata a dovere.

C’è sempre tempo per riflettere e pensare, tra una scalata e l’altra.

Quello che invece colpisce senza appello è la direzione artistica complessiva della produzione. Al netto di un motore grafico che gestisce tutto senza grandi problematiche (salvo qualche fastidioso bug di compenetrazione), l’uso dei colori è concettualmente sinestetico. Una palette tanto calda quanto fredda, usata sapientemente dagli artisti del team di sviluppo per comunicare le avverse condizioni climatiche ma anche le differenze tra le ambientazioni. Il colpo d’occhio, pur non impressionando a livello tecnico, accarezza la sensibilità del giocatore che non potrà non fermarsi a contemplare gli accostamenti cromatici più deliziosi ed evocativi.

Un particolare merito va anche alla colonna sonora. Curata dal compositore Guillaume Ferran, ogni brano è un’autentica meraviglia capace di accompagnare attraverso gli scenari di Jusant con una superba miscela di suoni meditativi e ritmici. L’uso delle cuffie è altamente consigliato.

Le vostre scalata saranno accompagnate da una soundtrack stupenda.

Non posso né scendere né salire

Ma al di là di contemplare la direzione artistica e recuperare documenti per approfondire la lore, cosa si fa in Jusant? Beh… si scala.

Il fulcro ludico della produzione Don’t Nod ruota intorno ad una semplice ma metodica meccanica con la quale è stato ricreato il feeling di arrampicarsi sulle pareti rocciose. Nessuna soluzione automatizzata come nella saga di Assassin’s Creed o nelle avventure di Nathan Drake. In Jusant avrete il diretto controllo dell’azione. A ciascun grilletto dorsale infatti è associato l’uso di un braccio. L’atto della scalata presuppone il passare da un appiglio all’altro, che dovrete individuare nel vostro incedere, prestando attenzione a tener salda la presa in un punto d’appoggio prima di passare all’altro. Le arrampicate di Jusant diventano dunque dei piccoli rompicapi d’abilità, in cui dovrete individuare la via più sicura per raggiungere in sicurezza nuove altezze, gestendo tutte le possibili variabili.

I poteri della Cisterna vi permetteranno di ridare vita ad alcune piante, dandovi nuovi appigli da sfruttare.

Non aspettatevi tuttavia un’esperienza strettamente simulativa. Accanto alla necessità di ancorarvi ed alla possibilità di sfruttare i pratici chiodi da arrampicata, Jusant vi pone in situazioni più fantasiose. Cisterna, la piccola creatura che vi accompagnerà, potrà sfruttare i propri poteri per infondere la vita nell’ambientazione circostante ed influenzare un cambiamento. Ecco dunque rampicanti che prendono vita fornendovi comode scorciatoie e fiori che sbocciano generando appigli sensibili alla luce del sole. Ma occhio anche alle zone con scarsa luminosità, alle ondate di venti impetuosi ed altro ancora. Ogni imprevisto costituirà un piccolo problema da risolvere, dosando saggiamente le risorse a disposizione e la stamina del protagonista.

L’esperienza ludica complessiva diventa un intrigante ed appassionante incrocio tra un platform ed un rompicapo, in cui ogni scalata è un livello da portare a termine con abilità ed un pizzico di ragionamento. Si tratta di qualcosa di molto originale, che speriamo possa fornire lo spunto per alcune produzioni. Chissà se sarà la volta buono per lasciarsi alle spalle o rivoluzionare la soporifera scalata automatica.

Sebbene il gioco sia facile, non trascurate il livello di fatica e riposatevi ogni tanto per ripristinare la stamina.

Quella sporgenza a forma di zoccolo di gnu

Abbiamo già evidenziato che Jusant non è una produzione estremamente longeva. Il titolo è infatti completabile in circa cinque ore, che possono arrivare ad otto in caso di backtracking per raccogliere ogni collezionabile. Ma la durata non è un problema in sé per sé in questo caso, quanto semmai un indice di qualcosa di più spiacevole.

Nella nostra prova integrale di Jusant infatti, una sensazione è stata piuttosto palese: il titolo soffre terribilmente nella fase finale. Non vogliamo affermare che lo sviluppo sia stato palesemente affrettato, ma il sospetto è lecito. Se infatti fino ad un certo punto l’avventura è una continua escalation qualitativa, il titolo si ritrova a tirare bruscamente il freno nel quinto capitolo (dei sei complessivi). Quella che, nelle premesse, sarebbe dovuta essere la fase con le più ardue scalate e con una maggiore profondità di gameplay, scivola via in pochissimi minuti smorzando il climax ludico e narrativo.

Il quinto capitolo parte con premesse eccellenti… ma finisce praticamente subito.

