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PlayStation Plus: dal 20 maggio prezzi in aumento per i nuovi abbonati

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Chi ancora non è entrato nell’ecosistema PlayStation Plus dovrà mettere in conto una spesa leggermente più alta a partire dalla prossima primavera. Sony Interactive Entertainment ha infatti annunciato un ritocco dei prezzi dell’abbonamento per i nuovi clienti in alcune regioni, con effetto dal 20 maggio. La ragione ufficiale addotta dall’azienda rimanda alle «attuali condizioni di mercato», formula che lascia intendere un aggiustamento legato all’inflazione e ai costi operativi in crescita.

Quanto costa ora PlayStation Plus

L’aumento tocca esclusivamente i piani mensili e trimestrali, mentre l’abbonamento annuale rimane invariato. Ecco i nuovi listini, affiancati dai prezzi in vigore fino al 19 maggio:

  • Mensile: 10,99 dollari / 7,99 sterline / 9,99 euro (in precedenza 9,99 / 6,99 / 8,99)
  • Trimestrale: 27,99 dollari / 21,99 sterline / 27,99 euro (in precedenza 24,99 / 19,99 / 24,99)

Chi paga di più (e chi no)

Il rincaro riguarda soltanto i nuovi abbonati. Chi ha già una sottoscrizione attiva non vedrà modifiche, a patto che il proprio piano resti in corso e non venga lasciato scadere o trasformato. Esistono però due eccezioni: in Turchia e India l’adeguamento scatterà anche per i vecchi iscritti nel momento in cui il loro attuale ciclo di fatturazione si concluderà o subirà una variazione.

Con questa manovra Sony prosegue una linea di aggiustamento tariffario già sperimentata su altri servizi, cercando di bilanciare la sostenibilità della piattaforma con l’offerta di giochi mensili, cloud storage e accesso al multiplayer online. Per chi ha intenzione di abbonarsi per la prima volta, il consiglio pratico è valutare l’opzione annuale – che al momento non è stata toccata – oppure attivare il proprio piano entro il 19 maggio, in modo da fissare le tariffe attuali.

Addio a Tom Kane: la voce di Yoda e di mille altri eroi si è spenta a 64 anni

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C’è una voce che ha cresciuto più di una generazione di appassionati. Quella di Tom Kane, doppiatore capace di infondere saggezza millenaria a un minuscolo maestro Jedi e, al tempo stesso, ferocia implacabile a guerrieri e cacciatori di taglie. Kane è morto oggi all’età di 64 anni. A darne l’annuncio è stata Galactic Productions, l’agenzia che lo rappresentava, con un messaggio che va oltre il semplice ricordo professionale:

«Dalle sue indimenticabili interpretazioni in Star Wars alle innumerevoli serie animate, documentari e videogiochi, Tom ha portato saggezza, forza, umorismo e cuore in ogni ruolo che ha toccato. La sua voce è diventata parte delle nostre vite, dei nostri ricordi e delle storie che portiamo con noi. Ma oltre alla carriera incredibile, c’era un uomo straordinario. Tom era un marito e padre devoto che, insieme a sua moglie, ha costruito una famiglia di nove figli – tre biologici e sei accolti attraverso adozione e affido. Quella compassione e generosità lo definivano tanto quanto il suo talento notevole. Sebbene la sua voce ora taccia, i personaggi, le storie e l’amore che ha donato al mondo vivranno per sempre».

Oltre Yoda, una carriera a forma di galassia

La notorietà globale di Tom Kane è legata a doppio filo a Yoda, cui ha prestato la voce in Star Wars: The Clone Wars, ma il suo contributo all’universo creato da George Lucas è molto più esteso. Kane ha dato corpo e timbro a Boba Fett, C-3PO, Qui-Gon Jinn e a decine di altri personaggi apparsi in serie animate, film e videogiochi del franchise.

Ridurlo al solo mondo di Star Wars sarebbe però un errore. La sua carriera è decollata tra gli anni Novanta e Duemila, attraversando trasversalmente animazione, televisione e gaming. I fan di Call of Duty lo ricordano come Takeo Masaki, pilastro della modalità Zombie. Gli spettatori più giovani lo hanno incontrato in Spider-Man: The Animated Series, The Powerpuff Girls e The Wild Thornberrys, mentre milioni di visitatori di Walt Disney World hanno ascoltato la sua voce negli annunci della monorotaia e, dopo la pandemia, nei messaggi di salute e sicurezza del parco. Una presenza discreta ma costante, che affondava le radici in un esordio precoce: Kane aveva appena 15 anni quando, nel 1977, muoveva i primi passi nel doppiaggio.

L’Ultimo respiro di un gigante silenzioso

Il percorso di Kane si è interrotto bruscamente nel novembre 2020, quando un ictus lo ha privato della capacità di parlare in modo fluente. Il ritiro dalle scene, ufficializzato nel 2021, ha segnato la fine di una parabola artistica fatta di migliaia di ore in sala doppiaggio e di una presenza vocale che per oltre quattro decenni ha abitato l’immaginario collettivo.

Il lato migliore di The Clone Wars in cinque episodi

Per restituire anche solo in parte la portata del lavoro di Kane e dei suoi colleghi su The Clone Wars, vale la pena ripercorrere alcuni episodi in cui la serie – partita tra mille incertezze – ha trovato la sua voce più autentica.

Rookies, quinto episodio della prima stagione, sposta per la prima volta i riflettori lontano dai Jedi per raccontare i soldati cloni. Il capitano Rex, il comandante Cody e un gruppo di reclute affrontano un attacco separatista inaspettato, e la serie comincia a mostrare il suo vero potenziale: trasformare uomini con lo stesso volto e la stessa voce in individui con destini irripetibili.

Con la duologia della Zillo Beast (seconda stagione), The Clone Wars si trasforma in un monster movie travestito da space opera. La bestia quasi indistruttibile risvegliata da un esperimento della Repubblica devasta Coruscant, regalando sequenze che richiamano Godzilla e mettendo a nudo le ombre del cancelliere Palpatine.

Nell’episodio Tipping Points (quinta stagione) si chiude l’arco di liberazione di Onderon, ed è qui che un giovane Saw Gerrera inizia il cammino che lo porterà a diventare l’estremista tormentato di Rogue One e Star Wars Rebels. Ma anche senza quel collegamento, resta una riflessione sulla disillusione di Ahsoka Tano verso l’Ordine Jedi.

Deception (quarta stagione) offre uno degli sguardi più complessi su Obi-Wan Kenobi. La sua morte apparente, la falsa identità del cacciatore di taglie Rako Hardeen, la collaborazione forzata con Cad Bane e i compromessi morali richiesti dalla missione mostrano fino a che punto anche un Jedi fosse disposto a piegarsi in nome del bene superiore.

Infine, Hostage Crisis, finale della prima stagione, segna il debutto di Cad Bane. L’arrivo del cacciatore di taglie più astuto della galassia cambia per sempre il tono della serie, introducendo un antagonista capace di mettere in scacco persino Anakin Skywalker e inaugurando una zona grigia in cui la guerra diventa terreno di caccia per opportunisti senza scrupoli.

Un’eredità che non ha bisogno di parlare

Nove figli, sei dei quali accolti tra adozioni e affidi, e una carriera che ha dato voce a paure, speranze e battaglie di intere generazioni. Tom Kane lascia un’impronta che il silenzio non potrà scalfire, perché certi timbri continuano a vibrare anche quando le parole finiscono.

PlayStation inverte la rotta: i giochi single-player first-party resteranno esclusiva PS5

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PlayStation ha ufficialmente comunicato agli sviluppatori il ritorno a una strategia di esclusività per console, almeno per quanto riguarda i titoli single-player. La decisione segna una netta inversione di tendenza dopo anni di pubblicazioni su PC, e arriva a consolidare voci che circolavano già da inizio anno.

hall aziendale tenuto questa settimana, Hermen Hulst, CEO di PlayStation Studio Business, ha confermato che i giochi first-party con forte componente narrativa e single-player saranno d’ora in poi esclusive PlayStation. Tra i titoli coinvolti figurano Ghost of Yotei, Saros, Intergalactic: The Heretic Prophet e persino Marvel’s Wolverine. In pratica, se volete giocarli, dovrete acquistare una PS5.

Le eccezioni: multiplayer e servizi live

La precisazione di Hulst sui soli giochi single-player è significativa. Potrebbe infatti significare che i titoli incentrati sul multiplayer, come l’atteso Fairgames ancora in sviluppo, continueranno ad approdare su PC. Una mossa sensata, considerando l’enorme successo di Helldivers 2 proprio sulla piattaforma Steam, dove ha raggiunto un picco di 458.208 giocatori contemporanei.

Il cambio di rotta arriva dopo circa sei anni in cui PlayStation ha portato su PC alcuni dei suoi titoli più importanti: i God of War reboot, la serie Marvel’s Spider-Man, Ghost of Tsushima e The Last of Us. Questi giochi arrivavano spesso con mesi o anni di ritardo rispetto all’uscita su console, visti come un modo per generare entrate extra da chi non avrebbe mai acquistato una PlayStation. L’idea era anche quella di creare nuovi fan su PC, sperando che qualcuno decidesse poi di comprare una PS5 per giocare ai sequel.

