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Amazfit T-Rex 3 Pro in una nuova edizione: progettato per tutti gli appassionati di sport

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Amazfit ha presentato il nuovo Amazfit T-Rex 3 Pro con cassa da 44 mm e display AMOLED da 1,32 pollici. Realizzato in titanio di grado 5, questo orologio sportivo è più resistente e leggero rispetto ai modelli in acciaio inossidabile, con un peso inferiore a 47 grammi. Ciò lo rende una scelta eccellente per donne e uomini che preferiscono orologi più piccoli e leggeri per monitorare i propri allenamenti.

Costruito per ogni percorso e ogni condizione

L’Amazfit T-Rex 3 Pro (44 mm) è stato progettato per gli allenamenti sia in palestra che all’aperto, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche o dall’ora del giorno. Il vetro zaffiro protegge il display da graffi e urti durante le sessioni di allenamento intense. La torcia LED integrata (con modalità SOS) è particolarmente utile per gli allenamenti autunnali e invernali, quando le giornate sono più corte.

Il display raggiunge una luminosità massima di 3000 nit e si regola automaticamente in base alle condizioni di luce ambientale. Supporta anche la modalità notturna (visualizzazione a infrarossi dei dati chiave) e la modalità guanti, che consente il pieno funzionamento anche indossando i guanti.

Un altro vantaggio del T-Rex 3 Pro da 44 mm è l’altoparlante e il microfono integrati. Lo smartwatch supporta le chiamate Bluetooth e il controllo vocale tramite Zepp Flow™. L’altoparlante può anche emettere avvisi audio durante gli allenamenti o le competizioni. Il dispositivo è progettato per funzionare a temperature comprese tra -30 °C e +70 °C.

Monitoraggio accurato dei dati relativi all’allenamento e al recupero

Lo smartwatch supporta sei sistemi satellitari, tra cui GPS e Galileo, utilizzando una doppia antenna a polarizzazione circolare per una ricezione del segnale più stabile e un monitoraggio preciso della distanza, dell’andatura e della velocità.

Garantisce inoltre un monitoraggio altamente accurato dell’allenamento, del recupero e della salute grazie al sensore BioTracker™ 6.0 PPG di nuova generazione. Misura la frequenza cardiaca, il VO₂ max, il carico di allenamento a breve e lungo termine, il tempo di recupero, la variabilità della frequenza cardiaca e la qualità del sonno.

L’orologio aggiorna continuamente il BioCharge Energy Score, che rappresenta la “batteria” interna, mostrando i livelli di affaticamento e recupero. Durante le sessioni di resistenza, può anche confrontare le prestazioni attuali con gli allenamenti precedenti.

Visualizzazioni di formazione personalizzate e un ecosistema aperto

Il T-Rex 3 Pro (44 mm) supporta oltre 180 modalità sportive, tra cui corsa, corsa su tapis roulant, trail running e altro ancora. Gli appassionati di HYROX troveranno anche tre modalità esclusive: HYROX Training, HYROX PFT e HYROX Race. Queste modalità sono state create nell’ambito di una partnership strategica: Amazfit è il partner ufficiale di HYROX per la tecnologia indossabile e l’unico marchio al mondo che offre questo tipo di funzionalità.

Lo smartwatch fornisce anche avvisi relativi alle condizioni meteorologiche (ad esempio, per le condizioni in montagna), visualizza i parametri chiave della salute (compresi i dati per immersioni fino a 45 metri) e offre visualizzazioni personalizzabili degli allenamenti. Queste possono essere ampliate con mini-app gratuite disponibili tramite l’app Zepp.

Inoltre, il T-Rex 3 Pro 44 mm si integra perfettamente con Amazfit Helio Ring e Helio Strap, nonché con cinturini HR, misuratori di potenza, sensori di cadenza e computer da bicicletta di altre marchi.

Esplora ancora di più con le mappe sul tuo polso

L’Amazfit T-Rex 3 Pro 44 mm include l’accesso a decine di migliaia di mappe offline gratuite: mappe cittadine, topografiche e delle piste da sci. Queste mappe sono dettagliate, intuitive e interattive e consentono agli utenti di cercare luoghi, creare e generare nuovi percorsi direttamente sull’orologio.

L’allenamento può essere più divertente grazie all’app Podcast, che offre accesso gratuito a oltre 4 milioni di episodi. Dopo averli scaricati sull’orologio, non è necessaria alcuna connessione Internet per la riproduzione.

Con una singola ricarica, lo smartwatch dura fino a 17 giorni o fino a 13 ore in modalità allenamento con GPS e display sempre attivo abilitati.

Disponibilità e prezzi

L’Amazfit T-Rex 3 Pro 44 mm sarà disponibile in due varianti di colore: black-gold e artic-gold.

La versione nero-oro sarà in vendita dal 25 ottobre, mentre quella artico-oro seguirà nella prima metà di novembre sui siti europei di Amazfit e presso partner ufficiali Amazfit selezionati.

Saranno disponibili presso i seguenti rivenditori: Unieuro, Euronics, Expert, Trony e Mediaworld.

Questi 5 rivenditori inizieranno la vendita della versione black-gold nella prima metà novembre, e della versione artic-gold nella seconda metà di novembre.

Il prezzo al dettaglio consigliato è di 399,90 €.

Recensione The Outer Worlds 2, una nuova folle odissea spaziale

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Una cosa è certa: The Outer Worlds 2 è l’ennesimo attestato dell’industriosità di Obsidian Entertainment. Il team di sviluppo californiano, dopo l’acquisizione da parte di Microsoft nel 2018, si è infatti rivelata una delle mosse più azzeccate dal gigante di Redmond. Il passaggio sotto l’ala di Xbox Game Studios ha dato nuova linfa produttiva alla storica software house, capace in pochi anni di pubblicare molti titoli di elevata qualità. Nel giro di un lustro abbiamo visto il survival cooperativo Grounded (ed il suo seguito attualmente in early access), il visionario Pentiment e, solo pochi mesi fa, il bellissimo Avowed. Un team che ha saputo non “perdersi” dopo la rivoluzione lavorativa, come sfortunatamente successo ad altri talentuosi sviluppatori. Ma anzi, merita di essere annoverato tra le sotware house più laboriose della generazione assieme, tra gli altri, ad Insomniac Games ed il Ryu ga Gotoku Studio.

A suo tempo definito come l’erede spirituale di quel Fallout: New Vegas, il primo The Outer Worlds venne apprezzato per essere il manifesto delle migliori caratteristiche identitarie di Obsidian. Una grandiosa scrittura ed un mondo ottimamente caratterizzato, il tutto reso prezioso dalle libertà di scelta nonché dalle ramificazioni basate sulle decisioni morali del giocatore. Non un titolo tuttavia perfetto, con un potenziale latente che i fan hanno sempre sperato di poter veder espresso. Ce l’avrà fatta Obsidian Entertainment a chiudere in bellezza il suo anno?

The Outer Worlds 2 è disponibile dal 29 Ottobre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5. Inoltre è presenta al lancio tra i titoli dell’Xbox Game Pass Premium.


Versione testata: Xbox Series X


Robot Amichevoli di Mamma

Se c’è una cosa sul quale Obsidian Entertainment non ha mai deluso le aspettative, questa è la mirabile cura nella sceneggiatura.

Nei panni di un comandante del Direttorato Terrestre, organizzazione che si occupa di salvaguardare gli interessi dell’umanità nelle colonie scagliandosi contro regimi tirannici ed avide corporazioni (talvolta simultaneamente), riceverete l’incarico di recarvi nel sistema stellare di Arcadia. Luogo in cui è stata creata la tecnologia del motore a proiezione (quello che rende possibile i viaggi interstellari), l’obiettivo dichiarato è quello di comprendere l’origine delle devastanti fratture che minacciano la sicurezza degli abitanti di tutta la galassia.

Indagando sul collegamento tra la preziosa tecnologia e il mistero dei rovinosi squarci, accade l’imprevisto. Augustine de Vries, agente del Direttorato Terrestre, sabota la spedizione ed innesca una immane esplosione che spazza via una stazione di ricerca e l’equipaggio del protagonista. Illeso per miracolo grazie ad una rocambolesca fuga su una capsula di salvataggio, esso viene tuttavia messo automaticamente in criostasi in attesa dei soccorsi. Dopo dieci anni, la capsula viene ritrovata ed il comandante risvegliato. Il tempo trascorso ha alterato gli equilibri di poteri nelle colonia Arcadia, adesso lacerata da una guerra tra fazioni. Ci sarà da recuperare il tempo perduto, trovare la traditrice de Vries e cercare di salvare la colonia e l’intera galassia.

Che personaggio deciderete di essere?

The Outer Worlds 2 è l’ennesimo esempio di come Obsidian Entertainment si trovi a suo completo agio con sceneggiature stratificate e complesse. Personaggi, sceneggiatura e dialoghi sono anche stavolta di livello assoluto, immergendoci nuovamente in una space opera dai forti connotati satirici. Sigmund Freud diceva che “scherzando si può dire di tutto, anche la verità” e ci sembra una citazione che calza a pennello con quanto imbastito dal team californiano. Praticamente nulla è al riparo dall’arguzia della scrittura, da citazioni più o meno famose a tematiche di ogni tipo. Alcune risate saranno fragorose, altre amare: ciò che è sicuro è che sarà nuovamente un viaggio in grado di lasciare il segno.

Se ci potete concedere giusto un pochino di malizia, si potrebbe dire che c’è un bel po’ di Avowed in The Outer Worlds 2… o forse c’era un bel po’ di The Outer Worlds in Avowed, vien prima l’uovo o la gallina? La premessa narrativa è infatti molto simile, così come le prime ore di gioco e l’impatto iniziale con Arcadia. Si tratta di una piccola provocazione da parte nostra, sia chiaro. Ma ciò che vogliamo dire è che se già nel fantasy dello scorso Febbraio avevamo sottolineato la presenza di qualcosa di “già visto”, stavolta la sensazione si è fatta più pronunciata.

Ben venga l’incredibile dinamicità della narrativa, capace di prendere direzioni diverse a seconda di ogni vostra scelta. Ed ancor meglio, rispetto ad Avowed, vedere che ciascuna azione ha realmente un peso nel bilanciare le fazioni e la vostra aderenza alle loro cause. Tuttavia l’impressione è che Obsidian Entertainment si stia ancora limitando a perfezionare la propria formula, piuttosto che imboccare l’audacia e la sperimentazione viste nelle produzioni recenti della concorrenza. Ne deriva una grande avventura di stampo classico, con tutti i pregi ma anche i limiti del caso.

La combriccola di The Outer Worlds 2 terrà sempre in debita considerazione le parole del proprio leader.

Ora smonta quell’arma e va avanti!

L’elemento in cui si sente maggiormente il passo avanti compiuto da Obsidian Entertainment è soprattutto nelle meccaniche di combattimento.

Nel 2019 il gunplay di The Outer Worlds semplicemente non convinceva, troppo ancorato alla farraginosità del passato benché godibile. Consapevoli di questo limite (e del tempo ulteriormente trascorso), il team di sviluppo ha lavorato con decisione per migliorare il feeling delle armi e delle sparatorie. Il risultato è decisamente di ben altra fattura rispetto al precedente capitolo. In The Outer Worlds 2 non solo si spara tanto, ma si spara di gusto. Ogni arma (anche le più stravaganti e, fidatevi, ci sono) regala sensazioni diverse e gratificanti, grazie anche ad una sapiente resa dell’audio e delle vibrazioni del controller. Sia chiaro, il titolo non è un FPS puro e sarebbe sbagliato attendersi lo stesso tipo di fluidità. Basti pensare all’influenza che giocano ancora gli status alterati, le difese fisiche, le debolezze elementali e tutto il resto. Ma adesso lo shooting riesce a regalare soddisfazioni, senza scomode rinunce.

Lo stile del primo titolo torna anche qui, con qualche nota di Bioshock in più.

Passi avanti ludici che, tuttavia, non si limitano solo a questo.

Tutto ciò che era memorabile nel primo capitolo è stato qui espanso con cognizione di causa e profondità. La varietà è nuovamente al centro dell’attenzione grazie ad una libertà d’approccio che beneficia soprattutto di un level design ricco di opportunità. Incanalando alcune delle vibes rese famose da Dishonored all’eterogeneità di scelta del primo capitolo, ci siamo ritrovati di fronte a situazioni genuinamente stuzzicanti. Lo stealth è stato migliorato ed espanso, grazie anche ad interi percorsi opzionali da poter intraprendere ed abilità da approfondire. Ma anche gli approcci meramente dialogici risultano ancor più curati, con un numero elevatissimo di alternative tarate non solo sulle caratteristiche specifiche del proprio personaggio ma anche sull’influenza esercitata sul mondo di gioco.

Anche The Outer Worlds 2 vi spingerà a creare un avatar platealmente fallace, in cui accanto a qualità utili si troverà a dover subire lo scotto di difetti grossolani o limiti fisici. Un vero e proprio elogio dell’imperfezione, che spinge il giocatore non solo a creare alter ego sempre diversi in ciascuna run, ma anche e soprattutto ad assistere alle conseguenze sul mondo di gioco. Il modo di essere del proprio comandante dialogherà costantemente con la memoria dei personaggi, che ricorderanno le sue azioni e reagiranno di conseguenza. Alcune abilità permettono di accedere a talune scelte, mentre fare alcune azioni precluderà realizzarne di altre. Simpatizzare con alcuni personaggi vi garantirà dei vantaggi, mentre rispondere male ad un compagno potrebbe portarlo a farsi un’idea sbagliata sul vostro conto e creare problemi in futuro. The Outer Worlds 2 è finemente imprevedibile e deliziosamente rigiocabile.

Sebbene ci siano molte abilità da poter usare, adesso le sparatorie sono molto più fisiche ed immediate.

Spazio, ultima frontiera

Dopo aver ammirato la bellezza dei paesaggi di Avowed, avevamo tuttavia qualche timore. In quel caso infatti, al lancio avevamo riscontrato che, al netto di una direzione artistica superba, l’Unreal Engine 5 tendeva ad arrancare (fortunatamente non su PC).

Da questo punto di vista, siamo rimasti piacevolmente sorpresi. The Outer Worlds 2 su Xbox Series si è rivelato un’esperienza molto più rifinita rispetto al precedente titolo di Obsidian Entertainment. Al netto di qualche fisiologico bug legato alla natura del titolo, il titolo si è rivelato in definitiva solido e stabile. L’opzione grafica predefinita predilige il framerate rispetto alla risoluzione. Benché sia sempre possibile scegliere tra le due opzioni, possiamo dire di esserci trovati a nostro agio con l’impostazione di default. Soprattutto perché regala scontri a fuoco fluidi ed una resa grafica davvero buona.

Anche artisticamente non abbiamo potuto che applaudire nuovamente al lavoro di Obsidian Entertaiment. L’universo di The Outer Worlds, un po’ trionfo dell’iconografia sci-fi, un po’ immaginario mutuato dal Far West e dagli anni ’50, si riafferma con tutta la sua personalità. Se anche qui dobbiamo essere puntigliosi, possiamo dire che ci hanno colpito meno le ambientazioni all’aperto, che invece ci avevano sbalordito in Avowed. Nulla da dire invece sulla colonna sonora, sempre adatta ad ogni situazione e davvero di grande atmosfera.

Le armi sono davvero divertenti da usare.

Non altrettanto memorabili si sono rivelati i modelli poligonali dei personaggi e, soprattutto, i visi. Benché il livello generale sia più che buono, persistono ancora alcune indecisioni che rovinano un pochino l’atmosfera. Sarà che in Avowed (perdonateci per averlo citato spesso, ma se lo avete giocato vi ritroverete spesso a richiamarlo anche voi stessi) la varietà offerta dal fantasy permetteva uno scenario complessivamente più rutilante. The Outer Worlds 2, in questo senso, è sembrato più “ordinario” e molto meno memorabile.

Qualche delusione in più invece sul versante dell’IA. Troppo spesso abbiamo assistito a routine comportamentali prevedibili, con autentici atteggiamenti kamikaze che puntavano più sulla quantità di HP che non sulla finezza del movimento di copertura. Soprattutto al chiuso, dove emergono anche alcuni limiti intrinseci degli scontri a fuoco tra shooting, abilità speciali ed IA avversaria. Ovviamente, torniamo al discorso di prima. Siamo pur sempre di fronte ad un RPG d’azione e non ad un FPS puro. Tuttavia, trovarsi di fronte a nemici non particolarmente svegli (se non platealmente masochisti) non è mai bellissimo. Soprattutto per l’immedesimazione e per gustarsi appieno il nuovo valido gunplay.

Purtroppo la IA in molte occasioni lascia a desiderare.

Commento finale

Prendete The Outer Worlds, miglioratene ogni aspetto che all’epoca non aveva convinto i più scettici ed avrete il risultato del duro lavoro di Obsidian Entertainment. Le follie spaziali tornano in The Outer Worlds 2 con una scrittura brillante, una ruolistica sfaccettata ed una libertà di scelta ancora più vasta. Il tutto graziato da un sistema di combattimento divertente ed un gunplay decisamente più contemporaneo. La ciliegina sulla torta di un anno da ricordare per il team californiano, che attesta ancora una volta il suo essere una delle software house più in forma della generazione. Peccato per una IA a tratti troppo prevedibile e, in definitiva, per non aver osato ancor di più con questa formula. Con un nuovo capitolo di tale qualità, le prospettive per un grande franchise ci sono davvero tutte.

SteelSeries presenta le nuove cuffie Arctis Nova 7 Gen 2

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Screenshot

SteelSeries – dopo le strabilianti Arctis Nova Pro Wireless che abbiamo avuto modo di testare quest’estate – ha presentato le nuove cuffie Arctis Nova 7 Wireless Gen 2, appartenenti alla serie audio più premiata nel settore dei videogiochi.

Le nuove cuffie offrono ai giocatori una serie di vantaggi: il potere del “controllo audio in tempo reale” attraverso l’innovativa app Arctis, con impostazioni audio di precisione per musica, intrattenimento e oltre 200 giochi; una batteria con il 40% di autonomia in più rispetto alla precedente generazione della serie Arctis Nova 7; l’audio simultaneo attraverso 2,4 GHz e Bluetooth; la libertà wireless e, infine, l’estrema versatilità.