Abbiamo avuto dunque la netta sensazione che il gioco abbia rinunciato ad osare, arrivato ad un certo punto. Nel farlo, ha segnato passi indietro nel level design in favore di una chiusura valida a livello di sceneggiatura ma deludente in termini di gameplay. Si tratta di un vero peccato perché in linea generale Jusant non è affatto un titolo difficile. Anzi, per tutta la sua durata dosa sapientemente ciascuna sfida per essere al contempo gratificante e mai proibitiva. Una fase finale più impegnativa avrebbe tuttavia non solo dato ancora più potenza all’impatto conclusivo della storia, ma avrebbe permesso di esplorare le possibilità più ardite del gameplay stesso.

A conti fatti è proprio questo l’unico, grande difetto della produzione Don’t Nod. Se possiamo tranquillamente passare sopra una longevità non esaltante e su qualche bug nel nome della qualità di un’esperienza originale, la faccenda è molto più complessa quando c’è questo tipo di amaro in bocca. Jusant è e rimane un titolo davvero bello ma pensare a quello che sarebbe potuto essere con un po’ di attenzione (e forse tempo) extra, ci fa un po’ rosicare.

Non è facilissimo decifrare ogni tassello della lore del titolo.

Commento finale

Jusant ci ha lasciato con sentimenti contrapposti. Su un versante, l’opera di Don’t Nod è una ventata di freschezza con un gameplay magnetico, una direzione artistica favolosa ed una colonna sonora altrettanto splendida. Sull’altro tuttavia, palesa evidenti carenze nella parte finale, in cui è forte il sospetto di uno sviluppo sfortunatamente affrettato. Un autentico peccato, perché con i giusti tempi ed una maggiore omogeneità nell’espansione del game design staremo parlando di un piccolo capolavoro. Così com’è, Jusant resta tuttavia un diamante grezzo, da godersi anche al costo di un sapore agrodolce arrivati ai titoli di coda.

Codice review gentilmente fornito da https://keymailer.co

Recensione Flashback 2, un ritorno da dimenticare

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Flashback 2

Nel 1992, Flashback, insieme a pochi altri titoli, fece da apripista al concetto di ibridazione tra il medium videoludico e il cinema. Un modo (o meglio, uno dei tanti) di intendere il videogioco che ha raggiunto la piena maturità proprio negli ultimi anni. Ovviamente i mezzi erano quelli che erano, ma fu senz’altro un “precursore”.

Grazie a queste qualità, il titolo di Paul Cuisset fu un successo di critica e pubblico, entrando anche nel Guinness World Records come il gioco francese più venduto di tutti i tempi. Parliamo dunque di una pietra miliare del media.

Ok, sono passati più di 30 anni, già di per sé un’eternità, figuriamoci in questo settore. Ma con queste premesse, e proprio con lo stesso Paul Cuisset alla guida di ben due team di Microids, mai ci saremmo immaginati che Flashback 2 fosse un titolo così problematico, saturo di evidenti criticità in ogni sua componente. Volete saperne di più? Non vi resta che continuare la lettura!

Flashback 2 è disponibile dallo scorso 16 novembre 2023 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.


Versione testata: PlayStation 5


Gusci vuoti e “deus ex machina”

In Flashback 2 torneremo a vestire i panni di Conrad B. Hart, il giovane agente del GBI (Galaxia Bureau of Investigation). Nel XXII secolo, la pace dei Mondi Uniti si estende per tutto il sistema solare, ma questa tranquillità è minacciata dall’invasione dei Morph, una razza aliena mutaforma, guidati dal temibile Generale Lazarus.

Partiti alla ricerca di Ian, vecchio amico di Conrad, dovremo farci strada in diversi scenari, artisticamente abbastanza ispirati, tra salti, qualche enigma e tanti (pessimi) scontri a fuoco. Ma sulla parte ludica ci torneremo tra poco. Proprio la conduzione artistica è uno dei pochi aspetti salvabili della produzione, tra luci al neon, giungle lussureggianti e inospitali habitat alieni.

L’altro aspetto che avremmo potuto apprezzare sarebbe stata la storia, grazie ai tanti colpi di scena, arricchita per giunta da un affascinante background narrativo, rispettoso del titolo originale. Ma perché tutta questa filippica ipotetica?

Flashback 2
La direzione artistica è l’unica cosa veramente buona del gioco

Perché in Flashback 2 c’è un grossissimo problema che disintegra quanto di buono fatto sul comparto narrativo: la messa in scena. Prima di tutto, la storia viene trasposta a schermo con dialoghi statici tra personaggi come nelle peggiori visual novel di serie Z. E già questo è grave, pensando soprattutto a quanto detto nell’introduzione. Il primo Flashback è stato pionieristico per quanto riguarda i filmati di stampo cinematografico, e ritrovarsi questa nuova e poverissima impostazione nel sequel è stata veramente una brutta sorpresa.