I numeri raccontano un’altra storia

La strategia, però, non ha dato i frutti sperati. Marvel’s Spider-Man 2 ha registrato un picco massimo di soli 28.117 giocatori contemporanei su Steam, un numero piuttosto basso per uno dei titoli più importanti di PlayStation, con uno dei personaggi più iconici della narrativa moderna. Al contrario, giochi online come Helldivers 2 hanno beneficiato di un lancio simultaneo con la versione PS5, a differenza dei titoli single-player arrivati in ritardo.

L’ex dirigente PlayStation Shuhei Yoshida ha recentemente espresso perplessità sulla decisione di ridurre la presenza su PC. “Le entrate extra derivanti dal rilascio di giochi su PC dopo un paio d’anni devono aver aiutato a recuperare l’investimento di questi titoli dal budget elevato, permettendo al team e all’azienda di reinvestire quei soldi in nuovi progetti”, ha dichiarato. “Se rilasciassero nuovi giochi AAA al day one su altre piattaforme, non credo sarebbe una buona strategia per un produttore di console come PlayStation. Non vedo prove che stiano cambiando strategia in questa generazione, ma se lo faranno, sarà interessante vedere come riusciranno a mantenere gli investimenti sui giochi first-party ad alto budget.”

E Xbox?

Anche Xbox starebbe valutando il proprio approccio all’esclusività. Sebbene il PC sia ormai parte integrante dell’ecosistema Xbox da anni, molti si chiedono se Microsoft continuerà a portare i suoi giochi su PS5 sotto la guida della nuova responsabile Asha Sharma. Al momento, le voci sono contrastanti, ma nulla è stato deciso concretamente. Quel che è certo è che titoli come Fable e Forza Horizon 6 sono già confermati per PS5, con il primo che dovrebbe arrivare in contemporanea su Xbox e PlayStation.

La strada tracciata da PlayStation è chiara: per i grandi blockbuster narrativi, il futuro è su console. Per tutto il resto, il PC resta un’opzione. Sta ai giocatori decidere se questa è una buona notizia o un passo indietro.

Stranger Things, i Duffer Brothers e il finto addio a Steve: “Abbiamo giocato sporco fino all’ultimo fotogramma”

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A cinque mesi dall’epilogo di Stranger Things, Matt e Ross Duffer rompono il silenzio su uno dei momenti più crudeli del finale: la finta morte di Steve Harrington. Non un errore di montaggio, non un colpo di scena annacquato, ma una scelta calcolata. “Stavamo giocando con il pubblico”, ammettono senza giri di parole. E per farlo hanno infranto una regola che si erano imposti in nove anni di produzione.

Durante una chiacchierata con Josh Horowitz per Happy, Sad, Confused, i creatori della serie Netflix hanno raccontato come quella manciata di secondi sia costata mezza giornata di reshoot. Un’eccezione assoluta nella storia dello show, giustificata da un obiettivo tanto semplice quanto spietato: prendere in giro milioni di spettatori.

Attenzione: da qui in poi trovate spoiler sul finale di Stranger Things.

Perché la scena originale non funzionava

Nel montaggio iniziale dell’ultimo episodio, la caduta di Steve dalla torre era rapida, buia, priva di peso emotivo. Un dettaglio quasi invisibile per un personaggio che i fan avevano imparato a temere di perdere già mesi prima della messa in onda. Ross Duffer lo spiega con franchezza: “Non era stata girata in slow motion. Accadeva tutto troppo in fretta. In fase di montaggio la scena era così scura che il momento si perdeva.”

Da qui la decisione di tornare sul set. Una mezza giornata di lavori, la prima in assoluto per Stranger Things, dedicata quasi interamente a sistemare quel passaggio. “Abbiamo richiamato Joe Keery e costruito una piccola piattaforma di circa 90 centimetri, perché non avevamo il budget per ricostruire l’intera torre. Abbiamo girato solo la caduta. Poi, in montaggio, l’abbiamo tirata per le lunghe ancora di più.”

Il fermo immagine e lo schermo nero

Il risultato finale racconta proprio questo: Steve precipita al rallentatore, il tempo si dilata, uno stacco nero prolungato fa credere allo spettatore che sia arrivato il peggio. Poi l’intervento a sorpresa di Jonathan Byers (Charlie Heaton) ribalta tutto. Un inganno costruito inquadratura dopo inquadratura, levigato in post-produzione fino a renderlo il pugno nello stomaco che ha tenuto i fan con il fiato sospeso fino al 31 dicembre scorso.

Matt Duffer conferma che si è trattato di una mossa fuori dal comune per lo stile della serie: “In circostanze normali non avremmo mai fatto cadere Steve dalla torre. Di solito non ci muoviamo così, ma ho pensato: ‘Questa è un’occasione d’oro, non possiamo lasciarcela scappare’.”

Un’eccezione che chiude un cerchio

La confessione dei Duffer Brothers arriva mentre i due stanno progressivamente svelando i meccanismi creativi dietro l’ultima stagione, incluse alcune smentite sulle voci più insistenti legate alla seconda annata e una promessa bizzarra quanto affascinante: racconteranno il destino di Undici tra vent’anni. Un modo per tenere aperto il dialogo con un pubblico che, dopo nove anni di Demogorgoni e walkie-talkie, ha dimostrato di saper reggere anche gli scherzi peggiori. Basta che siano fatti con stile.

Forza Horizon 6 nasconde un Easter egg dedicato ai Pokémon nelle frequenze radio

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Poteva mancare un riferimento a Pokémon in un gioco ambientato in Giappone? Forza Horizon 6, il nuovo capitolo della serie di corse Xbox sviluppato da Playground Games, porta finalmente i giocatori nel Sol Levante e lo fa con un’ironia che non risparmia nessuno, neppure la leggendaria proprietà intellettuale di Nintendo. Un omaggio tanto elegante quanto sfacciato, nascosto dove meno te l’aspetti.

Drifting, ciliegi inviolabili e un mech come avversario

L’ambientazione nipponica non è un semplice sfondo da cartolina. Playground Games l’ha cucita addosso al gameplay come mai prima d’ora. Il drifting, cardine storico della serie, diventa protagonista assoluto, mentre gli alberi di ciliegio in fiore punteggiano la mappa senza poter essere abbattuti: un dettaglio culturale che il team ha scelto di rispettare in modo categorico. E se vi sembra poco, sappiate che una delle corse più folli vi metterà alla guida contro un gigantesco mech che attraversa le strade cittadine. Una trovata sopra le righe, perfettamente in sintonia con il tono di Forza Horizon.

“Snap ’em all”: l’easter egg che sconfina nel motto Pokémon

L’omaggio più riuscito, però, arriva attraverso la radio interna al gioco. Mentre esplorate il Giappone, i conduttori possono suggerirvi di scattare foto usando una frase che non lascia spazio a dubbi: “Snap ’em all”. Un chiarissimo gioco di parole sul celebre “Gotta catch ’em all”, il motto che accompagna Pokémon da decenni.

I DJ non si fermano qui. Subito dopo aggiungono, con un sorriso complice: “Come quel gioco di collezionismo giapponese che non possiamo nominare per ragioni legali”. Una battuta che sta facendo il giro del web, divertendo i fan anche perché tutti sanno quanto Nintendo sia pronta a difendere i propri marchi con ogni mezzo.

Trent’Anni di Pokémon tra pop-tarts e speculazioni

Nel frattempo Pokémon spegne trenta candeline e non mancano le iniziative celebrative. Negli Stati Uniti Target ha collaborato con Kellanova per una linea limitata di Pop-Tarts a tema, subito presa d’assalto. Le confezioni sono sparite in poche ore e sono ricomparse online a prezzi gonfiati fino a cinque volte quello di listino. Un classico.

Forza Horizon 6 si conferma così non solo un concentrato di velocità e spettacolo, ma anche un titolo capace di strizzare l’occhio alla cultura pop con intelligenza e autoironia.

F1 25, i dettagli sul pacchetto 2026 saranno svelati questa settimana

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Electronic Arts ha confermato che i primi dettagli del pacchetto aggiornamento per la stagione 2026 di F1 25 saranno svelati questo mercoledì 20 maggio. Il trailer di presentazione del DLC verrà pubblicato alle ore 16:00 ora del Regno Unito (le 17:00 in Italia).

I volti del nuovo contenuto

Per ora, EA ha rivelato i piloti che compariranno sulla copertina dell’update: il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton, il già campione di F3 e F2 Gabriel Bortoleto, e il veterano Valtteri Bottas, vincitore di dieci Gran Premi e attuale detentore del miglior baffo in Formula 1 dai tempi di Nigel Mansell.

La presenza di Bortoleto e Bottas non è casuale: i due rappresentano le due nuove scuderie che sono entrate in griglia nel 2026, ovvero Audi e Cadillac.

EA aveva già confermato a fine 2025 che non sarebbe uscito un gioco standalone dedicato alla stagione 2026 della Formula 1, annunciando invece che il campionato del mondo 2026 sarebbe arrivato come espansione a pagamento per l’attuale F1 25.