Maggiore controllo e potenza per un’esperienza di gioco migliore

La serie Arctis Nova 7 Gen 2 si basa sul design pluripremiato e sulla tradizione del franchise SteelSeries Arctis, e fa evolvere la tecnologia rivoluzionaria che ha cambiato le regole del gioco nel campo del suono e dell’audio per le console di nuova generazione e i giochi per PC. Ora gli utenti possono ottimizzare ogni sistema con le nuove SteelSeries Arctis Nova 7 Wireless Gen 2 per PC, PlayStation, Xbox e Switch/Switch 2, grazie all’aggiunta del controllo audio in tempo reale tramite l’app Arctis con impostazioni predefinite per i 3 giochi più popolari al mondo (Call of Duty, GTA, Fortnite); innovazioni che insieme a una batteria potenziata con il 40% di energia in più, rendono questo prodotto multitasking con doppio audio un “must-have”.

Il doppio audio simultaneo a 2,4 Hz e Bluetooth delle Arctis Nova 7 Wireless Gen 2 offre la versatilità necessaria a chi vive uno stile di vita all’insegna del gaming: che si tratti di chattare su Discord e giocare su PS5 o Xbox; impegnarsi nel videogioco Mario Kart World e rispondere a una telefonata; guardare un video su TikTok o Instagram Reel mentre si aspetta l’inizio della prossima partita nella competizione, o anche chattare su Zoom e guardare una partita di calcio dei Mondiali.

Le Arctis Nova 7 Wireless Gen 2 si distinguono come la scelta perfetta per il gaming multipiattaforma e il multitasking grazie alla sua perfetta compatibilità, alla struttura di alta qualità e ai potenti mezzi di controllo.

Con oltre 200 profili audio preimpostati realizzati da esperti per un’esperienza coinvolgente di gioco, musica e intrattenimento tramite l’app Arctis, una durata della batteria migliorata di 54 ore con ricarica rapida ottimizzata per 6 ore in soli 15 minuti, driver magnetici al neodimio per un eccezionale sound spaziale e comunicazioni chiare grazie al microfono ClearCast Gen 2.

Disponibilità e prezzo

Le Arctis Nova Gen 2 sono disponibili sul sito SteelSeries.com e presso rivenditori selezionati in tutto il mondo, in tre varianti di colore (nero, bianco e magenta) ai seguenti prezzi:

  • Arctis Nova 7P Wireless Gen 2 (PlayStation) – €199.99
  • Arctis Nova 7X Wireless Gen 2 (Xbox) – €199.99
  • Arctis Nova 7 Wireless Gen 2 (PC) €199.99

Hot-swap e RGB: Trust presenta la nuova tastiera da gaming XYRA

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Trust ha presentato la nuova tastiera meccanica compatta e silenziosa GXT 872 Xyra TKL. Con 12 tasti Fn e illuminazione RGB orientata verso l’alto, Xyra è personalizzabile tasto per tasto con 16,8 milioni di combinazioni cromatiche per adattarsi al meglio allo stile di gioco. Con switch hot-swap intercambiabili e design senza tastierino numerico, Xyra è ideale per chi vuole una postazione più pulita e performante.

La prima tastiera della gamma con struttura a guarnizioni

Nel gaming, niente è più importante di una postazione che ti rappresenti davvero, ed è proprio questo il punto di forza della nuova tastiera meccanica di GXT 872 Xyra TKL di Trust. Xyra è la prima tastiera della gamma con struttura a guarnizioni, progettata per i gamer in cerca di personalizzazione, stile e  una sensazione al tocco superiore, senza rinunciare alla qualità caratteristica del marchio. 

Utilizzabile nella sua configurazione standard o personalizzabile a piacere, questa tastiera senza  tastierino numerico hot-swap è compatibile con interruttori a 3 e 5 pin e consente agli utenti di  sostituirli facilmente, senza bisogno di saldature. Pronta all’uso, questa tastiera è dotata inoltre di  interruttori lineari LEOBOG Seiya a 5 pin, in grado di sostenere fino a 60 milioni di battute. Dalla durata  eccezionale, offrono un suono fluido e avvolgente, appagante sia al tatto che all’udito.

Per una postazione di gioco dinamica e personalizzata

Il design a guarnizioni assicura una digitazione soffice e silenziosa ideale per lunghe sessioni di gioco in cui comfort e concentrazione sono essenziali. L’illuminazione RGB completa, orientata verso l’alto, supporta 16,8 milioni di combinazioni cromatiche e contribuisce a creare una postazione di gioco dinamica e personalizzata. Il software dedicato consente di regolare l’illuminazione di ogni singolo tasto e di programmare funzioni specifiche in base alle preferenze.

Con i 12 tasti Fn dedicati, Xyra permette di controllare le funzioni multimediali, di gioco o lavorative,  mantenendo tutto a portata di mano. Completano l’esperienza un cavo da USB-A a USB-C spiralato  removibile, che offre flessibilità nel posizionamento, e un pratico estrattore 2-in-1 per cambiare tasti  e interruttori a piacimento: la personalizzazione non è mai stata così semplice. 

Disponibilità

La tastiera GXT 872 Xyra è disponibile online e presso i rivenditori Trust al prezzo di 89,99 euro

Nubia Z80 Ultra: il nuovo flagship con Snapdragon 8 Elite Gen 5 e batteria da 7200 mAh

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Nubia ha presentato ufficialmente il nubia Z80 Ultra, uno smartphone di fascia alta che punta tutto su fotografia professionale, gaming e autonomia estrema. Il dispositivo sarà disponibile a livello globale in tre colorazioni.

Design premium e display all’avanguardia

Il nubia Z80 Ultra si caratterizza per un display BOE X10 1.5K a schermo intero con tecnologia UDC (Under Display Camera), che elimina notch e fori per un’esperienza visiva completamente immersiva. Lo schermo raggiunge una luminosità di picco di 2000 nit e integra una frequenza di campionamento tattile di 3000 Hz per una reattività ai comandi senza precedenti.

Il design riprende l’estetica distintiva di nubia con l’iconico anello rosso luminoso attorno alla fotocamera principale e una costruzione in fibra di cristallo. Il dispositivo è disponibile nelle colorazioni nero, bianco e blu, quest’ultima in una speciale Starry Night Edition per collezionisti.

Sistema fotografico a doppia lunghezza focale

Il comparto fotografico rappresenta uno dei punti di forza del nubia Z80 Ultra. Il sistema a doppia lunghezza focale di quinta generazione include:

  • Obiettivo principale da 35mm con sensore Light & Shadow Master 990 da 1/1,3 pollici
  • Obiettivo ultra-grandangolare da 18mm con capacità macro ultra-nitida
  • Zoom continuo da 18mm a 85mm
  • 21 filtri per la personalizzazione creativa
  • Pulsante di scatto dedicato per un controllo fotografico più preciso
  • Modello di imaging AI per l’ottimizzazione automatica degli scenari

Prestazioni da gaming phone

Sotto la scocca batte il processore Snapdragon 8 Elite Gen 5, supportato da memoria UFS 4.1 e RAM LPDDR5X. Per il gaming, nubia ha integrato il CUBE Gaming Engine derivato dalla serie REDMAGIC, che garantisce:

  • Supporto per risoluzione fino a 2K a 144 Hz
  • Stabilizzazione AI Super Frame per frame rate costanti
  • Sistema di raffreddamento in metallo liquido composito
  • Dissipatore 3D Ice Steel VC con area di raffreddamento aumentata del 35%

Batteria da record e ricarica rapida

Il nubia Z80 Ultra ospita una batteria da 7200 mAh, una capacità eccezionale per uno smartphone flagship. Il sistema di ricarica supporta:

  • Ricarica cablata da 80W
  • Ricarica wireless da 80W (con caricatore originale nubia)

Il dispositivo è certificato IP68 e IP69 per resistenza a polvere e acqua.

Retro Kit 2.0: l’accessorio per i fotografi

nubia ha sviluppato in collaborazione con Fotorgear il Retro Kit 2.0, un accessorio realizzato in nano-pelle tecnologica e lega di alluminio color titanio che trasforma lo smartphone in una vera fotocamera. Include strisce di controllo intelligenti, pulsanti meccanici tattili e quadranti programmabili.

Scheda tecnica nubia Z80 Ultra

Scheda Tecnica nubia Z80 Ultra
DisplayBOE X10 1.5K UDC a schermo intero
Luminosità: 2000 nit
Frequenza campionamento tattile: 3000 Hz
Refresh rate: 144 Hz
ProcessoreQualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5
Memoria RAMLPDDR5X
StorageUFS 4.1
Fotocamera Principale35mm, sensore Light & Shadow Master 990 da 1/1,3 pollici
Fotocamera Ultra-grandangolare18mm con funzione macro ultra-nitida
Zoom18-85mm continuo
Filtri Fotografici21 filtri integrati
Batteria7200 mAh
Ricarica Cablata80W
Ricarica Wireless80W (con caricatore originale nubia)
Sistema di RaffreddamentoMetallo liquido composito + dissipatore 3D Ice Steel VC
Area raffreddamento: +35%
Gaming EngineCUBE Gaming Engine (da REDMAGIC)
Stabilizzazione AI Super Frame
Supporto 2K a 144 Hz
ResistenzaCertificazione IP68 e IP69 (polvere e acqua)
MaterialiCorpo in fibra di cristallo
ColorazioniNero, Bianco, Blu (Starry Night Edition)
Caratteristiche AggiuntivePulsante di scatto dedicato
Tasto di scelta rapida personalizzabile
Chip tattile Synaptics
Custodia magnetica NFC smart case

Disponibilità e prezzi

nubia non ha ancora comunicato i prezzi ufficiali né le date di disponibilità per i mercati internazionali.


Per tutti i dettagli tecnici e le specifiche complete, consultare il comunicato stampa ufficiale in fondo all’articolo.

nubia lancia a livello globale nubia Z80 Ultra con Snapdragon 8 Elite Gen 5

Prestazioni eccezionali, un display ultra-nitido e innovazioni fotografiche di livello professionale per rivoluzionare la fotografia mobile

Shenzhen, Cina, 22 ottobre 2025 -nubia, leader mondiale nell’innovazione degli smartphone, presenta nubia Z80 Ultra, offrendo agli utenti un’esperienza smartphone eccezionale.

“L’innovazione è sempre stata al centro dell’identità del marchio nubia e la forza trainante del nostro progresso, creando uno smartphone versatile che eccelle sia nella fotografia che nei giochi”. Ni Fei, Presidente di nubia Technology Co., Ltd

Il display personalizzato BOE X10 1.5K ultra-nitido a schermo intero migliora la chiarezza visiva, rendendo la fruizione dei contenuti più coinvolgente e piacevole. Grazie al sistema a doppia lunghezza focale con obiettivi da 35 mm e 18 mm di quinta generazione, gli utenti possono scattare foto e girare video straordinari in varie impostazioni, assicurandosi di non perdere mai un momento.

Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon® 8 Elite Gen 5, nubia Z80 Ultra offre prestazioni eccezionali, consentendo agli utenti di svolgere più attività contemporaneamente senza interruzioni e di godersi giochi di alta qualità grazie al CUBE Gaming Engine ispirato a REDMAGIC. Dotato di una potente batteria da 7200 mAh, insieme a funzionalità di ricarica cablata da 80 W e wireless da 80 W (accessibili con il kit di ricarica wireless originale nubia da 80 W), garantisce agli utenti di rimanere connessi e carichi per tutto il giorno, eliminando le preoccupazioni di rimanere senza batteria.

Caratterizzato da un design unico sia in bianco che in nero, offre un tocco personalizzato grazie al pulsante di scatto, che garantisce un maggiore controllo durante lo scatto delle foto, mentre il modello di imaging AI di livello professionale semplifica la fotografia ottimizzando le impostazioni per diversi scenari, rendendo più facile per gli utenti ottenere risultati straordinari. nubia Z80 Ultra è progettato per migliorare le esperienze quotidiane, sia nella fotografia, nell’intrattenimento o nelle prestazioni.

 
Doppia lunghezza focale per una fotografia mobile dinamica con display a schermo intero

Lo smartphone nubia Z80 Ultra rivoluziona la fotografia mobile e la tecnologia dei display grazie alle sue funzionalità avanzate progettate per migliorare l’esperienza dell’utente. Il dispositivo è dotato di uno straordinario display BOE X10 1.5K UDC a schermo intero, che offre colori vivaci e una nitidezza eccezionale per un’esperienza visiva coinvolgente, sia durante lo streaming di video che durante la navigazione tra le foto.

La frequenza di campionamento tattile istantanea di 3000 Hz garantisce tempi di risposta rapidissimi e un controllo tattile preciso. Con una straordinaria luminosità di 2000 nit, la visibilità è garantita anche in pieno sole, mentre l’integrazione di un chip tattile Synaptics migliora la navigazione e la precisione dell’interazione.

Progettata per garantire versatilità, l’ottica personalizzata da 18 mm consente scatti ultra-grandangolari, ideali per paesaggi o foto di gruppo, mentre l’obiettivo macro ultra-nitido cattura primi piani mozzafiato con dettagli incredibili. La gamma di zoom continua da 18 mm a 85 mm consente agli utenti di fotografare con facilità una grande varietà di soggetti.

Grazie all’integrazione del sensore Light & Shadow Master 990 da 1/1,3 pollici, gli utenti possono aspettarsi una qualità dell’immagine senza pari, catturando ogni dettaglio con notevole precisione anche in condizioni di scarsa illuminazione. L’inclusione di 21 filtri offre infinite possibilità creative, consentendo agli utenti di personalizzare le loro fotografie senza sforzo.

Massima giocabilità: stabilizzazione super frame AI, batteria a lunga durata e sistema di raffreddamento potenziato

Alimentato dalla potente piattaforma mobile Snapdragon® 8 Elite Gen 5, nubia Z80 Ultra è dotato di una memoria UFS 4.1 aggiornata e di RAM LPDDR5X, progettate per ottimizzare le prestazioni di gioco, garantendo agli utenti di poter giocare ai titoli più impegnativi senza compromessi.

Con l’avanzato CUBE Gaming Engine, derivato dalla rinomata serie REDMAGIC, nubia Z80 Ultra massimizza l’efficienza energetica offrendo al contempo un’esperienza gaming di alto livello con frame rate elevato e costante. I giocatori apprezzeranno il supporto del dispositivo per Super Resolution e Super Frame Rate, che offrono immagini straordinarie con una risoluzione fino a 2K e un’impressionante frequenza di aggiornamento di 144 Hz. L’integrazione della stabilizzazione AI Super Frame garantisce una grafica fluida anche nei momenti più frenetici, migliorando l’esperienza di gioco a tutto tondo.

Per mantenere sotto controllo la temperatura durante le intense sessioni di gioco, nubia Z80 Ultra utilizza un avanzato sistema di raffreddamento in metallo liquido composito e un sistema di raffreddamento 3D Ice Steel VC sovradimensionato, che aumenta la copertura dell’area di raffreddamento del 35%. Questa efficiente tecnologia di dissipazione del calore garantisce prestazioni ottimali riducendo il consumo energetico, consentendo un gameplay più lungo senza surriscaldamento.

Oltre alle sue capacità di gioco, nubia Z80 Ultra è dotato di una robusta batteria da 7200 mAh, che fornisce agli utenti l’autonomia necessaria per giocare tutto il giorno e per l’uso quotidiano. Il dispositivo è inoltre dotato di certificazioni IP68 e IP69 per la resistenza alla polvere e all’acqua, garantendo la durata in vari ambienti. Inoltre, la custodia magnetica NFC smart case migliora la praticità, consentendo una connettività senza interruzioni per i giocatori in movimento.

Ridefinire l’estetica degli smartphone: disponibile in tre colori, con il nuovo Retro Kit 2.0

Il lancio dello smartphone nubia Z80 Ultra è accompagnato dal Retro Kit 2.0, recentemente aggiornato e sviluppato in collaborazione con Fotorgear. Il Retro Kit 2.0 è realizzato con maestria in nano-pelle tecnologica, lega di alluminio color titanio e pelle di alta qualità, migliorando l’esperienza fotografica con una presa superiore e una texture raffinata. Grazie alle strisce di controllo intelligenti personalizzate, ai pulsanti meccanici tattili e ai quadranti programmabili, gli utenti possono personalizzare la loro esperienza di scatto per una maggiore espressione creativa. Questo flusso di lavoro migliorato, ottimizzato dall’assemblaggio allo scatto e all’archiviazione, trasforma ogni momento in un rituale prezioso piuttosto che in una semplice fotografia.

Rimanendo fedele all’impegno di nubia nei confronti dell’ “estetica delle prestazioni”, nubia Z80 Ultra vanta una curvatura naturale unica su quattro lati per una presa comoda e sicura. Il caratteristico anello rosso luminoso intorno alla fotocamera principale richiama la celebre tradizione di design di nubia, mentre il robusto corpo in fibra di cristallo combina lusso e resistenza. Con l’aggiunta di un tasto di scelta rapida personalizzabile per un facile accesso alle funzioni essenziali, nubia Z80 Ultra è disponibile nelle colorazioni nero, bianco e blu, completate da accessori come una custodia protettiva e-ink e un badge digitale. Per i collezionisti, l’edizione blu, come speciale Starry Night Edition, offre un’esperienza unica ed esclusiva.

nubia Z80 Ultra si distingue come uno smartphone completo per gli appassionati di fotografia che desiderano risultati di livello professionale a portata di mano. nubia Z80 Ultra si afferma come la scelta ideale per i giocatori più esigenti alla ricerca di prestazioni e affidabilità senza pari. Abbinato al Retro Kit 2.0, questo dispositivo eccezionale non solo rende omaggio al design classico, ma incarna anche lo spirito dell’innovazione moderna. nubia Z80 Ultra ha l’obiettivo di ridefinire il futuro della tecnologia degli smartphone.