Ma la cosa peggiore è che i personaggi non hanno nessuna reazione emotiva. Dopo mezz’ora di gioco ci siamo resi conto di star controllando un guscio vuoto, e di interagire con burattini. I colpi di scena di cui sopra vengono trivializzati in maniera sconcertante dalle reazioni dei protagonisti delle vicende. Vicende che, per giunta, proseguono tramite tantissimi momenti “deus ex machina”. Ok la sospensione dell’incredulità, ma in alcuni punti abbiamo assistito a situazioni che dovevano accadere “perché sì”, per far proseguire la storia.

Insomma, il comparto narrativo di Flashback 2 è mediocre perché un’ottima lore e degli ottimi colpi di scena vengono mortificati da personaggi “vuoti” e da una serie di sequenze di azione e reazione illogiche, sviluppate solo per far proseguire gli eventi.

Banale e problematico

Flashback 2, leggendo la descrizione sugli store digitali, viene definito come uno sparatutto platform. In senso lato, possiamo anche concordare, seppure tutta la componente di platforming, perno del gioco originale, è stata totalmente banalizzata. Tutto si riduce a premere un tasto nelle vicinanze delle sporgenze in modo che Conrad interagisca con la piattaforma in maniera automatica/scriptata.

E la cosa grave è che la componente shooting è anche peggiore. L’inquadratura è sempre laterale, ma ora Conrad può muoversi nelle tre dimensioni, combattendo con un sistema da twin stick shooter appena abbozzato. Il problema principale è che il sistema di controllo non funziona, le coperture non funzionano, il sistema di power-up non funziona. A tutto ciò aggiungiamoci che inspiegabilmente il gioco soffre di compenetrazioni e bug e, ancora peggio, continui problemi tecnici (principalmente cali di framerate e stuttering) che compromettono all’inverosimile un quadro già propriamente non idilliaco.

Flashback 2
Gli scontri a fuoco sono atroci

Per onestà intellettuale, il gioco presenta comunque una buona varietà situazionale, con alcune sezioni collaterali che cercano di variegare l’offerta ludica. Tuttavia, anche in questo caso, parliamo di sezioni alquanto “povere”, a tratti tragicomiche.

Per finire, piccola nota sulle battute finali, che per professionalità non vi raccontiamo per filo e per segno. Siamo riusciti a finirlo, anche “grazie” al fatto che dura solo 6 ore, ma l’ultima ora di gioco è stata una delle peggiori esperienze videoludiche che abbiamo avuto il “piacere” di giocare. Framerate costantemente sotto i 30 fps, una sequela gargantuesca di scontri a fuoco e uno dei peggiori boss finali della storia dei videogiochi. Sappiate che se ci ripensiamo, riviviamo i flashback… del Vietnam.

Commento finale

Flashback 2 è un gioco, a voler essere buoni, mediocre. La componente narrativa, sulla carta anche affascinante, è stata trivializzata da una messa in scena atroce. E il comparto ludico è anche peggio. Un gioco sconsigliato a tutti, anche (e forse maggiormente) ai fan del primo capitolo.

Epic Games Store, Deliver Us Mars in regalo!

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Come ogni giovedì Epic Games Store regala uno o più giochi gratuiti per il nostro PC, questa settimana partiamo per una missione di soccorso ai confini del cosmo in Deliver Us Mars.

Deliver Us Mars è un emozionante adventure game fantascientifico in terza persona con grande enfasi sulla narrazione e la risoluzione di enigmi. Seguito dell’acclamato Deliver Us The Moon, entrambi ideati dal talentuoso team olandese KeokeN Interactive, vestiamo i panni di Kathy Johanson, entrata a far parte dell’equipaggio della Zephyr, e raggiungiamo la superficie di Marte per ritrovare i resti di una colonia creduta perduta, e salvare il genere umano.

Potete fare vostro Deliver Us Mars in forma gratuita solo sull’ Epic Game Store, creando un account -in caso non l’aveste ancora fatto- e seguendo il corrispettivo link al gioco. Non fatevi sfuggire quest’offerta, che scadrà alle ore 17:00 di giovedì 30 novembre.

E non perdetevi la live sul nostro canale ufficiale Twitch di 4News.it, per provare assieme a Edoardo “SamaelBecks” Bechis cosa ci propongono questi titoli gratuiti nella nuova rubrica #GiochiXPovery, in onda ogni giovedì alle 18:30.

Guerra tra la neve nel gameplay trailer di South Park: Snow Day!

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Il publisher THQ Nordic ed il team di sviluppo Question hanno condiviso il primo trailer di gameplay per South Park: Snow Day!, mostrando meglio il nuovo titolo dedicato alla storica IP animata.

Ve lo proponiamo di seguito, grazie all’account ufficiale YouTube del publisher.

South Park Digital Studios, lo studio responsabile della creazione di South Park: Il bastone della verità, South Park: Scontri di-retti e South Park: Phone Destroyer, presenta un nuovo capitolo della saga del nuovo arrivato.