Cambiamenti regolamentari e polemiche

Il pacchetto contenuti rifletterà tutte le modifiche previste per il 2026 nel mondo reale: nuove vetture, nuovi piloti e il nuovo regolamento tecnico. Sarà interessante vedere come verranno gestite le monoposto all’interno del DLC, considerando le dure critiche che molti piloti attuali hanno riservato alle nuove caratteristiche delle monoposto.

Il due volte campione del mondo Fernando Alonso ha definito la F1 moderna un “campionato a batterie”, mentre Lando Norris, campione in carica del 2025, ha lamentato che si è passati “dalle migliori vetture mai costruite in Formula 1, le più piacevoli da guidare, probabilmente alle peggiori”. Max Verstappen, quattro volte campione, ha scherzato dicendo di aver scambiato il simulatore con il suo Nintendo Switch, aggiungendo che ora si allena con Mario Kart.

Il futuro della serie

Il prossimo titolo completo della serie è previsto per il 2027 e sarà “ripensato per offrire un’esperienza più ampia, con nuovi modi di giocare per i fan di tutto il mondo”.

La recensione di F1 25 aveva evidenziato come “F1 25 rappresenta la versione più completa e raffinata del franchise fino a oggi. Il titolo riesce a unire fedeltà simulativa e accessibilità, con una quantità di contenuti in grado di soddisfare sia i fan hardcore della Formula 1 che i neofiti. Le migliorie tecniche, le nuove modalità e il salto grafico compiuto grazie al focus esclusivo sulla next-gen (e su PC) rendono il gioco un vero punto di riferimento per gli appassionati di Formula 1. Alcune mancanze – come i contenuti storici o la VR su console – pesano, ma non compromettono il giudizio generale.”

Recensione Tides of Tomorrow, l’eco del mondo

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Dopo aver raccolto un buon successo di critica e pubblico con Road 96, Digixart torna al genere delle avventure narrative con l’ambizioso Tides of Tomorrow. Invero, quando si parla di questo macroinsieme di titoli il confine tra aspirazione e conservazione è solitamente piuttosto netto. Da un lato si cerca spesso di rinnovare la formula con storytelling sempre più coinvolgenti e tagli sempre più cinematografici. Dall’altro si sacrifica altrettanto soventemente il gameplay, alternando soluzioni che variano tra il walking simulator ed interazioni relegate a stanchi QTE. Con il risultato che, più o meno, si rischia di restare stabilmente (e stancamente) dove il genere già stava 15 anni fa.

Tides of Tomorrow, tuttavia, ha un proposito diverso che affonda la volontà di innovazione con un messaggio universale che possa viaggiare trasversalmente tra tutti i giocatori. In un mondo in cui le scelte plasmano non solo la propria storia ma anche e soprattutto quella altrui, quale sarà il futuro dell’umanità in un mondo inondato dai mari e soffocato dall’inquinamento?

Il titolo è disponibile dal 22 Aprile per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.


Versione testata: PlayStation 5


Live in plastic is NOT fantastic

Dove risiede dunque la grande novità concettuale e ludica di Tides of Tomorrow? Nella implementazione di funzionalità online asincronone atte ad influire sul modo in cui si evolve la trama. Ma procediamo per gradi.

La storia è ambientata nel mondo di Elynd, una realtà dove la terraferma è quasi completamente scomparsa a causa del drammatico innalzamento del livello dei mari, diretta conseguenza dello spropositato inquinamento causato dall’umanità. A tal punto è arrivata la gravità dell’accumulo di microplastiche nell’ecosistema che nasce la plastemia, una letale malattia che colpisce il corpo umano trasformandone lentamente le carni in polimeri inanimati. Nei panni di un misterioso Tidewalker destatosi da una altrettanto imponderabile stasi marina, la giovane Nahe salverà il protagonista dall’annegamento. Mettendolo davanti ad un enigmatico destino: salvare sè stesso dalla plastemia contratta e, al contempo, dare una nuova speranza all’umanità.

Un mondo sommerso che tenta disperatamente di sopravvivere.

Per il suo nuovo progetto, Digixart ha optato per un racconto post-apocalittico in cui le fonti di ispirazioni sono evidenti e neanche troppo camuffate. Impossibile infatti scindere Tides of Tomorrow dall’immaginario del film cult Waterworld, per citare l’esempio più famoso. Al tempo stesso tuttavia, il team di sviluppo si rivela ancora una volta abile tessitorie di storie e soprattutto suggestioni. Se la trama del titolo tutto sommato non è particolarmente originale salvo alcuni spunti (forse anche un pelo affrettati nell’esecuzione), ad essere incisive sono le tematiche. Il messaggio ecologista è chiaro nel suo essere un monito verso le generazioni di oggi e domani, ma ancor di più è il modo in cui Tides of Tomorrow riesce a trasmettere l’empatia verso situazioni, vicende e personaggi.

Parte del merito è dato anche dalla direzione artistica, che pur non brillando di originalità, riesce a far leva su un’estetica “plasticpunk” al contempo colorata ma dissonante. Tides of Tomorrow ribalta il linguaggio dell’eclettismo cromatico, attribuendo alla stravaganza caleidoscopica una sensazione di repulsione a causa di artificialità ed inquinamento. Il mare è il grande protagonista ed anche se l’Unreal Engine 5 riserva alcune oramai note incertezze, il risultato finale è di indubbio fascino.

I personaggi hanno proprie motivazioni, non sempre molto altruistiche.

Per chi verrà dopo

Ma veniamo al dunque, alla vera novità di Tides of Tomorrow: la meccanica dello Story-Link.

In buona sostanza, gli sviluppatori hanno ideato un sistema per cui le azioni dei giocatori influenzano direttamente gli altri e l’andamento della storia. All’inizio dell’avventura, al giocatore verrà richiesto di seguire il percorso intrapreso da un giocatore, un precedente Tidewalker. A quel punto il nostro avatar si troverà a percorrere un’avventura in cui saranno visibili i segni lasciati dal passaggio dell’utente selezionato. Non solo sarà possibile sfruttare una visione speciale per vedere le azioni intraprese da chi è venuto prima di noi, ma anche e soprattutto imparare a come relazionarsi con alcuni NPC in specifiche situazioni.

In alcuni momenti dell’avventura si può cambiare percorso di riferimento, ma se ne deve comunque sempre seguire uno.

Ciò che sembra tutto sommato simile alla meccanica dei soulslike di casa From Software in realtà si lega a doppio filo allo svolgimento della trama. Il precedente Tidewalker potrebbe infatti aver lasciato un ottimo ricordo del suo atteggiamento, pertanto presentarsi come un suo amico potrebbe facilitare il raggiungimento degli obiettivi. Viceversa giungere in un’area in cui in passato si sono verificati disordini, potrebbe compromettere in partenza gli atteggiamenti più diplomatici.

Tides of Tomorrow mette sul piatto cinque percorsi differenti che spaziano tra il sostegno dell’umanità, il naturalista, il cooperativo e la testa calda. A seconda delle azioni intraprese e delle scelte effettuate nel corso del gioco, il titolo può portare ad uno di dodici possibili finali. Come arrivarci però sarà quasi sempre un’alchimia unica tra suggerimenti dalle vostre visioni del passato, intuizioni estemporanee e cambi di orientamento. Tutto bellissimo dunque? Sulla carta si, ma le diramazioni e le scelte sono in realtà meno di quante si poteva sperare. E questo ci porta a parlare del vero grande limite della produzione.

Alcuni NPC avranno idee piuttosto ferme sul da farsi, ma questo non esclude optare per strade più diplomatiche.

Nuotare tra… frangionda

Al netto di un concept semplicemente brillante, Tides of Tomorrow purtroppo si ritrova a fare i conti con evidenti limiti produttivi. Al punto che ridimensionano la portata delle intuizioni del team di sviluppo.

Già abbiamo anticipato che l’effettiva portata della capacità di scelta è inferiore rispetto a quello che potrebbe sembrare. Al contempo questo si unisce ad una struttura ludica che opta, quasi inevitabilmente, per una linearità piuttosto evidente. Anche se la storia conduce a visitare ambientazione diverse e ricche di fascino, esse finiscono con il ridursi a corridoio scarsamente interattivi che sviliscono a tratti il senso stesso dello Story-Link.

La linearità a volte rende quasi inutile poter vedere le scelte degli altri Tidewalker.

Qualche variazione in termini ludici, ad ogni modo, persiste. La ricerca spasmodica di Ozen (sostanza in grado di rallentare gli effetti della malattia) porta il giocatore a cercare e raccogliere rottami, così come l’esplorazione dei mari conduce ad imbastire battaglie navali contro pirati spietati. Peccato però che si tratti davvero di poca roba e decisamente basilare. Tanto la prima quanto la seconda sono praticamente concept appena abbozzati, con scarsissima profondità e finiscono con il risultare ridondanti già dopo poche ore.