Occupazione in aumento nel gioco d’azzardo: oltre 104.000 posti diretti e 60.000 nell’indotto

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Nel 2025 il comparto del gioco d’azzardo in Italia ha mostrato una crescita stabile e continua, confermando il proprio peso nell’economia nazionale. Con un volume di giocate che ha raggiunto circa 147 miliardi di euro e una raccolta netta intorno ai 24 miliardi, il settore ha ampliato la propria capacità occupazionale offrendo nuove opportunità di lavoro. L’espansione del digitale, pari ormai a quasi il 29 % del totale, ha contribuito alla creazione di figure specializzate e alla diversificazione delle competenze richieste.

Digitalizzazione e nuovi modelli di impiego

L’evoluzione tecnologica ha trasformato il tessuto operativo dell’intero segmento, generando una domanda crescente di competenze digitali e gestionali. Questo processo è evidente anche nel modo in cui la rete dei nuovi casino in Italia ha adottato soluzioni software di controllo dei flussi, sistemi di pagamento istantanei e piattaforme di autenticazione KYC. Gli operatori che un tempo si concentravano sull’assistenza fisica agli utenti ora si occupano di monitoraggio da remoto, sicurezza del dato e analisi dei livelli di payout, ridefinendo così i confini tradizionali dell’impiego. L’automazione di alcune fasi ha permesso di ridurre errori e tempi di risposta, mantenendo al contempo un alto livello di compliance normativa.

Distribuzione territoriale delle opportunità

Il radicamento territoriale delle imprese del gioco rimane una caratteristica centrale. Le grandi aree urbane, in particolare Lombardia, Lazio e Campania, concentrano la maggior parte dei lavoratori diretti grazie alla presenza di sedi operative, centri di assistenza clienti e infrastrutture logistiche. Nelle regioni a minor densità di popolazione la crescita si manifesta invece attraverso l’indotto, con servizi legati alla manutenzione tecnica, alla comunicazione e al supporto amministrativo.

La diffusione del canale online ha attenuato le disparità geografiche, consentendo a professionisti del Sud di collaborare con aziende basate al Nord senza la necessità di spostarsi fisicamente.

Impatto economico e fiscale del comparto

Da un punto di vista macroeconomico, il contributo del gioco d’azzardo al gettito nazionale è rilevante. Circa la metà della raccolta netta, oltre 12 miliardi di euro, confluisce nelle casse pubbliche sotto forma di tassazione specifica. Questa risorsa costituisce una componente prevedibile e costante, utile alla pianificazione della spesa pubblica. Parallelamente, la presenza di un indotto numeroso rafforza la filiera economica collegata, con attività che spaziano dall’informatica alla consulenza legale. L’effetto moltiplicatore si traduce in una rete di microimprese che trovano stabilità proprio nella continuità dei flussi derivanti dal settore.

Qualificazione professionale e nuove competenze

Il profilo del lavoratore nel comparto ha subito un graduale aggiornamento. Oggi vengono privilegiate competenze in analisi dei dati, gestione del rischio e user experience. Il personale operativo dei centri di gioco tradizionali viene formato sulla sicurezza informatica e sulle procedure antiriciclaggio, mentre gli sviluppatori di piattaforme digitali si confrontano con stringenti requisiti di integrità del software.

Questi percorsi formativi sono spesso sostenuti da enti di categoria e fondazioni collegate al mondo dell’informatica. L’obiettivo è creare una forza lavoro capace di interpretare le sfide dell’automazione e della regolamentazione, mantenendo alti standard di qualità del servizio e trasparenza verso l’utente finale.

Tendenze occupazionali e dinamiche di settore

Secondo le stime più recenti, oltre centomila lavoratori risultano impiegati direttamente tra operatori di sala, tecnici informatici e addetti alla gestione dei sistemi di pagamento. Ulteriori sessantamila persone partecipano all’indotto, composto da studi grafici, agenzie di comunicazione e imprese di manutenzione.

Si tratta di un ecosistema articolato, nel quale la continuità lavorativa è strettamente connessa alla sostenibilità economica delle concessioni e alla stabilità normativa. La crescita del canale digitale spinge le società a investire in formazione, poiché ogni aggiornamento della piattaforma richiede competenze software, conoscenza delle normative europee sui dati e capacità di adattamento ai trend dei consumi.

Prospettive future dell’occupazione nel gioco d’azzardo

Nel medio periodo si prevede un consolidamento delle posizioni già create e una progressiva specializzazione dei ruoli. Le aziende stanno investendo in intelligenza artificiale per ottimizzare i processi di verifica e garantire personalizzazione dei servizi. Parallelamente, la collaborazione tra università e imprese punta a definire percorsi formativi in economia digitale, informatica applicata e diritto dei contratti online, con l’intento di rendere l’Italia un centro europeo di competenza nel gaming regolamentato.

L’equilibrio tra crescita economica e controllo pubblico sarà il fattore determinante per mantenere viva la forza lavoro generata dal settore, proteggendo al tempo stesso la stabilità fiscale e la reputazione di un comparto ormai strategico per il Paese.

MARVEL Cosmic Invasion, il nuovo trailer conferma la data di uscita

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Il publisher Dotemu ed il team di sviluppo Tribute Games hanno condiviso un nuovo trailer per MARVEL Cosmic Invasion, confermandone la data di uscita per il prossimo 1° Dicembre.

Il filmato conferma inoltre Phoenix ed Iron Man come personaggi giocabili, aggiungendosi a quelli già confermati in precedenza: Capitan America, Wolverine, Spider-Man, Tempesta, Phyla-Vell, Venom, Nova, She-Hulk, Rocket Raccoon, Silver Surfer, Beta Ray Bill, Black Panther e Cosmic Ghost Rider.

Vi proponiamo di seguito il trailer, ricordandovi che il titolo arriverà per PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch 2, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC via Steam.

In MARVEL Cosmic Invasion, l’immortale supercattivo Annihilus ha sferrato un attacco senza precedenti in tutta la galassia, minacciando ogni forma di vita conosciuta. I combattenti, sia terrestri che cosmici, devono ora unire le forze in un’avventura che attraversa le stelle contro la mortale Annihilation Wave. Scegliendo da un elenco unico di personaggi, combatti per le strade di New York City fino alle profondità della Zona Negativa per sventare il voto di Annihilus di diffondere la morte in tutto il cosmo.

Phoenix e Invincible Iron Man si uniscono a una formazione già entusiasmante che include supereroi come Capitan America, She-HULK, Rocket Racoon, Wolverine, Spider-Man, Storm, Phyla-Vell, Venom, Nova, Black Panther, Beta Ray Bill, Cosmic Ghost Rider e Silver Surfer. Con 15 eroi giocabili, MARVEL Cosmic Invasion offre ai giocatori un’incredibile varietà di abilità e stili da combinare mentre attraversano il cosmo in un’avventura che abbraccia le stelle.

Scegli e controlla la tua squadra di due personaggi, passando da uno all’altro durante il combattimento con l’innovativo sistema Cosmic Swap, sfruttando i diversi superpoteri e attacchi speciali per creare team unici e infliggere danni devastanti.

Sblocca potenziamenti e ricompense stellari mentre provi diverse coppie di personaggi e ti fai strada attraverso una fantastica collezione di luoghi e nemici dell’universo MARVEL. L’azione di MARVEL Cosmic Invasion include una serie di funzioni di accessibilità che consentono a tutta la famiglia di diventare supereroi (o cattivi) e supporta il gioco cooperativo locale e online con quattro giocatori in modalità drop-in/drop-out con cross-play.

Dopo aver fissato lo standard per i picchiaduro ispirati alle sale giochi con l’acclamato successo Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder’s Revenge, venduto in milioni di copie, Dotemu e Tribute Games modernizzano il divertimento senza tempo dei picchiaduro con emozionanti combattimenti a squadre e una celebrazione multietica dell’universo dei fumetti più iconico in MARVEL Cosmic Invasion. Un magistrale stile pixel art incarna perfettamente lo spirito dei classici personaggi MARVEL, dando vita a un’azione elettrizzante che sembrerebbe perfettamente a suo agio in una sala giochi.

Goat Simulator 3, in arrivo l’espansione Baadlands: Furry Road

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Coffee Stain Publishing e Coffee Stain North hanno annunciato Baadlands: Furry Road, DLC in arrivo il prossimo 19 Novembre per Goat Simulator 3.

Sappiamo cosa state pensando: la sabbia è grossolana, ruvida, fastidiosa e si infila ovunque”, ha dichiarato Santiago Ferrero, direttore creativo di Coffee Stain North, in un comunicato stampa. “Ma questa espansione è molto più di questo. Ci sono avamposti da saccheggiare, rovine da esplorare, vermi giganti da ammirare e quantità sospettosamente elevate di abiti in pelle che lasciano perplessi. Oh, e non dimenticate quella misteriosa porta blindata… Cosa potrebbe esserci dietro? Probabilmente altra sabbia, a dire il vero“.

Vi ricordiamo che Goat Simulator 3 è disponibile per PlayStation 5, Xbox Series, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, PC (via SteamEpic Games StoreMicrosoft Store) iOS via App Store ed Android Google Play.

Il mondo è finito e San Angora è precipitata nel caos nell’ultima espansione in arrivo su Goat Simulator 3! “Baadlands: Furry Road” condurrà i giocatori in un’avventura apocalittica attraverso le terre desolate del futuro.

San Angora si è trasformata in un vasto deserto per ragioni sconosciute ed è ora piena di rovine ricoperte di sabbia di luoghi familiari. In Baadlands, vestirai i panni di Baallistic Pilgor, l’antieroe e sopravvissuto all’apocalisse, per completare missioni disastrose, cercare equipaggiamenti per capre e goderti una miriade di parodie post-apocalittiche in questo nuovo mondo folle di mutanti e misteri.

Il nuovissimo trailer condiviso oggi ha mostrato alcune delle cose più singolari che i giocatori possono aspettarsi di incontrare nelle Baadlands, tra cui stravaganti carri di massima follia, cittadini vestiti di pelle e giganteschi vermi che vivono nelle dune…

I giocatori avranno anche accesso a una moto personalizzabile per attraversare il paesaggio sabbioso con stile, rovinando la giornata alla gente con il rumore assordante della moto e le gomme in faccia. Non sarebbe un’espansione di Goat Simulator senza nuovi modi per molestare la gente del posto!

Battlefield 6, trailer ufficiale per la Stagione 1 tra nuove modalità e mappe inedite

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Battlefield Studios ha pubblicato il trailer ufficiale della Stagione 1 di Battlefield 6, che rivela nuovi dettagli su quello che arriverà a partire dal 28 Ottobre.

I contenuti, gratuiti per tutti i giocatori, verranno rilasciati a partire da tale data e per le settimane successive. La prima fase inizia la prossima settimana con Operazioni canaglia, che include una nuova mappa chiamata Blackwell Fields, progettata per il caos della guerra totale, e un’intensa nuova modalità 4v4 chiamata Punto d’impatto.

Saranno poi pubblicati altri due contenuti per la prima Stagione. Resistenza californiana è in uscita il 18 Novembre e include una mappa ambientata nei sobborghi della California del Sud chiamata Eastwood e una nuova modalità chiamata Sabotaggio, in cui lo scopo è distruggere il maggior numero possibile di siti prima della fine del turno. Offensiva invernale è la fase finale della Stagione 1, in uscita il 9 Dicembre, ricca di contenuti speciali basati sulla stagione, che porteranno anche un gelo glaciale su New York.

Vi ricordiamo che Battlefield 6 (del quale potete leggere la nostra recensione qui) è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (Steam, EA app, Epic Games Store), sia in Standard Edition che in Phantom Edition.

Pikmin 4, in arrivo un ricco aggiornamento gratuito

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Nintendo ha annunciato che Pikmin 4 ricerverà un nuovo aggiornamento gratuito per Switch, con tanti contenuti e funzionalità inedite.

Tra le novità, il fantastico titolo Nintendo introdurrà i Pikmin decorati, una modalità foto e due nuove opzioni per personalizzare il livello di sfida aprendo le porte a passeggiate rilassanti o sfide intense.

Di seguito vi proponiamo il trailer ufficiale di Nintendo Italia, seguito dal comunicato stampa dettagliato che condivide anche ulteriori informazioni su Pikmin Bloom ed un inedito corto animato.

Un nuovo aggiornamento gratuito per Pikmin 4 arriva su Nintendo Switch a novembre. Questo aggiornamento introduce i deliziosi Pikmin decorati, una fotocamera per scattare foto e due nuove opzioni per personalizzare il livello di sfida della spedizione.

Questo nuovo aggiornamento aggiunge contenuti pensati sia per i nuovi giocatori che per chi torna a esplorare il mondo di Pikmin 4:

  • Pikmin decorato: Visti per la prima volta nell’app per dispositivi smart Pikmin Bloom1, questi curiosi Pikmin stanno facendo il loro ingresso in Pikmin 4. Come suggerisce il nome, i Pikmin decorati indossano oggetti trovati nel mondo di gioco — potresti vederli con un giocattolo a molla, una ciambella, un cappello da neve e molto altro. I Pikmin decorati raccolti nel nuovo aggiornamento di Pikmin 4 possono anche essere trasferiti nella tua squadra in Pikmin Bloom2, inclusi alcuni esclusivi che si trovano solo in Pikmin 4.
  • Fotocamera da campo: Scatta foto stilose del tuo personaggio, della tua squadra e di tutto ciò che desideri grazie a questa nuova funzione. Puoi scegliere l’inquadratura, nascondere personaggi e decorare le immagini con filtri, cornici e adesivi.
  • Nuovo livello d’attività delle creature: Gioca al tuo ritmo con la nuova modalità Pacata, in cui le creature non attaccano a meno che tu non le provochi, oppure aumenta la sfida con la modalità Intensa, per un’esperienza più decisa. Queste modalità possono essere selezionate all’inizio di una nuova partita o modificate in qualsiasi momento dalle impostazioni di gioco.

In occasione del quarto anniversario dell’app, Pikmin Bloom dà il benvenuto al Pikmin gelato, scoperto per la prima volta dagli esploratori in Pikmin 4.

È disponibile anche un breve video animato realizzato da Nintendo Pictures, intitolato “Close to You”, rivelato nell’app Nintendo Today! per dispositivi smart e ora visibile anche sui canali social di Nintendo. Se non l’hai ancora visto, dai un’occhiata per scoprire altri Pikmin!

In Pikmin 4, ti aspetta una grande missione con il fidato cucciolo da salvataggio Occin al tuo fianco e una squadra di Pikmin pronti a seguirti. Durante l’avventura potrai esplorare un pianeta misterioso, salvare chi è in difficoltà, raccogliere oggetti curiosi e risorse, e molto altro. È anche possibile giocare in modalità cooperativa sulla stessa console e affrontare le strategiche Battaglie Dandori.

Pikmin 4 è disponibile su Nintendo Switch e compatibile con Nintendo Switch 2. I giocatori possono provare subito questa avventura in miniatura grazie alla demo gratuita, con la possibilità di trasferire i dati di salvataggio nel gioco completo in caso di acquisto.

Final Fantasy 7 Remake potrebbe non fermarsi alla trilogia: Hamaguchi apre a un quarto capitolo

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Il viaggio di Final Fantasy VII Remake potrebbe non concludersi con la terza parte.

Durante un’intervista concessa a Wccftech, il director Naoki Hamaguchi ha lasciato intendere che il progetto di rielaborazione del classico del 1997 potrebbe proseguire oltre la trilogia originariamente annunciata. Le sue parole arrivano in un momento cruciale per Square Enix, a pochi mesi dall’espansione multipiattaforma della saga e da un cambio di strategia che potrebbe ridefinire il futuro della serie.

Dalla trilogia al possibile quarto capitolo

Fino a oggi, il remake di Final Fantasy VII era stato concepito come una trilogia: Remake, Rebirth e un terzo capitolo ancora senza titolo ufficiale, destinato a chiudere la nuova reinterpretazione della storia di Cloud, Tifa e Sephiroth. Tuttavia, secondo Hamaguchi, le porte restano aperte.

“Non escludo la possibilità di nuovi contenuti sostanziali o persino di un quarto titolo completo dopo la fine della trilogia,” ha spiegato il director, sottolineando come la direzione futura dipenderà anche dalla risposta del pubblico e dalla portata della community, destinata a crescere grazie alla nuova distribuzione su più piattaforme.

Queste dichiarazioni segnano un cambio di prospettiva rispetto alle affermazioni passate, in cui la squadra di sviluppo aveva sempre ribadito di voler chiudere la storia in tre atti. Ora, con una base di giocatori più ampia e una nuova visione strategica, l’idea di espandere ulteriormente il progetto non sembra più un’ipotesi remota.

Niente DLC per Rebirth, ma un futuro più ampio

Durante il Tokyo Game Show, Hamaguchi ha anche chiarito la decisione di cancellare i contenuti aggiuntivi previsti per Rebirth, spiegando che il team ha preferito concentrare tutte le energie sul completamento del terzo capitolo.

“Abbiamo ascoltato le richieste dei fan, e la loro priorità è vedere la conclusione della storia il prima possibile,” ha dichiarato.

L’eliminazione dei DLC, quindi, non rappresenta una rinuncia, ma un investimento in prospettiva. Una volta completata la trilogia principale, Square Enix potrebbe tornare a lavorare su espansioni o su un capitolo totalmente nuovo, libero dai vincoli narrativi del progetto originale.

Il nuovo corso multipiattaforma di Square Enix

Le parole di Hamaguchi coincidono con l’imminente arrivo di Final Fantasy VII Remake su Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2, fissato per il 22 gennaio 2026. Il titolo approderà anche sul Microsoft Store per PC, con supporto alla funzione Xbox Play Anywhere, che consentirà di passare senza interruzioni tra console e computer.

Si tratta di una svolta storica per una saga che per oltre vent’anni è stata legata quasi esclusivamente all’ecosistema PlayStation. La scelta di aprirsi a un pubblico più vasto non è solo commerciale: significa creare le condizioni per una nuova fase creativa.

Con milioni di potenziali nuovi giocatori, Square Enix potrebbe giustificare lo sviluppo di contenuti post-lancio più ambiziosi o persino di un seguito aggiuntivo, capace di spingersi oltre la trama del titolo originale del 1997.

Tra eredità e nuovi mondi

Hamaguchi non ha voluto sbilanciarsi su cosa potrebbe rappresentare un eventuale quarto capitolo. Tuttavia, ha lasciato intendere che l’idea non sarebbe quella di riscrivere ancora la storia di Final Fantasy VII, ma piuttosto di espandere il suo universo narrativo.