Unisciti a Cartman, Stan, Kyle e Kenny (in tre gloriose dimensioni) per festeggiare il giorno più magico della vita di qualsiasi bambino: una giornata di neve! Una tremenda bufera ha scatenato il caos in città e, cosa ancora più importante, ha fatto chiudere la scuola.

  • Combatti nelle innevate strade di South Park in questo nuovissimo gioco cooperativo in 3D.
  • Una bufera di proporzioni epiche ha coperto di neve le strade di South Park. Unisciti a Cartman, Stan, Kenny e Kyle per salvare la città da un inverno senza fine.
  • Affronta il primo gioco cooperativo ambientato a South Park con un massimo di tre amici o alleati controllati dall’IA e devasta i tuoi nemici con potentissimi attacchi coordinati.
  • Equipaggia e potenzia devastanti armi da mischia e a distanza. Scatena abilità e poteri speciali per sgominare orde di nemici e boss epici.
  • Scopri tantissimi, inconfondibili oggetti estetici con cui personalizzare il nuovo arrivato: berretti da neve, magliette Cheesy Poof, menti palloni e tanto altro ancora!

South Park: Snow Day! arriverà su PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch e PC nel 2024 al prezzo budget di € 29.99.

La nuova PlayStation 5 “Slim” con disco sarà disponibile a partire da domani!

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PlayStation 5 Slim

A distanza di poco più di un mese dall’annuncio, Sony Interactive Entertainment ha appena svelato che il nuovo modello di PlayStation 5 “Slim”, nella versione dotata di Ultra HD Blu-ray Disc, sarà disponibile sul territorio italiano a partire da domani, 24 novembre, presso i rivenditori autorizzati e su direct.playstation.com, al prezzo consigliato di 549.99€.  

I team di ingegneri e designer hanno lavorato a stretto contatto per offrire una forma più snella alla console, optando per un volume e un peso ridotti, rispettivamente, del 30% e del 18% se paragonati ai modelli attualmente in commercio.

Dal punto di vista estetico, le scocche sono composte da quattro pannelli, con la porzione superiore lucida e quella inferiore opaca. A livello tecnico, la console offre le medesime funzionalità della versione attualmente in commercio, ma con un SSD espanso a 1TB per una maggiore memoria interna. 

Voi siete interessati al nuovo modello di PlayStation 5 “Slim”?

Tekken 8, il nuovo trailer mostra il ritorno di Leo

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Bandai Namco ha condiviso un nuovo trailer di gameplay per il sempre più vicino Tekken 8, stavolta dedicato al ritorno di Leo.

Vi proponiamo di seguito il filmato, grazie all’account ufficiale YouTube del publisher.

Leo si unisce dunque al ricchissimo cast del nuovo torneo dell’Iron Fist, a pochi giorni dall’esordio della misteriosa ed intrigante Reina.

Aspetto dei personaggi completamente rivisto. Modelli elaborati e dettagliatissimi rifatti da zero e grafica ad alta fedeltà infrangono i limiti dell’hardware di nuova generazione e aggiungono peso e atmosfera nuovi alle iconiche battaglie di TEKKEN. Ambientazioni vivide e livelli che possono essere distrutti si combinano per creare un senso di immersione incredibile e un’esperienza di gioco definitiva.

In TEKKEN 8, “Il pugno incontra il destino”. La serie detiene il record mondiale per la storia più longeva dei videogiochi: il nuovo capitolo di TEKKEN 8 porta avanti la tragica saga dei Mishima e dei Kazama e della vendetta tra padre e figlio, ed è ambientato 6 mesi dopo la fine dell’ultimo match. La storia della crescita e della determinazione di Jin Kazama segna un nuovo capitolo in questa serie senza tempo.

Il nuovo sistema di battaglia, l’Heat, aumenta la natura aggressiva degli scontri, pur mantenendo il feeling e la strategia tipica della serie di TEKKEN. L’intensità delle battaglie è notevolmente aumentata dai livelli che si possono distruggere. Sferrare supermosse come le Rage Art lascerà a bocca aperta sia i giocatori sia il pubblico. Tutte queste meccaniche dal forte impatto rendono TEKKEN 8 il titolo più avvincente della serie!

Nella nuova modalità per giocatore singolo, Quest arcade, crea un avatar e inizia la tua nuova avventura di TEKKEN. Scontrati con tanti rivali in varie sale giochi arcade e porta avanti la storia, il tutto mentre impari a padroneggiare le basi e le abilità utili di TEKKEN 8. Avanzando sbloccherai tanti oggetti di personalizzazioni per i personaggi e gli avatar.

Tekken 8 sarà disponibile dal prossimo 26 Gennaio per PC, PlayStation 5 ed Xbox Series.