Per fortuna, Tides of Tomorrow riesce a sopperire ad un gameplay estremamente limitato con la forza di una storia semplice ma ricca di tematiche evocative ed emozionanti. E sebbene siamo della scuola di pensiero che un videogioco debba essere tanto “video” quanto “gioco” per puntare all’eccellenza, non possiamo non premiare il coraggio del team di sviluppo francese.

Alcune variazioni nel gameplay sono piacevoli, ma restano molto semplicisitiche.

Commento finale

Tides of Tomorrow è un coraggioso esperimento da parte degli sviluppatori dell’apprezzato Road 96. Un’avventura narrativa che parla di futuro e sostenibilità nell’orizzonte di ciò che ci accomuna come esseri umani. Ma soprattutto un ambizioso tentativo di rendere ancor più coinvolgente ed empatica la narrazione con la meccanica online asincrona dello Story-Link. Il risultato soffre purtroppo i limiti produttivi che “costringono” la produzione entro confini stretti che incidono con evidenza sulla linearità. Al netto delle problematiche, resta tuttavia una delle proposte più coraggiose viste in questo genere da tanto, tanto tempo. E che pertanto, merita di essere apprezzata soprattutto dagli amanti di questo linguaggio videoludico.

GTA 6: il CEO di Take-Two confessa un ritardo di 18 mesi rispetto all’obiettivo originale di uscita

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L’uscita di Grand Theft Auto 6 è fissata per il 19 novembre 2026, ma come ormai tutti sanno, il titolo ha subito diversi rinvii. Annunciato inizialmente per l’autunno 2025, è stato posticipato a maggio 2026 e poi, ufficialmente, a novembre. Ora, in una nuova intervista, Strauss Zelnick, amministratore delegato di Take-Two, ha rivelato che internamente Rockstar Games puntava a una finestra di lancio ancora più anticipata: la primavera 2025, prima ancora che venisse comunicata la data dell’autunno 2025.

Il ritardo rispetto ai piani interni

Intervistato da David Senra in un video incentrato sulla sua carriera, Zelnick ha dichiarato che GTA 6 è “in ritardo di circa 18 mesi rispetto alla data originale… non molto di più”. Questo suggerisce che, anche se mai annunciata pubblicamente, la tabella di marcia iniziale prevedeva un’uscita nel corso della primavera 2025.

Se le dichiarazioni sono corrette, GTA 6 è significativamente in ritardo rispetto ai programmi iniziali. Zelnick ha però tenuto a precisare che la sua priorità è dare a Rockstar tutto il tempo e le risorse necessarie per raggiungere la “perfezione”. La pressione sul gioco è immensa: deve non solo eguagliare le aspettative, ma stabilire nuovi record di vendita.

Costi di sviluppo da capogiro

All’inizio del mese, Business Insider ha riportato che Take-Two avrebbe già speso tra 1 e 1,5 miliardi di dollari per GTA 6 (addirittura si parla di 3 miliardi di dollari). Intervistato dalla stessa testata, Zelnick non ha voluto confermare la cifra esatta, ma ha ammesso che “è costoso”. Per dare un termine di paragone, la maggior parte dei budget dei tripla A che fanno notizia si aggira sulle centinaia di milioni: lo sparatutto extraction di Bungie, uscito di recente, ha avuto un budget di oltre 250 milioni di dollari. L’anno scorso, un documento giudiziario ha rivelato che Activision ha investito 700 milioni di dollari solo per Call of Duty: Black Ops Cold War, sebbene lungo l’intero ciclo di vita del gioco. GTA 6, evidentemente, supera tutti.

Considerato che ci si aspetta sia il lancio più importante nella storia dell’intrattenimento, costi di sviluppo astronomici non sorprendono. Il titolo è in lavorazione da anni: migliaia di dipendenti di Rockstar lavorano a GTA 6 da oltre un decennio. In un’intervista a Bloomberg, Zelnick ha spiegato che i costi di sviluppo sono aumentati nel tempo, ma Take-Two cerca di offrire ai suoi team “risorse finanziarie, creative e umane illimitate, puntando a consegnare la perfezione”.

La fiducia sulla data di uscita

Zelnick ha dichiarato che la campagna marketing di GTA 6 prenderà il via in estate, in vista del lancio previsto a novembre. I fan attendono con ansia il terzo trailer e l’apertura dei preordini, mentre girano le teorie più disparate – quasi tutte, con ogni probabilità – destinate a rivelarsi infondate. Il gioco è sottoposto a un esame così severo che anche il dettaglio più innocuo diventa un caso virale.

Nonostante tutto, Zelnick si dice molto sicuro. Nell’intervista con Senra ha affermato che “la maggior parte delle persone crede” che GTA sia la proprietà intellettuale più preziosa mai creata nel mondo dell’intrattenimento, e anche se non ha voluto rivelare quanto abbia incassato la serie nel tempo, ha commentato con un sorriso: “Tantissimo”. E GTA 6, ne è certo, non farà eccezione.

Alla domanda su come gestisca l’incertezza sulla data d’uscita, dato il suo impegno a concedere agli sviluppatori tutto il tempo necessario, Zelnick ha risposto in modo perentorio: “Il 19 novembre lo so. È stato annunciato.”

Subnautica 2, ecco la roadmap: in arrivo biomi, un nuovo veicolo ed il prossimo capitolo della storia

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Il lancio in accesso anticipato di Subnautica 2 ha già riscritto i numeri della serie, con due milioni di copie vendute in appena dodici ore e un picco di giocatori simultanei su Steam che ha polverizzato il record del primo capitolo. Su questa base enorme, Unknown Worlds pubblica ora la roadmap ufficiale dell’accesso anticipato, offrendo uno sguardo concreto su ciò che arriverà nei prossimi mesi.

La promessa centrale è un “grande drop” che allargherà l’esperienza con nuovi biomi, creature, risorse, strumenti, veicoli e il capitolo successivo della trama. Prima di quel salto, però, il team ha in programma due aggiornamenti mirati. Il primo sarà dedicato a miglioramenti della qualità della vita: interventi pensati per ritoccare le aree che hanno bisogno di una limatura, così da rendere l’immersione ancora più fluida. Il al centro l’esperienza cooperativa.

Unknown Worlds sottolinea che la tabella di marcia potrebbe subire modifiche, ma il materiale mostrato è già sufficiente per tenere alta l’attenzione di una community che si è rivelata oceanica. Le prime valutazioni della stampa internazionale lo hanno premiato con un 7/10, sottolineando come sia già divertente nonostante lo stato embrionale dei contenuti, ma consigliando ai più cauti di aspettare un’evoluzione dell’offerta prima di immergersi.

La tabella di marcia ufficiale: dal quality-of-life al co-op

Aggiornamento 1.1 – qualità della vita

Miglioramenti in arrivo per:

  • Sistema dei Biomod
  • Incontri con il Blight
  • Gameplay dei relitti
  • Docking e fabbricazione dei veicoli
  • Database del PDA
  • Sistema di priorità dei messaggi vocali

Novità in arrivo:

  • Slot passivi aggiuntivi per i Biomod
  • Cache di deposito

Aggiornamento 1.2 – focus sul co-op

Miglioramenti in arrivo per:

  • Segnali dell’HUD
  • Strumento di costruzione delle basi
  • Sistema delle ricette fissate

Novità in arrivo:

  • Scambio tra giocatori
  • Rianimazione dei compagni
  • Personalizzazioni aggiuntive

Espansioni future ad ampio respiro

  • Nuova regione con espansione del mondo
  • Nuove creature e risorse inedite
  • Un veicolo aggiuntivo
  • Prossimo capitolo della storia

A questi contenuti si affiancheranno interventi costanti su bilanciamento, ottimizzazione e aggiornamenti continui.

Con una base installata già imponente e una roadmap che alterna ritocchi puntuali a espansioni corpose, Subnautica 2 si candida a restare tra i giochi in accesso anticipato più seguiti del periodo. I primi aggiustamenti sono dietro l’angolo, mentre l’attesa per il “grande drop” inizia a caricarsi di aspettative.

LEGO 2K Drive, corsa contro il tempo: dal 19 Maggio sparisce dagli store digitali

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L’universo di mattoncini e motori di Bricklandia si prepara a un doppio addio: 2K ha ufficializzato le date che segneranno la fine del supporto commerciale e online di LEGO 2K Drive, il racing game sviluppato da Visual Concepts e pubblicato nel 2023.

L’annuncio è apparso sulla pagina Steam del gioco ed è stato replicato in queste ore sugli store digitali di Xbox e PlayStation: Lego 2K Drive verrà rimosso dagli scaffali virtuali a partire dal 19 Maggio 2026. Chiunque voglia aggiungerlo alla propria libreria ha tempo fino a martedì prossimo per acquistarlo.

Superata questa scadenza, il titolo non sarà dunque più disponibile all’acquisto in formato digitale su PC, Nintendo Switch, PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One e Xbox Series X|S. Resta invece garantita la possibilità di riscaricarlo e di continuare a giocare per tutti coloro che lo possiedono già. L’accesso alla campagna, all’esplorazione del mondo aperto e alle modalità offline non subirà alcuna interruzione.