Le possibilità sono molteplici: un seguito diretto ambientato dopo la trilogia principale, un episodio inedito dedicato a personaggi secondari o un esperimento sul modello di Crisis Core e Dirge of Cerberus, che in passato avevano esplorato lati meno noti del mondo di Midgar.

Quel che è certo è che la roadmap di Square Enix, oggi, è più flessibile che mai. L’obiettivo non sembra più solo chiudere una storia, ma costruire un ecosistema narrativo duraturo, capace di coinvolgere nuove generazioni di giocatori.

Una scelta di continuità e ambizione

L’ipotesi di una quadrilogia non rappresenta un cambio di direzione improvviso, ma una naturale evoluzione di un progetto che ha già dimostrato di saper rinnovare un classico senza tradirlo. Dopo il successo di Rebirth su PS5 — che abbiamo analizzato in dettaglio nella nostra recensione completa di Final Fantasy VII Rebirth — l’idea di ampliare ulteriormente l’universo di Final Fantasy VII non suona affatto forzata.

La nuova apertura multipiattaforma potrebbe infatti dare alla serie una longevità paragonabile a quella dei grandi franchise occidentali, con una continuità di contenuti capace di superare i confini dei singoli episodi.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Per ora, Square Enix non ha confermato ufficialmente lo sviluppo di un quarto capitolo, ma le parole di Hamaguchi suonano come un indizio di lungo periodo.Se il terzo episodio chiuderà davvero l’arco narrativo principale, potrebbe nascere un nuovo ciclo, pronto a esplorare il mondo di Gaia da prospettive inedite.Una possibilità che entusiasma i fan, ma che, al tempo stesso, pone una sfida notevole: riuscire a mantenere viva la magia di un titolo che, dal 1997 a oggi, ha segnato un’intera generazione di videogiocatori. E se la saga di Cloud dovesse davvero continuare, lo farà con un’eredità pesante sulle spalle — quella di un mito che, dopo quasi trent’anni, non smette di reinventarsi.

Final Fantasy 7 Remake potrebbe diventare una quadrilogia.

E forse, per un gioco che ha ridefinito il concetto stesso di remake, non potrebbe esserci destino più coerente.

Kirby Air Riders, in arrivo il secondo Direct con Masahiro Sakurai

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Ad un mese dalla data di uscita ufficiale, Kirby Air Riders si appresta ad essere protagonista del suo secondo Direct con il game director Masahiro Sakurai il prossimo 23 Ottobre.

L’appuntamento, confermato da Nintendo, sarà per il ore 15:00 italiane per circa un’ora di dettagli aggiuntivi sulla imminente esclusiva per Switch 2.

Sarà possibile seguire la diretta sul sito di Nintendo Direct o sul canale YouTube di Nintendo Italia. Quali saranno le sorprese in serbo per i fan della pallina rosa? Lo scopriremo tra pochissimo. Nel frattempo, di seguito vi proponiamo il primo Direct trasmesso, dedicato a Kirby Air Riders.

Recensione Ninja Gaiden 4, un action intenso, efficace, letale e (quasi) senza compromessi

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Ninja Gaiden 4 – co-sviluppato da Team Ninja (che proprio quest’anno si è occupato di NINJA GAIDEN 2 Black, versione rimasterizzata in Unreal Engine 5 del secondo capitolo del 2008) e PlatinumGames (Bayonetta, Nier: Automata) con il supporto di Xbox Game Studios e l’approvazione da parte di Koei Tecmo – rappresenta il ritorno di una delle saghe action più iconiche e premiate di sempre che riporta in vita la leggenda del ninja moderno, con una trama ambientata in una città corrotta e futuristica dove le ombre si mescolano con la tecnologia. Dopo oltre un decennio, il franchise torna con una buona dose di rinnovamento: un nuovo protagonista, Yakumo, ambientazioni sci-fi/cyberpunk e una fusione di anime ludiche che tenta di reinterpretare la brutalità e il ritmo frenetico della serie per una nuova generazione di giocatori.

​Il gioco è disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X/S e Microsoft Windows. Acquistando l’edizione deluxe, si avrà accesso ad alcuni extra come skin per Ryu e Yakumo, un set di armi, NinjaCoin (ben 50.000) e oggetti aggiuntivi come elisir, incensi e infusi. Nel 2026 sarà disponibile anche il DLC “I due maestri“.


Versione testata: Xbox Series X


Storia e ambientazione

La storia di Ninja Gaiden 4 si apre in una Tokyo futuristica, corrotta e devastata che ha ormai assunto un’estetica cyberpunk cupa e piovosa. La razza umana lotta contro una piaga demoniaca legata al ritorno del Drago Nero un’entità malvagia legata alla Spada del Drago Nero, già apparsa in Ninja Gaiden (2004) e principale antagonista di Ninja Gaiden Dragon Sword (2008). Il protagonista Yakumo, giovane ninja del clan Karasu dotato di poteri sovrannaturali, erede diretto della scuola di Hayabusa, è incaricato di eliminare una sacerdotessa che, secondo la tradizione, avrebbe scatenato il male. Tuttavia, capovolgendo i presupposti, scopre che la profezia del suo clan è fondata su menzogne e decide di allearsi con lei per distruggere definitivamente il demone.

Parallelamente compare Ryu Hayabusa, figura storica della serie, in sezioni più contenute ma centrali nella trama. L’intreccio dei destini di Yakumo e di Ryu Hayabusa, crea un interessante ponte narrativo tra vecchia e nuova generazione di guerrieri. Sebbene lo storytelling non punti a grande profondità emotiva (anzi è volutamente esagerata e autoironica in quello che sembra più un pretesto per dare senso alla violenza e alla tensione costante che una trama realmente elaborata), il tono epico e drammatico è perfettamente coerente con lo stile della saga: “dove cadono le ombre, sorgono le leggende“.

Gameplay

Il nuovo Ninja Gaiden conferma la sua anima hardcore/hack and slash ma con una struttura – seppur simile a quella di Ninja Gaiden 2 – modificata. Di base, resta un action ad alta intensità tecnica, fedele alla filosofia “morire per imparare. Il gioco introduce un sistema di combattimento moderno e veloce (con attacchi leggeri, attacchi pesanti e shuriken), ispirato allo stile action dinamico di PlatinumGames. Yakumo può sfrecciare – a suon di movimenti acrobatici – tra orde di nemici sfruttando schivate sincronizzate perfette e parate/parry temporizzate (simili al “Witch Time“), abbinate a combo fluide e tecniche offensive di svariato genere, con un ritmo aggressivo che premia la padronanza e la reattività riducendo la pesantezza tradizionale del movimento. Per difendersi è necessario tenere premuto il grilletto destro per bloccare e muovere la levetta sinistra per passare a una schivata rapida. Schivare all’ultimo secondo rallenta brevemente il tempo il che consente di proseguire con un contrattacco. Parare – invece – è più complesso, soprattutto quando ci si trova di fronte a tanti nemici differenti, ma funzionalmente è la stessa cosa. Bloccare entro un preciso intervallo di tempo farà perdere l’equilibrio all’avversario, lasciandolo completamente esposto a un potente contrattacco.

Yakumo, oltre alla sua strabiliante agilità, può contare su qualche utile gadget, il Rampino Tricottero multifunzione, che funziona come rampino utile sia in esplorazione che in combattimento (ad esempio permette di agganciarsi ai nemici e/o spostarsi rapidamente nello spazio di combattimento o ancora di attraversare alcune sezioni dei livelli di gioco), l’aliante libellula (attraverso il quale può librarsi in aria e attraversare determinate tipologie di scenario) e altri (che vi lasciamo scoprire direttamente a voi).​ La chiave del gameplay è però la forma Corvo di sangue; si tratta di una trasformazione che consente di manipolare il sangue (plasmando armi dal sangue come le Takeminakata “lame doppie”, il fioretto a spirale Yatousen e il il bastone/martello Magatsuhi, che permettono di alternare fluidamente stili a corto e medio raggio) e quello dei nemici per creare altresì trappole e scatenare attacchi devastanti su vasta scala (specialmente contro i nemici “formidabili”). Andando ancora più in profondità: La forma base di un’arma può lanciare rapidi attacchi consecutivi ad alta velocità; passando alla forma Corvo di sangue può eseguire attacchi potenti che consumano barra del Fulcro sanguigno.

Questa meccanica ben si combina con una Barra Frenesia, riempibile sia quando si eseguono attacchi e sia quando si subiscono e attivabile a mezzo della pressione dei due stick analogici. Quando è piena, è possibile attivare lo stato di Frenesia per sferrare attacchi devastanti, in particolare quando si assume la forma Corvo di sangue è possibile innescare un’Uccisione sanguinaria eliminando all’istante il nemico. Fra gli attacchi più incredibili eseguibili nel gioco – non dissimilmente dalle uccisioni gloriose di Doom: The Dark Ages – ci sono delle vere e proprie esecuzioni decisamente cruente ma altamente sceniche che si avvalgono dell’effetto splatter tipico del suo potere permettendo di smembrare i nemici e conferendo al nuovo protagonista un ruolo più “oscuro” e sperimentale rispetto a Ryu, riflettendo una filosofia di combattimento più brutale e meno disciplinata. Nella trama (come anticipato più su), Yakumo è inizialmente incaricato di eliminare la Sacerdotessa responsabile della catastrofe di Tokyo, ma finisce per allearsi con lei in una missione rischiosa: resuscitare il Drago Nero (affrontando schiere di demoni e poi rompere i sigilli che lo proteggono) per “purificarlo” e distruggerlo definitivamente. Questa scelta lo pone in conflitto diretto con Ryu, che appartiene alla fazione opposta.

Ryu Hayabusa ritorna come co-protagonista e simbolo dell’eredità del clan Hayabusa. Guerriero leggendario, disciplinato e guidato da un forte senso di equilibrio, rappresenta la contrapposizione spirituale e morale di Yakumo. Nel gioco, Ryu è coinvolto nella missione per sigillare nuovamente il Drago Nero, incarnando la parte più tradizionale e ritualistica del mondo ninja. In Ninja Gaiden 4, Ryu è giocabile in determinate sezioni e nelle Sfide Extra, dove mantiene il suo stile classico – non dissimile dai passati capitoli – basato su combo (più potenti e pesanti, basate sulla precisione), contrattacchi precisi e tecniche Ninpo leggendarie (anche se ci è parso fin troppo sbilanciato e potente). È privo della forma Corvo di sangue, ma possiede mosse uniche come la Gleaming Blade, una tecnica devastante che consuma energia del Ninpo per colpire un’area estesa. La sua giocabilità enfatizza la strategia difensiva: parate, contrattacchi e gestione della distanza sono vitali, mentre il tempismo diventa la chiave per sfruttare al massimo il potenziale offensivo. A differenza di Yakumo, Ryu non dispone di armi trasformabili o del rampino offensivo, ma compensa con velocità e controllo superiori. La sua presenza funge da continuità con la trilogia storica e da mentore implicito nei confronti di Yakumo.

Il contrasto tra i due protagonisti è il cuore tematico del gioco: Yakumo rappresenta l’istinto, la ribellione e la corruzione del potere mentre Ryu incarna il controllo, la tradizione e la purezza spirituale. Questo dualismo crea una narrazione parallela dove i due ninja, pur su fronti opposti, condividono un destino intrecciato e una minaccia comune: il risveglio del Drago Nero, simbolo di distruzione e rinascita. In definitiva, Ninja Gaiden 4 utilizza la relazione tra Yakumo e Ryu per rilanciare la saga (in una sorta di dualismo simbolico) contrapponendo la rabbia del nuovo eroe al rigore del leggendario maestro, in un equilibrio davvero riuscito tra tradizione e rinnovamento.

Nemici per tutti i gusti

I nemici in Ninja Gaiden 4 sono tanto aggressivi quanto impegnativi; riuscire a evitare la stragrande maggioranza dei danni mentre se ne infliggono in abbondanza è un delicato gioco di equilibri che rende il combattimento – una volta che ci si prende la mano – incredibilmente gratificante. Premere ripetutamente i pulsanti (button mashing) non basta. E anche se non è necessario memorizzare ogni singola combo, è utile capire come reagire di fronte a specifici tipi di nemici (specialmente quando sono in gruppo) e di attacchi. Piano piano, affinerete la tecnica e darete il giusto peso anche ai più piccoli dettagli, come usare i Lanci per scaraventare via i nemici, sfruttare il salto in caduta per caricare rapidamente la Tecnica Finale o ancora correre verso i muri e assassinare i nemici ignari prima che si possano accorgere della vostra presenza. Tutto quello che imparerete raggiungerà il culmine nelle intense battaglie contro i boss; che vi diciamo rappresentano un netto passo in avanti. La serie non è rinomata per scontri con i boss particolarmente impegnativi quindi siamo rimasti colpiti (in positivo) che in questo nuovo capitolo rappresentino una sfida avvincente ed esaltante. Le battaglie sono intense e adrenaliniche, con alcuni boss decisamente tarati verso l’alto che vi daranno tanto filo da torcere. Ma fra parate, schivate, contrattacchi e attacchi imbloccabili – vi garantiamo – ce la farete. L’unico inconveniente è che nei panni di Ryu vi ritroverete ad affrontare alcuni degli stessi boss per una seconda volta, oltre a rivisitare aree precedenti. Questi boss non sono dissimili rispetto al primo combattimento e non si avvalgono di nessun nuovo attacco, il che rende le sezioni con Ryu un po’ ripetitive.

Progressione

In termini di progressione, in NG4 non c’è un canonico albero delle abilità. Le abilità legate alle armi e le abilità di combattimento sono elencate direttamente nel menu di gioco (ne sono talmente tante che non sarebbe possibile elencarle tutte, ma vi garantiamo che ce ne sono per tutti i gusti). Le prime possono essere sbloccate a mezzo dei PE direttamente dal menu Equipaggiamento. Il costo in PE è piuttosto accessibile e rapidamente vi ritroverete a “sfoggiare” abilità dell’arma decisamente importanti. Quelle di combattimento – invece – possono essere sbloccate avvicinandosi a un corvo dagli occhi rossi; interagendo con lo stesso – vi consentirà di incontrare un compagno di nome Tyron (che fa parte dello stesso clan di Yakumo e che assume anche le vesti di consigliere) e che può sbloccare le abilità di combattimento che desiderate in cambio della valuta di gioco accumulata chiamata NinjaCoin (a determinati livelli di difficoltà darà una mano regalando oggetti consumabili).

Come anticipato, con la versione premium del gioco, si otterranno 50.000 NC, ideali per accedere sin da subito a abilità di combattimento di livello importante. Per guadagnare sia PE che NC, è possibile sia affrontare delle quest/obiettivi secondari che sono accessibili tramite i Terminali DarkNest – aree di ristoro (potrete anche ricaricarvi di oggetti curativi, elisir vari, pillole, incensi, infusi) e potenziamento ispirate ai santuari shintoisti – e sia delle particolari sezioni/portali rossi chiamate “Purgatori“. In quest’ultime l’obiettivo è completare una serie di ardue battaglie ma per farlo sarete obbligati a scommettere la vostra essenza vitale e una parte della salute. Più rischi vi prenderete e più alta sarà la ricompensa. Ad esempio al livello più basso – Reame degli dei – è possibile ottenere circa 6000 PE e NC; impostando la sfida al livello massimo – Reame dell’inferno – le ricompense in questione triplicheranno. In aggiunta, oltre alle armi e al potenziamento delle abilità, è possibile equipaggiare un classico accessorio che consente ad esempio di dimezzare i danni subiti a distanza o ancora di aumentare la velocità nel recupero dei danni temporanei.

Fra i pochi collezionabili presenti, ci sono le “fiasche animate“; si tratta di creature misteriose e adorabili sparse in tutto il mondo di gioco. Alcune per essere catturate richiedono un breve gioco QTE, altre dovranno essere “inseguite” in quando appena si accorgeranno di voi, scapperanno!

​Più accessibile, è meglio!

La difficoltà è più accessibile rispetto ai capitoli di Itagaki (purtroppo recentemente scomparso all’età di 58 anni): il gioco introduce una gestione più generosa di oggetti curativi e checkpoint, ma resta punitivo se affrontato superficialmente. Team Ninja ha lavorato a una curva più flessibile: in “Modalità Eroe” si andranno ad attivare assistenze automatiche (parata, schivata, rigenerazione minima) per chi vuole concentrarsi sulla trama. Tuttavia, già a livello normale avrete più di qualche grattacapo; mentre la “Modalità Difficile” e “Maestro Ninja” restano quelle più brutali, con una IA iper-aggressiva e disposizione dinamica dei nemici (ben diversificati fra l’altro) offrendo un’esperienza più fedele alla filosofia punitiva che da sempre definisce la saga. Le versioni avanzate, come la modalità Maestro Ninja sopracitata, vi metteranno dinanzi (anche se siete veterani navigati) a sfide davvero severe.

È stata inoltre implementata una modalità allenamento/addestramento molto dettagliata: in essa è possibile esercitarsi sulle combo e sui parry in un ambiente privo di rischi, perfezionando timing e tempistiche senza la pressione del combattimento reale. Questa novità è decisamente apprezzata perché permette di avvicinarsi con gradualità al sistema di gioco altamente tecnico e punitivo, rendendo Ninja Gaiden 4 più fruibile anche per chi non è un giocatore esperto della serie. È quindi indispensabile dedicare del tempo in questa specifica modalità per affinare le varie tecniche a disposizione per affrontare al meglio i 20 capitoli (la durata complessiva della campagna è di circa 18/20 ore). ​In termini di accessibilità la telecamera è davvero ottima e non sembra più essere un ostacolo o una distrazione. Anche nelle sezioni più anguste (con decine di nemici pronti a farci la pelle), la telecamera ha avuto un comportamento eccelso e non ci ha mai dato fastidio nemmeno una volta.

Sono altresì disponibili una fitta serie di opzioni per migliorare la qualità della vita (di mostrare o meno l’HUD, la dimensione dello stesso, la velocità di puntamento e la possibilità di modificare tutta una serie di colori e sfondi) o per censurare alcune situazioni (come ad esempio gli smembramenti enfatizzati, le uccisioni sanguinarie o la diminuzione della violenza a schermo).

Comparto grafico e tecnico (Xbox Series X)

Su Xbox Series X, Ninja Gaiden 4 mostra un comparto tecnico piuttosto solido ma non rivoluzionario. Il gioco punta ai 60 fps costanti, anche nelle fasi più concitate e spettacolari, il che garantisce reattività e precisione (essenziali per un action di questo tipo). Disponibile anche una modalità grafica (ma che poco si addice ad un gioco così frenetico). L’illuminazione insieme al taglio cyberpunk industriale (ma anche con riferimento ad altri scenari che includono anche una rigorosa foresta), crea un’atmosfera cupa e coerente con il tono del gioco, pur evitando un uso eccessivo di effetti luminosi al neon. Gli effetti particellari e le animazioni delle combo (in particolare durante la trasformazione forma Corvo di sangue) risultano anch’essi ben fatti.

Tuttavia, sul piano visivo puro, il titolo mostra alcune texture ambientali piatte (il movimento del fogliame degli alberi, dell’erba e degli stendardi è innaturale e poco realistico) e una direzione artistica meno raffinata rispetto a titoli come Devil May Cry 5 di Capcom e del più recente Stellar Blade di SHIFT UP non in grado di raggiungere i picchi delle produzioni top di gamma di questa generazione.

Le animazioni restano invece eccellenti, frutto diretto della collaborazione con PlatinumGames, che ha contribuito a ottimizzare il flusso dei combattimenti e la reattività ai comandi. Si nota anche la cura riposta nelle scene di intermezzo, con i modelli poligonali finemente modellati. Benino in termini di caricamenti, rapidi ma non rapidissimi e che – a nostro giudizio – potevano essere ottimizzati meglio (almeno su console Xbox Series X).​

Il comparto audio di Ninja Gaiden 4 rappresenta uno dei punti di forza del ritorno della saga, grazie a un lavoro congiunto tra Team Ninja e PlatinumGames, che hanno curato in modo meticoloso tanto la colonna sonora quanto il sound design relativo a combattimenti e ambientazioni.

La colonna sonora, composta da Masahiro Miyauchi, è di natura dinamica e adattiva: si intensifica durante i combattimenti e in particolare durante le boss fight (attraverso ritmiche percussive serrate, con un uso sapiente dei sintetizzatori analogici per creare tensione; aumenta d’intensità in base alle combo e si adatta alla fase della battaglia, una scelta che richiama l’approccio di titoli come Metal Gear Rising e NieR: Automata), mentre si fa più rarefatta e sospesa nei momenti di quiete o esplorazione. Nei Terminali DarkNest la musica assume toni meditativi e mistici, contribuendo a creare un interessante contrasto con il ritmo frenetico delle battaglie. Nelle aree da esplorare e nei momenti narrativi, il tono musicale si fa più minimale e intimo: strumenti a corda giapponesi come shamisen e koto accompagnano l’atmosfera più pacata, dando respiro all’azione senza interromperne il flusso emotivo. Del sound design – invece – abbiamo apprezzato la qualità pulita e il bilanciamento del mix audio tra effetti, voci e colonna sonora. Ogni colpo della lama, scatto o mossa speciale è accompagnato da effetti sonori distinti e corposi: Gli attacchi quando si attiva la forma Corvo di sangue, ad esempio, presentano effetti acustici incisivi e fluidi, che riflettono la potenza viscerale dei colpi.

Le performance vocali, sia in giapponese che in inglese, sono state curate per restituire l’intensità e il carisma dei protagonisti Ryu e Yakumo. In particolar modo abbiamo trovato la voce inglese di Yakumo a dir poco energica e perfettamente in sintonia con il carattere più impulsivo del personaggio.

Nel complesso, Ninja Gaiden 4 punta a un’esperienza uditiva cinematografica, alternando colonne sonore orchestrali e bassi elettronici, con momenti corali e ad alta drammaticità che ricordano le produzioni PlatinumGames. Questo connubio conferisce al gioco un tono moderno ma rispettoso delle radici storiche della serie.

Commento finale

Ninja Gaiden 4 si presenta come un ritorno convincente e spietato, in quello che potremmo definire un ponte tra due mondi: la brutalità di Team Ninja e la spettacolarità cinematica di PlatinumGames. Non è il ritorno perfetto alla formula originale e non riscrive assolutamente le regole del genere, ma conserva l’anima hardcore che definisce la serie, arricchita da piccole ma intelligenti modernizzazioni. Il gameplay profondo e impegnativo, la forte identità visiva e il ritmo adrenalinico lo rendono un titolo capace di offrire soddisfazione a chi è in grado di padroneggia le sue regole e vuole pertanto mettere alla prova la propria abilità ma è altrettanto accessibile a chi desidera semplicemente vivere un’avventura ninja di alto livello. Il comparto tecnico è piuttosto solido, la direzione artistica coerente (che però non raggiunge i picchi di altri prodotti similari odierni) e l’azione estremamente soddisfacente. Restano alcuni limiti legati al design ambientale (in particolare sull’impianto grafico non sempre al passo con i tempi caratterizzato da alcune texture piatte e irrealistiche), alla linearità narrativa, al bilanciamento non sempre perfetto ma l’esperienza complessiva è quella di un action intenso, efficace, letale, (quasi) senza compromessi e affilato come la lama di un vero ninja.

Recensione Battlefield 6, buone nuove sul fronte occidentale

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Già nel corso della open beta di Battlefield 6, abbiamo sviluppato una riflessione. Son passati infatti quasi dieci anni da quel Battlefield 1 capace di piazzare oltre quindici milioni di copie e stregare schiere di fan. Un titolo nel tempo divenuto iconico, vuoi per un setting poco sfruttato (la Prima Guerra Mondiale) vuoi per un equilibrio ludico in grado di valorizzare un gameplay adrenalinico ed entusiasmante.

Il grande amore che abbiamo provato verso quel titolo è stato purtroppo messo in crisi dalle release successive del franchise. Battlefield V non riuscì a replicare il fascino del suo predecessore anche a causa di alcune scelte poco apprezzate dai fan. Il declino fu poi ancor più atroce con il controverso Battlefield 2042, simbolo di una rincorsa disperata ai trend del momento che, sebbene promettente, fu al centro di un lancio complesso e di un ancor più conflittuale ed infruttuoso tentativo di conquistare il pubblico.

In questo quadro decisamente poco edificante, Battlefield 6 si proponeva di essere un ritorno alle origini e ai fasti del passato dimenticando i più recenti passi falsi. Una missione che sembrava, sulla carta, quasi impossibile. Ma proprio la open beta aveva dato segnali importanti, ai quali era seguita una calorosa risposta da parte dei giocatori. Un successo annunciato, quello che in questi giorni sta macinando record di vendite. Dopo aver provato il titolo completo, ci sentiamo di confermarlo: Battlefield è tornato. Finalmente.

Il titolo è disponibile dal 10 Ottobre per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Crisi globale

Nel disappunto generale, il precedente Battlefield 2042 aveva deciso di bypassare completamente l’offerta single player puntando tutto sul multiplayer online. Storicamente, la serie non ha mai proposto campagne single player all’insegna della costanza, passando da avventure memorabili (Bad Company 2) ad affascinanti proposte (Battlefield 1) passando per blandi intrattenimenti (Battlefield V).

Il nuovo capitolo della serie si ripresenta al pubblico con una campagna che strizza l’occhio alla spettacolarizzazione cinematografica. In un futuro prossimo, la NATO ha perso progressivamente il proprio status e la fiducia degli Stati internazionali, in favore dell’emergente Pax Armata, una compagnia militare privata composta da mercenari. Lo spostamento negli equilibri di potere conduce tuttavia ad un imprevedibile offensiva lanciata da Pax Armata ai danni di una base NATO in Georgia. Ne seguirà uno scontro senza precedenti, in cui solo il team speciale della Dagger 13 proverà a risolvere la situazione inseguendo il reale artefice dietro tutto.

I set pieces nella campagna non mancano.

Sebbene sulla carta avvincente, purtroppo la campagna di Battlefield 6 si è rivelata breve e poco coesa. Un po’ per esigenza di fungere da grande tutorial per il multiplayer, un po’ per una sensazione latente di non aver ricevuto la necessaria attenzione in sede di sviluppo. L’idea era quella di proporre un’avventura da blockbuster hollywoodiano, con azioni testosteroniche e momenti ad alta tensione. Insomma, inutile girarci attorno: mettersi nello stesso orizzonte di Call of Duty. Tuttavia a mancare, permetteteci il termine, è la cazzima che rende spesso le campagne del diretto rivale un intrattenimento piacevole e caleidoscopico. In un certo senso, Battlefield 6 tende a “prendersi sul serio” meno di quanto dovrebbe, finendo col perdersi dietro ad un trasporto poco incisivo ed un susseguirsi di missioni senza molto mordente. Anche a causa di una IA avversaria non proprio puntuale.

Al tempo stesso tuttavia, la campagna è un’occasione perfetta per apprezzare il comparto grafico e tecnico imbastito per Battlefield 6. Il Frostbyte Engine fa un lavoro splendido non solo nel dare vita ad ambientazioni dal pregevole colpo d’occhio. Ma anche e soprattutto nel regalare prestazioni convincenti. Sebbene alcuni potrebbero lamentare l’assenza di alcune feature come il ray tracing, ci sentiamo di dar ragione agli sviluppatori. Aver escluso tecnologie prettamente estetiche ha infatti permesso a Battlefield 6 di concentrarsi sull’ottimizzazione.

Da questo punto di vista, il risultato al lancio è davvero invidiabile, soprattutto considerando le innumeravoli difficoltà incontrate dai titoli recenti della saga. Su PlayStation 5 base abbiamo apprezzato una solidità marmorea (“Bilanciata” a 1440p con upscaling e frame rate a 60 fps; “Prestazioni” a 120 Hz con una media di 90 fps e 1080p). Soprattutto nel favoloso multiplayer (60 fps stabili in “Bilanciata” o fino a 80 fps con VRR attivo).

La campagna propone sequenze davvero pregevoli, ma senza molto trasporto emotivo.

Metterci lo… Zampella

Proprio il multiplayer è infatti il cuore pulsante di Battlefield 6. Lo sapeva benissimo il buon Vince Zampella, figura iconica del panorama del game design in tema di FPS. Un Re Mida capace di firmare sotto la propria leadership, nel corso degli anni, titoli come Medal of Honor: Allied Assault, Call of Duty 4: Modern Warfare, Titanfall 2 ed Apex Legends. Al quale EA si è rivolta per dare nuova vita a Battlefield. Ottenendo l’ennesimo successo personale guidando un collettivo identificato come Battlefield Studios contenente DICE, Criterion Games, Motive Studios e Ripple Effect Studios.

Abbandonando le controverse scelte di 2042, il nuovo capitolo del franchise guarda al futuro tornando al passato degli amati Battlefield 3 e Battlefield 4. Addio dunque a mappe dalle dimensioni eccessive (con annessa dispersione) senza distruttibilità ambientale ed al sistema degli specialisti. Bentornate classi tradizionali, tatticismo di posizione ed ambientazioni sempre a dimensione di giocatore.

I mezzi sono una risorsa fondamentale per ribaltare le sorti di alcuni scontri.

Il ritorno alle origini passa così per le quattro classi Assalto, Ingegnere, Supporto e Ricognizione, tutte con caratteristiche uniche e essenziali. L’Assalto è la risorsa primaria per piazzare spregiudicati attacchi frontali, l’Ingegnere fornisce aiuti fondamentali per sabotare i mezzi avversari e riparare i propri, il Supporto coadiuva i compagni con cure e munizioni, mentre la Ricognizione è il compito proprio dei cecchini che sfoltiscono il campo e segnalano i pericoli. Ciascuna di esse è un tassello fondamentale di scontri sempre tattici, in cui il ragionamento paga più delle azioni eroiche sconsiderate. E trovare il giusto equilibrio nell’equipaggiamento tra accessori ed armi (tutti davvero ben caratterizzati e galvanizzanti da utilizzare) è la chiave di volta.

In un ritmo che ritorna alla tradizione, c’è spazio anche per un rapidità che ammicca al gusto contemporaneo. Ne è un’espressione il Kinesthetic Combat System, che ha introdotto alcune opzioni di mobilità più eclettiche come la scivolata in corsa e la rotolata per ridurre il danno da caduta. Un nuovo equilibrio che abbiamo apprezzato, in grado di entusiasmare sia i giocatori più riflessivi sia quelli maggiormente istintivi. Anche grazie ad un game design che permette a tutti di essere utili in qualche modo, non necessariamente in prima linea.

Il merito è anche di un level design che, al netto del gusto personale, funziona e diverte. Le nove mappe presenti al lancio sono sufficientemente varie e stratificate per creare scenari sempre differenti. Soprattutto grazie a partite che si declinano sempre in maniera diversa a seconda dell’interpretazione dei giocatori. Soprattutto grazie al roboante ritorno della distruttibilità ambientale. Pur non raggiungendo i fasti di Bad Company 2, in Battlefield 6 è possibile radere quasi tutte delle strutture in tantissimi modi e con grande varietà di risultati. Se vi piace ripararvi dietro una parete o sfruttare un piano rialzato per stare al sicuro… beh, non lo sarete. Praticamente mai. Quindi giocate con astuzia.

Ciascun ruolo è fondalmentale per portare a casa la vittoria.

Orgoglio della nazione

Dopo una prova estesa e tanti momenti così epici da sembrare scriptati, possiamo affermare senza timori di smentite che l’esperienza offerta da Battlefield 6 è, allo stato attuale, sorprendente.

Tutto quello che era mancato ai precedenti capitoli, a partire dall’assenza di coralità tattica nel 2042 passando per il ritmo incerto di Battlefield V, è qui stato ripristinato agli antichi splendori. Ogni partita online è diversa dalla precedente, con un flow che premia le azioni ragionate e portate a segno nel rispetto del gioco di squadra e dei ruoli scelti. Ritrovarsi ad effettuare una difesa disperata su un ultimo obiettivo in pesante minoranza numerica non è mai un’impresa impossibile per una fazione affiatata in cui tutti svolgono il proprio compito. Riuscire a ribaltare le sorti di una partita è adrenalina pura, così come trovarsi al centro di puro cinema tra mezzi che esplodono, cecchini che sparano e truppe d’assalto che… assaltano.

Il tutto mentre ogni riparo non è mai pienamente sicuro e può essere sbriciolato in qualsiasi istante costringendo i giocatori ad una adattabilità davvero gratificante. E con un comparto audio praticamente perfetto, con effettistiche in una parola monumentali. Se proprio dobbiamo fare le pulci, ci sarebbero un paio di questioni da attenzionare. Peraltro, al momento in cui scriviamo questa recensione, già parzialmente risolte (o in fase di ottimizzazione) da parte degli sviluppatori.

La scelta della classe dipende anche e soprattutto dalla mappa oltre che dal proprio playstyle.

Parliamo infatti del sistema di progressione. Battlefield 6 offre un elevatissimo numero di armi, sfide e sbloccabili tali da poter impegnare i giocatori per decine e decine di ore. Senza contare i contenuti aggiuntivi in arrivo gratuitamente nell’ottica delle Stagioni (la prima al via il 28 Ottobre con una nuova mappa, una modalità inedita ed una selezione di mezzi ed armi). Semmai, la nostra sensazione è stata quella di maturare punti esperienza in maniera piuttosto lenta soprattutto per quanto riguarda la Maestria delle armi. Questo, legato alla necessità di completare incarichi specifici per sbloccare ogni cosa, ci ha fatto riflettere su quanto il sistema di progressione possa essere eccessivamente flemmatico. Per fortuna, proprio negli scorsi giorni gli sviluppatori hanno ascoltato il feedback del pubblico mettendo mano all’esperienza maturata per le armi. Un ottimo segnale per il supporto del titolo in prospettiva futura.

Allo stesso modo, gli sviluppatori sono intervenuti negli scorsi giorni, ironicamente, per aggiustare il tiro. Si tratta del caso di alcune armi fin troppo potenti come gli shotgun, inizialmente davvero troppo letali anche a distanze medie. Così come leggeri ritocchi all’effetto bloom, l’ondeggiare della mira per effetto delle raffiche prolungate di colpi. Altrettanto importanti gli interventi volti ad attenzionare un bug in cui poteva capitare di non vedersi registrati alcuni colpi in determinate circostanze. Da questo punto di vista, auspichiamo che gli aggiornamenti possano andare a toccare alcune classi (Assalto per come si presenta inizialmente è fin troppo scoraggiante in negativo). E, magari, dare qualche ritocco ai menù. Son molto puliti, sia chiaro, ma tendono ad essere meno esplicativi soprattutto quando inizierete a sbloccare tanti accessori.

Per quanto riguarda Portal, l’editor che consente ai creatori di sviluppare modalità di gioco personalizzate nonché progettare mappe originali e programmare meccaniche di gioco complesse, i passi avanti rispetto a 2042 sono evidenti. Si tratta di una risorsa stimolante, sulla quale tuttavia sarà necessario seguirne il feedback da parte del pubblico nel corso del tempo.

Il cecchino di Battlefield 6 è uno spasso, ma anche uno dei più complessi da sviluppare.

Commento finale

Battlefield 6 rappresenta la completa rinascita di un franchise, finito alla deriva dopo alcune sfortunate iterazioni. Una missione “quasi” impossibile firmata dal leggendario Vince Zampella, in grado di guidare il team di sviluppo nel realizzare un titolo che riprende i migliori elementi identitari del franchise e li rinfresca all’interno di un pacchetto di altissimo valore. Contenuti ludici, qualità grafica e stabilità tecnica sono trionfi già lampanti al lancio, un ulteriore affresco dell’ambizione legata al progetto che non vuole solo riportare in auge i campi di battaglia EA, ma anche rubare la scena ai diretti concorrenti. In attesa di alcuni fisiologici interventi per bilanciare taluni aspetti del favoloso multiplayer nonché in vista dei contenuti gratuiti in arrivo, l’unico vero rammarico è una campagna single player poco coesa. Per il resto, dimenticate gli egoismi, scegliete la vostra classe e datevi da fare: la sinergia paga.