LEGO 2K Drive Essentials dicembre

Fissato invece al 31 Maggio 2027 il giorno in cui 2K spegnerà definitivamente i server. Da quel momento tutte le funzionalità online – gare multigiocatore e servizi connessi – cesseranno di funzionare. L’esperienza in singolo, però, rimarrà intatta, compresa la libertà di sfrecciare senza soluzione di continuità tra piste, percorsi fuoristrada e specchi d’acqua, costruendo veicoli mattone dopo mattone.

Al lancio, nel 2023, la redazione aveva premiato il gioco con un 8, definendo l’operato di Visual Concepts come “un lavoro incredibile per […] un prodotto praticamente adatto a tutti, a partire dai giocatori più piccoli fino ad arrivare a quelli più grandi, il titolo di corse/arcade offre un sacco di divertimento, fra corse sfrenate, missioni secondarie, minigiochi, creatività e una infinita allegria (a dir poco su di giri)”. Un giudizio che oggi assume una sfumatura agrodolce, mentre la rimozione dagli store riaccende il confronto sulla preservazione dei videogiochi. Il movimento Stop Killing Games, che ha già raccolto oltre un milione di firme, continua a premere affinché titoli come LEGO 2K Drive – soprattutto quando apprezzati e acquistati – possano restare giocabili ben oltre le scelte commerciali dei publisher.

Sam Raimi dirigerà il remake di Magic: il cult dell’orrore psicologico torna a nuova vita

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La Lionsgate ha scelto Sam Raimi per dirigere un nuovo adattamento del film horror con pupazzi del 1978, Magic, e alcuni membri della troupe di Send Help lo seguiranno.

Secondo Deadline, il regista di Evil Dead e Spider-Man ha firmato per riportare in vita un cult movie per il pubblico moderno, dopo essere stato inizialmente coinvolto solo come produttore. Magic, un adattamento moderno dell’omonimo romanzo di William Goldman, riunirà Raimi con gli sceneggiatori Mark Swift e Damian Shannon, autori della commedia horror di successo Send Help, uscita a gennaio.

“Sam è il regista ideale per questo progetto: il suo ingresso nel cast rappresenta una delle più grandi combinazioni tra regista e sceneggiatura“, ha dichiarato Adam Fogelson, presidente di Lionsgate Motion Picture Group, in un comunicato. “La sceneggiatura è fantastica e non vediamo l’ora di vedere come la regia e la visione creativa di Sam la porteranno a un livello superiore. Siamo assolutamente entusiasti che abbia scelto di dirigere il film.”

Il film originale “Magic” debuttò nel 1978 e vedeva Anthony Hopkins nei panni sia di un ventriloquo di nome Corky che del suo vivace pupazzo, Fats. Diretto da Richard Attenborough e scritto da William Goldman, la 20th Century Fox presentò la storia originale come una “terrificante storia d’amore” su una bambola che desidera ardentemente ribaltare la situazione e prendere il controllo del suo padrone.

Anche Roy Lee, produttore di Weapons e It, è a bordo del progetto Magic come produttore, così come Chris Hammond e Tim Sullivan. Torna anche Zainab Azizi di Raimi Productions, che in passato ha prodotto Send Help.

Andrew Childs, Nathan Kahane e Paul Fishkin della Vertigo sono coinvolti come produttori esecutivi. Meredith Wieck e Pavan Kalidindi della Lionsgate supervisioneranno il film. La trama, il cast e la data di uscita di Magic restano per ora un mistero.

“Esatto… stiamo riportando in scena la gang di Send Help per un altro progetto”, hanno dichiarato Shannon e Swift in un comunicato congiunto pubblicato sul loro account X. “La MAGIA sta accadendo e Sam è alla regia. Gioite, fan dell’horror, sarà una follia.”

Forza Horizon 6 e Yoshi and the Mysterious Book guidano le uscite della settimana

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Due pesi massimi molto diversi tra loro segnano il passo delle nuove uscite videoludiche di questa settimana: da un lato la potenza tecnica e la libertà di guida di Forza Horizon 6 su Xbox Series e PC, dall’altro il fascino artigianale di Yoshi and the Mysterious Book, una delle prime esclusive Nintendo pensate per Switch 2. Accanto a loro torna a farsi vedere anche Tales of Arise nella sua edizione completa per la nuova console di casa Nintendo, mentre il comparto multipiattaforma accoglie LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro e lo shooter arcade Psyvariar 3.

Le novità tra fisico e digitale

Diversi titoli arrivano contemporaneamente nei negozi e sugli store digitali:

  • Bendy: Lone Wolf (PS5, Switch) – già disponibile a livello globale.
  • Farming Simulator 26 (Switch) – lancio mondiale.
  • Forza Horizon 6 (Xbox Series) – lancio mondiale.
  • FZ: Formation Z (PS5, Switch 2) – debutto digitale globale; disponibile in edizione standard e limitata.
  • LEGO Batman: Legacy of the Dark Knight (PS5) – lancio mondiale.
  • Psyvariar 3 (PS5, Switch 2, Switch) – lancio mondiale con edizione limitata.
  • Tales of Arise: Beyond the Dawn Edition (Switch 2) – in formato game-key card, distribuita globalmente.
  • Terra Memoria (PS5, Switch) – già disponibile.
  • Sudden Strike 5 Deluxe Edition (PS5) – già disponibile.
  • Yoshi and the Mysterious Book (Switch 2) – lancio mondiale.

L’Ondata digitale

Sul solo digitale il listino si allunga ulteriormente con produzioni eterogenee, dall’Early Access all’arrivo di classici rimasterizzati:

  • Atomic Owl (PS5, Xbox Series, PS4, Xbox One, Switch)
  • Bubsy 4D (PS5, Xbox Series, Switch 2, PS4, Xbox One, Switch, PC)
  • Burden Street Station (PC via Steam)
  • Coffee Talk Tokyo (PS5, Switch 2, Xbox Series, Switch, PC via Steam)
  • Darksiders Warmastered Edition (PS5, Xbox Series)
  • Deep Rock Galactic: Rogue Core (PC via Steam) – in Early Access
  • Farming Simulator 26 (iOS, Android)
  • Forza Horizon 6 (PC via Steam e Microsoft Store)
  • FZ: Formation Z (Xbox Series, PC via Steam)
  • Gallipoli (PS5, Xbox Series, PC)
  • GooNECT² (Switch, PC via Steam)
  • LEGO Batman: Legacy of the Dark Knight (Xbox Series, PC)
  • Luna Abyss (PS5, Xbox Series, PC)
  • Myst (PS5, PS VR2)
  • NAMAKORIUM (PC via Steam)
  • Pain Pain Go Away! (PC via Steam)
  • Phonopolis (PC)
  • Psyvariar 3 (Xbox Series, PC via Steam)
  • Riven (PS5, PS VR2, Xbox Series)
  • R-Type Dimensions III (PC via Steam, in arrivo anche su PS5, Xbox Series e Switch 2)
  • Rune Dice (PS5, Xbox Series, Switch, PC)
  • Savara (PS5, Xbox Series)
  • STARBITES (PC via Steam, in arrivo su PS5, Xbox Series e Switch)
  • Table Flip Simulator (PS5, Xbox Series, Switch, PC)
  • Thick As Thieves (PC via Steam ed Epic Games Store)
  • Time Crisis (PS5, PS4)
  • Warhammer 40,000: Mechanicus II (PS5, Xbox Series, PC)
  • Warhammer 40,000: Speed Freeks (PS5, Xbox Series)

Demo, DLC e aggiornamenti

Non mancano contenuti aggiuntivi e versioni di prova. Genshin Impact riceve l’aggiornamento Luna VII Song of the Welkin Moon: Andante – Truth Amongst the Pages of Purana (PS5, Xbox Series, PC, iOS, Android), mentre Sid Meier’s Civilization VII si aggiorna con il contenuto Test of Time su praticamente tutte le piattaforme attive. Chi vuole assaggiare SURI: The Seventh Note può già scaricare la demo su PS5 e PC via Steam. La settimana mescola senza timori blockbuster automobilistici, ritorni di icone Nintendo, strategici e produzioni indipendenti. Switch 2, in particolare, allunga la propria libreria con titoli nativi e versioni aggiornate, confermando un momento di accelerazione per la nuova piattaforma.

Sekiro 2: l’anime annuncerà il seguito? Tutto quello che sappiamo!

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Sekiro 2: l'anime annuncerà il seguito?
Sekiro 2: l'anime annuncerà il seguito?

Qualche mese fa hanno rilasciato il primo trailer dell’anime ispirato al GOTY 2019, dal titolo Sekiro: No Defeat.

Ciò che si sa per ora della trama sembra seguire gli eventi dello stesso gioco, ma molte domande possono venirci in mente riguardo il futuro di questa IP.

Ma, senza inoltrarci troppo velocemente, andiamo a vedere cosa ci possiamo aspettare, cosa potrà seguire a questo nuovo progetto e se ci sono vere possibilità di un Sekiro 2.

Il primo GOTY di FromSoftware

Per chi non lo conoscesse, questo gioco è stata una ventata d’aria fresca nel contesto FromSoftware, con un cambio di direzione quasi totale rispetto ai progetti nati fino a quel momento.

Prima con Demon’s Souls, poi la trilogia di Dark Souls e Bloodborne, From ha sempre dimostrato di riuscire a creare universi intricati spettacolari, basati tutti su uno stile di gioco più o meno simile tra di loro.

Bloodborne fu il primo a portare qualche novità, ma mai quanto fecero, qualche anno dopo, con Sekiro: Shadows Die Twice, il quale vinse poi il GOTY ai The Game Awards.

Abbandonato i meccanismi RPG e le varie armi e armature recuperabili in giro per il mondo, questo titolo fu pensato per concentrarsi molto di più sul gameplay, in particolare per quanto riguarda il combattimento: gli scontri si basano fondamentalmente sull’incrocio delle lame tra il protagonista e i nemici, rendendo necessario far perdere l’equilibrio al nemico molto più che fargli effettivamente danno, dal momento che, una volta sbilanciato, si potrà uccidere l’avversario anche con la barra della vita piena.

Oltre a ciò, la narrativa in Sekiro non perde di complessità rispetto ai precedenti titoli From, ma di certo non è necessario osservare chissà che particolari per poterla comprendere e seguire.

Tutte queste caratteristiche resero questo titolo una pietra miliare nel mondo videoludico.

IP abbandonata, ma non dai modder

Oltre a pochi aggiornamenti e patch per (non) aggiustare il gioco (il titolo è conosciuto anche per la possibilità di poter glitchare o skippare alcuni dei boss principali del gioco, questione mai risolta), From non fece nient’altro per questo titolo: nessuna espansione, nessun DLC, nessun contenuto extra.

Ma, a differenza di Bloodborne, il GOTY 2019 è possibile giocarlo anche su PC, e ciò significa solamente una cosa: un’infinità di mod ed espansioni che potrebbero tranquillamente essere stati rilasciati dalla stessa software house giapponese.

Oltre alla possibilità di giocare come CJ di GTA San Andreas (un classico), esistono vere e proprie esperienze che si discostano totalmente dal gioco originale, avendo la possibilità di sconfiggere nuovi boss con altrettante nuove mosse o armi.

Insomma, adattando il detto di Maometto e la montagna: Se il Monte Kongo non va da Sekiro, allora Sekiro va al Monte Kongo.

Annuncio dell’anime: fan impazziti

Che al giorno d’oggi stiamo vivendo il periodo più alto e prospero dell’animazione ormai lo sappiamo bene, dal 2018 con lo Spiderverse di Sony, le regole del gioco sono decisamente cambiate.

Piano piano la rivoluzione è entrata anche nel contesto anime (non che prima del 2018 non ci fossero animazioni stupende, anzi, ma era improbabile che non venissero coinvolti anche loro in questo rinnovamento), basti pensare agli episodi di Jujutsu Kaisen che sono usciti di recente, una prova registica e di animazione da lasciare a bocca aperta.

E questa stessa reazione l’hanno avuta tutti i fan di Sekiro e no una volta visto il trailer uscito qualche mese fa: uno stile unico, come se fosse disegnato a mano sul momento, apparentemente più retrò, firma indelebile dello Studio Beta che si è occupata del progetto.

Che sia qualcosa di straordinario lo si capisce già dal minuto e mezzo di trailer, ma dove e come si muoverà un po’ meno.

E dopo l’anime?

Forse sarà l’abitudine di sapere che, oramai, a tutto c’è un seguito, anche solo per poterci fare più soldi possibili sopra. Basti guardare, ad esempio, The Boys e di come siano riusciti a farci dubitare di un progetto così fresco e originale.

È automatico pensare che, se hanno fatto questo anime, è per iniziare un nuovo percorso. Non sarebbe affatto deludente sapere del passato dell’universo dello shnobi o di un eventuale futuro tramite il suo anime, ma sembra davvero improbabile che dietro non ci sia nessun annuncio da parte di FromSoftware.

Diverse fonti trovate su Reddit parlano e discutono di un Sekiro 2, di come si possa fare, su quale dei 4 finali affidarsi, ma ci starebbe bene anche un prequel, argomento già affrontato nel manga Sekiro Side Story: Hanbei the Undying.

Questa piccola parte contiene spoiler sui finali del gioco; pertanto, se non vuoi sapere nulla, prosegui alla fine dell’articolo.

SPOILER: Il finale migliore per poter proseguire le avventure dello shinobi è il finale “Ritorno”, dove il Lupo accompagnerà la Fanciulla Celeste verso l’occidente per riportare il Drago Divino nel suo luogo d’origine; in tutto questo la Fanciulla Celeste ha al suo interno Kuro. Rispetto a tutti gli altri finali, questo consente allo shinobi di proseguire verso nuovi mondi, molto più vicini alla Cina e, a pensarci bene, a nuove IP che hanno rischiato di vincere il GOTY recentemente (Black Myth: Wukong).


Resteremo in attesa dell’uscita di questo anime, prevista per settembre 2026, per scoprire cosa stanno “cucinando” in casa FromSoftware, sperando che non sia un altro Soulslike più sponda Dark Souls/Elden Ring, ma piuttosto di tornare nell’universo di Sekiro o, per lo meno, fare una nuova IP.

Ghost of Yotei Legends chiude dopo due mesi? Il Raid potrebbe essere stato l’ultimo aggiornamento di peso della modalità

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A due mesi esatti dal debutto, la modalità multiplayer di Ghost of Yotei smette di crescere. Sucker Punch Productions ha confermato che Legends non riceverà altri aggiornamenti sostanziali: l’ultimo, in ordine di tempo e di priorità, è stato il Raid pubblicato il 10 aprile. Un finale narrativo e tecnico che lascia il pubblico con un misto di apprezzamento e sorpresa, anche perché il supporto al gioco base era stato fin qui impeccabile.

Un raid che chiude una storia

L’annuncio è arrivato con un post sul blog ufficiale PlayStation, firmato dal lead designer Darren Bridges. Il messaggio doveva celebrare l’arrivo del Raid e delle sue novità, ma conteneva anche una frase che ha subito attirato l’attenzione: “L’aggiornamento Raid è stato il nostro ultimo grande intervento pianificato per Legends. Completa la storia dei Sei di Yōtei in quella modalità. Abbiamo adorato vedere i giocatori impegnarsi, continuare a giocare e divertirsi. È stato fantastico.”

Il pacchetto, pubblicato il 10 aprile, porta in dote contenuti corposi, ma resta un punto d’arrivo anziché una tappa intermedia. Ghost of Yotei era uscito su PlayStation 5 il 2 ottobre 2025, mentre la modalità Legends era stata annunciata come DLC gratuito solo a febbraio, per poi diventare disponibile il 10 marzo. Due date, due mesi: tanto è bastato per passare dal lancio alla conclusione del supporto.

Motivi senza spiegazioni ufficiali

Sucker Punch non ha chiarito perché abbia deciso di fermare lo sviluppo di aggiornamenti importanti così presto. Non ci sono dichiarazioni su eventuali piani interni o su possibili riorganizzazioni del team. L’unica certezza è che, da questo momento in poi, Legends riceverà soltanto patch minori per correggere bug e aggiustare il bilanciamento, senza però indicare per quanto tempo questo supporto ridotto rimarrà attivo.

La rapidità della decisione stride con il trattamento che lo stesso studio aveva riservato alla modalità Legends di Ghost of Tsushima. Dopo il lancio di ottobre 2020, quel multiplayer aveva continuato a ricevere contenuti per mesi: a dicembre erano arrivate skin a tema PlayStation, ispirate a Bloodborne, God of War e altre icone Sony. Ad agosto 2021 era stata persino lanciata una versione standalone dell’esperienza, accompagnata a settembre dalla nuova modalità Rivals. Un ciclo ben più lungo, che aveva creato una community solida e attiva.

Un successo che non basta a far proseguire il viaggio

Ghost of Yotei ha rappresentato una delle esclusive PS5 più rilevanti del 2025. A febbraio Sony aveva sottolineato come il titolo avesse “contribuito in modo significativo” ai risultati finanziari del periodo. Nella nostra recensione di lancio, lo avevamo valutato 9.7/10, definendolo “una nuova epopea videoludica targata Sucker Punch.”

Ora che il sipario cala sugli aggiornamenti di Legends, ai giocatori resta un contenuto curato, ma ormai definito in ogni sua parte. Il Raid chiude un capitolo narrativo, mentre il futuro dell’online di Ghost of Yotei si riduce a piccoli ritocchi.

I classici arcade Namco rinascono con Namco Legendary Mountains

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Ci sono mattine in cui un singolo comunicato basta a riportare alla mente l’odore dei cabinati, il clic dei gettoni e la colonna sonora martellante di una sala giochi di metà anni Ottanta. Il viaggio nel tempo, questa volta, lo firmano BeXide e Bandai Namco con Namco Legendary Mountains, un puzzle game tridimensionale che trasforma i volti noti dell’epoca d’oro Namco in un’inedita sfida a colpi di voxel. Il gioco arriverà nell’estate 2025 su Nintendo Switch 2, Nintendo Switch e PC (Steam), e si farà toccare con mano per la prima volta al BitSummit PUNCH di Kyoto, dal 22 al 24 maggio.