Star Citizen, ecco tutte le novità dal CitizenCon 2025

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Svoltosi lo scorso 11 Ottobre, il CitizenCon 2025 è stata l’occasione perfetta per Cloud Imperium Games, per svelare tutte le novità in arrivo per Star Citizen.

Il Citizen Con è una fan convention organizzata annualmente proprio da Cloud Imperium Games (CIG) per celebrare gli avanzamenti del titolo assieme alla community, gettando anche uno sguardo alle prospettive future. L’edizione 2025, benché svoltasi per la prima volta in forma di live streaming in un formato ridotto di sole due ore, è stata tuttavia ricca di gustosi aggiornamenti.

Con uno sviluppo iniziato nel 2010 ed ulteriormente finanziato tramite Kickstarter nel 2012, Star Citizen è uno dei progetti MMO più ambiziosi della storia che si propone di permettere ai giocatori di vivere all’interno di un universo persistente con totale libertà di esplorare, commerciare e combattere. Indispensabile in questo senso, per partecipare alla vita virtuale in Star Citizen ma anche per poter sopravvivere, è accumulare aUEC, la valuta ufficiale dell’MMO che permette di accedere ad oggetti, armi, equipaggiamento ed altro ancora. Sebbene esistano moltissimi metodi per mettere da parte crediti (missioni mercenarie, trasporto merci, estrazione mineraria, ecc.), particolarmente diffusa è di procurarsi Star Citizen aUEC tramite siti specializzati. Su questo punto, come sempre, vi invitiamo a leggere attentamente le condizioni d’uso ed i regolamenti vigenti.

Ma torniamo al CitizenCon 2025 e scopriamo cosa arriverà nei prossimi mesi.

Nyx, un nuovo sistema stellare

Anzitutto, CIG ha confermato che a Novembre 2025 arriverà il terzo grande sistema stellare di Star Citizen: Nyx.

Con l’occasione, verranno inserite nuove missioni legate alla razza aliena Vanduul, il ritorno della città di Levski (completamente rinnovata, legata ad una missione di soccorso ed una fazione misteriosa), la cintura di asteroidi Glacian Belt e tre nuovi pianeti. Il sistema sarà poi ulteriormente arricchito ed espanso nel corso del 2026.

Rivoluzione Genesis

Sempre nel 2026 è prevista l’implementazione della tecnologia Genesis.

Una rivoluzione che segnerà il passaggio dalla creazione di biomi da parte della libera ispirazione degli artisti digitali alla realizzazione degli stessi sulla base di precisi dati fisici (altezza, umidità, temperatura, tipo di suolo, geologia, dati sull’erosione). Questo consentirà ai giocatori di individuare dove trovare minerali preziosi in base alla geologia, andando a creare un universo sempre più credibile ed esplorabile.

Questa tecnologia sarà applicata inizialmente al pianeta Nyx-1 e poi estesa via via.

Armi, navi e missioni

Non mancheranno poi una generosa carrellata di nuovi contenuti.

CIG ha infatti presentato tre nuove navi; l’Anvil Paladin, adatta al combattimento pesante, l’Esperia Stinger, un caccia Vanduul adattato agli umani, ed una misteriosa nave di contrabbando.

Tra le armi in arrivo troviamo un fucile a metà tra munizioni classiche e laser, una mitragliatrice ed un lanciarazzi triplo. Troveranno inoltre spazio binocoli e nuovi gadget.

Nel corso del 2026 arriveranno poi nuove missioni di trasporto interstellare, una missione cooperativa in una miniera spaziale e nuovi sviluppi in direzione del crafting delle armi.

Tra le novità più attese dai fan è confermato il sistema di instancing, che introdurrà missioni curate per piccoli gruppi PvE e PvP, così come l’arrivo deii Tactical Strike Groups, raid spaziali che richiederanno il coordinamento di intere flotte spaziali.

Verso la Stella Polare

Sebbene non ci siano state informazioni precise, Chris Roberts (director di Star Citizen e co-fondatore di CIG) ha confermato l’impegno del team di sviluppo nel perseguire il loro obiettivo principale: il rilascio della sospirata la versione 1.0.

In tal senso, la promessa è stata quella di aggiornamenti regolari e costanti durante tutto il 2026. Il team di è detto incoraggiato dai passi avanti, soprattutto grazie ad una community sempre più attiva e costante ed una crescente stabilità dei server.

Grande assente annunciato del CitizenCon 2025 è stato Squadron 42, l’ambiziosa campagna single player del titolo. A tal riguardo, Jared Huckaby aveva affermato che in merito al 2026, indicato come finestra di lancio “non so se riusciremo a rispettarla, so solo che faremo tutto ciò che è in nostro potere per concretizzare questo sogno e, proprio per questo, preferiamo non perdere tempo con le distrazioni del CitizenCon e renderlo un evento più piccolo”. Pur tuttavia rassicurando che lo sviluppo del titolo sta proseguendo secondo le tempistiche stimate.

Recensione NASCAR 2025, un ritorno solido (e che ci voleva) su console

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È passato molto tempo da quando i fan della NASCAR hanno potuto cimentarsi con un gioco tradizionale che fosse, quantomeno, funzionale. NASCAR: Ignition di Motorsport Game ha avuto molti problemi, riportando in auge il gioco precedente, NASCAR Heat 5, che ricevette addirittura un roster aggiornato. iRacing Studio – noti per il titolo simulativo iRacing – è intervenuta acquistando la licenza con l’obiettivo di realizzare un videogioco degno del marchio NASCAR.

Con NASCAR 25, iRacing Studios porta finalmente sull’attuale generazione di console la propria visione dell’iconico racing americano, cercando il difficile equilibrio tra realismo e accessibilità. Dopo anni di alti e bassi per la serie, questa edizione rappresenta un vero punto di ripartenza, potendo contare sul motore grafico Unreal Engine 5 e su un lavoro che mira a trasportare il rigore tecnico di iRacing in un formato più immediato per console. Il risultato è un’esperienza che cattura lo spirito delle stock car, pur con alcune imperfezioni.

NASCAR 2025 è attualmente disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X/S, Microsoft Windows.


Versione testata: PlayStation 5


Prima di addentrarci nella recensione di NASCAR 25 vi diciamo che non è stato fatto alcuno sforzo per dare le basi al giocatore (soprattutto ai novizi). Non ci sono consigli di guida generali, nessuna spiegazione della traiettoria ideale, nessuna descrizione di come funziona il bump drafting e nessuna informazione su come utilizzare l’aerodinamica. Non c’è una sola informazione sulla storia di questo sport o dei circuiti. Includere un vademecum digitale sulla storia della NASCAR con storie e video interessanti e aggiungere alcuni tutorial avrebbe potuto essere d’aiuto. Se si decide di pubblicare il primo gioco dopo ben quattro anni, l’obiettivo è quello di attrarre un pubblico nuovo e più giovane, giusto? E invece, che enorme opportunità persa!

Gameplay e modello di guida

Il gameplay di NASCAR 25 si distingue per un approccio equilibrato tra simulazione e arcade. Il motore fisico è ispirato a quello di iRacing – sebbene semplificato – per garantire la giusta fruibilità anche attraverso il DualSense. Le auto trasmettono un discreto senso di peso e aderenza, e imparare a gestire la traiettoria ideale tra ovali e circuiti misti è fondamentale. La fisica non raggiunge la profondità della simulazione PC, ma è sufficiente a comunicare il compromesso tra controllo e rischio tipico del mondo NASCAR.​ I contatti e la gestione del drafting sono resi con buon realismo, e le gare a 40 vetture si dimostrano vivaci, anche se l’IA soffre talvolta di incoerenze nelle strategie ai pit stop o nei rientri aggressivi. L’esperienza di guida è godibile, specie su PS5, dove la risposta aptica e i trigger adattivi rendono tangibile (seppur con riserva) la perdita di performance dei pneumatici e la transizione tra grip e derapata.

La guida – controller alla mano – ci ha convinti e dopo solo una manciata di gare, abbiamo acquisito la giusta dimestichezza. Le auto si guidano con precisione e, anche su tracciati stretti come il Lime Rock Park, mantenere la traiettoria e il posizionamento è stato semplice. Rispetto alla variante iRacing, NASCAR 2025 lo abbiamo trovato molto più indulgente. In caso di sovrasterzo, si ha più tempo per riprendere la vettura – con alcuni movimenti dal leggero tocco arcade ma senza sacrificare la profondità – anche senza particolari aiuti alla guida, procedendo per inerzia vicino alle barriere senza che l’auto entri assolutamente in contatto con le stesse. Da rivedere però la frenata; i freni tendono a bloccarsi troppo facilmente, soprattutto sui circuiti stradali, e il feedback che indica esattamente quanta pressione viene applicata è scarsino. Un indicatore dei freni più reattivo potrebbe aiutare a capire cosa funziona e cosa no. Anche i pit stop e le regolazioni a metà gara sono poco sviluppati. 

Per quanto riguarda la guida – volante alla mano – manca un po’ il force feedback. L’unica cosa che abbiano notato riguardo al force feedback è stata la rigidità del volante in curva, in particolare ad alta velocità. In nessun momento c’è stata una indicazione sul fatto che l’auto stesse perdendo trazione, o il passaggio su un tratto di asfalto dissestato, o che venisse spinta o urtata. Per un gioco di corse sviluppato da uno studio con un modello di feedback così valido su iRacing siamo rimasti un po’ perplessi (e delusi) su come non siano riusciti ad includerlo nemmeno nella maniera più basica e elementare. iRacing Studios comunque è al corrente del problema e ha rilasciato alcune patch, che hanno parzialmente mitigato la situazione attraverso nuovi slider. Ma la mancanza di force feedback è ancora palpabile ed è probabile che ci saranno altre ottimizzazioni in futuro.

Detto questo, anche la strategia di pneumatici e carburante è un po’ incoerente. L’IA a volte prende decisioni sbagliate che regalano vittorie, e l’usura degli pneumatici non sempre corrisponde tra giocatore e IA. La gestione del carburante può occasionalmente portare a momenti strategici interessanti, ma la logica dell’IA è spesso discutibile. Attualmente, si guadagna o si perde poco in base alle prestazioni della propria squadra ai box, quindi la strategia non è il punto forte di NASCAR 25. Lo spotter (definito anche “gli occhi del pilota“) è un altro punto dolente in quanto finisce per dare – più di quanto ci saremmo aspettati – informazioni non corrette. 

Confronti con altri racing game

Confrontarlo con altri titoli racing simili è molto utile per comprendere (e collocare) l’esperienza offerta da iRacing Studios nel panorama attuale della simulazione su console. Rispetto al simulatore originale iRacing su PC, che è noto per la sua complessità estrema e i dettagli tecnici, NASCAR 25 si presenta come una versione più accessibile senza rinunciare completamente alla fedeltà simulativa. Su PlayStation 5, il titolo riesce a rendere la guida coinvolgente pur semplificando alcuni aspetti fisici, per venire incontro a una platea più ampia rispetto agli appassionati hardcore del sim racing.

Guardando a titoli come Assetto Corsa Competizione, che è molto apprezzato per la precisione della fisica e il realismo dei modelli di guida, NASCAR 25 si differenzia per il focus sulle stock car e su uno stile di guida più caratteristico e meno universale, che rispecchia meglio il mondo NASCAR. Mentre ACC punta all’accuratezza estrema su piste e vetture multiple, NASCAR 25 si concentra sulla semplicità funzionale e sul feeling tipico delle corse ovali, con una fisica meno tecnica ma comunque credibile.

Parallelamente, titoli più orientati al pubblico console come Forza Motorsport 7 o del più recente Forza Motorsport offrono un’esperienza di guida meno rigorosa, più arcade e ricca di contenuti variegati. In questo senso, NASCAR 25 si distingue perché punta a un realismo tecnico specifico per la sua disciplina senza voler essere un gioco di guida generale, cercando un equilibrio tra ricchezza di contenuti e simulazione.

Infine, un confronto con NASCAR 21: Ignition fa emergere i progressi significativi fatti con questa nuova versione, grazie a un motore grafico decisamente più moderno (come anticipato si avvale di Unreal Engine 5) e a un modello di guida più convincente e meno datato. Anche rispetto a simulatori multi-categoria come Automobilista 2, che spicca per la varietà delle auto e la fisica dettagliata, NASCAR 25 offre un’esperienza più specializzata e focalizzata esclusivamente sul mondo NASCAR, con tutta l’autenticità e le licenze ufficiali che ciò comporta.

In sintesi, NASCAR 25 si pone come un compromesso ben riuscito tra la profondità simulativa dei migliori racing sim su PC e l’accessibilità richiesta dal pubblico console, distinguendosi soprattutto per la fedeltà all’esperienza NASCAR e per l’integrazione del feedback aptico del DualSense, che arricchisce ulteriormente la guida su PlayStation 5. Questo confronto allarga la prospettiva e permette di apprezzare meglio i pregi e i limiti del titolo in relazione alla concorrenza nel mondo racing.

Modalità di gioco

iRacing Studios ha costruito un pacchetto solido di contenuti. Oltre alle classiche Gara Veloce e Campionato, spicca la Modalità Carriera, che parte simbolicamente dal garage di casa del giocatore per un percorso progressivo dalla ARCA Menards Series, facendovi poi strada attraverso la Craftsman Truck Series e la Xfinity Series prima di raggiungere finalmente la NASCAR Cup Series. Per iniziare, c’è Dale JR Download, un podcast che vi prepara per la cosiddetta Discovery Race di Rockingham. Se siete riusciti a entrare nella top 10, potrete iniziare nella ARCA Menards Series: queste auto – sotto il cofano – dispongono già un potente V8 con un massimo di 700 CV, quindi non si tratta di un’auto per principianti. Nelle prime gare, l’obiettivo principale è “sopravvivere” e familiarizzare con alcune meccaniche di gioco. Gli obiettivi iniziali sono finire tra i primi 35 e il Negozio Ricambi è disponibile solo dopo alcune gare. Non scoraggiatevi all’inizio; è intenzionale che la vostra auto non sia competitiva, perché avete solo Ricambi di Livello 3 per Carrozzeria, Telaio, Motore e Sospensioni. Nel corso della stagione avrete accesso a Parti di Livello 5, che vi consentiranno di competere per ottenere risultati migliori.

Il sistema dello staff, i Punti Lavoro, la Reputazione e i Crediti sono piuttosto semplici: non ci sono nemmeno costi di gestione, basta acquistare nuovi membri dello staff una volta, quando diventano disponibili. I Punti Lavoro e il relativo sistema di riparazione auto dopo ogni gara possono a volte sembrare un po’ casuali. Aggiornare l’auto troppo velocemente può far esaurire questi punti, perché i pezzi di livello superiore richiedono più Punti Lavoro per essere ricondizionati e riparati. Senza il Membro dello Staff VIP Gold Edition, spesso si compete con un’auto di livello inferiore perché non si può riparare tutto. Una volta accumulati 25.000 Punti Reputazione, sbloccherete la Truck Series per la stagione successiva, quindi è obbligatorio dare priorità a quelle fasi che permettono di ottenere reputazione. NASCAR 25 presenta più di 150 piloti con licenza ufficiale, eppure non si interagisce con nessuno di loro. Dopo ogni gara, c’è una breve panoramica sui social media in cui gli altri piloti possono esprimere elogi, critiche o entrambi, a seconda della prestazione. Il sistema in sé funziona ma dobbiamo essere onesti: desideravamo molto di più rispetto a quanto ci è stato offerto. Non c’è alcun senso di connessione con il team o il pilota. Si riduce davvero a “vai su questa pista, gareggia, ripara il veicolo, assumi un nuovo membro dello staff o aggiorna i pezzi dell’auto, vai alla pista successiva” e ripeti il ​​processo. Non c’è una trama, una rivalità tra piloti o un’interazione significativa. 

L’evoluzione del pilota include – oltre alle scelte gestionali di assunzione di personale – sponsorizzazioni e miglioramenti strutturali, offrendo una progressione che unisce pista e management.In termini di personalizzazione, NASCAR 25 offre il minimo indispensabile. L’utente può dare un nome al personaggio e sceglierne il sesso. Una silhouette vuota viene utilizzata come ritratto, e questo è tutto. A questo si aggiunge la possibilità di personalizzare la propria auto e la tuta ignifuga del pilota, null’altro.

NASCAR 25 offre un editor di livree dedicato, e ogni auto e tuta del pilota può avere fino a quattro stili diversi. Nell’editor, è possibile scegliere tra 24 design di base, quindi modificare i colori della vernice e le decalcomanie dell’auto. Ogni decalcomania è precaricata da un elenco di produttori e in termini di forme. Sebbene ciò offra una discreta gamma di personalizzazioni, non è possibile caricare le proprie decalcomanie direttamente nel gioco.

La modalità Campionato offre agli utenti la possibilità di partecipare a una qualsiasi delle quattro serie menzionate in precedenza con un massimo di 7 diversi layout di stagione, che vanno da breve, un quarto, metà, intera e altro ancora. I piloti gareggiano contro l’IA e possono regolare il livello di difficoltà in base alle proprie esigenze. Questa modalità è perfetta se cercate un campionato divertente in cui non dovrete preoccuparvi di aggiornare nulla. Si tratta semplicemente di gareggiare finché non ne avrete più voglia.

Il multiplayer fino a 40 giocatori regala momenti di adrenalina (ed è decisamente molto più tattico rispetto a gareggiare con l’IA), anche se la stabilità delle lobby necessita di qualche patch correttiva. In modalità online, è possibile creare un evento o una lobby personalizzata. Le lobby degli consentono di impostare: tracciato, durata della gara e la serie di auto, mentre le lobby personalizzate riflettono esattamente le preferenze dell’organizzatore. Altresì è possibile modificare la durata della gara, il tracciato, il livello di danno, le auto dell’IA, le bandiere gialle e se la lobby deve essere pubblica o privata. È molto rudimentale, un semplice sistema di lobby per i giocatori, niente gare giornaliere, niente eventi speciali, niente stagioni cooperative, e persino la classifica è completamente priva di significato. Manca anche il multigiocatore locale a schermo condiviso.

Buona la varietà di piste (circa 30 tra ovali e circuiti stradali) e l’autenticità delle licenze ufficiali con piloti e team reali. Una modalità foto e un sistema di setup avanzato completano un’offerta complessiva convincente. ​

Grafica e comparto tecnico

Su PlayStation 5, NASCAR 25 sfrutta l’Unreal Engine 5 per offrire un colpo d’occhio di buon livello. I tracciati laser-scansionati restituiscono un realismo accurato – sia di giorno che di notte – soprattutto in termini di riflessi mentre il framerate (con un limite di 60 FPS su console, anche se mi manca una modalità prestazioni e qualità) generalmente stabile garantisce una giusta fluidità anche nelle fasi più concitate. Tuttavia, nelle piste più impegnative come Daytona, alcuni cali di frame rate sono stati decisamente percepibili. ​I modelli delle auto sono dettagliati e ben illuminati, anche se i danni rimangono limitati a semplici deformazioni estetiche non riflettendo appieno l’attenzione ai dettagli del resto del gioco. L’audio convince: i motori delle diverse serie hanno timbri distinti e il sound design restituisce l’intensità di un circuito NASCAR durante la gara così come è buona l’atmosfera ambientale e anche la colonna sonora è di prim’ordine ( include la leggendaria “Flirting with Disaster” dei Molly Hatchet, che è stata richiesta a gran voce, essendo la sigla del classico NASCAR 98)! Da segnalare che il gioco non è assolutamente localizzato in lingua italiana, quindi dovrete masticare bene l’inglese per poter godere appieno dell’esperienza.

Commento finale

NASCAR 25 è un debutto abbastanza solido per iRacing nel mondo console. Non raggiunge la complessità del simulatore originale, ma riesce a bilanciare realismo e immediatezza come pochi titoli del genere. Il gameplay funziona, le modalità sono corpose e il comparto tecnico – pur con qualche imperfezione – regge il ritmo. Serve ancora un po’ di polishing per risolvere i problemi della IA avversaria e ottimizzare meglio le prestazioni, ma la base costruita è decisamente promettente per il futuro della serie.

Recensione Bye Sweet Carole, tutto cambia dalla giusta angolazione

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Bye Sweet Carole

Ci sono videogiochi che si fanno notare fin dal primo frame, non tanto per la portata del budget o per il marketing, ma per un’identità visiva forte, un’idea chiara ed una sensibilità rara nel provare a coniugare arte, emozione ed interazione. Bye Sweet Carole, ultima opera di Chris Darril e del suo nuovo studio indipendente Little Sewing Machine, si presenta fin da subito come una produzione atipica. Una fiaba oscura, disegnata a mano, che mescola suggestioni horror, tematiche sociali ed un’estetica che richiama le delicate principesse Disney degli anni ’40 e ’50.

Il suo approccio narrativo e ludico ricorda per certi versi titoli come Clock Tower, con un gameplay minimalista ed un core produttivo incentrato sulla narrazione. Eppure, nonostante la semplicità delle sue meccaniche, il titolo riesce a colpire nel segno, trascinandoci in un’esperienza che resta impressa. D’altronde, come suggerisce Carole a Lana, a volte basta chiudere un occhio e guardare le cose dalla giusta angolazione.

Bye Sweet Carole, edito da Maximum Entertainment, è disponibile dallo scorso 9 ottobre 2025 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.


Versione testata: PlayStation 5


C’era una volta…

La storia di Bye Sweet Carole si apre nei toni sbiaditi e malinconici di un orfanotrofio inglese di inizio Novecento. Un luogo sospeso tra decoro e decadenza. Lana Benton, la giovane protagonista, scopre che la sua amica Carole è scomparsa senza lasciare traccia. Decisa a ritrovarla, si addentra in un mondo che sfuma gradualmente nel surreale, dove animali parlanti, dimensioni alternative e presenze inquietanti si sovrappongono ad una realtà già abbastanza opprimente.

La scrittura alterna registri diversi con sorprendente efficacia. Momenti di tenerezza e introspezione si intrecciano con squarci di pura inquietudine, mantenendo sempre quel tono da favola oscura che è il vero tratto distintivo del gioco. I dialoghi, brevi ma incisivi, non sovraccaricano l’esperienza e lasciano spazio anche ad una narrazione per immagini e suggestioni.

Il worldbuilding è ricco, anche se volutamente non esplicativo. Bye Sweet Carole non dà tutto in pasto al videogiocatore, ma chiede attenzione ed intuito nel seguire simboli ed ambientazioni. Il mondo che si apre davanti a Lana è sì un riflesso delle sue paure, ma anche una metafora potente della condizione femminile, dell’identità, della crescita e della perdita.

Bye Sweet Carole
Bye Sweet Carole sa come lasciare il segno…

Alcune scelte narrative, che a prima vista possono sembrare pretestuose o funzionali soltanto a far avanzare la vicenda, trovano poi il loro posto nel grande puzzle ideato dall’autore, consegnando un messaggio chiaro e forte, che colpisce per la sua sincerità ed efficacia.

Dal punto di vista narrativo, dunque, la produzione ci è apparsa impeccabile. La prima run si completa in circa 6-7 ore, ma una volta ottenuto il quadro completo, come accade con titoli del calibro di BioShock Infinite (permetteteci il paragone, seppure con le giuste distanze), viene spontaneo voler rigiocare subito dall’inizio per cogliere tutti i riferimenti e dettagli che in una prima visione potevano sembrare isolati o pretestuosi. È una testimonianza della forte autorialità dietro l’opera, che costruisce un’esperienza pensata nei minimi dettagli e capace di lasciare un segno duraturo.

Principessa in fuga

Chi si approccia a Bye Sweet Carole con l’idea di trovarsi davanti ad un metroidvania o un platform, resterà spiazzato. Il videogioco privilegia un’interazione semplice e misurata, che fa da veicolo alla storia più che da struttura portante.

Il cuore del gameplay ruota attorno all’esplorazione ed alla risoluzione di enigmi ambientali. I puzzle, ben integrati nell’ambientazione, non richiedono ragionamenti complessi, ma invitano a osservare, collegare e interpretare. Si distinguono tutti per eleganza e coerenza, senza risultare mai inadeguatamente complessi e cervellotici.

Un elemento interessante è rappresentato dalla trasformazione di Lana, che in particolari momenti assume la forma di un coniglio, modificando le sue abilità e le sue modalità di interazione con l’ambiente. Oltre a Lana, in alcuni punti è possibile controllare anche un altro personaggio, aggiunta che giova sicuramente alla varietà di situazioni di gioco proposte.

Bye Sweet Carole
La trasformazione in coniglio e soprattutto l’utilizzo di Beasie giovano alla varietà del prodotto

Non mancano fasi stealth e sequenze di fuga che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero aumentare la tensione. In pratica, risultano altalenanti: a tratti efficaci, a tratti più frustranti che coinvolgenti, soprattutto per via di controlli non sempre reattivi e pattern nemici che sembrano più casuali che ragionati. Badate bene, non è difficile sfuggire ai nemici “stalker”, ma ben presto la goffagine di molte situazioni finisce per far calare un po’ di tensione e pathos, riducendo l’impatto emotivo di questi momenti. Proprio il sistema di controllo, non sempre preciso e reattivo, è l’elemento più critico dell’impianto ludico. Le parti più “movimentate”, fortunatamente poche, risultano ancor più abbozzate e poco rifinite, lasciando la sensazione che molte idee promettenti siano state sviluppate solo in parte.

La magia di una fiaba oscura

È nella presentazione audiovisiva che Bye Sweet Carole tocca vette altissime. L’intero gioco è realizzato con animazioni disegnate a mano, in uno stile che omaggia i grandi classici dell’animazione occidentale, ma con un taglio oscuro e disturbante. Ogni scena sembra uscita da un lungometraggio d’epoca, con un’attenzione al dettaglio che rasenta la maniacalità. I personaggi si muovono con grazia, le espressioni sono credibili, gli ambienti hanno una profondità visiva rara in un 2D, grazie ad un sapiente uso della parallasse, delle luci e dei colori. L’effetto complessivo è semplicemente ipnotico.

Il comparto sonoro accompagna il tutto con discrezione e precisione. La colonna sonora alterna brani inquieti a melodie più dolci, sempre coerenti con l’umore della scena. Il doppiaggio, curato e ben interpretato, riesce a non scadere mai nell’enfasi forzata, mantenendo toni credibili anche nei momenti più drammatici. Un plauso particolare va al doppiaggio italiano, davvero di livello cinematografico, che aggiunge ulteriore profondità e coinvolgimento all’esperienza complessiva.

Bye Sweet Carole
Poesia

Unico neo, la componente tecnica non sempre all’altezza dell’ambizione artistica. Il gioco soffre di alcuni bug piuttosto fastidiosi: interazioni che, a seguito di certe condizioni, non si attivano più, o elementi interagibili necessari per risolvere i puzzle che, ad esempio dopo una morte, non respawnano. Questi problemi, uniti alla mancanza di funzioni fondamentali di Quality of Life, come l’assenza di un salvataggio manuale o l’impossibilità di ricominciare da inizio capitolo, possono costringere a ricominciare l’intera partita da capo. Nei giorni scorsi è stata rilasciata una prima patch correttiva, ma a livello di polishing la situazione resta ancora lontana dall’essere ottimale e rischia di compromettere in parte l’esperienza complessiva.

Commento finale

Bisogna guardare le cose dalla giusta angolazione. Una frase semplice, inflazionata, ma fondamentale per inquadrare al meglio Bye Sweet Carole. Un gioco che va guardato con la sensibilità giusta, accettandone le imperfezioni, ma anche abbracciandone l’anima. Il gameplay è funzionale, ma essenziale, a tratti impreciso, con momenti che faticano a reggere il peso dell’atmosfera costruita attorno. Alcune sequenze risultano ripetitive o poco ispirate e tecnicamente non mancano piccole e grandi sbavature.

Ma chiudendo un occhio sul piano strettamente ludico, ciò che resta è un racconto elegante, toccante, narrato con un gusto visivo raro, una sensibilità fuori dal tempo ed una visione autoriale forte e riconoscibile, che attraversa ogni fotogramma come una firma. La scrittura tocca temi delicati senza retorica. L’atmosfera incanta senza bisogno di spiegarsi. C’è una mano precisa dietro tutto, che sa quando trattenersi e quando colpire. A volte, per vedere davvero, basta chiudere un occhio, e lasciare che sia il cuore a guardare.

Recensione Keeper, una storia onirica tra regni oltre l’immaginazione

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Annunciato all’Xbox Games Showcase 2025 di inizio giugno, confessiamo che Keeper ci ha spiazzato fin dall’inizio. Dopo aver meritatamente conquistato pubblico e critica con l’eccellente Psychonauts 2, le aspettative verso la “next big thing” di Double Fine Productions erano febbrili. Se i più attendevano, ragionevolemente, nuove avventure per lo psiconauta Raz, l’eclettico team di sviluppo fondato da Tim Schafer aveva spiazzato. Presentandosi non con una nuova reiterazione di una IP consolidata (Brütal Legend, tornerai mai? *sigh*) bensì con una proposta inedita.

Un progetto completamente nuovo ed al contempo decisamente insolito fin dalle sue premesse. La strana storia di un faro senziente ed un uccello marino, alle prese con un’avventura spirituale dai tratti onirici. Qualcosa che, in un certo qualmodo, strizza l’occhio ai progetti più famosi di Double Fine ma che al contempo rappresenta un nuovo punto esclamativo.

Keeper sarà disponibile dal 17 Ottobre per PC (via Steam) ed Xbox Series. Sarà inoltre presente al lancio sul catalogo Game Pass Ultimate.


Versione testata: Xbox Series


C’è sempre un faro

Su un’isola remota, bagnata da mari sconosciuti, un faro si erge silenzioso. Tutto intorno, tracce di un passato senza nome che mostra le proprie ultime testimonianze con rovine e ruderi. Un uccello marino, per sfuggire al pericolo di una malevola tempesta di origine imponderabile, cerca protezione proprio al vecchio faro. Reso debole e fragile dall’inesorabile passaggio degli eoni, l’edificio crolla. Improvvisamente, un fascio di viticci lo aggroviglia, risvegliandone una coscienza senziente e dotandolo di gambe. Colto da una misteriosa nuova ragione di vita, il faro inizia un viaggio imprevedibile in compagnia dell’uccello marino attraverso posti che sfidano ogni immaginazione.

Se quella che vi abbiamo succintamente descritto vi sembra una sceneggiatura stramba, beh effettivamente non possiamo darvi tutti i torti. La trama di Keeper è volutamente weird e psichedelica, tuttavia dichiaratamente ispirata, nelle parole del direttore creativo Lee Petty, a tematiche complesse e profonde. Il veterano di Double Fine, nel riflettere a quello che il periodo pandemico ha significato per tutti noi, si è posto alcune domande. L’esigenza di metterci in contatto, di sviluppare rapporti e relazioni, è prettamente umana? Oppure si tratta di qualcosa di connaturato profondamente alla vita in quanto tale, a prescindere dalle sue forme?

Cosa è successo al mondo di Keeper?

Un argomento filosofico importante che anche altri grandi autori hanno affrontato (citare esplicitamente Hideo Kojima potrebbe sembrare pleonastico ma tant’è) e che ci ha stupito ritrovare in Keeper in una forma molto particolare. Per espressa volontà del team di sviluppo infatti, la narrazione è volutamente esposta senza l’utilizzo di parole. La forza delle immagini a schermo si sviluppa in una storia in grado di veicolare suggestioni e tematiche, che si protendono a braccia aperte verso il pubblico. Proprio la scelta di storytelling si collega al preciso obiettivo di non voler dare una chiara soluzione ad elementi di trama. Così come il titolo lesina sul suggerire chiavi di lettura. In questo senso, il giocatore è lasciato in totale libertà di immedesimazione, in compagnia dei propri sentimenti e della propria sensibilità. Ciascuno sarà in grado di trovare in Keeper temi e sensazioni, dando una propria interpretazione al viaggio dei due protagonisti.

Un tale indeterminazione, sebbene fortemente voluta dal team di sviluppo, potrebbe scontrarsi con la poca abitudine del pubblico a gestire un linguaggio di questo genere. Ritrovarsi ad affrontare una narrazione non lineare ed una trama eterea (addirittura alcuni indizi vengono forniti dalla descrizione degli Achievements) potrebbe non essere un’esperienza accolta allo stesso modo da tutto il pubblico. Ma al tempo stesso, si tratta di una scelta coraggiosa in grado di lasciare un segno. Davvero.

Ramoscello è un personaggio davvero ben delineato.

Un viaggio inaspettato

Impossibile non rimanere estasiati dalla direzione artistica di Keeper.

Attingendo alle atmosfere della scuola pittorica surrealista (Max Ernst e Salvador Dalì su tutti), il risultato è un mondo post umano che sfugge ad una classificazione. Colori impossibili si mescolano ad architetture disperse nel tempo, una natura con forme mai viste prima viene popolata da forme di vita bislacche. Sprazzi di luci sgargianti e tramonti poetici si alternano a gole tenebrose e minacciose ombre tentacolari. Il risultato artistico raggiunto da Keeper è sotto gli occhi di tutti. Un successo sul quale inevitabilmente influisce la percezione soggettiva ma che, altrettanto inappuntabilmente, non può lasciare indifferenti.

Muovere la luce può rivelare interazioni e sbloccare passaggi.

Non ci sono solo carezze per gli occhi in Keeper. Se il viaggio attraverso ambientazioni travolgenti potrebbe già da sé valere il costo del biglietto, siamo rimasti altrettanto meravigliati dalla caratterizzazione del duo protagonista. Immaginare di riuscire a dare sfumature e profondità ad un faro senziente non era cosa da poco. Un’impresa più semplice quella di dare una personalità all’uccello marino Twig (in italiano Ramoscello), ma come riuscire a creare un’amicizia inconsueta ma solida? Prendendo in prestito alcune pagine dai migliori lavori Pixar (anche qui, citare Wall-E potrebbe sembrare superfluo ma chest’è), Double Fine è riuscita a dare vita a personaggi in grado di trasmettere emozioni e sentimenti senza necessità di parlare. Il merito è anche e soprattutto di un lavoro encomiabile nelle animazioni e nella loro espressività, capaci di sopperire a qualsiasi monologo o dialogo.

A completare una presentazione favolosa ci pensa una colonna sonora altrettanto efficace. Keeper diventa così un’esperienza a tutto tondo, un’avventura spirituale meravigliosa che trasporta il giocatore in mondi lontani. Lo fa con un connubio di rappresentazione visiva, scrittura profonda e musiche d’atmosfera. Ci siamo ritrovati a passare ore in compagnia del nuovo titolo Double Fine perdendo completamente la cognizione del tempo, totalmente rapiti da questo racconto toccante. Non può che essere un bene, no?

Alcuni puzzle si basano sulla fisica, anche se in modo molto semplice.

La luce della speranza

Finora ci siamo soffermati ampiamente sulla parte “video”. Ma la parte “gioco” come si comporta? Con la stessa onestà con la quale vi abbiamo raccontato la poesia di Keeper, allo stesso modo dobbiamo essere altrettanto chiari adesso.

Il titolo fa una scelta pienamente consapevole. Rinunciare ad un gameplay stratificato e complesso, in favore della missione narrativa ed artistica. In Keeper non ci sono combattimenti, non ci sono schermate di game over ed è virtualmente impossibile restare bloccati. L’esplorazione è estremamente ridotta e persino le telecamere tendono ad indugiare sulla direzione da intraprendere per proseguire. Il faro si muove lungo scenari in cui spesso la via è inequivocabilmente segnalata e dove ogni deviazione è dettata dalla necessità di risolvere enigmi lineari.

Le tecnologie del passato tornano utili.

Proprio i puzzle rappresentano l’unico effettivo “sale” della formula ludica. Il faro può usare la propria luce per interagire con l’ambiente circostante, per attivare meccanismi misteriosi o per risvegliare la natura. Al contempo, Ramoscello può sollecitare fisicamente i punti di interesse, raccogliendo oggetti o azionando leve. La varietà di situazioni, c’è da dirlo, non manca. Senza fare spoiler eccessivi, sappiate che spesso proprio i resti di tecnologia del passato potranno riservare twist interessanti nella risoluzione degli enigmi. Sempre tuttavia con un leitmotiv di fondo: totale accessibilità per il pubblico.