Un campo di gioco dove i pixel prendono volume

L’idea è tanto semplice quanto immediata da leggere: si lanciano capsule all’interno di un’arena e, quando due elementi dello stesso tipo entrano in contatto, si fondono in un blocco più grande. Il ritmo si costruisce attorno a un equilibrio continuo fra spazio, tempismo e memoria visiva, perché basta un attimo di distrazione per far cadere i voxel oltre il bordo e chiudere la partita.

Il cuore del progetto sta proprio nell’incontro fra estetica e meccanica. I personaggi iconici dell’universo Namco vengono ricostruiti come voxel, eredi tridimensionali di quella pixel art che ha segnato intere generazioni di giocatori. Il risultato è un ibrido fra tributo nostalgico e puzzle game contemporaneo, dove ogni mossa punta dritta al punteggio più alto senza troppi giri di parole.

Primo assaggio al BitSummit PUNCH

La demo giocabile sarà uno degli appuntamenti da segnare per chi segue la scena indipendente giapponese. Il BitSummit PUNCH si tiene al Miyako Messe di Kyoto e, per tre giorni, ospiterà una versione assaggiabile di Namco Legendary Mountains prima del lancio estivo. L’annuncio è stato accompagnato da un trailer ufficiale che mostra ambientazioni, ritmo di gioco e quella patina visiva sospesa fra retrogaming e materiali volumetrici moderni.

Con questa operazione, BeXide e Bandai Namco portano l’eredità delle sale giochi su hardware attuali senza rincorrere la semplice riedizione. C’è invece la volontà di prendere una materia prima riconoscibile – le icone Namco – e farla funzionare con una formula puzzle inedita, pronta a mettere alla prova tanto i riflessi quanto la memoria storica di chi prenderà in mano il controller.

James Franco nel prequel di John Rambo … ma avrà un piccolo ruolo

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Mentre le riprese in Thailandia giungono al termine, il prequel di Rambo aggiunge un tassello tanto noto quanto discusso. James Franco si unisce al cast in un ruolo secondario, riaccendendo i riflettori su un attore che Hollywood aveva progressivamente allontanato dalle produzioni di primo piano.

Le fonti di settore parlano di una parte definita “small role”, ma l’ingresso di Franco segna comunque il suo ritorno più rilevante in uno studio movie dopo anni complicati. Il curriculum parla da sé: dalla trilogia di Spider-Man firmata Sam Raimi a The Disaster Artist, passando per 127 Ore e Strafumati (Pineapple Express). Poi, nel 2018, la frattura. Cinque donne lo accusano di comportamenti sessuali inappropriati. Quattro erano studentesse della sua scuola di recitazione Studio 4, oggi chiusa; la quinta lo descriveva come un mentore. Franco nega ogni accusa, ma la causa legale intentata nel 2019 si è conclusa due anni dopo con un accordo da oltre 2,2 milioni di dollari. Lo stesso attore ammetterà in seguito di aver avuto rapporti con alcune allieve, definendo “sbagliato” il proprio comportamento.

L’impatto sulla carriera è stato immediato. I progetti si diradano, la presenza pubblica si fa intermittente e i legami professionali si incrinano: persino la collaborazione storica con Seth Rogen subisce un duro colpo. Alla domanda se si fosse nascosto, Franco risponde con apparente disinvoltura durante il Festival di Cannes la scorsa settimana: “Non è vero che mi sono nascosto. Sono stato qui negli ultimi tre o quattro anni, sono stato trattato bene e ho visto grandi film”.

La formazione del cast

Il film, intitolato John Rambo, punta su Noah Centineo (To All the Boys I’ve Loved Before) per dare volto al giovane reduce interpretato da Sylvester Stallone in First Blood. Al suo fianco, David Harbour (Stranger Things) veste i panni del Maggiore Trautman, ufficiale comandante destinato a diventare una figura cardine nella mitologia del personaggio. Completano il quadro Yao (Sinners), Jason Tobin (Warrior), Quincy Isaiah (Winning Time: The Rise of the Lakers Dynasty), Jefferson White (Civil War) e Tayme Thapthimthong (The White Lotus). Dietro la macchina da presa c’è Jalmari Helander, regista finlandese che con Sisu ha già mostrato una notevole dimestichezza con l’action più cruda e spettacolare.

Origini, produzione e attese

Ancora nessuna data di uscita né dettagli ufficiali sulla trama, se non la certezza che saremo davanti a un racconto delle origini di una delle icone action più longeve del cinema. A supervisionare il progetto, con il loro coinvolgimento in produzione, ci sono Joe e Anthony Russo, già veterani dell’universo Marvel Studios.

L’innesto di Franco in un cast eterogeneo e in via di definizione rende questo prequel una delle pellicole più osservate dei prossimi mesi. Non solo per la curiosità intorno alla genesi di John Rambo, ma anche per le implicazioni di un ritorno che la macchina hollywoodiana osserva con attenzione.

Cameron detta le nuove regole per Avatar 4 e 5: dimezzare i tempi di produzione e ridurre il budget di un terzo

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James Cameron ha un parametro preciso in testa per i prossimi capitoli di Avatar: dimezzare i tempi di produzione e ridurre il budget di un terzo. Un obiettivo ambizioso, che il regista settantunenne intende raggiungere esplorando “nuove tecnologie”, ma per il quale si concede un anno intero solo per mettere a punto la strategia.

La rotta tracciata da Pandora

Ospite dell’Empire Film Podcast, Cameron ha parlato del futuro del franchise subito dopo il lancio di (Avatar – Fuoco e cenere) Avatar: Fire and Ash e del film-concerto dedicato a Billie Eilish. La priorità è rendere il processo produttivo più snello, senza sacrificare la qualità visiva che ha fatto la fortuna della saga.

“Stiamo valutando nuove tecnologie per lavorare in modo più efficiente, perché costano una cifra spaventosa e richiedono tantissimo tempo. Voglio realizzarli in metà tempo e con due terzi del costo. Questo è il mio metro di giudizio.”

Servirà “circa un anno” solo per definire il piano operativo. Nel frattempo, Cameron ha assicurato che continuerà a scrivere e a dedicarsi ad altri progetti.

Numeri colossali, urgenza di efficienza

La saga ha debuttato nel 2009 con il primo Avatar. Per vedere Avatar – La via dell’acqua sono serviti tredici anni, mentre l’intervallo fino a Fuoco e cenere si è ridotto a tre. Un miglioramento netto, ma ancora troppo lungo per un regista che sente il peso di ogni ciclo produttivo.

Sul fronte economico, tutti e tre i film hanno superato il miliardo di dollari al botteghino globale. Fuoco e cenere si è fermato a 1,48 miliardi contro i 2,4 miliardi del capitolo precedente: un segnale di possibile flessione nell’interesse del pubblico, aggravato dai costi di produzione ormai fuori scala.

Prossima fermata: 2029

Le date fissate da Disney sono al momento 21 dicembre 2029 per Avatar 4 e 19 dicembre 2031 per Avatar 5. Il produttore Rae Sanchini ha confermato che le sceneggiature sono pronte e che il team sta avanzando “a tutta velocità”. Resta da capire quali tecnologie Cameron intenda adottare per rivoluzionare la pipeline produttiva. Se riuscirà nell’intento, l’impatto sul cinema blockbuster potrebbe essere profondo quanto quello che Pandora ha avuto sull’immaginario collettivo.

DOOM: The Dark Ages celebra il primo anniversario con un merchandising… infernale!

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Ad un anno di distanza dalla release, DOOM: The Dark Ages festeggia il suo primo anniversario con una collezione di merchandising esclusiva dello Store ufficiale Bethesda Gear.

DOOM: The Dark Ages, prequel del titolo del 2016, è diventato il lancio di maggior successo nella storia di id Software con oltre 3 milioni di giocatori nella prima settimana. Un’avventura che sulle nostre pagine si è meritata un altisonante 9.3, “una svolta decisa e consapevole per il franchise, proponendo un’esperienza dark fantasy/fantascientifica per giocatore singolo più matura, viscerale e atmosferica“.

Firmata dalla collaborazione Luke Preece x Bellelis con DPI Merch, la collezione include una litografia in edizione limitata (solo 666 copie disponibili), un poster da parete, una stampa su tela, un bomber di DOOM: The Dark Ages ed una comoda coperta.

E’ possibile acquistare l’intera collezione DOOM sul Bethesda Gear Store, inclusi numerosi articoli esclusivi come The Art of DOOM: The Dark Ages ,il Red Keycard Stream Deck MK.2 di Elgato nonché la colonna sonora in vinile di DOOM: The Dark Ages.

La collezione Luke Preece x Billelis è ora disponibile sul negozio ufficiale di Bethesda Gear , in collaborazione con DPI Merch.

The Batman 2: il cast si svela, tra volti noti e ingressi da brivido

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A quattro anni dal primo capitolo, la produzione di The Batman 2 entra nel vivo e Matt Reeves ha scelto un metodo inusuale per accendere l’attesa: una rivelazione progressiva del cast, scandita nelle ultime 48 ore con una serie di annunci social. Il regista non solo ha confermato la spina dorsale del primo film, ma ha portato alla luce nomi che ridisegnano ipotesi e rumor sul sequel, regalando alla Gotham di Robert Pattinson una geografia familiare tutta da esplorare.

Il ritorno dei veterani e l’esordio dei nuovi: la famiglia Dent ?

La lista diffusa da Reeves combina personaggi già amati dal pubblico con volti nuovi legati a doppio filo al mito di Harvey Dent. Ecco l’elenco aggiornato degli interpreti finora annunciati, con i ruoli specificati laddove ufficiali o fortemente indiziati:

  • Robert Pattinson – Bruce Wayne / Batman
  • Jeffrey Wright – Jim Gordon
  • Andy Serkis – Alfred Pennyworth
  • Colin Farrell – Oz Cobb / Il Pinguino
  • Jayme Lawson – Sindaca Bella Reál
  • Gil Perez-Abraham – Agente Martinez
  • Sebastian Stan – Harvey Dent (ruolo presunto)
  • Scarlett Johansson – Gilda Dent (ruolo presunto)
  • Charles Dance – Christopher Dent (ruolo presunto)
  • Sebastian Koch – ruolo non comunicato
  • Brian Tyree Henry – ruolo non comunicato

Scarlett johansson e il mistero di Gilda Dent

La notizia che ha catalizzato l’attenzione è l’ingresso di Scarlett Johansson nel DC Universe di Reeves. Per annunciarla, il regista ha scelto una GIF da Under the Skin (2013), pellicola in cui l’attrice interpretava un’aliena letale a caccia di uomini solitari. Un omaggio che alimenta le speculazioni su Gilda Dent, figura centrale in saghe come Batman: The Long Halloween, dove viene svelata come il serial killer Holiday. La scelta del riferimento visivo difficilmente sembra casuale, e punta dritto verso una trama a tinte fosche.

Sebastian Stan: benvenuto a Gotham

«In a Gotham state of mind…». Con questa frase Reeves ha accolto Sebastian Stan nel cast. Parole che non lasciano molto spazio ai dubbi: l’ex Soldato d’Inverno è il candidato numero uno per vestire i panni di Harvey Dent, il procuratore distrettuale destinato a diventare Due Facce. Una scelta che mescola carisma e ambiguità, perfetta per l’universo tormentato tratteggiato nel primo film.

Le sorprese Koch e Henry e la promessa di un villain inedito

Le due aggiunte più impreviste sono Sebastian Koch e Brian Tyree Henry, mai comparsi nei rumor delle settimane scorse. I loro personaggi restano avvolti nel silenzio, ma l’ingresso dell’intera famiglia Dent – con Charles Dance nei panni di Christopher Dent – suggerisce che la narrazione scaverà nelle radici della futura nemesi di Batman. Reeves ha già dichiarato che il villain del sequel «non è mai stato realmente portato sullo schermo prima d’ora»: un’indicazione che potrebbe tradursi in un Due Facce affrontato da una prospettiva narrativa inedita, oppure in un antagonista ancora diverso, tenuto volutamente in ombra.

Gotham innevata e le assenze eccellenti

Il regista ha confermato un’ambientazione rigidamente invernale, con una Gotham City coperta di neve. Un dettaglio che ha subito riacceso le voci su Mr. Freeze, personaggio che lo stesso Reeves aveva evocato in passato. La composizione attuale del cast, tuttavia, non offre appigli certi in quella direzione, a meno che uno tra Koch e Henry non ne incarni la versione cinematografica. Resta il fatto che il primo film gestiva già più antagonisti in simultanea e il sequel appare sin d’ora denso di volti e sottotrame.

Colpiscono, piuttosto, due assenze di peso: Zoë Kravitz (Catwoman) e Barry Keoghan (Joker) non figurano tra i nomi annunciati. Per Kravitz la spiegazione potrebbe essere narrativa: Selina Kyle abbandona Gotham nel finale del primo capitolo, e un suo ritorno importante potrebbe essere rinviato al terzo film. Più sorprendente è il silenzio su Keoghan, introdotto proprio in funzione di sviluppi futuri. Reeves potrebbe aver deciso di conservare il Joker per un momento successivo, evitando un duello Batman/Due Facce/Joker che richiamerebbe fin troppo da vicino la struttura de Il Cavaliere Oscuro (2008).

Con il cast ormai quasi del tutto svelato, le prossime settimane potrebbero regalare i primi scatti dal set. Per il trailer ufficiale, invece, i tempi restano lunghi: improbabile vederlo prima del prossimo anno. The Batman 2 arriverà nelle sale il 1° ottobre 2027.

Doctor Who passa ad AMC+, cosa cambia per i fan americani e non solo

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Dopo settimane di silenzio e voci sempre più insistenti, l’addio tra BBC e Disney ha finalmente un primo, concreto effetto sulla distribuzione di Doctor Who negli Stati Uniti.

A partire dall’11 Giugno, le tredici stagioni del New Who (175 episodi della serie) approdano su AMC+, nuova casa in streaming per una delle saghe fantascientifiche più longeve della televisione britannica.

L’accordo, confermato direttamente da BBC Studios, segna un punto di svolta per il franchise americano e arriva in un momento in cui il futuro produttivo del Dottore è tutt’altro che scritto.

L’Era moderna del Dottore

Gli episodi che finiranno su AMC+ coprono per intero la cosiddetta New Who, l’arco narrativo moderno inaugurato nel 2005 e proseguito senza interruzioni fino al 2022. Dentro ci trovate tutto: l’inedito Christopher Eccleston, il tormentato David Tennant, l’eccentrico Matt Smith, il magnetico Peter Capaldi e l’energia di Jodie Whittaker. Cinque Dottori, cinque stagioni emotive della serie, raccolte in un unico catalogo.

Un viaggio che parte dall’invasione degli Auton e arriva fino alla rigenerazione della Whittaker, passando per momenti come La ragazza nel caminetto, Cielo vuoto, L’astronauta impossibile e tanti episodi che hanno fatto la storia recente della fantascienza televisiva.

Cosa resta fuori (e perché ai fan non basta)

L’intesa tra BBC e AMC+ ha però un perimetro molto preciso. Non include gli episodi più recenti, quelli realizzati durante la breve e discussa partnership con Disney. Tradotto: niente ritorno di David Tennant nei panni del Quattordicesimo Dottore, nessuna traccia di Ncuti Gatwa e nessuno degli speciali andati in onda nell’ultimo anno. La finestra si chiude esattamente prima di quella transizione.

Un taglio netto che ha subito alimentato le speculazioni dei fan. L’ipotesi più accreditata è che AMC possa diventare molto più di un semplice distributore, subentrando a Disney come finanziatore principale della serie negli Stati Uniti. Se così fosse, si tratterebbe di un cambiamento radicale, che ridefinirebbe produzione, budget e tempi di uscita del Dottore oltreoceano. Al momento è solo una suggestione, ma il silenzio della BBC su una nuova partnership stabile le dà forza.

Ovviamente il tutto si ripercuote anche per i fan italiani. Quale sarà infatti il futuro della serie nel nostro Paese? Attualmente le stagioni più recenti sono disponibili su Disney+ ma per le altre stagioni del New Who la situazione è ben diversa. Presenti in precedenza su Prime Video (ed ancor prima su Rai Play), adesso non risultano disponibili su alcun servizio streaming rendendole difficilmente reperibili se non tramite supporti fisici o emittenti estere. L’approdo su AMC+ non chiarisce il futuro italiano. I prodotti dell’emittente statunitense infatti sono arrivati da noi attraverso differenti canali (Netflix, Disney+, SKY / Now), pertanto non è facile intuire cosa accadrà. Basti pensare a Better Call Caul, la serie di Snowpiercer e tutto il franchise di The Walking Dead.

Pausa produttiva e uno speciale natalizio in sospeso

L’addio a Disney ha lasciato una ferita aperta: la produzione di Doctor Who è ferma. A oggi la BBC ha confermato ufficialmente soltanto il finanziamento diretto per un episodio speciale natalizio, previsto in onda a dicembre. Le riprese dovrebbero partire all’inizio dell’autunno, con una post-produzione compressa per arrivare in tempo. Se tutto va bene, l’episodio servirà a chiudere alcune linee narrative ancora in sospeso, a cominciare dal mistero attorno al possibile ritorno di Billie Piper.

Oltre a questo, il vuoto. Nessuna data per la nuova stagione, nessun annuncio su accordi di co-finanziamento, nessuna certezza su quando rivedremo il Quindicesimo Dottore in azione.

“Doctor Who rafforza la posizione di AMC+ come destinazione per lo storytelling di genere premium – franchise curati, definiti da mondi iconici, basi di fan appassionate e un impatto culturale duraturo“, ha dichiarato Courtney Thomasma, Vicepresidente Esecutivo dei prodotti lineari e streaming di AMC Global Media. “Siamo entusiasti di dare il benvenuto al Whoniverse nella nostra casa dei fandom, dando ai fan di lunga data un motivo per tornare e invitando nuovi spettatori a scoprire uno dei franchise più amati della televisione.“