Keeper insomma vuole essere un viaggio alla portata di tutte le abilità, senza presentare sfide insormontabili, combattimenti impegnativi o ambientazioni nelle quali perdersi per ore. Un titolo orgogliosamente lineare e semplice, che punta all’immersività e a veicolare tematiche, più che intrattenere i giocatori più abili. Proprio questo aspetto rappresenta il vero scoglio nel decidere di approcciarsi al titolo Double Fine. Chi non può prescindere da un gameplay curato in cui siano presenti elementi gratificanti e profondi, troverà in Keeper un titolo che difficilmente saprà soddisfare. Soprattutto vista anche la sua estrema accondiscendenza verso il pubblico, al punto da diventare in alcune sezioni un vero e proprio walking simulator. Viceversa, chi è disposto a scendere a patti pur di trovare un’esperienza da vivere, per emozionarsi con personaggi improbabili e tematiche profonde, vedrà in Keeper una delle produzioni più interessanti di questo folle 2025.

Non esiste game over in Keeper.

Commento finale

Se l’imprevedibilità è la firma stilistica di Double Fine Productions, allora con Keeper possiamo affermare che il team di sviluppo lo dimostra nuovamente. Un’avventura che fa dell’atmosfera il suo focus principale, grazie ad “una storia che non richiede parole”, tanto poetica quanto onirica. Surrealista ed allegorico, confortante e commovente, il viaggio del faro senziente e dell’uccello marino riesce, con delicatezza, a toccare tematiche importanti stimolando ancor più grandi riflessioni. Un traguardo espressione di grande sensibilità artistica, che tuttavia richiede un prezzo da pagare. Ovvero, una componente ludica molto lineare, che alterna semplici puzzle e lunghe camminate tra scenari incredibili. Un titolo inevitabilmente non per tutti, di fronte al quale tuttavia è altrettanto impossibile restare indifferenti.

Recensione KAKU: Ancient Seal (PS5), un piccolo mondo da riscoprire

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Essere ambiziosi, nel mondo dei videogiochi, significa voler andare oltre il possibile. Ma l’ambizione, da sola, non basta. Serve misura, esperienza e un pizzico di incoscienza. Kaku: Ancient Seal, il progetto del team indipendente cinese Bingobell, nasce proprio da questo equilibrio: quello tra il desiderio di stupire e la realtà di mezzi limitati.

Dopo una lunga “esclusiva” su PC (versione che abbiamo recensito qualche tempo fa), il gioco – grazie a SneakyBox – approda su PlayStation 5 (versione da noi testata) e Xbox Series X/S in un pacchetto completo e sorprendentemente stabile, portando con sé il sogno di raccontare un’avventura primitiva che parla di crescita, corruzione e speranza. Non è un prodotto perfetto, ma ha qualcosa che molti giochi più blasonati hanno dimenticato: l’anima.

Kaku: Ancient Seal ci mette nei panni di Kaku, un giovane ragazzo che vive in un mondo ormai spezzato, dove gli spiriti elementali, un tempo garanti dell’equilibrio naturale, sono stati dispersi. Il suo compito è ritrovarli, uno per uno, per restaurare la pace e riportare armonia tra gli elementi. A fargli compagnia c’è Porcellino, una creatura buffa e intelligente che funge da guida, amico e talvolta arma.

La storia si apre con un tono fiabesco, quasi infantile. Un anziano incide sulla pietra l’antica leggenda della nascita del mondo, interrotto dal protagonista affamato e distratto. È una sequenza che riassume perfettamente lo spirito dell’opera: tra ingenuità e meraviglia, Bingobell costruisce un universo che parla di antichi dei e forze primordiali, ma lo fa attraverso gli occhi di un ragazzo che non ha ancora imparato a temere.


Versione testata: PlayStation 5


Un open world che invita all’esplorazione

Il mondo di Kaku: Ancient Seal è vasto e colorato, diviso in quattro biomi principali — foresta, deserto, ghiacciai e vulcano — ognuno legato a un diverso spirito elementale. A collegarli c’è un hub centrale, un santuario dove Kaku può prepararsi, potenziare le proprie abilità e scegliere la prossima destinazione.

Ogni bioma ha una propria identità visiva: la Foresta del Vento, verde e brulicante di vita, trasmette un senso di rinascita e scoperta; il Deserto delle Fiamme è spoglio, arido e pericoloso, con nemici che emergono dalle dune come ombre; le Terre di Ghiaccio alternano panorami mozzafiato a insidie invisibili; infine, il Vulcano della Terra rappresenta la conclusione del viaggio, un inferno di roccia e magma dove tutto si decide.

Su PS5, l’impatto visivo è piacevole: il gioco utilizza l’Unreal Engine per creare un’estetica a metà tra cartone animato e rendering realistico. I colori saturi, le luci diffuse e i dettagli dei modelli ambientali donano un carattere riconoscibile, pur senza raggiungere i livelli di raffinatezza di titoli come Kena: Bridge of Spirits.

Il framerate si mantiene stabile sui 60 fps, con qualche sporadico calo nelle aree più affollate, mentre i caricamenti sono quasi istantanei grazie all’SSD di PS5. Il supporto al DualSense è sorprendentemente buono: le vibrazioni adattive reagiscono alle superfici calpestate, alla tensione dell’arco o al peso della clava, e i trigger restituiscono un feedback convincente durante gli attacchi caricati.

Il mondo, pur non essendo sconfinato, è ricco di dettagli ambientali: piccole rovine, resti di civiltà perdute, statue ricoperte di muschio e iscrizioni dimenticate. Non è tanto la vastità a colpire, quanto la sensazione di scoprire un mondo vivo, fatto di silenzi e piccoli segreti.

La magia dell’imperfezione

Fin dai primi minuti, Kaku: Ancient Seal mostra chiaramente la sua natura “ibrida”: un action RPG che si muove con la leggerezza di un’avventura per ragazzi ma nasconde al suo interno meccaniche complesse di crafting, combattimento e potenziamento.

Kaku può raccogliere risorse, minerali, erbe, materiali organici, per creare oggetti curativi o migliorare l’equipaggiamento. Il sistema di crafting non è profondo, ma funzionale: serve a mantenere il ritmo dell’esplorazione senza sommergere il giocatore di menu o statistiche.

La progressione segue un modello circolare: ogni bioma propone sfide simili ma con variazioni di tono e struttura. Si esplora, si risolvono enigmi, si combatte un boss e si ottiene un nuovo potere elementale. È una formula che funziona, anche se dopo una decina d’ore tende a diventare prevedibile. Tuttavia, l’atmosfera e la varietà visiva compensano la ripetitività.

Kaku non è un eroe muscoloso né un guerriero esperto. È un ragazzo goffo, curioso e coraggioso. E il gioco abbraccia questa prospettiva con coerenza: il suo modo di combattere è diretto, quasi ingenuo, ma ogni vittoria ha il sapore di una conquista autentica.

Un combat system tra immediatezza e leggerezza

Il sistema di combattimento di Kaku: Ancient Seal è costruito intorno a tre strumenti principali: la clava, lo scudo e la fionda. La prima serve per gli attacchi rapidi e le combo a corto raggio; il secondo per rompere la guardia dei nemici; la terza per colpire da lontano o attivare meccanismi ambientali.

La versione PS5 beneficia di un input più reattivo e di un buon bilanciamento del feedback tattile: colpire con la clava fa davvero “sentire” il peso dell’impatto, mentre i colpi della fionda producono una vibrazione più secca e precisa. Tuttavia, la IA nemica resta piuttosto elementare. Molti avversari attaccano in modo prevedibile, alternando momenti di aggressività a lunghe pause che permettono di colpirli senza rischi.

Le boss fight sono il momento in cui il sistema mostra il suo potenziale. Ogni bioma culmina in uno scontro che rappresenta non solo una prova di abilità, ma anche un passo simbolico nel percorso di Kaku. Alcuni boss, come il Titano del Fuoco o lo Spirito del Ghiaccio, offrono combattimenti più dinamici, dove il giocatore deve combinare schivate, attacchi elementali e uso dell’ambiente.

Il livello di difficoltà è medio-basso, adatto anche a chi non ha particolare esperienza con gli action. Ma chi cerca un’esperienza più impegnativa potrebbe trovarlo troppo permissivo.

La telecamera è discreta ma non sempre impeccabile: negli spazi stretti tende a incastrarsi, e in certe situazioni la visuale si allontana troppo, riducendo la precisione dei colpi. Tuttavia, questi difetti non compromettono il piacere generale del combattimento, che resta scorrevole, immediato e coerente con il tono dell’avventura.

Porcellino, alleato e simbolo

Ogni eroe ha bisogno di un compagno, e Kaku non fa eccezione. Porcellino, il piccolo animale che lo accompagna, è molto più di una mascotte. Può teletrasportare Kaku nel regno delle rovine per potenziare abilità, creare portali per tornare rapidamente a zone già esplorate e persino travestirsi per confondere i nemici.

Nel corso dell’avventura acquisisce nuove abilità, come il Passo Ondulato, che permette di camminare temporaneamente sull’acqua, o il Salto di Potere, utile per raggiungere piattaforme lontane. Sono trovate che danno varietà all’esplorazione e aggiungono un pizzico di ironia al tono complessivo.

Ma Porcellino è anche un simbolo. Rappresenta la leggerezza, la curiosità e l’infantilità che Kaku non deve perdere. È la spalla che sdrammatizza i momenti più cupi e, al tempo stesso, il promemoria che la purezza può sopravvivere anche in un mondo corrotto.

Un racconto che cresce con il passare delle ore

La narrazione di Kaku: Ancient Seal non punta sulla complessità, ma sull’emozione. Ogni bioma diventa una metafora di un passaggio interiore: la foresta è la scoperta, il deserto è la solitudine, il ghiaccio è la paura e il vulcano è la rinascita.

Lungo il viaggio, Kaku incontra personaggi secondari che incarnano sfaccettature diverse dell’umanità: l’anziano mentore che crede ancora negli dei, la guerriera che ha perso la fede, il mercante opportunista che sopravvive vendendo sogni. Sono figure semplici ma efficaci, che arricchiscono l’universo narrativo e spezzano la linearità del racconto.

Il tono resta costantemente ottimista, quasi candido. Anche nei momenti più drammatici (quando la corruzione si manifesta o quando un boss crolla dopo un combattimento estenuante) il gioco preferisce la speranza alla tragedia. È una scelta precisa, che distingue Kaku da molti altri RPG moderni e lo rende più vicino a un racconto d’infanzia che a un’epopea epica.

Tra tecnica e suono il gioco “lavora” bene

Dal punto di vista tecnico, la versione PS5 si comporta bene. Le texture non sono sempre nitide, ma la direzione artistica riesce a compensare con colori brillanti e animazioni espressive. L’illuminazione globale sfrutta in modo intelligente i contrasti, specialmente nei templi elementali, dove luci e ombre creano un effetto quasi pittorico.

Il comparto audio è di ottima fattura: il sound design alterna momenti di silenzio assoluto a improvvisi crescendo orchestrali. Ogni bioma ha una propria identità sonora: tamburi tribali nella foresta, suoni metallici nel deserto, echi ovattati nel ghiaccio. La colonna sonora di accompagnamento, pur non memorabile, si adatta perfettamente al tono emotivo della narrazione.

Peccato solo per la localizzazione italiana, che alterna buone intuizioni a traduzioni approssimative. Alcuni dialoghi risultano rigidi o innaturali, segno di una revisione linguistica frettolosa.

Dal punto di vista della stabilità, non abbiamo riscontrato crash o bug gravi. Alcune animazioni si incastrano sporadicamente durante le cutscene, ma niente che comprometta il gameplay.

Il gioco porta il peso dell’ambizione del progetto

Kaku: Ancient Seal è un progetto che mostra con fierezza la sua natura indipendente. È evidente che Bingobell abbia voluto spingersi oltre i propri limiti, tentando di costruire un mondo aperto con una complessità che pochi studi indie riescono a gestire. Il risultato è un titolo pieno di idee, alcune brillanti, altre meno riuscite, ma tutte animate da una passione autentica.

Ci sono momenti in cui il gioco sorprende davvero: un tramonto improvviso dopo una tempesta, un enigma risolto con un’intuizione inaspettata, un combattimento che si trasforma in danza. Altri in cui la ripetitività o la povertà di mezzi fanno sentire il peso della sua ambizione. Ma in entrambi i casi, si percepisce una volontà sincera di creare qualcosa di diverso.

Kaku: Ancient Seal non vuole imitare, ma reinterpretare. È un titolo che si ispira ai grandi — Zelda, Kena, Genshin Impact — ma lo fa con rispetto, non con sudditanza. E anche quando inciampa, lo fa guardando avanti.

Commento finale

Alla fine, ciò che resta di Kaku: Ancient Seal non sono i suoi difetti, ma le sensazioni che lascia. L’odore della terra bagnata dopo la pioggia, il silenzio di una grotta illuminata dal fuoco, la risata di Porcellino quando tutto sembra perduto. È un gioco che vive di piccoli momenti, di dettagli che si imprimono nella memoria. Su PS5, la sua forma migliore: stabile, fluido, curato nei tempi di caricamento e potenziato da un feedback tattile che amplifica l’immersione. È un’esperienza che non cerca di stupire con la potenza grafica, ma di accogliere il giocatore in un mondo dove ogni passo, ogni enigma e ogni battaglia raccontano qualcosa. Kaku: Ancient Seal è, in fondo, una lettera d’amore all’avventura. Una di quelle storie che non rivoluzionano il genere, ma ricordano perché abbiamo iniziato a giocare: per perderci, per scoprire, per credere che anche un piccolo eroe possa cambiare il mondo.

World of Warcraft: Midnight, cosa possiamo aspettarci dai primi raid

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In arrivo nel corso del 2026, World of Warcraft: Midnight sarà la seconda parte dell’epica nuova espansione Worldsoul Saga e si appresta ad inserire tanti nuovi contenuti e soprattutto raid al MMORPG.

L’undicesima espansione di WoW, come annunciato nel corso della recente Gamescom, proporrà all’utenza una valanga di nuovi contenuti. Dall’incremento del level cap a nuove aree esplorabili, passando per dungeon inediti e nuove opzioni per il PvP, Midnight si appresta ad essere un piatto ricchissimo per il titolo ultraventennale che non cessa di stupire ed appassionare. Soprattutto i nuovi raid (con annessi potenti boss) sono destinati ad alimentare curiosità ed aspettative… soprattutto per le ricompense!

Ovviamente, trattandosi di contenuti perlopiù rivolti ad un pubblico già navigato, ci aspettiamo una difficoltà quantomeno impegnativa in grado di mettere a dura prova i nostri avatar virtuali. In questo senso, ben nota è la pratica del “boost” su World of Warcraft che prevede il supporto di giocatori professionisti per facilitare il raggiungimento di taluni obiettivi ingame. In tema, molteplici sono i siti che propongono offerte e promozioni sul WoW boost, per i quali vi invitiamo a leggere attentamente le condizioni d’uso ed i regolamenti vigenti.

Ad ogni buon conto, vediamo cosa proporrà inizialmente Midnight in tema di raid.

Tanti raid, tanti boss, tanto divertimento

Anzitutto, cosa sono i raid?

I raid di World of Warcraft sono sostanzialmente sfide di livello endgame che richiedono la cooperazione tra giocatori per affrontare potenti boss al fine di e ottenere equipaggiamento speciale. Le modalità variano da “LFR” o Looking for Raid (che usa il matchmaking automatico), a modalità normale ed eroica (che richiede gruppi organizzati che oscillano tra i 10 ed i 30 combattenti), fino alla mitica (la più difficile, che richiede un gruppo fisso di 20 giocatori).

Midnight intreccerà la propria proposta della Season 1 con nuovi approfondimenti sulla storia della nuova trilogia e si strutturerà precisamente in tre raid e ben nove boss.

  • The Voidspire: Un raid con 6 boss all’interno della Voidstorm, che funge da roccaforte di Xal’atath.
  • The Dreamrift: Un raid con un unico boss che porta i giocatori in un luogo dove il velo tra i sogni primordiali e la brutale realtà è sottile.
  • March on Quel’Danas: Un raid con 2 boss e importanti spoiler sulla trama. Maggiori dettagli su questo raid saranno disponibili in seguito.

Sebbene ci siano ancora molti interrogativi sulla sviluppi della trama, quello che sappiamo è che il raid The Voidspire si svolge nella nuova zona Voidstorm, un mondo lontano brulicante di energia del Vuoto nonché roccaforte di Xal’atath. Dopo gli eventi di Manaforge Omega, abbiamo visto Xal’atath liberarsi dal Cuore Oscuro, fuggire con esso e promettere di rivendicare ciò che ritiene essere suo di diritto. Ci aspettiamo dunque di apprendere qualcosa in più del piano di Xal’atath nel primo raid.

Cos’altro proporrà Midnight?

Al di là dei raid che attraggono naturalmente gli interessi di molti degli utenti storici di WoW, la nuova espansione proporrà tanti nuovi contenuti ulteriori. Ecco i principali:

  • Level cap innalzato a 90;
  • Quattro nuove zone con nuovi dungeon tra cui Harandar, Quel’Thalas, Voidstorm e Zul’aman;
  • Nuova razza giocabile: gli Haranir;
  • Nuova specializzazione: i Cacciatori di Demoni possono sbloccare la specializzazione Divoratore (anche i Void Elves);
  • Alloggi (Housing). Sarà possibile costruire, personalizzare e arredare la propria casa su Azeroth, con vicinati pubblici e privati, decorazioni a tema e attività di community;
  • Nuovi potenti nemici in un inedito sistema di caccia, ma attenzione a non diventare la preda;
  • Otto nuove spedizioni e tre nuove incursioni;
  • Inedite sfide in scorribande, inclusa una compagnia inedita con Valeera Sanguinar.
  • Esperienze di livello ottimizzate in tema di progressione, pensate per aiutare sia i nuovi giocatori che i veterani a essere pronti;
  • Nuova città hub: Silvermoon City.